Eccomi di ritorno a Lisbona:
con le sue Jacarandás,
con la sua luce fantastica,
con le sue salite e discese per ciottolati scivolosi,
i suoi autobus diretti verso quartieri dai nomi di dubbio gusto (la Picheleira, come dire 'la Nerchiera'),
la gente che sputa per terra,
la metro che puzza di etilico in questa mattina di Sant'Antonio da Lisboa e di Padova, Patrono dei Bagordi di qui.
Vado.
Destino > lá, dove sulla porta recita il cartello:
LE ANIME DEVONO RESTARE FUORI
(meglio se legate al guinzaglio e con museruola)
Ma con tanti traslochi, la mia (anima) ho imparato a ripiegarla per benino, ed entra clandestina.
...e dicevano che il lavoro rende liberi.
Qualcuno ci crede ancora.
Non sono ancora le 8.30 - tante cose a sobbollire, quasi pronte.
Vedo passare persone vestite da Segurança pubblica.
Penso meccanicamente che sono lì per transennare qualche palazzo terremotato.
Poi mi dico che son scema e che dovrei svegliarmi e che ora non abito più lì.
Poi mi dico che non sono scema, probabilmente devono transennare lo stesso l'edificio, tanto qui cade sempre tutto...non serve mica chiamare in causa i geofisici.
Basta un muratore.
Il terremoto.
Che paura che mi ha fatto quando non ero lì, senza saper misurare cosa fosse successo.
E come mi ha fatto sentire una bestiola quando, quasi senza capire, appena appena fuori dal sonno, mi son rigirata nel letto e ritrovata a proteggere il mio cucciolo.
Com'é strano pensare che l'ultima persona che ho abbracciato forte e silenziosamente é stata una mamma di Renazzo, sfollata al Grattacielo con 3 figli.
Probabilmente avevo più bisogno io di abbracciare lei che non il contrario.
Forse per scusarmi per non aver potuto fare.
E di essermi anche data il lusso delle ferie e di portare un paio di bottiglie per brindare un po' insieme.
Ripenso a quando ho detto che l'unica cosa positiva era vedere in giro per Ferrara dei bei pompieri aitanti. Una persona con acuti attacchi di frivolezza.
Ora quando mi chiedono "di dove sei?" posso tranquillamente evitare di veder cadere ogni tipo di coordinata geografica negli occhi vuoti della mia audience.
Adesso mi basta dire che sono di dove c'é (stato?) il terremoto. O meglio, di lì vicino.
Come ho detto ieri sera, tardissimo, al tassista che ci ha portato a casa dall'aeroporto.
Ho scoperto che voglio laicamente, prosaicamente e paganamente bene al mio campanile.
Mi dispiace non avervi stritolato come si deve prima di andar via di nuovo...Ma ci vediamo domani.
Indubbiamente uno di quei giorni in cui s'ha da dire qualcosa di sinistra, anche se il mondo è alla deriva, in quel che resta del mare di referenze sociali, iconologiche e quasi iconografiche del secolo XX.
Secca degli oceani.
Ma diciamolo lo stesso.
Il vino Bianco-Discount che mi verso nel bicchiere è molto populista e soprattutto lo è il bicchiere, prodotto in serie sicuramente da un operaio sottopagato, probabilmente algures nella Repubblica Popolare Cinese.
Ancora mi è molto difficile distinguere la forma dalla sostanza, il contenitore dal contenuto. Il medium dal messaggio.
Oggi, 24 aprile, sono andata alla riunione alla scuolina de LaDu.
Appese alle pareti, oltre a interpretazioni più o meno artistiche del "Pianeta Terra", le lettere e i numeri, c'erano i disegni relazionati alle cose più fiche del fim-de-semana.
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Sabato: LaDu sul divano che guarda da sola la TV. Domenica: noi sorridenti che stendiamo il bucato in veranda.
E S E G E S I:
Sabato: sono una matre di merda. In realtà LaDu non era nemmeno da sola, ero lì con lei... ma non mi ha disegnata. Patatina, si sente sola. Ok, vero. Mi sono addormentata. Crimine! Perchè, suo padre non dorme!!?
Comunque...la cosa più importante è per lei guardare la TV...madre di merda!
Ok...era da una settimana che le dicevo che nel finesettimana poteva vedere Gli Aristogatti...Lei la TV la vede così poco. È normale e sano che voglia sentirsi nella media, per la normalità dell'audience (leggi, gli altri fanciulli).
