Friday, November 16, 2007
la smemo é acqua passata
Ieri sul treno, ritornando a casa non sapevo davvero cosa fare: non si puó guardare fuori, date che le finestre sono oscurate (vedi post: Penetrazioni Ferroviarie). Il libro non ce l'avevo, e poi é troppo difficile leggere Saramago in portoghese e in ora di punta. Anche il turismo umano, l'osservazione delle persone, ho appreso essere una pratica piuttosto insalubre, se praticata sui mezzi pubblici: si assorbono le energie negative dei pendolari (bastano le proprie), si induce il prossimo al dialogo futile (bastano le idiozie che ci si espone ad ascoltare sul lavoro), o si diventa oggetto di sguardi inopportuni di chi pensa di corrispondere una sonda di disponibilità sessuale piuttosto che una di analisi sociale come la mia.
Ho frugato nella borsa, dove sapevo stare la molesckina nera che mi hanno regalato Michela e Clelia per i 23 anni, prima che partissi per l'Erasmus, per leggere cosa l'unico foglio estensibile avesse assorbito di me in questi 4 anni. Era da tempo che volevo indagarlo, ma ancora non mi ero azzardata, pensando di trovare materiale che mi avrebbe fatto esplodere. Ho deciso di aspettare una fase propizia del mese. Alla fine il contenuto si é rivelato essere abbastanza terra terra:
- le prime lezioni che Silvia, mí alma, mi ha dato prima di partire: yo amo, tu amas...yo temo...yo parto
- nomi e email di persone di cui non ricordo la faccia; telefoni di persone che amo, ma a cui non telefono mai.
- una cartina scarabocchiata per spiegare a qualche aegyptopitecus dove stanno la Galizia e il Portogallo
- gli schizzi del ultimo tatuaggio
- ricette: la torta giamaicana della More, la zuppa di cipolle della Lucia, i capláz
- la parola piú lunga del mondo che Micha mi ha scritto davanti alla porta del Reixa, o dell'Avante: Schifffahrtsgesellschaftseinweihungsfeierlichkeiteneröffnungsrede (= discorso di apertura dell'inaugurazione della fiera dei cantieri navali)
- liste della spesa: tonno, queso, riso, carta da disegno...
- appuntamenti: voto inglese, mercoledi; viernes, revisión derecho
- tesi: Prestige - España o Macao alla Cina - Portugal?
- una intera bibliografia da fotocopiare
- info sull'ultimo colloquio di lavoro
E poi quello che ho pensato, quando il primo aereo mi portava davvero lontana:
- Vedere San Luca diventare piccino, non posso, seduta sul motore!
- Qualcosa mi ha chiamato dal torpore. Ho guardato giù, tra l'ala e il motore: Genova. Il porto vecchio, i carruggi, i cantieri navali, le strade dove ci hanno intrappolato, in quel luglio 2001-
- Non capisco se stiamo sorvolando il mare o la terra. L'uomo in divisa che mi ha controllato il biglietto prima dell'imbarco m'ha domandato se viaggiavo da sola. Belloccio. Questo raffreddore mi perseguita. [..] Era mare. [..] Quella in fondo potrebbe essere già Barcellona. [..] Cerchiamo di archiviare almeno per un po' quel che accade alle persone vicine, mettiamole lontane. Mettiamo tra noi un po' di km mentali, almeno fino alla prossima durezza. Partire e, ora, dormire.
E poi:
- Solo sole. A parte quando siamo arrivate. Viste per la prima volta le torri della cattedrale nascondersi nella nebbia. Uccelli a stormi aggrappati agli alberi. Urlanti.
- omissis
(..) Ancora mancava un buon quarto d'ora prima di arrivare alla stazione di Barcarena. Per ammazzare il ritardo ho inziato a scrivere:
Comincerò il famoso nuovo lavoro. Tornerò a star con gente di "altri" paesi. A sentirmi realizzata. Durerà due giorni o, se avrò culo, due settimane. Poi tutto tornerà normalmente normele. Mi tornerò a sentire in colpa per non passare abbastanza tempo con la mia piccola. Prostituendo le mie ore, le nostre, per qualche causa che non merita tanto, per qualcuno di arrogante e/o incompetente. Che mi insegnerà le cose a metà per non sentire che le mie punte stanno dietro ai suoi tacchi. E allora chiederò nuovamente una riduzione oraria, per portare a casa il minimo. Non il salario minimo, magari. Il minimo corrispondibile per il minimo di ore possibili a farsi in un incarico di responsabilità. Il minimo di carriera. Cercherò di boicottare il boicottabile , rendere semplice il mostro. Non so se sto continuando a scrivere davvero per uccidere il tempo, per darmi un tono in questo treno di pendolari o per finire questa moleskine...
Tuesday, November 6, 2007
i colori disponibili
La moglie di Luís stava vendendo un accendino a un uomo alto e nero, con un maglione a righe dalle tinte solari. Gli stava elencando i colori disponibili: «quer branco, roxo..». Con Carla sono tornata in ufficio, mi sono seduta alla scrivania, vicino alla finestra.
Il signore alto e nero si é acceso una sigaretta con il suo nuovo accendino dal colore nascosto nella sua mano, trascinando davanti a sé il suo sottile bastone bianco.
Monday, November 5, 2007
Car*futur*stagist*
Direi che mi sento male. Ho appena rilasciato il click, sulla parola Gabon.Il piccolo omuncolo vestito di nero, con il naso piccolo ma spiovente, panciuto ma outrora non brutto, chimiamolo sig. Stylista... Ho lavorato per lui *a* gratis tutte quelle ore, dovendo persino ringraziare la grande opportunità di lavorare *a* gratis per lui. Tutte quelle ore sui tacchi, a fare fotografie a lui, ai suoi asciugamani, alle sue trapunte, a quelle donnette decadute ad afflosciarsi sul letto allestito nell'atlier. Mentre facevo tutto ció mi tappavo il naso, sprecando i miei piedi e il mio dito che azionava l'otturatore.
Quell'omuncolo ha avuto il coraggio di andare in televisione ed invece di parlare di quanto avrebbe dovuto promuovere - i suoi asciugamani, le sue trapunte profumate - ha avuto il coraggio di dire che lui lavora, disegna e cuce i vestiti dei principi dell'Arabia Saudita e per il presidente del Gabon.
Ai principi d'Arabia mi si erano già accaponatate pelle e budella, cercando di sperare in un'anima magna del presidente africano.
Wikipedia mi ha risposto quello che in fondo temevo: "Multi-party legislative elections were held in 1990-91 even though opposition parties had not been declared formally legal. President El Hadj Omar Bongo Ondimba, in power since 1967 and the longest-serving African head of state, was re-elected to another seven-year term according to poll results returned from elections held on November 27, 2005. According to figures provided by Gabon's Interior Ministry, this was achieved with 79.1% of the votes cast. In 2003 the President amended the Constitution of Gabon to remove any restrictions on the number of terms a president is allowed to serve. The president retains strong powers (...)."
Io ho lavorato gratis per una persona che va in televisione a darsi delle arie perché fa i vestiti per dei dittatori, assassini, misogini.
Car* futur* stagist*, attenti a chi il vostro lavoro e la vostra buona fede *a* gratis vengono sub-sub-sub-sub-appaltati. Continuo a sentirmi davvero male. Perdonate.
Saturday, November 3, 2007
segnalibri psicologici. nuovi-vecchi frammenti
"Solo chi ha il caos dentro di sé può generare una stella danzante".
