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Monday, August 31, 2020

Quaranta


Ai 40 rendi grazie, pensi ai 50 e dici "chissà" (poi aggiungi: "meglio di no, va là!! che ti deprimi, idiota!").

40 quaresime e una quarantena. 40 la somma di 20+20, anno duro per tutti.

Somma perfetta per chi é dell'80, che rima con 40, e ci rimerà per gli anni venturi: entrata negli anta, difficilmente ne esci più. 

'80, ho tanta, son tanta. Rotondità di nome e di fatto, anche se alcune di loro, dopo tanto dare, assomigliano più a pere sgonfie.


40 o su per giù, le biciclette che ho voluto, e mi sembra di pedalare da 40mila anni.

40 acciacchi che ma sì, tanto sono solo per via di questo mio grato ma sgraziato pedalare.

Sommando le età dei miei bimbi, le mie bici-frecce, i miei sogni mai troppo pensati e per questo i migliori, ottengo l'età che avevo, quando ho deciso di partire, 40mila anni fa. La biga numero1.

15 anni fa ho preteso invece la bicicletta più impegnativa, a scatola chiusa, quella mamma che nasceva insieme a laDu. Abbracciavo quelle due persone, davo loro il benvenuto, senza sapere chi e come sarebbero diventate. 

Soprattutto quella mamma, non credo di conoscerla ancora bene del tutto, a essere sincera. A volte mi scappa il pedale, sempre a correggere un po' la curva, il tiro del freno, la distanza della dinamo dalla ruota.

I miei 40mila sogni continuano in movimento, sempre in cambiamento. Mai fermi, come le belle bici. Come le stelle.





Sunday, August 30, 2020

Mamo mumo mimi?

Gelateria, dopo le 5 del pomeriggio.

Prima di ordinare la merenda, Alice abbraccia Iago, love of her life, lo guarda e gli sorride, con i suoi occhi alla mandorla tostata, poi gli chiede:
"Mamo mumo mimi?*"


Niente. Vorrei ricordarmele, queste cose, per sempre.


(*amas-me muito?/mi ami tanto?)

Wednesday, May 27, 2020

Da grande

Ieri sera Alice stava distruggendo la copertina di un quaderno che avevo decorato per Iago: un collage di pezzetti di carta rossi, che costituivano le lettere del suo nome sullo sfondo di un austero nero, che tornava ad essere ciò che era. Pezzetti di carta rossi.
- Iago, lasci le cose in giro, poi guarda.
- Non importa, não faz mal. Deixa estar. Não quero que a Alicinha chore (tdr: Lascia fare. Non voglio che Alicina pianga).
Ecco, io da grande voglio essere come Iago.

Monday, May 18, 2020

Belli da sentire.

Terminata la chiamata di gruppo con la classe dei bimbi della materna, Iago:
"Posso telefonare alla Clara?"
"Chiaro" - intanto pensi al Kasino che regna sovrano Ovunkue e che lui mostrerà, speri solo alla Clara.
Ti accordi con la mamma, i bimbi si parlano, si mostrano i Kasini. Rabbrividisci un po'. Inserisci la testa tra le scapole dalla vergogna, stile Caretta-Caretta che intanto é tornata a nidificare nel Mediterraneo.
Però ne vale la pena: "Iago, vuoi essere il mio migliore amico per sempre?"
"Chiaro!"
Come sono belli da sentire.

Thursday, May 7, 2020

Desconfinão - breve cronaca dall'Oceano

Oggi siamo "desconfinati" in massa (già che 4 di noi sono già un mini assembramento), varcando il limite del Comune di Lisbona per andare a vedere l'Oceano, in quello di Cascais, visto che dalla fine dello Stato di Emergenza (ora Stato di Calamità) si può e ne avevamo un profondo bisogno.

Dúnia é rimasta a casa, nonostante le mie istigazioni a fare fuoco alla (tele)scuola, ribelle alla ribellione materna. Telescuola così efficace, che l'erede mi ha poi comunicato di essere stata 40 minuti al telefono con la nonna, aka prof. Sarti in pensione, per farsi spiegare varie ed eventuali di matematica. Sempre telescuola é. No?


Stessa spiaggia, stesso mare di sempre. Stesso di due mesi fa, quando in previsione del lockdown ce ne siamo scappati a salutarlo.
Solo che oggi non c'era traffico, visto che abbiamo scelto un orario in cui tutti sono al (tele)lavoro, e non abbiamo dovuto pagare il parchimetro, arrivati a destinazione.

