Thursday, April 21, 2022

Punta

 ...si dice "la punta dell'iceberg", vero?

 Già, bella figura di stile, fresh and clean, solubile e indolore (tranne che per i remoti isolotti del Pacifico, dell'Indiano, del Caribe).


La chiamiamo così, ma il nostro cuore lo sa che quella non è una montagna di ghiaccio.


É una montagna di roba diversa, comunque galleggiante.


"Shitberg" ti chiamerò, cara mia.

Sunday, April 10, 2022

Faro

All'improvviso, mentre cercavamo di sistemare il sofà, ti sono scese le lacrime: "mamma, mi dispiace così tanto che ti sei fatta così male alla mano...."

Lucciconi-faro di questa tempesta, in cui la mia mano ingessata è solo un remo spezzato.

Tuesday, April 5, 2022

Bucha - o del "mai più"

Quando abbiamo studiato la Storia ci hanno detto "mai più".
Una delle più grande menzogne. È continuato ad accadere, ovunque.
Abbiamo chiuso gli occhi, perché gli Altri erano altri, per i più. Forse nemmeno quello.
Ora però, per varie dinamiche e ragioni, come in Arancia Meccanica (vide foto), siamo obbligati a guardare.
E dopo questo guardare, la scappatoia é gridare alla menzogna.
Negare, almeno un po', o comunque mettere a tacere, é l'unica possibilità per molti, di continuare a produrre, consumare e crepare come prima.
Per chi invece negare non é possibile, non c'è alcuna soluzione, non c'è via.

Friday, April 1, 2022

Ricorder

Chissà cosa ricorderai, Cice, di questo tempo senza orizzonte, in cui siamo state insieme, senza poterne più, a volte, l'una dell'altra.

Chissà cosa ricorderò io, scappata spesso tra i miei pennelli e i miei messaggi alla vita adulta. Ti chiedo scusa, ma é stato per non sentirmi troppa sola, qui dentro, nei miei pensieri pesanti. Ti chiedo scusa, Cice, per questa mia talvolta assente presenza, come chiedo scusa ai tuoi due compari.

Chissà che sarà, della sensazione sulla pelle dei nostri abbracci. Se la sentirai forte, per sempre e se saprai che ti proteggerà, nel modo che Dumbledore spiega a Harry. 

Fiera di te, di come mi hai lasciato andare, dei tuoi sorrisi a scuola. Della tua indipendenza; della fine, in questo mese di marzo, in tutto e per tutto, del nostro allattamento. Fine senza lacrime: almeno tue, zero. Le mie, poche, solo di nascosto, confuse in mezzo alle tante altre, spese per altre ragioni, che gli ultimi tempi sono stati davvero un po' amari.

La chiamo fine, perché non sei più capace di togliermi latte, anche se ogni tanto ti piace tornare ad accostarti a queste che "as tuas tettés são o meu amor".  Ogni tanto le cerchi, per bisogno di tenerezza. E va tutto bene.

Sono fiera di questa cura, lavoro (pur d'amore), invisibile ai più.

Come se chi per lavoro fa ciò che ama (per conto terzi o no), normalmente non venisse pagato e, quindi, riconosciuto. Per quanto incredibile, il lavoro che ho svolto lo ha riconosciuto più lo Stato che talune persone.

Spero che. Spero. Spero di essere stata all'altezza e di continuare ad esserlo.

(Foto 22.02)