Quel segnalibro andato perso, come tutti i segnalibri della mia vita. Quell'altro con l'orsetto che vedeva sciogliere e disintegrarsi il suo pupazzo di neve, con il nastrino verde, me lo aveva regalato papá, per il mio penultimo compleanno forse...é rimasto là, sul pavimento del SEF (Serviço Estrangeiros e Fronteiras) di Cascais caduto mentre leggevo "Gomorra" di Saviano, in attesa del mio certificato di residenza che avrei dovuto richiedere due anni prima . Quando sono tornata qualche giorno dopo, nuovamente per aspettare il maledetto foglio, che mi avrebbe permesso di lavorare, votare, essere considerata cittadina anche se italiana, avevo pure chiesto al segurança se lo avesse trovato...
Dopo un anno ho un lavoro del cazzo che non paga allo stato i miei diritti sociali: fabbrico contatti mail...ma nel fabbricare trovo un nuovo frammento, di tale António Gedeão che si chiede, nel mezzo di una poesia che in fin dei conti non vale la pena:
"As coisas belas,
as que deixam cicatrizes na memória dos homens,
por que motivo serão belas?
E belas, para quê?"
[Le cose belle/quelle che lasciano cicatrici nella memoria degli uomini/per quale motivo saranno belle?/E belle per che cosa?]
In quel che scrivo il filo sottile che lega le cose c'é...ma é molto molto molto sottile.
Monday, October 1, 2007
fantasma color di foglia
Difficile ai vicini rendersi conto, averne un'idea, dell'odio per la mia faccia trasparente ma color di foglia. Nel quotidiano dei vicini io non sono un fantasma, anzi il mio esserci puó anche diventare pesante. Ma i vicini ignorano, spesso per pigrizia.
É da un anno che non prendo l'aereo, vorrei che la prossima volta tuuuttto filasse liscio, almeno questa volta.
Non scelgo io quando il mio essere fantasma mi fa piú male. Forse sí in questi giorni mi sento piú sola, ma non é piú colpa del vicino. Il mio universo si é decentrato da un po' ed é tutto un insieme di circostanze. Ho solo voglia di stare con chi non si spaventa o incazza o adombra se dico quel che penso, quando lo penso. In questo o quell'esatto momento o circostanza.
Filo mi chiede di che impressionanti colori autunnali mi copro. Ieri notte seduta sul letto pensavo tutto questo e dicevo: Filo, vedessi che colori le mie tende!
Comments:
Re: fantasma color di foglia
Vola presto qui, io ho voglia di essere avvolta dal turbinio di quello che pensi. mi manca.
silvia | 02/10/2007, 09:11
Saturday, September 29, 2007
hotel contact center
Sono affacciata alla finestra di un hotel, direi di lusso, visto che non mi potrei mai permettere un hotel del genere, nemmeno con il salario minimo, figuriamoci con il semplice sussidio di trasporto+pasto che mi compete e per il quale nessuno mi ha ancora contrattato. Ciononostante, questa é la chefa migliore che sia mai capitata a governare il mio precariato, esclusi i tempi di Radio Città dove non mi sentivo precaria ma, forse, freelance e il capo era Lenin che campeggiava a pastello sul lato destro del portoncino di quel seminterrato in via Masi a Bologna.
Oggi sono vestita da executive, con borsetta executive e scarpetta executive. Tutto comprato nella classe turistica dello shopping. Finanzieri e conferenzieri europei mi girano attorno, fumando e telefonando. Uomini in livrea continuano a far pulizia sui tavoli delle pause caffé. Vedo persone sforzarsi di parlare british, gesticolando in italiano. Mi fanno tenerezza mentre penso al mio code-switching inceppato tra portoghese e inglese.
Non sono nemmeno le 5 e il sole sta tramontando dietro i nuvoloni obesi di grigio, acqua e sporco della città. Il riflesso di me stessa contro il vetro si fa sempre piú nitido. Presto smetterò di poter veder fuori, l'altro hotel che os pretos, i neri, stanno costruendo. Non telefonano e fumano molto meno di questi finanzieri e conferenzieri. Da questa finestra ho visto oggi crescere un muro, mangiando frutta fresca e bevendo succo d'arancia. Nemmeno loro riusciranno a prendersi le ferie in un hotel come questo, dove anche i capi delle piccole agenzie di pubbliche relazioni rubano i resti del buffet.
20 settembre »»
Sono arrivata trafelata, sull'orlo del ritardo: ho caldo.
Un uomo interrompe per un attimo una conversazione telefonica in una lingua dell' est per dirmi: "keep smiling". Gli rispondo semplicemente che mi sto ancora svegliando, inghiottendo il mio "fanculo", meritatissimo.
La macchina di nuovo rotta, il triangolo d'emergenza in piena ora di punta, carreggiata a una corsia per ogni senso di marcia. L'assistenza tecnica in viaggio che non assiste, la polizia che mi parcheggia il mezzo fino a data da destinarsi. Il treno, la metro, i piedi dentro le scarpine nuove che chiedono solo: incerottami, please.
Aspetto che tutti i bancari entrino, rivolgo 4 frasi stentate nel mio english now not avaliable a mr. Johnatan. May I close the door? Sollievo. Vado in bagno, i cerotti di silicone del dott. S*** salveranno le prossime 12 ore di sapatinhos, gli stessi che la mia piccola ieri ha messo, girando tra la sala e cucina, con la stessa abilità che ho io a ciabattare su tacchi di cm 2 (tanti?). Controllo i miei peli (che oggi c'é l'inaugurazione dell'esposizione di decorazione, allestita perché il jet-set ci entri per farsi fotografare da me e appaia poi su riviste leggi-e-getta-il-tuo-cervello a cui la piccola impresa di pr passerà le immagini per gentile concessione di - tanta mia tristezza), mi trucco, and finally piscio.
Torno alla mia postazione, dietro il cartellino che recita S*** Hotels - Anna Rossi, autorizzazione per ogni passante a chiedermi cose: breakfast buffet? casa de banho? telefone? Mi tolgo le scarpe sotto il tavolino, loro non lo sanno ma io mica lavoro qui.
Ho freddo, mi rimetto la giacca executive. Hanno acceso l'A/C: microclima adattato a uomini medio-corplenti, con giaca e probabile cravatta strangola-cani accessoria, con portatile/valigetta e possibilmente valigia con le ruotine.
I neri che costruiscono l'hotel di fronte alle mie spalle, spariscono dietro le pareti in costruzione. Nella sala casteloX Hello Kitty presenta la nuova collezione e prepara i salatini. Oggi lasceró questo posto prima di pranzo. Ieri mi sono seduta con 3 signore, a cui in Italia avrei dato del tu, mentre qui nemmeno basta usare la terza persona, dire e.g. "você quer" (lei vuole) é troppo aggressivo, bisogna dire "a senhora quer" (la signora vuole) . Al tavolo c'erano tante forchette e coltelli e cucchiai. Sembrava di stare ad una tavola di bambine che giocavano a fare le padrone di casa che prendono il te. Prodigate in tanti formalismi verbali, tutte indecise sulle posate da scegliere.
Lisbona sta diventando, per le imprese europee, un luogo dove organizzare eventi e indirizzare outsourcing, si rivela algo barato, conveniente. Dormire in un hotel di lusso, pagare un 5 stelle é, per un europeo dei 13 (ossia dei 15, meno portoghesi e greci), un affare da poco. Lisbona offre scenario, entertainment, lusso e possibilità di allacciare buoni contatti.
