Sunday, December 20, 2009
Volver. Atto 1.
Monday, July 27, 2009
a.a.asta
Non ci sono escort a raccontarci che il Primo Ministro non ama il preservativo.
Ma ci sono le aste di armi (mitragliatori, pistole, carabine, fucili, coltelli, sciabole, pugnali e spade) organizzate dalla Polizia di Stato.
Chi la compra 'sta roba?
Tuesday, July 14, 2009
prima della mezza stagione
Più bianca, più trasparente, più bella.
Pronta a tutto, senza essere pronta al peggio.
Pronta per le perle.
Non sono più perla.
Diventata conchiglia, un granello di sabbia nell’occhio.
Un granello piccino, patetico se vuoi.
Un granello lacrimoso.
Pietruzza che vorrei spurgare senza sentirla sparire sfregiandomi
la carne.
Senza perdere la vista.
Senza perdere di vista.
Mare, vieni e nuotami attorno.
Estate, lavami dentro con la tua mano di spuma,
prima che tornino le mezze stagioni.
Wednesday, July 8, 2009
sul fondo
Annuso le lenzuola che sanno di lavato, di acqua profumata messa a seccare penzolando su un cortile ventoso e assolato.
La penna non scrive, frugo nella mia casa di pastelli, di colori con la punta grossa di feltro. Trovata.
Torno prona a inspirare quel biancore giallino. Un piede sotto il ginocchio, riesco a continuare la mia sfida contro un nuovo libro che vuole essere aperto e letto.
Stand by.
Di solito i più grossi son quelli che termino prima. Si può vedere dalle orecchie nelle pagine: quasi non ci sono.
Le mie lettere scrosciano fuori dalla penna, volano ad un'altezza di due mm sulle righe che le guidano. Tipico dei sognatori ad occhi aperti, degli svaniti, degli sbadati, degli sbandati, di chi sta in altre bande, in altri luoghi, con la testa o l'anima.
Riporto le lettere a rincorrersi affannate sulla riga, diligenti. Non sono il tipo. Non dovrei.
Avessi il mio PiccoloComputer, il lettore non sarebbe rimasto impantanato con seghe grafologiche.
Non voglio inziare un nuovo libro, perché ci sono libri e libri. Quelli che si leggono per addormentarsi, pieni di numeri, fatti, date, idee, o per addormentare, con orchi, streghe, draghi, fate.
Gli altri, quelli che si leggono per tenersi svegli o per svegliarsi. O per passare da un sogno, un'incubo, o una mera ricorrenza onirica, con o senza sonno, ad un'altro.
Interrompono il flusso, il fiume che discorre, gettano una pietra del loro volume sul letto del torrente. I pesci cambiano percorso, l'acqua cammina con bolle diverse.
Quei libri lì fan passar la voglia di scriver perché pare che non ci sia più niente da aggiungere. Dicono della vita quando arriva, dell'amore nelle sue infinite partenze, del pane quotidiano, delle occasioni perse, delle esistenze prese. Al volo o in volo. Di quei libri lì ne ho appena finito uno che mi invade ancora, mentre all'inizio avevo paura che mi volesse far male.
Diceva delle mie poche rughe e dell'amore della mia vita.
Oggi all'asilo lei smangiucchiava ancora la sua merenda, quando sono arrivata per la riunione con l'educatrice per ricevere l'excelente pagella di fine anno e tutti i disegni degli ultimi 10 mesi.
La guardavo in mezzo agli altri, più cresciuti, lei, con quello yogurt con i pezzettoni di fragola che in casa non mangerebbe mai nemmeno per sogno ma all'asilo, no, si comporta benissimo. Ha cominciato a guardarmi fisso, a passarmi la mano sul volto. Le sue ditina, le unghiette hanno calcato l'orlo delle guance, dal fianco della narice al canto della bocca. Poi sulla fronte, orrizontalmente. «Mamá, tens uma linha aqui» (Mamma, hai una linea qui).
Le mie rughe, l'amore della mia vita. Le mie occasioni PRESE.
Cresco, non ammaino la vela, c'é troppo vento. Ma chissenefrega. L'ancora è troppo grande per lasciarmi portar via.
Friday, July 3, 2009
expulsa
Finché le cose stanno così io mi mantengo espulsa dall'Italia.
Mandateci via tutti, magari su dei treni.
Magari con i carrelli arruginiti.
Poi bruciateci.
Vado a tatuarmi un numero sul braccio.
Poi torno e vi faccio sapere com'é stato.
Monday, June 29, 2009
o segurança
Festival come da figura: per la seconda volta nella sua vita l'Anna si ascolta i Wailers da fuori del recinto.Si approssima il terzo gruppo, l'Anna & altri astanti trangugiano il contenuto del bicchiere di plastica, perché no, con il bicchiere (pieno) non si puó entrare, né con le bottiglie (di plastica) nella borsa.
"Ma voi con il biglietto e senza braccialetto...dovete entrare dall'altra entrata".
Anna & friends vanno all'altra entrata, mimetizzano la bottiglia da 2l di bevanda adolescenzialmente alcolica nella borsa di Romina, avvoltolata nella felpa di Anna, i culi cicciottelli confondono ulteriormente.
Romina parla con il buttafuori "maaaa, non si può tornare nel campeggio una volta entrati nel recinto?"
"No, no. Penso di no"
"maaaaa?"
"No. Non so...chiedete all'altra entrata"
Anna: "Maaa, senta, metta caso che mi venissero le mestru proprio adesso, com'é que é?"
Il buttafuori balbetta, lingua asciutta, sguardo perso...dopotutto è di figa che si parla.
Anna & Ro entrano nel recinto, zero perquisizioni.
L'Anna si ferma un attimo, beve un sorso dal bicchiere...poi, pensa e fa pubblicità alla sua impresa: "oh genteeeee, ho il vino in manooooo!".
Ho vinto.
Thursday, June 11, 2009
dentro (di)scorre il fiume
Wednesday, June 10, 2009
Corintia, mio amore
Adesso scopro che esiste una canzone: "Corintia (meu amor é o timão)".
