Monday, July 27, 2009

a.a.asta

Non ci sono leggi razziali così dure.
Non ci sono escort a raccontarci che il Primo Ministro non ama il preservativo.
Ma ci sono le aste di armi (mitragliatori, pistole, carabine, fucili, coltelli, sciabole, pugnali e spade) organizzate dalla Polizia di Stato.
Chi la compra 'sta roba?

Tuesday, July 14, 2009

prima della mezza stagione

So di essere stata diversa.
Più bianca, più trasparente, più bella.
Pronta a tutto, senza essere pronta al peggio.
Pronta per le perle.

Non sono più perla.

Diventata conchiglia, un granello di sabbia nell’occhio.
Un granello piccino, patetico se vuoi.
Un granello lacrimoso.
Pietruzza che vorrei spurgare senza sentirla sparire sfregiandomi
la carne.

Senza perdere la vista.
Senza perdere di vista.

Mare, vieni e nuotami attorno.
Estate, lavami dentro con la tua mano di spuma,
prima che tornino le mezze stagioni.

Wednesday, July 8, 2009

sul fondo

Come la bella prima di cadere addormentata, mi sono punta il dito cercando una penna nella borsetta, incontrandovi prima una spilla aperta.
Annuso le lenzuola che sanno di lavato, di acqua profumata messa a seccare penzolando su un cortile ventoso e assolato.

La penna non scrive, frugo nella mia casa di pastelli, di colori con la punta grossa di feltro. Trovata.
Torno prona a inspirare quel biancore giallino. Un piede sotto il ginocchio, riesco a continuare la mia sfida contro un nuovo libro che vuole essere aperto e letto.
Stand by.
Di solito i più grossi son quelli che termino prima. Si può vedere dalle orecchie nelle pagine: quasi non ci sono.

Le mie lettere scrosciano fuori dalla penna, volano ad un'altezza di due mm sulle righe che le guidano. Tipico dei sognatori ad occhi aperti, degli svaniti, degli sbadati, degli sbandati, di chi sta in altre bande, in altri luoghi, con la testa o l'anima.

Riporto le lettere a rincorrersi affannate sulla riga, diligenti. Non sono il tipo. Non dovrei.
Avessi il mio PiccoloComputer, il lettore non sarebbe rimasto impantanato con seghe grafologiche.

Non voglio inziare un nuovo libro, perché ci sono libri e libri. Quelli che si leggono per addormentarsi, pieni di numeri, fatti, date, idee, o per addormentare, con orchi, streghe, draghi, fate.

Gli altri, quelli che si leggono per tenersi svegli o per svegliarsi. O per passare da un sogno, un'incubo, o una mera ricorrenza onirica, con o senza sonno, ad un'altro.
Interrompono il flusso, il fiume che discorre, gettano una pietra del loro volume sul letto del torrente. I pesci cambiano percorso, l'acqua cammina con bolle diverse.
Quei libri lì fan passar la voglia di scriver perché pare che non ci sia più niente da aggiungere. Dicono della vita quando arriva, dell'amore nelle sue infinite partenze, del pane quotidiano, delle occasioni perse, delle esistenze prese. Al volo o in volo. Di quei libri lì ne ho appena finito uno che mi invade ancora, mentre all'inizio avevo paura che mi volesse far male.

***

Ieri ho ritrovato nell'agenda una frase di Sara (della mia Sara), che mi ha lasciato perché sa che sono cose che adoro ritrovare, come i post-it nei vocabolari.
Diceva delle mie poche rughe e dell'amore della mia vita.
Oggi all'asilo lei smangiucchiava ancora la sua merenda, quando sono arrivata per la riunione con l'educatrice per ricevere l'excelente pagella di fine anno e tutti i disegni degli ultimi 10 mesi.
La guardavo in mezzo agli altri, più cresciuti, lei, con quello yogurt con i pezzettoni di fragola che in casa non mangerebbe mai nemmeno per sogno ma all'asilo, no, si comporta benissimo. Ha cominciato a guardarmi fisso, a passarmi la mano sul volto. Le sue ditina, le unghiette hanno calcato l'orlo delle guance, dal fianco della narice al canto della bocca. Poi sulla fronte, orrizontalmente. «Mamá, tens uma linha aqui» (Mamma, hai una linea qui).
Le mie rughe, l'amore della mia vita. Le mie occasioni PRESE.