Persone in sosta in spiaggia e in bici sul paradão*, nonostante i divieti espressi alle due cose...quello della bicicletta proprio non mi é chiaro. Ci siamo fermati in vari punti a vedere se qualche onda ci spruzzava sbattendo contro gli scogli e le pareti di sotto: la suocera in me ha visto più bici che gocce di mare.
Rubinetti e fontane chiusi, che capisco che non sia igienico farci bere lagggente che poi stagggente si attacca e che schifo, però magari una sciacquata alle mani dei bimbi dopo tutto sto disinfettante in gel ci stava pure.
Ma poi, se gliele sciacqui nel mare cosa vuoi fare, non vuoi metterti lì un po' con loro a giocare nella sabbia? E poi, perché in mare ci puoi entrare solo se fai sport nautici (tipo il surfista) ma se vuoi fare il sirenetto o la balena a spruzzo, niet?

Abbiamo preso un gelato ai giovani eredi presso l'unico baracchino aperto, abbiamo cercato una panchina ma ci siamo dovuti riversare su un gradino adiacente la spiaggia e ovviamente dopo 5 é arrivato un bagnino a mandarci via, seppure comprensivo nei confronti delle mie paure relative lo sfracellamento al suolo dei gelati di cui sopra.
(Ragazzuole e ragazzuoli: la/il baywatcher é il mestiere dell'estate, sempre in spiaggia, a cacciare via tutti, altroché plexiglass, altroché le tedesche!)

Insomma, avete capito, le solite robe che comunque troverò sempre una prospettiva da cui criticare: come i parchetti, chiusi ai bimbi, ma aperti ad assembramenti di vecchietti e di persone senza (diritto alla) casa. Che senso ha? Poi mi tocca di venire al mare una volta ogni morte di papa per farli correre.

Eh, perché grazie ai numi, la Cice e Iago hanno corso, ognuno con un paio di scarpe nuove che per fortuna i loro amici più cari hanno regalato loro in tempi poco sospetti e io le tenevo lì, per il futuro, un futuro immaginato come ogni passato, in cui gradualmente provavo loro le scarpine ereditate, e dicevo "uhm, ancora no".
E meno male che c'erano, sia pure perché la stagione si é fatta più calda, ma soprattutto perché i piedini di entrambi sono sulla linea del desconfinamento dalle loro taglie di fine febbraio.


Stamattina, mentre tutti dormivano, ho iscritto Iago alle elementari.
Che tuffo.
Ieri ho comunicato alla sua maestra che, anche se l'asilo aprirà, loro non andranno, almeno finché non avremmo qualche certezza rispetto a qualche tipo di immunità, acquisita o acquisibile.
Ci tocca, e voi sapete perché.
Ciò tuttavia significa che Iago probabilmente non tornerà a giocare e a imparare in quella sala, con quei suoi amici.
La maestra si é commossa, io lo faccio tutte le volte che ci penso.
Quanti altri tuffi.

Poi vabbé, prima di andare metterci in macchina ho desconfinato i miei piedi dentro l'Oceano e pure quelli della Ali, che si é mezza scorticata un ginocchio cadendo e, fottesega, io la ferita gliela volevo lavare con dell'acqua decente.
Poi, porcocazzo**, sono arrivata a casa mi sono dimenticata di aver camminato a piedi nudi anche sul paradão*, per cui, scanso a ipocondrie, mi sono dovuta (forma riflessiva) lavare il pavimento un po' everywhere, perché la disinfestazione delle nostre persone non era sufficiente come aperitivo.
Almeno stasera non metterò nessuna pagnotta a lievitare, visto che ci siamo assembrati fuori casa, non ci siamo assuefatti di pane.

Stamattina, prima di iscrivere Iago, ho anche scritto alla medica di famiglia, per chiederle se prescrive almeno a me e ad Ali il test immunologico, vai a vedere se quel virus che a preso lei e che a me ha attaccato, prima sotto forma di mal di gola e poi di polmonite strascicata in tosse e febbriciattola per un po' di tempo, non era proprio il coronão.
Io lo spero, potremmo sentirci tutti un filino più liberi di desconfinare.

*lungomare rialzato che costeggia la spiaggia.
**a trattenersi troppo al lungo dal turpiloquiare, poi una scoppia.






Sunday, May 3, 2020

Gratefulness.

Se mi assomigliate tutti, in mille modi diversi, in mille altri modi che devo ancora scoprire.
Qui oggi si festeggiano le mamme, anche quelle che, come me, a volte, si perdono un po'.
Esaurita, ma ci sono.

Thursday, April 23, 2020

Aprile intimo ventoso

Inquò l'é San Zórz.

Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli altri allergeni della maternità.

Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.

Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, Micha, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.


Wednesday, February 12, 2020

Ricominciamo.

Trascorso qualche tempo dall'ultima volta che io e Alice siamo andati a fisioterapia insieme, siamo tornate a vedere la fisiatra.
Ricominciamo: 20 sessioni per limare qualche assimmetria nell'andatura, dalla cintola in su, perché le gambette vanno che é uno spettacolo (e pure le manine).

Nell'attesa della visita, è stato straniante vedere come è cambiata, da allora - solo pochi mesi fa.
Come le sono cresciuti i capelli e le movenze, la personalità, le parole e l'altezza, rispetto a quella porta con le foto delle palle di pilates (pau) che lei ricordava e che voleva aprire per tornare a giocare.
Mi sono quasi commossa.

Poi, salutata la fisiatra, mi sono quasi chiesta se doveva sfiorarmi un senso di nuova resa, davanti a queste lime che continuano a presentarsi, quasi cicliche.
Invece ho scacciato il pensiero. In fondo siamo qui per dare il meglio, io per aiutarla a camminare, schiena dritta, testa alta, ora che posso.
Sempre.
E continuerà ad andare tutto meglio.

Thursday, January 30, 2020

She shall overcome

"Iago, guarda! Hai visto che l'albero sta mettendo le radici fuori dal canteiro (aiuola, ndt)?"
"È veroooo!"

Altri passi, verso l'asilo. Manine un po' fredde, la sinistra nella mia manica, l'altra, nella sua. Ci pensa, poi:
"Mamma, temos mesmo de cuidar deste planeta, pois não há outros planetas com vida *à face da terra*"
"In realtà c'è vita in altri pianeti, ma sono molto molto lontani e noi dobbiamo vivere qui, che è bello il nostro no?"
"Pois...mas aqui só há lixo.*"
Quella manina, nascosta nel giaccone ma ostensiva, verso un universo di cicche per terra.

[*dobbiamo proprio proteggere questo pianeta, perché non ci sono altri pianeti con vita *sulla faccia della terra*
...ma qui c'è solo spazzatura.]

Friday, January 17, 2020

I salti con le dita

Una mattina, prendi per mano tuo figlio e la sua manina non la senti più così "ina" nella tua. Non riesci più a cingerla così bene tra il pollice e le altre dita, non più così comode, per la via, come l'altroieri, così rilassate ma salde.
Hai "uma mão cheia de anos", come hai detto per il tuo ultimo compleanno. Tra un po' saranno due. Tutto istante, tutto fulmine, tutto.

Wednesday, January 1, 2020

Nuevo.

Non so cosa succederà nel nuovo decennio. Il continuo girare delle stelle lascia però prevedere che anche questi due pulcini smetteranno, come la sorella, di essere pulcini e di squattarmi il letto.
Smetterò di essere papera e mammifera.
Questa è la prima notte di una serie di 3652 nuove notti e, a guardarlo così, il futuro sa un po' di sana libertà ma promette già anche una certa, inevitabile nostalgia.
.......
Não sei o que vai acontecer na nova década. O contínuo girar das estrelas deixa, porém, prever que estes dois pintainhos, como a irmã, deixarão de ser pintainhos e de ocupar-me a cama.
Vou deixar de ser mãe-pato e mamífera.
Está é a primeira noite de uma série de 3652 noites e, desde aqui, o futuro cheira a merecida liberdade, mas também promete, desde já, alguma certa e inevitável saudade.

Saturday, December 28, 2019

2 in filastrocca

2 i tuoi anni, 2 i tuoi baffi di cioccolato.
2 i tuoi fratelli che ti sbaciucchiano.
2 come i tuoi occhi di mandorla, 2 le figlie che ho che li hanno.
2 come le narici, do nariz de que és dona* (e ogni donna dovrebbe esserlo.)
2 i secondi di pazienza che hai, per me, per il mondo e pure per te, comandòna.
2 le ore che stai sveglia ogni notte, quelle notti che la notte non è cosa per te e per nessuno, ti giuro, nessuno.
2 le mie tette, che quelle notti lì, poverette.
2 i fondi di bicchieri che ho bevuto oggi alla tua, che due giorni sì e uno no, siamo inchiodate in casa.
2 le parole che ho scambiato in panetteria: "ah, mãe, um bolo? quem está de parabéns?" - "a minha pequena faz dois anos hoje, mas estamos de parabéns às duas, que sobrevivemos às últimas duas semanas, aos últimos dois meses"**

2 le parole, o anche tre:
"Ti amo, bambina. Eu amo-te."