Romina, que viveu no Brasil, dice che é l'inno di una squadra di São Paulo (il Corinthias, soprannominato "il timone" - o timão), che ha pure vinto il campionato.
Forse non sognavo della Grecia e dei suoi capitelli, né di biscotti con l'uva passa.
Forse ho solo sentito sta canzone, ma non saprei dire dove, forse dai brasiliani casinari che abitano davanti a casa mia, ma leggo il testo e non mi suona.
Magari sono proprio una Caotica che vuole uscire dal suo corpo e nella sua vita precendente era una moça da torcida.
L'autore é morto nell'82.
Forse ho solo letto queste parole intanto che cercavo qualcosa...e mi rendo conto che l'autore é lo stesso di "Trem das onze" (1964) e allora mi tranquillizzo e rinuncio al Caos a breve termine, perché quella canzone l'ho citata e cercata...era lì sul google quella frase, forse, ma non c'é ora. Boh.
Poi i ricercatori che hanno i soldi per la ricerca dicono che sognando si fanno dei legami craeativi tra le cose che abbiamo in testa.
Romina se la ride e dice..."Mah, secondo me ti vedi con mio marito!"
Monday, June 8, 2009
tutte le gnocche del presidente
Friday, June 5, 2009
postcard from Italy
Trovo anche una cartolina, del mio antico Comune di residenza, in Italia.
"L'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia è stata indetta in Italia per i giorni di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 blablabla (...)
Per questa elezione la S.V. è stata ammessa a votare in una selzione elettorale istituita nello Stato membro dell'Unione europea in cui si trova e potrà votare blablabla (...)
Negli stessi giorni (...) avranno luogo in questo Comune anche l'elezione diretta del presidente della provincia e del consiglio provinciale, (...) del sindaco e del consiglio comunale nonché (...) dei consigli circoscrizionali.
Inoltre nei giorni di sabato 20 giugno e domenica 21 giugno si svolgerà l'eventuale turno di ballottaggio per l'elezione diretta del presidente della provincia e/o (...) del sindaco.
Se la S.V. vorrà tornare in questo Comune per esprimere il voto per le elezioni amministrative, potrà votare in questo Comune anche per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti l'Italia blablabla (...)
Questa cartolina-avviso dà diritto a tutte le agevolazioni di viaggio concesse agli elettori per la votazione di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 (e) per partecipare all'eventuale votazione del turno di ballottaggio blablabla (...)
Sia per ritirare la tessera elettorale personale sia per ottenere le agevolazioni di viaggio, con la presente cartolina-avviso dovrà essere esibito il passaporto o un altro documento di riconoscimento."
a) mi state pigliando pel culo?
b) Come ci arrivo io da qui a lì con un biglietto delle F.S.?
c) Per inviare questa puttanata si son spesi i denari dei contribuenti, oltre alle energie volute per riciclare la carta su cui è stata stampata questa puttanata (e speriamo che sia riciclata). Lo sapete?
d) Perché se io sono residente qui, invece di votare per il sindaco di Lisbona e la circoscrizione di São João, devo votare per il sindaco di Ferrara e annessi e connessi, mentre un ferrarese residente a Milano, Roma, Napoli o Punta Raisi deve votare per i rispettivi sindaci delle città ove risiede?
e) O nevvero e sono io che dico stronzate?
Wednesday, June 3, 2009
il nevoeiro e la melanzana
Il mio fagiolo magico tossisce forte, ma oggi non sarà di quelle sere in cui ogni suo colpo di tosse mi spalanca gli occhi contro il soffitto buio e mi stringe nel materno senso di colpa del “ecco, le ho fatto prendere freddo”, o del “cazzo, vedi, la dovevo coprire di meno”.
Non mi terranno sveglia perché appena finirò di scrivere andro a raccoglierla dal suo lettino, per rannicchiarla vicino a me e accarezzarla e calmarla e il sonno ci avvolgerà nella sua coperta profumata. Entrambe siamo state tradite dal verão portoghese: io ancora abituata alle umide estati immobili e sudate della pianura padana, lei ancora piccola per sopportarne le peculiarità.
Il caldo che secca la gola e bagna la pelle, il vento caldo o freddo che l’asciuga in un istante girando l’angolo in città o che sorprende repentino sulla spiaggia, come ha fatto domenica con noi, trasportando alla gente in costume un’enorme nuvola bassa, che dal mare avvolge tutti in una fredda doccia di goccioline che viaggiano veloci in sospensione, che raggelano i corpi che tergiversano sulla sabbia, osservando il cielo e lo strano fenomeno, domandandosi se il sole tornerà a minuti o se valga la pena rintanarsi in un caffè, o in macchina e mettersi in coda sulla via del ritorno. A quella nuovola nebbiosa, i portoghesi danno il nome di nevoeiro.
Ora ho male alle ossa e nella gola una manzana, che vorrei scivolasse giù, dolcemente, invece di starsene ferma lì, senza darmi nemmeno la soddisfazione di una linea di febbre, asì, para matar al bicho.
Quell’acuto dolore fa venir nostalgia di quella febbre bambina (intanto l’Anna non ha resistito ed é già andata a rapire il fagiolino dal suo letto), quando avevi qualcuno che si prendeva cura di te, tout court.
Vorrei che scivolasse come ho fatto scivolare le melanzane sul mio volto, sabato, di ritorno dal mercato, prima di sistemarle nel frigo.
C’è una signora bionda come la maga Magò al mercato di Arroios. È diventata la mia bancarellaia di fiducia, a parte i basici (pomodoro, patate, carote...) freschissimi, è capace di sorprendermi ogni sabato con qualche verdura che negli altri banchi non si trova, figurati al supermercato. Le colleghe la criticano sempre, perché pensano che il cavolo sia il re del mercato...ed effettivamente la fa da padrone. I primi anni facevo fatica a trovare le zucchine, che ora ci sono, ma del tamanho di un cetriolo gigante.
