Sunday, December 20, 2009

Volver. Atto 1.


Liebe Micha,
He vuelto a Santiago.
Bueno, hemos vuelto. Para Dunia fue la primera vez. Para mí fue el primero volver.
Te lo contaré con este mi Español que sabe a bacalhau, a alho e a caralho. Que nunca tuvo mucha poesía. Se que tu lo entiendes de todas formas. Que me entiendes.
Volví a Santiago por el Camino del Norte, desde el Oceano Mar de Ribadeo, donde hemos parado un dia de Diciembre de 2003, hace seis años- Parámos un ratito para un café o algo así, yendo a Bilbao, te acuerdas?
Bien. No conseguia no pensar en tí.
El viaje todo no fue muy bien programado, porque no sabíamos si el coche conseguira llegar a los quilómetros queridos o si nos hubiera dejado en el medio, con el lio de tener que llamar a el callcenter portugues de la seguradora italiana, para tener ayuda en España. No quería hacerme ilusiones una vez más, ni hacer ilúsiones a María y sus padres, que siempre les prometí que iba y nunca todavía había ido.
Así que ni avisé a Eva, que casi con certeza estaba en Compostela. Bueno ya sabes que el único programa para mí es ir aunque ultimamente me parece de estar demasiado parada, será el miedo de perderlo todo.
Puta vida...ehm, quiero decir...pura vida. “Aguentar cinco minutos más y después cinco minutos más.” (Esta peli, “Bienvenido a casa”, me la enseñó un amigo y un día la verás).
Efectivamente para gustarse siempre lo pequeño y lo que queda afuera del programa es necesario un mínimo de prosa bien cuentada aunque no muy bien pensada y algún perfeccionismo en la acción, jodido de entender para quien se lo programó todo, no sólo los próximos cinco minutos.
Guardo mis planos infinitesimales y se usar bien las coniugacciones. Me conoces. Pero puedo ser yo la jodida de la historia. O la abuela nostálgica que dá consejos inutiles. O el lobo que acaba por hacer daño por causa de estas asquerosas leyes de la naturaleza.
Mira, asquerosas exclusivamente porque las tomamos en consideración sólo cuando tengamos que resolver asuntos cumplicados con nuestra consciencia, o no conseguimos usar alguna o toda parte de nuestro sistema cardio-cerebral.
Santiago: lloré solo unas ordenadas lágrimas al ver a mí casa.
Aparcamos el coche mismo allí en frente de Rua de Touro 5. Bajando las calles y los callejones hacia el cientro, y tambien al volver, me he dado cuenta que las piedras eran jovenes, la ciudad era mia, como si nunca la hubiese dejado. Mí Casa.
Lo siento, porque habia escrito esto hace mucho tiempo, luego cuando volvémos. Ténia mucha más cosas que contar. Bueno, ya te las contaré.
Me he dajado más a mi misma que a Santiago, en algunos momentos.
Estaban aún mis pisadas en el suelo. Pude oir nuestros pasos.
La que parecia mas vieja allá era yo. Las rugas, que mis amigas fingen no ver, parecen unos caminos mucho más pisados de aquella rocha lisa. Unas rugas de sonrisas, unas de malos, demasiados pensamientos.
Me gustaria haber tenido el tiempo para desecharme en piezas de vidro, curarme un poco más. Correr un poco más y distilar unas gotas más, de aquellas gotas que me asombran unas noches. Demostrar a mi misma que tengo los mismos pulmones para gritar cuando me apetezca.
El aire de Santiago cargado de lluvia mismo que no llueva.
El Chino y Teresa nos han reconecido. Te acuerdas? Por la noche, la última, Dunia se quedó a dormir y María y Rafa cuidaron de sú sueño como los mejores hermanos del mundo. Salímos, bebemos unos vasos y chupitos, comemos un grande bocadillo e una trufa milagrosa. En nuestro beber nos acuerdamos de mucho y mucho de tí.
Ténia mucha más cosas que contar. Ya te las contaré. Bueno, se que mí brujo no me abandona.
Un beso.

Monday, July 27, 2009

a.a.asta

Non ci sono leggi razziali così dure.
Non ci sono escort a raccontarci che il Primo Ministro non ama il preservativo.
Ma ci sono le aste di armi (mitragliatori, pistole, carabine, fucili, coltelli, sciabole, pugnali e spade) organizzate dalla Polizia di Stato.
Chi la compra 'sta roba?

Tuesday, July 14, 2009

prima della mezza stagione

So di essere stata diversa.
Più bianca, più trasparente, più bella.
Pronta a tutto, senza essere pronta al peggio.
Pronta per le perle.

Non sono più perla.

Diventata conchiglia, un granello di sabbia nell’occhio.
Un granello piccino, patetico se vuoi.
Un granello lacrimoso.
Pietruzza che vorrei spurgare senza sentirla sparire sfregiandomi
la carne.

Senza perdere la vista.
Senza perdere di vista.

Mare, vieni e nuotami attorno.
Estate, lavami dentro con la tua mano di spuma,
prima che tornino le mezze stagioni.

Wednesday, July 8, 2009

sul fondo

Come la bella prima di cadere addormentata, mi sono punta il dito cercando una penna nella borsetta, incontrandovi prima una spilla aperta.
Annuso le lenzuola che sanno di lavato, di acqua profumata messa a seccare penzolando su un cortile ventoso e assolato.

La penna non scrive, frugo nella mia casa di pastelli, di colori con la punta grossa di feltro. Trovata.
Torno prona a inspirare quel biancore giallino. Un piede sotto il ginocchio, riesco a continuare la mia sfida contro un nuovo libro che vuole essere aperto e letto.
Stand by.
Di solito i più grossi son quelli che termino prima. Si può vedere dalle orecchie nelle pagine: quasi non ci sono.

Le mie lettere scrosciano fuori dalla penna, volano ad un'altezza di due mm sulle righe che le guidano. Tipico dei sognatori ad occhi aperti, degli svaniti, degli sbadati, degli sbandati, di chi sta in altre bande, in altri luoghi, con la testa o l'anima.

Riporto le lettere a rincorrersi affannate sulla riga, diligenti. Non sono il tipo. Non dovrei.
Avessi il mio PiccoloComputer, il lettore non sarebbe rimasto impantanato con seghe grafologiche.

Non voglio inziare un nuovo libro, perché ci sono libri e libri. Quelli che si leggono per addormentarsi, pieni di numeri, fatti, date, idee, o per addormentare, con orchi, streghe, draghi, fate.

Gli altri, quelli che si leggono per tenersi svegli o per svegliarsi. O per passare da un sogno, un'incubo, o una mera ricorrenza onirica, con o senza sonno, ad un'altro.
Interrompono il flusso, il fiume che discorre, gettano una pietra del loro volume sul letto del torrente. I pesci cambiano percorso, l'acqua cammina con bolle diverse.
Quei libri lì fan passar la voglia di scriver perché pare che non ci sia più niente da aggiungere. Dicono della vita quando arriva, dell'amore nelle sue infinite partenze, del pane quotidiano, delle occasioni perse, delle esistenze prese. Al volo o in volo. Di quei libri lì ne ho appena finito uno che mi invade ancora, mentre all'inizio avevo paura che mi volesse far male.

***

Ieri ho ritrovato nell'agenda una frase di Sara (della mia Sara), che mi ha lasciato perché sa che sono cose che adoro ritrovare, come i post-it nei vocabolari.
Diceva delle mie poche rughe e dell'amore della mia vita.
Oggi all'asilo lei smangiucchiava ancora la sua merenda, quando sono arrivata per la riunione con l'educatrice per ricevere l'excelente pagella di fine anno e tutti i disegni degli ultimi 10 mesi.
La guardavo in mezzo agli altri, più cresciuti, lei, con quello yogurt con i pezzettoni di fragola che in casa non mangerebbe mai nemmeno per sogno ma all'asilo, no, si comporta benissimo. Ha cominciato a guardarmi fisso, a passarmi la mano sul volto. Le sue ditina, le unghiette hanno calcato l'orlo delle guance, dal fianco della narice al canto della bocca. Poi sulla fronte, orrizontalmente. «Mamá, tens uma linha aqui» (Mamma, hai una linea qui).
Le mie rughe, l'amore della mia vita. Le mie occasioni PRESE.

Cresco, non ammaino la vela, c'é troppo vento. Ma chissenefrega. L'ancora è troppo grande per lasciarmi portar via.

Friday, July 3, 2009

expulsa

Mi rimangio tutto quello che ho detto.
Finché le cose stanno così io mi mantengo espulsa dall'Italia.

Mandateci via tutti, magari su dei treni.
Magari con i carrelli arruginiti.
Poi bruciateci.

Vado a tatuarmi un numero sul braccio.
Poi torno e vi faccio sapere com'é stato.

