Saturday, September 29, 2007

hotel contact center

19 settembre »»

Sono affacciata alla finestra di un hotel, direi di lusso, visto che non mi potrei mai permettere un hotel del genere, nemmeno con il salario minimo, figuriamoci con il semplice sussidio di trasporto+pasto che mi compete e per il quale nessuno mi ha ancora contrattato. Ciononostante, questa é la chefa migliore che sia mai capitata a governare il mio precariato, esclusi i tempi di Radio Città dove non mi sentivo precaria ma, forse, freelance e il capo era Lenin che campeggiava a pastello sul lato destro del portoncino di quel seminterrato in via Masi a Bologna.

Oggi sono vestita da executive, con borsetta executive e scarpetta executive. Tutto comprato nella classe turistica dello shopping. Finanzieri e conferenzieri europei mi girano attorno, fumando e telefonando. Uomini in livrea continuano a far pulizia sui tavoli delle pause caffé. Vedo persone sforzarsi di parlare british, gesticolando in italiano. Mi fanno tenerezza mentre penso al mio code-switching inceppato tra portoghese e inglese.

Non sono nemmeno le 5 e il sole sta tramontando dietro i nuvoloni obesi di grigio, acqua e sporco della città. Il riflesso di me stessa contro il vetro si fa sempre piú nitido. Presto smetterò di poter veder fuori, l'altro hotel che os pretos, i neri, stanno costruendo. Non telefonano e fumano molto meno di questi finanzieri e conferenzieri. Da questa finestra ho visto oggi crescere un muro, mangiando frutta fresca e bevendo succo d'arancia. Nemmeno loro riusciranno a prendersi le ferie in un hotel come questo, dove anche i capi delle piccole agenzie di pubbliche relazioni rubano i resti del buffet.

20 settembre »»

Sono arrivata trafelata, sull'orlo del ritardo: ho caldo.

Un uomo interrompe per un attimo una conversazione telefonica in una lingua dell' est per dirmi: "keep smiling". Gli rispondo semplicemente che mi sto ancora svegliando, inghiottendo il mio "fanculo", meritatissimo.

La macchina di nuovo rotta, il triangolo d'emergenza in piena ora di punta, carreggiata a una corsia per ogni senso di marcia. L'assistenza tecnica in viaggio che non assiste, la polizia che mi parcheggia il mezzo fino a data da destinarsi. Il treno, la metro, i piedi dentro le scarpine nuove che chiedono solo: incerottami, please.

Aspetto che tutti i bancari entrino, rivolgo 4 frasi stentate nel mio english now not avaliable a mr. Johnatan. May I close the door? Sollievo. Vado in bagno, i cerotti di silicone del dott. S*** salveranno le prossime 12 ore di sapatinhos, gli stessi che la mia piccola ieri ha messo, girando tra la sala e cucina, con la stessa abilità che ho io a ciabattare su tacchi di cm 2 (tanti?). Controllo i miei peli (che oggi c'é l'inaugurazione dell'esposizione di decorazione, allestita perché il jet-set ci entri per farsi fotografare da me e appaia poi su riviste leggi-e-getta-il-tuo-cervello a cui la piccola impresa di pr passerà le immagini per gentile concessione di - tanta mia tristezza), mi trucco, and finally piscio.

Torno alla mia postazione, dietro il cartellino che recita S*** Hotels - Anna Rossi, autorizzazione per ogni passante a chiedermi cose: breakfast buffet? casa de banho? telefone? Mi tolgo le scarpe sotto il tavolino, loro non lo sanno ma io mica lavoro qui.

Ho freddo, mi rimetto la giacca executive. Hanno acceso l'A/C: microclima adattato a uomini medio-corplenti, con giaca e probabile cravatta strangola-cani accessoria, con portatile/valigetta e possibilmente valigia con le ruotine.

I neri che costruiscono l'hotel di fronte alle mie spalle, spariscono dietro le pareti in costruzione. Nella sala casteloX Hello Kitty presenta la nuova collezione e prepara i salatini. Oggi lasceró questo posto prima di pranzo. Ieri mi sono seduta con 3 signore, a cui in Italia avrei dato del tu, mentre qui nemmeno basta usare la terza persona, dire e.g. "você quer" (lei vuole) é troppo aggressivo, bisogna dire "a senhora quer" (la signora vuole) . Al tavolo c'erano tante forchette e coltelli e cucchiai. Sembrava di stare ad una tavola di bambine che giocavano a fare le padrone di casa che prendono il te. Prodigate in tanti formalismi verbali, tutte indecise sulle posate da scegliere.

Lisbona sta diventando, per le imprese europee, un luogo dove organizzare eventi e indirizzare outsourcing, si rivela algo barato, conveniente. Dormire in un hotel di lusso, pagare un 5 stelle é, per un europeo dei 13 (ossia dei 15, meno portoghesi e greci), un affare da poco. Lisbona offre scenario, entertainment, lusso e possibilità di allacciare buoni contatti.

Forse puó dare qualcosa anche a me. Per il momento ho deciso di uscire allo scoperto, continuando a recitare una parte che non mi appartiene, pur sapendoci entrare. Aspetto gli eventi: mi aspetto di trovare conversazioni vuote, donne sorridenti, con manicure e capello impeccabili, bracciali e anelli, ad affogare in calici leggeri xanax, valium e vesciche ai piedi, castigati da tacchi sputnik e fibbie cangianti; mi aspetto, con humor negro, uomini che vorrebbero essere come loro.

Ho giá mal di testa, sento giá l'odore delle mie ascelle. Ma non importa, poi devo cambiare d'abito.

Comments:
che sse fa pe ccampà
speravo di trovare conforto nel tuo blog, e forse l'ho trovato in un modo che non volevo. Nel senso del mal comune mezzo gaudio. Ma vaffanculo siamo talmente tanti con sto "mal comune" che il gaudio non è più mezzo ma ridotto in milionesime parti. e ci resta solo quel pezzettino di G o di A o di U o di D o di I o di O. che ci riempie il portafoglio che si è ridotto ad un portamonete che son le uniche che abbiamo. Ma Affanculo i sorrisi plastici e pensa alla gioia di guardare Dunia negli occhi, trasformala in corazza verso sti stronzi del commercio. Un super bacio durante un super abbraccio anarcoec
anarcoec | 29/09/2007, 17:15

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