La scegliamo ogni giorno, la società, la città dove viviamo. Perché se continuiamo lì, se non la rifuggiamo con i nostri piedini, le rotaie di un treno o le ali di un aereo o di uno speis-sciattol, significa che quella sociedad l'abbiamo scelta, in qualche modo, o per qualche motivo.
In tutte le sociedades che ho conosciuto ci sono delle regole. Almeno due, certe, che secondo il rito ritrito giudaico-cristiano sono:
a) la morte;
b) le tasse.
Il punto a é troppo difficile per me.
Andiamo oltre.
Quindi: punto b.
Non tutto quel che dice Hobbes é vero. Ma le regole, almeno fuori dal nostro spazio privato, le dobbiamo rispettare. E allora oggi sto affrontando il tema che in italiano si chiama "la dichiarazione dei redditi" o, forse, "il modello unico", e al tempo in cui mi ricordo giovane a casa dei miei, "il 740".
Nella sociedad che ho scelto, si chiama "IRS"
L'ho già fatto varie volte, tutte le volte litigando, con il sito dove si fa l'autocertificação e con il secondo membro autocertificante perché mai si riesce a trovare un accordo su che cosa significhino tutte le parti, allegati e controallegati del mod.1.2.3.4...\xyz.
Se si va alla pagina dell'e-finance del governo portoghese e si cerca il calendario, non c'é manco scritto quando dovremmo presentare la dichiarazione che scade tra il 15 e il 25 maggio. Non ho nemmeno cominciato, andrò a letto, dopo aver estratto scontrini da ogni dove e buttato giù un po' di cifre sul foglio a quadretti e qualche pensiero di secondi fa.
Siamo ciò che compriamo:
Farmacie (anche di un rotondo anno fa), Scuole, Affitti, Supermercati.
Ma anche:
Osteria Due Gobbi
Bancarella della Piazzola
Anonima Osteria Ferrarese
Ogni riferimento a fatto o cosa NON è puramente casuale.
Guardo quegli scontrini, mi sembrano carte arrivate da un'altra vita, altre vite. Alcune carte, cartas, sono belle e le tengo in mano, le accarezzo con la punta delle dita, come fossero stoffa buona di quella che usava mia nonna per le fodere. Altre carte, appena vista la data, le guardo di lato, con la coda dell'occhio e le raffazzono subito, nascondendole ancora dove le ho trovate, perché non ho voglia di pensarci.
Guardo quegli scontrini, mi sembrano carte arrivate da un'altra vita, altre vite. Alcune carte, cartas, sono belle e le tengo in mano, le accarezzo con la punta delle dita, come fossero stoffa buona di quella che usava mia nonna per le fodere. Altre carte, appena vista la data, le guardo di lato, con la coda dell'occhio e le raffazzono subito, nascondendole ancora dove le ho trovate, perché non ho voglia di pensarci.
Quella cosa che sempre cambia. Che é sempre un po' dislocata rispetto al luogo dove sono fisicamente, ma che mi scarabocchia - a volte con violenza, lasciando brutti solchi - dalla testa ai piedi, nei nervi e nelle vene. Che sia vita già passata tra le pale del mulino o che la senta scrosciare rumorosamente solo in me.
Se prendessi quello scarabocchio per uno dei capi e cominciassi a tirare, dolcemente, senza strattoni, cosa succederebbe?
Lo scarabocchio si annoderebbe in un groppo, fermo lì nella gola?
O si scioglierebbe lineare, in una gustosa, lunga risata?
3 comments:
Gli scontrini delle osterie sono scaribabili in misura del 23% alla sezione R7 del modello unico.
O nelle spese sanitarie del 730
Silvia
Complimenti innanzitutto ed ancora per la prosa gradevole.
Nel merito, sta proprio nell'ultima domanda il nodo: siamo pronti a tirare quel filo accettando che la conseguenza potrebbe essere di matrice opposta? Non é obbligatorio farlo, si puó pure arrivare al punto a) senza aver mai fatto i conti e le dichiarazioni con se stessi.
Sono scaricabili nel nostro sciaquone psichico
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