*Ser dona do seu nariz = essere orgogliosa
** "Ah mamma, una torta? A chi dobbiamo fare gli auguri? - "la mia piccolina fa due anni oggi, ma i complimenti ce li meritiamo entrambe, sopravvissute alle ultime due settimane, agli ultimi due mesi".
2 i tuoi anni, 2 i tuoi baffi di cioccolato.
2 i tuoi fratelli che ti sbaciucchiano.
2 come i tuoi occhi di mandorla, 2 le figlie che ho che li hanno.
2 come le narici, do nariz de que és dona* (e ogni donna dovrebbe esserlo.)
2 i secondi di pazienza che hai, per me, per il mondo e pure per te, comandòna.
2 le ore che stai sveglia ogni notte, quelle notti che la notte non è cosa per te e per nessuno, ti giuro, nessuno.
2 le mie tette, che quelle notti lì, poverette.
2 i fondi di bicchieri che ho bevuto oggi alla tua, che due giorni sì e uno no, siamo inchiodate in casa.
2 le parole che ho scambiato in panetteria: "ah, mãe, um bolo? quem está de parabéns?" - "a minha pequena faz dois anos hoje, mas estamos de parabéns às duas, que sobrevivemos às últimas duas semanas, aos últimos dois meses"**

2 le parole, o anche tre:
"Ti amo, bambina. Eu amo-te."

*Ser dona do seu nariz = essere orgogliosa
** "Ah mamma, una torta? A chi dobbiamo fare gli auguri? - "la mia piccolina fa due anni oggi, ma i complimenti ce li meritiamo entrambe, sopravvissute alle ultime due settimane, agli ultimi due mesi"

Thursday, December 5, 2019

Bandiere Rosse

Oggi siamo andati, Iago e io, a raccontare ai suoi compagni d'asilo la storia della bandiera italiana e il significato dei suoi colori, come hanno fatto altre famiglie con radici in altri paesi del mondo con le loro, di bandiere.
Ad ascoltarle e a leggerle, queste storie, mi impressiona tutto questo rosso, quasi ovunque, che sempre finisce per trasferire sul tessuto il ricordo del sangue versato dagli eroi che hanno combattuto nelle battaglie, quelle da cui si è usciti vittoriosi, la disponibilità a gettarsi nella lotta, tutto un muscoli ed emoglobina.
Riassumo a braccio, eh, senza ambire all'esaustività.
Però chissà se tutto sto vermiglio che sventola dappertutto fosse capace di ricordarci *sempre e ovunque* anche il sangue delle vittime inutili, i danni collaterali, i morti invano.
Se tutto questo rosso potesse simboleggiare tutte le vittime di tutte le guerre.
Bandiere sempre e comunque un po' rosse.


Tuesday, October 8, 2019

una specie di vacanza come le altre, tipo.

Un anno fa ero in Italia. Arrivammo il 6.

(Ieri é arrivata mia zia, dopo 15 anni di assenza.
Di persona, ha conosciuto solo Dunia, anche se allora era avvolta in strati di pelle, muscolo, peritoneo, parete uterina, sacco e liquido amniotico.
Ora muoio dalla voglia di essere là e farle conoscere tutti quanti, senza gli inganni del telefonino, ma almeno lei, a differenza dei miei vegliardi, lo usa...)

Il 6 ottobre 2018 il mio papà, che non vuole o può più viaggiare, conobbe Alicina. Lo ricordo fuori dalla porta degli arrivi del Marconi, dopo il cartello "niente da dichiarare".
Iago che, a tratti, sospingeva o tirava la valigiona grigia, una per tutti, piccolo grande aiutante in quel Natale anticipato.

Nonostante un arrivo un po' piovoso, inaspettatamente trovammo una mezza stagione accogliente, quasi calda.
Le cimici si aggrappavano ovunque (tornando sempre quando fa troppo caldo, oppure troppo freddo, non le vedevo e non rabbrividivo così da 15 anni).

Alberi già di fuoco in zona GAD, anche se sotto era pieno pieno di farfalle nere rosse e bianche, neanche fosse stato maggio.
La meraviglia dei bimbi.
Alice ancora comoda nel marsupio.
I suoi primi veri passi di gattino, abbandonando finalmente l'andatura "commando", proprio sul pavimento freddo del quinto piano in viale della Costituzione.
La nonna aveva steso una trapunta per farla giocare al riparo dalle piastrelle, ma bisognava pur partire in esplorazione.

