Friday, January 19, 2018

del buttar fuori.

Non ho mai visto una personcina così piccolina, come eri tu, il giorno in cui sei nata.

Alla fine le cose non sono andate esattamente come avevo sperato e il 28 dicembre, tre settimane e un giorno fa, sei dovuta venire al mondo.
Taglio cesareo d'urgenza, il tempo di fare il digiuno, legata alle macchine che ti controllavano. Dall'ultimo esame, invece di crescere, avevi perso peso.

Alle 21:15 sentivo il tuo primo piangere, sembrava quello di un gattino svegliato d'improvviso, mentre mi strattonavano quell'utero che dicevano ormai di carta: "Meno male, signora, che la sua bimba sia dovuta nascere oggi". 
Cerco di essere felice, pensando che probabilmente ci hai salvato la vita da una rottura improvvisa.

Passavi poi da me e andavi in una stanzetta dove ti avrebbero soppesato:1740gr di bimba, qualcuno in più e saresti potuta rimanere con me, abbracciate, pelle su pelle. Meno della metà dei tuoi fratelli.

Qualche bacino di mamma, mentre mi cucivano, con i polsi legati al lettino. Poi ti hanno portato in neonatologia, dove sei rimasta durante 11 giorni.

Quando finalmente sono riuscita a stare in piedi e ti ho potuta raggiungere, ho avuto paura di non essere abbastanza forte per aspettare e vedere quelle guancine riempirsi.
Eri così scavata in viso che non sembravi una bimba, ma una vecchietta consumata e in miniatura. Poi ho imparato che saresti cresciuta, ho imparato a tirare il latte (che grazie a tuo fratello forse non era nemmeno mai andato via), ho imparato a dartelo dal seno in mezzo a tutti quei cavi e macchine e bip-bip, su quelle sedie scomode, strette tra quei lettini di bimbi che non possono stare con la loro mamma appena nascono.
Ho imparato ad accettare che qualcun altro decidesse cosa fosse meglio per te e quei cazzo di biberon, che spero tanto smettano di piacerti.

Ho imparato a sentirmi fortunata, ascoltando le altre mamme, nonostante non sapessi dove battere la testa, non sapessi dormire, né stare sveglia.

Sono stati giorni tremendi, in cui avrei voluto rubarti per poter stare in un posto tranquillo, insieme, lontano da lì.
Portarti via da quella lotta di genitori cuordileone e dei loro leoncini in miniatura, a cui continuo a pensare sperando che qualcosa di me e di buono possa arrivare loro e che possano cominciare a vivere presto fuori dall'ospedale.
Portarti lontana da tutti quegli aghi e quelle luci che non ti lasciavano stare.
Portarti via da quella bimba che ti dormiva accanto e piangeva sempre, più di tutti gli altri, nata cicciottella e sanissima la notte di Natale ma che nessuno ha voluto né mai visitato, sola e inconsolabile. Spero che trovi una famiglia che la ami.

Anche se la Treccani non mi dà ragione, andare via dall'ospedale e lasciarti ancora là è stato un altro parto nel senso iberico di partir: dividere, andarsene. Sono partita da te, ci hanno divise di nuovo, la seconda volta dopo la tua nascita, la terza che mi sono sentita così, se conto anche quella di tua sorella.
Ho cercato di resistere in ospedale, trascorrendovi una notte in più, senza riposare, partindo-me dove stanno le mamme con i loro bimbi; dove solo qualche tempo fa, per qualche giorno sono stata con tuo fratello, felice. La migliore delle nascite che mi sono toccate da quando sono mamma, a cui mi appigliavo per cercare nella mente qualche pensiero buono da mettere nel latte che spremevo da sola, nella stanza.

Santo latte che é iniziato a scorrere, solo quando mi sono portata in camera il tuo profumo selvatico di placenta e stelle, appiccicato alla camicia da notte.
Quel profumo che ancora oggi cerco tra i tuoi capelli, perché non mi é bastato annusarti per così poco, robbabbuona di madre natura che ormai é sfumata, tra i bagnetti e i profumi delle infermiere, alcune dei tesori, altre da rogo (che hanno buttato via il colostro!). E tua madre, quella degenerata, cercava di non farsi sgamare da tutte quelle donne in camice verde, mentre evitava di lavarti la testina, fonte di tutto quel ben di dio.

Tuo papà non ha mai passato una mezzanotte di Capodanno con tante ragazze tutte insieme in vita sua, a pensarci bene. Gli unici masculi della festa erano gli altri papà, qualcuno con gli occhi lucidi, a sperare nel nuovo anno.

Quando l'8.01 ti hanno dimesso ormai il braccialetto con il numero 29900 che ci ha identificato quando sei nata era andato perso, tutte le cullette che hai cambiato potrei giocarle al lotto. È rimasto solo il mio.
Ce ne hanno fatti altri due, fake, per farci uscire insieme. Tutto é stato diverso.
Per ironia della sorte, questo tuo braccialettino falso potrebbe essere l'unico dei tre che non perdo per casa.

Lunedì scorso ho disfatto l'albero di Natale con Iago, mentre dormivi.
È stata la cosa più natalizia che abbia fatto quest'anno. Mi è venuto da piangere. Sentivo come se mi avessero rubato qualcosa, che ve lo avessero rubato a voi tre. Il prossimo anno andrà meglio, saremo più sereni e potremo goderci gli uni con gli altri. Non farò più le coccole a un pancione mio, ma sarò libera di stare con voi senza corse al pronto soccorso, senza visite ed esami estenuanti, senza paura.

Senza più pensare che avrei dovuto riposarmi prima, esigere di essere lasciata in pace, non aspettare tanto per farmi mettere a casa da lavorare con altri due piccoli da tenere da conto.
Che palle quest'oroscopo che ti costringe a recriminare tanto su te stessa. Mi raccomando, sei arrivata in questa vita con un segno di terra come il mio, ma tu fai la brava: non diventare come me.

Domani compirai le famose 40 settimane di gestazione. Maledetti ormoni che mi chiedono di fare questo piccolo lutto per quello che non é stato. Il buttar fuori é già una cura.

Stiamo bene, siamo a casa e questo é tutto.




Monday, January 15, 2018

Tuesday, December 19, 2017

augurarsi un buon natale, in minuscolo, perché non siamo mica divinità

È successo che quando ho scritto l'ultimo post ero incinta e non lo sapevo.

Poi *booom*, bomba.
Inaspettatamente, sarei diventata mamma di tre: terrore di non farcela, anticipato senso di colpa nei confronti dei bimbi; consapevole senso di inadeguatezza nei confronti del mondo, che tre figli sai, non é proprio un'impronta ecologica innocente.

Al mio cadere, talvolta precipitare, in me stessa e al cercare di sorridere nel frattempo alla buona notizia, si mescolavano voci aliene di persone vicine e lontane che si permettevano:
"Ah, guarda che sei ancora in tempo per abortire. Io ci penserei su, i tuoi altri figli non hanno mica colpe."
"Ah, se non scopavi/usavi il preservativo non ti capitava."
Cose così, senza condizionali né congiuntivi, senza tenerezza, senza sapere un beneamato cazzo.

Domani saranno trascorsi otto dei famigerati nove mesi che avrebbero scadenza il 20 di gennaio.
*(Edit del 22/12/2017) - Intanto Iago ha lasciato da solo l'allattamento a mamma. Era fine estate.
Progressivamente ha perso la capacità di suzione del seno. A me, grazie agli ormoni, aveva iniziato a farmi un po' male e lui ha compreso. È stato un distacco dolce, contando fino a 10, a 5, a 3 (in ordine non sempre decrescente, ma ci siamo riusciti). Senza lacrime né traumi. Ogni tanto vuole darci un bacino, ci si scalda le mani, ma ormai é un ometto.
Sono felice e fiera di come é andata.*

Intanto sono anche avvenute alcune cose non allegre, che mi hanno tolto sonno, in particolare perché accadute per lo più lontano da qui. Se mi sarà possibile dimenticarle, significherà che tutto è andato per il verso giusto.

Nonostante abbia mangiato meno delle altre volte, sono comunque una barca. La bilancia direbbe ad oggi pure deppiù.
La verità é che sono vecchia, per fare questo lavoro senza avere qualche problema.

Dei kg presi, dicono che la piccina non ne abbia presi che due. È rimasta mignon-mignon.
In ospedale mi hanno sottoposta a varie batterie di esami, a volte in loop.
Da quando si sono resi conto del problema a quando ne hanno determinato quasi con certezza la causa (ieri), sono trascorse 4 settimane. Per capirlo, si é andati per esclusione, oltre che per somma dei sintomi.
Settimane di altre voci aliene e capiscincazzo (alle volte dalle stesse corde vocali!!):
"Sei tu che sei troppo stressata!!"
"Sei tu che non mangi abbastanza/sei tu che ti sei schifata con troppi alimenti."
"Se ti tagliavi prima le tube era meglio."
"Ah, ma io l'amniocentesi l'ho fatta alle X settimane"
"Ah, ma anche se i medici te l'avevano sconsigliata vivamente come esame, eri tu che ti dovevi imporre."
Qualcuno quasi mi faceva le condoglianze.
Come se non bastasse tutto il panico solo di noi parents nell'attesa dei risultati.
La delicatesse.

Pare però che si tratti di una disfunzione della placenta.
Alice, una volta nata, non dovrebbe risentirne. E questo é bellissimo.
Se la situazione non precipita prima, il nostro natale sarà tra capodanno e la Befana, con un cesareo programmato.

