Thursday, April 30, 2009
cardiofitness da paura
Gli ospedali non fanno bene al cuore.
La Dunia sta bene: esultai, esulto, esulterò.
Ma prima di saperlo non sono riuscita a non piangere dentro.
Stavamo aspettando la medica, é arrivato un signore con un frighino per i panini durante il picnic, un frighino di quelli dove viaggiano i cuori dei bambini.
Il cuore si apre, si chiude, si stringe e si contorce.
Friday, April 24, 2009
la valigia

Venerdì di oroscopo, tutto da valutare
Venerdì di ponte, algures nel mondo.
I lavoratori portoghesi dicono sempre "Que bom, já é sexta-feira". Quella manna dal cielo, che settimanalmente arriva.
Quelli invece erano proprio dí di festa, ma non mi adornavo alla fine né il petto né il crine come pensavo. Niente matita negli occhi, solo un po' di smalto frivolo.
Praticamente senza trucco, ma soprattutto senza inganno.
Solo dolcezza e voglia di essere Anna100%natural, come il succo biologico.
Biologica, seguivo -come sempre cerco di- la logica della mia bio:
Incostante, con la valigia perennemente tra i coglioni e qualche scatolone mai disfatto . Con la voglia di qualche stabile cariño, di essere importante, come nella kitscherrima "Amore ritorna,...", mamma, amica, donna, donna di.
Ma il cariño, l'abbraccio vero e fundo, l'essere biologicamente importanti?
Sono solo legati all'approssimazione vicendevole con l'allontanamento, con il non esserci, lo sfumare della nostra fisicità e (forse) dei nostri sentimenti?
Il mancare? L'esser sul punto di?
Se fossi rimasta sempre, non sarei mai tornata. Lì e qui.
Sillogismo sterile o sacrosanta verità, fate vobis.
È nel ritorno, momentaneo, sfuggevole, e nella partenza necessaria (a qualcosa sarà pur necessaria, mi dico) che vediamo cosa rappresentiamo per gli altri? O quella rappresentazione é una cosina da maschere di teatro?
Penso che sia l'una e l'altra cosa, dipende dalla persona-teatro in cui la nostra rappresentazione si sviluppa. Dal tipo di ritorno e dal tipo di partenza.
In particolari fasi del ritorno e della partenza dovrei dire: "amami tutti i giorni o non amarmi mai più."
Per altre persone-teatro, "altrE" in particolare, il problema non si pone. Non ho dubbi.
A loro dico invece: sta passando una settimana, e la mia valigia è ancora li.
Thursday, April 23, 2009
25


Inquó l'é San Zórz.
Il che fa pensare al ponte del 25 aprile (a Lx c'é proprio un ponte, tutto rosso, che porta al di la del Tejo), alle giostre, all'odore di popcorn, al rumore del tagadà e dei bimbi che cercan di prender la codina di un peluche spelacchiato seduti su un cavallino bianco.
Ma poi siamo diventati grandi. E abbiamo fatto cose, scritto articoli, letto libri.
Nel privato mi son rotta della propaganda pettola del 25 aprile. Qui e laddove é San Zórz.
Allora si spegne la tivvú. E si guardano, da guardar (conservare) certe immagini.
Wednesday, April 22, 2009
an ability to recover from or adjust easily to misfortune or change*
Ho scollato le palpebre alle 6.50, la sveglia delle 6 non ha suonato. Entravo alle 7.
Sto cercando di farmi licenziare, forse.
Ho fatto il mio bidet, lavato i denti e il volto, raccattato qualcosa per darmi una bella cera una volta al lavoro.
Mi sono infilata una maglia sbrindellona, i pantaloni di ieri...le calze, dove cazzo ho messo le calze? e il raziocinio?...
Mi sono infilata le birkenstock, senza calze. Deutsche Qualität, Ja!
Corsa in strada, fino alla macchina, la macchina non partiva. Batteria fottuta per le luci lasciate accese, maledetta ibiza del '93 senza spensione automatica come la uno hobbit che non ho guidato mai durante le ferie.
Corsa ai taxi, corsa, con la tetta che sbucava dal reggiseno.
"hotel marriot, se faz favor, depressa".
Semafori, il correre prima di svegliarsi mi ha fatto bene, per non pensare che sul mio contratto c'é scritto che un minuto di ritardo é considerata giusta causa per il licenziamento.
Amen, se deve essere...
"Depois, perciso que me ponha aí, na porta desse predio".
Corsa e tetta saltitona ancora, rassettata nel reggiseno prima di entrare e passare il badge.
Login: 7.18
Nemmeno mezz'ora per essere a operativa, adattabile ad ogni evenienza.