Sù Annina, non puoi essere così dura con te stessa. Poi, non vedi come vi ha disegnato sorridenti la domenica??
Domenica: Che belle che siamo...e mi fa sempre con i capelli rossi anche se la tinta è sbiaditerrima!
...Ma...Povera stella, una bimba sfruttata che disegna quel che fa con sua mamma...i lavori di casa...sai che gioia.
Ma se siamo anche andate al sushi e a prendere il gelato e abbiamo fatto i giochi di parole così si tiene in forma...Ok...ti sei anche incazzata-a-bbestia perchè si é tutta sbbbbbbrrrrodolata il gelato sullo spolverino.
Conclusione: ebbene sì. Sei proprio un po' una Mutter del cazzo. Ok, tua mamma se ti sbrodolavi il gelato te lo lanciava nel fiume, in pasto ai pesci!
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Crogiolandomi nella mia autocritica distruttiva e nelle questioni karmiche accessorie, ho notato quanti bimbi non ritraggano mai la famiglia per intero. E non che i genitori siano separati.
È la vita di oggi che separa.
Bisogna fare i turni per star di guardia al nido.
Orrore.
Il resto è sterilizzarsi l'anima, 8h/dì. Minimo.
I miei genitori, nati nell'anno zero, sicuramente non potevano tutto quello che la piccola può. Mangiavano pane e mortadella, ma la mamma e il papà al finesettimana ce li avevano.
Vabbè poi son cresciuti con l'idea forte di famiglia e guarda come hanno tirato su noi...
E domani è il 25 aprile.
Tra 4/5 giorni, nessuno lo ha mai saputo, mia nonna avrebbe fatto 90 anni.
Mi dispiace non averla salutata quando è andata via.
Oggi l'ho raccontato a LaDu e lei, rassicurante e comprensiva come sempre, mi ha incoraggiato "Ok, mamá, allora poi le cantiamo i parabéns". (= tanti auguri, nda)
Che strano, quando il mio nonno ha fatto 100 anni non ci ho pensato.
Passi, nel settembre del 2008 ero nel mezzo di un trasloco mentale ed emozionale che ancor oggi mi assottiglia dentro.
Indulgente, come la cremina.
Penso agli italiani dell'anno zero (1945) e ai portoghesi della stessa epoca (1974); a quel che si poteva fare allora.
Alla Storia che si poteva vivere e scrivere sulle macerie delle guerre e con la forza delle coscienze cauterizzate dal fuoco posto sulle fiamme dei fascismi.
Mi fa male.
Non abbiamo saputo imparare nulla.
Non conosciamo niente di quanto è accaduto né a noi, né ai nostri vicini.
In Italia, appena sentiamo parlare delle bombe a grappolo disperse nell'Adriatico ci vengono i denti ricci e ci si appanna l'udito.
In Portogallo non si sa niente del 25 aprile italiano, e viceversa. (Va bene, in Italia qualcosa lo sappiamo per via di Stefano Accorsi, nei panni del Capitão de Abril, Salgueiro Maia. Gnocco sempre, ma capirai.)
Qui ora si sottopongono importanti decreti legislativi all'analisi (e promulgazione) del Presidente della Repubblica in gran segreto. Tutto il processo viene svolto nell'ombra, sino al Go Live del nuovo progetto.
Si amministra lo Stato con lo stesso cipiglio con cui lo faceva Mussolini e al tempo stesso con lo stesso mood con cui, nel settore in cui lavoro, vengono released nuove versioni di un software: as smoothly as possible.
Non siamo che cifre, codici a barre, piccole ma interminabili catene di numeri.
Potrebbero tatuarceli su un avambraccio.
Dachau, Sabra e Shatila, Marzabotto, Caxias, Srebrenica. Garage Olimpo.
(Cartier-Bresson - Guerra Civile Spagnola)
Un giorno ci azzerano tutti, trac!
Sarà che davvero come dicono loro abbiamo tutti lo stesso PIN?
Funzioniamo solo a soldi?
Recentemente ho ripreso contatto con la mia zia che sta ad Atene. Lei dice che bisogna combattere sul campo di battaglia dove ci troviamo. Hic & Nunc.
Sono d'accordo.
Ma qui non riesco a farmi sentire. La mia critica - costruttiva, penso - non arriva, quasi sempre presa per polemica sterile.
La zia dice che bisogna maturare la fiducia degli altri.
Sono qui da quasi 8 anni. Soffro.
Forse anche in Italia noistranieri siamo intesi così.
Mi sento apolide, per questo imparziale, ma forse solo per il fatto di sentire, è già una contraddizione in termini.