Alberi ancora verdi, a intonarsi con quel monopattino usato, tendente al piccolo, che i nonni regalarono per quei pochi giorni all'erede, collezionatore di ghiande, foglie e castagne matte del parco Massari, tante che chissà dove le ha imbucate poi il nonno Rossi.
Iago e le sue paure. Iago scavezzacollo, che all'Acquedotto si divertiva a scendere la rampa del centro per famiglie, con il suo pile grigio. I bimbi dell'Est che catturavano un piccione e io brrrrrrrrr di nuovo, di brutto anche.

Il seggiolone come quello di casa qui, dell'usato come il monopattino, su cui Alice ha mangiato di tutto, persino i cavoletti di Bruxelles intinti nell'olio all'aglio che io non riesco a fare così bene.
Il suo pigiamino bianco con le fatine e i bordi azzurro acqua.
Chissà a chi l'ho passato (del resto, anche quello era in seconda mano).
E chissà anche ora chi ci gioca con quel monopattino: i nonni lo hanno donato in beneficienza sotto le feste di Natale, ma inspiegabilmente hanno raccontato al nipote che é stato rubato dalla cantina.
Credo che l'avrebbe presa meglio se gli avessero detto la verità.
Nel mondo esistono più azioni buone di quelle cattive. Vorrei che questi tre crescessero con questa certezza, ma mi pare una roba difficilissima, a volte.

È vero però che in cantina qualche stronzo ci é entrato a rovistare; poi, al termine di quest'estate, anche l'acqua.
E chissà le mie foto, i miei disegni, i miei taccuini, se ancora ce ne sono. Probabilmente i miei andranno giù a vedere quel piccolo finimondo solo quando sarà ora di rimettere l'albero di Natale, e noi, altrettanto probabilmente, un'altra volta, non lo vedremo montato.

Il festival di Internazionale, visto da fuori, come con il naso appoggiato alla vetrina.
Il fine settimana seguente, Iago con la faccia pitturata da pirata, il ciondolino con il Patronus di Snape/Piton da portare a Dunia rimasta a Lisbona (la prima volta in Italia senza di lei). Tutte le nostre compere.
La sera la pizza, prima del ritorno. Vomitata sul lettone che "Aiaiaiaiai, trauma cranico da caduta?" Poi vomitata collettiva: "oh, virosi strapesa, cazzocomeloprendol'aereo?"

Le zie dei miei figli tutte, le mie sorelle, le sollevatrici delle mie ipocondrie, che manco Battiato.
Il loro tempo, per noi.
I loro bimbi, a giocare con i miei.
E anche gli zii, tutti visti troppo poco. Soprattutto lo zio di sangue.
Ma quel poco ce lo facciamo bastare, as usual.

E prima, quella gita a Porto Garibaldi infrasettimana.
Il fritto misto. Alice che non mangia un tubo. Solo la piadina. Ah, e la tetta. Vabbé.
Nemmeno Iago mangia un tubo. Vabbé.
Mangio io, tutto sto ben di dio.
Iago che finisce per farsi il bagno, attratto da tutti quei pesci.
La sua sorpresa ammirando la pianura. All'andata, perché al ritorno ha dormito di brutto...
Alice sulla spiaggia e poi tre minuti in marsupio con il nonno.
Il nonno che fa lezione di storia e racconta di Giuseppe e Anita.

Il nonno che si stringe un po' il petto quando ci accompagna all'areoporto e io, ansia e lacrime, sfogate al security check che così Gianni non mi poteva vedere, ma i bimbi sì. E l'addetta allo sportello che un po' mi consolava, un po' si commuoveva pure lei e mi spronava a tornare per le feste. Eggià, magari.

Ho cominciato con il passato remoto per arrivare al presente. Che é tutto talmente vivido che dire "sembra ieri" non ha senso.

Forse ricordo tutto proprio così intensamente perché fu un viaggio "a casa" in un periodo difficile da dissolvere negli altri, né estate, né inverno, che é quando di solito prendiamo l'aereo.
Con il trascorrere degli anni e delle vacanze a FE, la memoria a volte si confonde, il tempo diventa un cerchio, l'unico con cui riesco a danzare l'hula hoop, non fosse il crescere e il numero dei bimbi a dissipare la nebbia.
1.
1, 2.
1, 2, 3.

Ma anche Iago ricorda tutto. Un bimbo grande, con la sua scatola di colori, una di Lego, una di memorie sue.

Una strana vita, quella doppia e a doppio voltaggio delle matri come me, senza troppi amanti ma con troppe famiglie in troppi luoghi.



Friday, October 4, 2019

Un venerdì. Dicono che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio".