Cresco, non ammaino la vela, c'é troppo vento. Ma chissenefrega. L'ancora è troppo grande per lasciarmi portar via.

Friday, July 3, 2009

expulsa

Mi rimangio tutto quello che ho detto.
Finché le cose stanno così io mi mantengo espulsa dall'Italia.

Mandateci via tutti, magari su dei treni.
Magari con i carrelli arruginiti.
Poi bruciateci.

Vado a tatuarmi un numero sul braccio.
Poi torno e vi faccio sapere com'é stato.

Monday, June 29, 2009

o segurança

Festival come da figura: per la seconda volta nella sua vita l'Anna si ascolta i Wailers da fuori del recinto.

Si approssima il terzo gruppo, l'Anna & altri astanti trangugiano il contenuto del bicchiere di plastica, perché no, con il bicchiere (pieno) non si puó entrare, né con le bottiglie (di plastica) nella borsa.

"Ma voi con il biglietto e senza braccialetto...dovete entrare dall'altra entrata".

Anna & friends vanno all'altra entrata, mimetizzano la bottiglia da 2l di bevanda adolescenzialmente alcolica nella borsa di Romina, avvoltolata nella felpa di Anna, i culi cicciottelli confondono ulteriormente.

Romina parla con il buttafuori "maaaa, non si può tornare nel campeggio una volta entrati nel recinto?"
"No, no. Penso di no"
"maaaaa?"
"No. Non so...chiedete all'altra entrata"
Anna: "Maaa, senta, metta caso che mi venissero le mestru proprio adesso, com'é que é?"

Il buttafuori balbetta, lingua asciutta, sguardo perso...dopotutto è di figa che si parla.
Anna & Ro entrano nel recinto, zero perquisizioni.
L'Anna si ferma un attimo, beve un sorso dal bicchiere...poi, pensa e fa pubblicità alla sua impresa: "oh genteeeee, ho il vino in manooooo!".

Ho vinto.

Thursday, June 11, 2009

dentro (di)scorre il fiume

Il fiume è lì, dentro la terra.
Non si nota, ma c'é, dietro il vento che lo spinge veloce.
Il rosso che vedi, é solo la punta del ponte.
La mano che ci potremmo dare è nascosta.
Lì sotto lo sguardo di pietra che ha dio.

Wednesday, June 10, 2009

Corintia, mio amore

"Corintia meu amor", dicevo nel sonno senza saperlo.

Adesso scopro che esiste una canzone: "Corintia (meu amor é o timão)".
Romina, que viveu no Brasil, dice che é l'inno di una squadra di São Paulo (il Corinthias, soprannominato "il timone" - o timão), che ha pure vinto il campionato.

Forse non sognavo della Grecia e dei suoi capitelli, né di biscotti con l'uva passa.
Forse ho solo sentito sta canzone, ma non saprei dire dove, forse dai brasiliani casinari che abitano davanti a casa mia, ma leggo il testo e non mi suona.
Magari sono proprio una Caotica che vuole uscire dal suo corpo e nella sua vita precendente era una moça da torcida.
L'autore é morto nell'82.

Forse ho solo letto queste parole intanto che cercavo qualcosa...e mi rendo conto che l'autore é lo stesso di "Trem das onze" (1964) e allora mi tranquillizzo e rinuncio al Caos a breve termine, perché quella canzone l'ho citata e cercata...era lì sul google quella frase, forse, ma non c'é ora. Boh.