Forse puó dare qualcosa anche a me. Per il momento ho deciso di uscire allo scoperto, continuando a recitare una parte che non mi appartiene, pur sapendoci entrare. Aspetto gli eventi: mi aspetto di trovare conversazioni vuote, donne sorridenti, con manicure e capello impeccabili, bracciali e anelli, ad affogare in calici leggeri xanax, valium e vesciche ai piedi, castigati da tacchi sputnik e fibbie cangianti; mi aspetto, con humor negro, uomini che vorrebbero essere come loro.
Ho giá mal di testa, sento giá l'odore delle mie ascelle. Ma non importa, poi devo cambiare d'abito.
Comments:
che sse fa pe ccampà
speravo di trovare conforto nel tuo blog, e forse l'ho trovato in un modo che non volevo. Nel senso del mal comune mezzo gaudio. Ma vaffanculo siamo talmente tanti con sto "mal comune" che il gaudio non è più mezzo ma ridotto in milionesime parti. e ci resta solo quel pezzettino di G o di A o di U o di D o di I o di O. che ci riempie il portafoglio che si è ridotto ad un portamonete che son le uniche che abbiamo. Ma Affanculo i sorrisi plastici e pensa alla gioia di guardare Dunia negli occhi, trasformala in corazza verso sti stronzi del commercio. Un super bacio durante un super abbraccio anarcoec
anarcoec | 29/09/2007, 17:15
Friday, August 24, 2007
L'oroscopo di oggi
Sei pronto a lasciarti alle spalle il passato, a rinunciare a ogni convinzione, a salutare una nuova innocenza e a ricominciare tutto da zero? Lo spero proprio, perché è quello che l'universo t'incoraggerà a fare. Eccoti qualche perla di saggezza per ispirarti:
1) "Non puoi sapere di cosa sei capace finché non provi a farlo", Colin Powell.
2) "Non sottovalutare mai il tuo potere di cambiare te stesso", H. Jackson Brown jr.
3) "Se la fortuna non bussa alla tua porta, costruiscile un portone", la mia amica Lucy Spinner.
4) "Dio ti richiama nel luogo in cui s'incontrano la tua più profonda felicità e la tua più insaziabile fame del mondo", Frederick Buechner.
da "Internazionale.it"
OHM!
Comments:
sticazzi
Il mitico Rob brezny ha la capacità di dire sempre quello che hai paura di fare nel momento che si pensa sia il più giusto per farlo. C'hai un bel compito!!!! Un bacione e ciaoooo Finalmente si possono fare commenti !!
anarcoec | 25/08/2007, 15:41
Friday, August 3, 2007
astio e astinenza
Voglio svuotare i miei polmoni dall'astio e dall'astinenza, da tutto quello che penso che siano alcuni altri e io vorrei essere. Svuotare la terra del mio tempo che vi rimane sbriciolato e che ho bisogno di recuperare, come Pollicino, nel sottobosco, correndo tra felci e ortiche profumate, sperando che nessun Orcaccio mi mangi.
E voglio mangiare la mia piccola di baci e innamorarmi tutti i giorni, maledette briciole, sparse tra le ortiche...
Commenti:
Re: astio e astinenza
anna, cara, sono alice. chiara mi ha accennato di questa tua finestra sul mondo... che bello vedere la tua foto, dopo tanto tempo. Dove posso scriverti una mail? un abbraccio.
alice rifelli | 30/07/2007, 12:04
Friday, July 6, 2007
ossa dal mare
Buonanotte Italia, grazie per la collaborazione.
http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/04-Marzo-2007/art15.html
Wednesday, June 27, 2007
i denti, il marcio e il cervello. edit in due tempi
Mi risuona, mi rintrona. Per fortuna siamo bravi, piú bravi dei nostri capi e gli archivi hanno delle falle, pieni di buchi e zeri e le telefonate si esauriscono ad ondate. Vanno e vengono per criteri economici di costi medi e marginali della telefonata per campagna, 3 a volte 4 campagne per settimana. Oggi é martedí é ho giá tempo di mandarmi un e-mail che poi copiaincollerò sul blog, formattazione permettendo, computer permettendo, tempo permettendo.
Oppure resterà come tanti scritti inutili, marciti in quaderni marci. come lettere, scritte, mai finite, stoccate a prendere odore di biancheria nel posto piú intimo e mio, nel cassetto delle mutande. Magari un giorno le spedirò a qualche feticista.
Con tutti i permessi che devo richiedere alla vita non pubblico nulla da un sacco. Pubblico inutili curriculum nei mailbox di mezza Lisbona. No reply.
Mia figlia ha cominciato a camminare e io non ho detto nulla sul suo oscillare, prendere coraggio, prendere il via...correre e ballare. Domenica le ho tagliato i capelli per la prima volta nella sua vita, non ho fatto uno scempio come ho fatto di tutte le bambole a cui ho osato avvicinare le forbici durante l'infanzia. adesso é una piccola paperina pettinata alla Amélie...É il mio dolce la sera, prima del suo dormire. Ora, mentre sto editando, mi sedie in braccio, rincuccia la testa tra le tette, sbriciola il pane che le ho dato per tenerla buona e mi imbocca. Ha le tempie calde e le guancine fresche. La rimetto giù. Continuo ad editare cosa ho scritto ieri al lavoro.
La mia minuscola rivolta privata non é ancora cominciata, ma già bolle, sta per saltarmi il coperchio. La mia rivoluzione mignon é stanca di essere messa a tacere dalla mia ragione, dai miei se e dai miei ma, dal mio cercare di abbassare la fiamma sotto la pentola, mentre un'altra fiamma lotta per tenersi forte e aggrapparsi a quel che viene, sempre tardi, la sera. Non c'é nulla di profondamente nuovo, é anche per questo che non pubblico, poi mi si dice che il mio diario é un incitamento al suicidio di gruppo. Ma poi insomma, devo pure continuare ad avere lo sfiatatoio dove riverso il mio fiaschetto di rabbia, amore mezzo espresso e lotta quotidiana, il remare contro, il dare tutto e darci addosso.
Chi si deve sacrificare é la donna? Perché é sempre stato così? Questo é il paese dello status quo, quel poco che hanno amano lasciarlo indisturbato, anche se sta cadendo a pezzi. Lisbona cade a pezzi, le case vecchie traboccano di marcio e quelle nuove marciscono in fretta. I denti in bocca alle persone marciscono e scompaiono nel pane che mangiano. Mi prendono in giro se io con i denti sani vado dal dentista: lo spirto guerrier mi corre fuori, mi spintona l'anima e non mi lascia in pace...
La piccola strilla e io ritorno in me. Si strofina gli occhi di nuovo tra le mie tette. Corrono baci e carezze.
Friday, June 8, 2007
job-ileo
Tuesday, March 27, 2007
Penetrazioni ferroviarie

Il treno che mi trasla di solito dalla periferia al centro, in modalità A/R, ha le finestre opache.
Al momento della costruzione, sul lato
esterno dei vetri é stata posta una pellicola che lascia passare la
luce, ma non permette di vedere cosa sta fuori, per dove stiamo
passando, specialmente quando il sole é basso. Alcuni
finestrini fanno eccezione: qualcuno o qualcosa ha strappato o leso
parti del velo sugli occhi. Un velo di Maia, che quasi non permette a
nessuno di imbizzarrirsi. Fà di di noi cavalli amorfi, senza ricordi da
elaborare attraverso il paesaggio, comunque grigio, nell'urbe liminare.
Penetrazioni ferroviarie in una vagina non ancora adulta, ma invecchiata
precocemente da troppi parti di animalità postmoderne.