Manco fosse Ferrara sud.
*def. da qui
Sunday, April 19, 2009
Ciao
Saturday, April 18, 2009
Thursday, April 16, 2009
Anche in questo caso il tempo cambia le cose
Avevo indubbiamente ragione. Ma sinceramente, questa volta sono sempre la stessa. Con lo stesso brivido appagato che mi attraversa, nel respirare la MIA aria.
Sarà che ormai mi sono abiutata anche a tornare?
Per chi dice che la Dunia non parla italiano: "Mamma, sono stanca, qui c'è la sabbia, vabbè"..."Mamma, io quero fazer un sonnellino, antes de ir para a rua"...
Io ce la farò a esprimere la mia volontà, chiara et limpida et innocente come lei.
Wednesday, April 15, 2009
IO. (punto) Frivola ma non troppo.
Fatto la cacca mi son guardata allo specchio, con il mio nuovo (vecchio) taglio di capelli e le mie nuove scarpe assolutamente non frivole.
Sorriso.
Sono io quella lì, proprio io. Mica un altra.
Pensando che le mie nuove scarpe le avrei lasciate sotto il tavolo, e se anche mi fossi dimenticata la Sara avrebbe saputo indicare..."mo si dai Ana, dove vuoi che siano...".
Thursday, April 9, 2009
Vi presento:
il Napolitano e il Palazzinaro
Wednesday, April 8, 2009
stavolta senza parole davvero
Tuesday, April 7, 2009
l'italia si desta...
Sunday, April 5, 2009
la finestra, a janela, das Fenster, the window, la fenêtre
Sto finendo questo libro di Pennac. Passaggi in cui mi sento a casa:
- "Il peperoncino rosso è un comprimiserie, la vergogna della nostra cucina. Il fagiolo ha la pelle nera, un cibo da schiavi, il riso è a stento una materia, colla da carta; il tuorlo d'uovo puzza come un peto fifone, l'interno di un ipocrita; le cipolle? Crude, lacrima di ragazza, cotte, pezzi di pelle morta; quanto al merluzzo ... (...) ... tutta la stupidità del Portogallo: andare così lontano dalle loro coste per pescare il peggior pesce del mondo!" (pagg. 29/30 - Il dittatore brasiliano sta descrivendo gli ingredienti del bacalhau do menino, piatto di sua invenzione assurto a piatto nazionale, offerto ai poveri nelle commemorazioni.)
- (...) la scoperta incantata di quella lingua di cui la mia memoria ha lascitao fuggire via la maggior parte delle parole, ma di cui il mio orecchio conserva la musica, come ricordiamo il sorriso di un volto, lo spirito di uno sguardo, la vitalità di una persona: sertão, (...) saudade ('saudagi'), oh! l'impotenza della scrittura che non sa trascrivere la melodia delle parole straniere (...). (pag. 259)
Thursday, April 2, 2009
sforzare, prima persona singolare
"Sospetto di doença coronária", proferiva il dottor João C. "ma probabilmente alla sua età, per il fatto di essere donna, un tracciato così - orribile tracciato, diciamocelo - potrebbe anche essere fisiologico, quello che chiamiamo un falso positivo.
Sapevo che quel tracciato che andava troppo in giù dopo il picco non rappresentava niente di buono. O estetico, accelerazione a parte.
"Le consiglio una scintigrafia con irrigazione del miocardio"
"Ah...vabbè, se è per toglierci i dubbi...irrigatemi pure...ma con cosa?"
"Radiazioni, poi si tenga lontana da bambini e donne incinte"
"Capisco"
"Prenoti la cosa in fretta (...)"
"Capisco"
Così ho prenotato in fretta. Ieri mi sono presentata all' Instituto do Coração, pagando puntuale 114€uri, nonostante l'assicurazione.
Mi hanno indicato la porta della medicina nucleare.
Entrata. Seduta. I miei occhi hanno fatto un giro di perlustrazione. Solo ultrapensionati e un zigano che non si pensionerà mai, vista la professione del feirante.
Il signore si lamentava di non aver potuto mangiare la sua sanduiche e bere la sua cervejinha preta a colazione (!)
"Cosa cazzo centro io con sta gente?"
Affisso davanti a me un poster con il giuramento di Hippocrate.
Le voci grosse degli infartuati rimbombavano nella sala e rimbalzavano tra il libro e i miei i miei occhi che non riuscivano a concentrarsi sui personaggi: il dittatore brasiliano, Rodolfo Valentino, Chaplin e il sosia di tutti loro con suo il cazzo moscio.