Poi i ricercatori che hanno i soldi per la ricerca dicono che sognando si fanno dei legami craeativi tra le cose che abbiamo in testa.

Romina se la ride e dice..."Mah, secondo me ti vedi con mio marito!"

Monday, June 8, 2009

tutte le gnocche del presidente

Da El País, in italiano: http://www.elpais.com/articulo/internacional/Le/immagini/proibite/da/Berlusconi/elpepuint/20090605elpepuint_2/Tes

Friday, June 5, 2009

postcard from Italy

Dopo aver pensato di non riuscire a votare, ho lottato contro l'antibiotico soporifero e trovato il certificato che mi permette di votare all'ambasciata per il parlamento europeo, che era arrivato alla mia vecchia residenza portoghese.
Trovo anche una cartolina, del mio antico Comune di residenza, in Italia.

Cito:

"L'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia è stata indetta in Italia per i giorni di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 blablabla (...)
Per questa elezione la S.V. è stata ammessa a votare in una selzione elettorale istituita nello Stato membro dell'Unione europea in cui si trova e potrà votare blablabla (...)
Negli stessi giorni (...) avranno luogo in questo Comune anche l'elezione diretta del presidente della provincia e del consiglio provinciale, (...) del sindaco e del consiglio comunale nonché (...) dei consigli circoscrizionali.

Inoltre nei giorni di sabato 20 giugno e domenica 21 giugno si svolgerà l'eventuale turno di ballottaggio per l'elezione diretta del presidente della provincia e/o (...) del sindaco.
Se la S.V. vorrà tornare in questo Comune per esprimere il voto per le elezioni amministrative, potrà votare in questo Comune anche per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti l'Italia blablabla (...)

Questa cartolina-avviso dà diritto a tutte le agevolazioni di viaggio concesse agli elettori per la votazione di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 (e) per partecipare all'eventuale votazione del turno di ballottaggio blablabla (...)

Sia per ritirare la tessera elettorale personale sia per ottenere le agevolazioni di viaggio, con la presente cartolina-avviso dovrà essere esibito il passaporto o un altro documento di riconoscimento."

Poi in calce si legge (in italiano, inglese, francese e tedesco):

"VALE PER RILASCIO SUI PERCORSI F.S. DI UN BIGLIETTO A.R. RIDOTTO"

Allora io domando:

a) mi state pigliando pel culo?
b) Come ci arrivo io da qui a lì con un biglietto delle F.S.?
c) Per inviare questa puttanata si son spesi i denari dei contribuenti, oltre alle energie volute per riciclare la carta su cui è stata stampata questa puttanata (e speriamo che sia riciclata). Lo sapete?
d) Perché se io sono residente qui, invece di votare per il sindaco di Lisbona e la circoscrizione di São João, devo votare per il sindaco di Ferrara e annessi e connessi, mentre un ferrarese residente a Milano, Roma, Napoli o Punta Raisi deve votare per i rispettivi sindaci delle città ove risiede?
e) O nevvero e sono io che dico stronzate?

Wednesday, June 3, 2009

il nevoeiro e la melanzana

Apro il notepad analogico, quello con i quadretti e la spirale, per scrivere di quel che ho in gola. Lo apro e trovo un post it che mi ricorda di andare a cercare un video.
Il mio fagiolo magico tossisce forte, ma oggi non sarà di quelle sere in cui ogni suo colpo di tosse mi spalanca gli occhi contro il soffitto buio e mi stringe nel materno senso di colpa del “ecco, le ho fatto prendere freddo”, o del “cazzo, vedi, la dovevo coprire di meno”.

Non mi terranno sveglia perché appena finirò di scrivere andro a raccoglierla dal suo lettino, per rannicchiarla vicino a me e accarezzarla e calmarla e il sonno ci avvolgerà nella sua coperta profumata. Entrambe siamo state tradite dal verão portoghese: io ancora abituata alle umide estati immobili e sudate della pianura padana, lei ancora piccola per sopportarne le peculiarità.

