The leaving's easy*
L'estate a Lisbona sa di triste e di noia.
Di selciati bianchi seccati troppo in fretta,
non fosse per gli umani per la via,
che sul secco ci sputano sopra.
Scatarrano come fosse gennaio.
Sa di piscio di cane e di gatto,
di escrementi di piccione,
di antropo-cacca.
Succhi gastrici abbandonati.
I vecchi che, sul cornicione della vetrina di un Apu-minimercato, si fanno di birra e pane,
affettato su un tagliere di cartone, raccolto chissà dove.
I vecchi ai giardinetti pubblici che spendono la pensione giocando a tresette.
Le loro mogli che osservano i nipoti dalle panchine, negli stessi giardini,
pieni di frammenti di vetro, dei loro mariti e altra umanità
inchiodata a smaltire il caldo e la sbornia.
Mamme troppo giovani.
Sorrisi veraci senza troppi denti.
Jeans troppo stretti che avvolgono cosce e culi troppo strabordanti.
Gino-salami.
Spazzatura che vola altissima quando arriva il vento dall'Atlantico,
che se viene un nubifragio le fogne son tappate.
E si allaga tutto e la merda galleggia.
Mi chiedono tipiaceviverequi?
Anyone?
Ma sono critica. Ergo cattiva.
*Leggere le avvertenze:
Il caldo torrido e l'idiozia provocano incazzature sovraumane.
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