Tuesday, December 19, 2017

augurarsi un buon natale, in minuscolo, perché non siamo mica divinità

È successo che quando ho scritto l'ultimo post ero incinta e non lo sapevo.

Poi *booom*, bomba.
Inaspettatamente, sarei diventata mamma di tre: terrore di non farcela, anticipato senso di colpa nei confronti dei bimbi; consapevole senso di inadeguatezza nei confronti del mondo, che tre figli sai, non é proprio un'impronta ecologica innocente.

Al mio cadere, talvolta precipitare, in me stessa e al cercare di sorridere nel frattempo alla buona notizia, si mescolavano voci aliene di persone vicine e lontane che si permettevano:
"Ah, guarda che sei ancora in tempo per abortire. Io ci penserei su, i tuoi altri figli non hanno mica colpe."
"Ah, se non scopavi/usavi il preservativo non ti capitava."
Cose così, senza condizionali né congiuntivi, senza tenerezza, senza sapere un beneamato cazzo.

Domani saranno trascorsi otto dei famigerati nove mesi che avrebbero scadenza il 20 di gennaio.
*(Edit del 22/12/2017) - Intanto Iago ha lasciato da solo l'allattamento a mamma. Era fine estate.
Progressivamente ha perso la capacità di suzione del seno. A me, grazie agli ormoni, aveva iniziato a farmi un po' male e lui ha compreso. È stato un distacco dolce, contando fino a 10, a 5, a 3 (in ordine non sempre decrescente, ma ci siamo riusciti). Senza lacrime né traumi. Ogni tanto vuole darci un bacino, ci si scalda le mani, ma ormai é un ometto.
Sono felice e fiera di come é andata.*

Intanto sono anche avvenute alcune cose non allegre, che mi hanno tolto sonno, in particolare perché accadute per lo più lontano da qui. Se mi sarà possibile dimenticarle, significherà che tutto è andato per il verso giusto.

Nonostante abbia mangiato meno delle altre volte, sono comunque una barca. La bilancia direbbe ad oggi pure deppiù.
La verità é che sono vecchia, per fare questo lavoro senza avere qualche problema.

Dei kg presi, dicono che la piccina non ne abbia presi che due. È rimasta mignon-mignon.
In ospedale mi hanno sottoposta a varie batterie di esami, a volte in loop.
Da quando si sono resi conto del problema a quando ne hanno determinato quasi con certezza la causa (ieri), sono trascorse 4 settimane. Per capirlo, si é andati per esclusione, oltre che per somma dei sintomi.
Settimane di altre voci aliene e capiscincazzo (alle volte dalle stesse corde vocali!!):
"Sei tu che sei troppo stressata!!"
"Sei tu che non mangi abbastanza/sei tu che ti sei schifata con troppi alimenti."
"Se ti tagliavi prima le tube era meglio."
"Ah, ma io l'amniocentesi l'ho fatta alle X settimane"
"Ah, ma anche se i medici te l'avevano sconsigliata vivamente come esame, eri tu che ti dovevi imporre."
Qualcuno quasi mi faceva le condoglianze.
Come se non bastasse tutto il panico solo di noi parents nell'attesa dei risultati.
La delicatesse.

Pare però che si tratti di una disfunzione della placenta.
Alice, una volta nata, non dovrebbe risentirne. E questo é bellissimo.
Se la situazione non precipita prima, il nostro natale sarà tra capodanno e la Befana, con un cesareo programmato.

Per il vostro comune Natale di quest'anno, spero che sia buonissimo, con tanto cibo e soprattutto tanto alcool (specie se siete lontani dai vostri cari).
Regali pochi, che ricordatevi dell'impronta ecologica di cui sopra.

A chi mi augura Buon Natale ora vorrei rispondere che sì, speriamo che lo sia, una buona nascita, tranquilla e serena.

Se all'arrivo della Du, mi sono sentita in pace con tutte le mamme del mondo, durante questa gravidanza non ho potuto che capire ancora di più l'anima di chi nella sua ha sofferto e che ne soffre ancora.

