Wednesday, July 8, 2009

sul fondo

Come la bella prima di cadere addormentata, mi sono punta il dito cercando una penna nella borsetta, incontrandovi prima una spilla aperta.
Annuso le lenzuola che sanno di lavato, di acqua profumata messa a seccare penzolando su un cortile ventoso e assolato.

La penna non scrive, frugo nella mia casa di pastelli, di colori con la punta grossa di feltro. Trovata.
Torno prona a inspirare quel biancore giallino. Un piede sotto il ginocchio, riesco a continuare la mia sfida contro un nuovo libro che vuole essere aperto e letto.
Stand by.
Di solito i più grossi son quelli che termino prima. Si può vedere dalle orecchie nelle pagine: quasi non ci sono.

Le mie lettere scrosciano fuori dalla penna, volano ad un'altezza di due mm sulle righe che le guidano. Tipico dei sognatori ad occhi aperti, degli svaniti, degli sbadati, degli sbandati, di chi sta in altre bande, in altri luoghi, con la testa o l'anima.

Riporto le lettere a rincorrersi affannate sulla riga, diligenti. Non sono il tipo. Non dovrei.
Avessi il mio PiccoloComputer, il lettore non sarebbe rimasto impantanato con seghe grafologiche.

Non voglio inziare un nuovo libro, perché ci sono libri e libri. Quelli che si leggono per addormentarsi, pieni di numeri, fatti, date, idee, o per addormentare, con orchi, streghe, draghi, fate.

Gli altri, quelli che si leggono per tenersi svegli o per svegliarsi. O per passare da un sogno, un'incubo, o una mera ricorrenza onirica, con o senza sonno, ad un'altro.
Interrompono il flusso, il fiume che discorre, gettano una pietra del loro volume sul letto del torrente. I pesci cambiano percorso, l'acqua cammina con bolle diverse.
Quei libri lì fan passar la voglia di scriver perché pare che non ci sia più niente da aggiungere. Dicono della vita quando arriva, dell'amore nelle sue infinite partenze, del pane quotidiano, delle occasioni perse, delle esistenze prese. Al volo o in volo. Di quei libri lì ne ho appena finito uno che mi invade ancora, mentre all'inizio avevo paura che mi volesse far male.

***

Ieri ho ritrovato nell'agenda una frase di Sara (della mia Sara), che mi ha lasciato perché sa che sono cose che adoro ritrovare, come i post-it nei vocabolari.
Diceva delle mie poche rughe e dell'amore della mia vita.
Oggi all'asilo lei smangiucchiava ancora la sua merenda, quando sono arrivata per la riunione con l'educatrice per ricevere l'excelente pagella di fine anno e tutti i disegni degli ultimi 10 mesi.
La guardavo in mezzo agli altri, più cresciuti, lei, con quello yogurt con i pezzettoni di fragola che in casa non mangerebbe mai nemmeno per sogno ma all'asilo, no, si comporta benissimo. Ha cominciato a guardarmi fisso, a passarmi la mano sul volto. Le sue ditina, le unghiette hanno calcato l'orlo delle guance, dal fianco della narice al canto della bocca. Poi sulla fronte, orrizontalmente. «Mamá, tens uma linha aqui» (Mamma, hai una linea qui).
Le mie rughe, l'amore della mia vita. Le mie occasioni PRESE.

Cresco, non ammaino la vela, c'é troppo vento. Ma chissenefrega. L'ancora è troppo grande per lasciarmi portar via.

2 comments:

Anonymous said...

cit : Le mie lettere scrosciano fuori dalla penna, volano ad un'altezza di due mm sulle righe che le guidano. Tipico dei sognatori ad occhi aperti, degli svaniti, degli sbadati, degli sbandati, di chi sta in altre bande, in altri luoghi, con la testa o l'anima
... O DI CHI HA SOLO DUE DIMENSIONI.
Cosi, per sdrammatizzare!

Anitarossa said...

Silvia ai lov iu.