"Tinha muttas sadades tuas cando na tavass. E tu?"
"Também tinha saudades tuas, Cice".
"Tinhas sadades minhas? Então dá-me as minhas sadadess tuas. Dá-me."
Poesie.
"Tinha muttas sadades tuas cando na tavass. E tu?"
"Também tinha saudades tuas, Cice".
"Tinhas sadades minhas? Então dá-me as minhas sadadess tuas. Dá-me."
Poesie.
"mmm, tão boa a tetté"
"Ahi sim?...e sabe a que?"
"Sabe a
massa 🍝, a dando 🍓, aaalivas 🫒...."
"Le tue cose preferite insomma..."
"Ssim, e boloooo... 🍰"
"Bolo de unicórnio 🦄?"
"... não, bolo 🍰 de maçã 🍎"
Qui solo roba genuina.
Appunti: notabili frasi della Cice dell'ultima settimana.
- vês? Eu martilho a mãe.
( = Eu partilho com a mãe, io condivido con la mamma, cibo, pastelli, quel che l'é.... "io martello la mamma", però, come confessione sulla sua densa caparbietà ci stava pure.)
- Cice, non venire qui che sei senza calze e qui fa freddo.
- mas agora eu vou no teu colo e ali faz quente (ma adesso io ti vengo in braccio e lì c'è caldo)
Riassunto:
Martella la mamma finché è calda.
(Vabbè, leggetela un po' come vi pare sta roba.)
Ma voi come fate?
Voi che sapete tutto.
Che non inciampate mai.
Che non avete mai una paura, né un pelo fuori posto.
Che sapete dire cosa farete domani, quest'anno, i prossimi dieci.
Come vi riesce?
Non riesco a chiudere gli occhi.
Non il cuore.
Nemmeno una pagina, neanche un pensiero.
La mia mailbox attuale risale più o meno al 2009.
Ricordo di averla creata nel periodo in cui cercavo una casa qui a Lisbona, per me e la piccola Du.
Avevo bisogno di un nickname facile da comunicare al telefono a persone che non parlano la mia lingua, piena di doppie.
Non poteva esserci il mio nome: "Annnna com 2 Ns; Rossi, como o Valentino Rossi", mi identifico di solito al telefono, ringraziando la popolarità del motociclista, che Vasco non lo conoscono.
Il mio nome è esotico, nella terra dei Silva.
Le email che utilizzavo prima e il loro contenuto: tutto perduto per sempre, credo.
Dopo 12 anni di bassa manutenzione, la mailbox accusa un certo gonfiore. Così mi sono data alle pulizie, Bollettini del lavoro in varie lingue e di vari paesi, mailing list di Greenpeace e Amnesty International, pubblicità di servizi sottoscritti e di offerte di spese online che ogni tanto faccio. Un miliardo di email mai aperte: ciaone in bulk.
Poi ho girato la mailbox al contrario, e sono andata a pescare nel giardino delle antichità della vita pre-social, nascosto da un fitto bosco di fatture dell'elettricità e dell'acqua, estratti conto, contratti di vario tipo, email di quando mi portavo a casa il lavoro perché anche se qualcunə è malatə, show must go on.
Tante email, serie e non, di colleghə: alcunə li porto nel cuore, di altrə non ricordo la faccia.
Foto di bimbə appena natə ora grandicellə, ma comunque più giovani di Dúnia. Inviti a festicciole di compleanno di bimbə coetaneə a lei, figlə di amiche ed amici che per la maggior parte non sono più insieme. Foto di altre coppie, i cui elementi, ora separati, sono molto più felici di allora.
Reportage fotografici in anteprima.
Email di amiche e amici, con cose tanto intime che nessunə sognerebbe scrivere di commento a un post sui social, intimità con tante parole che magari cacceresti in un messaggio vocale privato, se non ti tremasse la voce.
Poi tante foto di Dúnia piccola piccola...questa forse, è la prima, dove appare anche lei, di pochissimi millimetri, scattata dalla mia @sarazappy a Spina, nel luglio del 2005.