Ci sono poi amiche che questa gravidanza ci sono state sempre, con voci preziose.
Questo natale me lo hanno già regalato così come lo vorrei, dolce e mansinho. Mi hanno fatto coraggio, coccolato e aiutato *davvero*: chi ha alleviato il peso dei giorni bigi con la compagnia, con parole e gesti gentili, dal tenermi i bimbi durante le estenuanti visite a venire a cucinare, a recapitarmi a casa i vestitini lavati e stirati, pronti per l'arrivo della piccina.
Così si fa, e io non so come ringraziarle.

*se per caso invece riconoscete la vostra voce nelle frasi prive di delicatesse di cui sopra, non ve ne voglio, non me ne vogliate. Non fatelo più però, a nessuna mamma (o papà). Non vi ho mandato affanculo perché tutto sommato voglio bene anche a voi :)

*(Edit del 22/12/2017) - Ieri abbiamo fatto un nuovo EcoDoppler, se tutto nei limiti dell'ok anche la prossima settimana, blocco operatorio riservato per noi e questo nostro piccolo natale per il giorno 3 di gennaio. Probabilmente non avrà nemmeno bisogno dell'incubatrice. Speriamo, cuore ridens.*





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Saturday, November 18, 2017

clueless parenthood

Se lui, threenager, usa ripetutamente il triciclo come un ariete da guerra contro la porta del bagno mentre lei, quasi teenager, è asserragliata dentro. 

In questo momento, con Alicina inside, mi sento una specie di cavallo di Troia.

Monday, November 13, 2017

Nuova maternità, prologo.



Primo lunedì a casa.
Primo riposino alle 11:30 del mattino.
Prime lavastoviglie e lavatrice messe ad andare entro le 15.
Primo pranzetto più o meno casalingo con la Dudú dopo un mare di tempo.
Prime organizzazioni mentali.
Poi dicono che una a stare a casa non combina nulla.

Wednesday, November 8, 2017

Stupidario.

Tra le cose che non capirò mai di questo porcomondo:
Adulti che rassicurano bimbi di ogni età, futuri fratelli maggiori: 《tra un po' avrai un bambolotto con cui giocare》.
No, porcomondo, non avranno un bambolotto con cui giocare. Avranno al loro fianco un essere umano, un individuo, con i suoi sì, i suoi forse, ma soprattutto i suoi no, tutti da rispettare.
(Dallo stupidario delle cose realmente udite, sezione catalogo: "come creare aspettative del cavolo in bimbi di ogni età".)

Tuesday, October 24, 2017

Saperne.

Andando all'asilo.
-Come sei silenzioso stamattina, a cosa pensi?-
-Em ti.-
-Amore. (...cose sdolcinate da mater...) Ma a cosa pensi di preciso? (Bisogna investigare!)-
-Penso em ti e Alice.-

Niente. Ne sa.

Friday, October 13, 2017

Me too

#quellavoltache anche una volta é troppo.
Non so dire quale sia stata peggio.
Se quella volta sui mezzi (uno sconosciuto in treno, metro, navetta di ritorno da un concerto), quella sul lavoro (un capo, un collega), in triste ordine sparso.
Poi finisci anche per chiederti: 《ma sono loro, o sono io??》

Eh no cazzo, da dovunque la si guardi, ogni attenzione non richiesta è una molestia, indipendentemente dalla nostra reazione.
Sono riuscita a fuggire, a menare le mani, a urlare tra la gente. Ma purtroppo sono riuscita anche a rimanere interdetta, quasinstupidita, completamente angosciata da quello che era accaduto. Forse sono state quelle le volte peggiori.
Quelle volte che ci sentiamo così sono troppe e in troppo pochi lo sanno.  E allora vabbè, in sta "catena", stavolta, mi ci metto pur'io.
Una maledetta normalità che, per le figlie del mondo, non possiamo continuare a normalizzare.