Sabato sono arrivata al suo banco, subito un paio di melanzane lucide e decisamente falliche mi hanno chiesto di farsi portare a casa. Prima però le ho raccolte e ne ho accarezzato la forma e la pelle liscia. E ho pensato alle melanzane, probabilmente più rotonde, che stanno nascendo e crescendo nell’orto del mio amico e della mia mamma.
Se non fossi stata in mezzo a tutta quella gente che sempre mi dà troppa attenzione per essere giovane, per avere una bella bimba e per parlare in un modo strano, avrei probabilmente baciato quelle melanzane, così, come se mi avessero ipnotizzata, belle com’erano. Ma l’intelletto mi ha salvato dall’ipnosi, non ho perso tempo in smancerie, e ho chiesto alla signora se riusciva ad arranjar-me dei fiori di zucchina.
Il prossimo sabato me ne porterà una cassetta, di quelle che fa venire dall’Italia per rifornire gli alberghi, “perché ce li abbiamo anche qui, sa? Ma li buttano...i cetriolini pure...che son così cari, li danno ai maiali...Le perle ai porci!”
Ora mi chiedo se sono io che non sono capace di fare la spesa a km zero o se sono loro che non me lo lasciano fare. In ogni caso, dovevo togliermi la voglia di fiori di zucchina fritti.
Friday, May 29, 2009
ritos alfacinhas
Friday, May 22, 2009
venerdì, quasi al mattino/ipertesto quasi autoreferenziale
È bello riaprire gli occhi dopo ancora un minuto di sonno, dopo che la coscienza, la prima a svegliarsi e l'ultima ad addormentarsi (come le massaie d'una volta, che sacrificavano il sonno alla famiglia), ha dettato la sua sentenza: "è solo venerdì, cretina. Ergi subito te stessa con un addominale agonistico!".
È bello riaprire gli occhi dopo un sogno e saperlo analizzare dall'inizio alla fine, in ogni frase onirica, senza ricorrere a nessun Freud o Jung, o peggio, a qualche psicolucolo da tre lire (e con la Krise non ne tiri su veramente nessuno di buono...).
La storia, nel suo simbolismo e nelle sue occasioni (perse, per lo più) era così incollata al reale che mi ha fatto impressione.
L'unico elemento dell'irrealtà era la mia compagna di viaggio: Dalmera Camattarri, alias nonna Elda (1922-anno della marcia su Roma/2004-anno in cui sua nipote viveva in Spagna).
Per colpa dei miei, che da Monte Abraão ci portavano all'aeroporto, con lei perdevo l'aereo e invece di tornarcene in Italia, finivamo in un País Tropical per mia avventurosa scelta: "vai nonna, prendiamo il primo aereo per qualsiasi luogo!"
Su una spiaggia-deserto io mi disfacevo di caipirinha con i miei nuovi amici, mentre lei mi aspettava, seduta e con il suo piede inciabattato appoggiato a un'altra seggiola - come la Silvia ricorda ora, nel momento esatto in cui legge, il suo piede che faceva capolino da dietro la porta della sala del 5º piano, interno 24, torre A.
La nonna mi aspettava tranquilla, stato in cui in vita raramente si è trovata, perché donna facile non era. E aspettò fin quando una tempesta di sabbia ci obbligò a fuggire con gente che non mi piaceva. Eravamo in un tunnel deserto che sembrava una stazione della metropolitana con un tipo grande-grosso-et-alopecissimo...che scelta insana.
Perché la nonna:
di recente mi sono venute in mente le sue stoffe, a volte sento la sua mancanza anche se lo ammetto solo inconsciamente.
E si, se ne andò e non ci salutammo. Starà tutto lì?
Ci sono tante persone, vive, che so lontane e so di non aver salutato. E loro sono fantasmi per me, in fin dei conti. Anche poi se me li porto appresso.
E ancora accade di sentirmi fantasma per alcuni altri, anche per chi saluto spesso, in qualche modo. Sono altri che non mi vedono anche se mi hanno davanti, mi guardano attraverso senza sentirmi, o altri che non mi hanno, forse volendomi accanto. Altri ancora che temo che mi desiderino tale, in quanto fantasma, perché sui fantasmi ci si può accoccolare, come su un soffice cuscino, ricamandoci pensieri come si ricamavano i fazzoletti degli innamorati nel nord del Portogallo.
Fantasmi, non-organismi, che si possono fendere con un solo gesto, passarci in mezzo senza farsi male, perché nemmeno io sono facile, anche se per motivi diversi.
Friday, May 15, 2009
Quella crudele dichiarazione
Guardo quegli scontrini, mi sembrano carte arrivate da un'altra vita, altre vite. Alcune carte, cartas, sono belle e le tengo in mano, le accarezzo con la punta delle dita, come fossero stoffa buona di quella che usava mia nonna per le fodere. Altre carte, appena vista la data, le guardo di lato, con la coda dell'occhio e le raffazzono subito, nascondendole ancora dove le ho trovate, perché non ho voglia di pensarci.
Tuesday, May 5, 2009
il cuore nelle scarpe da tennis
Ne discutevo con la Silvia e raggiungiamo le grandi verità:
- le scarpe con il tacco sono un impedimento
- l'amore è un impedimento
Entrambi sono ingredienti di un complotto messo in piedi per non farci mai arrivare a conquistare il mondo.
Altrimenti avrebbe governato Cleopatra, suggeriva la Silvia...O la Lario, suggerivo io.
Monday, May 4, 2009
Primeiro de Maio
Mal di testa-bomba a grappolo pendente sull'occhio destro: il che avrebbe dovuto obbligarmi ad avere una visione a sinistra della situazione.
Ma non ce la facevo.
Praça do Chile. Manifestazione dei lavoratori, senza una intera generazione.
Quella dei nati dopo il '74, quella dei più precari.
E i quê-flô vendevano garofani rossi invece delle solite rose, mentre i baretti stavano aperti per gli arzilli passanti. Market-oriented, altroché io.
Più tardi a casa un inseparabile mi é entrato dalla finestra, ha mangiato un po' di sesamo, ha giocato un po' con noi, ha scacazzato un po' in giro.