L'ausiliaria de saude che accompagnava l'84enne con vestaglia dell'ospedale di Cascais mi guardava fisso. La odiavo. Ancora un po' e le avrei chiesto se la sua esperienza non le aveva mai messo davanti a quelli che si ammalano (e muoiono?) da giovani. "Che cazzo guardi, stronza con le crocs del cinese...porco giuda, anche le mie sono del cinese ma sono tutte viola, non come le tue, bianche a fiori... e lucide!...che cavolo di serietà dimostrata sul posto di lavoro! Le tue ciabatte sono di cattivo gusto!"
Dopo l'entrevista (operazioni allo stomaco o alla vescica? farmaci? gravidanza?) mi hanno chiamato per correre sul tapis-roulant, stampandomi prima gli elettrodi sulle spalle, il dorso, e "tiri su un poco la tetta per cortesia??"...Ribollivo.
Arrivava il dottor João C. con un allievo dott. testa di minchia, tutto compunto nel suo ruolo, incapace di dire buongiorno, mentre il mucchietto d'ossa di Hippocrate si riuniva in uno striminzito ma doveroso "fanculo".
L'Anna ha iniziato a camminare veloce.
(Si noti come l'Anna si chiami in terza persona quando si ricorda di passare attraverso momenti di sofferenza, stress, o sforzo. Training, estrazione, e poi: compassione, scoppio e scarico.)
Camminava veloce, con il cuore in gola perché desiderava trovare il modo di farsi una pisciatina emotiva (come dice Filo), frignare un po', aspirare dai fori lacrimali un po' di tensione (si noti ora come dai fori, si mandi fuori la roba che si vuole espellere.) L'Anna voleva piangere perchè si sentiva sola e randagia come un cane, senza nessuno ad aspettarla nella sala, giusto per il gusto/dovere di. Nessuno di quella cerchia di persone che sapevano e potevano (1 unità umana) le ha chiesto se le avrebbe fatto piacere essere accompagnata..."Porco giuda, perché sti uomini bisogna sempre imboccarli della domanda giusta?
Devo prendere a badilate il mio lanternino, così per il prossimo Karma me lo sostituiscono, o me lo aggiustano, forse è ancora in garanzia."
Tutto questo pensava (penava) l'Anna sul tapis roulant, vedendosi specchiata nel vetro di un orribile quadro, mentre pressione e battito si adattavano allo status del "cuore in gola"....il dottore più maturo ne annotava il nome ed età in fondo a una lista di persone di almeno 40 anni più vecchi. "Perchè io?"
João C. osservava il monitor e spiegava al novellino che "isto não está nada bem, guarda qui. E qui. E qui. E qua..."
L'Anna sentiva che avrebbe potuto anche sortirne una alla Juan Carlos: "¿Porque no te callas?". Sentiva che avrebbe anche aggiunto la postilla meno regale "coño!"
Tututututumtutututumtumtumtumtumtum...
"Sim doutor, ta tudo bem" diceva invece la bugiarda e tachicardica Anna.
All'apice dello "sforzo" il dott. João afferrava una siringa dal contenuto color merda. Il tal materiale radioattivo veniva spremuto dentro il catetere che l'Anna aveva già infilzato nel braccio dall'inizio della prova.
"Okkei, adesso rallentiamo, poi ci fermiamo" (...) "Okkei, ora si riposi" (...) "Okkei, ora esca e vada a mangiare, torni entro mezz'ora."
L'Anna mangiava, distillando qualche lacrima, forse pensandoci troppo a quanto si sentiva sola, ma soprattutto chiedendosi se a tanta solitudine c'è rimedio. L'Anna, povera tonna, non ha mai creduto né al suo sesto senso né alle coincidenze, ma proprio sul punto interrogativo della sua questione ha visto passare in lontananza un enorme telonato blu. A lettere bianche c'era scritta una sola, semplice parola: ITALIA.
to be continued...
Ci penso ancora: quel camion lo dovevo fotografare, se solo fossi stata meno a crogiolarmi nella speranza che quel camion passasse davanti a me, invece di svoltare su a sinistra, arrivato alla rotonda. Cazzo di camionista comunista, ci sarà chi interpreterà la faccenda del camion come una sparata di prima.
Comunque.
Asciugandosi le sue lacrimucce kitsch, l'Anna tornava nella sala d'aspetto di medicina nucleare della piccola e costosa clinica privata.
