Tuesday, March 11, 2014

dai, vieni fuori (una storia piccolina)

Bisogna che mi separi anche da questa pancia.
Non può durare in eterno.
Viva, piccola, grande, rotonda, liscia, ballerina, rosa maracas.

Che mi fa sentire importante. Che mi fa sentire bene.
Che mi pesa, mi stanca, mi soffoca gli organi.
Che mi mette al centro: tutto ruota intorno al mio ombelico.
Che mi fa enormemente bella.

Ci sono già passata, passerà.

La differenza é che credo che questa sarà l'ultima volta, di dover lievitare e poi di doversi separare.
Perchè i soldi fanno un po' di felicità. O almeno qualche attacco di salute e qualche Kg di cultura.

***

Dai Iago, vieni fuori, è ora. Si fa tardi e non voglio tagliarmi.

Mi mancheranno le tue gambette e le tue manine, i bacini e le manine più grandi di tua sorella.
I vostri incontri tattili sulla mia pelle.
Mamma interfaccia. III millennio.

Ma giocare insieme qui fuori é molto più bello. Vedrai.
Mi mancherai qui dentro a coccolarmi.
Non vedo l'ora di vederti.


Andrà tutto bene.


Andrà anche quando tra alcuni anni ti accompagnerò a letto e mi chiederò perchè non posso tenerti sveglio con me.
Mentre dormi, ti verrò a coprire e ad accarezzare la fronte. Cercherò nel tuo volto gli stessi lineamenti della primissima infanzia.
Penserò: "Che si fotta la scuola omologatrice. Non ti insegna una mazza. Voglio che continui diverso. Mi manchi e non è giusto."


Ma poi la mattina ti dovrò svegliare, che a scuola ci devi andare. Dovrò fingere di crederci.
E poi magari ti urlerò contro perchè sei un pigrone e ti prenderò in giro perchè lavi la faccia con i mignoli.

Sarà così perchè é quel che succede ora. Solo che questo piccolo male non passa mai.

Dai, vieni fuori, che lei é brava. Non sai la pazienza che ha.
Meno male che c'era lei a raccontarci i libri, in questi mesi, in cui faticavo, con quella cosa che ti sconquassava tutto e che si chiama tosse. Che sono anche abbastanza comunicativa, ma mica ce la facevo. Ora legge benissimo anche se di molte parole non sa ancora il significato perchè quando me lo chiedeva, io mi ero già addormentata. Non faceva in tempo a cercare di svegliarmi e a ripetermi la domanda che mi ero già riaddormentata, con la abat-jour accesa.

Dai, vieni fuori, che ora viene la bella stagione. Poi ci mettiamo sulla sedia a dondolo nella sua stanza e finiamo tutte le storie che sono rimaste a metà, mentre tu e lei vi accoccolate sonnacchiosi.
Apriremo le finestre per lasciare entrare l'estate e i rumori della strada quando le scuole sono chiuse.

Dai, vieni fuori, che anche il papà é diventato un esperto.

Andrà tutto bene.
Alla fine il punto è salutarsi tutti i giorni con l'amore che si deve.

***


On Children

Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life's longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.

You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow,
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them,
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.
You are the bows from which your children
as living arrows are sent forth.
The archer sees the mark upon the path of the infinite,
and He bends you with His might
that His arrows may go swift and far.
Let your bending in the archer's hand be for gladness;
For even as He loves the arrow that flies,
so He loves also the bow that is stable.
 Kahlil Gibran (The Prophet)



Friday, March 7, 2014

Per il pulcino nel suo ovetto.

Tutto quel che vuoi: le scarpe da tip-tap, i guantoni da boxe, una parrucca da metallaro con capelli di vero metallaro in baby-pensione. ti compro tutto, ma ora andiamo a letto. basta con i calci, i pugni e soprattutto le capocciate.

Thursday, March 6, 2014

5 minuti di fama, più integrali.


Questa settimana ho avuto altri 5 minuti di fama - solo che l'intervista che ho mandato via email é stata troppo rigirata. A una donna incinta non le puoi fare venire i nervi. Mi é sembrato di leggere le frasi sconclusionate di una psicopatica a cui mancano le cose e non le persone. Ok la sintesi...però.
A onor del vero (e mio), riproduco, con alcuni tagli, quello che grazie ai numi, avevo mandato (invece di avere solo detto). 
Le domande alla fine non erano neanche male!
***


1) quale lavoro facevi tu e quale tuo marito prima di partire, che età avete, quando e come avete deciso di spostarvi prima l'uno e poi l'altro.

Eravamo entrambi studenti. Sérgio, con cui effettivamente non sono sposata, mi ha chiesto di andare a vivere con lui alla fine dell'Erasmus. A me mancava solo un esame e la tesi per potermi poi laureare, (...) adattando il tema, ho potuto spostarmi su Lisbona senza troppi problemi.
 
2) prima di fare una scelta del genere (seguire un amore e mollare tutto), cosa pensavi delle persone che lo facevano?

Ho sempre pensato che le famiglie miste fossero stupende. Ho sempre avuto vite parallele, nel senso che sin da piccola mi sono sempre immaginata in altri luoghi e situazioni. In una di queste, avevo i genitori di due nazionalità diverse. Ho sempre voluto imparare le lingue e vedere altri paesi. Quindi quando vedevo persone che partivano, sentivo di essere più o meno sulla loro stessa rotaia, se così si può dire. Aspettavo il momento giusto.
 
3) la paura più grande che avevi prima di partire? il pensiero che invece ti ha confortato e ti ha spinto a partire?

La paura più grande era il dovermi confrontare con la mia perenne nostalgia di quello che non ho e che non vivo, di quelli che restano, le famiglie che mano a mano ho conosciuto e costruito (la mia d'origine e le famiglie di amici che ho lasciato nei vari luoghi dove ho vissuto).
(...)

Quello che mi ha spinto a partire e a stabilirmi in Portogallo per amore è stata proprio la stessa idea di "famiglie".
Sapere che ovunque sarei andata e per qualsiasi ragione, gli amici veri ci accompagnano e ci supportano (...).
La consapevolezza di non essere sola veniva dal fatto che effettivamente le mie partenze sono state progressive e graduali.
(...) Forse senza l'esperienza dei miei trasferimenti a Bologna e a Santiago prima, non avrei deciso di mollare l'Italia e stabilirmi qui, nel 2005.
Sapevo già che ad ogni ritorno, qualsiasi fosse la città in cui tornassi, le cose erano uguali; i miei amici, le mie famiglie, mi vogliono bene.

4) ora che hai fatto questo passo, cosa pensi delle priorità (lavoro, amore, carriera, stabilità, rischio, progetti a lunga scadenza) che ci diamo nella vita?

Penso che le mie priorità siano un divenire continuo. Credo che al giorno d'oggi diamo troppo importanza ai piani che facciamo. Ma gli eventi e sentimenti non seguono direttive. Se siamo troppo rigidi ci viene l'esaurimento (come minimo). Ora la mia priorità sono i miei figli, la mia piccola grande donna di 8 anni e il mio piccino, che nascerà a marzo. Voglio che siano felici, e che non crescano con i miei complessi e i miei limiti, che siano più liberi di me. (...)

5) quante volte avete litigato prima di partire? come avete preso questa decisione? cosa temevi accadesse se non partivi? cosa si è avverato, una volta partita, di quello che avevi immaginato?
La decisione io l'avevo già presa (...). Quando l'Erasmus si avvicinava alla fine, temevo che la nostra storia sarebbe finita se non fossimo riusciti a continuare a vivere nello stesso luogo. Entrambi abbiamo un carattere che non sarebbe stato capace di costruire una storia a distanza.
Terminato l'Erasmus, la sera, in spiaggia, mi ha chiesto di andare a vivere con lui, precisando che non mi prometteva mari e monti, ma quello che avevamo era troppo bello per buttarlo via. Ci speravo proprio. Cosí sono tornata in Italia per l'ultimo esame e per le carte per la tesi all'estero.
In quel periodo, abbiamo litigato un paio di volte al telefono perché i tempi burocratici dell'università erano ben più dilatati dei tempi che la passione comanda.

6) cosa significa "precarietà" e cosa significa "stabilità" per te: puoi farmi, per spiegarmi le due parole, due esempi vissuti (una scena di un film visto, una pagina di un libro letto, un momento trascorso insieme a tuo marito, un consiglio di una persona importante per te).

Mah, al momento non mi viene in mente niente di particolare, più che un momento...vari momenti.

Oggigiorno diamo la parola "precarietà" un significato negativo e veneriamo la "stabilità", pure troppo.
Credo che debba essere così solo quando si tratta di precarietà del lavoro e/o delle prestazioni sociali dell'INPS quando ce n'é bisogno. É inutile girarci intorno: dobbiamo avere un conto corrente stabile per poterci dedicare alle cose che ci fanno felici (...).

Per quanto riguarda gli altri aspetti della nostra vita...beh, io dico: "W la precarietà!!"

Da quando ho iniziato l'università la mia vita é cambiata in modo drastico tantissime volte. Il precario é il mio ambiente. Ci nuoto bene, anche se non son tutte rose.
(...)
Varie volte ho pensato di tornare in Italia, non solo nei periodi bui della nostra relazione. Anche le mie nostalgie e la crisi economica contano.
Abbiamo cambiato tre volte casa, prima in una casa della famiglia di lui, poi in affitto. Nel 2011, infine, ci siamo decisi per il mutuo, poco tempo prima che la Troika arrivasse e i tassi aumentassero (stanno tornando ora a livelli precedenti al 2012).

La stabilità della casa di proprietà mi spaventa, mi spaventa pensare che qualcuno che non siano persone che amo, ma la banca, possa esigere da me qualcosa per i prossimi 30-40 anni.
Se avessi seguito il mio istinto mi sarei comprata un camper. Ma sono una madre di famiglia quindi mi son messa pseudo-coscentemente il cappio al collo con una banca per vivere in una casa da 100mq.
 