Ciccioli di Catalunya

Erano le 5 e volevo tornare a dormire. C'ero quasi. Ed ecco che si presenta Puidgemont con il suo numerino, al banco della "Salumeria da Mariano". Dice che vuole un kg di ciccioli, ma intanto che dice di volerli non sembra del tutto convinto《uhmmm. Espera. Suspendo i ciccioli.》
Mariano lo guarda con una faccia un po' così e gli risponde: 《ok che per farli ne ho fatta battere tanta di carne, tutto freschissimo, ma sei sicuro di volerne tanti? Guarda che un kg di ciccioli es mucho! Ma un frigo grande lo tienes? Dimmi tu eh, se li chiedi o non li chiedi.》

Poi fortunatamente il sogno del dormiveglia si è interrotto e sono tornata ai soliti piccoli incubi dal profilo politico molto basso.

Friday, September 8, 2017

Future

Sarà la robusta fiacca degli ultimi mesi che mi costringe a una forzata calma. Sarà l'andazzo di questi ultimi 15 anni, che noia non ti conosco, ma certe cose che vorrei fare,  le potrei serenamente mettere sull'agenda della mia prossima esistenza, senza remore, né rimpianti. Davvero.
Non fosse che, visto il panorama, non so se ci saranno molte opportunità di vivere, per me, per noi, di nuovo su questa terra, nei secoli a venire. E mi roderebbe il culo se finissi su un pianeta metallico, reincarnata in un alieno androgino, con gli occhi da mosca, che non conosce l'amore nè le matite colorate. Davvero.
#SaveThePlanet

Thursday, September 7, 2017

E voliamo.

Il ritorno a scuola ha di bello questi discorsi, a tu per tu, nella lingua che ci viene meglio, ancora con gli occhi sonnacchiosi.

I.: os pombos comem muita porcaria e também comida...
Eu queria ser um passaiiinho e voar.
A.: davvero vorresti essere un passarinho (*uccellino)? Però un colombo no eh,  che di porcheria ne mangiano troppa.
I.: no....
A.: cosa ne dici di una gaivota? I gabbiani sono belli, volano sul mare...ti piacciono?
I.: sì. Quero ser uma gaivota. E voar...assim...
A.: qualquer dia (*un giorno). E posso venire con te?
I.: sì, tu ti transformas numa fata e poi mi trasformi numa gaivota. E voliamo.

Saturday, August 12, 2017

Decluttering on the beach

Nel tempo abbiamo accumulato una serie di palette, rastrelli, stampini e vari giochi da spiaggia da riempire quasi mezzo sacco dell'Ikea. Secchiello e innaffiatoio no, che non si sa mai dove vadano a finire. Ne abbiamo sempre uno solo.
Ma in realtà la natura regala ai bimbi tutto quello di cui hanno bisogno per giocare. Ieri, in spiaggia, abbiamo messo insieme una fila di bandiere, tipo Nazioni Unite, ma più pacifiche. Iago era molto fiero dell'opera, felice-felice.
In campeggio ha giocato solo con sua sorella, le pigne e i bastoncini, senza annoiarsi mai.
Che cazzo ci portiamo dietro tanta roba tutte le volte, io non lo so.

Wednesday, August 2, 2017

Notizie

Ho deciso che ve lo metto nero su bianco così, che mi ha fatto tanto ridere dentro, di tenerezza.
"Papá, sabes que a mamá tem um bebé na barriga?"
"Não posso. E quem pôs lá um bebé?"
"Foram os senhores. (Sono stati i signori.)"
....

Poi mezz'ore dopo: "A. gosto tanto de ti."
E sempre tanti baci.

Sunday, July 30, 2017

A Obidós

Lei.
Lei che, tra mille coroncine di fiorellini, sceglie quella coi peperoncini.
Ela.
Ela que, entre mil grinaldas de florzinhas, escolhe aquela com os piri-piris.

Lui.
- papà, aonde vamos?
- vamos ver um castelo.
- um castelo?  Podemos brincar aos príncipes e às princesas?
- sim, claro.
- mamá, tu es a minha princesa e eu sou o príncipe!

Monday, July 3, 2017

Sabes?

Sabes mamá. Eu gosssto tanto de ti.
Eu ado-o-te. 💖

Thursday, June 22, 2017

Tutti a lavorare.