Alle mie genti auguro un 25 aprile ricco di memoria e privo di simbologie di mercato e da bar.
I Capitani D'Aprile hanno deciso di boicottare le cerimonie ufficiali di quest'anno. Il PCP (Partito Comunista Portoghese) non capisce.
Io sì, ma io non sono comunista.
Basterebbe ricordarsi, il 26 Aprile, del profluvio di parole e cravos del giorno prima.
Oggi è morto Miguel Portas, uno dei pochi bravi politici di questo paese; quest'anno è morto Tabucchi. Au revoir, dal fondo del cuore.
LaDu mi ha chiesto se "mamá....eeee....os camaradas vão aparecer amanhã ai na estrada?" (I compagni domani vanno giú in strada?). Tenera.
Ieri sera, a superveroTV, il giornalista (aspirante B.Vespa, lo si riconosce dal savoir faire) intratteneva gli invitati con la domanda: "Pensate che per riassestare il Paese sia necessaria un'altra Rivoluzione?"
Non essendo ospite in trasmissione, ho potuto dormire, passeggiare, mangiare, bere, e - ebbene sì - fare pure la cacca, sulla questione.
La risposta: "Sì, tutto sommato."
"Anna, sei capace di fare la Rivoluzione?"
"Probabilmente no. Non da sola, non la Rivoluzione che dico io, ma oggi é il primo giorno del resto della nostra vita"
"Che strano, non avevo mai conosciuto nessuno nato il mio stesso giorno/mese/anno"
"Ma dai? Io, a oggi, conosco 8 ragazze che sono nate il tuo stesso giorno. Okkei, una sei tu e ti ho conosciuta oggi, un'altra é la gemella della mia morosa, che hai conosiuto oggi, e tutte le altre sono state le mie morose - tutte nate il tuo stesso giorno."
Faccia da pesce lesso.
"Comeee?"
"Sì, 6 (sei) morose, tutte nate quel giorno lì"
Faccia da pesce lesso.
"Maaaaaaaaa, di che segno sei?"
L'etilicitezza non sollecitava nessuna domanda più felice.
"..."
Faccia da pesce lesso.
Caro Rob,
Voglio la verità, subito.
Nient'altro che la verità.
momenti di rivolta infantile: "mamá, porque é que nao cortas o teu de cabelo que tá bué cumprido em vez de cortares o meuuuu!!!"/"mamma, perché non tagli i tuoi di capelli che sono stra-lunghi invece di tagliare i mieiiiiii!!!"
Il lavoro al dí di festa ha pure i suoi lati postivi:
1. Per strada non c'é gente, quindi ti puoi godere l'umidità che la pioggia ha abbandonato a galleggiare nell'aria, senza che la fuligine dei motori intacchi i polmoni e i capelli che riescono ad arrivare ancora profumati fino alla bocca della metropolitana.
2. La metropolitana invece non trabocca di gente. L'ora di punta é popolata solo da qualche mendigo, qualche turista, qualche lavoratore outsourcing dei callcentre, specialmente se outsourçati a imprese straniere. Tipo ME.
3. A lavoro poi è quasi pacchia:
3.1. Traduci l'oroscopo ai colleghi, che ammettono che Rob è un figo, qualunque sia il loro credo politico o religioso.
3.2. Gli stessi colleghi dai quali ti sei nascosta, infilandoti nel monitor per via di quella viscerale impazienza e nostalgia di casa, rinvigorita dal segreto che un amico ti ha confessato, strappandoti una dose di acqua e sale dagli occhi.
Pane fatto in casa, con le mie mani e quelle di Du, un po' di timo.
Mani&forno, non macchina.
Composta di frutta alla cannella, sfornellata ieri ieri.
Caffèlatte di soia.
Colazione abbastanza Freak-Ripara-Riduci-Riutilizza.
Quando ieri dicevo che quel che é rotto e non si riesce più a cucire, bisogna buttarlo via.
Non è proprio buttarlo via che intendevo.
Bisognerebbe solo desistere di cercare di aggiustarlo in tutti i modi e prendere coscienza che i pezzi non riescono più a stare insieme.
Accettare.
Darci un altro nome.
Bruuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuum.
Il peso di qualcosa di grande che mi ripassa addosso, tutte le volte che non riesco ad allontanare il pensiero e devo affrontarlo.
L'impotenza e la rabbia.
Difendevamo i paesi indebitati con il Fondo Monetario Internazionale, la Tobin tax, la fine delle guerre, la liberazione dell'ambiente dal peso dell'industria e del consumo.