Com'è entrato se ne è volato via con la sua coda rotta.
Non ce la facevo a chiuderlo dentro.
Friday, May 1, 2009
la casa lontano da casa
"Vergine (23 agosto - 22 settembre)
È il momento ideale per dedicare cure e attenzioni alla tua "casa lontano da casa", cioè quel posto in cui ti senti più a tuo agio su questa terra dopo casa tua. Valorizza questo punto di forza alternativo, Vergine. Aggiungi un tocco di eleganza all'ambiente. Fa' sapere alle persone che si trovano lì quanto sono importanti per te. E se non hai ancora un rifugio simile, ti consiglio di cercarlo. Hai bisogno dello stimolo piacevole che nasce quando si va da un posto sicuro a un altro."
Adesso devo capire qual è la casa lontano da casa.
Thursday, April 30, 2009
cardiofitness da paura
Gli ospedali non fanno bene al cuore.
La Dunia sta bene: esultai, esulto, esulterò.
Ma prima di saperlo non sono riuscita a non piangere dentro.
Stavamo aspettando la medica, é arrivato un signore con un frighino per i panini durante il picnic, un frighino di quelli dove viaggiano i cuori dei bambini.
Il cuore si apre, si chiude, si stringe e si contorce.
Friday, April 24, 2009
la valigia

Venerdì di oroscopo, tutto da valutare
Venerdì di ponte, algures nel mondo.
I lavoratori portoghesi dicono sempre "Que bom, já é sexta-feira". Quella manna dal cielo, che settimanalmente arriva.
Quelli invece erano proprio dí di festa, ma non mi adornavo alla fine né il petto né il crine come pensavo. Niente matita negli occhi, solo un po' di smalto frivolo.
Praticamente senza trucco, ma soprattutto senza inganno.
Solo dolcezza e voglia di essere Anna100%natural, come il succo biologico.
Biologica, seguivo -come sempre cerco di- la logica della mia bio:
Incostante, con la valigia perennemente tra i coglioni e qualche scatolone mai disfatto . Con la voglia di qualche stabile cariño, di essere importante, come nella kitscherrima "Amore ritorna,...", mamma, amica, donna, donna di.
Ma il cariño, l'abbraccio vero e fundo, l'essere biologicamente importanti?
Sono solo legati all'approssimazione vicendevole con l'allontanamento, con il non esserci, lo sfumare della nostra fisicità e (forse) dei nostri sentimenti?
Il mancare? L'esser sul punto di?
Se fossi rimasta sempre, non sarei mai tornata. Lì e qui.
Sillogismo sterile o sacrosanta verità, fate vobis.
È nel ritorno, momentaneo, sfuggevole, e nella partenza necessaria (a qualcosa sarà pur necessaria, mi dico) che vediamo cosa rappresentiamo per gli altri? O quella rappresentazione é una cosina da maschere di teatro?
Penso che sia l'una e l'altra cosa, dipende dalla persona-teatro in cui la nostra rappresentazione si sviluppa. Dal tipo di ritorno e dal tipo di partenza.
In particolari fasi del ritorno e della partenza dovrei dire: "amami tutti i giorni o non amarmi mai più."
Per altre persone-teatro, "altrE" in particolare, il problema non si pone. Non ho dubbi.
A loro dico invece: sta passando una settimana, e la mia valigia è ancora li.
Thursday, April 23, 2009
25


Inquó l'é San Zórz.
Il che fa pensare al ponte del 25 aprile (a Lx c'é proprio un ponte, tutto rosso, che porta al di la del Tejo), alle giostre, all'odore di popcorn, al rumore del tagadà e dei bimbi che cercan di prender la codina di un peluche spelacchiato seduti su un cavallino bianco.
Ma poi siamo diventati grandi. E abbiamo fatto cose, scritto articoli, letto libri.
Nel privato mi son rotta della propaganda pettola del 25 aprile. Qui e laddove é San Zórz.
Allora si spegne la tivvú. E si guardano, da guardar (conservare) certe immagini.
Wednesday, April 22, 2009
an ability to recover from or adjust easily to misfortune or change*
Ho scollato le palpebre alle 6.50, la sveglia delle 6 non ha suonato. Entravo alle 7.
Sto cercando di farmi licenziare, forse.
Ho fatto il mio bidet, lavato i denti e il volto, raccattato qualcosa per darmi una bella cera una volta al lavoro.
Mi sono infilata una maglia sbrindellona, i pantaloni di ieri...le calze, dove cazzo ho messo le calze? e il raziocinio?...
Mi sono infilata le birkenstock, senza calze. Deutsche Qualität, Ja!
Corsa in strada, fino alla macchina, la macchina non partiva. Batteria fottuta per le luci lasciate accese, maledetta ibiza del '93 senza spensione automatica come la uno hobbit che non ho guidato mai durante le ferie.
Corsa ai taxi, corsa, con la tetta che sbucava dal reggiseno.
"hotel marriot, se faz favor, depressa".
Semafori, il correre prima di svegliarsi mi ha fatto bene, per non pensare che sul mio contratto c'é scritto che un minuto di ritardo é considerata giusta causa per il licenziamento.
Amen, se deve essere...
"Depois, perciso que me ponha aí, na porta desse predio".
Corsa e tetta saltitona ancora, rassettata nel reggiseno prima di entrare e passare il badge.
Login: 7.18
Nemmeno mezz'ora per essere a operativa, adattabile ad ogni evenienza.
Manco fosse Ferrara sud.
*def. da qui
Sunday, April 19, 2009
Ciao
Saturday, April 18, 2009
Thursday, April 16, 2009
Anche in questo caso il tempo cambia le cose
Avevo indubbiamente ragione. Ma sinceramente, questa volta sono sempre la stessa. Con lo stesso brivido appagato che mi attraversa, nel respirare la MIA aria.
Sarà che ormai mi sono abiutata anche a tornare?
Per chi dice che la Dunia non parla italiano: "Mamma, sono stanca, qui c'è la sabbia, vabbè"..."Mamma, io quero fazer un sonnellino, antes de ir para a rua"...
