In questi giorni raccontavo ai miei della situazione ormai drammatica (é inutile che ci giri intorno) che si vive in Portogallo, pandemicamente parlando. Più di 1 portoghese su 100 ha il covid. Mio papà insiste che devo rimettermi a scrivere. Così eccomi qui.
Credo sia stato proprio nella calza della Befana, qui sconosciuta, che ho trovato il primo dei bollettini della DGS (alias ISS, funzione più, funzione meno) a riportare il superamento dei 10mila nuovi casi registrati in 24 ore.
In Portogallo siamo poco più di 10milioni.
Da quel giorno, escluso un paio di bollettini, tra i 5mila e i 7mila casi (nel primo fine settimana seguente), siamo sempre largamente sopra i 10mila nuovi casi al giorno, sfiorando gli 11, mentre gli specialisti ritengono che difficilmente sorpasseremo questa quota, perché la capacità massima di processamento dei test é stata raggiunta.
Ciononostante, siamo ormai al vertice mondiale quanto a nuovi casi/popolazione/giorno (1º posto) e quanto a morti/popolazione/giorno (4º posto), che ormai superano i 150 (166 qualche giorno fa: in proporzione, come se fossero un migliaio in Italia).
Oggi provavo a rispondere alla domanda di un'amica, probabilmente retorica perché vive qui ed è molto più sveglia di me, ma queste sfide non riesco a non raccoglierle, anche perché così ve lo racconto per bene.
"Come ci siamo arrivati?"
Per varie ragioni:
- Il relax delle vacanze estive, fin dentro l'autunno.
In estate i numeri si erano fatti piccoli, come un po' dappertutto nel nostro continente. Ottimismo. Pure io ci ho creduto un po', anche rimproverandomi, a momenti, per la mia rigidezza. La prima ondata era stata anche clemente con i portoghesi: se da un lato sembrava di poter contare su un'organizzazione capillare, dall'altro le temperature a marzo erano già molto amene. Le case non avevano più bisogno del riscaldamento che non c'è e che continua a mancare ora, in questo inverno più freddo dei soliti. Non ho mai sentito di tanta gente con la polmonite come da quando vivo qui.
Torniamo alla fine dell'estate. Ottimismo, dicevo.
A settembre, tuttavia, la Temido, ministra della salute, non sapeva ancora dire quale fosse il limite di criticità degli ospedali, come da foto in calce. Le scuole (senza alcuna misurazione della febbre, senza mascherine dai 10 anni in giù, con le stesse classi pollaio, gli stessi banchi doppi e problemi strutturali di sempre) sono iniziate mantenendo invariati i procedimenti di isolamento e tracciamento rispetto alla prima fase post-lockdown, allentandoli eventualmente nel corso delle settimane e accorciando le quarantene (comunque come da direttive OMS).
Test tempestivi, tracciamento e isolamento di tutti i possibili casi, anche asintomatici, a rigor di logica, il tutto é stato molto parziale. Ammesso e non concesso che si metta una classe in isolamento dopo un caso positivo (in classe di mia figlia ce n'erano due ma solo alcuni alunni sono stati mandati a casa), chi é in isolamento profilattico viene testato solo se sintomatico. Magari l'alunno resta asintomatico però contagia i genitori o i fratelli, che intanto possono continuare la loro vidinha, perché altrimenti il paese si fermerebbe (così mi dissero). E intanto il virus continua ad andare in giro. Gran prevenzione.
Ora é saltato tutto. Il presidente della Repubblica aveva detto che il paese non avrebbe sopportato un altro lockdown. Infatti non può. In quelle parole, sento ora chiamata in causa quella che una mia amica illustratrice e antropologa, Giulia Cavallo, ha definito benissimo come "resa diffusa alla sofferenza", una resa che io trovo quasi agonistica da parte di questo popolo orgoglioso che sono i portoghesi.
Ora questa resa mi angoscia, come mi angoscerebbe il suo contrario, la rivolta diffusa, anche se ci sarebbero tutti gli argomenti. Le elezioni presidenziali di questo fine settimana potranno rappresentare un'occasione di rivolta nel segreto dell'urna. Quanta gente voterà il Presidente uscente per cercare di non dare la possibilità all'estrema destra di Ventura, negazionista, di arrivare al ballottaggio? Si é fatto abbastanza per prevenire il disastro economico (e politico)?
Relativamente al disastro sanitario, come denunciato dall'ordine dei Medici, un piano per l'inverno non è stato scritto per tempo e onestamente ignoro a questo punto se ad oggi sia stato ultimato o se stiamo ormai navigando a vista.
Naufragando a vista, di fatto.
I tre disastri vanno di pari passo. Forse quello politico avanza solo nell'ombra, per il momento.
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| Arroios, il mio quartiere |
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| 21.09.2020 |
- Il relax mediatico.
