Chissà cosa ricorderai, Cice, di questo tempo senza orizzonte, in cui siamo state insieme, senza poterne più, a volte, l'una dell'altra.
Chissà cosa ricorderò io, scappata spesso tra i miei pennelli e i miei messaggi alla vita adulta. Ti chiedo scusa, ma é stato per non sentirmi troppa sola, qui dentro, nei miei pensieri pesanti. Ti chiedo scusa, Cice, per questa mia talvolta assente presenza, come chiedo scusa ai tuoi due compari.
Chissà che sarà, della sensazione sulla pelle dei nostri abbracci. Se la sentirai forte, per sempre e se saprai che ti proteggerà, nel modo che Dumbledore spiega a Harry.
Fiera di te, di come mi hai lasciato andare, dei tuoi sorrisi a scuola. Della tua indipendenza; della fine, in questo mese di marzo, in tutto e per tutto, del nostro allattamento. Fine senza lacrime: almeno tue, zero. Le mie, poche, solo di nascosto, confuse in mezzo alle tante altre, spese per altre ragioni, che gli ultimi tempi sono stati davvero un po' amari.
La chiamo fine, perché non sei più capace di togliermi latte, anche se ogni tanto ti piace tornare ad accostarti a queste che "as tuas tettés são o meu amor". Ogni tanto le cerchi, per bisogno di tenerezza. E va tutto bene.
Sono fiera di questa cura, lavoro (pur d'amore), invisibile ai più.
Come se chi per lavoro fa ciò che ama (per conto terzi o no), normalmente non venisse pagato e, quindi, riconosciuto. Per quanto incredibile, il lavoro che ho svolto lo ha riconosciuto più lo Stato che talune persone.
Spero che. Spero. Spero di essere stata all'altezza e di continuare ad esserlo.

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