Wednesday, June 3, 2009

il nevoeiro e la melanzana

Apro il notepad analogico, quello con i quadretti e la spirale, per scrivere di quel che ho in gola. Lo apro e trovo un post it che mi ricorda di andare a cercare un video.
Il mio fagiolo magico tossisce forte, ma oggi non sarà di quelle sere in cui ogni suo colpo di tosse mi spalanca gli occhi contro il soffitto buio e mi stringe nel materno senso di colpa del “ecco, le ho fatto prendere freddo”, o del “cazzo, vedi, la dovevo coprire di meno”.

Non mi terranno sveglia perché appena finirò di scrivere andro a raccoglierla dal suo lettino, per rannicchiarla vicino a me e accarezzarla e calmarla e il sonno ci avvolgerà nella sua coperta profumata. Entrambe siamo state tradite dal verão portoghese: io ancora abituata alle umide estati immobili e sudate della pianura padana, lei ancora piccola per sopportarne le peculiarità.

Il caldo che secca la gola e bagna la pelle, il vento caldo o freddo che l’asciuga in un istante girando l’angolo in città o che sorprende repentino sulla spiaggia, come ha fatto domenica con noi, trasportando alla gente in costume un’enorme nuvola bassa, che dal mare avvolge tutti in una fredda doccia di goccioline che viaggiano veloci in sospensione, che raggelano i corpi che tergiversano sulla sabbia, osservando il cielo e lo strano fenomeno, domandandosi se il sole tornerà a minuti o se valga la pena rintanarsi in un caffè, o in macchina e mettersi in coda sulla via del ritorno. A quella nuovola nebbiosa, i portoghesi danno il nome di nevoeiro.

Ora ho male alle ossa e nella gola una manzana, che vorrei scivolasse giù, dolcemente, invece di starsene ferma lì, senza darmi nemmeno la soddisfazione di una linea di febbre, asì, para matar al bicho.
Quell’acuto dolore fa venir nostalgia di quella febbre bambina (intanto l’Anna non ha resistito ed é già andata a rapire il fagiolino dal suo letto), quando avevi qualcuno che si prendeva cura di te, tout court.
Vorrei che scivolasse come ho fatto scivolare le melanzane sul mio volto, sabato, di ritorno dal mercato, prima di sistemarle nel frigo.

C’è una signora bionda come la maga Magò al mercato di Arroios. È diventata la mia bancarellaia di fiducia, a parte i basici (pomodoro, patate, carote...) freschissimi, è capace di sorprendermi ogni sabato con qualche verdura che negli altri banchi non si trova, figurati al supermercato. Le colleghe la criticano sempre, perché pensano che il cavolo sia il re del mercato...ed effettivamente la fa da padrone. I primi anni facevo fatica a trovare le zucchine, che ora ci sono, ma del tamanho di un cetriolo gigante.

Sabato sono arrivata al suo banco, subito un paio di melanzane lucide e decisamente falliche mi hanno chiesto di farsi portare a casa. Prima però le ho raccolte e ne ho accarezzato la forma e la pelle liscia. E ho pensato alle melanzane, probabilmente più rotonde, che stanno nascendo e crescendo nell’orto del mio amico e della mia mamma.

Se non fossi stata in mezzo a tutta quella gente che sempre mi dà troppa attenzione per essere giovane, per avere una bella bimba e per parlare in un modo strano, avrei probabilmente baciato quelle melanzane, così, come se mi avessero ipnotizzata, belle com’erano. Ma l’intelletto mi ha salvato dall’ipnosi, non ho perso tempo in smancerie, e ho chiesto alla signora se riusciva ad arranjar-me dei fiori di zucchina.

Il prossimo sabato me ne porterà una cassetta, di quelle che fa venire dall’Italia per rifornire gli alberghi, “perché ce li abbiamo anche qui, sa? Ma li buttano...i cetriolini pure...che son così cari, li danno ai maiali...Le perle ai porci!”
Ora mi chiedo se sono io che non sono capace di fare la spesa a km zero o se sono loro che non me lo lasciano fare. In ogni caso, dovevo togliermi la voglia di fiori di zucchina fritti.

3 comments:

Vagamundo said...

beh, almeno le melenzane alla parmigiana le si potranno preparare, no=?

Viz said...

signorina... e non mi dici niente???

la word verification è avancem

vedi tu...

Anitarossa said...

mo tzerto che te lo dicevo, mica me li tenevo tutti io i fiori...

mettiamo dei fiori nelle nostre patelle... e loro...que avancem...