I bimbi che mi vedono lavorare e si mettono a fare i loro ritagli e i collage, per conto loro, un po' imitandomi, un po' lasciandomi in pace.
Sbavo. Miao.

Tuesday, June 20, 2017

Ciao

Oggi torniamo a Lisbona, io-la-più-adulta di noi tre con tanta-ma-tanta pesantezza addosso.
La ciccia di chi ha mangiato tanto, l'amaro in bocca di chi ha potuto rimanere e vedervi poco, l'ansia di chi dovrà fare mille cose nei prossimi 3gg (quello che non ho fatto in 10). Ma soprattutto con un carico di tristezza e morte nel cuore per quel che è successo nelle foreste a nord di quella che è diventata casa mia, che non so nemmeno come si fa farmi fare mille cose appena torno. Tanti miei contatti condividono qui richieste di aiuto a cercare intere famiglie scomparse, alcune intanto ritrovate in vita, altre senza. Terribile, come ogni tragedia, ma questa volta, ovviamente credo, la sento più vicina.
Vabbè, arrivando al punto, quello che volevo dirvi è: ci vediamo presto, *amatevi tantissimo*, intanto.

Thursday, May 25, 2017

Una bambola

Stavo accompagnando Iago al nido e abbiamo incrociato una ragazzina, non più che dodicenne.
Con una bella bambola nuda in braccio, stava buttando via la spazzatura, nel cassonetto davanti al suo portone.
Ha richiuso il coperchio, ha guardato la bambola  ancora per qualche momento, le ha riordinato i capelli con tenerezza e, dopo aver riaperto il bidone, l'ha lasciata precipitare là dentro, tenendola per i piedi.
Mi ha poi rivolto lo sguardo pieno di orgoglio e di tristezza.
Le avrei voluto dire che non sarebbe stato necessario separarsi così, che quando viene il momento, donare è sempre la cosa più giusta e più gioiosa che possiamo fare, per gli altri, per noi stessi e per il pianeta.
Ma non sono riuscita a proferire parola, ammutolita dalla sua espressione di premeditato lutto.

Friday, April 28, 2017

quasi una traduzione degli ultimi appunti di viaggio

Siamo stati al mare. "Perché il mare é buono e cura tutto. É amico." dice Serge.

Sono stata nel mare. Ho fatto il primo tuffo del 2017, forse l'ultimo, che quando il caldo strangola forte, non sopporto tanto freddo. L'Oceano non é gentile come il Mare Nostrum. Ma è generoso: poche conchiglie, molti sassolini.

Tuttavia, nelle alte maree di plenilunio o di tempesta, lo immagino vomitare la nostra merda.
Di anno in anno, con i miei piccini, porto a casa sempre meno pietruzze. Non mi sembra di avere più il tempo o, quando inizio a cercare, trovo altro.

Questa volta, in un'oretta credo, ho riempito un sacco di plastica rotta:
pezzi di polistirolo grandi e minuscoli, 
accendini, 
tappi, 
lattine di vernice spray, 
cadaveri di colla stick, 
mozziconi di sigaretta, 
cannucce, 
altri sacchetti,
bottigliette,
bastoncini di lecca lecca.
Frammenti sbiaditi, di tanti degenerati colori pastello, che sembrano aver viaggiato tanto e per tanto tempo, tra le onde di quello che è diventato un immenso the alla plastica.

Non ce l'ho fatta a lasciare là tutta quella roba. 

Immaginate che un'altra tempesta, per sbaglio, si rimangiasse di nuovo tutta quella merda e la portasse su altre spiagge, da altri bimbi, in altri nidi di tartaruga.
Qualche pesciolino o gabbiano distratto avrebbe potuto farci colazione; qualche sirena o bella balena si sarebbe potuta ferire.