Monday, June 29, 2009

o segurança

Festival come da figura: per la seconda volta nella sua vita l'Anna si ascolta i Wailers da fuori del recinto.

Si approssima il terzo gruppo, l'Anna & altri astanti trangugiano il contenuto del bicchiere di plastica, perché no, con il bicchiere (pieno) non si puó entrare, né con le bottiglie (di plastica) nella borsa.

"Ma voi con il biglietto e senza braccialetto...dovete entrare dall'altra entrata".

Anna & friends vanno all'altra entrata, mimetizzano la bottiglia da 2l di bevanda adolescenzialmente alcolica nella borsa di Romina, avvoltolata nella felpa di Anna, i culi cicciottelli confondono ulteriormente.

Romina parla con il buttafuori "maaaa, non si può tornare nel campeggio una volta entrati nel recinto?"
"No, no. Penso di no"
"maaaaa?"
"No. Non so...chiedete all'altra entrata"
Anna: "Maaa, senta, metta caso che mi venissero le mestru proprio adesso, com'é que é?"

Il buttafuori balbetta, lingua asciutta, sguardo perso...dopotutto è di figa che si parla.
Anna & Ro entrano nel recinto, zero perquisizioni.
L'Anna si ferma un attimo, beve un sorso dal bicchiere...poi, pensa e fa pubblicità alla sua impresa: "oh genteeeee, ho il vino in manooooo!".

Ho vinto.

Thursday, June 11, 2009

dentro (di)scorre il fiume

Il fiume è lì, dentro la terra.
Non si nota, ma c'é, dietro il vento che lo spinge veloce.
Il rosso che vedi, é solo la punta del ponte.
La mano che ci potremmo dare è nascosta.
Lì sotto lo sguardo di pietra che ha dio.

Wednesday, June 10, 2009

Corintia, mio amore

"Corintia meu amor", dicevo nel sonno senza saperlo.

Adesso scopro che esiste una canzone: "Corintia (meu amor é o timão)".
Romina, que viveu no Brasil, dice che é l'inno di una squadra di São Paulo (il Corinthias, soprannominato "il timone" - o timão), che ha pure vinto il campionato.

Forse non sognavo della Grecia e dei suoi capitelli, né di biscotti con l'uva passa.
Forse ho solo sentito sta canzone, ma non saprei dire dove, forse dai brasiliani casinari che abitano davanti a casa mia, ma leggo il testo e non mi suona.
Magari sono proprio una Caotica che vuole uscire dal suo corpo e nella sua vita precendente era una moça da torcida.
L'autore é morto nell'82.

Forse ho solo letto queste parole intanto che cercavo qualcosa...e mi rendo conto che l'autore é lo stesso di "Trem das onze" (1964) e allora mi tranquillizzo e rinuncio al Caos a breve termine, perché quella canzone l'ho citata e cercata...era lì sul google quella frase, forse, ma non c'é ora. Boh.

Poi i ricercatori che hanno i soldi per la ricerca dicono che sognando si fanno dei legami craeativi tra le cose che abbiamo in testa.

Romina se la ride e dice..."Mah, secondo me ti vedi con mio marito!"

Monday, June 8, 2009

tutte le gnocche del presidente

Da El País, in italiano: http://www.elpais.com/articulo/internacional/Le/immagini/proibite/da/Berlusconi/elpepuint/20090605elpepuint_2/Tes

Friday, June 5, 2009

postcard from Italy

Dopo aver pensato di non riuscire a votare, ho lottato contro l'antibiotico soporifero e trovato il certificato che mi permette di votare all'ambasciata per il parlamento europeo, che era arrivato alla mia vecchia residenza portoghese.
Trovo anche una cartolina, del mio antico Comune di residenza, in Italia.

Cito:

"L'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia è stata indetta in Italia per i giorni di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 blablabla (...)
Per questa elezione la S.V. è stata ammessa a votare in una selzione elettorale istituita nello Stato membro dell'Unione europea in cui si trova e potrà votare blablabla (...)
Negli stessi giorni (...) avranno luogo in questo Comune anche l'elezione diretta del presidente della provincia e del consiglio provinciale, (...) del sindaco e del consiglio comunale nonché (...) dei consigli circoscrizionali.

Inoltre nei giorni di sabato 20 giugno e domenica 21 giugno si svolgerà l'eventuale turno di ballottaggio per l'elezione diretta del presidente della provincia e/o (...) del sindaco.
Se la S.V. vorrà tornare in questo Comune per esprimere il voto per le elezioni amministrative, potrà votare in questo Comune anche per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti l'Italia blablabla (...)

Questa cartolina-avviso dà diritto a tutte le agevolazioni di viaggio concesse agli elettori per la votazione di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 (e) per partecipare all'eventuale votazione del turno di ballottaggio blablabla (...)

Sia per ritirare la tessera elettorale personale sia per ottenere le agevolazioni di viaggio, con la presente cartolina-avviso dovrà essere esibito il passaporto o un altro documento di riconoscimento."

Poi in calce si legge (in italiano, inglese, francese e tedesco):

"VALE PER RILASCIO SUI PERCORSI F.S. DI UN BIGLIETTO A.R. RIDOTTO"

Allora io domando:

a) mi state pigliando pel culo?
b) Come ci arrivo io da qui a lì con un biglietto delle F.S.?
c) Per inviare questa puttanata si son spesi i denari dei contribuenti, oltre alle energie volute per riciclare la carta su cui è stata stampata questa puttanata (e speriamo che sia riciclata). Lo sapete?
d) Perché se io sono residente qui, invece di votare per il sindaco di Lisbona e la circoscrizione di São João, devo votare per il sindaco di Ferrara e annessi e connessi, mentre un ferrarese residente a Milano, Roma, Napoli o Punta Raisi deve votare per i rispettivi sindaci delle città ove risiede?
e) O nevvero e sono io che dico stronzate?

Wednesday, June 3, 2009

il nevoeiro e la melanzana

Apro il notepad analogico, quello con i quadretti e la spirale, per scrivere di quel che ho in gola. Lo apro e trovo un post it che mi ricorda di andare a cercare un video.
Il mio fagiolo magico tossisce forte, ma oggi non sarà di quelle sere in cui ogni suo colpo di tosse mi spalanca gli occhi contro il soffitto buio e mi stringe nel materno senso di colpa del “ecco, le ho fatto prendere freddo”, o del “cazzo, vedi, la dovevo coprire di meno”.

Non mi terranno sveglia perché appena finirò di scrivere andro a raccoglierla dal suo lettino, per rannicchiarla vicino a me e accarezzarla e calmarla e il sonno ci avvolgerà nella sua coperta profumata. Entrambe siamo state tradite dal verão portoghese: io ancora abituata alle umide estati immobili e sudate della pianura padana, lei ancora piccola per sopportarne le peculiarità.

Il caldo che secca la gola e bagna la pelle, il vento caldo o freddo che l’asciuga in un istante girando l’angolo in città o che sorprende repentino sulla spiaggia, come ha fatto domenica con noi, trasportando alla gente in costume un’enorme nuvola bassa, che dal mare avvolge tutti in una fredda doccia di goccioline che viaggiano veloci in sospensione, che raggelano i corpi che tergiversano sulla sabbia, osservando il cielo e lo strano fenomeno, domandandosi se il sole tornerà a minuti o se valga la pena rintanarsi in un caffè, o in macchina e mettersi in coda sulla via del ritorno. A quella nuovola nebbiosa, i portoghesi danno il nome di nevoeiro.

Ora ho male alle ossa e nella gola una manzana, che vorrei scivolasse giù, dolcemente, invece di starsene ferma lì, senza darmi nemmeno la soddisfazione di una linea di febbre, asì, para matar al bicho.
Quell’acuto dolore fa venir nostalgia di quella febbre bambina (intanto l’Anna non ha resistito ed é già andata a rapire il fagiolino dal suo letto), quando avevi qualcuno che si prendeva cura di te, tout court.
Vorrei che scivolasse come ho fatto scivolare le melanzane sul mio volto, sabato, di ritorno dal mercato, prima di sistemarle nel frigo.

C’è una signora bionda come la maga Magò al mercato di Arroios. È diventata la mia bancarellaia di fiducia, a parte i basici (pomodoro, patate, carote...) freschissimi, è capace di sorprendermi ogni sabato con qualche verdura che negli altri banchi non si trova, figurati al supermercato. Le colleghe la criticano sempre, perché pensano che il cavolo sia il re del mercato...ed effettivamente la fa da padrone. I primi anni facevo fatica a trovare le zucchine, che ora ci sono, ma del tamanho di un cetriolo gigante.

