Sunday, December 31, 2006

executed after prime time - Saddam and I

Ce l'hanno fatta sotto il naso.

I bambini sono già andati a letto. I grandi stanno ancora a guardare la tv. Perché non fare 100% di share a reti unificate? Giusto in tempo per interrompere la rituale programmazione post-natalizia post-prime time post-guerra e irrompere con la morte dell'ultimo dittatore dichiarato. Giusto in tempo per riempire i quotidiani del giorno dopo e i settimanali del sabato mattina. L'ultimo, l'unico evento del 2006. Per finire l'anno in bellezza.

In america ovviamente.

Ho conosciuto Saddam quando avevo quasi undici anni, Gulf Word War I, Bush dinasty. In vacanza al mare con i miei, salivo e scendevo le scale di legno di quella bella casetta di villeggiatura, in una delle più cementificate delle riviere del nord-est, corrucciata a pensare al signor Cocciolone e famiglia, pensando al terrorismo di mio padre che diceva "potrebbe anche scoppiare la guerra con l'Italia e io dovrei partire". Ovviamente erano tutte palle ma io ci credevo e mi corrucciavo ancora di più.
Poi ho visto la sua statua cadere dentro la televisione del mio salotto compartito in vicolo Bolognetti a Bologna, e scrivevo e scrivevo e protestavo e protestavo...vivevo di birra e carciofi......


Hanno palestinizzato l'Iraq.

Ho saputo che la notte anteriore era stato trovato, liberato dal suo nascondiglio un po' come era stato liberato tutto l'Iraq, seduta in una bodeguilla nei dintorni di Finisterre, seduta a mangiare un panino con la tortilla, con Silvia e tre portoghesi. Capivo Silvia, Telegalicia e la mia tortilla; non capivo una mazza di quello che dicevano loro.

Poi l'hanno processato, solo per quei crimini che non avrebbero compromesso i dottor Stranamore a stelle e strisce. Una corte di fantocci e burattini. Il diritto lasciato al più forte. Intanto la Palestina é stata irachizzata.

Oggi facevo la doccia con mia figlia seduta a guardarmi dal seggiolone, ascoltando radio Europa-Lisboa, poche ma selezionate notizie e programmazione jazz-funky. Di notte trasmettono in francese e ancora si sente dissertare della finale dei mondiali. Stavo ballando le mie celluliti per divertire la mia piccola e la sua fastidiosa varicella...e zac. Ecco la notizia.

Giustizia fatta sul e del nostro quotidiano.

Un morto nel cui nome saranno fatti altri morti, manco fosse Gesù. Sempre che morto sia davvero.

Altre stragi e altra tv. Buona notte e buon anno. Ho steso la mia piccola di fianco al suo bambolotto nuovo, magari stanotte ci lascerà amarci. La vecchia poltrona di velluto marrone puzza di muffa, la parete della sala sotto la finestra continua imperterrita a trasudare negra umidità.

Dunia piange di nuovo, vedremo tutti insieme un film, sotto una coperta, fino ad addormentarci.

Wednesday, December 27, 2006

Merry "Ismi"

Natale. Mistica della famiglia.

Non smetto di vedere nella mia piccola un gesú bambino da adorare e non smetto di credere nella religione, in tutte, come una narrazione dell'uomo, degli uomini, sull'uomo e gli uomini.

Invece di cercare ció che le altre storie hanno di buono da dare e da dire, ci accaniamo a cercarvi il male, l'errore, la svista, imponendo la veritá della nostra favola.

Quando ce lo ordina il lunario, esteriorizziamo la festività attraverso il consumo: vedo dal mio 5º piano il cassonetto pieno di spazzatura, carta colorata che nessuno riciclerà mai.

Leggo su carta grigia da riciclare di donne obbligate a metter via il loro velo in Europa, come se i preti non potessero andare in giro con le loro tuniche, in difesa della laicità dello Stato.

Sulla stassa carta leggo del primo deputato musulmano nominato al Congresso americano che ha scandalizzato la politica americana annunciando di prestare giuramento sul suo proprio testo sacro: Corano vs. Bibbia.

Dalla laicitá al laicismo

Dal cristianesimo al cristianismo

le braccia della società si fanno sempre piú corte, rigide, gelide; le maglie della libertá individuale si restringono. Se in questo mondo non ci possiamo stare tutti fisicamente perché mai dovremo starci idealmente.