Che tesori diversi trovavo sulla spiaggia con laDu piccolina e quelli che ora trovo (e finisco per voler cercare, quasi ossessivamente) con Iago! 
Hanno solo 8 anni di differenza. Un battito di ali, se pensiamo alla vita sulla terra, o solo a quanto tempo ci mette un pezzo della nostra robaccia a decomporsi del tutto. 
Sta succedendo ora, stiamo già vedendo il risultato delle nostre azioni e delle nostre non-azioni. L'eredità non rimarrà solo ai nostri nipoti e ai loro figli. Ce l'abbiamo già sotto i piedi, nelle nostre mani.
Per quanto ci impegniamo a disegnare stupidi confini, quello che seminiamo in terra, in acqua e in aria, prima o poi tornerà da noi: l'amore, l'esempio, la merda. Non abbiamo scampo.

Nella sabbia, c'erano anche due piccole conchigliette rosso corallo. A prima vista mi sono sembrate spazzatura, mi sono arrabbiata e invece erano una meraviglia, ma avevo lo sguardo ormai formattato.
In una delle spiagge più selvagge del Portogallo e, probabilmente, d'Europa, il tesoro deprimente é finito nel bidone del riciclaggio.

Il mare é buono.
Cura tutto.

Fino a quando, non so.
***

Fomos ao mar. Porque o mar é bom e cura tudo. É amigo.
Fui ao mar. Dei o primeiro mergulho de 2017, talvez o último, já que quando o calor aperta muito, não aguento tanto frio. Que o Oceano não é gentil como o Mare Nostrum. Mas é generoso: poucas conchinhas, muitas pedrinhas.
Porém, nas marés cheias de plenilunio ou de tempestade, o imagino vomitando a nossa merda.

De ano em ano, com os meus pequenos, levo para casa cada vez menos pedrinhas. Não tenho tempo.

Hoje enchi um saco de plásticos partidos, esferovites grandes e miniminorcas, isqueiros, tampinhas, latas de tinta, garrafinhas, tubos de cola da escola, beatas. Não consegui deixar isso tudo por lá. Não seja que outra tempestade coma essa nossa merda, por engano, outra vez e a leve a outras praias, a outros meninos, a outros ninhos de tartaruga.
Numa das praias mais selvagens de Portugal, o tesouro (deprimente) foi todo para o ecoponto.
O mar é bom. Cura tudo.
Até quando, não sei.
foto da Inhabitat

Saturday, April 22, 2017

4 giorni

4 giorni di liberazione.
Dalla città e i suoi turisti.
Dalla casa e i suoi panni da sistemare.
Dal lavoro.
Dall'ombra lunga del Benfica, anche se mi sa che qualcosa mi toccherà di sorbirmi lo stesso via qualsiasi cosa a reti unificate, che oggi c'é il derby con lo Sporting, ma almeno ciaone Lisboa.
La cosa meno di sinistra che potessi dire in questo aprile, ma pazienza.

Wednesday, April 12, 2017

Mostrinhos

Da piccola avevo paura di un mostro immaginario chiamato Bigionto.
Aveva le mani lunghe, le orecchie lunghe, il naso lungo.

Da mater ho paura di altri mostri, che guarda caso si palesano soprattutto quando devo espletare lavori di precisione, tipo incollare con la supercolla delle cose minuscole.
Quei mostri di chiamano Bimbo-con-manine e Gatta-con-baffi.
Meno male, solitamente, una certa Princess mi viene a salvare.

Tuesday, April 11, 2017

Ovviamente

Bisogno di conferme, in un tardo pomeriggio, sull'amaca.

Sai che sei il mio piccolo amore grande?

Sì.

E anche io sono il tuo amore?

No.
Sei a minha amora.

(Ovviamente è finita a baci.)

Sunday, April 9, 2017

Universo

Ci sono giorni in cui mi coglie la saudade dell'Emilia-Paranoica.
Altre volte, istanti prima che ciò avvenga, un gabbiano plana alto sopra le mie finestre e allora la fame di Pianura si placa, che non è così male, vivere a un passo dall'oceano.
L'Universo non è poi così stupido.
Bisogna saperlo prendere e amarci molto.

Thursday, April 6, 2017

Umanità.

