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Monday, February 24, 2020

And so

And so there was this being, lost in the universe, born on Earth.

He thought he was the above of all creatures.
He believed other beings were born for him to eat and exploit.
He also believed in science, as long as it was not preventing him from doing whatever he wanted to, as long as science could allow him continue on his damn path.
"Science will save me from the death." thought him, the fool. "I can eat whatever I want on this planet, I can leave my shit around, whenever I want. Science will save me. I will have vaccines, cool air and fresh water, on demand, out of the blue. I will. I"

One day, noticing Earth already gave up the struggle, as she knew she would be the winner of the gran finale, Science was upset:
"Hey, you, guy.  Come on, help me. Stay quiet for a bit. Stop consuming like this and stop travelling like that. Earth can't keep up with your pace, I can't either. "
"Of course, you can!"
"Nope. Believe me."
"oh, Science, you fool."

The End

Monday, January 6, 2020

Le cose che (ri)dirò


Questa settimana, grazie ai numi, vedo la terapeuta.
Sì, la psicoterapeuta per l'esattezza. 
Quella signora con cui ho iniziato un cammino pagato per lo più dallo Stato, quando é nata l’ultima signorina.
Visti tutti i trascorsi, non stavo bene e si vedeva.

Dopo un paio d’anni, le cose dentro di me forse stanno anche volgendo al meglio.
Però.

La consapevolezza si paga, come tutto nella vita. Come si paga l'inerzia.

Correva l’estate del 1987, quando ho vinto questa coppa. 3º posto, concorso di disegno tra bambini dei campi solari.



Non ricordo se il soggetto del “dipinto” ci fosse stato imposto o se lo avessimo scelto.
Però ricordo benissimo la mia opera a pennarelli Jumbo su normale foglio bianco da disegno: quella fabbrica con i comignoli bianchi e rossi, con il fumazzo nero, il canale dirimpetto, pieno di liquami e pesci morti.

I campi solari: quando non disegnavamo, costruivamo un plastico della chiesa dove si erano sposati i miei già una decina di anni prima; giocavamo ai quattro cantoni, facevamo le corse con i sacchi o le prove di uno spettacolo in cui comparsavo come un non ben identificato roditore (un coniglio o uno scoiattolo, chissà, la bella di turno invece faceva Biancaneve o Cappuccetto Rosso, vai a capire questa roba strana che è la memoria).
Sicuramente non avevo ancora compiuto 7 anni, e il tema verde mi assillava già di brutto.

Ricordo poi che d’inverno andavo con mia mamma, sulle mura, a raccogliere lattine gettate nell’erba, infilzandole con dei bastoni, per portarle alla mia scuola elementare dove avevamo organizzato una specie di punto di raccolta.
Lo facevano anche i miei compagni, di sicuro. Ma io me la ero presa proprio a cuore la faccenda. Effettivamente tutte le volte che uscivamo raccattavamo schifezze, non solo sulle mura. Così come le raccatto oggi sulle spiagge con i miei figli.

Poi con mia mamma nel 2001 insisteva che io a Genova non ci sarei mai dovuta andare e anche su questo mi ci ero trovata a litigare: “ma lo vedi anche tu che se esportiamo in tutto il mondo il nostro modello di sviluppo e di consumo – la pace – senza esportare anche maniere per neutralizzarne gli effetti collaterali, ci troviamo tutti nella merda? Ecco. Io, a Genova, ci dovevo andare e ascoltami, cazzo!” le dicevo. 
Oggi questa coppa l’ha tirata lei fuori da chissà quale scatolone, perché ho chiesto a mio padre di mandarmene una foto, da appiccicare a sto pippone, che farò alla terapeuta e che sto (ri)facendo a voi.

Non ho mai smesso di prendermela.
Non é una roba che mi sono inventata adesso come hanno fatto i media con Greta (e, per lei, chapeu!); non me la sono fatta venire in mente ora con il bruciare della Siberia, della Amazzonia e dell’Australia, con il suo mezzo miliardo di animali inceneriti, solo lì; nemmeno con i roghi del 2017 quando pure il Portogallo é arso da nord a sud, e il fuoco si é preso, in una lunga estate, un centinaio di vite umane, né l’anno seguente, quando abbiamo avuto il caldo estremo, da stare tappati in casa tutto il giorno come in guerra. Ero uscita il mattino presto per comprare la carta igienica, a far la salita pensavo di morire, la gola in fiamme. 
Non é ipocondria la mia, come queste elencate non sono disgrazie. 
Sono eventi previsti e prevedibili. 
E questa é tutta roba che mi porto dentro da un pezzo.
Però.

