Wednesday, June 27, 2007

i denti, il marcio e il cervello. edit in due tempi

Come dicevo il mio cervello puzzerebbe di morto. Se a qualcuno venisse in mente di segarmi il cranio quello che ci troverebbe dentro sarebbe puzza. ogni lunedì di lavoro corre. telefonate ogni tre secondi. l'archivio settimanale si consuma in pochi giorni, si straparla fino a diventare blu, la lingua si sconnette dal cervello, batte contro i denti lo stesso identico ritmo. pressa le parole "salve, sono Anna, chiamo per conto di ***, vorrei parlare con la persona che si occupa dei ****" nella mia bocca, nell'atrio aperto tra le mie orecchie.

Mi risuona, mi rintrona. Per fortuna siamo bravi, piú bravi dei nostri capi e gli archivi hanno delle falle, pieni di buchi e zeri e le telefonate si esauriscono ad ondate. Vanno e vengono per criteri economici di costi medi e marginali della telefonata per campagna, 3 a volte 4 campagne per settimana. Oggi é martedí é ho giá tempo di mandarmi un e-mail che poi copiaincollerò sul blog, formattazione permettendo, computer permettendo, tempo permettendo.

Oppure resterà come tanti scritti inutili, marciti in quaderni marci. come lettere, scritte, mai finite, stoccate a prendere odore di biancheria nel posto piú intimo e mio, nel cassetto delle mutande. Magari un giorno le spedirò a qualche feticista.

Con tutti i permessi che devo richiedere alla vita non pubblico nulla da un sacco. Pubblico inutili curriculum nei mailbox di mezza Lisbona. No reply.

Mia figlia ha cominciato a camminare e io non ho detto nulla sul suo oscillare, prendere coraggio, prendere il via...correre e ballare. Domenica le ho tagliato i capelli per la prima volta nella sua vita, non ho fatto uno scempio come ho fatto di tutte le bambole a cui ho osato avvicinare le forbici durante l'infanzia. adesso é una piccola paperina pettinata alla Amélie...É il mio dolce la sera, prima del suo dormire. Ora, mentre sto editando, mi sedie in braccio, rincuccia la testa tra le tette, sbriciola il pane che le ho dato per tenerla buona e mi imbocca. Ha le tempie calde e le guancine fresche. La rimetto giù. Continuo ad editare cosa ho scritto ieri al lavoro.

La mia minuscola rivolta privata non é ancora cominciata, ma già bolle, sta per saltarmi il coperchio. La mia rivoluzione mignon é stanca di essere messa a tacere dalla mia ragione, dai miei se e dai miei ma, dal mio cercare di abbassare la fiamma sotto la pentola, mentre un'altra fiamma lotta per tenersi forte e aggrapparsi a quel che viene, sempre tardi, la sera. Non c'é nulla di profondamente nuovo, é anche per questo che non pubblico, poi mi si dice che il mio diario é un incitamento al suicidio di gruppo. Ma poi insomma, devo pure continuare ad avere lo sfiatatoio dove riverso il mio fiaschetto di rabbia, amore mezzo espresso e lotta quotidiana, il remare contro, il dare tutto e darci addosso.

Chi si deve sacrificare é la donna? Perché é sempre stato così? Questo é il paese dello status quo, quel poco che hanno amano lasciarlo indisturbato, anche se sta cadendo a pezzi. Lisbona cade a pezzi, le case vecchie traboccano di marcio e quelle nuove marciscono in fretta. I denti in bocca alle persone marciscono e scompaiono nel pane che mangiano. Mi prendono in giro se io con i denti sani vado dal dentista: lo spirto guerrier mi corre fuori, mi spintona l'anima e non mi lascia in pace...

La piccola strilla e io ritorno in me. Si strofina gli occhi di nuovo tra le mie tette. Corrono baci e carezze.

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