Poi, i lacrimogeni, le passeggiate sotto il tiro dei cecchini. Le botte.
Poi, le urla dei media, dei presidenti e dei mandanti.
Poi il nulla, "state zitti". Il silenzio dei colpevoli, dei vinti, dei morti e dei terrorizzati.
Havia no chão uma fila de papelinhos recortados em forma de rectângulos, com um coração vermelho desenhado em cada um deles, que me guiava até ao quarto...
...e detrás da porta uma menina que disse: "Mamá, brincas comigoooo??"
C'era per terra una fila di foglietti ritagliati in forma rettangolare, con un cuore rosso disegnato su ciascuno di essi, che mi guidava fino alla stanza...
...e dietro alla porta una bimba che ha detto: "Mamma, giochi con meee??"
Passeggio per strada a manina con la piccola sindacalista occhialuta.
Quasi tutti i giorni, conversiamo, stiamo in silenzio, ci prendiamo il Nostro tempo, tornando a piedi dall'asilo, che dista da casa due stazioni di metro.
Cerco di evitare la CO2 delle vie più trafficate.
Ogni settimana i negozi sono sempre più deserti, sull'orlo del lastrico. Chiusi.
I piccoli commercianti divengono i clienti di sè stessi.
Si siedono al tavolo nei loro ristorantini e nelle loro tascas, a bere una birra con l'amica, per non fare del locale un deserto, aspettando almeno un avventore.
Si siedono sulla poltrona, appoggiando la testa al lavandino. Gli occhi chiusi. Le mani abbandonate in grembo. In attesa di una shampista che non arriverà mai, fermo restando che il muro che ci separa dal più vicino universo parallelo non si frantumi proprio ora, e la signora parrucchiera possa finalmente esigere dalla sua altra sè lo stesso carinho che dedicherebbe alle sue clienti, ne avesse.
E invece, silky&smoothly, ce lo stanno inshampando nel di dietro.
Non proprio a tutti. È vero.
Con la Joanna abbiam fatto i conti: tra giorni di ferie tagliati di netto, festivi de-festivizzati, festivi che di per sè quest'anno cadono al dì di festa (leggi nel fine settimana) e i fine settimana che gli anni scorsi si potevano felicemente e facilmente attaccare ai suddetti festivi e feriali, quest'anno ci hanno trombato 16 (se-di-ci) giorni.
Dicono che così 'sto paese ce la farà a sostenere il debito con l'effeemmeì.
Puttana Troika.
Tornavo a casa con la piccola e rimuginavo sui risvolti della recente conversazione - o soliloquio - all'uscita dall'asilo.
Maestra responsabile di consegnare i bambini: "Aahiii, come sono stanca....non vedo l'ora che sia Pasqua"
Nonna tra gli astanti: "Perchè???"
(ndr: Quest'anno non ci hanno tolto il venerdì santo per il rotto della cuffia - ma io lavoro lo stesso - e la Pasquetta in Portogallo non si festeggia.)
Maestra: "Aaaahhh beh, tutti quei giorni di festa...."
Nonna & I, inebetite: "QUALI GIORNI??"
Maestra, crogiolandosi contando sulle dita: "Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica e Lunedì."
Approssima un sorriso timido di chi si rende conto di avere detto LA cazzata.
Inviperita mi avvicino al calendario affisso nella sala d'ingresso, sicura di non aver visto niente di simile durante le mie precedenti ispezioni.
Non scherzava.
5 (cinque) giorni filati di chiusura cattolica. Mi giro verso la Maestra (che è simpaticissima e secondo me da giovane era anche fricchettona. Poi, che vuoi mai, bisogna pur lavorare ed è finita in sta scuola laico-bigotta, poveretta - ambasciator non porta pena) e cerco di coinvolgere gli astanti:
"Mi scusi Maestra, io sono molto contenta per il fatto che lei e le sue colleghe potranno riposarsi per tutti 'sti giorni. Ma noi la retta la dobbiam pagare per intero a inizio mese, 'sta scuola è compartecipata dallo stato - lo dico e lo scrivo con la minuscola - ossia con le mie tasse. Il governo ci obbliga a lavorare come degli asini e voi chiudete??? E io devo pagare qualcuno per stare con mia figlia??? Scriverò un reclamo alla direzione - ossia all'architetta (doverosamente descritta qui) - come minimo."
Assenso della Nonna, comprensione della Maestra.
Non volevo gli applausi.