Bisogna chiudere gli occhi e concentrarsi per girare la pagina della
giornata trascorsa, decidere di andare avanti, o indetro. Un
concentrarsi necessario per sentirsi vivi anche se furibondi.
Ma oggi la buona notizia sono io, in prima pagina di un giornale senza prezzo, sotto i 4 anni di guerra in Iraq. Incredibile ma vero. Essere un po' il sole e la buona nuova.
Friday, March 23, 2007
tutti uguali davanti alla frontiera
Odio tutto di questo documentario, che forse avrei plaudito ai tempi del cine Lumiéré di via Pietralata. Non svolazzavo piú per Bologna quando l'hanno trasferito dalla regia regione del Pratello.
Ma, ORA, odio questo documentario. Vite di gente dagli occhi languidi, nostalgici, ma sicuramente incapaci di contenere la saudade da alma portuguesa. Poveri in soldi e documenti; analfabeti del neolatino che dicono una palavra di ogni nazione, dalle alpi triestine all'oceano, azzeccandoci più spesso quando la sorte li ha fatti nascere tra il Danubio e il Mar Nero.
Odio questo documentario, queste immagini pietose di madonne d'avorio, composte nelle loro maternità silenziose, di uomini che si sforzano per uscire dal'incomunicabilità. Il microfono ne cerca la voce distorta dall'impegno. Che bravi sono a provarci! (Che imbecilli sono, non ci riusciranno mai a parlare come noi.)
L'occhio della camera ne cerca la miserabilità, la colonna sonora la aumenta fino a farmi desiderare di vomitare le mie lenticchie. Io sono come loro. Parliamo male ma parliamo tante più lingue di voi, maledetti registi. Non siamo contenti, ma siamo più coraggiosi di voi, che ve ne state fermi lì, davanti e dentro lo schermo, a giudicarci. A vendere i nostri sogni, abortire le vostre buone idee e i vostri amori.
Lo sento io, con le mie stelline del trattato di Roma nel portafoglio. Figurati chi, anche se viene dalla Polonia continua a sentirsi dare del clandestino. Manco fosse un offesa. Figurati chi, qui, non arriverà mai.
Comments:
Re: tutti uguali davanti alla frontiera
ciao anita!!
l'importante è che dappertutto ti vogliono benissimo ;) come noi qui a casa base.
anarcoelogo | 27/03/2007, 17:47
Re: tutti uguali davanti alla frontiera
Tutti uguali sempre!!
Ma si fatica molto a ricordarlo...
meija | 26/03/2007, 15:56
Tuesday, March 13, 2007
Una giornata nel mondo
come sorga il sole sul Tibet, sul Sahara, su Firenze e su Lima;
come si sveglino i bambini, come si sveglino le donne, come si sveglino gli operai;
come si spanda l'odore del caffé, del té, delle uova strapazzate, del sangue di una gallina appena sgozzata, della kasava;
come vadano al lavoro i contadini;
come si mettano in moto i treni, i carri armati;
come le donne in riva al fiume comincino a fare il bucato;
poi il meriggio, la vita che si ferma (ai Tropici, nel Ciad, nel Mali, nel deserto di Atacama, dei Gobi, del Karakum, ecc.);
come si scolpisca il legno, si modelli l'argilla, si scalpelli la pietra, si martelli il metallo, si sfaccetti il diamante;
come si pesti la manioca, si sarchino le patate, si manovri la mane e si piloti l'aereo;
come ovunque risuoni qualche macchinario;
poi il cessare dell'opera, il ritorno dal lavoro;
come si avvicini il crepuscolo;
la sera;
come si accendano i focolai, le luci alle finestre, i lampioni e i neon, l'addome delle lucciole, gli occhi del serpente boa;
come arda la savana, come ardano villaggi e città dopo un'incursione;
come a Cernobyl si aprano le porte dell'inferno;
come ci mettiamo a cena, come guardiamo la tv, come un bimbetto voglia (o non voglia) dormire;
ma come, prima o poi ogni cosa finisca per scivolare nel sonno;
prima però l'accostarsi dei corpi, come lo si senta;
e poi i sussurri, le voci, i richiami, le grida (tutta una torre di Babele di linguaggi, di intonazioni, di suoni, di sonorità, di scongiuri, di bemolle e diesis);
il lento ingresso nel buio della notte;
l'entrare nel tormento dell'insonnia, nelle visioni, negli incubi, oppure in un sonoro russare, nell'oblio, nei sogni;
come la terra sprofondi nel nulla e come, dopo poche ore, con l'alba, ne riemerga."
Ryszard Kapuscinski - 9 agosto 1995 - Lapidarium
tutte le volte che leggo questo pezzo muoio dalla voglia di andare, ma anche di restare a fantasticare, aspettare la notte, nello stesso identico posto, fino alla prossima estate, quando le cicale canteranno ancora.
Comments:
Re: Una giornata nel mondo
lo so Silvia, me lo ricordo come ieri e come oggi. ho preso le ferie per quando la mia formichina che non risparmia amore per me mi viene a trovare...:)
anita | 20/03/2007, 18:06
Re: Una giornata nel mondo
quando sei partita mi hai regalato un foglio, che avevi in camera tua a fe, mentre ti aiutavo a fare quella immensa valigia. sul foglio c'erano queste parole che adesso sono appese sopra il mio letto.
silvia | 16/03/2007, 11:55
...aiglatson
un film che per lui é quasi una fiaba, mi trascina a fare per Dunia una zuppa di lacrime e patate...
Niente.
Monday, March 5, 2007
al telefono con il nemico - CALL CENTRU ATTO III
"State per essere collegati".
Risponde l'interno desiderato. Risponde il fax con un fischio altissimo. "Risponde la segreteria telefonica, lasciate un messaggio dopo che il segnale acustico vi romperà i timpani, maledetti adetti di call center con le cuffiette incollate alla testa!".
Rispondono i magazzinieri Filippo, Andrea, Alessandro, Luca, Francesco, Gianluca che "se vieni tu, puoi venire anche con l'aereo che per te c'é spazio", "ma vieni qui in Sardegna che c'é il sole, ti ospito io, che stai a fare lì Milano!". "Chiami da Milano? Ciuccia-Nebbiaaa!"...non avrei mai pensato che un capo macellaio potesse farmi ridere fino alle lacrime come già non mi succedeva da tempo...
Come se chiamassi veramente dall'Italia. Istruzioni per la menzogna telefonica.
Tutti soli, a lavorare per i nemici. Io pure: "Salve, sono Anna, chiamo da parte del nemico, vorrei parlare con la persona che si occupa dei nostri prodotti..." Possiamo anche venderci per vivere, ma almeno pagateci per quel che perdiamo.
Wednesday, February 28, 2007
la routine del call-center logistico
Che meraviglia!
Comments:
la routine del call-center logistico
signorina, scusi, può parlare più forteeeeeeeeeeeeeee! io non sento. :)
silvia | 02/03/2007, 08:29
Re: la routine del call-center logistico
vedi che il LAVORO ti aiuta a far avverare il sottotilo del tuo blogghe.....e non è fantastico tutto ciò !!!!!!
Filippo | 02/03/2007, 07:54
Fiori al Fiume
Siamo arrivati lì, dove sei stato pure tu. Il pomeriggio non sono riuscita a non piangere con la fiorista.
Dopo cena, mezz'alticci e stanchi, eravamo li a spartirci il mio gruzzolo piú colorato che profumato e il fiume ha preso a crescere, intrufolarsi tra le pietre e i rami arenati sul fondo del Belém. Era il mare grosso che mangia la costa o eri tu?