E un po', se ve lo raccontassi senza scriverlo, mi tremerebbe la voce.
❤️
...e Iago che dice che sono uguale ad allora.
Gli occhi dell'amore.
Devo raccontare di un sogno di mare.
Vivevamo in questo appartamento da un due o tre anni, tra la fine del 2013 o il 2014: ero incinta di Iago o forse era nato da poco. La mia seconda maternità, quando ho sognato che cercavo di nuovo casa: la nostra ultima casa.
Vedevamo tanti villini, tante casette, alcune visibilmente fatiscenti, altre molto belle ma che comunque mi inquietavano. C'era sempre qualcosa di minaccioso in loro. Una luce diagonale le avvolgeva. Gracchiare di corvi. Siepi di un colore strano, che identificavo con un verde scuro che non mi tranquillizzava, come invece di solito fa il verde tenero dei luoghi piovosi, dei luoghi di montagna, dove di mio, da sveglia, andrei a vivere.
Poi, nel sogno, arrivavamo. Finisterre. Fisterra per gli amici, Minha Terra Galega.
C'era una casa, non era bellissima, muri esterni in pietra e legno grigio.
Ci saranno sicuramente dei lavori da fare, pensavo. Ma aveva il giardino. Poi era lì, a strapiombo sull'Oceano. Non mi importavano le nuvole plumbee che la avvolgevano. Cielo Gris de Galicia.
Io mi sporgevo, guardavo in giù, verso il mare. Dentro il mare. Non soffrivo le vertigini che mi prendono nella realtà.
La vastità dell'acqua era lì sotto che gorgogliava di rabbia, spumava di allegria, mi spruzzava di vita.
Era in burrasca. Era in tempesta. E in quella tempesta trovavo una calma, una tranquillità che mi faceva dire che finalmente avevo trovato casa, una casa per me e con cui mi identificavo. Mi bastava che fosse lì. A strapiombo su quel mare che mi parlava a modo suo.
La tua sveglia delle 7, quella che ti dà un po' di respiro mentre la gioventù dorme, ti alzi in automatico e la spegni, tanto c'è quella delle 8.
Torni sui tuoi quattro passi scalzi, piombi nuovamente
Quella delle 8, boh, sarà suonata?
Qualcosa ti desta dal sonno alle 8.57.
Lei si sta mettendo giacca e mascherina, lui sta terminando le abluzioni. Sei in tempo per preparare una borraccia, controllare la merenda e recuperare gli occhiali di lui.
Spero di continuare a meritarmeli questi tesori 💖💚.
Sei scesa dal letto buttandoti avanti e non più di culetto e hai esclamato: "mon pés tão gande!" (os meus pés estão grandes: i miei piedi sono grandi), come se i nanetti ti fossero venuti a tirare stanotte e ti fossi accorta stamattina della tua nuova misura, che da un giorno imprecisato di quest'anno, ha superato la tavola e che io sento crescere negli incastri del mio corpo, quando ci accoccoliamo per dormire.
E a me sembra che le tacche del tempo scorrano sempre più veloci, se le guardo da questo perno di lancette che è essere la vostra mamma.
Frullo.
Ieri sera:
"mãe, esta foi a primeira música que a Alice ouviu?"
"no, Iago, questa é stata la prima musica che ho ascoltato io. Era il mio carillon di quando io ero bebé."
"ah, então deve ter, p'ai...uma centena de anos, não?".
- - -
Erano anni che non lo sentivo suonare. Lui lo ha messo a posto.
Il suo suono non so bene dove mi abbia portato. Ricordi vaghi di quel che sappiamo essere state, occhi di bebé uguali ai loro occhi.
- Cice, la mamma ha bisogno di dormire un attimino, vieni a dormire con me? Solo un pochino...
- no vamos uaua (non usciamo)?
- prima facciamo una nanna piccolina che ho tanto mal di testa? Dai....
- Cice dà Fufu (ti do un bacino).
E me lo dà, piazzato sulla fronte.