Il caldo che secca la gola e bagna la pelle, il vento caldo o freddo che l’asciuga in un istante girando l’angolo in città o che sorprende repentino sulla spiaggia, come ha fatto domenica con noi, trasportando alla gente in costume un’enorme nuvola bassa, che dal mare avvolge tutti in una fredda doccia di goccioline che viaggiano veloci in sospensione, che raggelano i corpi che tergiversano sulla sabbia, osservando il cielo e lo strano fenomeno, domandandosi se il sole tornerà a minuti o se valga la pena rintanarsi in un caffè, o in macchina e mettersi in coda sulla via del ritorno. A quella nuovola nebbiosa, i portoghesi danno il nome di nevoeiro.

Ora ho male alle ossa e nella gola una manzana, che vorrei scivolasse giù, dolcemente, invece di starsene ferma lì, senza darmi nemmeno la soddisfazione di una linea di febbre, asì, para matar al bicho.
Quell’acuto dolore fa venir nostalgia di quella febbre bambina (intanto l’Anna non ha resistito ed é già andata a rapire il fagiolino dal suo letto), quando avevi qualcuno che si prendeva cura di te, tout court.
Vorrei che scivolasse come ho fatto scivolare le melanzane sul mio volto, sabato, di ritorno dal mercato, prima di sistemarle nel frigo.

C’è una signora bionda come la maga Magò al mercato di Arroios. È diventata la mia bancarellaia di fiducia, a parte i basici (pomodoro, patate, carote...) freschissimi, è capace di sorprendermi ogni sabato con qualche verdura che negli altri banchi non si trova, figurati al supermercato. Le colleghe la criticano sempre, perché pensano che il cavolo sia il re del mercato...ed effettivamente la fa da padrone. I primi anni facevo fatica a trovare le zucchine, che ora ci sono, ma del tamanho di un cetriolo gigante.

Sabato sono arrivata al suo banco, subito un paio di melanzane lucide e decisamente falliche mi hanno chiesto di farsi portare a casa. Prima però le ho raccolte e ne ho accarezzato la forma e la pelle liscia. E ho pensato alle melanzane, probabilmente più rotonde, che stanno nascendo e crescendo nell’orto del mio amico e della mia mamma.

Se non fossi stata in mezzo a tutta quella gente che sempre mi dà troppa attenzione per essere giovane, per avere una bella bimba e per parlare in un modo strano, avrei probabilmente baciato quelle melanzane, così, come se mi avessero ipnotizzata, belle com’erano. Ma l’intelletto mi ha salvato dall’ipnosi, non ho perso tempo in smancerie, e ho chiesto alla signora se riusciva ad arranjar-me dei fiori di zucchina.

Il prossimo sabato me ne porterà una cassetta, di quelle che fa venire dall’Italia per rifornire gli alberghi, “perché ce li abbiamo anche qui, sa? Ma li buttano...i cetriolini pure...che son così cari, li danno ai maiali...Le perle ai porci!”
Ora mi chiedo se sono io che non sono capace di fare la spesa a km zero o se sono loro che non me lo lasciano fare. In ogni caso, dovevo togliermi la voglia di fiori di zucchina fritti.

Friday, May 29, 2009

ritos alfacinhas

Il mercato.
Il mercato di Arroios.
Quel rito settimanale che, succeda quel che succeda, qualcuno a vendere e a comprare si trova sempre.
In fin dei conti non viviamo in un mondo di sole incertezze.

