Saturday, December 26, 2020

Sogni di gioventù

 La pandemia mi ha anche dato tanto, sono finalmente diventata quello che volevo essere da grande: 

una cazzutissima black block.

Mentre Alicina redarguisce i figli dei ricchi, maledetti pirati della stradina del parchetto, treenni in Vespa-triciclo elettrico alla velocità di 1km orario: "'dado* minha mamá!!*"

*Cuidado com/attenzione alla mia mamma

Cazzutissima.









Wednesday, December 23, 2020

Presents

Presents.

Il miglior regalo che possiamo farci è esserci, presenti, a tenerci strett* insieme, come tanti pezzettini di un qualcosa.

Con il tempo ho imparato che il Natale si festeggia insieme, anno dopo anno, per ricordarci che insieme è che si vince il buio. Che quei bigliettini attaccati ai regali sono la parte più importante del pacchetto. Li cerco di conservare sempre, anche se in disordine.

Un pensiero a tutti coloro che hanno perso un pezzetto della famiglia, a chi non può scrivere nessun bigliettino e a chi vorrebbe ma, a questo giro, non riesce a mettere nemmeno un regalino sotto l'albero.

E se ora non riesco ad augurare un buon Natale senza che mi suoni almeno un po' strano, ce lo auguro, sin d'ora, meraviglioso, per "l'anno che verrà".


#hope 

Friday, December 11, 2020

Allegro e antico

Oggi vi racconto di un'altra cosa che non avevo significativamente messo in conto quando ho deciso di diventare una mamma all'estero.

Bah. No, sto sbagliando tutto, sto partendo da premesse sbagliate, perché in realtà non ho deciso un bel niente. È accaduto, foglie al vento degli eventi.

Però, nel sedimentarsi degli eventi, sullo strato delle foglie che diventano inevitabilmente suolo, se lasciate dolcemente vivere oltre la loro morte, vedendo crescere i bimbi, vederli iniziarsi a quella routine dei compiti per casa in una lingua che non é la mia materna, ma che é divenuta parzialmente la mia materia, mi sono ricordata varie volte di quando ero io a farli, i compiti.

Soprattutto nel periodo delle superiori, che Dunia sta per scegliere, spesso studiavo in compagnia, complice il fatto che c'era sempre la Katia, mia mamma, prof di matematica e fisica che, dalle retrovie della cucina, era sempre pronta a fare capolino e a dare una mano se non ce la facevo da sola a fare entrare nella zucca dei miei amici le materie di cui sopra. Ho usato il maschile perché erano soprattutto "dil ragazìt" con cui mi trovavo (meglio) e che abitavano più vicino.

Ultimamente, proprio a guardare i compiti de laDu, mi é tornato in mente un episodio relativo a un periodo tutto sommato breve della mia vita, in cui abbiamo vissuto a casa di mia nonna materna,  per chi conosce Ferrara, in via Bagaro, mentre al grattacielo stavamo facendo dei lavori di ammodernamento del nostro appartamento, quando ancora c'era un barlume di speranza, non c'era ancora la mafia nigeriana in zona GAD a spacciare droga. Il mercato delle lucciole era già abbastanza solido ma, in quanto "mestiere più antico del mondo", agli occhi dei più non era degrado e gli alloggi valevano un po' più delle due patacche di ora.

Torniamo a via Bagaro. Credo fosse il '96. Le scuole erano probabilmente appena iniziate o in procinto di terminare, perché i lavori si svolsero nel periodo estivo. Chissà.

Ero in sala con "chi ragazìt" a studiare. Studiare, sì vabbé. Stavano "facendo gli sciocchi" (avrebbe detto mio padre che invece era sempre a lavorare). L'Elda, mia nonna, girava per la casa cercando di intrattenersi in "chi fàtt" che la tenevano impegnata tutti i pomeriggi, prima che l'ictus la colpisse più gravemente e la obbligasse a separarsi da quelle quattro mura che amava, per venire a stare con noi. Per lei ritrovarsi di nuovo"a cà da lié" era come un sogno (anche se, in quanto ospiti, io, mio fratello e i miei iniziavamo tutti e quattro a puzzare come il pesce). Spazzava, lavava, tornava a spazzare perché ormai si era dimenticata di averlo fatto. Però, quel pomeriggio, nel suo armeggiare rituale, sentiva. Ascoltava "chi ragazìt".

A un certo punto, probabilmente anche preoccupata per l'onore della sua prima nipote, spalancò la porta senza preavviso chiedendo:

"Ció, ve, ragazít! 'Sa tamplévv??" 

(*trad.-non-trad. perché ha troppo dentro: "insomma, ragazzi! cosa fate??")

Risate, perché non stava succedendo assolutamente niente.

Da un paio di giorni l'immagine di mia nonna che entra in sala, aprendo quella porta tipica di ogni vera casa della nonna, con il quadrato di vetro fosco con le sue venature cangianti, con sulla bocca quell'esclamazione meravigliosamente ferrarese mi sta facendo sorridere e, temporaneamente, in un paese dove non esistono i dialetti, ma parlate e sotaques, sentire di aver tolto qualcosa di allegro e antico ai miei figli... chissà, anche se, visto il qui e l'ora, sono bilingui e con l'orecchio che si allena ogni giorni di più aos criólos do mundo, alle sfumature del linguaggio globale.

Credo che in chiunque abbia avuto almeno un nonno o una nonna a parlare correntemente un dialetto, ci sia tutto sommato un* bilingue almeno potenziale, ma soprattutto che esista una ricchezza inspiegabile: un sistema linguistico che, quando risvegliato nella memoria, tocca alcune corde invisibili, dolci e sottilmente inchiodate all'anima. Ogni tanto dico qualcosa in dialetto alla mia prole, ma non é la stessa cosa. A volte mi chiedo se non li ho privati in qualche modo di queste corde segrete o se forse l'italiano potrà avere in loro, un giorno, lo stesso effetto che ha il ferrarese in me, anche se solo evocato qui dentro.

O forse é solo saudade, tanto per cambiare. Parola che, se non vivessi qui, difficilmente avrei capito così bene.

Saturday, November 28, 2020

21:30

3 anni fa Alicina era nata da 15 minuti. 1740gr e un qualcosa che non si misura sulle bilance.

15 anni fa, ancora 3 giorni e sarei entrata nell'ultimo mese della mia prima gravidanza.

Mese più, mese meno, mi sento mamma da 15+7+3 anni. 

Lo devo confessare, (seppur) immensamente grata...

Credo però che sia così per tutte le progenitrici.