Sabato sono arrivata al suo banco, subito un paio di melanzane lucide e decisamente falliche mi hanno chiesto di farsi portare a casa. Prima però le ho raccolte e ne ho accarezzato la forma e la pelle liscia. E ho pensato alle melanzane, probabilmente più rotonde, che stanno nascendo e crescendo nell’orto del mio amico e della mia mamma.

Se non fossi stata in mezzo a tutta quella gente che sempre mi dà troppa attenzione per essere giovane, per avere una bella bimba e per parlare in un modo strano, avrei probabilmente baciato quelle melanzane, così, come se mi avessero ipnotizzata, belle com’erano. Ma l’intelletto mi ha salvato dall’ipnosi, non ho perso tempo in smancerie, e ho chiesto alla signora se riusciva ad arranjar-me dei fiori di zucchina.

Il prossimo sabato me ne porterà una cassetta, di quelle che fa venire dall’Italia per rifornire gli alberghi, “perché ce li abbiamo anche qui, sa? Ma li buttano...i cetriolini pure...che son così cari, li danno ai maiali...Le perle ai porci!”
Ora mi chiedo se sono io che non sono capace di fare la spesa a km zero o se sono loro che non me lo lasciano fare. In ogni caso, dovevo togliermi la voglia di fiori di zucchina fritti.

Friday, May 29, 2009

ritos alfacinhas

Il mercato.
Il mercato di Arroios.
Quel rito settimanale che, succeda quel che succeda, qualcuno a vendere e a comprare si trova sempre.
In fin dei conti non viviamo in un mondo di sole incertezze.

Friday, May 22, 2009

venerdì, quasi al mattino/ipertesto quasi autoreferenziale

È bello riaprire gli occhi la mattina dopo aver preso a pugni la sveglia perché il suo inesorabile enunciato "6:35" sembrava fuori posto, privo di tatto, in quella luce tenue che pensavo fosse di un sabato mattina.
È bello riaprire gli occhi dopo ancora un minuto di sonno, dopo che la coscienza, la prima a svegliarsi e l'ultima ad addormentarsi (come le massaie d'una volta, che sacrificavano il sonno alla famiglia), ha dettato la sua sentenza: "è solo venerdì, cretina. Ergi subito te stessa con un addominale agonistico!".
È bello riaprire gli occhi dopo un sogno e saperlo analizzare dall'inizio alla fine, in ogni frase onirica, senza ricorrere a nessun Freud o Jung, o peggio, a qualche psicolucolo da tre lire (e con la Krise non ne tiri su veramente nessuno di buono...).

L'essere una scavezzacollo mi ha portato a conoscermi abbastanza.
¡Y que suerte!

La storia, nel suo simbolismo e nelle sue occasioni (perse, per lo più) era così incollata al reale che mi ha fatto impressione.
L'unico elemento dell'irrealtà era la mia compagna di viaggio: Dalmera Camattarri, alias nonna Elda (1922-anno della marcia su Roma/2004-anno in cui sua nipote viveva in Spagna).

Per colpa dei miei, che da Monte Abraão ci portavano all'aeroporto, con lei perdevo l'aereo e invece di tornarcene in Italia, finivamo in un País Tropical per mia avventurosa scelta: "vai nonna, prendiamo il primo aereo per qualsiasi luogo!"
Su una spiaggia-deserto io mi disfacevo di caipirinha con i miei nuovi amici, mentre lei mi aspettava, seduta e con il suo piede inciabattato appoggiato a un'altra seggiola - come la Silvia ricorda ora, nel momento esatto in cui legge, il suo piede che faceva capolino da dietro la porta della sala del 5º piano, interno 24, torre A.
La nonna mi aspettava tranquilla, stato in cui in vita raramente si è trovata, perché donna facile non era. E aspettò fin quando una tempesta di sabbia ci obbligò a fuggire con gente che non mi piaceva. Eravamo in un tunnel deserto che sembrava una stazione della metropolitana con un tipo grande-grosso-et-alopecissimo...che scelta insana.

Quindi la sveglia ha detto che erano le 6:35 .

Perché la nonna:
di recente mi sono venute in mente le sue stoffe, a volte sento la sua mancanza anche se lo ammetto solo inconsciamente.
E si, se ne andò e non ci salutammo. Starà tutto lì?

Mmmno.

Ci sono tante persone, vive, che so lontane e so di non aver salutato. E loro sono fantasmi per me, in fin dei conti. Anche poi se me li porto appresso.

E ancora accade di sentirmi fantasma per alcuni altri, anche per chi saluto spesso, in qualche modo. Sono altri che non mi vedono anche se mi hanno davanti, mi guardano attraverso senza sentirmi, o altri che non mi hanno, forse volendomi accanto. Altri ancora che temo che mi desiderino tale, in quanto fantasma, perché sui fantasmi ci si può accoccolare, come su un soffice cuscino, ricamandoci pensieri come si ricamavano i fazzoletti degli innamorati nel nord del Portogallo.
Fantasmi, non-organismi, che si possono fendere con un solo gesto, passarci in mezzo senza farsi male, perché nemmeno io sono facile, anche se per motivi diversi.

Friday, May 15, 2009

Quella crudele dichiarazione

Viviamo in una sociedad. Fatto.
La scegliamo ogni giorno, la società, la città dove viviamo. Perché se continuiamo lì, se non la rifuggiamo con i nostri piedini, le rotaie di un treno o le ali di un aereo o di uno speis-sciattol, significa che quella sociedad l'abbiamo scelta, in qualche modo, o per qualche motivo.

In tutte le sociedades che ho conosciuto ci sono delle regole. Almeno due, certe, che secondo il rito ritrito giudaico-cristiano sono:
a) la morte;
b) le tasse.

Il punto a é troppo difficile per me.
Andiamo oltre.

Quindi: punto b.
Non tutto quel che dice Hobbes é vero. Ma le regole, almeno fuori dal nostro spazio privato, le dobbiamo rispettare. E allora oggi sto affrontando il tema che in italiano si chiama "la dichiarazione dei redditi" o, forse, "il modello unico", e al tempo in cui mi ricordo giovane a casa dei miei, "il 740".
Nella sociedad che ho scelto, si chiama "IRS"
L'ho già fatto varie volte, tutte le volte litigando, con il sito dove si fa l'autocertificação e con il secondo membro autocertificante perché mai si riesce a trovare un accordo su che cosa significhino tutte le parti, allegati e controallegati del mod.1.2.3.4...\xyz.

Se si va alla pagina dell'e-finance del governo portoghese e si cerca il calendario, non c'é manco scritto quando dovremmo presentare la dichiarazione che scade tra il 15 e il 25 maggio. Non ho nemmeno cominciato, andrò a letto, dopo aver estratto scontrini da ogni dove e buttato giù un po' di cifre sul foglio a quadretti e qualche pensiero di secondi fa.

Siamo ciò che compriamo:
Farmacie (anche di un rotondo anno fa), Scuole, Affitti, Supermercati.
Ma anche:
Osteria Due Gobbi
Bancarella della Piazzola
Anonima Osteria Ferrarese

Ogni riferimento a fatto o cosa NON è puramente casuale.
Guardo quegli scontrini, mi sembrano carte arrivate da un'altra vita, altre vite. Alcune carte, cartas, sono belle e le tengo in mano, le accarezzo con la punta delle dita, come fossero stoffa buona di quella che usava mia nonna per le fodere. Altre carte, appena vista la data, le guardo di lato, con la coda dell'occhio e le raffazzono subito, nascondendole ancora dove le ho trovate, perché non ho voglia di pensarci.

Quella cosa che sempre cambia. Che é sempre un po' dislocata rispetto al luogo dove sono fisicamente, ma che mi scarabocchia - a volte con violenza, lasciando brutti solchi - dalla testa ai piedi, nei nervi e nelle vene. Che sia vita già passata tra le pale del mulino o che la senta scrosciare rumorosamente solo in me.

Se prendessi quello scarabocchio per uno dei capi e cominciassi a tirare, dolcemente, senza strattoni, cosa succederebbe?
Lo scarabocchio si annoderebbe in un groppo, fermo lì nella gola?
O si scioglierebbe lineare, in una gustosa, lunga risata?


Tuesday, May 5, 2009

il cuore nelle scarpe da tennis

Oggi ho delle scarpe con un tacco improponibile, un passo avanti verso il baratro. Forse ci si fa più male se si cade giù.
Ne discutevo con la Silvia e raggiungiamo le grandi verità:

- le scarpe con il tacco sono un impedimento
- l'amore è un impedimento

Entrambi sono ingredienti di un complotto messo in piedi per non farci mai arrivare a conquistare il mondo.
Altrimenti avrebbe governato Cleopatra, suggeriva la Silvia...O la Lario, suggerivo io.