Ti ho lasciato i miei fiori dopo essermeli accarezzati sul viso, uno per volta, come la fiorista mi aveva detto di fare. Ti ho salutato forte. Sto meglio, ma non smetti di toccarmi dentro.
Thursday, February 22, 2007
Mi hai raccontato un giorno di questa canzone

"Ich bin nur in das Zimmer nebenan gegangen.
Ich bin ich, ihr seid ihr.
Das, was ich für dich war, bin ich immer noch.
Gib mir den Namen, den du mir immer gegeben hast.
Sprich mit mir, wie du es immer getan hast. Gebrauche nicht eine andere Lebensweise. Sei nicht feierlich oder traurig.
Lache weiterhin über das, worüber wir gemeinsam gelacht haben.
Ich bin nicht weit weg, ich bin nur auf der anderen Seite des Weges."
(Fritz Reuter)
"Sono solo andato nella stanza affianco. Io sono io e voi siete voi. Quello che sono stato per te, lo sono ancora. Dammi il nome che mi hai sempre dato. Parlami come hai sempre fatto. Non cambiare il tuo stile di vita. Non essere solenne o triste. Continua a ridere delle cose di cui ridevamo. Non sono lontano, sono solo sull'altro lato del cammino."
grande alma
Ti ha trovato un tuo amico una settimana fa, nella vostra casa suppongo. Io l'ho saputo solo da due giorni. I colori del mondo non si sono sbiaditi, tutto fa pensare che tu sia ancora qui. Anche mia figlia ti ha sorriso e salutato mentre sei passato di qui. Non so effettivamente se te ne sei già andato via, Micha de mi alma.

Oggi ho la gonna senape made in IIImondo che abbiamo comprato insieme all'HM di Salamanca, quando siamo andati a trovare Martin, il tuo gemello. I pantaloni bordeaux li ho persi in qualche casa. Attraversando il confine della Galizia abbiamo trovato la neve, il tuo coinquilino romeno guidava (come si chiamava lui? e l'altra mora? come l'avra presa Lúcia? e tutte le tue fidanzate?)
A Salamanca faceva freddo. Mi svegliavo il mattino tra voi due a parlare la vostra lingua che non tornerà mai del tutto sconosciuta. Sei l'unico uomo con cui ho provato davvero gusto nell'andare per negozi, anche quando a Santiago ci intrufolavamo nella botteghina dei pantaloni a righe, ti ricordi? La mia shaloppette blu si é sbiadita e a suon di lavatrici ha assunto una tonalità lilla da meccanico triste.
Penso ai chilometri macinati insieme per le strade d'Iberia, la pioggia che ci siamo presi in testa, le risate che ci siamo fatti. Ti sento ancora ridere forte. Ti vedo di fronte a me, a un tavolino coperto di tapas, a bere birra, a inrollare samson arancione, l'indice e il medio della mano destra perennemente gialli. Il profumo della tua casa, dei tuoi cucinati. Dove sei adesso?
L'ultima volta che ti ho visto sei uscito da casa mia, Dunia aveva 50 giorni, hai aperto la porta dell'ascensore, hai sorriso e ci siamo detti "non ci preoccupiamo, noi ci rivediamo sempre da qualche parte". Siamo stati seduti a lungo sul divano prima che partissi, con le tue amiche avevate preso tanta acqua che la casa ormai puzzava di cane bagnato! che ridere, e io con aciditá post partum a dirti di non asciugarti i piedi nella salvietta da faccia...Quei tuoi piedi, non ho mai capito sei i tuoi calzini puzzassero piú o meno di quelli di Sergio. Adesso saranno sempre puliti, o qualcun'altro ci suderà dentro.
L'Italia ha vinto i mondiali a casa tua, é sempre comico sentirti ammettere d'aver perso. Come saranno gli europei?
Quante spiagge abbiamo visto Micha, insieme? Quante foto ci siamo fatti? Dove siamo finiti? Non ho ancora avuto il coraggio di aprire il mio album, ma dentro la memoria di noi scalcia, strepita. Sei lassú, in cima alla duna, con la felpa azzurra e blu, la tavola da surf di Ric sotto il braccio. Sei a Porto con noi vicino al fiume; stiamo giocando insieme alla Quintana, il tuo diablo a volare sui tetti. Sei sul mio divano sgaruppato di via de touro 5, nella nostra terra delle favole e delle fate. Sei sul cammino per Bilbao a dirmi "GRifo...esta dirección no es correcta, es uncorrecta!!!". Una volta lontani a chiamarmi per telefono "mi amor". E le decisioni che mi hai aiutato a prendere per telefono e nel tuo viaggio a Bologna...Mi hai lasciato tanto, Micha. Grazie.
In quanti posti abbiamo dormito? Dove abbiamo lasciato i nostri corpi la notte? Che forma ha preso la sabbia su cui siamo stati?
Dove riposi ora?
Vorrei venire a vederti ancora, ma non ce la farò prima di domani. Dormi bene amico mio, svegliati ogni tanto e dammi coraggio nell'orecchio, soffialo leggero, cosí non mi sembrerà di essere impazzita. Mi piace pensare che la mia piccola, sensibile in questo come le sue nonne, ti abbia visto partire, o in transito, con la tua piccola valigia di grandi sogni. Cosa hai sognato quando ti sei addormentato? Quando ho visto Dunia salutarti e sorriderti, ho pensato che qualcuno se ne fosse andato, ma la mia anima é piccola e cieca. Non ti ho percepito. So che le darai cariño e ne farai il cammino meno duro.
L'altra notte ti ho sognato: parlavamo per video-telefono. "Stai beneeeeee" ti urlavo, e tu a me. Un rumore forte e intermittente, un lacerante TU-TU-TU-TU ha rotto la nostra comunicazione e il mio sonno.
Devo farcela a farmi entrare l'idea nella testa. Butterò un fiore nel Tejo, al Belém, dove siamo stati insieme.
Fai buon viaggio alma amiga, arrivederci.
Thursday, February 15, 2007
CALL CENTRU - ATTO II
Ho fatto una botta di conti: guadagniamo 2,33 euri/H. Supposto che in un'ora di lavoro recuperiamo circa 100 unità con le nostre telefonate, potenzialmente ognuno di noi, come minimo, in un'ora, riduce la perdita dell'impresa di 400 euro.
400 euro, metti anche 300, VS 2,33.
Golia e Davidinho.
Commenti
Re: CALL CENTRU - ATTO II
Paco says "voltamos à idade media"...io dico "é stata tutta una grande illusione".
