Tra dieci giorni
compio dieci anni all’estero.
Dieci anni fa,
per l’undici settembre, nonostante fosse il trentennale della morte di Allende,
i giornali erano tutti troppo americani per ricordarcelo tanto. Due anni erano
troppo pochi. Io ribadisco: Viva Chile!
Quest’anno,
quarant’anni dopo l’assalto a La Moneda, mi è parso vedere qualche foto
e articolo in più. Ma forse mi sbaglio, non ho ora strumenti empirici per
misurare. Ora che sono la regina delle fattucchiere.
Negli ultimi
dieci anni ho cambiato tanti lavori, nessuno che mi piacesse davvero.
10 anni fa non
sapevamo che sei mesi dopo avremmo avuto i nostri lutti anche in Europa.
L’11 marzo ero a
Santiago e mi sentivo vicinissima a Madrid mentre vivevo i primi appassionanti
mesi della mia storia. E mi chiedevo cosa sarebbe successo domani, a Erasmus
finito. Dove avrei vissuto e come avrei fatto a vivere senza di lui.
Oggi a Lisbona.
Tra sei mesi, se tutto andrà bene, nascerà il mio bimbo e farò della mia
piccola grande donna di 7 anni, la sorellona più brava, buona, dolce e pazza
del mondo.
Ancora non ci
credo.
Dieci anni e
l’Italia mi par la stessa. Ancora e sempre in balía di sua maestà il
Cavaliercoso, della TV e delle mafie.
I miei amici mi
sembrano sempre uguali, il tempo immutabile, più che gentiluomo.
Anche se (finalmente) alcuni diventano genitori.
Anche se (finalmente) alcuni diventano genitori.
Alle volte mi
sembra che niente sia cambiato. Forse dovrei fermarmi di più a scavare, invece
di riempire di pugni le valigie e scappare via dalla frenesia
neurale della mia famiglia, trascorse due settimane.
So che alcuni hanno sofferto molto e io non potevo essere là a dare il mio abbraccio fisico.
A volte l’ho saputo troppo tardi e per questo mi sono arrabbiata di una rabbia che non riesco a raccontare.
In questi dieci
anni ho perso lauree, nascite, matrimoni (chissà perché metto prima le nascite
dei matrimoni).
In questi dieci
anni ho perso un grande amico e ho imparato a salutare tutti gli altri, come se
ci dovessimo vedere domani o anche mai più. O solo di notte, nei sogni.
Ora so anche che
spesso non sono le cose a cambiare, siamo noi che lo facciamo. Lo sguardo muta,
sarà la pesantezza delle palpebre di noi che il botox non lo usiamo.
Per amore dobbiamo anche apprendere la resilienza, quella vera. Y aguantar. E perdonare.
Ma pure il
contrario è vero. A volte ho abbandonato in partenza, per aver imparato dai
miei errori il rispetto per me stessa. Ma in questo caso chiedo io perdono,
semmai c’è da chiederlo.
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