Showing posts with label improvvise. Show all posts
Showing posts with label improvvise. Show all posts

Sunday, January 28, 2024

fundo

Já posso mergulhar no colo fundo da minha mãe.

Disse lá Cice, andando a letto.

Thursday, May 4, 2023

04.05.202X

Alicina non è stata bene. Un po'a casa con lei, giusto un anno dopo il mio rientro all'offis. Un anno che avrebbe dovuto non esserlo.

 Improvvisamente. 

Un mare di cose, persino certe scatoline con certi test, nei sacchi della spesa, di nuovo attaccati al passeggino, che non spingevo così carico da prima del gesso.

Passeggino perché la signorina aveva bisogno di riprendersi, ieri portata a cavalcioni in PS. 

Mi faceva male là nel punto della frattura.

E delle mie fratture tutte.

Nel solco calcificato di tutto quel sacco di cose che sono accadute e non si sono curate bene, bastasse una flebo, un livido o due, come quelli sulle manine di Cice.





Friday, February 10, 2023

Lo sai?

 "Tesoro!

Sai cos'è un tesoro?

É qualcosa di prezioso. I pirati li nascondono sulle isole lontane lontane, in mari misteriosi, per non farseli portar via.

E sai dove ti tengo nascosta io?

Qui tra le mie braccia.

Nel mio abbraccio."


Arriva Iago: "i tesori li nascondi nel tuo cuore."


Il mondo ce lo ricorda sempre, che quelli sono gli unici nascondigli dove valga la pena il rifugio. Un abbraccio, un cuore, perché siamo minuscoli.


Quando la terra ci torna a gridare la nostra dimensione mi interrogo: vale la pena? Stare qui, voglio dire....


Ma certo che vale la pena! 

Bisogna solo amare molto.

Saturday, July 2, 2022

Raffa

Da una settimana abbiamo anche RaiTre e RaiStoria.
C'era Blob, speciale Raffa.

"Alice, sai che quando avevo la tua età quella signora era la mia artista preferita e io la ballavo sempre in camera mia?"

Bello il mio giradischi arancione sul comodino in formica. Bello il mio pavimento del grattacielo.

Bella tu. Balla, amore.

Tuesday, April 5, 2022

Bucha - o del "mai più"

Quando abbiamo studiato la Storia ci hanno detto "mai più".
Una delle più grande menzogne. È continuato ad accadere, ovunque.
Abbiamo chiuso gli occhi, perché gli Altri erano altri, per i più. Forse nemmeno quello.
Ora però, per varie dinamiche e ragioni, come in Arancia Meccanica (vide foto), siamo obbligati a guardare.
E dopo questo guardare, la scappatoia é gridare alla menzogna.
Negare, almeno un po', o comunque mettere a tacere, é l'unica possibilità per molti, di continuare a produrre, consumare e crepare come prima.
Per chi invece negare non é possibile, non c'è alcuna soluzione, non c'è via.

Wednesday, January 5, 2022

Bottoni e farfalle

Quando ero piccola e stavo da mia nonna materna, in via Bagaro, la seguivo giù in laboratorio, dove lavorava pelli e pellicce. Ogni tanto faceva anche dei vestiti, soprattutto per me.
Mi piaceva tanto vederla lavorare, come ci sapeva fare con le sue clienti in rossetto rosso e décolleté; mi piaceva scorrere le mie dita piccole sugli scampoli e per le spagnolette, ma soprattutto adoravo giocare con la scatola dei bottoni.
Spesso l'accompagnavo nei suoi giri per mercerie. "La" Merceria di Ferrara, Pesaro.
Quando ci andavo con mia nonna, piani di spagnolette e bottoni mi guardavano impilati da scaffali che alla mia statura di bambina sembravano infiniti.
L'ultima volta che ci entrai, vari anni prima che si trasferisse sotto i portici del Duomo, con Dunia piccolina, mi fece ancora quell'effetto, ancora un enorme incanto.
Ieri sono stata nel nuovo negozio, ora piccino, io no e da un pezzo.
Iago ha bisogno di rattoppare il giubbino e sua nonna non si tira mai indietro.

Mi sono ricordata di queste cose, di mia nonna, di questi bottoni e queste farfalle. 



