Alla fine le cose non sono andate esattamente come avevo sperato e il 28 dicembre, tre settimane e un giorno fa, sei dovuta venire al mondo.
Taglio cesareo d'urgenza, il tempo di fare il digiuno, legata alle macchine che ti controllavano. Dall'ultimo esame, invece di crescere, avevi perso peso.
Alle 21:15 sentivo il tuo primo piangere, sembrava quello di un gattino svegliato d'improvviso, mentre mi strattonavano quell'utero che dicevano ormai di carta: "Meno male, signora, che la sua bimba sia dovuta nascere oggi".
Cerco di essere felice, pensando che probabilmente ci hai salvato la vita da una rottura improvvisa.
Passavi poi da me e andavi in una stanzetta dove ti avrebbero soppesato:1740gr di bimba, qualcuno in più e saresti potuta rimanere con me, abbracciate, pelle su pelle. Meno della metà dei tuoi fratelli.
Qualche bacino di mamma, mentre mi cucivano, con i polsi legati al lettino. Poi ti hanno portato in neonatologia, dove sei rimasta durante 11 giorni.
Quando finalmente sono riuscita a stare in piedi e ti ho potuta raggiungere, ho avuto paura di non essere abbastanza forte per aspettare e vedere quelle guancine riempirsi.
Eri così scavata in viso che non sembravi una bimba, ma una vecchietta consumata e in miniatura. Poi ho imparato che saresti cresciuta, ho imparato a tirare il latte (che grazie a tuo fratello forse non era nemmeno mai andato via), ho imparato a dartelo dal seno in mezzo a tutti quei cavi e macchine e bip-bip, su quelle sedie scomode, strette tra quei lettini di bimbi che non possono stare con la loro mamma appena nascono.
Ho imparato ad accettare che qualcun altro decidesse cosa fosse meglio per te e quei cazzo di biberon, che spero tanto smettano di piacerti.
Ho imparato a sentirmi fortunata, ascoltando le altre mamme, nonostante non sapessi dove battere la testa, non sapessi dormire, né stare sveglia.
Sono stati giorni tremendi, in cui avrei voluto rubarti per poter stare in un posto tranquillo, insieme, lontano da lì.
Portarti via da quella lotta di genitori cuordileone e dei loro leoncini in miniatura, a cui continuo a pensare sperando che qualcosa di me e di buono possa arrivare loro e che possano cominciare a vivere presto fuori dall'ospedale.
Portarti lontana da tutti quegli aghi e quelle luci che non ti lasciavano stare.
Portarti via da quella bimba che ti dormiva accanto e piangeva sempre, più di tutti gli altri, nata cicciottella e sanissima la notte di Natale ma che nessuno ha voluto né mai visitato, sola e inconsolabile. Spero che trovi una famiglia che la ami.
Anche se la Treccani non mi dà ragione, andare via dall'ospedale e lasciarti ancora là è stato un altro parto nel senso iberico di partir: dividere, andarsene. Sono partita da te, ci hanno divise di nuovo, la seconda volta dopo la tua nascita, la terza che mi sono sentita così, se conto anche quella di tua sorella.
Ho cercato di resistere in ospedale, trascorrendovi una notte in più, senza riposare, partindo-me dove stanno le mamme con i loro bimbi; dove solo qualche tempo fa, per qualche giorno sono stata con tuo fratello, felice. La migliore delle nascite che mi sono toccate da quando sono mamma, a cui mi appigliavo per cercare nella mente qualche pensiero buono da mettere nel latte che spremevo da sola, nella stanza.
Santo latte che é iniziato a scorrere, solo quando mi sono portata in camera il tuo profumo selvatico di placenta e stelle, appiccicato alla camicia da notte.
Quel profumo che ancora oggi cerco tra i tuoi capelli, perché non mi é bastato annusarti per così poco, robbabbuona di madre natura che ormai é sfumata, tra i bagnetti e i profumi delle infermiere, alcune dei tesori, altre da rogo (che hanno buttato via il colostro!). E tua madre, quella degenerata, cercava di non farsi sgamare da tutte quelle donne in camice verde, mentre evitava di lavarti la testina, fonte di tutto quel ben di dio.
Tuo papà non ha mai passato una mezzanotte di Capodanno con tante ragazze tutte insieme in vita sua, a pensarci bene. Gli unici masculi della festa erano gli altri papà, qualcuno con gli occhi lucidi, a sperare nel nuovo anno.
Quando l'8.01 ti hanno dimesso ormai il braccialetto con il numero 29900 che ci ha identificato quando sei nata era andato perso, tutte le cullette che hai cambiato potrei giocarle al lotto. È rimasto solo il mio.
Ce ne hanno fatti altri due, fake, per farci uscire insieme. Tutto é stato diverso.
Per ironia della sorte, questo tuo braccialettino falso potrebbe essere l'unico dei tre che non perdo per casa.
Lunedì scorso ho disfatto l'albero di Natale con Iago, mentre dormivi.
È stata la cosa più natalizia che abbia fatto quest'anno. Mi è venuto da piangere. Sentivo come se mi avessero rubato qualcosa, che ve lo avessero rubato a voi tre. Il prossimo anno andrà meglio, saremo più sereni e potremo goderci gli uni con gli altri. Non farò più le coccole a un pancione mio, ma sarò libera di stare con voi senza corse al pronto soccorso, senza visite ed esami estenuanti, senza paura.
Senza più pensare che avrei dovuto riposarmi prima, esigere di essere lasciata in pace, non aspettare tanto per farmi mettere a casa da lavorare con altri due piccoli da tenere da conto.
Che palle quest'oroscopo che ti costringe a recriminare tanto su te stessa. Mi raccomando, sei arrivata in questa vita con un segno di terra come il mio, ma tu fai la brava: non diventare come me.
Domani compirai le famose 40 settimane di gestazione. Maledetti ormoni che mi chiedono di fare questo piccolo lutto per quello che non é stato. Il buttar fuori é già una cura.
Stiamo bene, siamo a casa e questo é tutto.


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