Io ce la farò a esprimere la mia volontà, chiara et limpida et innocente come lei.
Wednesday, April 15, 2009
IO. (punto) Frivola ma non troppo.
Fatto la cacca mi son guardata allo specchio, con il mio nuovo (vecchio) taglio di capelli e le mie nuove scarpe assolutamente non frivole.
Sorriso.
Sono io quella lì, proprio io. Mica un altra.
Pensando che le mie nuove scarpe le avrei lasciate sotto il tavolo, e se anche mi fossi dimenticata la Sara avrebbe saputo indicare..."mo si dai Ana, dove vuoi che siano...".
Thursday, April 9, 2009
Vi presento:
il Napolitano e il Palazzinaro
Wednesday, April 8, 2009
stavolta senza parole davvero
Tuesday, April 7, 2009
l'italia si desta...
Sunday, April 5, 2009
la finestra, a janela, das Fenster, the window, la fenêtre
Sto finendo questo libro di Pennac. Passaggi in cui mi sento a casa:
- "Il peperoncino rosso è un comprimiserie, la vergogna della nostra cucina. Il fagiolo ha la pelle nera, un cibo da schiavi, il riso è a stento una materia, colla da carta; il tuorlo d'uovo puzza come un peto fifone, l'interno di un ipocrita; le cipolle? Crude, lacrima di ragazza, cotte, pezzi di pelle morta; quanto al merluzzo ... (...) ... tutta la stupidità del Portogallo: andare così lontano dalle loro coste per pescare il peggior pesce del mondo!" (pagg. 29/30 - Il dittatore brasiliano sta descrivendo gli ingredienti del bacalhau do menino, piatto di sua invenzione assurto a piatto nazionale, offerto ai poveri nelle commemorazioni.)
- (...) la scoperta incantata di quella lingua di cui la mia memoria ha lascitao fuggire via la maggior parte delle parole, ma di cui il mio orecchio conserva la musica, come ricordiamo il sorriso di un volto, lo spirito di uno sguardo, la vitalità di una persona: sertão, (...) saudade ('saudagi'), oh! l'impotenza della scrittura che non sa trascrivere la melodia delle parole straniere (...). (pag. 259)
Thursday, April 2, 2009
sforzare, prima persona singolare
"Sospetto di doença coronária", proferiva il dottor João C. "ma probabilmente alla sua età, per il fatto di essere donna, un tracciato così - orribile tracciato, diciamocelo - potrebbe anche essere fisiologico, quello che chiamiamo un falso positivo.
Sapevo che quel tracciato che andava troppo in giù dopo il picco non rappresentava niente di buono. O estetico, accelerazione a parte.
"Le consiglio una scintigrafia con irrigazione del miocardio"
"Ah...vabbè, se è per toglierci i dubbi...irrigatemi pure...ma con cosa?"
"Radiazioni, poi si tenga lontana da bambini e donne incinte"
"Capisco"
"Prenoti la cosa in fretta (...)"
"Capisco"
Così ho prenotato in fretta. Ieri mi sono presentata all' Instituto do Coração, pagando puntuale 114€uri, nonostante l'assicurazione.
Mi hanno indicato la porta della medicina nucleare.
Entrata. Seduta. I miei occhi hanno fatto un giro di perlustrazione. Solo ultrapensionati e un zigano che non si pensionerà mai, vista la professione del feirante.
Il signore si lamentava di non aver potuto mangiare la sua sanduiche e bere la sua cervejinha preta a colazione (!)
"Cosa cazzo centro io con sta gente?"
Affisso davanti a me un poster con il giuramento di Hippocrate.
Le voci grosse degli infartuati rimbombavano nella sala e rimbalzavano tra il libro e i miei i miei occhi che non riuscivano a concentrarsi sui personaggi: il dittatore brasiliano, Rodolfo Valentino, Chaplin e il sosia di tutti loro con suo il cazzo moscio.
L'ausiliaria de saude che accompagnava l'84enne con vestaglia dell'ospedale di Cascais mi guardava fisso. La odiavo. Ancora un po' e le avrei chiesto se la sua esperienza non le aveva mai messo davanti a quelli che si ammalano (e muoiono?) da giovani. "Che cazzo guardi, stronza con le crocs del cinese...porco giuda, anche le mie sono del cinese ma sono tutte viola, non come le tue, bianche a fiori... e lucide!...che cavolo di serietà dimostrata sul posto di lavoro! Le tue ciabatte sono di cattivo gusto!"
Dopo l'entrevista (operazioni allo stomaco o alla vescica? farmaci? gravidanza?) mi hanno chiamato per correre sul tapis-roulant, stampandomi prima gli elettrodi sulle spalle, il dorso, e "tiri su un poco la tetta per cortesia??"...Ribollivo.
Arrivava il dottor João C. con un allievo dott. testa di minchia, tutto compunto nel suo ruolo, incapace di dire buongiorno, mentre il mucchietto d'ossa di Hippocrate si riuniva in uno striminzito ma doveroso "fanculo".
L'Anna ha iniziato a camminare veloce.
(Si noti come l'Anna si chiami in terza persona quando si ricorda di passare attraverso momenti di sofferenza, stress, o sforzo. Training, estrazione, e poi: compassione, scoppio e scarico.)
Camminava veloce, con il cuore in gola perché desiderava trovare il modo di farsi una pisciatina emotiva (come dice Filo), frignare un po', aspirare dai fori lacrimali un po' di tensione (si noti ora come dai fori, si mandi fuori la roba che si vuole espellere.) L'Anna voleva piangere perchè si sentiva sola e randagia come un cane, senza nessuno ad aspettarla nella sala, giusto per il gusto/dovere di. Nessuno di quella cerchia di persone che sapevano e potevano (1 unità umana) le ha chiesto se le avrebbe fatto piacere essere accompagnata..."Porco giuda, perché sti uomini bisogna sempre imboccarli della domanda giusta?
Devo prendere a badilate il mio lanternino, così per il prossimo Karma me lo sostituiscono, o me lo aggiustano, forse è ancora in garanzia."