Però glielo devo dire alla terapeuta che, da un po’, nei momenti in cui sono più presente a me stessa e meno presa dalle “cose che bisogna fare”, non posso più non pensarci.
Non riesco più a guardare i miei bambini e a sorridere davvero. 
Non riesco a non sentirmi male per una specie di bugia che sto raccontando loro in malo modo. 
Quella bugia melliflua che racconto pure a me e dice che “tutto andrà bene”. 
Che “dobbiamo continuare a fare le cose”, guardare avanti. Produrre, consumare.
Avanti cosa c’è?

Smettetela di fare finta di niente anche voi.

"I limiti dello Sviluppoè del 1972. Era solo un primo report ed é ormai decisamente più vecchio di molti di noi, che sì, "siamo ancora tutti qui", meno quelli che già non ci sono più.

Smettetela, davvero.

Dicono che tante volte quelli che sono in terapia sono quelli, nei nuclei umani, che ne hanno meno bisogno.
Smettetela.

Scioperiamo.


Wednesday, November 13, 2019

Dear Santa

 Caro Babbo Natale,


Visto che qualche scriteriato sta già decorando tuttecos', tanto vale scriverti con un certo anticipo, anche perché 'sta richiesta non è esattamente un piece of cake.


Vorrei solo questo:

Che almeno ogni persona colpita dal cambiamento climatico; o tra queste, almeno coloro che leggono e scrivono; o di queste, almeno chi vive in democrazia, tutte scendano per strada e chiedano ai governi di mettere in atto misure di contrasto al cambiamento climatico, che votino rappresentanti che credano nella scienza e nell'urgenza di queste misure. Dobbiamo smettere di credere e fare credere che le ricostruzioni siano più a buon mercato della prevenzione e della riconversione delle nostre economie. 


Svegliali tutti, non importa che arrivi quatto quatto. Per una cazzo di volta, secondo me, puoi fare il fracasso della Madonna che più attiene alle nostre moli, io ti capisco, sai? Tutti quegli anni in punta di piedi, sia solo per una notte all'anno. 

Ecchecazzo, no, davvero. Svegliaci, tutti. Che è tardissimo.


Guarda Venezia, guarda l'Australia e la California; le Alpi, il Portogallo, guarda il Metapontino, pensa alle Fiji e al Brasile. Pensa a tutti gli altri luoghi, quelli che stamattina non mi vengono in mente, quelli che non sono democrazie nemmeno sulla carta, ricordati di tutti coloro di cui non sappiamo nulla. 

E non so mica se ti sto scrivendo o sto pregando, che per me è tutto un pantheon confuso, quello di voi divinità pasciute.

Grazie, stammi in gamba.

Anna

P.S.: Ti giuro che nell'altra letterina che riceverai da questo indirizzo, quella dai due piú minori, non ci  sono richieste di cose di plastica, anche se Iago ha aggiunto più tardi una postilla vocale, dice "altri Lego". Mmmmhhh. Fai tu.

Friday, October 4, 2019

Un venerdì. Dicono che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio".

Venerdì scorso sono andata al mio primo Friday for Future. 
La mia ennesima manifestazione. 
Queste cose le ho scritte la sera stessa, ma solo ora ho tempo di metterle in ordine un po'.

*****

Questa volta con Iago, quasi sempre per mano, Alice quasi sempre nel marsupio a ronfare (nonostante molto felice del suo cartellone con le apine), Dunia quasi sempre persa tra la gente, che neppure era tanta, con i suoi amici: assenza pre-giustificata per tutti. Tante colleghe mamme e qualche papà.

