Monday, February 15, 2010

‘Iamme e moltiplicateci – o delle Rincorrenze

Ricorrono le ricorrenze. Si rincorrono e mi rincoglioniscono.
Lunedì di Carnevale. Oggi e domani le scuole e gli asili del subcontinente portoghese sono chiuse.

“Ma perché chiudono?” “Non lo so. Gli ci piace fare la festa a scuola il venerdì (giorno chiaramente festaiolo secondo la tradiscion giudaico-cristofora)”.

Così i genitori si ritrovano con lo scherzo di dover piazzare il proprio figlio da qualche parte, se per caso tocca loro di dover lavorare.
Santo Suoceràme: il mio virgulto é già dalla nonna paterna a sbaffarsi la sua sopinhaaaah.

Indi seggo, cercando di attirare l’attenzione di chi deve ancora arrivare a casa. Speravo, penso, in una cenetta romantica, magari fuori, ma il conto corrente sembra una fiumara d’estate.

Eurosiccità.

Magari in casa. Ma:
- non si fece la spesa;
- ci sono troppi avanzi di pasta scotta con pesto rinsecchito, dal mezzogiorno, mai oserei.
- C’é il pão d’alho del LIDL da scongelare;
- c’é un vino spagnolo con tappo frangibile da stappare, se ci riesci.

Provaci ancora.

Il mio abbigliamento da fêmme fatal comprato dal cinese é ricoperto da felpa vecchia come la mia gravidanza e da pantaloni vecchi come il mio erasmus, con accessorio foro anulare sulla chiappa sinistra. Giusto per mostrare un po’ di cellulitica grazia.

Sembro un Mag-num, come dicono i tughi, non per l’appetibilità.
Per la forma.


Crash.

Quella piccola vacca nera e pelosa e baffuta della Sufi ha rotto il piatto Ikea (servizio da 6 meno 4) che ospitava il pão d’alho.
E dopo la ramanzina viene a chieder perdono. Calda come il pane. Pelosa come una gatta.

Ricorrono, rincorrono, rincoglioniscono le ricorrenze.
Piove.
Il sabato passato, più passato di quello scorso, festeggiammo i 4 della Du, invitando tutti i bambini dei nostri amici. Gli amici bambini.
E persone care di cui non penso di avere mai raccontato.

K* e J*, portoghesi, hanno due bimbe: A* e S*, 4 e 3 anni. Ci vuole molto coraggio e molto amore per farne una appresso all’altra.

L* é colombiana, con il primo volo é fuggita da NY quando un giorno si é affacciata alla finestra di casa sua é ha visto crollare le due torri. É arrivata qui e ha avuto C*, ricciolo di 3 anni. Ora sta con N*.

A* é arrivata con P*, hanno la biondina K*, 2 anni, e stavano per conoscere D*. E questa é una storia triste, ma il sorriso non tace sulla bocca dei presenti ed é questo che deve importare.

L* portotedesca, ha una bimba di 7/8 anni, M* e il suo papà prestato durante tutto il mese, tranne i week-end dispari, si chiama A*, viene dall’Argentina e parla quasi tutte le lingue europee.

M* é mia cognata, sta con T* e la loro bimba S*, che va per i 5, é una copia caffelatte della mia Du.

Anche S* e R* sono di matrice locale, ma hanno vissuto in Olanda fino ai 20 anni circa, ora dividono un tetto e i loro bimbi avuti con altro papà e altra mamma, L* & L*, 3 e 2. Altri coraggiosi.

E poi ci sono E* e J*, che sono stati genitori 6 giorni dopo di me, ma B* nemmeno sembra dello stesso raccolto, molto più piccina della mia.
Questi genitori hanno un età media di 32, 33 anni.

E poi ci sono la F* e P*, mesi, che mi sembra conoscere da quasi sempre.

Qualcuno di loro aspetta un nuovo virgulto di 4 mm.

Penso ad altre persone che mi mancano tanto. E domando loro se la smetteranno di farmi sentire diversa entro i 33. Jesus. Che non é una diversità da stigma, ma so vorrei vedere e abbracciare e baciare le pance delle mie amiche. Ho nostalgia, saudade - che é diverso - della mia. Vorrei tanto avere una nuova pancia e un nuovo amore piccolino di cui covare le cellule a moltiplicarsi...Tic, tac, tic, tac. Tic.

Tic. Tic. Tic. Piove. Governo ladro. Everywhere.

