Lo so, mi mancava l'alloro in testa.
Però non crediate che fossi andata combinata così.
Avevo un vestito arancione, sotto il ginocchio, comprato con Micha in una boutique mezzo frikkettona di Bologna: Freak-a-Fashion, come mi urlavano dietro i punkabbestia, soprattutto quando non li cacavo di striscio.
Micha, il 18/07/2005, era già a Jena. Mi venne a trovare a Lisbona, e dopo un anno non poté più tornare. Da allora lo porto dentro.
Il vestito, rovinato anni più tardi e per sempre dalla stessa persona che si era scordata della mia corona. Stiratrice testarda, mia madre.
20 anni fa di mattina mi sono laureata, inceppandomi nel discorso infinite volte, impreparatissima all'audience.
La mia relatrice, Prof L, mi aveva avvertito su tantissime cose, su chi non si tira mai su la mattina, su chi ci fa sempre aspettare.
Credo che avesse capito che ero incinta.
Mi aveva redarguito su tutto, ma non mi aveva detto di recitare mille volte quella tesi da sola, prima della discussione: forse puntava tutto sul fatto che lavoravo in radio. Pure io contavo sulle mie risorse, sulla mia capacità argomentativa, sulle cose che avevo già fatto, detto, scritto. Quella tesi era la mia, anche se ne avrei scritto un'altra senz'altro più interessante per quella persona nella foto, non avesse cambiato destinazione.
"Anna ormai é stata tanto tempo fuori e in paesi diversi che non sa più parlare in italiano" o qualcosa così, disse la Prof L alla commissione un po' per difendermi, un po' per chiuderla lì. Sob.
Vabbé. Sfangata comunque con il punteggio massimo che mi sarebbe potuto spettare quel giorno, 20 anni fa, di mattina.
Poi, a nome di tutty, la mia amica F mi ha portato nel bagno della biblioteca di via Azzo Gardino, per il rituale.
Mi ha dato un suo vecchio pigiama verde, la cosa più carina tra le vergognose che avesse trovato. L'hanno toccata piano per davvero, le mie persone. Hanno preparato tutto sapendo che ero incinta. Non avrei potuto leccare salami, spargermi il corpo e i capelli di polpi accoppati di fresco, mettere in mutanda manco morta che secondo me un po' di panciotto già si intuiva. Ho visto tante cose fatte a persone mentre si cantava loro "dott. del buco del cul", che ussignur. Non so se le ho mai ringraziate abbastanza, della pietà. (Dell'amore.)
Avrei voluto gridarlo, quel giorno, che avevo altro da festeggiare.
Quel corpicino che mi nuotava dentro, io, lo avevo già abbracciato da mo, anche se avevo perso la sua prima foto del 12 c.m., probabilmente nel parcheggio del GAD. L'ho cercata e ricercata sotto ogni macchina.
Volevo gridarlo, ma sentivo che qualcosa mi tirava verso una discrezione che non é mai stata mia.
Ieri, quel corpicino, forte, fuori e lontano da me, si è seduto davanti alla prof G di Storia M e ha preso 27. L'ultimo esame prima delle vacanze. Stesso ateneo.
Ho rivisto le foto di 20 anni fa, ieri, i due pulcini piccoli. Alice é ora nell'estate in cui quel corpicino in me si trovava, quando ho scoperto di essere incinta di Iago, il 19/07/2013.
Da alcune foto si capiscono tante cose, se guardi bene.
Ad esempio, mio papà aveva gli occhiali da sole all'ombra. Mia mamma no, anche se è fotofobica. Potrei parlare ore, di cosa ho visto ieri. Non è più la discrezione che mi tiene.
Qui ho appunto il pigiama di F, la mia zia Vanda di fianco che legge con me le amorose coglionate che la mia famiglia per scelta aveva scritto per me, sul mio poster appeso in facoltà, che confido essere ancora da qualche parte qui in casa. Io e le mie persone eravamo felici.
Zia Vanda non c'è più, come Micha, come alcune parti di me che non sono loro.
Avrei potuto prevederla, questa amputazione lenta ma senza anestesia.
La prof L me lo aveva detto, ma io volevo credere a tutto e non avevo il senno del poi.
É per me sempre più raro scrivere: quella cosa che le mie persone dicono che ero così brava a fare. Anche se comincio con il passato remoto, il passato prossimo riaffiora sempre arrogante, fiero delle sue radici. Correggere a ritroso: una forzatura.
Scrivere solo per non perderci la mano.
Buffo esprimerlo con questo cliché: mi obbliga a risentire le mie parti perse, come le avverte chi si ritrova monco, senza preavviso, quando viene la sera.
Ma non é che se le senti le recuperi. Sentirle fa solo male.
Preferisco fare foto (e osservarle per benino), ballare, disegnare, leggere un libro con i pulcini, prima di dormire.
Dormire.
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