Per qualche minuto ho manifestato anche in compagnia di una birra, constatando che qui a Lisbon City non esistono remore né divieti relativi alla vendita del vetro da asporto, specie sui percorsi delle manifestazioni. Poi non sapevo dove buttare la bottiglia, che bidoni per la differenziata, per la via, pare non essere ancora cosa, e mi sono pentita di quel momento di sollazzo politico-alcolico un po' memore della mia vita bolognese.

Dunia ha inventato il suo primo slogan ed è stata subito accompagnata dalla gggente ("Não há tempo para parar, há um planeta para salvar").  È arrivata a casa molto soddisfatta di sé.
Iago che ripeteva, complice qualche costela (costola, come si dice qui) ispanica nella sua piccola ma potente cassa toracica: "Não há planeta Ve" (invece di Be).

Ora dormono tutti e tre sul sofà, tra un po' li porto a nanna sul serio.

Non fossero nati da me, questi tre, so che lotterei lo stesso, per i figli degli altri. Non é questione di ragioni di vita. Non è un obbligo etico, che, vabbé, sentirei comunque. È proprio un obbligo di e per natura. 
Davanti a questi tre, all'amore di mater lupa che nutro per loro, lo ammetto, non ho proprio scelta.

Così continuo nel mio arrovellarmi sul loro mondo di domani, mi chiedo durante quanto tempo avrò la fortuna di accompagnarli e pensare di poterli difendere al meglio e lottare per loro, nonostante tutti i miei limiti.

Ho la netta sensazione che il mondo del 2019 sia molto più crudele e monco e stupido di quello dei miei genitori, quando io e mio fratello eravamo bambini. Once upon a time, chi sapeva di non sapere, si fidava della scienza. Oggi, magari. Sembra davvero difficile mettere il mondo sulle rotaie giuste, nonostante le indicazioni siano chiarissime. I vagoni del treno sembrano pesantissimi e siamo ancora trainati a carbone. Troppi fumi per riuscire anche solo a leggerle, le indicazioni.

Non sono una persona calma, ma vorrei insegnarla a loro. Sì, la calma. Nel fare progetti, prendere decisioni e viverci bene.
Vorrei insegnar loro la gentilezza, nonostante gli abiti burberi che purtroppo mi capita di vestire soprattutto dentro casa, che é dove noi mamme andiamo in giro con le cispe nelle ciglia la mattina e la voce da drago la sera, quando la pazienza é fuggita da un pezzo, a noi e a loro. 
Quella, la pazienza, riuscirei a insegnarla soltanto prendendo la veste  talare di colei che solo sa predicare bene. Ogni volta che la nomino, la pazienza, non c'é pezza, tutta l'impalcatura del mio messaggio rovina malamente al suolo. Non mi crede nessuno, soprattutto la sera.
Non sono calma, non sono troppo gentile, non sono paziente. 
Ma cazzo, almeno sono pacifica. 

Ecco. La pace. Quel luogo e quel tempo in cui l'essere umano può crescere e prosperare, come prima facevano le sequoie, i baobab, gli abeti.
Tuttavia, la pace non si insegna. Nella pace si ha la fortuna di nascerci, di viverci. È il primo premio a questa cazzo di lotteria, per cui qualcuno ha lottato, e duramente.

Quando si ha quella botta di culo di beccare i numeri giusti, quando la pace vince, bisognerebbe desistere dall'idea di provare a giocare di nuovo, che non si sa mai, poi, cosa viene fuori alla prossima.
Invece, da quando l'ultima pace è iniziata, qui nel vecchio West, l'uomo si è messo a prosperare un po' troppo e pure in modo strano. Le risorse non sembrano bastare mai, tanto che ha pensato di mettersi a trafficare con le stesse ruote del lotto, a svitare bulloni e a fottersi le viti.
Un giorno di questi le ruote cadono giù e e sarà una nuova giocata, dove i numeri saranno tirati su "a manazza" da pochi e parzialissimi giudici di gara. 
Poi vedi il premio che ti tocca. 

Sono circondata da persone che sostengono: "beh, sono anni che ci dicono che la vita sul pianeta è a rischio e siamo ancora qui!". 
Ovviamente chi già se né andato, la voce per dire certe cazzate non ce l'ha più.  La vita, sul pianeta, non verrà spazzata via da un unico grande Armageddon. Sono e saranno tanti piccoli cataclismi, tante piccole disgrazie regionali, tante piccole terre dei fuochi e dei tumori. 
Tante piccole guerre per le poche risorse rimaste pulite, senza fumi, oli e microplastiche, sempre più nelle mani di pochi. Sai la pace. Hai voglia "no ai barconi".

Ecco io, pacifica e pacifista, questi che stanno continuando a svitare i bulloni, li prenderei e gli farei la festa. 
Già è slogan che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio". Io il pollice verde non ce l'ho, fate voi.

Io, per i miei figli, mi sa che il pacifismo me lo metto sai dove.
Scusate, ma non sarò più in grado di sostenere conversazioni pacifiche sul global warming, annessi e connessi. Se non sapete che dire, state zitti.



Monday, September 2, 2019

Insolitamente cacca.

Ora che siamo in macchina e i minori dormono, ve lo racconto.
Per il mio compleanno sono successe un paio di cose insolite.
Oltre alle meritate coccole e ai regali dei miei piccoli e agli auguri di famiglia e amici; oltre alla routine di un dì un po’ più festoso degli altri, comunque trascorso tra altri giorni di ferie campeggianti, mare Oceano e ristorante vistabella.


Io, il bagno, in queste acque gelide, lo faccio davvero soltanto in occasioni speciali.
Durante il pomeriggio mi è toccato di farlo, con Dúnia che mi esortava a entrare nell’acqua gelata del rio Seixe, dove si mescola nell’oceano. Perché “mamma, puzzi.”


Puzzavo di merda. O più carinamente, di popò, cocó di Alice.
L’avevo presa sulle spalle per tornare agli ombrelloni, senza accorgermi del ripieno color cacca di bimbo del suo costumino rosso.
Poco prima di questa esplosione di cacca sulla mia coppa d’estate, mi stavo domandando il perché di tanti colpi fuori dal cerchio. Perché il fiato corto. Ci stavo arrivando.


Sentivo l'inutilità dei miei gesti. La goccia nel mare. Nel mare di merda.


Quando andiamo a fare due passi sulla battigia cerco sempre di raccattare quanto più schifo posso. Soprattutto plastica.
Dico ai bimbi che “andiamo a giocare a salvare il pianeta”. E lo dico perché anche se giocare è una cosa seria e il gioco non può mancare mai se hai dei bimbi, salvare il pianeta così ha un ché di farsa. Non posso mentire a me stessa, nel giorno del mio 39simo compleanno, figuriamoci. Ormai sono grandina per dirmi le bugie.


E mentre vedevo che, nonostante tutti i tappini, bastoncini di plastica, mozziconi, carte, pezzi di plastica random, agglomerati più o meno piccoli di polistirolo che stavamo tirando su dal contorno dell'onda di alta marea, su una spiaggia comunque relativamente pulita rispetto ad altre, rimaneva una neve minuta, una linea da unire fatta di puntini, pure di polistirolo, impossibile da raccogliere per noi, in quel momento. Uomini e donne, seduti indifferenti tra tappi di flaconi di colla usata chissà dove, chissà quando.


Mi atterriva, mi soffocava. Ecco cosa mi stava prendendo male.


E poi quel giovincello. La ciliegina.
Avevamo il retino già quasi pieno e Dunia ne stava togliendo l’eccesso di sabbia, esponendolo alla corrente. L’avevamo già fatta tutta la spiaggia, da sud a nord. Anche il secchiello con i sassolini iniziava a pesare.


Barbetta con velleità hipster, è venuto a chiedermi perché lo facevo. “Per dare l’esempio, eh? Lo fa per loro e con loro?” Si congratulava, sorrideva, lodava, gesticolava a mani giunte (anche se all’inizio era effettivamente rimasto basito nel vedermi fare un montino di ricevute, una di Huelva, ed etichette, una di Celio, ricordo; non aveva capito cosa stessi facendo finché non mi ha visto dare indicazioni ai ciroli). “Brava!”


Che cazzo, potevo fare?
Desideravo una paletta, per seppellire quella stupida me che non sapeva fare altro che sorridere forzatamente e accennare con la testa.
Avrei potuto dirgli di darci una mano, invece se n'è tornato a sedere il suo giovane culo, di fianco a quello della giovane morosa. Grande esempio del cazzo. Volevo piangere. Vabbè, però almeno mi ha ringraziato per quello che faccio. Altro insolito.
E grazie al cazzo.
Poi, appunto, ho preso Alice sulle spalle e quella puzza mi ha riportato al qui e all’ora. E ho smesso per un attimo di pensare ai cazzo di 12 anni che abbiamo per “salvare il pianeta”.


Meno male che c’è anche la merda color cacca di bimbo.
Mi sono sentita subito abbastanza meglio.
Anche se ste cose le scrivo non esattamente con lo stesso scopo. 
Non me ne vogliate.


Palloncino in decomposizione, rubato dal fondo del mare.

Sunday, May 19, 2019

Diritti di Natura

Conosco persone che sarebbero una delizia.

Persone a cui pesa il culo fare la raccolta differenziata, ma evidentemente non pesa la coscienza a non farla.

Persone che però si indignano quando dico loro che, no, non vogliamo più giocattoli, che abbiano pietà di me e dei miei figli.
Per loro sono sicuramente una madre snaturata, che rifiuta beni a cui i miei figli hanno un diritto per natura, essendo nati e compiendo gli anni e trascorrendo i Natali. No, cazzo, i miei figli sono 3 e di età "#tuttifrutti". Ho un campionario di cose che non so.

Per quanto io sì differenzi, oltre alla spazzatura (quella sempre che #santapazienza non ci vuole mica tanto), anche tutte le robine accumulate nel tempo, per specie e ordine, alla fine di una giornata ingrata, è tutto di nuovo un pout-pourri di cose in un bidone (seeee, magari uno!), che non sai da che parte cominciare nè per giocarci, nè per metterle da parte da donare a qualcuno perché comunque manca sempre qualche cazzo di pezzo.
E comunque non contemplo il buttar via perché così facciamo posto per il nuovo.
E comunque quando comincio a fare cernite di ninnoli, puf, appare sempre un nuovo baby, quindi calma.

Non regalateci più giocattoli.
Specialmente se multipezzettati.
Specialmente se di plastica.
Che il mondo non ha posto per tutta sta roba.

E fate la raccolta differenziata, così posso smettere di usare il condizionale nella prima frase di questo mio reclamo.
Il primo diritto di natura che hanno i nostri figli è il diritto *alla* Natura.

Friday, November 9, 2018

Per Babbo N, via dei Pinguini 1, Polo Nord.

Caro Babbo N (se ti chiamo così mi fai molto rapper),

Scusa se ti scrivo. Lo so che non dovrei, visto che mi hai sicuramente sentito varie volte mettere in dubbio la tua esistenza.
Ma ogni tanto, indipendentemente dalle incertezze, bisogna pur votarsi a qualcuno.
Tu hai mille chance in più di esistere, rispetto a quell'altro che vola più in alto. E senza renne, per giunta.
Io manderei all'indirizzo solito, quello che diceva mia mamma, anche se i pinguini  non é che al Polo Nord possano considerarsi esattamente autoctoni. E anche "Polo Nord" mi é sempre parso un tantinin vago.
Se non hai tempo di leggere, passa pure questa missiva alla tua spalla.
Che noi donne lo sappiamo che ogni grande uomo come te, ha una sua pari a fargli il ragù, fissargli gli appuntamenti dal medico, spicciargli le rotture più grandi e i calzini spaiati, oltre che a sbrigare le sue proprie e pari magagne.

Io, i calzini spaiati, mi rifiuto proprio.
Vengo al sodo. Ok.

Per Natale, Iago vuole uno skateboard, il drago rosso e quello blu della Lego, con relativi cavalieri aitanti e con probabili affanni epatici.
Dunia vorrebbe i biglietti per andare a vedere il film-concerto di Harry Potter, lei più accompagnanti. Sono d'accordissimo, compriamo immateriale, fa bene al decluttering planetario e domestico.
Alice vuole me e ci basta, anzi, ci piace da morire.