Ora mi tocca la droga: chi glielo dice che i suoi baci non vincono la tuona della mamma?
In questi giorni raccontavo ai miei della situazione ormai drammatica (é inutile che ci giri intorno) che si vive in Portogallo, pandemicamente parlando. Più di 1 portoghese su 100 ha il covid. Mio papà insiste che devo rimettermi a scrivere. Così eccomi qui.
Credo sia stato proprio nella calza della Befana, qui sconosciuta, che ho trovato il primo dei bollettini della DGS (alias ISS, funzione più, funzione meno) a riportare il superamento dei 10mila nuovi casi registrati in 24 ore.
In Portogallo siamo poco più di 10milioni.
Da quel giorno, escluso un paio di bollettini, tra i 5mila e i 7mila casi (nel primo fine settimana seguente), siamo sempre largamente sopra i 10mila nuovi casi al giorno, sfiorando gli 11, mentre gli specialisti ritengono che difficilmente sorpasseremo questa quota, perché la capacità massima di processamento dei test é stata raggiunta.
Ciononostante, siamo ormai al vertice mondiale quanto a nuovi casi/popolazione/giorno (1º posto) e quanto a morti/popolazione/giorno (4º posto), che ormai superano i 150 (166 qualche giorno fa: in proporzione, come se fossero un migliaio in Italia).
Oggi provavo a rispondere alla domanda di un'amica, probabilmente retorica perché vive qui ed è molto più sveglia di me, ma queste sfide non riesco a non raccoglierle, anche perché così ve lo racconto per bene.
"Come ci siamo arrivati?"
Per varie ragioni:
- Il relax delle vacanze estive, fin dentro l'autunno.
In estate i numeri si erano fatti piccoli, come un po' dappertutto nel nostro continente. Ottimismo. Pure io ci ho creduto un po', anche rimproverandomi, a momenti, per la mia rigidezza. La prima ondata era stata anche clemente con i portoghesi: se da un lato sembrava di poter contare su un'organizzazione capillare, dall'altro le temperature a marzo erano già molto amene. Le case non avevano più bisogno del riscaldamento che non c'è e che continua a mancare ora, in questo inverno più freddo dei soliti. Non ho mai sentito di tanta gente con la polmonite come da quando vivo qui.
Torniamo alla fine dell'estate. Ottimismo, dicevo.
A settembre, tuttavia, la Temido, ministra della salute, non sapeva ancora dire quale fosse il limite di criticità degli ospedali, come da foto in calce. Le scuole (senza alcuna misurazione della febbre, senza mascherine dai 10 anni in giù, con le stesse classi pollaio, gli stessi banchi doppi e problemi strutturali di sempre) sono iniziate mantenendo invariati i procedimenti di isolamento e tracciamento rispetto alla prima fase post-lockdown, allentandoli eventualmente nel corso delle settimane e accorciando le quarantene (comunque come da direttive OMS).
Test tempestivi, tracciamento e isolamento di tutti i possibili casi, anche asintomatici, a rigor di logica, il tutto é stato molto parziale. Ammesso e non concesso che si metta una classe in isolamento dopo un caso positivo (in classe di mia figlia ce n'erano due ma solo alcuni alunni sono stati mandati a casa), chi é in isolamento profilattico viene testato solo se sintomatico. Magari l'alunno resta asintomatico però contagia i genitori o i fratelli, che intanto possono continuare la loro vidinha, perché altrimenti il paese si fermerebbe (così mi dissero). E intanto il virus continua ad andare in giro. Gran prevenzione.
Ora é saltato tutto. Il presidente della Repubblica aveva detto che il paese non avrebbe sopportato un altro lockdown. Infatti non può. In quelle parole, sento ora chiamata in causa quella che una mia amica illustratrice e antropologa, Giulia Cavallo, ha definito benissimo come "resa diffusa alla sofferenza", una resa che io trovo quasi agonistica da parte di questo popolo orgoglioso che sono i portoghesi.