Ma, mentre prospetto di fare un reclamo anche al Ministero, mi rendo conto di come questo paese (doverosamente minuscolo) mi stia sfibrando.
Sembra che stiano aspettando sempre che il muro che ci separa dall'altra dimensione crolli e che qualcuno ci venga a fare lo shampoo e la piega.
O che tutta la Troika dell'effeemmeì e della Disunione Euro(pea) cada dallo scranno come Salazar, a cui successe Marcelo Caetano, un fantoccio se comparato ad Antonio de Oliveira S.
Un tipo che il 25 aprile del '74 fu disarcionato dai militari perchè qui con tutti i sanpietrini che hanno in giro non ci fanno una sega.
Sebbene mi sia alzata con lo sgustino in bocca e un certo dolore alla bocca dello stomaco e alla crapa, determinati da una notte più lunga del solito, poi é passato tutto.
La cura:
- ore dieci e qualcosa: bacio stampato sulle labbra tipo bella addormentata - ."Mamaaáaá acorda (svelgiati)"
- gita con MissDu alla Feira da Ladra (Mercato della Ladra - il mercato dove tutti possono vendere e scambiare di tutto) - tappa praticamente obbligatoria per i turisti, e io non c'ero mai stata, tapina.
Comprato n.1 salopette rosa a rigoni frikkettoni per l'estate. 7euri. Stupenderrima.
- perdita dell'orientamento nel labirinto dell'Alfama (uno dei quartieri più Alfacinhas di Lisbona)..."amore scusami lo so che hai fame, la mamma trova la via d'uscita poi forse andiamo a mangiare al ristorante dove è papà" "oh mamá, não te preocupes" "Ok...é proprio bello perdersi per di qui, vero?" "Sim, mamá".
- Finalmente uscite dall'Alfama, passando sotto un tunnel dove il mio istinto materno ha trovato minacciosissimo un barbone che cercava di dormire con la sua bottiglia di vino, tapina, ci siamo piazzate nei tavolini del primo ristorantino.
Affamatissime. Al calduccio del sole di febbraio. Sole. Calduccio.
- Davanti ai nostri tavoli hanno iniziato a snocciolarsi polizia, autobus carichi di manifestanti, critical mass...ok. Oggi c'é una manifestazione. 16euri alla cassa. Andiamo.
- MissDu adora le manifestazioni e sta dietro a tutti gli slogan e balla tutte le canzoni. E lá ce la siamo ballata.
"Todos deviam ser camaradas (tutti dovrebbero essere compagni)" disse un giorno.
Qualcuno dirà che sono io che la sto socializzando male. Pazienza. È probabilmente vero. Ma non mi posso censurare con mia figlia. Non è mica niente di pornografico!
- Gelato - buono però.
- Incontro casuale con Kumpania Algazarra a suonare per il Chiado....e che si fotta pure la frikkabbestia che fa le bolle di sapone giganti di fianco alla gelateria e solo per farne scoppiare una a una bambina vuole dei soldi. MissDu ha danzato felice sugli ottoni e se ne é infischiata di te.
- Metro. Arrivati a casa. Posto questo, faccio il the e vado a giocare.
Mi mancava una giornata così. Io <3 Lei.
Stamattina mi ha detto "Mamá, quando for crescida quero ser pintora de quadros e mandar os meus quadros aos museus mas vai ser barato para ver. Só 1€. Assim também os velhinhos podem ir. Ah...e o meu amigo Pedro quer ser malabaristas. (Mamma, quando sarò grande voglio essere pittrice e mandare i miei quadri ai musei a sarà economico da vedere. Solo 1€. Così anche i vecchietti ci possono andare. Ah...e il mio amico Pedro vuole essere giocoliere.)"
Questa bambina ha 6 anni. Quando avevo 6 anni anche io volevo essere pittrice. Ma non ne avevo un idea di biglietti sociali per i vecchietti, i miei amici volevano fare gli astronauti puzzoni e non pensavo che tutti dovrebbero essere compagni. A Luta Continua.
La piccina mi abbraccia forte, ma lo fa dal lato della capocchia, intorno al collo... quindi anche quando mi stringe forte forte, mi cura l'anima, ma di solito (e per fortuna) non esce niente a parte tanto sbavato amore.
Ma se qualcuno mi stringesse, come si fa con i tubetti di dentifricio mal spremuti; dal centro, come faccio io, o ancor più lentamente, senza furia né rabbia, con dolcezza, pianin-pianino, ma comunque forte....cosa verrebbe mai fuori?