7) c'è qualcosa che ti sei portata con te dall'Italia che in un certo senso ti legava al tuo mondo lasciato? c'è qualcosa che hai trovato nel tuo "nuovo mondo" e che invece non ti aspettavi?

Mi son portata dietro quasi tutti i miei libri, un mare di fotografie, un sacco di vestiti che non metto più, vecchi diari. Le Poste Italiane hanno guadagnato un sacco di soldi sul mio attaccamento alle cose.
Non credo di essere materialista, piuttosto penso che nelle cose ci sono dei fili che ci collegano alle persone che ce le hanno regalate o con cui abbiamo viaggiato o siamo andati anche solo a vedere un film.
Alle volte trovo in mezzo ai miei vecchi libri, biglietti di treno, d'aereo, del cinema e allora volo.
Mi sto educando a imparare a buttare via le cose (o a cederle a chi ne può avere bisogno).

Nel nuovo mondo ho trovato mia figlia (ho scoperto di essere incinta un giorno prima di consegnare la tesi in segreteria all'Università).
Il significato del suo nome é "Mondo". Ritengo che lei sia la mia vera radice, la mia ancora. Che mi ha fissato in un posto, mi ha fatto crescere e smettere di continuare a vivere come una foglia al vento. Ora arriverà un altra piccola ancora e continuerò ad imparare.
Poi, conto corrente permettendo, salperemmo di nuovo!

8) Vista la "precarietà" dei rapporti in giro, cosa significa puntare sull'amore oggi per te?

Se non si punta sull'amore (anche in senso lato) non vinciamo proprio niente.
Non lo dico solo perché sono una romantica, ma pensiamoci bene...Credo che il lavoro sia altrettanto precario, o anche molto di più.
Articoli 18 o no, (...) il lavoro lo perdiamo da un giorno all'altro. L'amore invece di perderlo repentinamente, normalmente lo trasformiamo in qualcos'altro, un amicizia o magari anche in un rapporto malato e ossessivo, ma siamo in due a farlo, progressivamente.


9) cosa hanno detto i tuoi genitori davanti alla tua decisione? che consiglio daresti a chi è in dubbio se mollare tutto e andare?

Ricordo che i miei genitori non erano molto contenti, soprattutto mia madre, che due anni prima mi aveva dato molta spinta a partire per l'Erasmus, non era molto d'accordo con la mia decisione di continuare a stare in Portogallo una volta incinta, terminata l'Università. Ma poi hanno capito e mi hanno aiutato e continuano ad aiutare, anche economicamente.
I consigli che darei ai dubbiosi sono due:
1) Fare una spedizione di almeno qualche mese sul luogo prescelto. Cercare di lasciarsi andare e innamorarsi del luogo dove pensiamo di andare a vivere, per avere sempre un "ricordo motivazionale" a cui tornare nei giorni bigi, ma soprattutto farsi un'idea di come vivono le persone la loro quotidianità. È molto importante per aprirci gli occhi. Questo non l'avevo fatto, avevo visto Lisbona da turista ma poi ho un po' cozzato contro la realtá durante i primi due anni.

2) Mai tagliare i ponti con il passato. Qualcuno ha detto che "la casa é dov'é il cuore". L'importante é avere sempre un luogo a cui tornare. Un luogo dove poter riposare il cuore e ricomporsi se qualcosa dovesse andare storto.

10) cosa hai scoperto dell'"amore" nella città dove ti sei trasferita? (come vivono le coppie, che visione hanno, che tipo di rapporti vedi intorno a te, com ehanno giudicato la tua scelta, etc..).
A parte gli amici acquisiti (dalla parte del mio compagno), i miei amici, conosciuti più che altro attraverso i miei lavori, sono di tante nazionalità. Intorno a me ho tante coppie miste. (...)

La vita quotidiana portoghese non é facile.
Per certe cose é una società avanzata, nonostante gli scioperi, i trasporti funzionano bene e coprono bene l'area della cosidetta Grande Lisboa.
Per altre, credo che debba progredire ancora molto. Il sistema scolastico é molto mal organizzato, quello sanitario pure. Non dico che siano peggiori della media italiana, ma dei servizi pubblici come li conosciamo in Emilia Romagna sicuramente sì. Conoscendo le realtà degli altri paesi, con i miei amici conveniamo che a volte sia davvero difficile vivere qui. Ma continuiamo a farlo, chissà perché. (...)
Fatto sta che le difficoltà che troviamo, influiscono sulla nostra vita. A volte magari anche in coppia si litiga per via di come ci rapportiamo con tali problemi, con la burocrazia dell'essere comunque stranieri.
Credo che per le mie amiche che si sono innamorate qui a Lisbona sia più facile, perché hanno un sentimento più forte anche per la città.
Io mi sono innamorata del mio compagno in un altro Paese, in un'altra città, in un'altra lingua. La transizione non é stata una passeggiata.


La foto dell'articolo invece é stupenda, grazie DiDí :*