Io adesso forse vorrei solo una mano. Ti sto scrivendo mentre i due piccoli si fanno compagnia, tra una zuccata e una tetta al vento.
Ti faccio un esempio pratico, per non farti perdere tempo con robe astratte come i sogni da coltivare e cambiare vita (vabbè, ciao).
A parte quanto sai già (se non ricordi puoi rinfrancarti la memoria leggendo qui), pensando a una famiglia a 5, la cosa a cui ero meno preparata era la spesa.
Non la spesa in danaro - a quello ci avevo pensato, ovviamente - ma la spesa nelle due dimensioni: lo spazio e il tempo.

La grandezza del frigorifero si sa, è direttamente proporzionale ai membri dell'aggregato familiare e al numero di cadaveri che devi buttare periodicamente perché non fai in tempo a mangiare tutto; così, quando eravamo in tre e senza troppi progetti di crescita, lo abbiamo scelto piccolino. Bene, ora le verdure non ci appassiscono quasi mai, si esauriscono troppo in fretta in zuppone e passati per i bimbi. E allora, tutti i benedetti giorni, vai a fare almeno un po' di spesa.
Ecco vorrei un aiutino, credo. 
E già che siamo qui, vorrei anche che mi confermassi una cosa, Babbo N.

È trascorso un anno da quando sono uscita con il pancione dall'ufficio.
Me ne andai augurando Buon Natale a tutti i colleghi che ancora permanevano fuori orario. Poco avvezza agli extra, ero rimasta una mezz'ora in più, per completare il mio handover in vista della maternità.

Ho lavorato tanto Babbo Natale, fino a un anno fa, nonostante non sia mai voluta venire meno ai miei diritti (lo so che per questo non sono sempre ben vista, perché se lo faccio io, chissà quante altre vorranno allattare e fare 6 ore finché al bimbo le dá la gana, o quasi). Sempre nei limiti della legge.
Anche quando avevo la riduzione oraria comunque, lo sai anche tu, facevo quello che mi spettava per una giornata piena, come tutti gli altri, sudando e con la tachicardia, ma ce la facevo. Ricevevo il mio salario e versavo i miei cazzo di contributi. Come tutti.

Ciononostante, ora che ho bisogno che lo Stato mi assista, nicchia. La mia domanda, inoltrata da un mese, é ancora lì, che aspetta che qualcuno la esamini e dia l'ok al pagamento.
Che poi, Babbo N, non é che ci sia molto da approvare. Due fogli con due date in croce, un paio di codici numerici di identificazione e altre due dichiarazioni mediche che dicono che io devo stare a casa con mia figlia.

Il fatto che qualche lavoratore dello Stato non prenda in mano quei quattro pezzi di carta in html e li guardi e che non mi paghi il 65% del mio salario, sapendo che di mangiatori di zuppe e passati ne ho tre di cui una piccoletta che a scuola é proprio meglio che per il momento non vada, lo trovo davvero molto molto brutto.

Ecco, arrivo al punto: ai brutti gli porti sempre il carbone?

In ogni caso, effettivamente, a noi basterebbe che per Natale arrivassero quei soldi lì.
E che io, mamma, mi mettessi tranquilla e serena.

Grazie, eh?

Mi raccomando vacci piano con lo sfruttamento degli elfi e delle renne. Ormai il mondo sa.
Un abbraccio alla tua smisurata compagna e a te.




Friday, September 8, 2017

Future

Sarà la robusta fiacca degli ultimi mesi che mi costringe a una forzata calma. Sarà l'andazzo di questi ultimi 15 anni, che noia non ti conosco, ma certe cose che vorrei fare,  le potrei serenamente mettere sull'agenda della mia prossima esistenza, senza remore, né rimpianti. Davvero.
Non fosse che, visto il panorama, non so se ci saranno molte opportunità di vivere, per me, per noi, di nuovo su questa terra, nei secoli a venire. E mi roderebbe il culo se finissi su un pianeta metallico, reincarnata in un alieno androgino, con gli occhi da mosca, che non conosce l'amore nè le matite colorate. Davvero.
#SaveThePlanet

Friday, April 28, 2017

quasi una traduzione degli ultimi appunti di viaggio

Siamo stati al mare. "Perché il mare é buono e cura tutto. É amico." dice Serge.

