Wednesday, March 7, 2012

Dietro la crisi degli altri

Passeggio per strada a manina con la piccola sindacalista occhialuta.
Quasi tutti i giorni, conversiamo, stiamo in silenzio, ci prendiamo il Nostro tempo, tornando a piedi dall'asilo, che dista da casa due stazioni di metro.

Cerco di evitare la CO2 delle vie più trafficate.

Ogni settimana i negozi sono sempre più deserti, sull'orlo del lastrico. Chiusi.
I piccoli commercianti divengono i clienti di sè stessi.
Si siedono al tavolo nei loro ristorantini e nelle loro tascas, a bere una birra con l'amica, per non fare del locale un deserto, aspettando almeno un avventore.
Si siedono sulla poltrona, appoggiando la testa al lavandino. Gli occhi chiusi. Le mani abbandonate in grembo. In attesa di una shampista che non arriverà mai, fermo restando che il muro che ci separa dal più vicino universo parallelo non si frantumi proprio ora, e la signora parrucchiera possa finalmente esigere dalla sua altra sè lo stesso carinho che dedicherebbe alle sue clienti, ne avesse.

E invece, silky&smoothly, ce lo stanno inshampando nel di dietro.
Non proprio a tutti. È vero.

Con la Joanna abbiam fatto i conti: tra giorni di ferie tagliati di netto, festivi de-festivizzati, festivi che di per sè quest'anno cadono al dì di festa (leggi nel fine settimana) e i fine settimana che gli anni scorsi si potevano felicemente e facilmente attaccare ai suddetti festivi e feriali, quest'anno ci hanno trombato 16 (se-di-ci) giorni.

Dicono che così 'sto paese ce la farà a sostenere il debito con l'effeemmeì.
Puttana Troika.

Tornavo a casa con la piccola e rimuginavo sui risvolti della recente conversazione - o soliloquio - all'uscita dall'asilo.

Maestra responsabile di consegnare i bambini: "Aahiii, come sono stanca....non vedo l'ora che sia Pasqua"
Nonna tra gli astanti: "Perchè???"
(ndr: Quest'anno non ci hanno tolto il venerdì santo per il rotto della cuffia - ma io lavoro lo stesso - e la Pasquetta in Portogallo non si festeggia.)
Maestra: "Aaaahhh beh, tutti quei giorni di festa...."
Nonna & I, inebetite: "QUALI GIORNI??"
Maestra, crogiolandosi contando sulle dita: "Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica e Lunedì."
Approssima un sorriso timido di chi si rende conto di avere detto LA cazzata.

Inviperita mi avvicino al calendario affisso nella sala d'ingresso, sicura di non aver visto niente di simile durante le mie precedenti ispezioni.
Non scherzava.
5 (cinque) giorni filati di chiusura cattolica. Mi giro verso la Maestra (che è simpaticissima e secondo me da giovane era anche fricchettona. Poi, che vuoi mai, bisogna pur lavorare ed è finita in sta scuola laico-bigotta, poveretta - ambasciator non porta pena) e cerco di coinvolgere gli astanti:
"Mi scusi Maestra, io sono molto contenta per il fatto che lei e le sue colleghe potranno riposarsi per tutti 'sti giorni. Ma noi la retta la dobbiam pagare per intero a inizio mese, 'sta scuola è compartecipata dallo stato - lo dico e lo scrivo con la minuscola - ossia con le mie tasse. Il governo ci obbliga a lavorare come degli asini e voi chiudete??? E io devo pagare qualcuno per stare con mia figlia??? Scriverò un reclamo alla direzione - ossia all'architetta (doverosamente descritta qui) - come minimo."
Assenso della Nonna, comprensione della Maestra.
Non volevo gli applausi.

Ma, mentre prospetto di fare un reclamo anche al Ministero, mi rendo conto di come questo paese (doverosamente minuscolo) mi stia sfibrando.
Sembra che stiano aspettando sempre che il muro che ci separa dall'altra dimensione crolli e che qualcuno ci venga a fare lo shampoo e la piega.
O che tutta la Troika dell'effeemmeì e della Disunione Euro(pea) cada dallo scranno come Salazar, a cui successe Marcelo Caetano, un fantoccio se comparato ad Antonio de Oliveira S.
Un tipo che il 25 aprile del '74 fu disarcionato dai militari perchè qui con tutti i sanpietrini che hanno in giro non ci fanno una sega.

700 macchine della polizia di stato ferme perchè non ci sono soldi per metterle a posto; pompieri che non possono pompierare - in un anno di secca gravissima, in cui le foreste hanno già cominciato ad arrostire (è inverno, cazzo); gemellini che nascono in due isole diverse, perchè negli ospedali non ci sono condizioni - e riescono a fartela passare per una storia folkloristica.

Ma un sanpietrino, invece di continuare ad aspettare el Rei D.Sebastião?

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