L'infartuato più anziano, avvolto nel suo accappatoio bianco a letteronze verdi, conferiva con il zigano in camicia e scarpe nere circa la desmancha della scrofa puerpera a cui sono stati appena strappati i piccini dal ventre, "se ne deve lasciare solo uno, per fare in modo che la carne non si ammolli del tutto, basta che rimanga tenera tenera - esattamente come quella di un utero che ha partorito, ma senza le cicatrici del parto - poi viene fuori un chouriço...ahi uhm gnam! che era tanto buono, ma erano i miei tempi, in cui i maiali li allevavano le persone."
"Cristo, questi elementi parlano di salami non stagionati, di quanti ne mangiano al giorno. Oltretutto cercano conferme nel mio sguardo. Non riesco a leggere!...Io che fumo talmente poco che nemmeno sono identificata fumatrice, che ho il colesterolo basso, che mangio la carne solo se sento che il globulo rosso soffre, che odio i fritti...io sono qui, e sta mezza infermiera, sta stronza totale, continua a fissarmi."
L'infartuato in accappatoio continuava: "ho scoperto che i vegetali fanno dimagrire, o almeno, non fanno male." Il zigano della birra scura a colazione gli rubava la parola sentenziando: "guardi che i pomodori fanno male, sono acidi." Mostrava le sue tante pillole per questo, quell'altro e quell'altro ancora. Nessuna contro l'acidità.
Cercavo la distrazione nelle nuove persone che si erano venute a sedere nella sala d'aspetto: più giovani, dell'età dei miei, preoccupati e meno strafottenti, o forse solo meno senili. Un signore accompagnato dalla moglie giocava con il mio senso dell'umorismo: in un sacchetto, insieme alle sue analisi, il libro che aveva rinunciato a leggere "Vai aonde te leva o coração" di Susanna Tamaro.
Mentre rifletteva sul fatto che le coincidenze sono di cattivo gusto come le croc bianche a fiori, l'Anna è stata chiamata a fare le "fotografie" delle sue coronarie.
Un medico brasiliano camuffava il suo accento. "Si metta supina." 15 minuti dentro una lavatrice. Delle piastre ruotavano vicino al suo petto stretto in una specie di busto. Teneva gli occhi chiusi, ogni tanto scrutava il panorama poco dolce: dal soffitto, un grumo di ragnatela penzolava velocemente al ritmo del condizionatore.
"Che patimento simile alla risonanza magnetica, penso che prima o poi sarò la prima persona con il mio DNA a pigliarsi un bel tumore rotondo, con tutte ste radiazioni e sti magnetismi, altroché miocardio."
"Senhora Ana, abbiamo finito, può andare nella sala ad attendere le analisi".
Seduta, l'Anna repirava fundo. Si era imposta la lettura, il sosia sedeva tra Rodolfo Valentino e Chaplin appena sceso dal barcone di immigrati. Pennac la stava tenendo lontano dall'ipocondria o dal ricordo del suo tracciato poco sano...
Un quarto d'ora.
"Senhora Ana Rhossi, posso dar-lhe uma palavrinha?"
"Merda, arriva il momento, me lo aspettavo no? cosa credevo di farla franca anche stavolta? sti dottori non possono star sempre a dare falsi allarmi, no? una volta ci devono pure beccare - Cristo".
L'Anna si avvicinava e sentiva il suo sudore farsi acido. Altrochè pomodori.
"Senhora Ana, dobbiamo ripetere, fare un altro monitoraggio, di schiena questa volta...di solito non è necessario, ma dobbiamo toglierci qualche dubbio."
"Ma perchè invece di sta porra di stilicidio non mi tirate la vostra secchiata tutta d'un colpo?" - L'Anna assentiva mentre voleva solo urlare. Saliva nel marchingegno mettendo un ginocchio sulla brandina che sarebbe poi entrata nella lavatrice. Il dottore l'aiutava posizionandole gentilmente una mano sulla sua chiappa destra.
Hippocrate incrociava le braccia, tutta roba già vista.
Anna nascondeva il volto sotto il braccio, lasciava qualche lacrima ridondante sul cuscino di spuma usa-e-getta, si faceva mancare l'aria. Ma a detta dell'infermiera si stava comportando molto bene.
Mancavano solo altri 7 minuti, 4, 3, 1. 10 secondi. "Dona Ana, pode esperar na sala. Obrigado."
"Un altro quarto d'ora di sofferenza...ma perché se questi vedono l'esame in diretta?"
"Senhora Ana, venha cà por favor. Temos os resultados"
Sudore et acidità.
"Senhora Ana, boas notícias (...)"
All'Anna brillavano gli occhi. Si sentiva come quando non studiava, tuttavia per fortuna e virtù prendeva 9. Ma gli occhi brillavano per non buttar fuori altri liquidi.
Mi incamminavo verso l'uscita. Tornavo indietro per una pisciatina non emotiva.




