Tuesday, January 6, 2009

il dolore degli altri



...privilegio di essere, o di rifiutarsi di essere, spettatori del dolore degli altri

(S. Sontag)

Quella mano lì, che é una manina lo si capisce solo confrontandola con i piedi degli astanti. Potresti capirlo anche dal fatto che è una mano paffutella, ma non ci metteresti una mano, la tua questa volta, sul fuoco.
Quella mano è sotto il fuoco. Di chi importa senza dubbio, ma potresti anche generalizzare perché si tratta di tante mani, in tanti luoghi.
"Una mamma lo sente di più". Si, Boh, Forse. Non solo per il suo status.

Io lo sento, lo siento, non lo so se più o meno. Non è questione di scandali, ma di rabbia. Ti chiedi come saresti, come sarebbe se...Ti astrai dallo stesso pensare...e allora sai che chi ha stretto quella mano, con un'altra della stessa dimensione, se avrà la fortuna di arrivare alla fine e incominciare a vivere, quella vita la porterà avanti con un peso più grande e più nero, tutta la cognizione del male, senza un'innocenza da poter rubare a poco a poco.
Se avrà la stessa sorte di chi animava quella mano, non ci sarà niente da rubare, niente da capire. Ma siccome chi importa sono quelli che resteranno, ti preoccupi dei loro piedi: dove se ne andranno sostenendo quelle schiene meno storte dei pensieri.
Cosa prepareranno per cena una volta grandi, che libri leggeranno, quale mondo chiederanno.
Per questo una manina é diversa da una mano. Mamma o no.

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