Le età dei bimbi si sommano, le preoccupazioni e i capelli bianchi si moltiplicano...no? O sono solo io che mi sento sul vegliardo andante, quasi allegro?

***

Resta così, mia piccola testona ribelle. Ama, gioca, resisti contro tutto quello che non ti va bene, sempre. Anche se 5 minuti prima eri di un parere del tutto contrario.

(Non importa se mi fai venire i capelli bianchi, non fa niente. Se poi diventassero tutti uguali pure meglio, così smetterei di pensarci.)



Friday, November 27, 2020

foglie e aeroplanini

"Mamma, temos de conversar.
Vou ter umas mini férias.
Podíamos ir à Itália.
Tenho saudades daquelas folhas bonitas que estão ao pé da casa dei nonni."

Un aeroplanino, di quelli che solo il nonno Rossi sa fare, fatto proprio da lui, DOC e IGP.
Aspettiamo tutorial, perché arrivo sempre a un punto che non vado più avanti.

Wednesday, November 18, 2020

La Cice per il sociale

 Pic di ieri, gag di oggi.

Al bar (perché era molto "triste" perché queria pappa já e io non gliela davo giacché eravamo appena uscite ma, no, lei era affamata), un uomo alto-altissimo pure per me si avvicina, mentre pago, si ferma a circa un metro di distanza.
La tipina inizia a sbraitare: "saiiii peeeé miiiiiiiim!"
(Sai do pé de mim = allontanati.)
Ho dovuto chiedere al signore di tendere l'orecchio verso di lei.
Difficilmente la trovi in torto, la mia ervilha torta.
No photo description available.

Sunday, November 15, 2020

Imprinting

Memore del mio imprinting in quanto mater di una piccola Dudu abbastanza cor-de-rosa, che domandava se anche le principesse facessero cocó, ieri, mi é venuto così:

"Cice. Le principesse non fanno la cacca nella fralda*, non sei una princesa?"

"Não, eu sou o Gato-Boy!*"



(*pannolino/io sono Catboy)

Wednesday, November 11, 2020

From the memories pot.


 Yesterday Dunia took this pic out from the memories pot.

The first time I wore a mask in my life, as far as I can remember, Jan 2018. 


Our days in the hospital were about to come to an end. I had a little cold that day...in that case you had to put a mask on. 

The nurses could not notice your slight sickness, but not wearing it could be risky for your baby and for other babies in the room too.


The moment you were entering there, after closing bags and coats into a locker, you had to scrub your hands with almost boiling water, up to your elbows. Anything you touched, not yours or your baby's, you had to sanitize your hands again.


Many times in these months of 2020 I thought about mums and dads having their babies in neonatal care in the middle of a pandemic. 

How hard it must be. Thousands of times more than it was for us.

I can only imagine.

I don't know anything, actually, of their path.


During those months of late autumn and winter of three years ago, without noticing it, my life and my way of thinking about so many things changed. Again. 

I have seen some dark places, I believe.


However, I also believe, I learned to embrace that and to take my calls. 

No-one is accountable for your kids more than you do, parent...

There will be always someone thinking that you are strange, and sometimes that would be the kindest opinion you get.


Only you know your path.

Only you know how deep your scars are, under the skin.

Tuesday, November 3, 2020

Solo novembre

 Al termine di ogni vacanza, lascio sempre qualcosa in giro, qualcosa in me nicchia sempre. 



Come se quella roba tra i piedi, o tra le palle, mi scaldasse via, in qualche modo, dalla fissità del presente avvolto nella normalità.

Per farmi sentire che le vacanze non sono del tutto concluse, o non sono finite da troppo tempo.

Ho forse un certo bisogno apolide di sentirmi sempre pronta a ripartire. A scappare.


Quest'anno ho scelto inconsciamente il sacco con le macchinine, gli album da disegno e qualche lettura per gli eredi. Ora ho sentito il momento di disfarlo e sistemarne il contenuto .


Ho sfogliato questi album.

Mi sembra trascorso un secolo da quando li coloravamo sotto la pergola a Santo André.

Gli anni scorsi, a disfare quel bagaglio mentale piantato lì, mi sembrava sempre ieri.


È solo inizio novembre.

È solo angoscia.

Monday, August 31, 2020

Quaranta


Ai 40 rendi grazie, pensi ai 50 e dici "chissà" (poi aggiungi: "meglio di no, va là!! che ti deprimi, idiota!").

40 quaresime e una quarantena. 40 la somma di 20+20, anno duro per tutti.

Somma perfetta per chi é dell'80, che rima con 40, e ci rimerà per gli anni venturi: entrata negli anta, difficilmente ne esci più. 

'80, ho tanta, son tanta. Rotondità di nome e di fatto, anche se alcune di loro, dopo tanto dare, assomigliano più a pere sgonfie.


40 o su per giù, le biciclette che ho voluto, e mi sembra di pedalare da 40mila anni.

40 acciacchi che ma sì, tanto sono solo per via di questo mio grato ma sgraziato pedalare.

Sommando le età dei miei bimbi, le mie bici-frecce, i miei sogni mai troppo pensati e per questo i migliori, ottengo l'età che avevo, quando ho deciso di partire, 40mila anni fa. La biga numero1.

15 anni fa ho preteso invece la bicicletta più impegnativa, a scatola chiusa, quella mamma che nasceva insieme a laDu. Abbracciavo quelle due persone, davo loro il benvenuto, senza sapere chi e come sarebbero diventate. 

Soprattutto quella mamma, non credo di conoscerla ancora bene del tutto, a essere sincera. A volte mi scappa il pedale, sempre a correggere un po' la curva, il tiro del freno, la distanza della dinamo dalla ruota.

I miei 40mila sogni continuano in movimento, sempre in cambiamento. Mai fermi, come le belle bici. Come le stelle.





Sunday, August 30, 2020

Mamo mumo mimi?

Gelateria, dopo le 5 del pomeriggio.

Prima di ordinare la merenda, Alice abbraccia Iago, love of her life, lo guarda e gli sorride, con i suoi occhi alla mandorla tostata, poi gli chiede:
"Mamo mumo mimi?*"


Niente. Vorrei ricordarmele, queste cose, per sempre.


(*amas-me muito?/mi ami tanto?)

Sunday, June 21, 2020

Ape dentro

Ieri sera Iago ha praticamente salvato un'ape che era rimasta intrappolata tra gli infissi della nostra veranda, ci finiscono presi tanti insetti. Le ha parlato e lei è riuscita a uscire, mentre stavo cercando qualcosa per aiutarla ad aggrapparsi senza farla sentire minacciata, e qualcosa per metterle vicino acqua e zucchero.


Prima, nel pomeriggio, l'ho visto chiedere un desiderio a un albero delle fate, di quelli con la corteccia che sembra fatta di liane attorcigliate, pronte a spostarsi per fare uscire gli elfi.
L'ho visto poi pregare su un tronco tagliato, tra i sussurri, credo che gli dicesse che le loro vite erano uguali. Di prendere la sua, se volesse. Volevo piangere.

Alice mi ha regalato due fiori, si vede che non è ancora capace di staccarli e non ho esattamente intenzione di insegnarglielo.




Però stamattina ho ucciso un ragno. Che brutto buongiorno. Stamattina ho ucciso un ragno. Ieri sera quasi succede il finimondo per quell'essere dalle gambe lunghe, appeso sopra la doccia. O forse per me. Però ci ho pensato a lungo prima di farlo: stava correndo dentro il cesto della roba sporca, ho pensato agli altri finimondi che potevano succedere, non é stata una vendetta, gli ho chiesto scusa.
Lasciarlo fare alla gatta sarebbe stato vigliacco da parte mia.
Mi si è stretto il cuore, ce l'ho ancora così.
Non è stato un bel buongiorno.



Friday, June 12, 2020

Ho trovato.

Oggi cercavo tra i miei vecchi CD una roba da fare *sentire* alla Dúnia.
Non l'ho trovata.

Però ho trovato me con la valigia, che parto a 23 anni.
La parte più preziosa del bagaglio: un CD per fratello, per sorella o per amore. Ritrovo me, più tardi, che rifaccio la valigia, senza posa, senza mai tornare davvero, di paese in paese. Che aggiungo CD, musiche e foto, che metto pure i floppy dell'università, non immaginando quanto presto sarebbero diventati difficili da leggere.

Un tempo senza social challenge dei 10 album e link sul tubo, quando questi cosi voluminosi te li portavi alle cene e lasciavi che ci guardassero dentro, che era più facile raccontarsi così che sproloquiare ubriachi.
E alle colazioni d'estate, perché prima di lasciarci, "me tienes que dejar tus músicas".

Sunday, May 31, 2020

il giardino del confino

Una vicina ora bloccata in Brasile ci ha dolcemente prestato il suo cortiletto, non credo che lo abbia mai nemmeno visto. Ha comprato l'appartamento poi é scoppiato il Covid.

Da quando abbiamo avuto il via libera, ho pulito l'area (effettivamente abbastanza piccola, non chiedetemi quanto che non so sparare metriquadri a caso) prima a mano, poi con un rastrello comprato da Sergio ancora incredulo del fatto che facessi sul serio, poi finalmente é arrivata una zappetta dismessa da un signore del palazzo di fianco, che non conosco, che l'ha passata al vicino che ci presta l'altro giardino per fare giocare i bimbi a palla e ci lascia usare l'acqua per innaffiare.
Qui é tutto un prestare, tutto un regalare, tutto un cercare di esserci con quello che si può. Di starsi vicini.

Così alla signora che ci presta il giardino, glielo baratto con un po' di risanamento dell'area. Al vicino che ci regala l'acqua gli ho detto che quando nasceranno le cose, saranno pure sue e della sua famiglia. Però loro il gelato per i bimbi lo comprano lo stesso, soprattutto per Iago che ci ha preso gusto a innaffiare anche le loro piante, dal punto di vista calorico, inutilmente ornamentali.



Da quando ho iniziato, ho tirato su tanta di quella merda, soprattutto merdaplastica, da là sotto, da riempirci un sacco della spazzatura.
In ordine sparso:
- 1 pezzo di lego;
- 1 decorazione natalizia che all'inizio sembrava una pigna vera rinsecchita, poi volendola spostare, ho iniziato a tirare ed é venuto fuori un ramo plasticodorato, lungo almeno 30 cm con altre pigne penzolanti;
- sacchi, sacchetti e pezzi di;
- tappi di birra, di vino, di bibite e acqua;
- fascette;
- 1 gomma da cancellare che deve aver cancellato molto;
- tanti cocci e vetri;
- un tetrapack intero da un lt di succo di frutta, tutto schiacciato;
- punte tagliate da tetrapack di latte e passata di pomodoro;
- pezzi di blister;
- un'infinità di mollette (quelle recuperabili, sono state recuperate), un'infinità di pezzi e frammenti di mollette;
- involucri di cioccolata, di caramelle, di sigarette (vari materiali);
- 2 tubetti di plausibilmente tinta, usati ma non terminati;
- 1 testa di spazzolino da denti intercambiabile;
- 2 accendini;
- 1000 cicche di sigaretta (tanto che abbiamo attaccato un cartello per i muratori che si stanno occupando della casa il cui giardino é adiacente al "nostro", tipo "ahó! stiamo facendo l'orto!");
- 1 pezzo di osso, forse una testa di femore umano, forse una roba interrata da un povero cane, poi chiaramente morto per intossicazione da sacchetto di plastica o tubetto di tinta;
- cerotti usati;
- coriandoli metallizzati;
- tranci di cavi elettrici;
- altri pezzi di cose che non sono riuscita ad identificare.

Anyways, non so come ci sono finite tutte quelle cose laggiù.
No ok, le mollette quelle le so. Mi cadono sempre.
I tappi, almeno quelli di vino (la birra no, si apre in cucina, all'uscita dal frigo!), possono esserci finiti perché restano invisibili dentro le tovaglie ammucchiate a fine pasto, poi bisogna pur scrollarle le briciole che sono organiche e sotto quei giardini sono sempre stati disabitati da quando siamo qui. Quindi ok, i tappi ci stanno, dai.
Altre cose, proprio il nonsense, soprattutto per come erano messe, erano i cadaveri di un assassino.
Cioè, nonsense per me, che certe cose non le posso vedere e le trovo criminali.

Nonostante il lavoraccio, ho notato che, innaffiando l'area tutti i giorni, l'effetto erosivo dell'acqua fa si che pezzetti sempre nuovi di plastica emergano dall'orto. Ho sentito la frustrazione di un gioco che non sai bene se vale la candela, di un compito ingrato di cui non vedi la fine.
Pensavo di dover dire a Iago che abbiamo lavorato un po' per niente, anche se la motivazione incipit era stata quella di fargli fare qualcosa fuori di casa, no matter what. Però, piccino, ci ha preso gusto e responsabilità.
Comunque, forse ce la faremo a mangiare qualcosa di quello che sta crescendo. Meno male ci sono gli amici che, essendoci, si fanno vicini.


***

Domani, 1 giugno, é il compleanno di mia madre.
Domani andrò a scuola di Dunia, a ritirare la sua cartella di educazione artistica.
Telefonerò alle maestre, per accordarmi circa il ritiro dei materiali dei bimbi dall'asilo.
Domani riprenderò in mano le fatture della loro segreteria e vedrò di raccapezzarmi su cosa manca pagare, ormai li ho formalmente ritirati.
Alice chissà quando potrà tornare; Iago andrà dritto in prima. Ha avuto l'ultima call di classe venerdì, mentre eravamo in macchina diretti al mare, approfittando dell'ultimo giorno infrasettimana (meno assembrato del weekend), con papà, alla guida, ancora confinato a casa.
A sentirlo salutare gli amici, mi sono venuti i miei soliti lacrimoni da despedidas, da ultima volta che, da non so domani.

Domani dovrò risintonizzare i miei nervi su altre frequenze di pazienza, che papi, appunto, torna allo studio nello stadio.

Domani tanti bambini torneranno all'asilo, i nidi già aperti dal 18 maggio, per poter permettere a qualche genitore di lavorare più sereno da casa, o di continuare ad assistere ai figli alle elementari, quelle ancora chiuse come tutte le classi fino al 10º anno. Altri lavoratori, dritti in ufficio o in fabbrica.
Lisbona é il nuovo foco di infezione portoghese, dei nuovi casi 9 su 10 sono qui nella capitale.
Bisogna farcela andare bene lo stesso, le casse languono.
L'angoscia é roba da poveri, un po' come il nostro giardino e tutto quello che lo circonda.



Wednesday, May 27, 2020

Da grande

Ieri sera Alice stava distruggendo la copertina di un quaderno che avevo decorato per Iago: un collage di pezzetti di carta rossi, che costituivano le lettere del suo nome sullo sfondo di un austero nero, che tornava ad essere ciò che era. Pezzetti di carta rossi.
- Iago, lasci le cose in giro, poi guarda.
- Non importa, não faz mal. Deixa estar. Não quero que a Alicinha chore (tdr: Lascia fare. Non voglio che Alicina pianga).
Ecco, io da grande voglio essere come Iago.

Monday, May 18, 2020

Belli da sentire.

Terminata la chiamata di gruppo con la classe dei bimbi della materna, Iago:
"Posso telefonare alla Clara?"
"Chiaro" - intanto pensi al Kasino che regna sovrano Ovunkue e che lui mostrerà, speri solo alla Clara.
Ti accordi con la mamma, i bimbi si parlano, si mostrano i Kasini. Rabbrividisci un po'. Inserisci la testa tra le scapole dalla vergogna, stile Caretta-Caretta che intanto é tornata a nidificare nel Mediterraneo.
Però ne vale la pena: "Iago, vuoi essere il mio migliore amico per sempre?"
"Chiaro!"
Come sono belli da sentire.

Wednesday, May 13, 2020

Arcobaleni

Oggi pome, Dunia nella sua stanza, ero in quella accanto, che guardavo tra i piccoletti e i miei pensieri, cercando tra loro qualcosa di utile da fare. Allora mi sono messa alla ricerca un cappellino estivo, da poter usare per una delle mie prove bricolage, nella cassa dei vestitini in stock, in attesa di essere usati. 

Ho tirato fuori invece varie magliette, speranzose nell'estate, che dopo qualche  pop corn sparso nelle ultime settimane, ha deciso di tornare a rintanarsi in altri lidi. Meglio così. É più facile seguire i consigli del medico che ieri mi ha detto dal centro de Saúde che test immunologico non lo prescrivono per nessuno...ma mi ha redarguito bene di stare e di tenerli a casa, non importa se apriranno gli asili. Tanti contagi, troppi. Troppe persone a vivere di troppo poco, troppo vicine. Fase 1, 2, X.

Due magliettine con gli arcobaleni, tra le tante che ci ha passato alla fine della scorsa stagione la mia dolce amica Andreia: doppio grazie. Se avrà la fortuna di usarle, Alicina sarà super alla moda, suo malgrado.

Ero lì a guardare i miei pensieri: in tutti questi arcobaleni ci voglio, ci devo proprio sperare.

Thursday, May 7, 2020

Desconfinão - breve cronaca dall'Oceano

Oggi siamo "desconfinati" in massa (già che 4 di noi sono già un mini assembramento), varcando il limite del Comune di Lisbona per andare a vedere l'Oceano, in quello di Cascais, visto che dalla fine dello Stato di Emergenza (ora Stato di Calamità) si può e ne avevamo un profondo bisogno.

Dúnia é rimasta a casa, nonostante le mie istigazioni a fare fuoco alla (tele)scuola, ribelle alla ribellione materna. Telescuola così efficace, che l'erede mi ha poi comunicato di essere stata 40 minuti al telefono con la nonna, aka prof. Sarti in pensione, per farsi spiegare varie ed eventuali di matematica. Sempre telescuola é. No?


Stessa spiaggia, stesso mare di sempre. Stesso di due mesi fa, quando in previsione del lockdown ce ne siamo scappati a salutarlo.
Solo che oggi non c'era traffico, visto che abbiamo scelto un orario in cui tutti sono al (tele)lavoro, e non abbiamo dovuto pagare il parchimetro, arrivati a destinazione.

Persone in sosta in spiaggia e in bici sul paradão*, nonostante i divieti espressi alle due cose...quello della bicicletta proprio non mi é chiaro. Ci siamo fermati in vari punti a vedere se qualche onda ci spruzzava sbattendo contro gli scogli e le pareti di sotto: la suocera in me ha visto più bici che gocce di mare.
Rubinetti e fontane chiusi, che capisco che non sia igienico farci bere lagggente che poi stagggente si attacca e che schifo, però magari una sciacquata alle mani dei bimbi dopo tutto sto disinfettante in gel ci stava pure.
Ma poi, se gliele sciacqui nel mare cosa vuoi fare, non vuoi metterti lì un po' con loro a giocare nella sabbia? E poi, perché in mare ci puoi entrare solo se fai sport nautici (tipo il surfista) ma se vuoi fare il sirenetto o la balena a spruzzo, niet?

Abbiamo preso un gelato ai giovani eredi presso l'unico baracchino aperto, abbiamo cercato una panchina ma ci siamo dovuti riversare su un gradino adiacente la spiaggia e ovviamente dopo 5 é arrivato un bagnino a mandarci via, seppure comprensivo nei confronti delle mie paure relative lo sfracellamento al suolo dei gelati di cui sopra.
(Ragazzuole e ragazzuoli: la/il baywatcher é il mestiere dell'estate, sempre in spiaggia, a cacciare via tutti, altroché plexiglass, altroché le tedesche!)