Il governo portoghese dedica l’Orçamento de Estado AKA Finanziaria a tante belle cose. Vedi il nuovo sussidio ai neonati. 200 intoccabili bellissimi Eipos per ogni nuovo nato per cui lo Stato si prende la briga di aprire un conto in banca. I soldini si trasformeranno in 200 euri (+ interessi...di chi lo vediamo subiterrimo) toccabili al 18º compleanno. Un bel prestito a 18 anni per le banche in crisi.

***

Si consumarono le cene, e si fa subito notte.

E si fa freddo di nuovo in queste case poco coibentate che tanto vale fumarsi una sigaretta con la fenetre aperta intanto che si compone.
E mi s-compongo di nuovo, aspettando il sonno che stava quasi arrivando.
Si scrive lo stesso, perché domani é già tardi per poterlo fare.

Poi quella vecchia storia delle porte semichiuse, o attraverso la cui serratura filtra qualche luce, a tratti, con l’ombra della polvere che fluttua sospesa e fa strani disegni come minuscole farfalle senz’ali. Non si vola, é solo la spinta delle correnti cir-convenzionali.

Secondo me tra qualche tempo sarò di nuovo a spasso, senza potermela spassare.

Nel posacenere, la sigaretta fatta dalla mano di Sérgio crepita umidità e le mie ossa le fanno eco nell'antro del bacino.

La vita, con quasi trent’anni, trenta euro in conto corrente e il trenta del mese é ancora lontano, la vita, contenuta in part-time in queste case fredde, ammuffite, con i pavimenti decrepiti porta a rimandare ciò che altrove si rimanda lo stesso.

Penso a mia madre, che andava a comprarmi(ci) le tutine da neonato, per sentirsi fare domande dalla commessa stralunata, che non sapeva decidere se la giovanile signora sull’orlo dei sessanta sarebbe stata mamma o nonna.

Giovane Italia senza mamme ventenni.

Giovinezza sgualcita e riciclata in ronde di quartiere per occupare i disoccupati.

Mi guardo in foto e vedo una signora della mia età. Chi non la conosce non ci crede. Cazzo, “una Signora”. Io ci credo eccome, anche troppo, guarda le rughe...mica bella. Ma, alla fine, va benissimo così.

L’unica pena é sapere di non potermi moltiplicare, e allo stesso tempo, dividermi tra le storie che corrono in parallelo. Mondi che ruotano attorno a assi paralleli. E non dire tutto quel che mi viene in mente, quando mi viene in mente, al destinatario che mi viene in mente.
Ho regalato una piccola bicicletta rosa alla mia piccola bambina rosa. Sì, é entrata in una profonda fase rosa, più profonda e rosa della profonda fase rosa di Picasso.

Mi sentivo molto ferraresamente orgogliosa dando ordini al biciclaro del megastour. “Il sellino così, il manubrio cosà, le ruotine pomì...per favore”.

Penso che un giorno dovrò star vicino a chi sono lontana. A chi mi ha insegnato la bicicletta e mi ci ha portato tante volte.
A chi mi ha preso sul sellino, sul portapacchi, sul cannone e sul manubrio. O solo per mano.

Non so ancora scegliere dove andare e stare. “Mi offrono un carico di responsabilità”. Ho accettato, sottoscritto; volevo la bicicletta e pedalo, con amore perché ho imparato così e senza casco perché son cresciuta senza.

Non so mai se é troppo presto o troppo tardi. Per via del “presto”, il “meglio tardi che mai” non regge.

Voglio una casa, una macchina per le emergenze (già, la Seat ’93 è partita senza una destinazione, senza noi a bordo), una scuola e un lavoro come (d)io comando e commando; un campo di pomodori e un albero di pesche; la salute dei miei - che la mia non importa (é solo immaginazione) – e tutti i miei vicini. Aspetto il duemiladodici per vedere il nord magnetico cambiare rotta, scardinare gli assi di rotazione e ridurre le mie distanze prima del mio giro-vita (che anche tutta questa ciccia rubiconda é ipocondria), un fratellinosorellina; mio fratello correre da me (e ho detto correre, sia chiaro).

Voglio visitare un isola e mangiarne i frutti che odorano di sole e del sale sulla riva respirare il sapore.

Però vedi, ogni tanto, per caso, ci si legge a sussurrare, suggerire una preghiera laica anche se appassionata.

Che se non si dice mica “padre” ma solo “papà” (alle volte), é meglio.
Ah...e auguri papà, venerdì era anche il tuo compleanno.
E adesso sì, vado a letto. Che io non comando ancora. Nemmeno dio.

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