Wednesday, June 13, 2012

a rumbo perdido

"Volando vengo, volando voy
Deprisa deprisa
A rumbo perdido"

Eccomi di ritorno a Lisbona:
con le sue Jacarandás,
con la sua luce fantastica,
con le sue salite e discese per ciottolati scivolosi,
i suoi autobus diretti verso quartieri dai nomi di dubbio gusto (la Picheleira, come dire 'la Nerchiera'),
la gente che sputa per terra,
la metro che puzza di etilico in questa mattina di Sant'Antonio da Lisboa e di Padova, Patrono dei Bagordi di qui.

Vado.
Destino > lá, dove sulla porta recita il cartello:

LE ANIME DEVONO RESTARE FUORI
(meglio se legate al guinzaglio e con museruola)

Ma con tanti traslochi, la mia (anima) ho imparato a ripiegarla per benino, ed entra clandestina.

...e dicevano che il lavoro rende liberi.
Qualcuno ci crede ancora.


Non sono ancora le 8.30 - tante cose a sobbollire, quasi pronte.

Vedo passare persone vestite da Segurança pubblica.
Penso meccanicamente che sono lì per transennare qualche palazzo terremotato.
Poi mi dico che son scema e che dovrei svegliarmi e che ora non abito più lì.

Poi mi dico che non sono scema, probabilmente devono transennare lo stesso l'edificio, tanto qui cade sempre tutto...non serve mica chiamare in causa i geofisici.
Basta un muratore.

Il terremoto. 
Che paura che mi ha fatto quando non ero lì, senza saper misurare cosa fosse successo.

E come mi ha fatto sentire una bestiola quando, quasi senza capire, appena appena fuori dal sonno, mi son rigirata nel letto e ritrovata a proteggere il mio cucciolo.

Com'é strano pensare che l'ultima persona che ho abbracciato forte e silenziosamente é stata una mamma di Renazzo, sfollata al Grattacielo con 3 figli.

Probabilmente avevo più bisogno io di abbracciare lei che non il contrario. 
Forse per scusarmi per non aver potuto fare.
E di essermi anche data il lusso delle ferie e di portare un paio di bottiglie per brindare un po' insieme.

Ripenso a quando ho detto che l'unica cosa positiva era vedere in giro per Ferrara dei bei pompieri aitanti. Una persona con acuti attacchi di frivolezza.

Ora quando mi chiedono "di dove sei?" posso tranquillamente evitare di veder cadere ogni tipo di coordinata geografica negli occhi vuoti della mia audience.
Adesso mi basta dire che sono di dove c'é (stato?) il terremoto. O meglio, di lì vicino.
Come ho detto ieri sera, tardissimo, al tassista che ci ha portato a casa dall'aeroporto.

Ho scoperto che voglio laicamente, prosaicamente e paganamente bene al mio campanile.

Mi dispiace non avervi stritolato come si deve prima di andar via di nuovo...Ma ci vediamo domani.



No comments: