Wednesday, February 18, 2026

Le chiavi di casa

Questo mazzo di chiavi è uno degli ultimi che ho utilizzato in Italia. Spesso me li portavo via, credendo di poterli usare al mio seguente arrivo.

Raramente questo si verificava. Solitamente accadeva piuttosto che, tornando, il portone di sotto non si aprisse più.
Di volta in volta, gli scassi, tentati o riusciti, e le conseguenti sostituzioni o riparazioni rendevano le mie chiavi inutilizzabili.
Come queste, che arrivata per Natale alle 3:21 del mattino, non funzionavano più. 

Pare che per un po' non debba preoccuparmi di questi dettagli. 

Venerdì 6 febbraio, ho abbracciato i miei e mia figlia e sono tornata a Lisbona. 
Viaggio della disperanza, ve lo racconterò: stavo leggendo un libro bellissimo e a tema.

Da allora, la sciatica bastarda ha mollato gli ormeggi: le sere sono abbastanza terribili. 
Lì non si faceva sentire, dietro la maschera  dell'adrenalina. Credevo, naïve, di aver imparato finalmente a spostare pesi proteggendo la schiena, ma effettivamente di tempo per riflettere sulla postura ce n'è stato poco. 
Pensavo, in fondo, di aver interiorizzato: di essermi neuroriprogrammata, tra flamenco e pilates.
Magari è anche così e forse sto solo somatizzando il peso invisibile delle cose immateriali. 
Dei silenzi, del rumore. 
Della preoccupazione per la mia famiglia e per le mie vicine e i miei vicini.

(Obietterete che vivo altrove. Ma se chiamo "casa" il Grattacielo, è ovvio che per me Shahzad, Faith, Maurizio, Adriana, Amara, Enas, Erika, ... siano i miei vicini e le mie vicine.)

Ogni mattina mi sveglio con gli occhi umidicci e l'animo incatramato. 
Dal tenore dei sogni, evidentemente sto ancora processando quanto ci è successo.
Come persona, famiglia, comunità.

Nei miei sogni, però, non sono sola.
Chi c'era, c'è, sempre.

Grazie a loro e alle altre persone che si stanno prendendo cura della nostra ferita. Conosciute in quella lunga settimana, ora mi mancano tantissimo.✨

Nota positiva: sogno, dunque dormo - anche abbastanza profondamente. 
Quello della coscienza a posto è un privilegio, non si eredità però: bisogna lavorarci un po' su. 
La casa invece è un diritto.

Saturday, January 17, 2026

Cussa ghé in c'al pustázz dal gratacièlo?

- In grattacielo c'è la luce del sole che entra nella mia stanza di bambina, ragazza, ragazza-mamma. 
Il calore dei raggi obliqui del 31/12 alle 13 mi hanno fatto scivolare nella gola le cose che, naturalmente nella vita, si perdono. 

I raggi di sole, d'inverno, forse non bruceranno mai. Anche mia figlia1, che ora abita quella luce, capirà la mia gola liquida, notando la precisione con cui l'ombra si disegna qua e là, come da foto1, con il trascorrere degli anni. Pensavo queste cose, quando ho scattato. A 15 giorni da allora, non so quanto tempo avrà lei in quella nostra stanza, per tenerne i colori nel cuore. Non so nemmeno se mi capiterà di rivederli proprio così.
Non sappiamo mai cosa perderemo domani.

- in grattacielo ci sono i gatti dei miei, paladini della body positivity. Pancho-puff non aveva mai visto un pesce fresco tutto intero, secondo me. Il graffio di Semola, meno affabile, mi sanguina ancora sulla mano destra, se lascio che la pelle mi si secchi troppo.

- in grattacielo ci sono lavori, che i miei genitori (come altre famiglie!) hanno sempre e puntualmente pagato per le varie e necessarie messe in regola decise di volta in volta dai sacri lumi delle amministrazioni pubbliche e/o per assecondare l'erogatore del servizio di turno (non pubblico, altrimenti non si spiegherebbe), ossia per non perdere acqua-luce-gas-ascensore-riscaldamento e per ottenere i "nulla osta antifuoco". Hanno pagato tutto. "Tutto in regola".
Però, vari condómini nel palazzo non hanno (mai?) pagato un tubo. 
Alcuni amministratori condominiali, per contro, quando andava bene, hanno dormito per anni sugli allori del "non è colpa mia se c'è chi non paga". Così, certi lavori non sono mai terminati.

"Ha presente dove vivono i suoi?", mi sono sentita dire da una segretaria dell'amministrazione precedente quando, 4 anni fa, telefonai per protestare per la mancanza dei citofoni (pagati!). Immaginate l'importanza di un citofono e del 'tiro' accessorio, se avete bisogno di un'ambulanza e siete soli a casa. I citofoni non ci sono ancora.

Non ricordo di nessun giornalista che abbia lavorato sui giri che i soldi hanno fatto in grattacielo. "Perché Ferrara è un gioiellino, ma c'al pustázz propria no." 
Noi siamo brutti. 
Siamo illegali.
Siamo dei perdenti.

Il vostro paternalismo invece è becero.