Non ce la faccio a cliccare sui link per aprire quei video.
Mi é bastato leggere l'articolo succinto dell'Ansa, per piangere.
Mi viene il vomito a leggere solo quei titoli "watch syrian dad mourning his kids..." o cose del genere, ritagliati su misura per l'emozione facile della donna media.
Siamo oltre la spettacolarizzazione morbosa.

I portavoce dell'Unicef e di altre varie ONG ci dicono che l'umanità é morta a Idlib.
Ma Umanità é divenuto un concetto troppo vago e informe. L'uomo ne ha forse davvero trovato il significato e respirato l'essenza alcune volte nella sua storia, ma ci é tutto fuggito di mano di nuovo ormai da tempo.
Così, dentro, siamo un po' morti tutti quanti.

Non c'è bisogno di andare fino in Siria, né di fare scuba diving tra i relitti del Mediterraneo.
Non c'é bisogno di scomodarsi, aprire la porta ed uscire, per trovare il cadavere.
L'umanità ci muore dentro. Succede tutte le volte che accettiamo di continuare una conversazione pacifica con qualcuno che sostiene che non c'entriamo, che possono e devono restare a casa loro, che tanto quello é un covo di fondamentalisti.

Muore dietro schermi ultrapiccoli e ultrapiatti, su cui strisciamo i pollici come se, dal loro movimento, dipendesse effettivamente la vita di qualcuno, lontano o vicino che sia. Ci è piaciuto credere che la nostra socialità mediale potesse contare qualcosa, che il nostro sdegno espresso a forza di faccine incazzate e cancelletti potesse veramente dare una direzione al mondo.
Era comodo crederlo.

Il potere é ben diverso, il potere pigia sui bottoni rossi, mica clicca sui link per condividere video di bimbi che soffocano.

Non é mica colpa delle reti sociali in sé, altro non sono che un gran bel bar virtuale, dove andiamo a farci l'aperitivo, tutti belli, truccati, depilati e benpensanti (con il pensiero-bene orientato alla nostra audience di amiconi).
La colpa è nostra perché stiamo troppo comodi. Ci basta così.
Noi. Io. Che terminerò di buttar giù questo flusso di pensieri e poi non resisterò e cliccherò su share.

Se da un lato abbiamo il dovere di andare avanti con la nostra esistenza, accada quel che accada, non lasciarci abbattere, né fregare, soprattutto per il bene che vogliamo ai nostri cari, dall'altro, questa nostra morte "in vita" dovrebbe costringerci a diventare pietre.

Minuscole pietre con l'animo di burro.

Piccole, da infilarsi e far scricchiolare gli ingranaggi dell'oggi, tanto più stupidamente e spaventosamente grandi di noi.
Tanto oliati che nessuno ormai li sente più macinare.

Una silenzioso e spettrale giostrone che mangia le coscienze.

Mentre benedico la mia vita, il mio vivere qui ed ora, vorrei farmi pietra e anche senza sapere come rompere la macchina, almeno vorrei che la avvertissimo muoversi sotto e tra di noi.

Lo dobbiamo alle stesse persone a cui dobbiamo il nostro andare avanti con una certa salubrità mentale, specie se queste persone non sono adulte e cercano in noi un esempio; se vogliamo dare loro speranza in un mondo in cui l'Umanità non muore così come fa ultimamente.

Il mondo non lo facciamo girare in un verso o nell'altro con i nostri like a pagine della Nestlè (cribbio!) e share di video terribili, dove l'umanità ancora rimasta negli altri è messa a nudo e resa merce.
Gira a seconda della banca dove scegliamo di depositare il nostro sudato salario (...sarà mica una "banca armata"?)
Dipende da quali imprese e governi scegliamo di premiare attraverso il nostro lavoro e le nostre abitudini di consumo. Da chi queste comprano e da chi e cosa dipendono energeticamente.

Alcuni spunti per pensarci un po' su.

L'Espresso - Finchè c'é guerra, ci sono affari (...)
L'Espresso - Assad, repressione con hi-tech italiano
Internazionale - Le aziende italiane in Etiopia fanno affari dove la popolazione è repressa
Il Sole 24 Ore - Affari d'oro (nero) tra Siria e Isis 
Repubblica - Armi, lo shopping nel mercato italiano dei paesi in guerra

Tuesday, April 4, 2017

la via lattea

Com'eri convinto con la tua testina bionda e scomposta a fare di sì, quando dicevamo che a 3 anni avresti lasciato la kekké. No meu aniversário, avevi promesso.