Monday, May 4, 2009

Primeiro de Maio

Uscita da lavoro. Sole cocente.
Mal di testa-bomba a grappolo pendente sull'occhio destro: il che avrebbe dovuto obbligarmi ad avere una visione a sinistra della situazione.
Ma non ce la facevo.
Praça do Chile. Manifestazione dei lavoratori, senza una intera generazione.
Quella dei nati dopo il '74, quella dei più precari.
E i quê-flô vendevano garofani rossi invece delle solite rose, mentre i baretti stavano aperti per gli arzilli passanti. Market-oriented, altroché io.

Più tardi a casa un inseparabile mi é entrato dalla finestra, ha mangiato un po' di sesamo, ha giocato un po' con noi, ha scacazzato un po' in giro.
Com'è entrato se ne è volato via con la sua coda rotta.
Non ce la facevo a chiuderlo dentro.

Friday, May 1, 2009

la casa lontano da casa

Robert dice oggi:

"Vergine (23 agosto - 22 settembre)

È il momento ideale per dedicare cure e attenzioni alla tua "casa lontano da casa", cioè quel posto in cui ti senti più a tuo agio su questa terra dopo casa tua. Valorizza questo punto di forza alternativo, Vergine. Aggiungi un tocco di eleganza all'ambiente. Fa' sapere alle persone che si trovano lì quanto sono importanti per te. E se non hai ancora un rifugio simile, ti consiglio di cercarlo. Hai bisogno dello stimolo piacevole che nasce quando si va da un posto sicuro a un altro."

Adesso devo capire qual è la casa lontano da casa.

Thursday, April 30, 2009

cardiofitness da paura

Dopo l'andare e venire dell'Anna tra i reparti di cardiologia dei vari ospedali e consultori, l'Anna è passata alla cardiologia pediatrica.

Gli ospedali non fanno bene al cuore.
La Dunia sta bene: esultai, esulto, esulterò.
Ma prima di saperlo non sono riuscita a non piangere dentro.
Stavamo aspettando la medica, é arrivato un signore con un frighino per i panini durante il picnic, un frighino di quelli dove viaggiano i cuori dei bambini.
Il cuore si apre, si chiude, si stringe e si contorce.

Friday, April 24, 2009

la valigia


Venerdì di oroscopo, tutto da valutare
Venerdì di ponte, algures nel mondo.
I lavoratori portoghesi dicono sempre "Que bom, já é sexta-feira". Quella manna dal cielo, che settimanalmente arriva.

Quelli invece erano proprio dí di festa, ma non mi adornavo alla fine né il petto né il crine come pensavo. Niente matita negli occhi, solo un po' di smalto frivolo.
Praticamente senza trucco, ma soprattutto senza inganno.
Solo dolcezza e voglia di essere Anna100%natural, come il succo biologico.

Biologica, seguivo -come sempre cerco di- la logica della mia bio:

Incostante, con la valigia perennemente tra i coglioni e qualche scatolone mai disfatto . Con la voglia di qualche stabile cariño, di essere importante, come nella kitscherrima "Amore ritorna,...", mamma, amica, donna, donna di.

Ma il cariño, l'abbraccio vero e fundo, l'essere biologicamente importanti?
Sono solo legati all'approssimazione vicendevole con l'allontanamento, con il non esserci, lo sfumare della nostra fisicità e (forse) dei nostri sentimenti?
Il mancare? L'esser sul punto di?

Se fossi rimasta sempre, non sarei mai tornata. Lì e qui.
Sillogismo sterile o sacrosanta verità, fate vobis.
È nel ritorno, momentaneo, sfuggevole, e nella partenza necessaria (a qualcosa sarà pur necessaria, mi dico) che vediamo cosa rappresentiamo per gli altri? O quella rappresentazione é una cosina da maschere di teatro?

Penso che sia l'una e l'altra cosa, dipende dalla persona-teatro in cui la nostra rappresentazione si sviluppa. Dal tipo di ritorno e dal tipo di partenza.

In particolari fasi del ritorno e della partenza dovrei dire: "amami tutti i giorni o non amarmi mai più."
Per altre persone-teatro, "altrE" in particolare, il problema non si pone. Non ho dubbi.
A loro dico invece: sta passando una settimana, e la mia valigia è ancora li.

Thursday, April 23, 2009

25



Inquó l'é San Zórz.

Il che fa pensare al ponte del 25 aprile (a Lx c'é proprio un ponte, tutto rosso, che porta al di la del Tejo), alle giostre, all'odore di popcorn, al rumore del tagadà e dei bimbi che cercan di prender la codina di un peluche spelacchiato seduti su un cavallino bianco.

Ma poi siamo diventati grandi. E abbiamo fatto cose, scritto articoli, letto libri.
Nel privato mi son rotta della propaganda pettola del 25 aprile. Qui e laddove é San Zórz.

Allora si spegne la tivvú. E si guardano, da guardar (conservare) certe immagini.

Wednesday, April 22, 2009

an ability to recover from or adjust easily to misfortune or change*

Stamattina no dress-code.
Ho scollato le palpebre alle 6.50, la sveglia delle 6 non ha suonato. Entravo alle 7.
Sto cercando di farmi licenziare, forse.

Ho fatto il mio bidet, lavato i denti e il volto, raccattato qualcosa per darmi una bella cera una volta al lavoro.
Mi sono infilata una maglia sbrindellona, i pantaloni di ieri...le calze, dove cazzo ho messo le calze? e il raziocinio?...

Mi sono infilata le birkenstock, senza calze. Deutsche Qualität, Ja!
Corsa in strada, fino alla macchina, la macchina non partiva. Batteria fottuta per le luci lasciate accese, maledetta ibiza del '93 senza spensione automatica come la uno hobbit che non ho guidato mai durante le ferie.

Corsa ai taxi, corsa, con la tetta che sbucava dal reggiseno.
"hotel marriot, se faz favor, depressa".
Semafori, il correre prima di svegliarsi mi ha fatto bene, per non pensare che sul mio contratto c'é scritto che un minuto di ritardo é considerata giusta causa per il licenziamento.
Amen, se deve essere...
"Depois, perciso que me ponha aí, na porta desse predio".
Corsa e tetta saltitona ancora, rassettata nel reggiseno prima di entrare e passare il badge.
Login: 7.18

Nemmeno mezz'ora per essere a operativa, adattabile ad ogni evenienza.
Manco fosse Ferrara sud.

*def. da qui

Sunday, April 19, 2009

Ciao

Abbracciare tanto forte da avere poi male alle braccia.
Come se non si avesse abbracciato tanto da una vita. 
Come se prima di riabbracciare poi...

Mi tremano ora, vorrei che fosse solo sbornia invece di un ciao.

Saturday, April 18, 2009

Thursday, April 16, 2009

Anche in questo caso il tempo cambia le cose

Dicevo che tutte le volte che si torna non si é la stessa persona. Ci si accorge di particolari diversi che prima non si notavano.

Avevo indubbiamente ragione. Ma sinceramente, questa volta sono sempre la stessa. Con lo stesso brivido appagato che mi attraversa, nel respirare la MIA aria.
Sarà che ormai mi sono abiutata anche a tornare?

Per chi dice che la Dunia non parla italiano: "Mamma, sono stanca, qui c'è la sabbia, vabbè"..."Mamma, io quero fazer un sonnellino, antes de ir para a rua"...
Io ce la farò a esprimere la mia volontà, chiara et limpida et innocente come lei.

Wednesday, April 15, 2009

IO. (punto) Frivola ma non troppo.

A casa di ...amici. Amici di quelli che conoscono pregi e paturnie e rispondono "mo dai, si, Ana..." (con una enne sola, ma solo perché ferraresi, mica per altro).
Fatto la cacca mi son guardata allo specchio, con il mio nuovo (vecchio) taglio di capelli e le mie nuove scarpe assolutamente non frivole.
Sorriso.
Sono io quella lì, proprio io. Mica un altra.
Pensando che le mie nuove scarpe le avrei lasciate sotto il tavolo, e se anche mi fossi dimenticata la Sara avrebbe saputo indicare..."mo si dai Ana, dove vuoi che siano...".

Thursday, April 9, 2009

Vi presento:

La Viz ha citato e linkato questo bellissimo blog di una mia omonima, molto più agguerrita.
Per farvi un'idea del campeggio.


il Napolitano e il Palazzinaro

(clicca sull'immagine per aprire l'articolo in cui é inserito anche il video della gaffe di Berlusconi)

Wednesday, April 8, 2009

stavolta senza parole davvero

(clicca sulle immagini per aprire gli articoli)





Mi ricordo Genova. Persone a farsi menare a Bolzaneto. Il governo diceva che probabilmente erano andate al mare.

Ce lo mando io Berlusconi in campeggio, e con lui la nostra bella stampa.