Su quanto al punto sopra, ho avvertito la totale mancanza investigazione e lavoro di inchiesta, tipica già del giornalismo postmoderno, di quello social non ne parliamo. Ma, santi numi, non si può lasciare dire a una ministra che le cose che dovrebbe sapere "tintin por tintin" non le sa, senza inchiodarla, almeno un po', alla croce mediatica delle sue responsabilità. Questa mancanza da parte della stampa é ancora peggio della mancanza ministeriale: il cane da guardia é morto, sepolto e fa la rivolta nella tomba.
Il clickbait e i titoloni, del resto, hanno fatto sì che il pubblico di cittadini si abituasse tranquillo a numeri (assoluti) crescenti, ma sempre comunque inferiori a quelli di lá fora, degli altri paesi. Ci siamo seduti calmi a consumare in una fittizia comfort zone. Ripeto: siamo poco più di 10milioni, basta fare i conti.
Ora si continua a parlare di Serviço Nacional de Saúde al limite, ma é una fake news. Il limite é stato oltrepassato da giorni.
Il fatto che, almeno fino ad ottobre, quando sono stati apertamente dichiarati negazionisti e colpevoli di disinformazione, gruppi come i médicos pela verdade (medici per la verità, eh già!) abbiano avuto una certa presa sul pubblico é stato, a mio avviso, solo un dettaglio, che sto aggiungendo il 20.01, due giorni dopo la prima pubblicazione del post. Dettaglio comunque dovuto, poiché ho trovato, per certi versi e in certi momenti, che la visibilità ottenuta da questi individui abbia prevaricato quella degli scienziati degni di questo nome (spesso e in ogni caso messi in secondo piano da influencer e opinionisti politici, come un po' ovunque). Di scienza, sono gli scienziati a dover parlare.
- Il relax politico.
Siccome l'economia ha bisogno di ottimismo, mostriamo fiducia e, già che ci siamo, sdoganiamo tutti i festival del mondo, dall'Avante (dei primi di settembre, unica vera fonte di sostentamento del Partito Comunista) all'"indietro", da sinistra a destra e ritorno. Assolviamo tutto e, soprattutto, autoassolviamoci. Indipendentemente dai contagi effettivi avvenuti a causa di questo rendezvous collettivo, il messaggio è stato non solo quello, appunto, di ottimismo ma proprio di "scialla, gente!" (E continua così, dentro una campagna per le presidenziali, fatta di incontri, distanziati alla bell'e meglio. Ndr.: altro edit del 20.01.)
L'esempio, ecco.
Prima di Natale, i numeri erano già tali che il settore scientifico aveva mostrato molta preoccupazione.
Il Natale senza chiusure, con vaghi consigli su come portare la marmellata alla nonna e come preferire i pranzi all'aperto ai cenoni al chiuso, è stato solo uno spingere sull'acceleratore prima del burrone a cui si stava comunque andando incontro.
Alla fine della settimana scorsa é stato decretato quello che ci hanno venduto come un confinamento sul modello del primo, ma che in realtà chiude le attività che forse sono più in difficoltà, come il piccolo commercio.
Si continua ad andare a messa, all'università e a scuola, mentre nei gruppi di genitori e sui social ci si continua a fare del bullying tra il club della chiusura (difesa peraltro da medici e epidemiologi) mescolata ad alcune dosi di caccia alle streghe e la fazione del "continuiamo aperti che questa é solo un isteria mediatica" (ipse dixit) .
Una guerra che mi ha esasperato, perché per forza di cose, anche se non prendi una posizione te la trovi cucita su misura, basta aprire bocca, avere un'idea fuori dallo schema, riportare una notizia. Una guerra da cui mi chiamo fuori, oggi, tenendo a casa "il mio mezzanino," perché, nonostante tutto, sono una privilegiata, perché posso e sento di doverlo decidere. Pace.
Con la sua comprensione, disobbedisco civilmente all'obbligatorietà della scuola, almeno del seienne, perché la quasi quindicenne ha l'esame.
Le scuole dovrebbero rimanere aperte non solo perché "la DAD suckz", non solo perché bambini e ragazzi hanno bisogno dei coetanei, non solo perché i genitori vanno in burnout a stare dietro a tutto*.
Dovrebbero restare aperte soprattutto perché per molti giovani sono un luogo al sicuro dalle violenze domestiche, che durante il primo lockdown sono aumentate; perché le loro mense rappresentano l'unico pasto caldo per i figli di chi non riesce più; perché per alcune famiglie con disabilità sono aiuto e terapie (comunque sospese perché il personale esterno non può più entrare negli edifici scolastici).
Però.
Però bisogna cambiare il modo di fare prevenzione, che non é stato scalfito nemmeno dalle nuove versioni più contagiose del virus.