Saturday, December 4, 2021

Sadadess

 "Tinha muttas sadades tuas cando na tavass. E tu?"

"Também tinha saudades tuas, Cice".

"Tinhas sadades minhas? Então dá-me as minhas sadadess tuas. Dá-me."


Poesie.

Monday, June 14, 2021

Sogno di Mare.

Devo raccontare di un sogno di mare.

Vivevamo in questo appartamento da un due o tre anni, tra la fine del 2013 o il 2014: ero incinta di Iago o forse era nato da poco. La mia seconda maternità, quando ho sognato che cercavo di nuovo casa: la nostra ultima casa.

Vedevamo tanti villini, tante casette, alcune visibilmente fatiscenti, altre molto belle ma che comunque mi inquietavano. C'era sempre qualcosa di minaccioso in loro. Una luce diagonale le avvolgeva. Gracchiare di corvi. Siepi di un colore strano, che identificavo con un verde scuro che non mi tranquillizzava, come invece di solito fa il verde tenero dei luoghi piovosi, dei luoghi di montagna, dove di mio, da sveglia, andrei a vivere.

Poi, nel sogno, arrivavamo. Finisterre. Fisterra per gli amici, Minha Terra Galega.

C'era una casa, non era bellissima, muri esterni in pietra e legno grigio. 

Ci saranno sicuramente dei lavori da fare, pensavo. Ma aveva il giardino. Poi era lì, a strapiombo sull'Oceano. Non mi importavano le nuvole plumbee che la avvolgevano. Cielo Gris de Galicia

Io mi sporgevo, guardavo in giù, verso il mare. Dentro il mare. Non soffrivo le vertigini che mi prendono nella realtà.

La vastità dell'acqua era lì sotto che gorgogliava di rabbia, spumava di allegria, mi spruzzava di vita.

Era in burrasca. Era in tempesta. E in quella tempesta trovavo una calma, una tranquillità che mi faceva dire che finalmente avevo trovato casa, una casa per me e con cui mi identificavo. Mi bastava che fosse lì. A strapiombo su quel mare che mi parlava a modo suo.


Friday, June 12, 2020

Ho trovato.

Oggi cercavo tra i miei vecchi CD una roba da fare *sentire* alla Dúnia.
Non l'ho trovata.

Però ho trovato me con la valigia, che parto a 23 anni.
La parte più preziosa del bagaglio: un CD per fratello, per sorella o per amore. Ritrovo me, più tardi, che rifaccio la valigia, senza posa, senza mai tornare davvero, di paese in paese. Che aggiungo CD, musiche e foto, che metto pure i floppy dell'università, non immaginando quanto presto sarebbero diventati difficili da leggere.

Un tempo senza social challenge dei 10 album e link sul tubo, quando questi cosi voluminosi te li portavi alle cene e lasciavi che ci guardassero dentro, che era più facile raccontarsi così che sproloquiare ubriachi.
E alle colazioni d'estate, perché prima di lasciarci, "me tienes que dejar tus músicas".

Wednesday, April 29, 2020

#InternationalDanceDay

Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.

Thursday, April 23, 2020

Aprile intimo ventoso

Inquò l'é San Zórz.

Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli altri allergeni della maternità.

Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.

Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, Micha, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.


Sunday, March 8, 2020

L8marzo

Lotto marzo.
Le mani nei capelli.
I colori nella testa.
I sogni nelle mani.
I mantra sulla pelle.

Wednesday, January 1, 2020

Nuevo.

Non so cosa succederà nel nuovo decennio. Il continuo girare delle stelle lascia però prevedere che anche questi due pulcini smetteranno, come la sorella, di essere pulcini e di squattarmi il letto.
Smetterò di essere papera e mammifera.
Questa è la prima notte di una serie di 3652 nuove notti e, a guardarlo così, il futuro sa un po' di sana libertà ma promette già anche una certa, inevitabile nostalgia.
.......
Não sei o que vai acontecer na nova década. O contínuo girar das estrelas deixa, porém, prever que estes dois pintainhos, como a irmã, deixarão de ser pintainhos e de ocupar-me a cama.
Vou deixar de ser mãe-pato e mamífera.
Está é a primeira noite de uma série de 3652 noites e, desde aqui, o futuro cheira a merecida liberdade, mas também promete, desde já, alguma certa e inevitável saudade.