La narrazione umana si impoverisce. Piccoli e grassi, ciechi come talpe. Chiusi in galleria ad aspettare che un deus ex machina qualsiasi, meglio se vestito di rosso e carico di laici regali ci venga a illudere un altro pochino, che ci racconti che siamo ancora vivi e che non siamo proprio alla frutta, sotto un mare di lucine colorate che si accendono e spengono.

In attesa dell'ultimo mortifero e letale black out.

Propositi

"Para ser grande sê inteiro: nada teu exagera ou exclui

Sê todo em cada coisa

Põe quanto és no minimo que fazes.

Assim em cada lago a lua toda brilha

porque alta viva"

(Ricardo Reis)

"Per essere grande sii intero, non esagerare né escludere niente di tuo / sii tutto in ogni cosa / metti quanto sei nel minimo che fai / così in ogni lago tutta la luna brilla /perché alta viva"

Monday, December 4, 2006

...camminare

Il mondo può anche fare realmente schifo, ma godo nell'insegnare alla mia piccola a camminarci sopra. A calpestarlo inconsciamente. Tic. Tac. Passetto. Passetti.

Oggi la pulcina ha compiuto dieci mesi e ormai appartiene piú a questo mondo che a me e alla mia pancia dove era sempre estate.

I panni da sistemare mi faranno d'aperitivo. Metto su un po' di musica per coprire il rumore snervante che proviene dalla sala macchine degli ascensori, per me sempre vuoti.

Attese snervanti.

Ore che diventano giorni e mesi, mi volto indietro senza trovarli. Scomparsi in calendari e agende vuote. Non c'é tempo di scrivere il vissuto e il da vivere. Solo ora mi sforzo, annotando dentini, parole, visite.

Mi sento congelata.
Mi sento vivere sotto una stroboscobica. O tempo quebra-se.

Il tempo si rompe: fa curve, acellera, rallenta. Non si ferma. Lo vedo sulla mie pelle, ma non lo vedo su quella dei miei amici. Potrei dire che sono passati mille anni o solo un piccolo giorno piovoso da quando ho visto l'ultima volta il mio migliore amico. Quando piove la saudade mi distrugge. Lo rivedrò e ci vorremo sempre bene uguale. Ad ogni ritorno, in ogni casa. Un abbraccio e, come sempre, ci sembrerà di non esserci mai mutilati.

Concentro tutto il calore su pochi corpi, uno piccolino che ora dorme, l'altro che non arriva mai.

Ma che freddo! Accendo la stufa e vado a letto.


Comments:


Re: ...camminare
Mo ciao patata!!!
Complimenti per il nome del blog e spero che tu lo abbia creato perchè finalmente hai 5 minuti di tempo per te e ste piccolezze dei blog e del mondo del'internet.
Bacio
Cioce
Cioce | 12/12/2006, 08:03


Re: ...camminare
Ma ciao Anita! Che bellissima sorpresa saperti inglobata nel mondo blog. Sono davvero felice di leggere le tue parole, i tuoi pensieri, ciò che ti passa in quella tua meravigliosa testolina!!
Tranquilla stela mia tutto scorre, vedrai che la svolta arriverà, dovrai solo stare pronta ad accorgertene. Un abbraccio forte...quei tre giorni ad Ericeira sono nel mio cuore!
meija | 10/12/2006, 22:12


Re: ...camminare
carissimo tesoro, le bruttezze del mondo non ci danno mai tregua...però il calore umano può davvero farci sentire vivi e tu con la tua piccolina dai tanta forza a tutti...sei un esempio di generazione della vita che a volte è si meravigliosa!!...e per quanto riguarda la lontananza quella è solo fisica, perchè i cuori sinceri sempre sono vicini...
Eleonora | 04/12/2006, 18:29

Friday, December 1, 2006

Baby boomers' babies and boms

Volete la pensione. Volete che lo stato sociale che ha dato da vivere ai vostri genitori, le ultime sarte e modiste, gli ultimi fabbri e calzolai, gli ultimi fattorini che da piccoli vi portavano il latte fresco sulla soglia di casa in bottiglie di trasparente vuoto a rendere, sia il bastone della vostra vecchiaia. E cosí sia.

Beata generazione del vuoto a fondo perduto.


Per vostra fortuna qualche spicciolo in cassa c’è ancora e chi vi inietterà insulina non sarà volontario coatto e chi vi salverà il culo dalle piaghe riuscirà a tornare a casa con qualcosa in tasca, anche se poco.

Soli, nel vero senso della parola, non morirete. Sempre che abbiate pagato le tasse.


Ci avete detto che la vostra generazione non ha avuto niente, che siete cresciuti nella povertà, che siamo stati noi a nascere nell’epoca giusta. E via a rinfacciarcelo ad ogni occasione.