E poi é successo che il sole é tramontato sul tuo terzo compleanno, sulla festicciola a scuola, il giorno dopo, su quella a casa, ieri.
E com'eri contento e felice, durante la settimana, quando mi chiedevi se potevi ancora fare tre anni.

Che, insieme, sono corsi via, come tre nanetti bizzarri e dolci.
Che il tuo alito gentile sa ancora di latte di mamma.
Che ormai è tardi, così dice il mondo, ma io credo che ascolterò i tuoi desideri e continuerò a fregarmene.
Che il vivere civile é abbastanza perverso.

---
Trascorse 2 settimane dal tuo compleanno, il panorama continua lo stesso.
Questo svezzamento dolce o allattamento "a termine" è irrispettoso, irriverente e socialmente irresponsabile.

In Portogallo, finché dura l'allattamento (e certificando che sta andando avanti), la legge prevede che la mamma possa fare 6 ore al lavoro.
Da oggi però comincerò a farne 8, che diventano 9, con l'ora di pranzo coatta, e poi almeno 10, con il tempo perso per arrivare a lavoro.

Ti chiedo scusa e chiedo scusa a tua sorella.
Per la mia assenza.
Per il casino in casa che sarà ancora di più, per le mutandine pulite che si continueranno a nascondere nei cesti della roba lavata e piegata che non trovo mai tempo di mettere nei cassetti.
Nemmeno lavorando 6 ore. Figurati da oggi.
Vi chiedo scusa per abdicare oggi dal mio diritto sancito per legge.
Ho scelto io.

Scusate bimbi miei, ma forse così, stando lontani, il piccolo si dimenticherà un po' di queste due cose soffici e piene di latte.
Al tempo stesso, avrò modo di ricrearmi una vita sociale a ora di pranzo, a cui avevo rinunciato, per il nostro bene.
Sicuramente smetterò di leggere l'invidia e lo sfottò negli occhi e nella voce di alcune colleghe. La pianteranno di chiedermi quell'"allatti ancora?" che va avanti da quando sono tornata al lavoro dopo la maternità. La finiranno con i sorrisi di circostanza.
Ormai poi, se il bimbo ha tre anni, non é più credibile.
E senti ogni frecciatina sparata in riunione, sulla mancanza di spirito di squadra, diretta a te...un misto di coda di paglia e conoscenza dei limiti di alcune donne.
Che poi quello spirito l'ho messo tutto negli straordinari fatti oltre le 6 ore. Il lavoro é un mostro che cresce, alimentato dalle ore fuori orario. Più ne fai, più ce ne sarebbero. E nessuno si accorge più di nulla.

Torno a tempo pieno per smettere in libertà con i fuori orario.

Torno alle 8 ore per poter, nel privato, continuare a fare come sentiamo.
Senza calendari che mi ricordino qual é il giorno del mese in cui devo andare al consultorio a prendere il certificato che attesti che sto ancora allattando, da portare regolarmente alle risorse umane, senza, regolarmente ed evidentemente, sapere cosa dire ogni volta.

Trascorsi tre anni, al secondo allattamento, il primo di successo, chiedo: per quale ragione dovrei vietare al mio bimbo il mio latte e dargli esclusivamente quello di mucca?
É più sano?

Beh dai, dagli il latte di soja.
É più sostenibile?

Ma non sei stanca?
Sì. E ho anche le tette brutte.

Credo che continueremo sulla nostra strada, senza dire più nulla. Decideremo insieme, noi due. Quando avverrà anche questo distacco, come sempre, mi farà un po' male e un po' bene. E ok così.

Andiamo a vestirci che oggi sarà una giornata particolarmente lunga.