Insomma, avete capito, le solite robe che comunque troverò sempre una prospettiva da cui criticare: come i parchetti, chiusi ai bimbi, ma aperti ad assembramenti di vecchietti e di persone senza (diritto alla) casa. Che senso ha? Poi mi tocca di venire al mare una volta ogni morte di papa per farli correre.

Eh, perché grazie ai numi, la Cice e Iago hanno corso, ognuno con un paio di scarpe nuove che per fortuna i loro amici più cari hanno regalato loro in tempi poco sospetti e io le tenevo lì, per il futuro, un futuro immaginato come ogni passato, in cui gradualmente provavo loro le scarpine ereditate, e dicevo "uhm, ancora no".
E meno male che c'erano, sia pure perché la stagione si é fatta più calda, ma soprattutto perché i piedini di entrambi sono sulla linea del desconfinamento dalle loro taglie di fine febbraio.


Stamattina, mentre tutti dormivano, ho iscritto Iago alle elementari.
Che tuffo.
Ieri ho comunicato alla sua maestra che, anche se l'asilo aprirà, loro non andranno, almeno finché non avremmo qualche certezza rispetto a qualche tipo di immunità, acquisita o acquisibile.
Ci tocca, e voi sapete perché.
Ciò tuttavia significa che Iago probabilmente non tornerà a giocare e a imparare in quella sala, con quei suoi amici.
La maestra si é commossa, io lo faccio tutte le volte che ci penso.
Quanti altri tuffi.

Poi vabbé, prima di andare metterci in macchina ho desconfinato i miei piedi dentro l'Oceano e pure quelli della Ali, che si é mezza scorticata un ginocchio cadendo e, fottesega, io la ferita gliela volevo lavare con dell'acqua decente.
Poi, porcocazzo**, sono arrivata a casa mi sono dimenticata di aver camminato a piedi nudi anche sul paradão*, per cui, scanso a ipocondrie, mi sono dovuta (forma riflessiva) lavare il pavimento un po' everywhere, perché la disinfestazione delle nostre persone non era sufficiente come aperitivo.
Almeno stasera non metterò nessuna pagnotta a lievitare, visto che ci siamo assembrati fuori casa, non ci siamo assuefatti di pane.

Stamattina, prima di iscrivere Iago, ho anche scritto alla medica di famiglia, per chiederle se prescrive almeno a me e ad Ali il test immunologico, vai a vedere se quel virus che a preso lei e che a me ha attaccato, prima sotto forma di mal di gola e poi di polmonite strascicata in tosse e febbriciattola per un po' di tempo, non era proprio il coronão.
Io lo spero, potremmo sentirci tutti un filino più liberi di desconfinare.

*lungomare rialzato che costeggia la spiaggia.
**a trattenersi troppo al lungo dal turpiloquiare, poi una scoppia.






Wednesday, May 6, 2020

Grigia.

Stato di calamità - e non più di emergenza - ieri, giorno 2.
Sono uscita nel nostro quartiere, #Arroios, pieno centro.
Mi ha devastato. Il palazzo dietro di me nella foto mi rappresentava bene, così mi ci sono selfata, solo muri malridotti, dentro abbattuto.
Mi hanno riferito che #Lisboa e la sua Rua Augusta sono pure apparsi al tiggì e pare che vi abbiano detto che siamo bravi.

Ebbene sì, pare che qui ce la stiamo cavando discretamente contro il Covid19, merito di tanti medici sul territorio (piazzati nel tempo dal governo Costa, perché siamo stati in lista per anni prima di ottenere un medico di famiglia), merito dello stesso Costa, che ha garantito a tutti uguale accesso alla salute, almeno sulla carta.
Il nostro quartiere è, in percentuali, uno dei più colpiti dal #Covid, perché il problema abitativo ha spinto al sovraffollamento di certi ameni ostelli che, magia, si sono trasformati in focolai.
Sulla strada, anche nelle vie principali, c'è ancora tanta gente a viverci, qualcuno ha avuto la fortuna di vedersi regalare una tenda, altri continuano a dormire cartonati sui marciapiedi su cui tanta altra umanità non smette di sputare.
La Junta di Freguesia (tipo circoscrizione di quartiere) si è offerta per fare la spesa alle fasce di popolazione a rischio.
Nel minimarket, l'unica persona senza mascherina era una vecchietta mezza cieca e col bastone. Devono aver chiuso un occhio, perché senza non si entra.
In quel corridoio largo un metro mi ha chiesto di aiutarla a trovare il succo di pesca "della marca c. eh? Che gli altri sono annacquati!"
Mentre cercavo il modo di darle una mascherina oggi (...d'ora in poi cercherò di uscire con una di scorta da regalare)...mi sono dimenticata di dirle che la Junta magari il succo glielo portava, perché essendo quasi cieca i cartelli in giro mica li avrà letti. O magari ha già testato il servizio e le hanno portato un succo all'albicocca, di una marca che le fa schifo.
Insomma, per quanto mi concentri sulla mia famiglia, abbia smesso di stare dietro alle notizie, la vedo grigia, qua da Lisboa.
Sicuramente perché grigia l'ho sempre vista e probabilmente lo è sempre stata.

Sunday, May 3, 2020

Gratefulness.

Se mi assomigliate tutti, in mille modi diversi, in mille altri modi che devo ancora scoprire.
Qui oggi si festeggiano le mamme, anche quelle che, come me, a volte, si perdono un po'.
Esaurita, ma ci sono.

Friday, May 1, 2020

categorie

Varie categorie di lavoratori che hanno visto crescere mondialmente il rispetto nei loro confronti:
- personale medico e sanitario
- addette e addetti alle pulizie
- maestre, maestri e insegnanti
- forze dell'ordine
...
- stay home genitore 1 e genitore 2, indipendentemente dal salario, sussidio o niente percepito a fine mese.
La cura è lavoro.
Buon primo maggio a tutte e tutti.

Thursday, April 30, 2020

#quivivonodeibambini

Da Lisbona la mia solidarietà alla campagna di Chiara e di Cinnica.
Qui vivono i miei figli, il loro bisogno di sentirsi protetti, amati e liberi almeno di fare una corsa nel verde. Vive la loro speranza che #andràtuttobene.

(Io non so quando e come asili e scuole debbano e potranno aprire in sicurezza, su questo si devono pronunciare gli esperti, per me le scuole non sono esattamente il punto centrale, ma so che le famiglie non possono sparire dal discorso politico e dal discorso pubblico. E questo è un altro aspetto per cui, se non mi sentirò mai portoghese, se ho smesso da tempo di sentirmi italiana, non so come recuperare la fiducia nell'Europa.)

Wednesday, April 29, 2020

#InternationalDanceDay

Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.

InternationalDanceDay

Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.

Monday, April 27, 2020

Lacrimevolmente, bona!

Probabilmente il post più lacrimevole del giorno, ma fa niente.
Posso dire che i miei eredi che a ruota telefonano di loro spontanea iniziativa ai nonni di FE sono troppo belli dentro, nonostante i miei scleri da motore a 4 tempi?
Edit sul tardi:
Posso anche dire che, mentre bisticciamo online su fase 1, 2 e X, su chi siano i congiunti con cui veramente ci importi ricongiungerci, e di congiuntivi da usare, mentre ho pure la congiuntivite, noi, ecco qui in fondo, presso l'Oceano, non lo sappiamo davvero in che fase, se X, Y o Z, succederà che i nonni di cui sopra, also known as miei genitori, li potremmo vedere?

Thursday, April 23, 2020

Aprile intimo ventoso

Inquò l'é San Zórz.

Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli allergeni della maternità.

Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La prima liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.

Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.

(Qui una foto scattata quel giorno da Micha. Nazaré, aprile 2004.)

Aprile intimo ventoso

Inquò l'é San Zórz.

Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli altri allergeni della maternità.

Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.

Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, Micha, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.


Sunday, April 19, 2020

con la mascherina.

First exit in so many weeks per Iago.
- facciamo un gioco!?
- che gioco?
- indovina se sto sorridendo o no!
- sì che stai sorridendo!
- come lo sai?
- perché hai quelle cose negli occhi, como os bigodes da bicha gata!
Le rughe sono baffi di gatta nera.

Thursday, April 16, 2020

a Luis, che mi ha insegnato a volare.

Pensavo proprio ieri che non avevo più sentito nulla, da quando avevo finito di leggere a Iago e Alice delle avventure di Zorba e Fortunata, iniziato pochi giorni prima della notizia della sua malattia. Avevo sperato tanto, il primo amore non si scorda mai.
Posso solo dire: grazie di tutto. Hasta siempre.
Da questa intervista nei commenti:
«Ma non esiste felicità senza empatia. Uno non può essere felice in modo clandestino. E vale fin dagli albori della storia. Quando ci sono stati almeno due uomini di Neanderthal hanno cominciato a comunicare per scoprire cosa potevano fare insieme. E già questo primo passo altro non è che una tensione verso la felicità, che nel loro caso era il sopravvivere nelle condizioni date. La felicità non è uno stato empirico ma una faticosa ricerca quotidiana. Sono felice quando sento che sono un uomo giusto, ho fatto una cosa giusta. In questo senso la felicità coincide con la comunità. Non è possibile una felicità senza paragone, se la mia felicità non si riflette nell’altro non è».

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So today I took a break from the masks thing I have been into in the last days. I needed it, after the huge fight with the sewing machine I had this morning... just at the very beginning of our relationship.
I accepted the challenge launched by my kid's teacher, to remember #LuisSepúlveda: to create the two main characters from "The Story of A Seagull and The Cat Who Taught Her To Fly" in puppets.
(My kid I helped with #Zorba ❤️)
We will miss you, dear Luis. Thank you for teaching us how to fly, amongst other things.

Monday, March 30, 2020

#hope

Mentre finisce di cucinarsi la cena, zuppa di zucca, mentre qualcuno la sta già terminando, come i vicini in basso a destra, che saranno pure in tanti, ma spio sempre qualcuno seduto a mangiare qualche piatto del Punjab; a quest'ora nuova, che non capisco bene a che serva, vorrei portarvi un attimo qui, a spiare il profumo di questi cortili sul retro, ora bui ma quasi sempre all'ombra.

Ora che piove sui nespoli e sui rachitici alberi di limone, ora che l'aria di Lisboa si è pulita dal kerosene degli aerei che solo raramente atterrano, ora che resta qualche infiltrazione fognaria, pure nel giardinetto che potremmo okkupare non troppo anarchicamente, pois la nuova proprietaria, bloccata in Brasile, ci ha detto: "ma certo che ci potete andare".

Ecco, stasera, qui dietro sento, allucinata, odore di montagna. Se mi concentro si materializza, dietro le mie palpebre, con le sue nuvole sospese appena nate, con la sua roccia e il suo colore erba speranza.
Deve andare tutto bene.



Thursday, March 19, 2020

Fame di bosco


Credo che rileggere questo post, stamattina, ci stia tutto, come un guanto, sulla mia fame di alberi, il bisogno di abbracciarne uno, che di persone, grazie ai cieli, in casa siamo tante.
La vicina é ancora lì, nella sua casa.
L'ho poi incontrata una volta, con la verdura, mentre camminava sull'altro lato della strada. Correrle dietro non mi é sembrato il caso, ho pensato: ci sarà la nostra occasione, i nostri sguardi si incroceranno e io troverò il coraggio. Magari, un giorno di questa quarantena, quel grazie glielo posso dire sull'orlo della veranda, anche se, ora come non mai, mi manca una casa via da Lisbona, per aprire la porta e lanciare la cucciolanza in un bosco.



Wednesday, March 18, 2020

Um conto sem muita imaginação

Um dia, um avião cai. É verdade, atravessou uma tempestade, mas de levíssima magnitude. Ninguém pensava tal podesse acontecer.
O mundo interroga-se: será que a culpa não é da tripulação, que não estava preparada para enfrentar essa perturbação?
Ninguém percebe muito bem. Mas acontece que pouco depois, daquela companhia, começam a cair mais e mais aviões, com toda a carga humana.
O mundo interpela-se: pelas barbas de Neptuno, será antes falha de toda a companhia aérea?
A companhia aérea, em comunicado, admite que há uma grave falha na construção da peça XYZ do motor, saídos da fábrica a partir de novembro. A informação demorou a sair pois quem produz a peça é uma empresa do mesmo grupo, assim que o resultado do estudo teve de passar por muita análise interna. Sabem como são essas coisas, não sabem?...mas para salvar vidas é necessário parar em terra todos os aviões que, no mundo, estão a voar com essa peça.
Questão de tempo e esses aviões também cairão.

Por cá ninguém acredita, esses aviões continuam voando, pois quem sabe, essa informação não pode ser verdadeira, vinda de uma companhia tão pouco fiável. Ninguém para porque há o mercado. Há o turismo.

Poucas semanas mais tarde, os aviões começam a cair na Europa também: 150, 250, 350 vítimas cada dia. Antes duma companhia, a primeira a adquirir as peças desse lote, mas depois doutras companhias também.

Por aqui, rabinho de Europa, vivendo de turismo, somos os últimos em parar. As instituições dizem que também em guerra caiam aviões.

***Inspirado em eventos recentes e na realidade de hoje***

#lockdownportugaljá
#covid19
#turismodeportugal
#coronavirus

Sunday, March 8, 2020

L8marzo

Lotto marzo.
Le mani nei capelli.
I colori nella testa.
I sogni nelle mani.
I mantra sulla pelle.

Wednesday, March 4, 2020

carta aberta de uma italiana em Lisboa

Querid@s e conhecid@s,
Hoje uma amiga me perguntava sobre as notícias que vêm de Itália, assim pensei escrever isto.
Desde 21 de fevereiro, na minha terra arrebentou a bomba do coronavirus, encontrando-se o primeiro paciente a ser infectado, um homem de 38 anos, ainda a ser ventilado.
Todo este tempo e parece que cá em Portugal os serviços públicos ainda vão ter tempo até sexta feira para elaborarem um plano de contingência. Mas isso não devia existir já??
Antes podia-se dizer que os datos da China não fossem suficientes, mas a medida que os dias têm passado desde o dia 21, dava para perceber que a coisa não é coisa pouca. Estamos todos na velha Europa de confiança, certo?

Tenho publicado notícias de fontes médicas, que vou tentar resumir.
É de ontem a notícia que a taxa de mortalidade foi elevada pela OMS ao 3,4%. Como é de ontem a notícia que a primeira vitima mortal na península ibérica faleceu a 13 de Fevereiro. Esta bomba anda por aqui há muitos dias. Só não se fazem as analises suficientes para perceber quem a carrega.
Alem da elevada taxa de mortalidade, o virus é altamente contagiante. Um 20% dos infectados vem a necessitar dos cuidados intensivos (e 5% de ventilação). Isto não é uma normal gripe.
Repitam comigo: isto NÃO é uma normal gripe.
Em Itália, os hospitais das zonas mais afectadas estão a entrar em colapso, pela quantidade de pacientes a necessitarem de cuidados intensivos. As camas escasseiam e, acabados os lugares suplementares em hospitais vizinhos, os médicos vão ter de começar a escolher quem vai ser ventilado quem não, palavra dos mesmos médicos. Há pessoas nas zonas vermelhas, que deviam estar de quarentena mas andam por ali, a esquiar ou fazer rave parties.

Assim, eu peço-vos, por favor, que se zanguem.
Peço-vos que exijam que a política olhe para a ciência, antes que para o mercado. Se não conseguimos que aconteça agora, frente uma situação evidente, urgente e emergente, queremos que aconteça com o global warming (igualmente evidente, urgente e emergente, mas com os efeitos menos imediatos para alguns)?
Peço que exijam medidas de contenção verdadeiras: fechamos as cantinas das escolas, mas não as escolas? Que paninhos quentes são? E se fecharmos as escolas somente, com quem ficam os putos?
Peço que se e quando serão activadas medidas de contenção mais sérias não fujam delas.
Peço que não andem a cirandar se estão doentes; não andem a cirandar se vos mandarem ficar em casa.
Embora duvide muito que se chegue a este ponto aqui: o Capital manda mais.
O Capital fala mais alto do que uns quantos mortos, mesmo que sejam muitos.
Os Airbnb's não tem camas de cuidados intensivos.

Peço que não brinquem com quem tenta se proteger,  pois quem leva a mascara pode ser um doente oncológico ou himunodeprimido por outras razoes.
Por favor, viajem o menos possível.

Tenho os meus pais a viverem na zona amarela, de risco, mas ainda aonde se pode sair com muito cuidado à rua.
Eles tem a idade e factores de risco. Se acontecer alguma coisa  não sei mesmo se vamos poder viajar,  nós para lá ou eles para cá.
Ontem sairam para comprar uma prenda ao meu puto, que faz anos este mês. Eles não são muito de Amazon e afins, mesmo que eu queira muito ajudar nisso há uma forte resistência neles a entrar neste século. Não sei quando vamos viajar para lá outra vez. Não posso agora.
Estou triste, estou preocupada, sim.
Mas sobretudo estou zangada.
Revoltada, com a ideia rastejante que "tanto são os velhinhos os que falecem".
E ainda assim, esta é uma mentira assobiada por ali, para que o mercado não fique a perder. Não morrem somente os velhinhos. Palavra de médico.
Peço que pensem nas vossas famílias e que se zanguem (e se estiverem com vontade, que partilhem. Gostava que a minha zanga chegasse à DGS, ou até ao Primeiro Ministro).


Monday, February 24, 2020

And so

And so there was this being, lost in the universe, born on Earth.

He thought he was the above of all creatures.
He believed other beings were born for him to eat and exploit.
He also believed in science, as long as it was not preventing him from doing whatever he wanted to, as long as science could allow him continue on his damn path.
"Science will save me from the death." thought him, the fool. "I can eat whatever I want on this planet, I can leave my shit around, whenever I want. Science will save me. I will have vaccines, cool air and fresh water, on demand, out of the blue. I will. I"

One day, noticing Earth already gave up the struggle, as she knew she would be the winner of the gran finale, Science was upset:
"Hey, you, guy.  Come on, help me. Stay quiet for a bit. Stop consuming like this and stop travelling like that. Earth can't keep up with your pace, I can't either. "
"Of course, you can!"
"Nope. Believe me."
"oh, Science, you fool."

The End

Wednesday, February 12, 2020

Ricominciamo.

Trascorso qualche tempo dall'ultima volta che io e Alice siamo andati a fisioterapia insieme, siamo tornate a vedere la fisiatra.
Ricominciamo: 20 sessioni per limare qualche assimmetria nell'andatura, dalla cintola in su, perché le gambette vanno che é uno spettacolo (e pure le manine).

Nell'attesa della visita, è stato straniante vedere come è cambiata, da allora - solo pochi mesi fa.
Come le sono cresciuti i capelli e le movenze, la personalità, le parole e l'altezza, rispetto a quella porta con le foto delle palle di pilates (pau) che lei ricordava e che voleva aprire per tornare a giocare.
Mi sono quasi commossa.

Poi, salutata la fisiatra, mi sono quasi chiesta se doveva sfiorarmi un senso di nuova resa, davanti a queste lime che continuano a presentarsi, quasi cicliche.
Invece ho scacciato il pensiero. In fondo siamo qui per dare il meglio, io per aiutarla a camminare, schiena dritta, testa alta, ora che posso.
Sempre.
E continuerà ad andare tutto meglio.