Tutto questo pensava (penava) l'Anna sul tapis roulant, vedendosi specchiata nel vetro di un orribile quadro, mentre pressione e battito si adattavano allo status del "cuore in gola"....il dottore più maturo ne annotava il nome ed età in fondo a una lista di persone di almeno 40 anni più vecchi. "Perchè io?"
João C. osservava il monitor e spiegava al novellino che "isto não está nada bem, guarda qui. E qui. E qui. E qua..."
L'Anna sentiva che avrebbe potuto anche sortirne una alla Juan Carlos: "¿Porque no te callas?". Sentiva che avrebbe anche aggiunto la postilla meno regale "coño!"
Tututututumtutututumtumtumtumtumtum...
"Sim doutor, ta tudo bem" diceva invece la bugiarda e tachicardica Anna.
All'apice dello "sforzo" il dott. João afferrava una siringa dal contenuto color merda. Il tal materiale radioattivo veniva spremuto dentro il catetere che l'Anna aveva già infilzato nel braccio dall'inizio della prova.
"Okkei, adesso rallentiamo, poi ci fermiamo" (...) "Okkei, ora si riposi" (...) "Okkei, ora esca e vada a mangiare, torni entro mezz'ora."
L'Anna mangiava, distillando qualche lacrima, forse pensandoci troppo a quanto si sentiva sola, ma soprattutto chiedendosi se a tanta solitudine c'è rimedio. L'Anna, povera tonna, non ha mai creduto né al suo sesto senso né alle coincidenze, ma proprio sul punto interrogativo della sua questione ha visto passare in lontananza un enorme telonato blu. A lettere bianche c'era scritta una sola, semplice parola: ITALIA.
to be continued...
Ci penso ancora: quel camion lo dovevo fotografare, se solo fossi stata meno a crogiolarmi nella speranza che quel camion passasse davanti a me, invece di svoltare su a sinistra, arrivato alla rotonda. Cazzo di camionista comunista, ci sarà chi interpreterà la faccenda del camion come una sparata di prima.
Comunque.
Asciugandosi le sue lacrimucce kitsch, l'Anna tornava nella sala d'aspetto di medicina nucleare della piccola e costosa clinica privata.
L'infartuato più anziano, avvolto nel suo accappatoio bianco a letteronze verdi, conferiva con il zigano in camicia e scarpe nere circa la desmancha della scrofa puerpera a cui sono stati appena strappati i piccini dal ventre, "se ne deve lasciare solo uno, per fare in modo che la carne non si ammolli del tutto, basta che rimanga tenera tenera - esattamente come quella di un utero che ha partorito, ma senza le cicatrici del parto - poi viene fuori un chouriço...ahi uhm gnam! che era tanto buono, ma erano i miei tempi, in cui i maiali li allevavano le persone."
"Cristo, questi elementi parlano di salami non stagionati, di quanti ne mangiano al giorno. Oltretutto cercano conferme nel mio sguardo. Non riesco a leggere!...Io che fumo talmente poco che nemmeno sono identificata fumatrice, che ho il colesterolo basso, che mangio la carne solo se sento che il globulo rosso soffre, che odio i fritti...io sono qui, e sta mezza infermiera, sta stronza totale, continua a fissarmi."
L'infartuato in accappatoio continuava: "ho scoperto che i vegetali fanno dimagrire, o almeno, non fanno male." Il zigano della birra scura a colazione gli rubava la parola sentenziando: "guardi che i pomodori fanno male, sono acidi." Mostrava le sue tante pillole per questo, quell'altro e quell'altro ancora. Nessuna contro l'acidità.
Cercavo la distrazione nelle nuove persone che si erano venute a sedere nella sala d'aspetto: più giovani, dell'età dei miei, preoccupati e meno strafottenti, o forse solo meno senili. Un signore accompagnato dalla moglie giocava con il mio senso dell'umorismo: in un sacchetto, insieme alle sue analisi, il libro che aveva rinunciato a leggere "Vai aonde te leva o coração" di Susanna Tamaro.
Mentre rifletteva sul fatto che le coincidenze sono di cattivo gusto come le croc bianche a fiori, l'Anna è stata chiamata a fare le "fotografie" delle sue coronarie.
Un medico brasiliano camuffava il suo accento. "Si metta supina." 15 minuti dentro una lavatrice. Delle piastre ruotavano vicino al suo petto stretto in una specie di busto. Teneva gli occhi chiusi, ogni tanto scrutava il panorama poco dolce: dal soffitto, un grumo di ragnatela penzolava velocemente al ritmo del condizionatore.
"Che patimento simile alla risonanza magnetica, penso che prima o poi sarò la prima persona con il mio DNA a pigliarsi un bel tumore rotondo, con tutte ste radiazioni e sti magnetismi, altroché miocardio."
"Senhora Ana, abbiamo finito, può andare nella sala ad attendere le analisi".
Seduta, l'Anna repirava fundo. Si era imposta la lettura, il sosia sedeva tra Rodolfo Valentino e Chaplin appena sceso dal barcone di immigrati. Pennac la stava tenendo lontano dall'ipocondria o dal ricordo del suo tracciato poco sano...
Un quarto d'ora.
"Senhora Ana Rhossi, posso dar-lhe uma palavrinha?"
"Merda, arriva il momento, me lo aspettavo no? cosa credevo di farla franca anche stavolta? sti dottori non possono star sempre a dare falsi allarmi, no? una volta ci devono pure beccare - Cristo".
L'Anna si avvicinava e sentiva il suo sudore farsi acido. Altrochè pomodori.
"Senhora Ana, dobbiamo ripetere, fare un altro monitoraggio, di schiena questa volta...di solito non è necessario, ma dobbiamo toglierci qualche dubbio."
"Ma perchè invece di sta porra di stilicidio non mi tirate la vostra secchiata tutta d'un colpo?" - L'Anna assentiva mentre voleva solo urlare. Saliva nel marchingegno mettendo un ginocchio sulla brandina che sarebbe poi entrata nella lavatrice. Il dottore l'aiutava posizionandole gentilmente una mano sulla sua chiappa destra.