Venerdì scorso sono andata al mio primo Friday for Future. 
La mia ennesima manifestazione. 
Queste cose le ho scritte la sera stessa, ma solo ora ho tempo di metterle in ordine un po'.

*****

Questa volta con Iago, quasi sempre per mano, Alice quasi sempre nel marsupio a ronfare (nonostante molto felice del suo cartellone con le apine), Dunia quasi sempre persa tra la gente, che neppure era tanta, con i suoi amici: assenza pre-giustificata per tutti. Tante colleghe mamme e qualche papà.

Per qualche minuto ho manifestato anche in compagnia di una birra, constatando che qui a Lisbon City non esistono remore né divieti relativi alla vendita del vetro da asporto, specie sui percorsi delle manifestazioni. Poi non sapevo dove buttare la bottiglia, che bidoni per la differenziata, per la via, pare non essere ancora cosa, e mi sono pentita di quel momento di sollazzo politico-alcolico un po' memore della mia vita bolognese.

Dunia ha inventato il suo primo slogan ed è stata subito accompagnata dalla gggente ("Não há tempo para parar, há um planeta para salvar").  È arrivata a casa molto soddisfatta di sé.
Iago che ripeteva, complice qualche costela (costola, come si dice qui) ispanica nella sua piccola ma potente cassa toracica: "Não há planeta Ve" (invece di Be).

Ora dormono tutti e tre sul sofà, tra un po' li porto a nanna sul serio.

Non fossero nati da me, questi tre, so che lotterei lo stesso, per i figli degli altri. Non é questione di ragioni di vita. Non è un obbligo etico, che, vabbé, sentirei comunque. È proprio un obbligo di e per natura. 
Davanti a questi tre, all'amore di mater lupa che nutro per loro, lo ammetto, non ho proprio scelta.

Così continuo nel mio arrovellarmi sul loro mondo di domani, mi chiedo durante quanto tempo avrò la fortuna di accompagnarli e pensare di poterli difendere al meglio e lottare per loro, nonostante tutti i miei limiti.

Ho la netta sensazione che il mondo del 2019 sia molto più crudele e monco e stupido di quello dei miei genitori, quando io e mio fratello eravamo bambini. Once upon a time, chi sapeva di non sapere, si fidava della scienza. Oggi, magari. Sembra davvero difficile mettere il mondo sulle rotaie giuste, nonostante le indicazioni siano chiarissime. I vagoni del treno sembrano pesantissimi e siamo ancora trainati a carbone. Troppi fumi per riuscire anche solo a leggerle, le indicazioni.

Non sono una persona calma, ma vorrei insegnarla a loro. Sì, la calma. Nel fare progetti, prendere decisioni e viverci bene.
Vorrei insegnar loro la gentilezza, nonostante gli abiti burberi che purtroppo mi capita di vestire soprattutto dentro casa, che é dove noi mamme andiamo in giro con le cispe nelle ciglia la mattina e la voce da drago la sera, quando la pazienza é fuggita da un pezzo, a noi e a loro. 
Quella, la pazienza, riuscirei a insegnarla soltanto prendendo la veste  talare di colei che solo sa predicare bene. Ogni volta che la nomino, la pazienza, non c'é pezza, tutta l'impalcatura del mio messaggio rovina malamente al suolo. Non mi crede nessuno, soprattutto la sera.
Non sono calma, non sono troppo gentile, non sono paziente. 
Ma cazzo, almeno sono pacifica. 

Ecco. La pace. Quel luogo e quel tempo in cui l'essere umano può crescere e prosperare, come prima facevano le sequoie, i baobab, gli abeti.
Tuttavia, la pace non si insegna. Nella pace si ha la fortuna di nascerci, di viverci. È il primo premio a questa cazzo di lotteria, per cui qualcuno ha lottato, e duramente.

Quando si ha quella botta di culo di beccare i numeri giusti, quando la pace vince, bisognerebbe desistere dall'idea di provare a giocare di nuovo, che non si sa mai, poi, cosa viene fuori alla prossima.
Invece, da quando l'ultima pace è iniziata, qui nel vecchio West, l'uomo si è messo a prosperare un po' troppo e pure in modo strano. Le risorse non sembrano bastare mai, tanto che ha pensato di mettersi a trafficare con le stesse ruote del lotto, a svitare bulloni e a fottersi le viti.
Un giorno di questi le ruote cadono giù e e sarà una nuova giocata, dove i numeri saranno tirati su "a manazza" da pochi e parzialissimi giudici di gara. 
Poi vedi il premio che ti tocca. 

