Friday, September 13, 2013

Dieci


Tra dieci giorni compio dieci anni all’estero.


Dieci anni fa, per l’undici settembre, nonostante fosse il trentennale della morte di Allende, i giornali erano tutti troppo americani per ricordarcelo tanto. Due anni erano troppo pochi. Io ribadisco: Viva Chile!

Quest’anno, quarant’anni dopo l’assalto a La Moneda, mi è parso vedere qualche foto e articolo in più. Ma forse mi sbaglio, non ho ora strumenti empirici per misurare. Ora che sono la regina delle fattucchiere.

Negli ultimi dieci anni ho cambiato tanti lavori, nessuno che mi piacesse davvero.



10 anni fa non sapevamo che sei mesi dopo avremmo avuto i nostri lutti anche in Europa.

L’11 marzo ero a Santiago e mi sentivo vicinissima a Madrid mentre vivevo i primi appassionanti mesi della mia storia. E mi chiedevo cosa sarebbe successo domani, a Erasmus finito. Dove avrei vissuto e come avrei fatto a vivere senza di lui.


Oggi a Lisbona. Tra sei mesi, se tutto andrà bene, nascerà il mio bimbo e farò della mia piccola grande donna di 7 anni, la sorellona più brava, buona, dolce e pazza del mondo.

Ancora non ci credo.


Dieci anni e l’Italia mi par la stessa. Ancora e sempre in balía di sua maestà il Cavaliercoso, della TV e delle mafie.
I miei amici mi sembrano sempre uguali, il tempo immutabile, più che gentiluomo. 
Anche se (finalmente) alcuni diventano genitori.

Alle volte mi sembra che niente sia cambiato. Forse dovrei fermarmi di più a scavare, invece di riempire di pugni le valigie e scappare via dalla frenesia neurale della mia famiglia, trascorse due settimane.

So che alcuni hanno sofferto molto e io non potevo essere là a dare il mio abbraccio fisico.
A volte l’ho saputo troppo tardi e per questo mi sono arrabbiata di una rabbia che non riesco a raccontare.

In questi dieci anni ho perso lauree, nascite, matrimoni (chissà perché metto prima le nascite dei matrimoni).

In questi dieci anni ho perso un grande amico e ho imparato a salutare tutti gli altri, come se ci dovessimo vedere domani o anche mai più. O solo di notte, nei sogni.


Ora so anche che spesso non sono le cose a cambiare, siamo noi che lo facciamo. Lo sguardo muta, sarà la pesantezza delle palpebre di noi che il botox non lo usiamo.

E so che le cose non devono per forza sempre funzionare, ma nemmeno noi dobbiamo desistere e abbandonare la Lotta, soprattutto alla prima, per orgoglio e paura.
Per amore dobbiamo anche apprendere la resilienza, quella vera. Y aguantar. E perdonare.

Ma pure il contrario è vero. A volte ho abbandonato in partenza, per aver imparato dai miei errori il rispetto per me stessa. Ma in questo caso chiedo io perdono, semmai c’è da chiederlo.

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