Ma guardate fuori dalle finestre, poi guardatevi bene allo specchio e riflettete, merda!

Avevate aria da respirare, acqua da bere, prati su cui correre e far crescere alberi carichi di frutta. Avevate pagine bianche da scrivere, democrazie giovani da educare, modi di vivere da inventare. La salute e la felicità erano a vostra disposizione, equilíbrio dei blocchi dipendendo. Siete diventati depressi e obesi, diabetici e tachicardici e ci avete educato ad essere come voi. Ipocondriaci fin da poppanti, ma con piú sogni. Voli pindarici destinati a sfracellarsi tra le montagne di Atlantide. “Vincerete l’Oscar, il Pulitzer e il Nobel”. Tutti Uomini e Morti.


Ci avete detto che il mondo di oggi é una merda, e come i vostri padri, piegati dalle dittature e con i piedi per sempre rovinati da anni di scarponi militari, avete dato la colpa ai coetanei dei vostri figli.

Cernobyl si é aperta sulle nostre teste che eravamo ancora bambini, che cazzo volete da noi? Nessuno ha inquinato e smerdato il pianeta più di voi, che ancora rimpiangete quella bottiglia di latte che riportavate alla bottega il pomeriggio, dopo la scuola, ma adesso non riuscite a vivere senza appoggiare i vostri corpi su un motore privato, tappati in un abitacolo vuoto. Solo il vostro ombelico a farvi compagnia.


Diciamocelo, l’unica libertà per cui qualcuno di voi ha veramente combattuto e resistito è stata quella sessuale. “Papa, mamma, papà, voglio scopare con chi mi va!!”.

E adesso vi ritrovate a rimpinzarvi di pastigline blu per cercare di salvare il matrimonio dalla siccità degli affetti, dalla mancanza di parole e tempo, dall’amante insoddisfatta per gli stessi merdosi motivi.


Ora gli anni ‘80 (e ‘90) sono finiti, l’AIDS non (ci) fa piú (tanta) paura e si lega sempre di più alle fasce piú povere della popolazione, “gli zingari, i negri”.

Ora della nostra libertà sessuale nessuno osa dire piú nulla. Destinati ad essere considerati ragazze-madri fino ai 40 anni e ragazzi-padri fino ai 45. Maledizione. Stato Sociale? Fare un figlio a 25 anni oggi é una delle cose piú rivoluzionarie che si possano fare. Senza che lo Stato ci mandi nessun assegno mensile, a desiderare l'indipendenza totale dai propri genitori e a leggere risultati di ricerche scientifiche che sostengono che il genere umano si é già scavato la sua fossa e che la riempirà tra più o meno un secolo. E con un pensiero entratomi nell’anticamera del cervello, sgomitando perché voleva attenzione, che continua a lacerarmi dentro: “con po’ di fortuna mia figlia sará giá morta”. Quando vorresti non ti fosse mai venuta in mente una cosa del genere. Non appartiene all’universo del Naturale e della Vita. Il senso di colpa mi morde dentro, non riesco nemmeno a scegliere cosa pensare.

La mia speranza si fa sempre più disperata ma continuo a immaginare di poter inventare qualcosa. Vorrei fare di piú ma sto cercando lavoro.


Tra di voi, la prima generazione di donne e uomini di cultura, o almeno di alfabeti, di ingegneri, accademici, quanti hanno protestato contro l’usa-e-getta, contro la meccanizzazione degli intelletti, la plastificazione della vita sociale, il cervello a prestazione di servizio?

Tutti i figli di operai sono potuti diventare dottori, ma non avete evitato che tutti questi dottori diventassero addetti alla pressa della promozione pubblicitaria, del porta-a-porta, del telemarketing, del bip-bip del lettore a infrarossi della cassa del centro commerciale.

Fare l’univerisità significa investire denaro nell’illusione (eterogena) di poter un giorno comandare altri a noi sottoposti, nemmeno immaginando di arrivare al termine dei propri studi di successo a dover eludere la povertà vendendo cateteri per telefono.


Ma continuate a dirci che non ci dobbiamo preoccupare, che un giorno Qualcuno ci noterà e faremo carriera. E se qualcuno viene fatto fuori quando ci va di protestare, beh, vi dispiace per la famiglia, ma in fondo se l’é andata a cercare.


