Tornare a scuola era, in fin dei conti, sempre bello. A scuola mi divertivo: studiare mi é sempre stato facile, ero la secchiona simpatica che si impegnava per far passare anche gli altri.
Con alcuni distinguo per non scivolare nel buonismo o nello scurdammoce 'o passato, volevo un gran bene ai miei compagni e sentivo che anche loro ne volevano a me. Ricordo ancora delle bacinelle di lacrime che ho versato insieme all'E., l'ultimo giorno di 5ª superiore.
Ieri la signorina è tornata a scuola, apriti cielo.
Approfitto del sonno mattutino dei masculi, per aggiornare l'etere con i miei appunti serali degli ultimi giorni. Avere il computer disponibile ed averlo da sola è cosa rara di 'sti tempi.
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Mercoledì, 10 settembre
L'ultima luna dell'estate è entrata oggi nella sua fase calante e tra cinque giorni inzia un nuovo anno per la scuola pubblica portoghese. Visto che di matite e penne ce ne sono abbastanza in casa, tutto sommato il materiale scolastico da comprare si circoscrive ai vari repellenti e shampoo antipidocchi (e qualche testa d'aglio d'ordinanza contro vampiri e malocchi).
La piccola non dorme ancora nella stanza accanto, la sento tintinnare i suoi campanellini appesi alla cavigliera che le hanno regalato mentre eravamo in campeggio.
Note to self: Mai più in campeggio con un bambino tanto piccolo, per di più con una virosi intestinale. (Ci sarà ancora un bambino tanto piccolo nella mia vita?)
L'infante impannolato mi dorme accanto, girato sul fianco, in barba all'ultima corrente di pensiero che vorrebbe che i bebè dormano a pancia in sù, un braccio così e uno cosà, la testina pomì.
Con Dunia usavo metodi contenitivi per mantenerla nella posizione canonica, che otto anni fa consisteva esattamente in quella adottata ora da Iago, che di cilindri costrittivi e coperte a mò di fascia non ne vuole sapere. Lei invece adorava sentirsi sicura, abbracciata.
Che due tipi! Continuo a credere che tutto dipenda dal trattamento estremamente diverso che hanno avuto durante le prime ore di vita extrauterina. Dunia, senza ragione allontanata da me per quasi 15 ore, obbligata senza necessità a nutrirsi al biberon. Iago, immediatamente tra mie braccia, subito dopo la sutura.
La gatta, scaldandomi la pianta dei piedi, alterna la vigilia al dormiveglia, ancora con il collarino che mister le ha comprato, caso si fosse persa mentre eravamo in vacanza. Non le abbiamo ancora tolto il sonaglio (che credo fermamente conduca i felini alla pazzia) così, per il momento, abbiamo due signorine a tintinnare per casa.
Insomma. Bam! Ho ancora tre mesi di maternità ultrasottopagata ma ciao estate. Ieri buttavo giù i miei piani per la stagione, qui e là. Ed ora, finito tutto.
Mi trovo ad incazzarmi perché tante persone vicine danno per scontato che io mi comporti in un certo modo, che tre settimane in Italia mi bastino e poi, via a far quello e quell'altro.
Quando avrei potuto decidere diversamente: tre mesi in Italì e vaffanculo.
La parola magica é: decidere.
Sono io stessa a darmi per scontata, a stare nella mia posizione, alternando il mio grembiulino da massaia al mio contrattino di lavoro (uh, vero...rinnovato...per un altro periodo a termine).
Mi resta il rimpianto per aver fatto quello che gli altri, compagno e nonne in promo luogo, si aspettavano che facessi. Senza pensare bene a quello che io volessi e decidere di conseguenza.
Cazzo, Anna, da quanto tempo aspettavi un occasione così? Per poter capire effettivamente com'è il quotidiano della vita che hai lasciato. E per poi poter decidere di nuovo, cosa è effettivamente meglio per te.
Certo è che se fossi rimasta tre mesi, col cavolo che bastavano i fiori di Bach per rimettermi sull'aereo.
Tutto sommato è un patto tacito che facciamo in primo luogo con noi stessi, quello che ci fa stare al "nostro" posto. Tutti i cazzo di giorni.
Geograficamente, questo è un posto degno solo quando si sta in ferie, godendo l'uno dell'altro, stando insieme. Ora che sono terminate, aiuto (per non esclamare ancora "cazzo!!").
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Sabato, 13 settembre
Iago ha ancora solo pochissimi dei tanti capelli con cui è sbucato fuori da me. Sul cume della testa ne avrà al massimo una decina che si notano ormai solo al tatto, ben più lunghi degli altri che stanno crescendo forti, ma comunque biondicci.
Come tutti i giorni siamo passati davanti alla scuola di Dunia. Era ieri che la sono andata a prendere l'ultimo giorno dall'a.s. 2013-2014.
Il futuro, prima di avvenire, sembra sempre così lontano. Invece.
Quando Dunia è nata pensavo: "C'è tempo. Nel 2012 andrà a scuola; io avrò 32 anni." C'é tempo, mi ripetevo.
Nel 2012 c'è stato il terremoto a Ferrara; Dunia ha visto le montagne, quelle vere, per la prima volta; la mia amica T. ha conosciuto i miei amici di sempre. Che altro?
Il 2012 è ormai passato da un pezzo.
Ho persino vividi ricordi di quanto nel passato ho immaginato essere il futuro. Di particolari mai verificatisi. Di una Dunia con le treccine, seduta a disegnare con me, alla tavola illuminata dai finestroni della sala della nostra prima casa, a Monte Abraão. Dei suoi piedini a penzoloni, dondolanti da una sedia che probabilmente non é mai esistita.
Avrò tra i milioni di foto che ho scattato alla piccina, un'immagine reale dei suoi piedini a penzoloni? Me lo domando ora, che non sono più piedini (porta il 34!) e che non penzolano più.
E d'altro canto ora con Iago rivivo momenti, di lei piccina, con me.
Perchè certi ricordi, capaci di riempirci il cuore di panna e nutella, non sono sempre vividi e a portata di mano? Come se invece di essere sul desktop del nostro cervello, fossero stati infilati per una svista in una cartella smarrita, mimetizzata a sua volta, tra altre sottocartelle senza nome?
A volte sul desktop abbiamo cose davvero ridondanti, poco interessanti e inutili. Abbiamo sicuramente la spazzatura, che di rado svuotiamo.
Tutto questo turbinio di files sparsi e trovabili solo con la ricerca avanzata, nonostante la nostra mania di frazionare il tempo in ordinate ore, settimane, anni, mi fa cercare di stringere a me ogni istante, con morbosa e insana forza, con l'assurdo risultato di avere già nostalgia di qualcosa che non è ancora finito.
Sono ancora a casa con il piccolo formaggio profumello, ma temo già il momento del distacco, a dicembre.
...è un po' come la ritrita storiella della sabbia, che più saldamente la stringi nel pugno, più rapidamente ti fugge dalle mani.
Il male oscuro di cui soffro sono vari, in realtà. Curatemi. Ditemi che sarà bellissimo tornare a lavorare, quando mi sto arrovellando il cervello per cercare di non farlo.
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Praia da Vieirinha, Porto Côvo, Portugal - 7 Settembre 2014, al tramonto.
Forse perchè, mai come ora, sono stata coscente della tua fine.
Un estate escatologica, tanto per fare la secchiona.

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