Friday, May 22, 2009

venerdì, quasi al mattino/ipertesto quasi autoreferenziale

È bello riaprire gli occhi la mattina dopo aver preso a pugni la sveglia perché il suo inesorabile enunciato "6:35" sembrava fuori posto, privo di tatto, in quella luce tenue che pensavo fosse di un sabato mattina.
È bello riaprire gli occhi dopo ancora un minuto di sonno, dopo che la coscienza, la prima a svegliarsi e l'ultima ad addormentarsi (come le massaie d'una volta, che sacrificavano il sonno alla famiglia), ha dettato la sua sentenza: "è solo venerdì, cretina. Ergi subito te stessa con un addominale agonistico!".
È bello riaprire gli occhi dopo un sogno e saperlo analizzare dall'inizio alla fine, in ogni frase onirica, senza ricorrere a nessun Freud o Jung, o peggio, a qualche psicolucolo da tre lire (e con la Krise non ne tiri su veramente nessuno di buono...).

L'essere una scavezzacollo mi ha portato a conoscermi abbastanza.
¡Y que suerte!

La storia, nel suo simbolismo e nelle sue occasioni (perse, per lo più) era così incollata al reale che mi ha fatto impressione.
L'unico elemento dell'irrealtà era la mia compagna di viaggio: Dalmera Camattarri, alias nonna Elda (1922-anno della marcia su Roma/2004-anno in cui sua nipote viveva in Spagna).

Per colpa dei miei, che da Monte Abraão ci portavano all'aeroporto, con lei perdevo l'aereo e invece di tornarcene in Italia, finivamo in un País Tropical per mia avventurosa scelta: "vai nonna, prendiamo il primo aereo per qualsiasi luogo!"
Su una spiaggia-deserto io mi disfacevo di caipirinha con i miei nuovi amici, mentre lei mi aspettava, seduta e con il suo piede inciabattato appoggiato a un'altra seggiola - come la Silvia ricorda ora, nel momento esatto in cui legge, il suo piede che faceva capolino da dietro la porta della sala del 5º piano, interno 24, torre A.
La nonna mi aspettava tranquilla, stato in cui in vita raramente si è trovata, perché donna facile non era. E aspettò fin quando una tempesta di sabbia ci obbligò a fuggire con gente che non mi piaceva. Eravamo in un tunnel deserto che sembrava una stazione della metropolitana con un tipo grande-grosso-et-alopecissimo...che scelta insana.

Quindi la sveglia ha detto che erano le 6:35 .

Perché la nonna:
di recente mi sono venute in mente le sue stoffe, a volte sento la sua mancanza anche se lo ammetto solo inconsciamente.
E si, se ne andò e non ci salutammo. Starà tutto lì?

Mmmno.

Ci sono tante persone, vive, che so lontane e so di non aver salutato. E loro sono fantasmi per me, in fin dei conti. Anche poi se me li porto appresso.

E ancora accade di sentirmi fantasma per alcuni altri, anche per chi saluto spesso, in qualche modo. Sono altri che non mi vedono anche se mi hanno davanti, mi guardano attraverso senza sentirmi, o altri che non mi hanno, forse volendomi accanto. Altri ancora che temo che mi desiderino tale, in quanto fantasma, perché sui fantasmi ci si può accoccolare, come su un soffice cuscino, ricamandoci pensieri come si ricamavano i fazzoletti degli innamorati nel nord del Portogallo.
Fantasmi, non-organismi, che si possono fendere con un solo gesto, passarci in mezzo senza farsi male, perché nemmeno io sono facile, anche se per motivi diversi.

Friday, May 15, 2009

Quella crudele dichiarazione

Viviamo in una sociedad. Fatto.
La scegliamo ogni giorno, la società, la città dove viviamo. Perché se continuiamo lì, se non la rifuggiamo con i nostri piedini, le rotaie di un treno o le ali di un aereo o di uno speis-sciattol, significa che quella sociedad l'abbiamo scelta, in qualche modo, o per qualche motivo.

In tutte le sociedades che ho conosciuto ci sono delle regole. Almeno due, certe, che secondo il rito ritrito giudaico-cristiano sono:
a) la morte;
b) le tasse.

Il punto a é troppo difficile per me.
Andiamo oltre.

Quindi: punto b.
Non tutto quel che dice Hobbes é vero. Ma le regole, almeno fuori dal nostro spazio privato, le dobbiamo rispettare. E allora oggi sto affrontando il tema che in italiano si chiama "la dichiarazione dei redditi" o, forse, "il modello unico", e al tempo in cui mi ricordo giovane a casa dei miei, "il 740".
Nella sociedad che ho scelto, si chiama "IRS"
L'ho già fatto varie volte, tutte le volte litigando, con il sito dove si fa l'autocertificação e con il secondo membro autocertificante perché mai si riesce a trovare un accordo su che cosa significhino tutte le parti, allegati e controallegati del mod.1.2.3.4...\xyz.

Se si va alla pagina dell'e-finance del governo portoghese e si cerca il calendario, non c'é manco scritto quando dovremmo presentare la dichiarazione che scade tra il 15 e il 25 maggio. Non ho nemmeno cominciato, andrò a letto, dopo aver estratto scontrini da ogni dove e buttato giù un po' di cifre sul foglio a quadretti e qualche pensiero di secondi fa.

Siamo ciò che compriamo:
Farmacie (anche di un rotondo anno fa), Scuole, Affitti, Supermercati.
Ma anche:
Osteria Due Gobbi
Bancarella della Piazzola
Anonima Osteria Ferrarese

Ogni riferimento a fatto o cosa NON è puramente casuale.
Guardo quegli scontrini, mi sembrano carte arrivate da un'altra vita, altre vite. Alcune carte, cartas, sono belle e le tengo in mano, le accarezzo con la punta delle dita, come fossero stoffa buona di quella che usava mia nonna per le fodere. Altre carte, appena vista la data, le guardo di lato, con la coda dell'occhio e le raffazzono subito, nascondendole ancora dove le ho trovate, perché non ho voglia di pensarci.

Quella cosa che sempre cambia. Che é sempre un po' dislocata rispetto al luogo dove sono fisicamente, ma che mi scarabocchia - a volte con violenza, lasciando brutti solchi - dalla testa ai piedi, nei nervi e nelle vene. Che sia vita già passata tra le pale del mulino o che la senta scrosciare rumorosamente solo in me.

Se prendessi quello scarabocchio per uno dei capi e cominciassi a tirare, dolcemente, senza strattoni, cosa succederebbe?
Lo scarabocchio si annoderebbe in un groppo, fermo lì nella gola?
O si scioglierebbe lineare, in una gustosa, lunga risata?


Tuesday, May 5, 2009

il cuore nelle scarpe da tennis

Oggi ho delle scarpe con un tacco improponibile, un passo avanti verso il baratro. Forse ci si fa più male se si cade giù.
Ne discutevo con la Silvia e raggiungiamo le grandi verità:

- le scarpe con il tacco sono un impedimento
- l'amore è un impedimento

Entrambi sono ingredienti di un complotto messo in piedi per non farci mai arrivare a conquistare il mondo.
Altrimenti avrebbe governato Cleopatra, suggeriva la Silvia...O la Lario, suggerivo io.

Monday, May 4, 2009

Primeiro de Maio

Uscita da lavoro. Sole cocente.
Mal di testa-bomba a grappolo pendente sull'occhio destro: il che avrebbe dovuto obbligarmi ad avere una visione a sinistra della situazione.
Ma non ce la facevo.
Praça do Chile. Manifestazione dei lavoratori, senza una intera generazione.
Quella dei nati dopo il '74, quella dei più precari.
E i quê-flô vendevano garofani rossi invece delle solite rose, mentre i baretti stavano aperti per gli arzilli passanti. Market-oriented, altroché io.

Più tardi a casa un inseparabile mi é entrato dalla finestra, ha mangiato un po' di sesamo, ha giocato un po' con noi, ha scacazzato un po' in giro.
Com'è entrato se ne è volato via con la sua coda rotta.
Non ce la facevo a chiuderlo dentro.