Nella sala delle infermiere c'era un grande tabellone bianco.
Ogni riga riportava la stanza, il letto, il nome della mamma, la data di nascita del bebè. Nell'ultima colonna erano tutte M o F. Tranne in corrispondenza del mio nome. C'era scritto: "Prem".
Quando lo notai mi venne ancora e ancora da piangere.
Andavo spesso in quella sala, almeno tre volte ogni tre ore: per andare a prendere i kit sterilizzati per il pompaggio del latte, per portare il latte pompato affinché lo mettessero in frigo, per andarlo a riprendere e portarlo in neonatologia, quel reparto che, con il terzo taglio traverso, mi sembrava così lontano in quel labirinto. Ma, tutto sommato, correvo. Tranne la prima giornata, che mi portarono in sedia a rotelle.
In neonatologia c'eri tu.
Magra-magra. Piccina-picciò. Con i cavi che ti penzolavano, con luci e suoni che mi spaventavano e quegli aghi che almeno ogni 24ore ti pungevano e tu piangevi come un gattino.
I quattro giorni che sono stata ricoverata io, ancora oggi mi sembrano un mese. Quando ti ho lasciata là, per guadagnare un po'di sonno e mi sono buttata sotto la doccia mi sono sentita morire. Ti sentivo ancora qui dentro.
Gli 11 giorni che sei stata ricoverata tu sono anche stati nulla, rispetto a quello che è toccato alle tue prime amiche. Già, eravate quasi tutte bimbe.
Andavo spesso in quella sala, almeno tre volte ogni tre ore: per andare a prendere i kit sterilizzati per il pompaggio del latte, per portare il latte pompato affinché lo mettessero in frigo, per andarlo a riprendere e portarlo in neonatologia, quel reparto che, con il terzo taglio traverso, mi sembrava così lontano in quel labirinto. Ma, tutto sommato, correvo. Tranne la prima giornata, che mi portarono in sedia a rotelle.
In neonatologia c'eri tu.
Magra-magra. Piccina-picciò. Con i cavi che ti penzolavano, con luci e suoni che mi spaventavano e quegli aghi che almeno ogni 24ore ti pungevano e tu piangevi come un gattino.
I quattro giorni che sono stata ricoverata io, ancora oggi mi sembrano un mese. Quando ti ho lasciata là, per guadagnare un po'di sonno e mi sono buttata sotto la doccia mi sono sentita morire. Ti sentivo ancora qui dentro.
Gli 11 giorni che sei stata ricoverata tu sono anche stati nulla, rispetto a quello che è toccato alle tue prime amiche. Già, eravate quasi tutte bimbe.
"Prem" era questo.
Un anno fa, qualche giorno prima di sapere che probabilmente saresti nata prima, ricorreva la giornata internazionale del prematuro. Avevo scelto di non farci troppo caso. Mi aveva però colpito quella storia, dei bambini guerrieri.
<<"Guerriero" uh, ok. Dai però poi quando esci, hai guadagnato peso, sei a posto, no?>> Mi dicevo.
Un anno fa, qualche giorno prima di sapere che probabilmente saresti nata prima, ricorreva la giornata internazionale del prematuro. Avevo scelto di non farci troppo caso. Mi aveva però colpito quella storia, dei bambini guerrieri.
<<"Guerriero" uh, ok. Dai però poi quando esci, hai guadagnato peso, sei a posto, no?>> Mi dicevo.
No.
Ora so che non è così. I prematuri continuano a lottare, non è facile iniziare a vivere prima del tempo. Quando siamo uscite dall'ospedale, uscivamo di casa solo per tornare dal medico, durante tanto tempo.
A volte nascere "prem" rappresenta un trauma, talvolta qualcosa non sarà mai a posto davvero.
Così si continua, guerriera, la lotta.
Ora so che non è così. I prematuri continuano a lottare, non è facile iniziare a vivere prima del tempo. Quando siamo uscite dall'ospedale, uscivamo di casa solo per tornare dal medico, durante tanto tempo.
A volte nascere "prem" rappresenta un trauma, talvolta qualcosa non sarà mai a posto davvero.
Così si continua, guerriera, la lotta.
Nell'ultima foto, un pannolino di quando sei uscita dall'ospedale e un pannolino di oggi.



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