Thursday, April 23, 2020

Aprile intimo ventoso

Inquò l'é San Zórz.

Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli altri allergeni della maternità.

Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.

Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, Micha, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.


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