Hippocrate incrociava le braccia, tutta roba già vista.
Anna nascondeva il volto sotto il braccio, lasciava qualche lacrima ridondante sul cuscino di spuma usa-e-getta, si faceva mancare l'aria. Ma a detta dell'infermiera si stava comportando molto bene.
Mancavano solo altri 7 minuti, 4, 3, 1. 10 secondi. "Dona Ana, pode esperar na sala. Obrigado."
"Un altro quarto d'ora di sofferenza...ma perché se questi vedono l'esame in diretta?"
"Senhora Ana, venha cà por favor. Temos os resultados"
Sudore et acidità.
"Senhora Ana, boas notícias (...)"
All'Anna brillavano gli occhi. Si sentiva come quando non studiava, tuttavia per fortuna e virtù prendeva 9. Ma gli occhi brillavano per non buttar fuori altri liquidi.
Mi incamminavo verso l'uscita. Tornavo indietro per una pisciatina non emotiva.
il grande gigante gentile
Friday, March 20, 2009
Wednesday, March 18, 2009
il giovane holter
Tuesday, March 17, 2009
Tuesday, March 10, 2009
Cose che a volte si mettono nel dimenticacose
1) Non si ha bisogno di una macchina per andare al mare se stai a Lisbona instead of Ferrara (in questo caso: LX 1 - FE 0), ci si piazza nel trenino e via andare...epppoi mica stiam parlando di mare, ma di oceano, tanto di sti tempi mica si fa il bagno quindi chissenefrega se l'acqua è fredda (indi: Cascais 1 - Lidi di Comacchio 0).
Friday, March 6, 2009
LUZBOA

C'è gente che dice che "Lisboa" deriva da Luz Bona...ma quando mai!...l'origine si trova nell'antico nome latino Olisipo, termine semisconosciuto ai più, tanto più che i più non sanno che cosa vogliano dire parole di derivazione diretta come "olisipografo" (che in portoghese che significa "storico di Lisbona").
Wednesday, March 4, 2009
La patata italica


Mitico Rocco, rendi onore all'italica tuberacea (mica tanto tubolare a sto giro)... peccato che lo spot sia stato censurato :( ...che perla!
Thursday, February 26, 2009
Un giorno a teatro mi baciò sul canto della bocca
Caro Dario,
t'amo anch'io...in questi casi poi, non ne parliamo.
Mio eroe, uccidi Sivlio-Eta-Beta...Ma anche il Sig. Galan: «Bisogna affrontare il problema senza ipocrisie - sostiene il governatore - le energie alternative sono importanti e vanno sviluppate: la verità è che per il futuro l’unica soluzione è il nucleare.
In Italia, attualmente, c’è un duplice problema che è di riuscire a produrre energia e di farlo a prezzi competitivi (...)»
Da questa frase una persona molto semiotica (come io me medesima) capisce che il Sig. Galan ritenga il nucleare un'energia alternativa...Uccidetelo.
O sbaglio?
Monday, February 16, 2009
L'automa più coraggioso del mondo
Wednesday, February 11, 2009
Silenzio anch'io
Monday, February 9, 2009
Krise über alles
Prima non eravamo in crisi?
Mi sento vecchia a dire che sono 10 (dieci) anni che mi incazzo a morte per via dei contratti che ci sono andati propinando con sempre più faccia tosta, perché bisognava progredire e elasticizzare, per far stare il culone decadente del capitale dentro la pancerina del welfare, per fingere che lo stato sociale avrebbe retto.
Ormai la pancera è smagliata, sbrindellata, mangiata da tutte le parti e non serve nemmeno da riciclare per tirarne fuori del filo per le pezze.
Non ne parliamo poi qui in Portogallo, dove e.g. l'arcivescovo di Lisbona, José Policarpo - diresti un punto di riferimento, uno che dovrebbe essere colto e/o informato, - è riuscito a fare una magra biblica, qualche anno fa al Porta A Porta locale, dimostrando di non averne un'idea nemmeno relativamente alla definizione da manuale di “Stato Sociale” (!). Qualche opinion maker stava lì a fargli domande sul tema, mentre il mainstream propagava il rumore delle sue unghie sugli specchi. Sentivo la mancanza di un VHS per poter premere su REC.
L'articolo di oggi su Repubblica (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/inchiesta-precari/inchiesta-precari/inchiesta-precari.html) termina così: "Infine, dopo essere stati tanto flessibili e poi anche precari, i nostri lavoratori atipici difficilmente saranno pensionati, almeno come concepiamo noi adesso questa categoria."
La stessa cosa la dicevo io a mia mamma quando mi facevo le mie esperienze lavorative non pagate e lei mi diceva che, se invece di far volontariato, lavoravo o facevo le pulizie in casa, magari ero più utile.
Io sostenevo che tanto i contributi pagati allora non mi sarebbero serviti di certo per la pensione futura ed eventuale e pensavo che tanto le pulizie avrei avuto tempo per farle - fino al vomito - una volta accoppiata.
Ora, reclamo i diritti di autore sulla ricerca presentata (scusate cari amici del copyleft) e non autorizzo la replica da parte di chi al tempo dissentiva.
Arbeit macht Frei.
Mi va anche il sangue alla testa a pensare a chi anni fa mi diceva che esageravo con la storia del cambiamento climatico...bene, adesso ciucciamoci pure le nostre vite urbane, che a vivere in paradiso nel mezzo della foresta, da un secondo all'altro, possiamo morire bruciati vivi come in Australia (http://www.guardian.co.uk/world/2009/feb/09/australia-bushfires), dove il fuoco arriva a propagarsi a 100m ogni 3 secondi, piromani o no.
Anna, o l'estremista.
Ciucciamoci pure tutti in coro il nuovo metaframe della crisi per interpretare la nostra, sempre uguale, mesta realtà.
Tanto in Iraq non c'erano le armi di distruzioni di massa e in Afghanistan non c'era Osama e anche se c'era si travestiva da uomo con la barba e il turbante.