Sono circondata da persone che sostengono: "beh, sono anni che ci dicono che la vita sul pianeta è a rischio e siamo ancora qui!". 
Ovviamente chi già se né andato, la voce per dire certe cazzate non ce l'ha più.  La vita, sul pianeta, non verrà spazzata via da un unico grande Armageddon. Sono e saranno tanti piccoli cataclismi, tante piccole disgrazie regionali, tante piccole terre dei fuochi e dei tumori. 
Tante piccole guerre per le poche risorse rimaste pulite, senza fumi, oli e microplastiche, sempre più nelle mani di pochi. Sai la pace. Hai voglia "no ai barconi".

Ecco io, pacifica e pacifista, questi che stanno continuando a svitare i bulloni, li prenderei e gli farei la festa. 
Già è slogan che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio". Io il pollice verde non ce l'ho, fate voi.

Io, per i miei figli, mi sa che il pacifismo me lo metto sai dove.
Scusate, ma non sarò più in grado di sostenere conversazioni pacifiche sul global warming, annessi e connessi. Se non sapete che dire, state zitti.



Thursday, September 19, 2019

Dell'acqua gatta e altre evoluzioni

Finalmente anche la prima frase di Alice: "Acqua gatta". Oltretutto con tutte le vocali e le consonanti...Ué! (Effettivamente anche il "Giao... babà!" di qualche mese fa, neanche era estate, forse prima primavera, urlato festosamente dal fasciatoio al rientro del progenitore, era una frase...ma vuoi mettere l'evoluzione?!)
Infatti la Sufi, di acqua, ne era rimasta come quelli di Faenza. E la mini-signorina tutta orgogliosa di sé, dei baby step che prima o poi si fanno tutti, del suo utile contributo alla società e alla difesa della vita animale; fiera, infine, degli ordini che inizia a impartire, apina operaia, senza bisogno di sbraitare (stavolta).
Poi Iago, che vuole diventare ferreiro (o fabbro), e progetta spade a sfrombattuto, da questa settimana vuole il cuscino, le spalle da ometto, altrimenti gli viene male al collo.
Prima lo rifiutava, sbraitando (chiaramente).
E Dúnia, "asciugati i capelli che pure tu, poi vedi il male al collo. E poi vedi quando hai la mia età, che cervicale."

E Dio. I sound like my mother. "T'am pari miè nòna", direbbe la big signorina, se ne sapesse di più di ferrarese e della mia adolescenza. Invece (stavolta) non me lo dice. Sbraita e basta.
La famosa giostra.

(Mmmmhhh. Probabilmente lo sbraitare lo hanno preso da me. Poi da mia mamma. E da mia nonna. Aggiungo che chiaramente da mia nonna ho preso l'invocare Dio un po' invano. Però lei non lo metteva per iscritto.)



(Nella foto, momento tenero di stamattina, che io e la big one ci siamo sciolte entrambe.)

Tuesday, September 10, 2019

Escolinha. Official.

Oggi. Inizio ufficiale della escolinha, solo per un paio d'ore, anche se con me, anche se ieri ti eri già premurata di ciucciare quasi tutti i ciuccietti dei compagni, vaccinandoti così per domani.
Oggi, dopo lo sciopero della fame e contemporanea pulizia della sala, messi in atto da te, capricornina formichina, mentre gli altri bambini cicaleggiavano tra pere e panini, abbiamo affrontato le scale fino al "recreio" e Iago non ha perso l'occasione di venirti a guidare alla scoperta del giardino, attraverso i suoi occhi, che ormai arriva con le manine ai cachi appesi ai rami più bassi dell'albero! Il petto gonfio come un  tacchino; come un fratellone di mezzo, ti ha fatto sfilare senza posa davanti alla finestra della sua aula. Che invidia i suoi amichetti...
Stamattina a colazione mi aveva pure ricordato tutte le sue preoccupazioni: "e já pensaste em como vai adormecer sem as tuas maminhas? E se o P. lhe bater? Eu vou protegê-la*, mamma!". Però oggi siamo rimaste pochino, che tanta ansia non ci serviva.
Anzi l'ansia ce l'avevi tu, preoccupata di lasciare Iago a scuola, invece di portarlo a casa con noi.
Bimba grande che sei. Con i tuoi 8 denti. Il 7 e l'8 spuntati di sotto nelle ultimissime settimane. E ti chiami ICE, o CICE, con la C italiana.
Orgogliosa di te. E di tutte le pagine che abbiamo già girato insieme.
Come quella volta, il mese scorso, che abbiamo finito di scriverne una lunga un anno, io ho chiuso una porta dietro di me e ho pianto fino a casa.
Tante cose che si mescolano qui dentro. L'idea stupida che non avrai più bisogno di me in certi modi e sensi e so che mi mancherà. L'idea luminosa che ce la facciamo e le cose le superiamo, insieme.
Pronte alla prossima. Io, te. Tutti.

