Monday, March 18, 2013

saudades di mamma

Sono passate meno di 24 ore dall'ultimo bacio che mi ha dato laD. prima di andare a nanna.
E un po' più di 12 dal bacio che le ho dato io, quando ancora dormiva, prima di fuggire al mio castigo.

E sto morendo di nostalgia.
E mi si è sciolto il cuore sentendola al telefono, a dirmi che sono bella perchè la amo e a  rimproverarmi che potevo andare anche io a mangiare la lasagna di mia suocera, che la tiene là per almeno 10 gg, fine settimana esclusi, visto che le ferie di Pasqua qui ne durano 15.

"Tesoro mio, sono uscita tardi e sono andata a dare un bacino a V. che non lo vedevo da tanto tempo"....in realtà non era troppo tardi, ma domani devo svegliarmi prestissimo perché ho tanto lavoro che voglio sbrigare prima che sia troppo tardi e tu torni da me...e sei tanto lontana e poi tua nonna mi farebbe la predica se mi mettessi ad andare in treno quando la notte è già profonda.

Le cose che le ho detto e non le ho detto. Non perchè non gliele volessi dire, ma perchè volevo che fosse lei a parlare. È vero, voglio tutto per me, ma le mie orecchie avevano sete di voce di bimba. 
Solo ieri pensavo che forse stare un po' senza la piccola sarebbe stato almeno riposante e avrei potuto anche dedicarmi un po' a me stessa, al mio blog, alla mia ceretta.

Poi arrampicandomi su per la strada dalla metro a casa mia, ho pensato che mi manca da far male. Che come faccio a staccarmi da lei per 15 giorni e lasciarla in Italia "da sola"?
Che...come fa mia mamma? Cosa sente di preciso? Sarà che brucia così tanto anche a lei?
- Perchè non mi ha aiutato a tornare quando è stato il momento giusto? -
Probabilmente non smetterà mai di pensare che ha fatto il bene di tutti e io non posso che fingere di considerare un tabù quello che sento, per non ferire la sensibilità di nessuno. Possibile che la mia mutter sappia di essersi sbagliata ma visto che non si piange sul latte versato e allora perchè ammettere un errore?

Il sogno di qualche notte fa era bello e luminoso.
Con la mia J. ancora incinta, spingevamo la mia macchina, rimasta di nuovo in panne. Non so bene se era il mio boguinhas português o la mia hobbit milleviaggi targata FE. 
Ce la ridevamo, come facciamo spesso insieme. Mi dava consigli utili su come gestire un trasloco internazionale, inclusi pelosa e pennuti, perchè finalmente con Sérge avevamo deciso di venire/andare/tornare in Italia. Per starci.
Sistemata la macchina sul ciglio della strada, mi trovavo a risalire la Moraes Soares con laD., uno dei nostri percorsi verso la nostra vecchia casa in affitto, vicino al cimitero di São João.

La sua mano nella mia, la luce era calda e gialla. Sembrava che un leggero pulviscolo la stesse rifrangendo in varie direzioni. Guardavo i palazzi alti e pensavo alla nostalgia che avrei provato andandomene.

Quando si è partiti, pieni di fiducia solo nell'amore non si torna mai più come si era. Forse perché la nostra fede prima o poi sarà infranta, forse perchè partendo abbiamo tradito qualcuno.

Ho avuto bisogno di lei per riacquistare la voglia.

Salivamo su per la calçada e le chiedevo se si ricordava dove avremmo dovuto girare per trovare la nostra casa. Sorridendo indicava il cammino giusto.

Ogni tanto mi dice che le piaceva di più la casa vecchia, forse perchè era più raccolta, non c'erano tante porte, sembrava di stare sempre tutti nella stessa stanza e la mamma ci metteva poco a pulirla.
Manca anche a me.
Ogni giorno mi pento un po' di aver chiesto alla banca di comprarmi la casa. Schiava a vita.

Ci fermavamo solo un po' prima di tornare (solo a vedere?) e ci stendevamo in un parchetto lì vicino.
La piccola si sdoppiava, avevo di fianco a me laD. di ora e sulla mia pancia unaD. bebè.
Giocavamo insieme, tutte e tre. E ridevamo tanto. Non importa chi sono diventata, né come, né dove.

La mia fede ha solo cambiato il suo centro. Ma ancora ci sono delle cose che devo imparare a leggere.

Vivendo qui, ho dovuto smussare vari lati della mia italianità e della mia spigolosità, ma il piangere di saudades, sui se e sui ma, sui fiumi di latte che sgorgano per strada e si fermano a imputridire in tutti i buchi del selciato, è una prerogativa di questo popolo e io ci sguazzo.
Forse avrei solo bisogno di quel"hai ragione", non per orgoglio, ma per avere la certezza di non essere caduta lontano dall'albero anche se, fisicamente, lo sono.

O forse sono io che sono solo una mamma morbosa.



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