Friday, February 6, 2009
innamorarsi in cucina
Uhm, occhei, questo non è un blogghe di cucina (mai rubberei il posto alla zia Virginia), ma essendo il titolo del medesimo abbastanza culi-nario, tanto come lo è stata la settimana di prensenza materna in loco; visto che la mia figliuola sta festeggiando i suoi giovini anni un giorno si e un giorno no (festa con la nonna e
l'amica della nonna, festa a scuola, domani festa con le amichette) mi permetto di annotare gli ingredienti che ho aggiunto in ordine sparso alla terrina, il cui contenuto ho poi infornato:
Torta #1
3 uova
poca farina autolievitante
2 yogurt interi
zucchero di canna fine
100 gr di cioccolato fondente grattuggiato
5 amaretti
1 spolveratina di cannella
Torta #2
4 uova
farina che ho scoperto non autolievitare piú di tanto
lievito
2 yogurt interi
zucchero di canna fine
5 mezze pesche sciroppate tagliate fini fini fini
Attendo consigli per la Torta #3.
Comunico anche e orgogliossissimamente che, come da foto, la mia bella figliuola è già stata iniziata all'arte culinaria della spoia par i capláz. Ahi...Emilia-Romagna mia e bella.
lifecoach docet, atto II
Bisognava indubbiamente bombardare.
(...rimediando all'autocommiserazione di "frustratio tremens" che a sua volta é in totale disaccordo con "900pippe e 2felicità")
Wednesday, February 4, 2009
frustratio tremens

Da domenica, dopo aver mandato il di lei genero e la di lui suocera a sposarsi insieme, ho solo freddo.
Tuesday, February 3, 2009
2 occhi grandi e 3 piccole candele
Wednesday, January 28, 2009
firme digitali
per render il lavoro (altrui) piú agradavel (come Agrado) dovrei aggiungere alla mia firma digitale la seguente frase:
"vi bacio tutti con le mie grandi labbra". La Viz suggerisce che potrei anche fare lo stampino.
mmm... dopo questo post demente e machista, il traffico sul mio bloggg aumenterà a manetta.
Wednesday, January 21, 2009
Io, ingeggniera informatica (versione beta, suggeriscono)
Secondo i nuovi contratti collettivi i Tecnicos de sistemas informática Profissional (tradotti in Technical Computer Systems Professional) sono diventati Assessores (Advisor).
Giunge voce che la voce "Advisor" sia riservata agli ingegneri informatici.
Mi ciuccio i gomiti in attesa della laurea laboris causa e dell'aumento di stipendio 2.0
Tuesday, January 6, 2009
il dolore degli altri

Quella mano è sotto il fuoco. Di chi importa senza dubbio, ma potresti anche generalizzare perché si tratta di tante mani, in tanti luoghi.
"Una mamma lo sente di più". Si, Boh, Forse. Non solo per il suo status.
Io lo sento, lo siento, non lo so se più o meno. Non è questione di scandali, ma di rabbia. Ti chiedi come saresti, come sarebbe se...Ti astrai dallo stesso pensare...e allora sai che chi ha stretto quella mano, con un'altra della stessa dimensione, se avrà la fortuna di arrivare alla fine e incominciare a vivere, quella vita la porterà avanti con un peso più grande e più nero, tutta la cognizione del male, senza un'innocenza da poter rubare a poco a poco.
Se avrà la stessa sorte di chi animava quella mano, non ci sarà niente da rubare, niente da capire. Ma siccome chi importa sono quelli che resteranno, ti preoccupi dei loro piedi: dove se ne andranno sostenendo quelle schiene meno storte dei pensieri.
Cosa prepareranno per cena una volta grandi, che libri leggeranno, quale mondo chiederanno.
Per questo una manina é diversa da una mano. Mamma o no.
Monday, January 5, 2009
Friday, January 2, 2009
900pippe e 2felicità

* Assolutamente (in ordine spargugnato):
1) migliorare l'egoismo e decentrare l'autocommiserazione
2) mettere una cicatrice sulle saudades e una borsa dell'acqua calda sul dolore, curarmi tutta e per benino
3) ballare, camminare, scrivere, fotografare, disegnare, giocare di più, con o senza Dunia
4) evitare pane, pasta e patate
6) parlare in inglese senza rifugiarmi negli altri idiomi
7) imparare a pettinarmi con amore
8) rispondere in italiano a chi se lo merita
9) baciare e abbracciare sempre più intensamente
10) ripassare il portoghese, lo spagnolo e il tedesco; riuscire a dividere la mia testa in 5 lingue e diventare una boss
11) avere pazienza con chi è dolce, perdere completamente le staffe con chi no
12) tornare in Montagna, dai 2000 in su
13) fare un lungo bagno nel mediterraneo e cullarci dentro Dunia, a cavallo del mio ombelico
14) avere internet in casa
15) non sentirmi civetta per un nonnulla
16) continuare a desiderare di avere un altro cucciolo di donna
* Metto una croce sopra o un tick di fianco a (cose che ho realizzato e di cui vorrei o potrei FORSE farne a meno):
a) avere un bidé (che mi è mancato per 4 anni)
b) abitare in centro in una città con la metropolitana (ciò che sognavo 10 anni fa)
c) la tristezza, la coscienza sorprendente di essere sola con Lei
d) la paura di non farcela
e) farcela benissimo, pur con il fiatone, ed esserne fiera
f) aggiungere un pezzo nuovo al mio puzzle colorato di nostalgia
g) continuare ad arrabbiarmi per il dente storto di mia figlia, frutto dell'avarizia di una babysitter e ricordo di un giorno che devo dimenticare (vedi punto 2 > a volte per questo i piccoli sorrisi mi intristiscono e fanno della mia natura un ossimoro stupido)
h) un lavoro con assicurazione sulla vita e sulla salute, cosa utile visto che questo non è un paese igienico
* Cose che mi rendono felice tout court:
I) la mia pulcina
II) i miei amici
foto:mezzovuoto-o-mezzopieno/ott08@lisboa