Grazie Silvia per la poesia tua di esserci qui con me e per quella che mi hai messo di Jaques...
io | 02/03/2007, 16:38
Re: CALL CENTRU - ATTO II
Lo sforzo umano
Lo sforzo umano
non è quel bel giovane sorridente
ritto sulla sua gamba di gesso
o di pietra
e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
la stupida illusione
della gioia della danza e del giubilo
evocante con l'altra gamba in aria
la dolcezza del ritorno a casa
No
Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
un altro sulla testa
e un terzo sulla spalla sinistra
con gli attrezzi a tracolla
e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio
Lo sforzo umano porta un cinto erniario
e le cicatrici delle lotte
intraprese dalla classe operaia
contro un mondo assurdo e senza leggi
Lo sforzo umano non possiede una vera casa
esso ha l'odore del proprio lavoro
ed è intaccato ai polmoni
il suo salario è magro
e così i suoi figli
lavora come un negro
e il negro lavora come lui
Lo sforzo umano no ha il savoir-vivre
Lo sforzo umano non ha l'età della ragione
lo sforzo umano ha l'età delle caserme
l'età dei bagni penali e delle prigioni
l'età delle chiese e delle officine
l'età dei cannoni
e lui che ha piantato dappertutto i vigneti
e accordato tutti i violini
si nutre di cattivi sogni
si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
e come un grande scoiattolo ebbro
vorticosamente gira senza posa
in un universo ostile
polveroso e dal soffitto basso
e forgia senza fermarsi la catena
la terrificante catena in cui tutto s'incatena
la miseria il profitto il lavoro la carneficina
la tristezza la sventura l'insonnia la noia
la terrificante catena d'oro
di carbone di ferro e d'acciaio
di scoria e polvere di ferro
passata intorno al collo
di un mondo abbandonato
la miserabile catena
sulla quale vengono ad aggrapparsi
i ciondoli divini
le reliquie sacre
le croci al merito le croci uncinate
le scimmiette portafortuna
le medaglie dei vecchi servitori
i ninnoli della sfortuna
e il gran pezzo da museo
il gran ritratto equestre
il gran ritratto in piedi
il gran ritratto di faccia di profilo su un sol piede
il gran ritratto dorato
il gran ritratto del grande indovino
il gran ritratto del grande imperatore
il gran ritratto del grande pensatore
del gran camaleonte
del grande moralizzatore
del dignitoso e triste buffone
la testa del grande scocciatore
la testa dell'aggressivo pacificatore
la testa da sbirro del grande liberatore
la testa di Adolf Hitler
la testa del signor Thiers
la testa del dittatore
la testa del fucilatore
di non importa qual paese
di non importa qual colore
la testa odiosa
la testa disgraziata
la faccia da schiaffi
la faccia da massacrare
la faccia della paura.
Jacques Prévert
silvia | 02/03/2007, 10:54
Re: CALL CENTRU - ATTO II
Si accettano commenti in portoghese???
quest'articolo è mesmo sulla PT Contact...pubblicato sull' "Avente!" di qualche tem
po fa:
Prémios milionários para administradores da PT
A paga do capital
Em prémios de mérito, os que administram a Portugal Telecom a bem do capital financeiro decidiram pagar-se abundantemente. O presidente executivo, Miguel Horta e Costa, premiou-se com meio milhão de euros (cem mil contos) e até recebeu mais cedo.
Os administradores foram igualmente premiados com valores bastante elevados, a atingirem os 200 e 300 mil euros (40 e 60 mil contos). A denúncia foi feita ao Avante! por camaradas da célula de Telecomunicações de Lisboa do PCP, que assinalaram com indignação o contraste com os prémios atribuídos aos trabalhadores, principais responsáveis e obreiros dos resultados, e com a forte contenção de despesas aplicada nas áreas não financeiras.
Os prémios pagos a alguns trabalhadores não compensam, de forma alguma, as concessões que lhes foram exigidas para este ano, mais uma vez, receberem umas míseras centenas de euros. Valeriam muito mais os direitos alienados, as horas extraordinárias que não são pagas, os elevados ritmos e objectivos de trabalho que são impostos, o tempo de lazer e de vida familiar e pessoal que é subtraído.
Entre os que, agora como em anos anteriores, não têm direito a qualquer prémio, encontram-se os comunistas e outros trabalhadores que, conhecendo de antemão os custos da sua opção, persistem no esforço de mobilização, organização e luta em colectivo, por outra gestão na PT e outra política no País.
Critérios
Os prémios de desempenho, na PT como em outras empresas, têm por objectivo principal reduzir o peso relativo da remuneração fixa da generalidade dos trabalhadores. Como referiram os camaradas da célula de telecomunicações, até é admitido por alguns responsáveis que este tipo de pagamentos pode ser injusto e perverso.
A remuneração variável funciona como mais um elemento, com grande peso, na política que procura agravar a exploração dos trabalhadores, especialmente dos mais jovens, criando um ambiente de chantagens, ameaças, denúncias e um carreirismo acrítico. Esta visão de extrema-direita predomina, acusam os comunistas, entre os altos dirigentes da empresa e, sobretudo, na área de gestão de recursos humanos. Quem mais defende estes princípios – os chamados meritocratas – sabe que vai receber a parte de leão dos prémios.
Para os trabalhadores da PT, existe o Sistema de Mérito e Desempenho, onde tem peso determinante o critério do «absentismo». Até este ano, havia instruções para contar como «absentismo» uma série de ausências que são admitidas e justificadas, quer pela lei, quer pelo Acordo de Empresa da PT Comunicações (os comunistas continuam a defender que este AE deve ser aplicado em todas as empresas do grupo): situações de luto, acidentes de trabalho, assistência na maternidade e paternidade, obrigações de bombeiros voluntários, actividade em organizações representativas dos trabalhadores, direitos de trabalhadores-estudantes.
Para os quadros de topo (direcções e administração), funciona o Sistema de Gestão e Liderança, sem exigências de tal tipo. Neste caso, o sistema de prémios serve para justificar o pagamento de verbas avultadas, com a anuência do capital financeiro (os grandes accionistas), àqueles que sempre colocam como prioridade alcançar o lucro rápido.
Com esta orientação, a PT e as telecomunicações só têm importância, na medida em que sirvam para aumentar o valor accionista. Este objectivo é alcançado, fundamentalmente, à custa dos utentes e clientes (através do aumento das tarifas e da degradação da qualidade do serviço), da economia nacional (através de artifícios e benefícios que diminuem os impostos e anulam o contributo da empresa para causas nacionais, como o combate às assimetrias regionais) e dos trabalhadores (com actualizações salariais que ficam aquém da inflação e ignoram os ganhos de produtividade, com redução de direitos e precarização do emprego).
A contenção de custos, como referiram os camaradas da célula, atinge a higiene, segurança e saúde no trabalho, leva ao fecho de infantários, cantinas e bares, impede a saída de equipas de trabalho externo porque as viaturas não são reparadas ou não efectuam a inspecção periódica obrigatória. Há cortes nas compras de equipamentos e ferramentas e, até, de papel higiénico. Obras de conservação de edifícios ficam por fazer e faltam condições dignas de funcionamento em vários locais de trabalho.
Aos executores desta política não se aplica a contenção. Além dos salários chorudos e largas benesses, ao longo do ano, guardaram para si a fatia de leão na distribuição dos prémios anuais.
Esta deveria ter ocorrido, de forma generalizada, no final de Abril. Por motivos que eventualmente seriam de ordem técnica, o processamento das verbas foi adiado para os primeiros dias de Maio. A única excepção foi o presidente da comissão executiva, que recebeu sem qualquer adiamento.
Daniel | 16/02/2007, 11:45
Re: CALL CENTRU - ATTO II
é tutto vero.
ieri é arrivato il sindacato a darci i volantini.
vedremo quanto resisteremo.
anita | 16/02/2007, 11:22
Re: CALL CENTRU - ATTO II
Umanità Nova, numero 5 del 13 febbraio 2005, Anno 85
Nel limbo dei call-center
"Buongiorno sono uno sfruttato, come posso esserle utile?"
Quando si parla della flessibilità come del paradigma economico ed esistenziale che caratterizza il mondo del lavoro nelle società post-industriali, si fa riferimento ad una vecchia e consolidata dinamica: lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Cambiano i tempi, cambiano le definizioni ma la solfa è quella di sempre.
Ed è così che in quest'epoca di frenetiche e convulse comunicazioni globali, i luoghi più emblematici dell'alienazione post-moderna siano i call-center, cioè quelle maxi-centrali in cui vengono inghiottiti migliaia di giovani condannati a contattare telefonicamente il maggior numero di clienti per conto di un'azienda.
