Friday, March 29, 2019

Visti alla tivvù, visti da fuori.

Ieri sera sulla RTP (equivalente alla RAI) uno speciale sulle detenute straniere in Portogallo, una maggioranza, e per lo più dentro per traffico di droga.
Dopo la camello venezuelana, inizia un intervista a una signora, madre di un'altra detenuta, un po' più giovane di mia madre e con un accento a me inconfondibile, seppur non troppo marcato.
Poi certe inconfondibili colonne del centro: Ferrara, my magic place in the universe. Almeno uno dei.
Poi qualche immagine della casa della ferrarese detenuta, Ferrara bene, casette gialle.
Infine, la mia concittadina, presa in una retata a un famoso festival qui in Portogallo, dove tradizione vuole che giri tanta roba e le forze dell'ordine pescano quasi sempre sul sicuro.
Lei è bellissima, curatissima, con i denti incapsulati, fa yoga e attivismo dentro il carcere, aveva una bancarella di artigianato nel recinto del Boom. Per ovvie ragioni non ha detto molto di più sul suo arresto.

Stanotte, tra un sonnellino è l'altro, ho pensato a lei, alla sua #Ferrara delle villette a schiera e alla mia, quella della zona #GAD e dei suoi traffici.

Visti da fuori, siamo un mondo piccolo e indistinto, con ogni probabilità.

Friday, March 22, 2019

Zero what?

Ieri ho fatto la spesa al #lidl. Una spesa volante, coi bimbi e marito. In fretta e insieme (cosa rara perché altrimenti a qualcuno tocca fare da sherpa in solitaria o coi nani), abbiamo deciso una cena, oltre alle cose che dovevo comunque prendere.
Ogni volta che infilavo qualcosa nel cestino, mi sentivo sempre più merda. La frutta sfusa non la insacco praticamente mai, a meno che non mi sia portata dietro i sacchettini da casa, insieme alle borse grandi.
Ma il resto? Persino i broccoli erano tutti implasticati. Guardate che brutti. E le banane? Vabbè ho comprato tutto, almeno ho fatto sta foto del cavolo.


Il giorno in cui hai fretta e non puoi girare per negozi, ti tocca lo sfacelo e ti porti a casa tutto sto po'po' di roba. Che magari le vaschette sono pure più riciclabili dei sacchetti. Chissà. Ma mi fa schifo.
Ci sono giorni che mi sento schiacciata dall'inevitabilità della plastica. Il boicottaggio è possibile, ma mi chiedo se davvero sia possibile anche che a tanta gente vada bene così.

Nel quartiere, in città, non esiste supermercato che venda prodotti sfusi, eccezione fatta per una catena di minimarket del gruppo Jumbo/Auchan che vende granaglie e spezie a peso (d'oro, perché il target di questi negozi sono i turisti in gita per qualche giorno). I balconi salumeria sopravvivono in pochissime superfici commerciali di medie dimensioni, comunque raggiungibili per noi solo in macchina. Di solito la frutta la compriamo nel negozio vicino a casa, per fortuna. Andiamo dal macellaio, che comunque, la ciccia te la avvolge nella plastica. Il pesce lo compriamo sempre fresco, comunque, sia al mercato che al banco del pesce al super, va nel sacchetto di plastica. Bisognerebbe portarsi i Tupperware da casa, ma mi sembra di lottare contro i mulini a vento. Una volta mi sono dovuta incazzare come una pantera perché non mi volevano mettere tre mele di colore diverso ma di uguale prezzo al kg nello stesso sacchetto, figurati il Tupper dove mi dicono di cacciarmelo. Voi come fate?
Ora scrivo qualche reclamo, per sentirmi meno cacca, perché questo meaculpa non mi ha molto aiutato.

Tuesday, March 19, 2019

La signora delle piante antincendio

Quando i nostri gesti gettano luci o ombre sulle vite e il destino degli sconosciuti, e viceversa.

Una delle mie dirimpettaie è praticamente calva. È l'unica donna che io veda regolarmente affacciarsi alle verande che danno sui cortili interni dell'isolato. L'unica, forse, a resistere all'esodo degli autoctoni dinnanzi alla gentrificazione del quartiere.
È anche grazie a lei se, sotto tiro di Troika e FMI, nel maggio 2011, ho scelto questa casa e il suo mutuo.
A maggio i suoi vasi sono sempre tutti fioriti. Magari ve li fotografo. Quelle piante le coltiva con molta dedizione, la osservo ogni tanto, e con un orribile cappello da turista scema, a tese larghe, di un tessuto di color malva appassita, direi.
Ieri l'ho vista, mentre sistemava nuovamente i vasi lungo le scale antincendio e mi è venuta voglia di raccontare la sua storia. Purtroppo però non la conosco: per le strade del quartiere non l'ho mai vista. Chissà se non infila i suoi sparuti capelli in un altro cappello, magari più serio e alla moda,  quando esce di casa per andare al cinema con le amiche o a fare la spesa, e io non la riconosco; o forse si nutre del sole come alcuni supereroi e ha la cineteca in salotto.
Tra un paio di settimane, quei vasi saranno una delizia e un mistero di colori, quelli che, insieme ai fiori dell'albero di Giuda che si scorgono dal balconcino che dà sulla strada, mi convinsero che questa sarebbe stata la nostra casa. Perché questa città trasuda cemento, azulejos e sanpietrini bianchi e io, senza pollice verde, senza gettare gli occhi nel verde di una pianta, ci muoio.
Senza di lei, non avremmo probabilmente mai conosciuto la gente meravigliosa del quartiere e i loro bimbi.
Grazie, signora.
Non conoscendo la sua storia potrei decidere di immaginarla, ma non lo so fare, perché di storie mie ne avrei tante da raccontare. E mi manca il tempo, mi manca la pazienza, vivendo la scrittura come un lettore feroce, che ha fretta di arrivare alla fine, per cominciare qualcos'altro.
Poco importa: di scrittori mancati, seppur con libri editi, ce ne sono a iosa; non ne servono altri.
Serve invece l'amore, da seminare in ogni dove, anche sul corrimano di una scala antincendio.

Friday, March 8, 2019

Amico formica

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Iago, alma milenar de quase 5 anos, ontem.