Ora questa resa mi angoscia, come mi angoscerebbe il suo contrario, la rivolta diffusa, anche se ci sarebbero tutti gli argomenti. Le elezioni presidenziali di questo fine settimana potranno rappresentare un'occasione di rivolta nel segreto dell'urna. Quanta gente voterà il Presidente uscente per cercare di non dare la possibilità all'estrema destra di Ventura, negazionista, di arrivare al ballottaggio? Si é fatto abbastanza per prevenire il disastro economico (e politico)?
Relativamente al disastro sanitario, come denunciato dall'ordine dei Medici, un piano per l'inverno non è stato scritto per tempo e onestamente ignoro a questo punto se ad oggi sia stato ultimato o se stiamo ormai navigando a vista.
Naufragando a vista, di fatto.
I tre disastri vanno di pari passo. Forse quello politico avanza solo nell'ombra, per il momento.
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| Arroios, il mio quartiere |
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| 21.09.2020 |
- Il relax mediatico.
Su quanto al punto sopra, ho avvertito la totale mancanza investigazione e lavoro di inchiesta, tipica già del giornalismo postmoderno, di quello social non ne parliamo. Ma, santi numi, non si può lasciare dire a una ministra che le cose che dovrebbe sapere "tintin por tintin" non le sa, senza inchiodarla, almeno un po', alla croce mediatica delle sue responsabilità. Questa mancanza da parte della stampa é ancora peggio della mancanza ministeriale: il cane da guardia é morto, sepolto e fa la rivolta nella tomba.
Il clickbait e i titoloni, del resto, hanno fatto sì che il pubblico di cittadini si abituasse tranquillo a numeri (assoluti) crescenti, ma sempre comunque inferiori a quelli di lá fora, degli altri paesi. Ci siamo seduti calmi a consumare in una fittizia comfort zone. Ripeto: siamo poco più di 10milioni, basta fare i conti.
Ora si continua a parlare di Serviço Nacional de Saúde al limite, ma é una fake news. Il limite é stato oltrepassato da giorni.
Il fatto che, almeno fino ad ottobre, quando sono stati apertamente dichiarati negazionisti e colpevoli di disinformazione, gruppi come i médicos pela verdade (medici per la verità, eh già!) abbiano avuto una certa presa sul pubblico é stato, a mio avviso, solo un dettaglio, che sto aggiungendo il 20.01, due giorni dopo la prima pubblicazione del post. Dettaglio comunque dovuto, poiché ho trovato, per certi versi e in certi momenti, che la visibilità ottenuta da questi individui abbia prevaricato quella degli scienziati degni di questo nome (spesso e in ogni caso messi in secondo piano da influencer e opinionisti politici, come un po' ovunque). Di scienza, sono gli scienziati a dover parlare.
- Il relax politico.
Siccome l'economia ha bisogno di ottimismo, mostriamo fiducia e, già che ci siamo, sdoganiamo tutti i festival del mondo, dall'Avante (dei primi di settembre, unica vera fonte di sostentamento del Partito Comunista) all'"indietro", da sinistra a destra e ritorno. Assolviamo tutto e, soprattutto, autoassolviamoci. Indipendentemente dai contagi effettivi avvenuti a causa di questo rendezvous collettivo, il messaggio è stato non solo quello, appunto, di ottimismo ma proprio di "scialla, gente!" (E continua così, dentro una campagna per le presidenziali, fatta di incontri, distanziati alla bell'e meglio. Ndr.: altro edit del 20.01.)
L'esempio, ecco.
Prima di Natale, i numeri erano già tali che il settore scientifico aveva mostrato molta preoccupazione.
Il Natale senza chiusure, con vaghi consigli su come portare la marmellata alla nonna e come preferire i pranzi all'aperto ai cenoni al chiuso, è stato solo uno spingere sull'acceleratore prima del burrone a cui si stava comunque andando incontro.
Alla fine della settimana scorsa é stato decretato quello che ci hanno venduto come un confinamento sul modello del primo, ma che in realtà chiude le attività che forse sono più in difficoltà, come il piccolo commercio.