Ecco come funziona in una grande città del meridione d'Italia, Palermo.
Una grande azienda di telecomunicazioni che gestisce un call-center, la Cos.Med, stipula un contratto con un grande gestore di telefonia mobile e fissa, Wind-Infostrada: il compito degli operatori del call-center Cos.Med è quello di vendere e attivare gli abbonamenti telefonici per conto di Wind.
Dopo un faticoso periodo di formazione (dalle sei alle otto ore al giorno non retribuite per quindici giorni) si comincia: il contratto (le cui condizioni sono rese note solo alla fine della formazione) prevede un compenso di 5 euro per ogni prodotto venduto (l'attivazione di un abbonamento telefonico) e trenta centesimi di euro per ogni telefonata ricevuta purché la conversazione duri più di venti secondi. Non c'è un gettone fisso di presenza, e infatti ciò che viene ripetuto continuamente durante la formazione è che più si lavora e più si guadagna.
La tipologia contrattuale è denominata LAP (lavoratore a progetto) laddove per "progetto" s'intende l'attività prevista per un determinato periodo di tempo. Il lavoratore è autonomo ma - allo stesso tempo - ha sottoscritto un contratto con il gestore del call-center ed è tenuto a rispettarne regole e condizioni. Massima flessibilità anche per quanto riguarda le modalità di risoluzione del contratto: il preavviso minimo di tre giorni a disposizione del lavoratore per lasciare il posto è speculare al diritto di licenziamento in tronco con il medesimo preavviso da parte dell'azienda.
Si lavora sei ore al giorno per cinque giorni: i due giorni di riposo variano di settimana in settimana sulla base di una matrice definita in partenza. Si ha diritto a un quarto d'ora di pausa ogni due ore. Non c'è una mensa per i lavoratori e - se vuoi mangiare - devi portarti il pranzo da casa o scendere alla panineria più vicina.
Su tutto vigilano i "team leader" (capi reparto), che sovrintendono allo svolgimento del lavoro e ti redarguiscono in caso di errori.
Dentro al call-center non ci sono divise o uniformi di lavoro, ma solo cartellini di riconoscimento. Tutto è impregnato di una stucchevole e artificiosa informalità e tutti si danno simpaticamente del tu. I team-leader, con fare amichevole e quasi premuroso ti chiedono quotidianamente la tua disponibilità allo "strao", lo straordinario. Certo, puoi anche rifiutarti di andare a lavoro anche nei giorni liberi o di allungare il tuo turno, ma di questo i team-leader tengono doverosamente conto: un lavoratore poco produttivo e poco disposto ad allungare i suoi flessibili orari di lavoro non è utile ai fini aziendali.
Parlare al telefono per sei o otto ore di fila non è mica facile: non solo bisogna saper mantenere i nervi saldi sempre e comunque, ma si deve stare attenti al controllo aziendale che si presenta sotto forma di telefonate-civetta che verificano se quanto dici è corretto o conforme alle direttive impartite. Per di più, ogni telefonata deve aprirsi e chiudersi con espressioni di cortesia recitate a memoria.
L'età media dei lavoratori del call-center è piuttosto bassa: studenti universitari, neolaureati, diplomati, giovani dai ventidue ai trentacinque anni… donne e uomini.
Uno spaccato sociale di quel precariato costituito da quella manodopera cosiddetta intellettuale che viene schiacciata nel limbo dell'incertezza e del ricatto costante.
Quel che è peggio, è che il sentimento più diffuso è quello della consapevole rassegnazione: tutti sono coscienti dello sfruttamento subito, ma ciò che prevale è l'interesse per un'occupazione che - seppur per poco tempo - rappresenta un'occasione di guadagno.
Ed è forse questo il risultato più inquietante in termini di devastazione sociale: dentro il call-center non c'è nulla di simile alla solidarietà di classe. La precarizzazione è legittimata e accettata come un dato di fatto, e la naturale ciclicità con la quale viene rinnovato il personale lavorativo attraverso scadenze di contratti semestrali e periodici licenziamenti, impedisce che si possa sedimentare nel tempo quel senso di appartenenza a una categoria che è poi il primo passo per la rivendicazione di maggiori diritti.
I call-center sono luoghi in cui è sperimentata la precarizzazione di massa nella sua forma più subdola e accattivante che dietro le mentite spoglie della freschezza, dei sorrisi smaglianti e dell'efficientismo dal sapore anglosassone, nasconde una ben più dura realtà fatta di disagi, sottomissione, sfruttamento e negazione dei diritti.
Un precario
Daniel | 16/02/2007, 08:18
Friday, February 9, 2007
CALL CENTRU
Siamo tutti laureati, o con alle spalle esperienze di vita nomadi, a viaggiare e vivere l'altrove. Specializzati in niente, trasformati in precari in transito, lavoratori sottocosto. Emigrati dall'intellighentia, ci hanno assunto qui dove l'impresa, che ha contrattato l'impresa che ha contattato l'impresa che ci ha contrattato, ha "trovato la giusta misura tra qualità tecnologica e costo del lavoro".
Guadagnamo 2,33 euro/h, maturando 2 giorni di ferie al mese. Per lo meno non sto in uno di quei gabbiotti telefonici che sembrano delle mangiatoie. Ho dei vetri intorno a me, sovrastati da bandierine rudimentali di carta e paletti da spiedino che indicano i paesi per i quali ci hanno contrattato. Mentre il sistema cerca di adattarsi all'incompetenza umana e gli uomini si adattano ai limiti del sistema abbiamo anche tempo di scambiare due parole sulle nostre vite, di giocare a nomicittàcose, di leggere e non abbruttirci più di tanto.
Celia sta di spalle, trasferita nell'altra fila di caixotes, ha vissuto fino ai 16 anni in Sudafrica, poi é venuta qui, s'é innamorata d'un norvegese e l'ha seguito, ma non ha funzionato é s'é ne tornata a Lisbona. Paco, 29, lusoanglofono, carpentiere e barista, risponde alle telefonate e fa vignette dove l'oggetto del nostro commercio si trasforma in varie cose che minacciano o confortano i malcapitati omarini. Tania, 4 anni di studio a Londra, é triste e ne ha tutte le ragioni. L'ultima con l'union flag davanti é Susanne, tedesca, naturale dello stato del Paraná in Brasile, ha imparato l'inglese in Mozambico, con i missionari canadesi. Ha un anno piú di me e due figli di 8 anni e 6 mesi. Penso a lei e mi chiedo di quali droghe si faccia il suo spirito guida. É davvero bellissima, rubiconda e tedesca, e solare e brasiliana.
Paul, ex handler dell'aeroporto che risponde in quell'idioma di cui io non so dire nulla, tranne coffee shop, regala caramelle festeggiando il suo compleanno. La sua collega di lingua, mezza olandese e mezza polacca, é a casa ammalata.
Di fianco a me siede João, meno di trent'anni, un figlio di 5 e quasi tutta la zona euro nei suoi ricordi. Daniel, dall'altra parte é il più giovane. Dalla Sicilia a Lisbona per il Servizio Civile Europeo in un centro di appoggio ai migranti. Fà con me l'italiiano insieme a Thaysa e Rita.
Thaysa, che pure viene dal Brasile, dell'Italia ha la cittadinanza ereditata dai nonni paterni e la lingua in cui é stata alfabetizzata e che ha insegnato per vari anni a São Paulo. Ha vissuto per qualche tempo a Cecina, per poi fare un po' avanti e indietro per l'Atlantico.