Tuesday, April 7, 2009

l'italia si desta...


http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/04/articolo/657/

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/terremoto-nord-roma-1/modernita-disastri/modernita-disastri.html

Monday, April 6, 2009


Fa rumore come una bomba, tante bombe.
Ora silenzio.

Sunday, April 5, 2009

la finestra, a janela, das Fenster, the window, la fenêtre

Sto finendo questo libro di Pennac. Passaggi in cui mi sento a casa:

- "Il peperoncino rosso è un comprimiserie, la vergogna della nostra cucina. Il fagiolo ha la pelle nera, un cibo da schiavi, il riso è a stento una materia, colla da carta; il tuorlo d'uovo puzza come un peto fifone, l'interno di un ipocrita; le cipolle? Crude, lacrima di ragazza, cotte, pezzi di pelle morta; quanto al merluzzo ... (...) ... tutta la stupidità del Portogallo: andare così lontano dalle loro coste per pescare il peggior pesce del mondo!" (pagg. 29/30 - Il dittatore brasiliano sta descrivendo gli ingredienti del bacalhau do menino, piatto di sua invenzione assurto a piatto nazionale, offerto ai poveri nelle commemorazioni.)

- "Una caricatura assomiglia facilmente a chiunque. (...) alcuni altri dei miei amici traduttori dubitano che 'la finestra', 'a janela', 'das Fenster', 'the window' o 'la fenêtre' indichino esattamente la stessa cosa, poiché nessuna si affaccia sugli stessi rumori né si richiude sulle stesse musiche. (pagg. 48/49)

- (...) la scoperta incantata di quella lingua di cui la mia memoria ha lascitao fuggire via la maggior parte delle parole, ma di cui il mio orecchio conserva la musica, come ricordiamo il sorriso di un volto, lo spirito di uno sguardo, la vitalità di una persona: sertão, (...) saudade ('saudagi'), oh! l'impotenza della scrittura che non sa trascrivere la melodia delle parole straniere (...). (pag. 259)

Thursday, April 2, 2009

sforzare, prima persona singolare

La prova de esforço, nome totalmente antiestetico per un esame al nostro muscolo dell'ammmore, non era andata bene.

"Sospetto di doença coronária", proferiva il dottor João C. "ma probabilmente alla sua età, per il fatto di essere donna, un tracciato così - orribile tracciato, diciamocelo - potrebbe anche essere fisiologico, quello che chiamiamo un falso positivo.

Sapevo che quel tracciato che andava troppo in giù dopo il picco non rappresentava niente di buono. O estetico, accelerazione a parte.

"Le consiglio una scintigrafia con irrigazione del miocardio"
"Ah...vabbè, se è per toglierci i dubbi...irrigatemi pure...ma con cosa?"
"Radiazioni, poi si tenga lontana da bambini e donne incinte"
"Capisco"
"Prenoti la cosa in fretta (...)"
"Capisco"

Così ho prenotato in fretta. Ieri mi sono presentata all' Instituto do Coração, pagando puntuale 114€uri, nonostante l'assicurazione.
Mi hanno indicato la porta della medicina nucleare.
Entrata. Seduta. I miei occhi hanno fatto un giro di perlustrazione. Solo ultrapensionati e un zigano che non si pensionerà mai, vista la professione del feirante.
Il signore si lamentava di non aver potuto mangiare la sua sanduiche e bere la sua cervejinha preta a colazione (!)
"Cosa cazzo centro io con sta gente?"
Affisso davanti a me un poster con il giuramento di Hippocrate.

Le voci grosse degli infartuati rimbombavano nella sala e rimbalzavano tra il libro e i miei i miei occhi che non riuscivano a concentrarsi sui personaggi: il dittatore brasiliano, Rodolfo Valentino, Chaplin e il sosia di tutti loro con suo il cazzo moscio.

L'ausiliaria de saude che accompagnava l'84enne con vestaglia dell'ospedale di Cascais mi guardava fisso. La odiavo. Ancora un po' e le avrei chiesto se la sua esperienza non le aveva mai messo davanti a quelli che si ammalano (e muoiono?) da giovani. "Che cazzo guardi, stronza con le crocs del cinese...porco giuda, anche le mie sono del cinese ma sono tutte viola, non come le tue, bianche a fiori... e lucide!...che cavolo di serietà dimostrata sul posto di lavoro! Le tue ciabatte sono di cattivo gusto!"

Dopo l'entrevista (operazioni allo stomaco o alla vescica? farmaci? gravidanza?) mi hanno chiamato per correre sul tapis-roulant, stampandomi prima gli elettrodi sulle spalle, il dorso, e "tiri su un poco la tetta per cortesia??"...Ribollivo.
Arrivava il dottor João C. con un allievo dott. testa di minchia, tutto compunto nel suo ruolo, incapace di dire buongiorno, mentre il mucchietto d'ossa di Hippocrate si riuniva in uno striminzito ma doveroso "fanculo".

L'Anna ha iniziato a camminare veloce.
(Si noti come l'Anna si chiami in terza persona quando si ricorda di passare attraverso momenti di sofferenza, stress, o sforzo. Training, estrazione, e poi: compassione, scoppio e scarico.)
Camminava veloce, con il cuore in gola perché desiderava trovare il modo di farsi una pisciatina emotiva (come dice Filo), frignare un po', aspirare dai fori lacrimali un po' di tensione (si noti ora come dai fori, si mandi fuori la roba che si vuole espellere.) L'Anna voleva piangere perchè si sentiva sola e randagia come un cane, senza nessuno ad aspettarla nella sala, giusto per il gusto/dovere di. Nessuno di quella cerchia di persone che sapevano e potevano (1 unità umana) le ha chiesto se le avrebbe fatto piacere essere accompagnata..."Porco giuda, perché sti uomini bisogna sempre imboccarli della domanda giusta?
Devo prendere a badilate il mio lanternino, così per il prossimo Karma me lo sostituiscono, o me lo aggiustano, forse è ancora in garanzia."

Tutto questo pensava (penava) l'Anna sul tapis roulant, vedendosi specchiata nel vetro di un orribile quadro, mentre pressione e battito si adattavano allo status del "cuore in gola"....il dottore più maturo ne annotava il nome ed età in fondo a una lista di persone di almeno 40 anni più vecchi. "Perchè io?"
João C. osservava il monitor e spiegava al novellino che "isto não está nada bem, guarda qui. E qui. E qui. E qua..."
L'Anna sentiva che avrebbe potuto anche sortirne una alla Juan Carlos: "¿Porque no te callas?". Sentiva che avrebbe anche aggiunto la postilla meno regale "coño!"

Tututututumtutututumtumtumtumtumtum...
"Sim doutor, ta tudo bem" diceva invece la bugiarda e tachicardica Anna.
All'apice dello "sforzo" il dott. João afferrava una siringa dal contenuto color merda. Il tal materiale radioattivo veniva spremuto dentro il catetere che l'Anna aveva già infilzato nel braccio dall'inizio della prova.

"Okkei, adesso rallentiamo, poi ci fermiamo" (...) "Okkei, ora si riposi" (...) "Okkei, ora esca e vada a mangiare, torni entro mezz'ora."
L'Anna mangiava, distillando qualche lacrima, forse pensandoci troppo a quanto si sentiva sola, ma soprattutto chiedendosi se a tanta solitudine c'è rimedio. L'Anna, povera tonna, non ha mai creduto né al suo sesto senso né alle coincidenze, ma proprio sul punto interrogativo della sua questione ha visto passare in lontananza un enorme telonato blu. A lettere bianche c'era scritta una sola, semplice parola: ITALIA.

to be continued...

***


Ci penso ancora: quel camion lo dovevo fotografare, se solo fossi stata meno a crogiolarmi nella speranza che quel camion passasse davanti a me, invece di svoltare su a sinistra, arrivato alla rotonda. Cazzo di camionista comunista, ci sarà chi interpreterà la faccenda del camion come una sparata di prima.

Comunque.

Asciugandosi le sue lacrimucce kitsch, l'Anna tornava nella sala d'aspetto di medicina nucleare della piccola e costosa clinica privata.
L'infartuato più anziano, avvolto nel suo accappatoio bianco a letteronze verdi, conferiva con il zigano in camicia e scarpe nere circa la desmancha della scrofa puerpera a cui sono stati appena strappati i piccini dal ventre, "se ne deve lasciare solo uno, per fare in modo che la carne non si ammolli del tutto, basta che rimanga tenera tenera - esattamente come quella di un utero che ha partorito, ma senza le cicatrici del parto - poi viene fuori un chouriço...ahi uhm gnam! che era tanto buono, ma erano i miei tempi, in cui i maiali li allevavano le persone."
"Cristo, questi elementi parlano di salami non stagionati, di quanti ne mangiano al giorno. Oltretutto cercano conferme nel mio sguardo. Non riesco a leggere!...Io che fumo talmente poco che nemmeno sono identificata fumatrice, che ho il colesterolo basso, che mangio la carne solo se sento che il globulo rosso soffre, che odio i fritti...io sono qui, e sta mezza infermiera, sta stronza totale, continua a fissarmi."