Thursday, December 5, 2019

Bandiere Rosse

Oggi siamo andati, Iago e io, a raccontare ai suoi compagni d'asilo la storia della bandiera italiana e il significato dei suoi colori, come hanno fatto altre famiglie con radici in altri paesi del mondo con le loro, di bandiere.
Ad ascoltarle e a leggerle, queste storie, mi impressiona tutto questo rosso, quasi ovunque, che sempre finisce per trasferire sul tessuto il ricordo del sangue versato dagli eroi che hanno combattuto nelle battaglie, quelle da cui si è usciti vittoriosi, la disponibilità a gettarsi nella lotta, tutto un muscoli ed emoglobina.
Riassumo a braccio, eh, senza ambire all'esaustività.
Però chissà se tutto sto vermiglio che sventola dappertutto fosse capace di ricordarci *sempre e ovunque* anche il sangue delle vittime inutili, i danni collaterali, i morti invano.
Se tutto questo rosso potesse simboleggiare tutte le vittime di tutte le guerre.
Bandiere sempre e comunque un po' rosse.


Wednesday, December 4, 2019

emolavatrice

Domani andrò all'asilo di Iago a raccontare la storia della bandiera italiana. pubblico facile e paziente di cinquenni. mó butto giù due righe così sono sicura di farla breve e sostenibile.
Ma quello che vi racconto in realtà é altro: oggi, intanto che prendevo accordi in giardino con la maestra, mi sono trovata a chiederle scusa delle assenze di Iago, alla speranza che nonostante tutto riesca ad accompagnare la classe, che riesca a finire il lavoretto di Natale a cui tiene tanto.
Iago è mancato diversi giorni per gli acciacchi della più piccola, per il poco aiuto su cui ho potuto contare durante la sua polmonite e ora un'influenza. Se Alice si tiene sfebbrata (abbiamo superato le 24h senza antipiretico) e la pediatra venerdì ci dice sì, sabato partiamo per l'Italia e staremo là una decina di giorni a casa dei miei, il tempo di fare l'albero di natale con loro e costruire un po' di memorie insieme, soprattutto per loro.
Intanto che raccontavo queste cose alla maestra e lei mi rassicurava che é tutto ok, che partiremo, che andrà tutto bene e che non c'é nulla di più importante di costruire memorie felici a cui ricorrere nei momenti difficili, mi sono trovata a piangere come una fontana e più piangevo, più bimbe accorrevano a curiosare. (I bimbi invece si menavano allegramente sullo sfondo...).
La maestra ha detto loro diceva che mi era entrato qualcosa nell'occhio e io non ho potuto fare altro che contraddirla bonariamente, dicendo che a volte si piange anche di felicità.

Thursday, September 19, 2019

Dell'acqua gatta e altre evoluzioni

Finalmente anche la prima frase di Alice: "Acqua gatta". Oltretutto con tutte le vocali e le consonanti...Ué! (Effettivamente anche il "Giao... babà!" di qualche mese fa, neanche era estate, forse prima primavera, urlato festosamente dal fasciatoio al rientro del progenitore, era una frase...ma vuoi mettere l'evoluzione?!)
Infatti la Sufi, di acqua, ne era rimasta come quelli di Faenza. E la mini-signorina tutta orgogliosa di sé, dei baby step che prima o poi si fanno tutti, del suo utile contributo alla società e alla difesa della vita animale; fiera, infine, degli ordini che inizia a impartire, apina operaia, senza bisogno di sbraitare (stavolta).
Poi Iago, che vuole diventare ferreiro (o fabbro), e progetta spade a sfrombattuto, da questa settimana vuole il cuscino, le spalle da ometto, altrimenti gli viene male al collo.
Prima lo rifiutava, sbraitando (chiaramente).
E Dúnia, "asciugati i capelli che pure tu, poi vedi il male al collo. E poi vedi quando hai la mia età, che cervicale."

E Dio. I sound like my mother. "T'am pari miè nòna", direbbe la big signorina, se ne sapesse di più di ferrarese e della mia adolescenza. Invece (stavolta) non me lo dice. Sbraita e basta.
La famosa giostra.