Bile? Un-fiume-di-lacrime-(e-di-parole-tipo-Jalisse)? Una puzza strana? Un grido lacerante? Quell'umanità incazzata che mi hanno piantato dentro e che sto cercando di ignorare? Un profumo avvolgente di cotechino? Una musica di quelle che questa-non-é-musica-é-rumore? Un ruttino?
Sarà che non ho messo nemmeno la punta di un piedino sul suolo patrio.
Sarà che, volente o nolente, il tempo se ne è andato di più per pulire casa che per stare a godermela con la mia bambina, che si è rattristata quanto me quando ha capito che le mie ferie erano finite.
Pulire casa: spazzare, mandare in panne l'aspirapolvere, sgurrare, lucidare... per gli, o meglio, per le ospiti, perchè agli uomini non gliene frega un cazzo della polvere...a meno che non siano allergici alla.
Se poi il Natale era stare in famiglia, vattela a pesca.
Nonostante le fatiche, mi sono comunque sorbellata il mio cocktail fatale di critiche e gira e rigira mi tocca pure di sembrarmi una dodicenne che scrive sul diario segreto.
Ma posso lasciarmi fare questo? Buttate via la chiavetta, please.
Odio le liti assurde. Cominciate perchè qualcuno a cui teniamo molto non ha mai ascoltato.
O se ha ascoltato, non ha mai prestato attenzione. O se lo ha fatto, ha poi dimenticato.
E o spacchiamo tutto, o ci accucciamo lì, attoniti e rimbambiti, ad assorbire invettive per via di qualcosa che semplicemente, in due parole, non esiste.
Beh, indi, ho deciso di non litigare e di farmi venire solo cattivo sangue.
Poi ho pianto nella doccia, perchè ho bisogno che la Dunia stia in santa pace, senza che la mamma si faccia venire il sangue cattivo, né la tachicardia, né l'ipocondria.
E ho pianto nella doccia, tutta inshampata, perché mi mancano i miei amici.
Invece di piagnucolare nella doccia, vorrei farmi venire le mie paturnie come-dio-comanda, frignare una notte intera e l'indomani andare a lavorare con il cuore leggero come un passerotto, gli occhi pesanti come due pietre e fingere bellamente di non aver dormito un emerito.
Ho solo bisogno che mi guardino dentro, nel fondo degli occhi e sentire che mi sto guardando allo specchio. Ho bisogno di poter dare tutto per scontato, senza paura di dover tirar i remi in barca.
Mi mancano talmente tanto che sento che li sto reinventando, nel qui e nell'ora.
Ma.
Questo pratino potrebbe trasformarsi presto in una discesa tortuosa, impervia e scoscesa.
Non so bene dove mi possa portare. Sarà che poi devo mettere il freno a mano?
Ho paura che a valle ci siano tante spine e pochi spinelli.
Ho voglia di chiudermi a riccio e rotolare giù.
Se son spine, fioriranno.
Un bel riccio kamikatze. Non posso mica vivere sempre con il freno a mano tirato.
Altrimenti si consuma e poi come faccio mie famose discese da montagna russa sul mio carrettino-biposto-del-solito-tran-tran?
Non so perchè, ma finito il binario alto delle ferie, mi sa tanto che ne arrivi un'altra, di discesa.
Che alla fine la specie riccio sopravvive solo se gli uni accettano (e sono profondamente in love with) le spine degli altri.
Ho quindi un disperato bisogno di mantere integro il mio freno a mano.
Mmffffff....alla fine so solamente quello che non é.
Un mucchio di cose sono solo relative, altre non fanno per me, altre non esistono per gli altri.
Nessuno le pensa, indi non sono - anche se sono, esistono, solo per me, Cartesio perverso.
Non le avrò, perchè la merce deficita.
Ma poi, il plurale? Gli altri?
Perchè?
L'amore dovrebbe essere singolare, o almeno biunivoco, per uscire dal platonismo o dalla pippa mentale.
E invece no.
Si considerano addirittura delitti plurimi, puramente mentali, o dimensionali, fate voi.
Domande correlate:
1) Si può raggiungere la pace di spirito senza passare per la pace dei sensi?
2) Dov'é TAVvino che mi aspetta?
Ma uno veloce-veloce, che non passi per sta cazzo di stazione, piccola e algida, immersa in una nebbia spoglia e affamata. Nebbia che manco é padana, senza alberelli illuminati, che in sta stagione di coccole e consumo, sbucano fuori caldi-caldi come un bombolone.