Sono stata nel mare. Ho fatto il primo tuffo del 2017, forse l'ultimo, che quando il caldo strangola forte, non sopporto tanto freddo. L'Oceano non é gentile come il Mare Nostrum. Ma è generoso: poche conchiglie, molti sassolini.

Tuttavia, nelle alte maree di plenilunio o di tempesta, lo immagino vomitare la nostra merda.
Di anno in anno, con i miei piccini, porto a casa sempre meno pietruzze. Non mi sembra di avere più il tempo o, quando inizio a cercare, trovo altro.

Questa volta, in un'oretta credo, ho riempito un sacco di plastica rotta:
pezzi di polistirolo grandi e minuscoli, 
accendini, 
tappi, 
lattine di vernice spray, 
cadaveri di colla stick, 
mozziconi di sigaretta, 
cannucce, 
altri sacchetti,
bottigliette,
bastoncini di lecca lecca.
Frammenti sbiaditi, di tanti degenerati colori pastello, che sembrano aver viaggiato tanto e per tanto tempo, tra le onde di quello che è diventato un immenso the alla plastica.

Non ce l'ho fatta a lasciare là tutta quella roba. 

Immaginate che un'altra tempesta, per sbaglio, si rimangiasse di nuovo tutta quella merda e la portasse su altre spiagge, da altri bimbi, in altri nidi di tartaruga.
Qualche pesciolino o gabbiano distratto avrebbe potuto farci colazione; qualche sirena o bella balena si sarebbe potuta ferire.

Che tesori diversi trovavo sulla spiaggia con laDu piccolina e quelli che ora trovo (e finisco per voler cercare, quasi ossessivamente) con Iago! 
Hanno solo 8 anni di differenza. Un battito di ali, se pensiamo alla vita sulla terra, o solo a quanto tempo ci mette un pezzo della nostra robaccia a decomporsi del tutto. 
Sta succedendo ora, stiamo già vedendo il risultato delle nostre azioni e delle nostre non-azioni. L'eredità non rimarrà solo ai nostri nipoti e ai loro figli. Ce l'abbiamo già sotto i piedi, nelle nostre mani.
Per quanto ci impegniamo a disegnare stupidi confini, quello che seminiamo in terra, in acqua e in aria, prima o poi tornerà da noi: l'amore, l'esempio, la merda. Non abbiamo scampo.

Nella sabbia, c'erano anche due piccole conchigliette rosso corallo. A prima vista mi sono sembrate spazzatura, mi sono arrabbiata e invece erano una meraviglia, ma avevo lo sguardo ormai formattato.
In una delle spiagge più selvagge del Portogallo e, probabilmente, d'Europa, il tesoro deprimente é finito nel bidone del riciclaggio.

Il mare é buono.
Cura tutto.

Fino a quando, non so.
***

Fomos ao mar. Porque o mar é bom e cura tudo. É amigo.
Fui ao mar. Dei o primeiro mergulho de 2017, talvez o último, já que quando o calor aperta muito, não aguento tanto frio. Que o Oceano não é gentil como o Mare Nostrum. Mas é generoso: poucas conchinhas, muitas pedrinhas.
Porém, nas marés cheias de plenilunio ou de tempestade, o imagino vomitando a nossa merda.

De ano em ano, com os meus pequenos, levo para casa cada vez menos pedrinhas. Não tenho tempo.

Hoje enchi um saco de plásticos partidos, esferovites grandes e miniminorcas, isqueiros, tampinhas, latas de tinta, garrafinhas, tubos de cola da escola, beatas. Não consegui deixar isso tudo por lá. Não seja que outra tempestade coma essa nossa merda, por engano, outra vez e a leve a outras praias, a outros meninos, a outros ninhos de tartaruga.
Numa das praias mais selvagens de Portugal, o tesouro (deprimente) foi todo para o ecoponto.
O mar é bom. Cura tudo.
Até quando, não sei.
foto da Inhabitat

Thursday, February 16, 2017

Se piove per Candelora.

Dolce Lisboa, che ti svegli una mattina di metà febbraio con l'aria frizzantina di una primavera antica e i panni stesi sbocciati sui balconi affacciati sui cortili interni.
La profezia della candelora piovosa, che temevo fosse solo per altre latitudini, sembra essersi avverata.🌻🌞