Quando ero piccola e stavo da mia nonna materna, in via Bagaro, la seguivo giù in laboratorio, dove lavorava pelli e pellicce. Ogni tanto faceva anche dei vestiti, soprattutto per me.
Mi piaceva tanto vederla lavorare, come ci sapeva fare con le sue clienti in rossetto rosso e décolleté; mi piaceva scorrere le mie dita piccole sugli scampoli e per le spagnolette, ma soprattutto adoravo giocare con la scatola dei bottoni.
Spesso l'accompagnavo nei suoi giri per mercerie. "La" Merceria di Ferrara, Pesaro.
Quando ci andavo con mia nonna, piani di spagnolette e bottoni mi guardavano impilati da scaffali che alla mia statura di bambina sembravano infiniti.
L'ultima volta che ci entrai, vari anni prima che si trasferisse sotto i portici del Duomo, con Dunia piccolina, mi fece ancora quell'effetto, ancora un enorme incanto.
Ieri sono stata nel nuovo negozio, ora piccino, io no e da un pezzo.
Iago ha bisogno di rattoppare il giubbino e sua nonna non si tira mai indietro.
Mi sono ricordata di queste cose, di mia nonna, di questi bottoni e queste farfalle.

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