L'infartuato in accappatoio continuava: "ho scoperto che i vegetali fanno dimagrire, o almeno, non fanno male." Il zigano della birra scura a colazione gli rubava la parola sentenziando: "guardi che i pomodori fanno male, sono acidi." Mostrava le sue tante pillole per questo, quell'altro e quell'altro ancora. Nessuna contro l'acidità.

Cercavo la distrazione nelle nuove persone che si erano venute a sedere nella sala d'aspetto: più giovani, dell'età dei miei, preoccupati e meno strafottenti, o forse solo meno senili. Un signore accompagnato dalla moglie giocava con il mio senso dell'umorismo: in un sacchetto, insieme alle sue analisi, il libro che aveva rinunciato a leggere "Vai aonde te leva o coração" di Susanna Tamaro.

Mentre rifletteva sul fatto che le coincidenze sono di cattivo gusto come le croc bianche a fiori, l'Anna è stata chiamata a fare le "fotografie" delle sue coronarie.
Un medico brasiliano camuffava il suo accento. "Si metta supina." 15 minuti dentro una lavatrice. Delle piastre ruotavano vicino al suo petto stretto in una specie di busto. Teneva gli occhi chiusi, ogni tanto scrutava il panorama poco dolce: dal soffitto, un grumo di ragnatela penzolava velocemente al ritmo del condizionatore.
"Che patimento simile alla risonanza magnetica, penso che prima o poi sarò la prima persona con il mio DNA a pigliarsi un bel tumore rotondo, con tutte ste radiazioni e sti magnetismi, altroché miocardio."

"Senhora Ana, abbiamo finito, può andare nella sala ad attendere le analisi".
Seduta, l'Anna repirava fundo. Si era imposta la lettura, il sosia sedeva tra Rodolfo Valentino e Chaplin appena sceso dal barcone di immigrati. Pennac la stava tenendo lontano dall'ipocondria o dal ricordo del suo tracciato poco sano...
Un quarto d'ora.
"Senhora Ana Rhossi, posso dar-lhe uma palavrinha?"
"Merda, arriva il momento, me lo aspettavo no? cosa credevo di farla franca anche stavolta? sti dottori non possono star sempre a dare falsi allarmi, no? una volta ci devono pure beccare - Cristo".
L'Anna si avvicinava e sentiva il suo sudore farsi acido. Altrochè pomodori.

"Senhora Ana, dobbiamo ripetere, fare un altro monitoraggio, di schiena questa volta...di solito non è necessario, ma dobbiamo toglierci qualche dubbio."
"Ma perchè invece di sta porra di stilicidio non mi tirate la vostra secchiata tutta d'un colpo?" - L'Anna assentiva mentre voleva solo urlare. Saliva nel marchingegno mettendo un ginocchio sulla brandina che sarebbe poi entrata nella lavatrice. Il dottore l'aiutava posizionandole gentilmente una mano sulla sua chiappa destra.
Hippocrate incrociava le braccia, tutta roba già vista.

Anna nascondeva il volto sotto il braccio, lasciava qualche lacrima ridondante sul cuscino di spuma usa-e-getta, si faceva mancare l'aria. Ma a detta dell'infermiera si stava comportando molto bene.
Mancavano solo altri 7 minuti, 4, 3, 1. 10 secondi. "Dona Ana, pode esperar na sala. Obrigado."

"Un altro quarto d'ora di sofferenza...ma perché se questi vedono l'esame in diretta?"

"Senhora Ana, venha cà por favor. Temos os resultados"
Sudore et acidità.

"Senhora Ana, boas notícias (...)"
All'Anna brillavano gli occhi. Si sentiva come quando non studiava, tuttavia per fortuna e virtù prendeva 9. Ma gli occhi brillavano per non buttar fuori altri liquidi.

Mi incamminavo verso l'uscita. Tornavo indietro per una pisciatina non emotiva.

il grande gigante gentile

http://oglobo.globo.com/rio/transito/mat/2009/04/01/manifestacao-do-greenpeace-na-ponte-rio-niteroi-deu-um-no-no-transito-no-sentido-rio-755083674.asp

Friday, March 20, 2009

con l'accento sulla Ú

Il mio germoglio scrive il suo nome da sola. Sbavo. Anzi...sbavú!

Wednesday, March 18, 2009

il giovane holter

Oggi sono arrivata a lavoro prevedendo i 25 gradi del giorno prima e con l'holter che spiava dalla maglietta, nascosto comunque sotto la mia pashmina color rosa ruggine antica.
Da riportare:

a) la reazione di Antó quando ho detto "beh, mi sono resa conto che non ho magliette accollate": "Anna, dovrebbe essere per te un momento di riflessione".

b) la reazione di madre e figlia al vedere i cerottoni bianchi e i cavetti che facevano capolino, non più nascosti dalla pashmina, visto il sontuoso caldo che spirava anche in metro. "Oddio, cos'è? sarà che ha una cosa che si attacca? tipo l'antracite?"...Mi sono sentita importante, paladina di chi pare che abbia l'angelo della morte dietro il culo o un turbante in testa. 
Sono stata felice di non avere né l'uno né l'altro e di abbandonare le signore alla loro schifata paura.

Tanto siamo sempre sul punto di, in fin dei conti. 

Tuesday, March 10, 2009

Cose che a volte si mettono nel dimenticacose


1) Non si ha bisogno di una macchina per andare al mare se stai a Lisbona instead of Ferrara (in questo caso: LX 1 - FE 0), ci si piazza nel trenino e via andare...epppoi mica stiam parlando di mare, ma di oceano, tanto di sti tempi mica si fa il bagno quindi chissenefrega se l'acqua è fredda (indi: Cascais 1 - Lidi di Comacchio 0).

2) Non si ha bisogno di un uomo per fare le innamorate, di cui foto. 

Mentre il punto 1&2 fanno riferimento al rilassante sunday della tonna, la relembrança del lunedì è spiegata nel punto:

3) Si ha bisogno di chiarezza. 
L'aerobica è uno sportarello assai frustrante per una ballerina mancata...
Una donna (con tutta la sua donnità) ha fatto ritmica in infanzia e danza africana nella post adolescenza (mica tanto, 3 e 1 anno rispettivamente) e fino all'incintudine ha giocato con le bolas (perché non aggiungere che bolas in slang portoghese signifca testicoli?) 
Questa donna a fare aerobica (nella junta di freguesia che costa 25euri/mese 3v/sett, quindi anche se perdi qualche lezione vista la mammitudine...) si sente male. 
Questa donna sono io.
Okkei devo fare dei passettini stupidi che poi mi rincoglioniscono seguendo della musica che mi rincoglionisce, okkei, il succo é questo. 
Ma mi dite per favore cosa devo fare con le braccia? Dove le metto? Adese alle mie rotondità? Quali rotondità (superiori/medie/inferiori)?? Le devo sbattere a manca e a destra? Non posso proprio più fare niente di grazioso con le mie manine? Jesus!
Ditemelo signorine istruttrici secche che pensano che mi senta molto abbattuta del mio non toccare il pavimento con la fronte quando faccio gli stiramenti a gambe aperte.
NOSSIGNORE! Gambe aperte e testa alta!

Friday, March 6, 2009

LUZBOA


C'è gente che dice che "Lisboa" deriva da Luz Bona...ma quando mai!...l'origine si trova nell'antico nome latino Olisipo, termine semisconosciuto ai più, tanto più che i più non sanno che cosa vogliano dire parole di derivazione diretta come "olisipografo" (che in portoghese che significa "storico di Lisbona").

Nella città della luce buona (perché effettivamente la luce di qui...beh, ha un non so che...) ci sono 60.000 case sfitte, vuote, dove dentro c'è passato un piccolo olocausto, che spopola Lisboa di 10.000 abitanti l'anno. 5.000 di queste case abbandonate sono di proprietà dell'autarchia della capitale.

La città muore, mentre io ci vivo. 
La città muore e conduce i turisti a innamorarsi della sua "romantica decadenza". 
Torneranno e tanti bei luoghi decadenti saranno caduti.

Wednesday, March 4, 2009

La patata italica



Mitico Rocco, rendi onore all'italica tuberacea (mica tanto tubolare a sto giro)... peccato che lo spot sia stato censurato :( ...che perla!
Se quei bigottiscopatutto avevano fatto cancellare dai cartelloni il claim "la patata tira" (cos'eravamo intorno al 96? boh...), adesso che ci siamo sotto con il pastore tedesco, come potevano fare a starsene in onda?
Ma allora erano manifesti, mica pubblicità scaricabili da iutub (che felicitas)! Scaricatissime anche all'estero per giunta...