Rita é angolana, solo questa settimana ha ottenuto la carta d'identità portoghese. Ha 36 anni e un figlio di 11. In Angola lavorava all'ambasciata d'Italia. Una volta incinta é venuta qui, al seguito del suo compagno, portoghese che adesso lavora in Mozambico. Dopo la nascita di Bruno si é occupata per qualche anno della reception dell'Hotel Borghi, di un romagnolo che aveva cominciato la sua attività lungo il Tejo (Tago). Il luogo era così particolare che un freelance ci aveva scritto su un articolo pubblicato da Libero. Quando i nostri orari per caso coincidono torniamo assieme alle nostre suburbie adiacenti.
Nel gruppo di francese c'é Natalia, a cui penso che non andiamo tanto a genio. Sa il portoghese ma non parla mai con noi, facciamo troppo casino. Poi c'é Carlos, nato nella Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, ex Congo Belga. Ha una figlia della mia età che forse verrà a lavorare con noi tra qualche mese. Carlos é arrivato qui solo dopo l'introduzione dell'euro e dice che per questo non riesce ad avere un'idea reale dell'inflazione che stringe il collo al paese.
David si era candidato per l'inglese, ma il tempo passato ad Eurodisney, nei panni di MickeyMouse, lo ha fatto mettere in un altra fila. Poi ci sono le due Isabel, la più giovane deve avere qualche anno meno di me, vive a Cascais e come me entra un'ora dopo: siamo le ribelli delle 8. Dell'altra Isabel non so ancora molto. Ma domani voterá si al referendum contro la depenalizzazione dell'aborto fino alle 10 settimane di gestazione.
Qui l'aborto é ancora crimine. Nonostante abbia sentito opinioni volare nei caffé, queste opinioni sono ancora troppo poche e troppo leggere per farmi sentire sopra le parti. Ma non é di questo che voglio parlare, che se la sbrighino da soli. Io la mia cittadinanza non la cambio.
La prossima settimana, nel call center, il sistema funzionerà e probabilmente ci abbruttiremo un bel po'. La mia gola già scoppia.
Otto ore a parlare di niente. Nostalgia di mia figlia. Sempre la solita nostalgia stronza.
Comments:
Re: CALL CENTRU
Grande Nina!! Hai trovato lavoro finalmente. Bé, a parte il salario davvero misero, sembra però tu sia capitata in un bell'ambiente...cazzo quanta gente hai conosciuto? Che bello, bello ,bello!!!
Un bacio e un abbraccio forte, anche alla tua piccola Dunia.
meija | 14/02/2007, 20:36
Re: CALL CENTRU
beh dai sai nel paese della nostaghia no ? Dio bonino........ iniziata quindi l'era ufficio !?!??
Qui intanto nel mio cubicolo non va un cazzo,il mio collega folle mi mette ansia (prego iddio -in collaborazione con la philip morris inc- gli faccia venire uno sciùpon - mo torno a guardare se l'altro picci si è riavviato....
Fili-p-p*o
Filippo | 13/02/2007, 11:12
Tuesday, January 9, 2007
Il mio posto
Sento questo spazio stretto, castigato, soffocato, impedito. Inondato di una negatività che mi fa sentire peggiore.
Amo questo posto solo perché é il nostro.
Sono sincera quando ti dico che non sono contenta.
Non l'ho scelto io: smetti di dirmi così. Smetti di non voler capire. Di startene a fare lo studente promettente e a non voler vedere cosa c'é la fuori che ti aspetta e qui dentro a uccidermi.
Non pensare che io sia una perdente. Perché se io perdo, perdi tu. Potremmo almeno pareggiare o parteggiare il mio piccolo dolore quotidiano?
Non capisci come sei lontano e maschio quando continui a ripetermi "l'hai scelto tu"?
Mi assomiglio sempre meno. Solo la mia scelta e il suo frutto mi ancorano a me stessa. Sono felice di esser testarda. Non fosse per lei che piange e si strappa i capelli per addormentarsi vicino a me qui non vedrei che toni di grigio.
L'altro giorno mi si sono riempiti gli occhi di lacrime al solo pensiero di poter starmene in un bosco a camminare su un pavimento di aghi di pino. Vorrei sentire l'aria solleticarmi il fondo dei polmoni. Sedermi per terra in un prato e non vedere muri o recinti attorno a me.
Comments:
Re: Il mio posto
ehi!! io resto giù dal tappeto elastico che se poi sbagliate mira vi faccio da sicura ok?! Non si è mai troppo previdenti in queste cose e...lo sai vero che tanto è forte il grigio più è accecante l'arcobaleno dopo! mmm...sai poi che c'è, che la "tua" scelta l'abbiamo fatta tutti insieme..me lo ricordo bene, ed è proprio per questo che siamo ancora tutti qui, per farti vedere, a turno perchè se nom poi ti rompi, i colori, gli odori, i sogni...AMICA, RESPIRA A PIENI POLMONI, SEMPRE! ti bacio...
antonella | 27/01/2007, 14:41
Re: Il mio posto
GRAZIE, come mi sento meglio davvero...in quest'isola ho bisogno di confrontarmi (vedere, dire, fare, baciare, lettere e testamenti) con i miei specchi. Con le MIE amiche, donne, sorelle.... gnam!vi mangio di baci.
io | 11/01/2007, 01:30
Re: Il mio posto
Anna, io credo che tu sia, ora e sempre, uguale a te stessa. Una donna forte e testarda che ama la vita e quello che le sta intorno. Il grigio, ahimè, c'è sempre. Sbiadito, sul fondo... è la consapevolezza e la voglia di essere meglio, di fare meglio o semplicemente di fare. Siamo cresciute così e a volte si fa fatica a crederlo. Ma la forza che ti contraddistingue te la leggono negli occhi tutti quelli che ti conoscono, tutti quelli che non ti vedono da troppo tempo ce l'hanno stampata nella testa. Il coraggio non ti manca, non ti manca l'intelligenza e non ti manca il cuore. Quindi nei momenti grigi aggrappati a quello e alle cose più colorate e vivide che hai a portata di mano. Il resto, sicuro, verrà domani e domani e domani e domani....
Chiara | 10/01/2007, 16:38
Re: Il mio posto
anna, sei la persona più coraggiosa che conosco. sei coraggiosa anche quando stai male. dici che ti assomigli sempre meno, per me invece non puoi cambiare. magari il tuo te adesso è concentrato, ma sei sempre tu. doppia per giunta. perciò QUALSIASI cosa decidi di fare, sei "tanta" abbastanza da riempire e affrontare tutto. e io sto pronta con un tappeto elastico a recuperarti, come sempre.
silvia | 10/01/2007, 08:34
Re: Il mio posto
Piccola Anita, ricorda: ciò che "gli altri" dicono ti ferisce solo sei tu il primo a crederci. Non pensare mai di essere perdente anche perchè non c'è mai nulla e nussuno da perdere. Nulla si crea, nulla si distrugge: è una santa verità. Non puoi perdere ciò che hai, potrà solo mutare e tu dovrai essere brava ad adattarti, ad evolvere.
Io sono con te.
meija | 09/01/2007, 20:49
digestione attacchi di rabbia
Thursday, January 4, 2007
Da "Immaginazione del bambino e civiltà dell'immagine"
(Serge Tisseron)
Comments:
Re: Da "Immaginazione del bambino e civiltà dell'immagine"
Ma poi i bimbi crescono, e disillusi iniziano a diffidare dei genitori.. io spero accada presto
Buon anno Anita