Oggi. Inizio ufficiale della escolinha, solo per un paio d'ore, anche se con me, anche se ieri ti eri già premurata di ciucciare quasi tutti i ciuccietti dei compagni, vaccinandoti così per domani.
Oggi, dopo lo sciopero della fame e contemporanea pulizia della sala, messi in atto da te, capricornina formichina, mentre gli altri bambini cicaleggiavano tra pere e panini, abbiamo affrontato le scale fino al "recreio" e Iago non ha perso l'occasione di venirti a guidare alla scoperta del giardino, attraverso i suoi occhi, che ormai arriva con le manine ai cachi appesi ai rami più bassi dell'albero! Il petto gonfio come un tacchino; come un fratellone di mezzo, ti ha fatto sfilare senza posa davanti alla finestra della sua aula. Che invidia i suoi amichetti...
Stamattina a colazione mi aveva pure ricordato tutte le sue preoccupazioni: "e já pensaste em como vai adormecer sem as tuas maminhas? E se o P. lhe bater? Eu vou protegê-la*, mamma!". Però oggi siamo rimaste pochino, che tanta ansia non ci serviva.
Anzi l'ansia ce l'avevi tu, preoccupata di lasciare Iago a scuola, invece di portarlo a casa con noi.
Bimba grande che sei. Con i tuoi 8 denti. Il 7 e l'8 spuntati di sotto nelle ultimissime settimane. E ti chiami ICE, o CICE, con la C italiana.
Orgogliosa di te. E di tutte le pagine che abbiamo già girato insieme.
Come quella volta, il mese scorso, che abbiamo finito di scriverne una lunga un anno, io ho chiuso una porta dietro di me e ho pianto fino a casa.
Tante cose che si mescolano qui dentro. L'idea stupida che non avrai più bisogno di me in certi modi e sensi e so che mi mancherà. L'idea luminosa che ce la facciamo e le cose le superiamo, insieme.
Pronte alla prossima. Io, te. Tutti.
(Ah, oggi non ho pianto.)
*"E hai pensato a come farà a dormire senza le tue tette? E se P. la picchia? Io la proteggo, ..."

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