(A proposito di bigottismo, godetevi Don Zauker che mi ha fatto scoprire la Viz).


Thursday, February 26, 2009

Un giorno a teatro mi baciò sul canto della bocca

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/nucleare2/dario-fo/dario-fo.html

Caro Dario,
t'amo anch'io...in questi casi poi, non ne parliamo.

Mio eroe, uccidi Sivlio-Eta-Beta...Ma anche il Sig. Galan: «Bisogna affrontare il problema senza ipocrisie - sostiene il governatore - le energie alternative sono importanti e vanno sviluppate: la verità è che per il futuro l’unica soluzione è il nucleare.

In Italia, attualmente, c’è un duplice problema che è di riuscire a produrre energia e di farlo a prezzi competitivi (...)»

Da questa frase una persona molto semiotica (come io me medesima) capisce che il Sig. Galan ritenga il nucleare un'energia alternativa...Uccidetelo.
O sbaglio?

Monday, February 16, 2009

L'automa più coraggioso del mondo

Sento il carico dei miei ricordi, ogni volta che chiudo gli occhi non riesco più a premere su fwd...ad andare avanti, immaginare, sognare...il dormiveglia diventa un rew, ostinato.
Dunia è ora dietro di me, sul mio lettone, guarda in alto, si gira. Sento il suo ciuccìo rilassato e rilassante, mi conduce a quando lei era più piccina. Quando tra un po' avrò freddo, mi raggomitolerò di fianco a lei, per respirarne il respiro e l'odore che assomiglia tanto a quello che aveva mio fratello alla sua età. Il Lorenzino.
Ora di certo non mi metterò di nuovo il grambiule per lavare i piatti e per sprecare il mio prolifico momento mentale!

Vivevo a Lisbona da pochi mesi, ero a una festa, una di quelle che mi aveva già stancato, in cui semplicemente mettevo su un disco di presentazione, rispondendo nello stesso modo sempre alle stesse domande che ormai ritenevo e ritengo stupide, tanto che me ne guardo bene da riproporre al prossimo. 
All'inizio della mia vita in questa capitale sporca e romantica, quelle domande (da dove vieni, perché sei qui...) mi facevano quasi piacere. Mi sentivo un'eroina nelle braccia dell'amore, quella che ci aveva creduto fino in fondo, tanto da mettere tutto in gioco...Quella che realizza i suoi sogni.
Al tempo non avevo ancora messo proprio tutto in gioco, ancora avrebbero dovuto trascorrere alcuni mesi, prima di rendermi conto che il primo passo era stato praticamente nulla davanti a quel che sarebbe arrivato; una tesi all'estero e una convivenza appena iniziata erano poco davanti a una vita che ti cresce nella pancia a nell'alma
Comunque mi ero già stufata delle facce stupite delle persone e dei loro stupidi commenti.
Avevo deciso che nessuno mi poteva sorprendere come io avevo sorpreso me stessa. Mi pare che dal luglio del 2004, nessuno lo fece più. Una noia. Nel marzo del 2005, alle feste e alle serate, rispondevo ormai senza pensare. Un automa.
L'automa più coraggioso del mondo non aveva più voglia di farsi riconoscere.
Era difficile trovare in una serata qualcuno con cui mi andasse di parlare, con cui nel mezzo del discorso-registrazione ci fosse un "tic". Non sentivo il desiderio di raccontare niente e facevo indubbiamente la figura della cafona, non avendo nessun interesse nel fare domande al mio interlocutore. 
Solo a quella festa dissi una cosa a un tipo, riccio e biondo, non proprio il mio genere: "Sono piena di ricordi, ma sento che loro non mi toccano, probabilmente li tengo lontani, per non farmi più del male" (parlavo dei miei traumi e dei miei amici, soprattutto). Lui stupito dalla mia affermazione mi chiese: "senti, ma perché non scrivi? Guarda, che cose belle hai dentro. Senti, che belle cose che senti."
Gli risposi, indispettita ma rinfrancata dal complimento generato da un vero, inedito, stralcio di me: "Lo faccio già ma non serve, mi sento vuota, mi spiace."

Non mi spiacerebbe per nulla sentire ora lo stesso vuoto.
Ultimamente, da quando ho cambiato casa soprattutto, da quando mi sono sentita buttata via, sento che vorrei tanto sentirmi vuota per un po', vorrei tornare ad allontanare i miei ricordi, tutti, indistintamente. Sarei intoccabile. Trasparente, Invisibile e lontana. Invincibile. Con qualche macchia, ma senza paure.

Mi sento invece un fantasma che si aggira continuamente nelle stanze in cui ho vissuto, nei luoghi dove non posso continuare a vivere, ma esservi solo per un momento, solo per un passaggio. Una vacanza o un attimo pesante. Per raccattare su qualcosa che conta troppo o per incontrare un amico. Per poi tornare a passeggiare con il mio sorriso storto, a volte finto. Di chi non sa se sta sperando davvero, o se sta fingendo di sperare.
Sperare che tutto andrà bene, fingendo almeno per il bene di lei quando non ci si crede. Sperare che tutto andrà meglio, che la terra tornerà verde. Che ci sarà un Futuro, non solo un forse, per noi e per gli altri. 
Sto scaricando le pile. Che cazzo di controsenso o scherzo di qualche dio (evitiamo di offenderlo, magari s'incazza: ora sto leggendo "Il Lamento del Prepuzio" di Shalom Auslander - il suo dio è come il mio, bastardissimo), io che con la mia speranza ho conquistato un uomo e che volevo dare un secondo nome a mia figlia: Esperanza.
Devo inventare un un Alzheimer giovanile, un lavaggio del cervello, il mio "eternal sunshine of the spotless mind." 

Wednesday, February 11, 2009

Silenzio anch'io

http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Eluana/descansa/Italia/agrieta/elpepusoc/20090210elpepisoc_4/Tes

Monday, February 9, 2009

Krise über alles

0A me mi girano le palle tutte le volte che sento parlare de "la crisi".
Prima non eravamo in crisi?

Mi sento vecchia a dire che sono 10 (dieci) anni che mi incazzo a morte per via dei contratti che ci sono andati propinando con sempre più faccia tosta, perché bisognava progredire e elasticizzare, per far stare il culone decadente del capitale dentro la pancerina del welfare, per fingere che lo stato sociale avrebbe retto.
Ormai la pancera è smagliata, sbrindellata, mangiata da tutte le parti e non serve nemmeno da riciclare per tirarne fuori del filo per le pezze.

Non ne parliamo poi qui in Portogallo, dove e.g. l'arcivescovo di Lisbona, José Policarpo - diresti un punto di riferimento, uno che dovrebbe essere colto e/o informato, - è riuscito a fare una magra biblica, qualche anno fa al Porta A Porta locale, dimostrando di non averne un'idea nemmeno relativamente alla definizione da manuale di “Stato Sociale” (!). Qualche opinion maker stava lì a fargli domande sul tema, mentre il mainstream propagava il rumore delle sue unghie sugli specchi. Sentivo la mancanza di un VHS per poter premere su REC.

L'articolo di oggi su Repubblica (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/inchiesta-precari/inchiesta-precari/inchiesta-precari.html) termina così: "Infine, dopo essere stati tanto flessibili e poi anche precari, i nostri lavoratori atipici difficilmente saranno pensionati, almeno come concepiamo noi adesso questa categoria."
La stessa cosa la dicevo io a mia mamma quando mi facevo le mie esperienze lavorative non pagate e lei mi diceva che, se invece di far volontariato, lavoravo o facevo le pulizie in casa, magari ero più utile.
Io sostenevo che tanto i contributi pagati allora non mi sarebbero serviti di certo per la pensione futura ed eventuale e pensavo che tanto le pulizie avrei avuto tempo per farle - fino al vomito - una volta accoppiata.

Ora, reclamo i diritti di autore sulla ricerca presentata (scusate cari amici del copyleft) e non autorizzo la replica da parte di chi al tempo dissentiva.

Arbeit macht Frei.

Mi va anche il sangue alla testa a pensare a chi anni fa mi diceva che esageravo con la storia del cambiamento climatico...bene, adesso ciucciamoci pure le nostre vite urbane, che a vivere in paradiso nel mezzo della foresta, da un secondo all'altro, possiamo morire bruciati vivi come in Australia (http://www.guardian.co.uk/world/2009/feb/09/australia-bushfires), dove il fuoco arriva a propagarsi a 100m ogni 3 secondi, piromani o no.

Anna, o l'estremista.