Si continua ad andare a messa, all'università e a scuola, mentre nei gruppi di genitori e sui social ci si continua a fare del bullying tra il club della chiusura (difesa peraltro da medici e epidemiologi) mescolata ad alcune dosi di caccia alle streghe e la fazione del "continuiamo aperti che questa é solo un isteria mediatica" (ipse dixit) .
Una guerra che mi ha esasperato, perché per forza di cose, anche se non prendi una posizione te la trovi cucita su misura, basta aprire bocca, avere un'idea fuori dallo schema, riportare una notizia. Una guerra da cui mi chiamo fuori, oggi, tenendo a casa "il mio mezzanino," perché, nonostante tutto, sono una privilegiata, perché posso e sento di doverlo decidere. Pace.
Con la sua comprensione, disobbedisco civilmente all'obbligatorietà della scuola, almeno del seienne, perché la quasi quindicenne ha l'esame.
Le scuole dovrebbero rimanere aperte non solo perché "la DAD suckz", non solo perché bambini e ragazzi hanno bisogno dei coetanei, non solo perché i genitori vanno in burnout a stare dietro a tutto*.
Dovrebbero restare aperte soprattutto perché per molti giovani sono un luogo al sicuro dalle violenze domestiche, che durante il primo lockdown sono aumentate; perché le loro mense rappresentano l'unico pasto caldo per i figli di chi non riesce più; perché per alcune famiglie con disabilità sono aiuto e terapie (comunque sospese perché il personale esterno non può più entrare negli edifici scolastici).
Però.
Però bisogna cambiare il modo di fare prevenzione, che non é stato scalfito nemmeno dalle nuove versioni più contagiose del virus.
Però oggi ci sono le code di ambulanze davanti agli ospedali, non davanti ai parcheggi e alle autorimesse, con esseri umani che ci muoiono dentro (e non solo di/con covid), come ci sono umani nelle tende e nei cartoni delle vie del centro a morire di freddo. Stare a litigare su chi di questi umani è più importante e roba da lotta tra poveri.
Però oh, sarò cattiva** io.
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*l'articolo é stato scritto con due marmocchi di sei e tre anni in giro per casa. Ogni refuso, errore di punteggiatura e di consecutio, é colpa loro e non del governo.
**Nella mia cattiveria, ho presentato anche qualche proposta... mica una si arrovella solo il fegato, ma pure il cervello. La metto qui, dopotutto é un modo di riprovarci.
Quando l'ho buttata lì, in una riunione, i numeri portoghesi erano come quelli della Campania, settembre, ottobre, giù di lì. È stata rigettata perché "troppo fuori" da chi pensavo proprio mi potesse aiutare, anche a limarla:
- Non chiudere le scuole.
- Dimezzare le classi, facendone delle vere bolle e non "bolle fuffa" che si mescolano nei doposcuola.
- Come? Utilizzare le palestre come aule e gli orari dei professori di ginnastica al posto degli insegnanti, visto che di entrambi non ce ne sono abbastanza e considerando che anche i bambini hanno bisogno di recuperare in attività fisica visto il primo lockdown.
- A pranzo? Utilizzare i piccoli ristoranti di quartiere come mense vicino alle palestre invece di concentrare tutti gli alunni negli edifici scolastici.
- Chi paga? Lo Stato deve pagare, ovviamente. Ma non a fondo perduto come sta facendo ora, si sarebbe trattato di un corrispettivo per un servizio e allo stesso tempo non staremmo qui a farci la guerra sulla questione scuola, mentre i ristoranti e le palestre sono stati tra i primi a essere obbligati a chiudere di nuovo.
Se lo Stato, nella crisi, non investe creando posti di lavoro, laddove necessario, non se ne uscirà mai. Di fronte a un'epidemia che prende la popolazione in modo esponenziale, arriverai sempre, prima o poi, a un punto in cui i letti e risorse umane in ambito sanitario non saranno più sufficienti e per quanto tu, Stato, abbia speso. Sarà sempre e comunque non abbastanza: se investi in prevenzione magari te la cavi meglio.