(Mmmmhhh. Probabilmente lo sbraitare lo hanno preso da me. Poi da mia mamma. E da mia nonna. Aggiungo che chiaramente da mia nonna ho preso l'invocare Dio un po' invano. Però lei non lo metteva per iscritto.)



(Nella foto, momento tenero di stamattina, che io e la big one ci siamo sciolte entrambe.)

Sunday, September 15, 2019

Dona Vizinha, adeus.

Fino a qualche giorno fa, ogni volta che qualcosa cadeva rumorosamente sul pavimento, pensavo "ma povera dona Vizinha" (trad. vicina, come la chiamava Iago). Una preoccupazione abbastanza ricorrente, per forza di cose, per forza di bimbi.
Poi però, il pensiero ripercorreva un sentiero battuto: quando ci siamo trasferiti qui, sapevo sempre quando cominciava l'unica telenovela che ho mai visto praticamente per intero, 'Gabriela', tratto da 'Gabriela, cravo e canela' di Jorge Amado. Meraviglia. Sapevo che era ora di sintonizzare la tele non appena sentivo la sigla, arrivare dal piano di sotto, a tutto volume.
E allora mi preoccupavo un po' meno per dona Z. e il suo riposo.
Da qualche giorno, ogni volta che cade qualcosa penso al fatto che la casa di dona Z. ormai è vuota, il suo riposo indisturbabile. E non so come dirlo a Iago, che le voleva così bene.
Grazie dona Z. per averci incontrato sulle scale, sui nostri cammini. Per restituirmi pazientemente tutti i panni che mi cadevano sul suo stendino. Per tutta l'attenzione, per tutto il carinho.
Mi dispiace non averle potuto dire arrivederci.

Dona Vizinha

Fino a qualche giorno fa, ogni volta che qualcosa cadeva rumorosamente sul pavimento, pensavo "ma povera dona Vizinha" (trad. vicina, come la chiamava Iago). Una preoccupazione abbastanza ricorrente, per forza di cose, per forza di bimbi.
Poi però, il pensiero ripercorreva un sentiero battuto: quando ci siamo trasferiti qui, sapevo sempre quando cominciava l'unica telenovela che ho mai visto praticamente per intero, 'Gabriela', tratto da 'Gabriela, cravo e canela' di Jorge Amado. Meraviglia. Sapevo che era ora di sintonizzare la tele non appena sentivo la sigla, arrivare dal piano di sotto, a tutto volume.
E allora mi preoccupavo un po' meno per dona Z. e il suo riposo.
Da qualche giorno, ogni volta che cade qualcosa penso al fatto che la casa di dona Z. ormai è vuota, il suo riposo indisturbabile. E non so come dirlo a Iago, che le voleva così bene. 
Grazie dona Z. per averci incontrato sulle scale, sui nostri cammini. Per restituirmi pazientemente tutti i panni che mi cadevano sul suo stendino. Per tutta l'attenzione, per tutto il carinho.
Mi dispiace non averle potuto dire arrivederci.

Tuesday, July 2, 2019

38 anni, quasi 39. Prime volte lo stesso.

Per la prima volta, dopo tanto tempo, sono uscita dalla rotta est-ovest, tratta iberico-italiana.
Per la prima volta mi sono resa conto che non so più fare la turista. Sento di non aver imparato abbastanza, di non aver capito abbastanza, del luogo che ho vissuto, delle persone che ho incontrato.
Per la prima volta ho panicato in aereo: forte turbolenza alpina associata alla genitorialità di due bimbi addormentati e di una adolescente che mi prendeva in giro insieme a suo padre.
Per la prima volta l'ho vista così, estiva e nuda, dall'alto, la mia Ferrara, le sue mura e la sua terra a quadretti.

Thursday, June 27, 2019

Chupa


"Quero um Chupa, quero um chupa, quiero un chupaaaa, preciso muito de um chupa, vá lá... queroumchupaaaa!!

Agora...abre o Chupa, abre o chupa, abre o chupaaaa, vá lá... porquenãomeabresochupaa?"
2 minutos mais tarde...
#chupa