(Ah, oggi non ho pianto.)
*"E hai pensato a come farà a dormire senza le tue tette? E se P. la picchia? Io la proteggo, ..."

Sunday, August 11, 2019

Tenerina in lievitazione, contro ogni aspettativa iniziale.

Piccoletta, allegria e meraviglia, qui nel compleanno del vostro papà.
Nell'ultimo mese, quasi due, ti sei dimostrata una compagna di viaggio all'altezza dei tuoi fratelli, inclusi le disperazioni e i vomiti automobilistici. (Aspetto con ansia la nuova avventura del campeggio!)
Hai imparato, a modo tuo, a dire tante nuove parole, tutte italiche: "attie" (grazie), "pappa", "giù" (utile per reclamare la tua libertà di bipede e mettere in riga la nostra quadrupede ribelle). E poi: "tette". Tanto che mi sentivo un po' una donna oggetto... perché "mammammamma" lo dicevi mesi fa, quasi per caso, poi più nulla durante un po'd tempo.

Invece mercoledì sera ecco il tuo "MAMMA" forte e chiaro, chiamandomi dalla porta tra la sala e la veranda, con tutta l'intenzione e l'amore del mondo. E ora chi ti ferma...
(Poi mi sono resa conto che la mia memoria aveva cancellato, sovrascritto forse le prime "Mamma" dei tuoi fratelli... Dunia mi ha ricordato il suo, in Italia, per il mio compleanno, sul lettone dei miei. Quello di Iago spero di riuscire a recuperarlo... Che triste perderle, certe emozioni!*)

Hai imparato a protestare con ancora più veemenza, che già temo i "terrible two". Corri con le tue gambette e i tuoi "glglglglgl!", fuggi, dribbli e magari ti scatafasci pure, come a Cracovia, che ti sei aperta il ginocchio e sotto il sopracciglio. Che sarà, una cicatrice in più.
Fai pure i versi degli animali, tutti una specie di "ahhhrrr", gatti inclusi, che la nostra felina non dà il buon esempio. Però tu la baci e le mescoli le crocchette nell'acqua, amorevole come ogni padrona dovrebbe essere.
Fai l'apina operaia e mi segui in tutte le faccende. Carichi la lavatrice e spazzi per terra, con la stessa tenerezza con cui semini baci e coccole. Spero di riuscire a proteggerti. Te, i tuoi fratelli, le api. La vedo dura, l'ansia non mi svanisce.
Bevi dal bicchiere senza beccuccio senza lavarti troppo, a meno che tu non voglia, così la stupida tabellina di quello che i bimbi di 18mesi devono fare è stata completata. Come se potessimo vivere di test a crocette. Di figurine che "ce l'ho, ce l'ho, mi manca".
Fuori tabella, il tuo settimo dente che ha finalmente fatto capolino, mia sdentata tenerina che lo stesso, mangi di tutto e pure con la forchetta. Tra poche settimane comincerai l'asilo, sei pronta meraviglia, adelante compañera.

*Edit del 13.08: ecco, mi sono adoperata, ho cercato in ogni cassetto. E l'ho trovato!
Iago mi ha chiamato "Mamma" che pure era piccino picciò.
Entrai in sala che era in braccio a suo papà e, dalla sorpresa, gridò un "Mammá" che ora non voglio lasciare più andare, sotto i tappeti e la polvere del tempo e dei ricordi inutili che, a volte, nostro malgrado, ci dobbiamo tenere.
** Edit del 29.09: infatti:

Friday, August 2, 2019

Moti

Iago, in un moto di protezione verso la sua sorellina, fuggitiva verso il buio del corridoio: "ho tanta paura che non veda niente...".
Iago, 5 anni, malatino, che usa il congiuntivo.

Monday, July 8, 2019

Per sempre. Provarci.

I fiori che Iago ha rubato per me danzavano nell'acqua di una fontana. Qualcun altro li aveva già raccolti. Lui ultimamente non  strappa più niente per não fazer mal à natureza.
L'altroieri ho maldestramente staccato una bacca da un cipressino per fargliela annusare e mi sono beccata un sermone. L'ha buttata senza nemmeno avvicinarci il naso.
"Mamma, perché ti metti i fiori nei capelli?"
"Perché sono meravigliosi e li vorrei tenere per sempre."
Poi, siccome sono una stramnona, gli ho chiesto di scattare questa foto.