Però oh, sarò fuori io.
Ormai é troppo tardi. Bisogna fare presto.
Aggiornamenti del 27.01.2021
- Tutte le scuole sono state chiuse a partire da venerdì scorso, decretando 15 giorni di ferie.
- André Ventura, del partito Chega (alias la nostra Lega) si é collocato al terzo posto alle presidenziali, a pochissimi punti percentuali da Ana Gomes, ex europarlamentare socialista, non sostenuta dal governo PS. Il presidente Marcelo Rebelo de Sousa resta in carica con ampia maggioranza. Voti per corrispondenza e online non previsti dall'ordinamento, astensionismo oltre il 60%.
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| Fonte: Wikipedia.en |
- I pazienti "in eccesso" vengono trasferiti dalla zona di Lisbona prevalentemente verso quelli del nord del paese. Un ospedale della regione della grande Lisbona ieri si è trovato costretto a trasferire 48 malati tra ospedali pubblici e privati per un sovraccarico alla rete d'ossigeno. Delegazioni mediche da Cuba o dalla Cina, come se ne sono viste in Italia, non pervenute.
- La variante inglese é rilevata nel 20% dei tamponi della regione della capitale. Quella sudafricana é stata rilevata il 7 gennaio in almeno un paziente arrivato dal Sudafrica poco dopo natale. I media riportano che il soggetto é stato isolato per tempo. La verità é che chi arriva in Portogallo dall'estero sembra spesso riuscire a passare tra le maglie dei controlli relativamente ai test, anche perché chi proviene dallo spazio Schengen non é obbligato a presentarlo. Ad oggi non esiste ancora l'obbligo alla quarantena per chi arriva. Il Regno Unito ha sospeso i voli verso il Portogallo, dalle 00 del 23.01. per sospetti relativi alla stirpe brasiliana, ancora non confermata sul nostro territorio.
![]() |
| Fonte: https://www.sns24.gov.pt/ |
Accarezzando il mio undercut, casereccio e malgestito, non so più se in italiano o in portoghese, seduti a tavola:
"Mamma, questi sono capelli bianchi o è un riflesso della luce?"
"No, tesoro... sono capelli bianchi. Hai visto quanti?"
Appoggiando il volto sulle mie gambe:
"Mamma, io non voglio che tu invecchi..."
"Amore - cercando di fare meno danni possibili - li ho da tanto, però prima non li notavi perché li coloravo di più (...)"
"Ma io non voglio..."
"Non ti preoccupare, - damn! - tante persone hanno i capelli bianchi che sono ancora molto giovani. Ho conosciuto una ragazza che all'età della Dunia ne aveva già, siamo tutti diversi anche in questo."
Girandosi:
"Mamma, e io ne ho?"
💙
Accarezzando il mio undercut, casereccio e malgestito, non so più se in italiano o in portoghese, seduti a tavola:
"Mamma, questi sono capelli bianchi o è un riflesso della luce?"
"No, tesoro... sono capelli bianchi. Hai visto quanti?"
Appoggiando il volto sulle mie gambe:
"Mamma, io non voglio che tu invecchi..."
"Amore - cercando di fare meno danni possibili - li ho da tanto, però prima non li notavi perché li coloravo di più (...)"
"Ma io non voglio..."
"Non ti preoccupare, - damn! - tante persone hanno i capelli bianchi che sono ancora molto giovani. Ho conosciuto una ragazza che all'età della Dunia ne aveva già, siamo tutti diversi anche in questo."
Girandosi:
"Mamma, e io ne ho?"
La Cice che segue Iago con il misurino di fermenti lattici in mano, dopo averlo controllato:
"Bebe tutto, Iago."
Infatti si era fatta "la fonda".
Come si prendono cura l'uno dell'altra e viceversa.
Chissà, se un giorno si controlleranno le pillole per la pressione. Glielo auguro di cuore.