Però oggi ci sono le code di ambulanze davanti agli ospedali, non davanti ai parcheggi e alle autorimesse, con esseri umani che ci muoiono dentro (e non solo di/con covid), come ci sono umani nelle tende e nei cartoni delle vie del centro a morire di freddo. Stare a litigare su chi di questi umani è più importante e roba da lotta tra poveri.
Però oh, sarò cattiva** io.
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*l'articolo é stato scritto con due marmocchi di sei e tre anni in giro per casa. Ogni refuso, errore di punteggiatura e di consecutio, é colpa loro e non del governo.
**Nella mia cattiveria, ho presentato anche qualche proposta... mica una si arrovella solo il fegato, ma pure il cervello. La metto qui, dopotutto é un modo di riprovarci.
Quando l'ho buttata lì, in una riunione, i numeri portoghesi erano come quelli della Campania, settembre, ottobre, giù di lì. È stata rigettata perché "troppo fuori" da chi pensavo proprio mi potesse aiutare, anche a limarla:
- Non chiudere le scuole.
- Dimezzare le classi, facendone delle vere bolle e non "bolle fuffa" che si mescolano nei doposcuola.
- Come? Utilizzare le palestre come aule e gli orari dei professori di ginnastica al posto degli insegnanti, visto che di entrambi non ce ne sono abbastanza e considerando che anche i bambini hanno bisogno di recuperare in attività fisica visto il primo lockdown.
- A pranzo? Utilizzare i piccoli ristoranti di quartiere come mense vicino alle palestre invece di concentrare tutti gli alunni negli edifici scolastici.
- Chi paga? Lo Stato deve pagare, ovviamente. Ma non a fondo perduto come sta facendo ora, si sarebbe trattato di un corrispettivo per un servizio e allo stesso tempo non staremmo qui a farci la guerra sulla questione scuola, mentre i ristoranti e le palestre sono stati tra i primi a essere obbligati a chiudere di nuovo.
Se lo Stato, nella crisi, non investe creando posti di lavoro, laddove necessario, non se ne uscirà mai. Di fronte a un'epidemia che prende la popolazione in modo esponenziale, arriverai sempre, prima o poi, a un punto in cui i letti e risorse umane in ambito sanitario non saranno più sufficienti e per quanto tu, Stato, abbia speso. Sarà sempre e comunque non abbastanza: se investi in prevenzione magari te la cavi meglio.
Però oh, sarò fuori io.
Ormai é troppo tardi. Bisogna fare presto.
Aggiornamenti del 27.01.2021
- Tutte le scuole sono state chiuse a partire da venerdì scorso, decretando 15 giorni di ferie.
- André Ventura, del partito Chega (alias la nostra Lega) si é collocato al terzo posto alle presidenziali, a pochissimi punti percentuali da Ana Gomes, ex europarlamentare socialista, non sostenuta dal governo PS. Il presidente Marcelo Rebelo de Sousa resta in carica con ampia maggioranza. Voti per corrispondenza e online non previsti dall'ordinamento, astensionismo oltre il 60%.
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| Fonte: Wikipedia.en |
- I decessi non fanno che aumentare (il bollettino di ieri ne ha riportati 291). I nuovi contagi non accennano a diminuire (a parte nei registri del lunedì, perché la domenica si testa meno.)
- I pazienti "in eccesso" vengono trasferiti dalla zona di Lisbona prevalentemente verso quelli del nord del paese. Un ospedale della regione della grande Lisbona ieri si è trovato costretto a trasferire 48 malati tra ospedali pubblici e privati per un sovraccarico alla rete d'ossigeno. Delegazioni mediche da Cuba o dalla Cina, come se ne sono viste in Italia, non pervenute.
- La variante inglese é rilevata nel 20% dei tamponi della regione della capitale. Quella sudafricana é stata rilevata il 7 gennaio in almeno un paziente arrivato dal Sudafrica poco dopo natale. I media riportano che il soggetto é stato isolato per tempo. La verità é che chi arriva in Portogallo dall'estero sembra spesso riuscire a passare tra le maglie dei controlli relativamente ai test, anche perché chi proviene dallo spazio Schengen non é obbligato a presentarlo. Ad oggi non esiste ancora l'obbligo alla quarantena per chi arriva. Il Regno Unito ha sospeso i voli verso il Portogallo, dalle 00 del 23.01. per sospetti relativi alla stirpe brasiliana, ancora non confermata sul nostro territorio.
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| Fonte: https://www.sns24.gov.pt/ |




2 comments:
Il pensare che sia un privilegio poter proteggere il proprio figlio è forse il fatto più triste che ho letto in queste righe. Se ai governatori importasse del proprio popolo come a una mamma importa del proprio nucleo, probabilmente, sarebbe un mondo più sano. Con o senza Covid. Love.
É vero. É triste. ci sono molti genitori che non possono tenere i figli a casa ma che vorrebbero. Tutto si riduce alla grana.
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