Ringrazio i numi per queste due ore extra ogni giorno, durante due anni, di cui molte mie colleghe non erano neanche a conoscenza, a cui molte mie amiche purtroppo non hanno accesso perchè abitano nel paese sbagliato (ma anche questo non é un granché, dovremmo tutte guardare altrove).
Spero di non averle sprecate troppo queste ore, in puttanate come sistemare la cucina, fare lavatrici e stare su internet per cercare conferme al mio sentire in quanto mamma, forse diversa, forse no.


Tintoretto - L'origine della Via Lattea - 1575-1580 - olio su tela - National Gallery, London

Friday, March 31, 2017

Quando i piccoli fanno i conti

Le strane famiglie di chi vive lontano, quando i piccoli fanno i conti.

- mãe, falta a tua mãe!  Onde está?
- la mia mamma è in Italia. Vuoi andare a vedere la nonna Katia? Ti manca?
- Sì.
(...pensandoci su...)
Manca também a tua outra mãe, la nonna Mila!
- sì, ma la vediamo domani!
E manca anche mio fratello. Te lo ricordi lo zio Lorenzo?
- sì*. E manca também o teu papá. E a tua bicha-gata do teu papá.
- sì.  Il nonno Rossi e il gatto Giulio. solo che il micio è volato via. Era molto velhinho e doentinho e velhinho che per non soffrire più è volato via.
- também levou pica?
- sì...
- oohh...coitadinho...
Então não pode ver o meu espectáculo...
- chiaro che può. Da dov'è volato di guarda e ci protegge e ci manda tanto amore energia buona.
- ok.

<3 che="" ok="" p="" quell="" tutto.="" vale="">
*Lorenzo, però non mio fratello, un nostro amico.

Friday, March 24, 2017

Iceberg circadiani

Un genitore che cerca di essere 'in ascolto', secondo me, più che avere un piano definito e dettagliato, naviga a vista, nel fluido divenire delle cose.
Ma porca zozza, com'è arduo il veleggiare su questo mare che ti vogliono per forza far impaccottare in 365 vaschette l'anno, ognuna da 24 cubetti di ghiaccio, mentre tu vorresti sentire quel vento allegro sulla faccia.
Con l'acqua salata il ghiaccio non viene bene!

Wednesday, March 22, 2017

Appunti del giorno

- 《Picchia il vento, urla primavera...🎵🎶》
Versione punk di un piccolo partigIago, classe 2014.

- Quando senti i tuoi genitori chiamare tua figlia con il tuo nome.
Fugaci fortune.

Monday, February 27, 2017

Un pirata.

un cucciolo di pirata e una principessa attempata e abbastanza acciaccata, sulla via del ritorno. Lei, in borghese. (Uma cria de pirata e uma princesa a tirar para o velho, bastante dorida, a caminho de casa. Ela à paisana.)

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Thursday, February 16, 2017

Se piove per Candelora.

Dolce Lisboa, che ti svegli una mattina di metà febbraio con l'aria frizzantina di una primavera antica e i panni stesi sbocciati sui balconi affacciati sui cortili interni.
La profezia della candelora piovosa, che temevo fosse solo per altre latitudini, sembra essersi avverata.🌻🌞

Monday, February 13, 2017

Consigli

Consigli per un San Valentino eco-friendly e per vincere la crisi.
Niente sciopping, ceretta naturale a base di zucchero, digiuno a km zero che si fa meno fatica a tenere dentro la pancia, doccia insieme e tanto sesso al buio. Vabbé dai, anche a lume di candela va bene, ma solo se ne recuperate il calore con dei microtermosifoni fatti con vasellame di terracotta.
(Scusate ma ho flippato con la massa umana che mi correva contro per fiondarsi al centro commerciale a comprare istericamente tutte cose.)

Sopippa

Poesia.
"Cuidado, mamá. está ai uma sopippa de passaiinhos!"
Trad.it. :"Attenta, mamma. C'è lì una minestrina degli uccellini!" (In prosa, una pozzanghera nera grande come l'aiuola da cui sbuca un albero).
Trad.pt.: "Cuidado, mamá. Está ali uma sopinha para os passarinhos!" (Em prosa, uma poça de água por baixo de uma árvore num cantil)