Friday, September 23, 2011

il solito, please.

Quando si cambia casa, bisogna fare i conti.
Con tutto.

Le bollette della luce e dell'acqua, il surplus nella bombola del gas (che se -dio scalzino- tutto fosse andato secondo i patti, non avremmo dovuto comprare). Gli affitti e le rate del mutuo che si accavallano e si scontrano sul campo minato del conto corrente.

La gatta che si infila in ogni scatola e in ogni sacco, compreso quello della spazzatura.
I tupperware di cibo, cucinato con amore, dimenticato da mesi in fondo al freezer, perchè d'amore ce n'era troppo, ma di stomaco per affrontarlo... poco.

Le piantine morte, di cactus e di manjerico, che, in quanto morte, non si posson far abitare nella casa nuova.  
Abitare é inesorabilmente un verbo dei vivi. Forse.
Come ha fatto a morirmi anche il cactus??

E anche le piantine se ne andranno tristemente a far compagnia al contenuto dei tupperware, nel sacco graffiato dalla gatta.

I vasi saranno solo pieni del profumo della pianta che fu, almeno per un po'.

Nella casa rimarrà il nostro odore, forse un po' più a lungo.

Poi verrà pian piano riassorbito dall'essenza delle stanze, delle pareti. Il profumo della casa in sé, che se un giorno torneremo, avvertiremo di nuovo, dalle narici fino all'ipofisi.

Quell'odore, sia pur distorto, e quella luce riflessa così-e-cosà sui pavimenti, riaccenderanno i neon, dietro ai fantasmi di noi stessi, che ci siamo lasciati dietro, volenti o nolenti. Perchè in quelle case dove siamo cresciuti, a volte un po' morti dentro, abbiamo scambiato qualcosa con loro e con gli altri che per di lì con noi son passati. Baci, amore, umori, liquidi, abbracci, coccole, canzoni e filastrocche, parolacce, storie, frammenti di piatti rotti sotto le dita dei piedi, gocce di latte sul pavimento.

E sento l'eco dello stare.
E quando quel neon lì si accende, ricordiamo tante cose. A volte però c'é chi non torna più, perchè non  ci pensa più.
E anche se dovesse ritornare in carne ed ossa...cuore non vede, occhio non duole.

I miei fanno male, in costante secrezione. Tipo rubinetto rotto, gocciolante. Pazienza. Il solito. Il cocktail preferito di chi troppo pensa e poco stringe.

I fantasmi di noi, quelli che si annidano dove passiamo, le nostre impronte sono diverse dai nostri fantasmi, le nostre paure.
I nostri se e i nostri ma non si concludono, non rimangono dietro una porta, che volenti o nolenti, chiudiamo. I nostri fantasmi ci sono stati cuciti addosso, come ha fatto Campanellino con l'ombra di Peter Pan.

Una merce contraffatta é contraffatta e basta. Non si può de-contraffarre.
La cicatrice c'é e lì resta senza darti pace.
Lo so che non cambierà niente.
Lascerò solo in giro un altro fantasma di chi siamo stati chi e qualche ombra allegra sulle pareti.

Questa mudança non doveva essere dolorosa, ma per questi ed altri motivi, lo é.
Sarà per via del mio dente e dei miei coglioni rotti.

Eppur via, che si apra anche questa cazzo di porta, al secondo piano di Rua de M***, **.

Ho nostalgia del mio primo trasloco da via Pizzardi, 17 a vicolo Bolognetti, 28.
Zero dolore, qualche scatola, qualche poster e un carrello della Coop a spasso per le vie di Bologna erano più che sufficienti.

No comments: