Wednesday, February 4, 2009

frustratio tremens



Da domenica, dopo aver mandato il di lei genero e la di lui suocera a sposarsi insieme, ho solo freddo. 
Dopotutto i surgelati non sentono.
Mi acclimato con un Borba tinto, aspetto che la sua di lui suocera torni dal suo ultimo piovoso giro prima di prender l'aereo e che il suo di lei genero si alzi nel profumo della torta che ho preparato per la mia pulcina sempre meno implume, che domani, in assenza di nonna, se ne torna all'asilo, a soffiare tardiva ma per diritto sulla sua candelina #3.
Mentre mi scongelo e comincio a ri-sentire, mi immagino gatto: mi mangio la mia pesante coda fatta di coscienza troppo lunga, troppo grossa e ostinatamente inutile. 
Occhei, mi hanno limato le unghie ma, per benino, mi sono fatta affilare  i denti dalla solitudine e dalle gocce che riempiono i miei vasi. Senza tormentarmi troppo mi continuo a chiedere perché il mio sentimento di figlitudine e donnitudine debbano sempre aggirarsi nella categoria della frustrazione,  dove "occhei, vado bene acsí" è impronunciabile.  Continuo a sentire (con le orecchie) che gli oggetti (si, sono oggetti, in questo caso) di tali sentimenti vedono La Vittima nella figlia e donna (o tonna?), colei la quale non accetta critiche da nisún.
Surgelatemi di nuovo, prima che continui a scrivere ste tiritere stracciacazzo.
(...)
yes, almeno la Dudú si è svegliata, overdosi di bacini renderanno il processo di ricongelazione non necessario...anche perché il cibo ricongelato fa cagare.


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