Avevate una pace che sin dalla vostra nascita é stata fatta crescere nella paura. Per questo era una pace finta, fallace, fittizia, piena di male. La guerra è stata fredda solo nel vostro Occidente Boreale che oggi nemmeno esiste piú. Per questo era vostro. Io non l’ho nemmeno conosciuto. La mia memoria politica inizia con un muro che cade dentro la TV.

La guerra degli altri faceva caldo, caldissimo. Ma eravate tanto chiusi da quel muro a est e dal Mediterraneo a sud, quel mare che ancora pensavate cosí grande (piú grande dell’Atlantico), che la vostra pace sebbene paurosa, non vi pareva malata, la vostra libertà vi sembrava protetta e durevole.

Il Mal d’Asia, d’Africa, di LatinoAmerica li avete conosciuti insieme a noi, e adesso siamo tutti in incubazione. H5N1 si confonde tante volte quando vado al supermercato alla ricerca della pappetta contro il cagone da dare a mia figlia, HN25.

Piatto forte del menu?

La paura é diventata terrore e lasciate che lo curino con altre guerre e altro male. Mentre lasciate confondere il dominio territoriale ed economico con l’identità culturale ed etnica, la vostra e-freedom é venduta al prezzo del barile. Oil is not for Food (is for your suv). E se qualche giornalista viene fatto fuori durante la prestazione di servizio, beh, vi dispiace per la famiglia, ma in fondo se l’é andata a cercare.


Non so se aspettarmi davvero nuove guerre per il controllo delle nuove Cernobyl iraniane e nordcoreane o se é tutto un grande spot elettorale, come sempre. Quando avrò diritto al voto fatemi uno squillo, può darsi che voti in bianco.

Vorrei fare qualcosa. Ma sto cercando un lavoro. Qualcosa per vivere e da Vivere.

Vorrei misurare in metri cubi il cemento che mi circonda nell’arco di un Km, qui, Suburbia P-2745, a due circoscrizioni dalla circoscrizione con la densità abitativa più alta d’Europa, nel regno della privatizzazione mobile, formichine vestite da cicale, in auto nuove prese a rate, che tornano in appartamenti nuovi presi a rate. Le case della capitale, sfitte, cadono a pezzi. La periferia si fa megalopoli. ULTRAURBIS et NIHILORBIS. Ma non riesco a dire amen.

Cerco di impermeabilizzare il mio quotidiano digerendolo come mi sembra lo digeriscano tutti gli altri ma, al termine della giornata, anche se mi sono rifiutata di appiccicarmi sugli occhi le lenti a contatto della tv, sporcarmi le dita con l’inchiostro delle brutte notizie e isolata dal male come avete fatto voi per anni, sento che qualcosa non va giù, che per quanto mi lavi continuo ad essere sporca, che la língua mi brucia in bocca, che mi friggono le mani. Sento le terminazioni nervose andare oltre il tangibile, il sensibile, il visibile. Sento che c’é qualcosa che non va.

Devo inventare qualcosa.

Comments:


Re: Baby boomers’ babies & bombs
Ciao Anna (und Little Anna Und Anno) finalmente una boccata di sano Ninismo rabbioso estremista propriamnete tu ! Solo questione di tempo che ti reinventi un tuo nuovo mondo.
Cmq Berlusconi la settimana scorsa è stao male oggi Pinochet ha avuto un infarto..nn si possono + ignorare simili segni divini!
Filo | 03/12/2006, 13:22


Re: Baby boomers’ babies & bombs
queta poi...vedi cosa mi costringi a fare? a fare amicizia con le ICT! brava tessssoro, scrivi che ti fa bene, mi mancavano i tuoi pensieri non stoo
W il flusso di incoscienza!
SILVIA | 01/12/2006, 08:42


Re: Baby boomers’ babies & bombs
E te lo auguro!!!
In più ci rendono difficile acquistare una posizione, una qualunque, perchè la fame di soldi, comodità e potere non li lascia andare in pensione .... non gli fa crescere quella responsabilità popolare, che dovrebbe indurli a LASCIARCI IL POSTO, farci lavorare e crescere. Noi generazione di milleuristi, anestetizzati alle emozioni, scarichi di iniziativa, bramosi di esperienze... incapaci di rinunce!
Ciao ANNA un bacio alla bimba, io sono diventato ZiO
anarcoelogo | 01/12/2006, 00:29

L'i-Dea che respira

«The time has come, the Walrus said. Perhaps things will get worse and then better. Perhaps there's a small god up in heaven readying herself for us. Another world is not only possible; she's on her way. Maybe many of us won't greet her, but on a quiet day, if I listen very carefully, I can hear her breathing.» (Arundhati Roy)