Sunday, February 2, 2020

Antropologia di una torta di compleanno.

Quella cosa d'amore che metti nel forno ogni anno per ognuno di loro e che se non lo fai tu senti un po' snaturata, comprarla fuori piás no.

Quella cosa dolce e soffice che poi, trascorsa qualche decina di minuti (o qualche manciata di mesi), sfornerai per darla al mondo che, vorace, se la papperà. E più è buona e dolce, più il mondo sarà felicissimo di fagocitarla.


Thursday, January 30, 2020

She shall overcome

"Iago, guarda! Hai visto che l'albero sta mettendo le radici fuori dal canteiro (aiuola, ndt)?"
"È veroooo!"

Altri passi, verso l'asilo. Manine un po' fredde, la sinistra nella mia manica, l'altra, nella sua. Ci pensa, poi:
"Mamma, temos mesmo de cuidar deste planeta, pois não há outros planetas com vida *à face da terra*"
"In realtà c'è vita in altri pianeti, ma sono molto molto lontani e noi dobbiamo vivere qui, che è bello il nostro no?"
"Pois...mas aqui só há lixo.*"
Quella manina, nascosta nel giaccone ma ostensiva, verso un universo di cicche per terra.

[*dobbiamo proprio proteggere questo pianeta, perché non ci sono altri pianeti con vita *sulla faccia della terra*
...ma qui c'è solo spazzatura.]

Friday, January 17, 2020

I salti con le dita

Una mattina, prendi per mano tuo figlio e la sua manina non la senti più così "ina" nella tua. Non riesci più a cingerla così bene tra il pollice e le altre dita, non più così comode, per la via, come l'altroieri, così rilassate ma salde.
Hai "uma mão cheia de anos", come hai detto per il tuo ultimo compleanno. Tra un po' saranno due. Tutto istante, tutto fulmine, tutto.

Monday, January 6, 2020

Le cose che (ri)dirò


Questa settimana, grazie ai numi, vedo la terapeuta.
Sì, la psicoterapeuta per l'esattezza. 
Quella signora con cui ho iniziato un cammino pagato per lo più dallo Stato, quando é nata l’ultima signorina.
Visti tutti i trascorsi, non stavo bene e si vedeva.

Dopo un paio d’anni, le cose dentro di me forse stanno anche volgendo al meglio.
Però.

La consapevolezza si paga, come tutto nella vita. Come si paga l'inerzia.

Correva l’estate del 1987, quando ho vinto questa coppa. 3º posto, concorso di disegno tra bambini dei campi solari.



Non ricordo se il soggetto del “dipinto” ci fosse stato imposto o se lo avessimo scelto.
Però ricordo benissimo la mia opera a pennarelli Jumbo su normale foglio bianco da disegno: quella fabbrica con i comignoli bianchi e rossi, con il fumazzo nero, il canale dirimpetto, pieno di liquami e pesci morti.

I campi solari: quando non disegnavamo, costruivamo un plastico della chiesa dove si erano sposati i miei già una decina di anni prima; giocavamo ai quattro cantoni, facevamo le corse con i sacchi o le prove di uno spettacolo in cui comparsavo come un non ben identificato roditore (un coniglio o uno scoiattolo, chissà, la bella di turno invece faceva Biancaneve o Cappuccetto Rosso, vai a capire questa roba strana che è la memoria).
Sicuramente non avevo ancora compiuto 7 anni, e il tema verde mi assillava già di brutto.

Ricordo poi che d’inverno andavo con mia mamma, sulle mura, a raccogliere lattine gettate nell’erba, infilzandole con dei bastoni, per portarle alla mia scuola elementare dove avevamo organizzato una specie di punto di raccolta.
Lo facevano anche i miei compagni, di sicuro. Ma io me la ero presa proprio a cuore la faccenda. Effettivamente tutte le volte che uscivamo raccattavamo schifezze, non solo sulle mura. Così come le raccatto oggi sulle spiagge con i miei figli.

Poi con mia mamma nel 2001 insisteva che io a Genova non ci sarei mai dovuta andare e anche su questo mi ci ero trovata a litigare: “ma lo vedi anche tu che se esportiamo in tutto il mondo il nostro modello di sviluppo e di consumo – la pace – senza esportare anche maniere per neutralizzarne gli effetti collaterali, ci troviamo tutti nella merda? Ecco. Io, a Genova, ci dovevo andare e ascoltami, cazzo!” le dicevo. 
Oggi questa coppa l’ha tirata lei fuori da chissà quale scatolone, perché ho chiesto a mio padre di mandarmene una foto, da appiccicare a sto pippone, che farò alla terapeuta e che sto (ri)facendo a voi.

Non ho mai smesso di prendermela.
Non é una roba che mi sono inventata adesso come hanno fatto i media con Greta (e, per lei, chapeu!); non me la sono fatta venire in mente ora con il bruciare della Siberia, della Amazzonia e dell’Australia, con il suo mezzo miliardo di animali inceneriti, solo lì; nemmeno con i roghi del 2017 quando pure il Portogallo é arso da nord a sud, e il fuoco si é preso, in una lunga estate, un centinaio di vite umane, né l’anno seguente, quando abbiamo avuto il caldo estremo, da stare tappati in casa tutto il giorno come in guerra. Ero uscita il mattino presto per comprare la carta igienica, a far la salita pensavo di morire, la gola in fiamme. 
Non é ipocondria la mia, come queste elencate non sono disgrazie. 
Sono eventi previsti e prevedibili. 
E questa é tutta roba che mi porto dentro da un pezzo.
Però.

Però glielo devo dire alla terapeuta che, da un po’, nei momenti in cui sono più presente a me stessa e meno presa dalle “cose che bisogna fare”, non posso più non pensarci.
Non riesco più a guardare i miei bambini e a sorridere davvero. 
Non riesco a non sentirmi male per una specie di bugia che sto raccontando loro in malo modo. 
Quella bugia melliflua che racconto pure a me e dice che “tutto andrà bene”. 
Che “dobbiamo continuare a fare le cose”, guardare avanti. Produrre, consumare.
Avanti cosa c’è?

Smettetela di fare finta di niente anche voi.

"I limiti dello Sviluppoè del 1972. Era solo un primo report ed é ormai decisamente più vecchio di molti di noi, che sì, "siamo ancora tutti qui", meno quelli che già non ci sono più.

Smettetela, davvero.

Dicono che tante volte quelli che sono in terapia sono quelli, nei nuclei umani, che ne hanno meno bisogno.
Smettetela.

Scioperiamo.