Saturday, July 7, 2018

La maglietta rossa

Ministro Salvini,

Nemmeno io ho una maglietta rossa da mettere oggi.

Sono in ferie e l'unica che ho è da lavare, perché puzza di sardina alla brace. Stamattina però, per caso, abbiamo vestito così la nostra ultima nata, qui, nella foto, a poppata finita. 


Il mio figlio di mezzo ha ora un anno in più rispetto al piccolo Aylan, naufragato nel settembre del 2015, con la sua maglietta rossa. 
La mia più grande è grande abbastanza che, fossimo nati su un'altra sponda del Mediterraneo, probabilmente sarebbe ben appetibile per i trafficanti.

Ho controllato nelle valigie, non abbiamo altre magliette rosse, nonostante io sia di quella che una volta si chiamava sinistra, nonostante qui a casa siano praticamente tutti benfichisti (ebbene sì, sono pure una di quelle che ha lasciato l'Italia, ma ti dico: anche solo se emigri per amore, come ho fatto io, ci vuole coraggio. Immagina chi scappa da una guerra o da un'altra catastrofe. Immagina).
In realtà, tuttavia, la questione non è tanto se trovi una maglietta rossa tra le tue camicie verdi, rossobrune, o chiare che metti ultimamente per darti quel tono di serietà che non hai, viste le tue sparate quotidiane. 


Ma prova a infilare una maglietta rossa ai tuoi di figli, pensando che, se dovessero naufragare, sarebbero più facili da individuare, nel blu del mare. Sentilo. Prova a non avvertire un tappo alla trachea, per un momento.


Prova a pensare, cinque minuti, che l'unico modo di fermare il traffico è creare un passaggio sicuro.
Prova a pensare, cinque minuti, che non abbiamo nessun merito. Niente, a parte la fortuna, ci ha fatto nascere su questa sponda.

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