Ciucciamoci pure tutti in coro il nuovo metaframe della crisi per interpretare la nostra, sempre uguale, mesta realtà.
Tanto in Iraq non c'erano le armi di distruzioni di massa e in Afghanistan non c'era Osama e anche se c'era si travestiva da uomo con la barba e il turbante.

Friday, February 6, 2009

innamorarsi in cucina


Uhm, occhei, questo non è un blogghe di cucina (mai rubberei il posto alla zia Virginia), ma essendo il titolo del medesimo abbastanza culi-nario, tanto come lo è stata la settimana di prensenza materna in loco; visto che la mia figliuola sta festeggiando i suoi giovini anni un giorno si e un giorno no (festa con la nonna e
l'amica della nonna, festa a scuola, domani festa con le amichette) mi permetto di annotare gli ingredienti che ho aggiunto in ordine sparso alla terrina, il cui contenuto ho poi infornato:

Torta #1
3 uova
poca farina autolievitante
2 yogurt interi
zucchero di canna fine
100 gr di cioccolato fondente grattuggiato
5 amaretti
1 spolveratina di cannella

Torta #2
4 uova
farina che ho scoperto non autolievitare piú di tanto
lievito
2 yogurt interi
zucchero di canna fine
5 mezze pesche sciroppate tagliate fini fini fini

Attendo consigli per la Torta #3.

Comunico anche e orgogliossissimamente che, come da foto, la mia bella figliuola è già stata iniziata all'arte culinaria della spoia par i capláz. Ahi...Emilia-Romagna mia e bella.

lifecoach docet, atto II

Se George Bush, Colin Powell, Dick Cheney e Condoleeza Rice hanno detto che c'erano le armi di distruzione di massa...beh, allora siccome erano in 4 dirlo, vuol dire che avevano ragione.
Bisognava indubbiamente bombardare.

(...rimediando all'autocommiserazione di "frustratio tremens" che a sua volta é in totale disaccordo con "900pippe e 2felicità")

Wednesday, February 4, 2009

frustratio tremens



Da domenica, dopo aver mandato il di lei genero e la di lui suocera a sposarsi insieme, ho solo freddo. 
Dopotutto i surgelati non sentono.
Mi acclimato con un Borba tinto, aspetto che la sua di lui suocera torni dal suo ultimo piovoso giro prima di prender l'aereo e che il suo di lei genero si alzi nel profumo della torta che ho preparato per la mia pulcina sempre meno implume, che domani, in assenza di nonna, se ne torna all'asilo, a soffiare tardiva ma per diritto sulla sua candelina #3.
Mentre mi scongelo e comincio a ri-sentire, mi immagino gatto: mi mangio la mia pesante coda fatta di coscienza troppo lunga, troppo grossa e ostinatamente inutile. 
Occhei, mi hanno limato le unghie ma, per benino, mi sono fatta affilare  i denti dalla solitudine e dalle gocce che riempiono i miei vasi. Senza tormentarmi troppo mi continuo a chiedere perché il mio sentimento di figlitudine e donnitudine debbano sempre aggirarsi nella categoria della frustrazione,  dove "occhei, vado bene acsí" è impronunciabile.  Continuo a sentire (con le orecchie) che gli oggetti (si, sono oggetti, in questo caso) di tali sentimenti vedono La Vittima nella figlia e donna (o tonna?), colei la quale non accetta critiche da nisún.
Surgelatemi di nuovo, prima che continui a scrivere ste tiritere stracciacazzo.
(...)
yes, almeno la Dudú si è svegliata, overdosi di bacini renderanno il processo di ricongelazione non necessario...anche perché il cibo ricongelato fa cagare.


Tuesday, February 3, 2009

2 occhi grandi e 3 piccole candele


Cara Dudù, mio dolce amore,
tanti auguri dalla tua mamma un po' triste e un po' no
un po' isterica e un po' no.
Felice e orgogliosa, molto e soprattutto.
Il mio libro su di te è in progress, ma preferisco viverti che scriverti.
Mi mollino tutti, ma io non ti mollerò mai. MAI.

Wednesday, January 28, 2009

firme digitali

oggi ho avuto un idea geniale
per render il lavoro (altrui) piú agradavel (come Agrado) dovrei aggiungere alla mia firma digitale la seguente frase:
"vi bacio tutti con le mie grandi labbra". La Viz suggerisce che potrei anche fare lo stampino.

mmm... dopo questo post demente e machista, il traffico sul mio bloggg aumenterà a manetta.

Wednesday, January 21, 2009

Io, ingeggniera informatica (versione beta, suggeriscono)

Arrivata email dalla responsabile delle risorse umane:
Secondo i nuovi contratti collettivi i Tecnicos de sistemas informática Profissional (tradotti in Technical Computer Systems Professional) sono diventati Assessores (Advisor).

Giunge voce che la voce "Advisor" sia riservata agli ingegneri informatici.

Mi ciuccio i gomiti in attesa della laurea laboris causa e dell'aumento di stipendio 2.0

Tuesday, January 6, 2009

il dolore degli altri



...privilegio di essere, o di rifiutarsi di essere, spettatori del dolore degli altri

(S. Sontag)

Quella mano lì, che é una manina lo si capisce solo confrontandola con i piedi degli astanti. Potresti capirlo anche dal fatto che è una mano paffutella, ma non ci metteresti una mano, la tua questa volta, sul fuoco.
Quella mano è sotto il fuoco. Di chi importa senza dubbio, ma potresti anche generalizzare perché si tratta di tante mani, in tanti luoghi.
"Una mamma lo sente di più". Si, Boh, Forse. Non solo per il suo status.

Io lo sento, lo siento, non lo so se più o meno. Non è questione di scandali, ma di rabbia. Ti chiedi come saresti, come sarebbe se...Ti astrai dallo stesso pensare...e allora sai che chi ha stretto quella mano, con un'altra della stessa dimensione, se avrà la fortuna di arrivare alla fine e incominciare a vivere, quella vita la porterà avanti con un peso più grande e più nero, tutta la cognizione del male, senza un'innocenza da poter rubare a poco a poco.
Se avrà la stessa sorte di chi animava quella mano, non ci sarà niente da rubare, niente da capire. Ma siccome chi importa sono quelli che resteranno, ti preoccupi dei loro piedi: dove se ne andranno sostenendo quelle schiene meno storte dei pensieri.
Cosa prepareranno per cena una volta grandi, che libri leggeranno, quale mondo chiederanno.
Per questo una manina é diversa da una mano. Mamma o no.

Friday, January 2, 2009

900pippe e 2felicità


* Assolutamente (in ordine spargugnato):

1) migliorare l'egoismo e decentrare l'autocommiserazione
2) mettere una cicatrice sulle saudades e una borsa dell'acqua calda sul dolore, curarmi tutta e per benino
3) ballare, camminare, scrivere, fotografare, disegnare, giocare di più, con o senza Dunia
4) evitare pane, pasta e patate
6) parlare in inglese senza rifugiarmi negli altri idiomi
7) imparare a pettinarmi con amore
8) rispondere in italiano a chi se lo merita
9) baciare e abbracciare sempre più intensamente
10) ripassare il portoghese, lo spagnolo e il tedesco; riuscire a dividere la mia testa in 5 lingue e diventare una boss
11) avere pazienza con chi è dolce, perdere completamente le staffe con chi no
12) tornare in Montagna, dai 2000 in su
13) fare un lungo bagno nel mediterraneo e cullarci dentro Dunia, a cavallo del mio ombelico
14) avere internet in casa
15) non sentirmi civetta per un nonnulla
16) continuare a desiderare di avere un altro cucciolo di donna

* Metto una croce sopra o un tick di fianco a (cose che ho realizzato e di cui vorrei o potrei FORSE farne a meno):

a) avere un bidé (che mi è mancato per 4 anni)
b) abitare in centro in una città con la metropolitana (ciò che sognavo 10 anni fa)
c) la tristezza, la coscienza sorprendente di essere sola con Lei
d) la paura di non farcela
e) farcela benissimo, pur con il fiatone, ed esserne fiera
f) aggiungere un pezzo nuovo al mio puzzle colorato di nostalgia
g) continuare ad arrabbiarmi per il dente storto di mia figlia, frutto dell'avarizia di una babysitter e ricordo di un giorno che devo dimenticare (vedi punto 2 > a volte per questo i piccoli sorrisi mi intristiscono e fanno della mia natura un ossimoro stupido)
h) un lavoro con assicurazione sulla vita e sulla salute, cosa utile visto che questo non è un paese igienico

* Cose che mi rendono felice tout court:

I) la mia pulcina
II) i miei amici

foto:mezzovuoto-o-mezzopieno/ott08@lisboa

Non avevate ancora visto la mia casa

(clicca e espandi)