Per il vostro comune Natale di quest'anno, spero che sia buonissimo, con tanto cibo e soprattutto tanto alcool (specie se siete lontani dai vostri cari).
Regali pochi, che ricordatevi dell'impronta ecologica di cui sopra.

A chi mi augura Buon Natale ora vorrei rispondere che sì, speriamo che lo sia, una buona nascita, tranquilla e serena.

Se all'arrivo della Du, mi sono sentita in pace con tutte le mamme del mondo, durante questa gravidanza non ho potuto che capire ancora di più l'anima di chi nella sua ha sofferto e che ne soffre ancora.

Ci sono poi amiche che questa gravidanza ci sono state sempre, con voci preziose.
Questo natale me lo hanno già regalato così come lo vorrei, dolce e mansinho. Mi hanno fatto coraggio, coccolato e aiutato *davvero*: chi ha alleviato il peso dei giorni bigi con la compagnia, con parole e gesti gentili, dal tenermi i bimbi durante le estenuanti visite a venire a cucinare, a recapitarmi a casa i vestitini lavati e stirati, pronti per l'arrivo della piccina.
Così si fa, e io non so come ringraziarle.

*se per caso invece riconoscete la vostra voce nelle frasi prive di delicatesse di cui sopra, non ve ne voglio, non me ne vogliate. Non fatelo più però, a nessuna mamma (o papà). Non vi ho mandato affanculo perché tutto sommato voglio bene anche a voi :)

*(Edit del 22/12/2017) - Ieri abbiamo fatto un nuovo EcoDoppler, se tutto nei limiti dell'ok anche la prossima settimana, blocco operatorio riservato per noi e questo nostro piccolo natale per il giorno 3 di gennaio. Probabilmente non avrà nemmeno bisogno dell'incubatrice. Speriamo, cuore ridens.*





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Saturday, November 18, 2017

clueless parenthood

Se lui, threenager, usa ripetutamente il triciclo come un ariete da guerra contro la porta del bagno mentre lei, quasi teenager, è asserragliata dentro. 

In questo momento, con Alicina inside, mi sento una specie di cavallo di Troia.

Monday, November 13, 2017

Nuova maternità, prologo.



Primo lunedì a casa.
Primo riposino alle 11:30 del mattino.
Prime lavastoviglie e lavatrice messe ad andare entro le 15.
Primo pranzetto più o meno casalingo con la Dudú dopo un mare di tempo.
Prime organizzazioni mentali.
Poi dicono che una a stare a casa non combina nulla.

Wednesday, November 8, 2017

Stupidario.

Tra le cose che non capirò mai di questo porcomondo:
Adulti che rassicurano bimbi di ogni età, futuri fratelli maggiori: 《tra un po' avrai un bambolotto con cui giocare》.
No, porcomondo, non avranno un bambolotto con cui giocare. Avranno al loro fianco un essere umano, un individuo, con i suoi sì, i suoi forse, ma soprattutto i suoi no, tutti da rispettare.
(Dallo stupidario delle cose realmente udite, sezione catalogo: "come creare aspettative del cavolo in bimbi di ogni età".)

Tuesday, October 24, 2017

Saperne.

Andando all'asilo.
-Come sei silenzioso stamattina, a cosa pensi?-
-Em ti.-
-Amore. (...cose sdolcinate da mater...) Ma a cosa pensi di preciso? (Bisogna investigare!)-
-Penso em ti e Alice.-

Niente. Ne sa.

Friday, October 13, 2017

Me too

#quellavoltache anche una volta é troppo.
Non so dire quale sia stata peggio.
Se quella volta sui mezzi (uno sconosciuto in treno, metro, navetta di ritorno da un concerto), quella sul lavoro (un capo, un collega), in triste ordine sparso.
Poi finisci anche per chiederti: 《ma sono loro, o sono io??》

Eh no cazzo, da dovunque la si guardi, ogni attenzione non richiesta è una molestia, indipendentemente dalla nostra reazione.
Sono riuscita a fuggire, a menare le mani, a urlare tra la gente. Ma purtroppo sono riuscita anche a rimanere interdetta, quasinstupidita, completamente angosciata da quello che era accaduto. Forse sono state quelle le volte peggiori.
Quelle volte che ci sentiamo così sono troppe e in troppo pochi lo sanno.  E allora vabbè, in sta "catena", stavolta, mi ci metto pur'io.
Una maledetta normalità che, per le figlie del mondo, non possiamo continuare a normalizzare.

Ciccioli di Catalunya

Erano le 5 e volevo tornare a dormire. C'ero quasi. Ed ecco che si presenta Puidgemont con il suo numerino, al banco della "Salumeria da Mariano". Dice che vuole un kg di ciccioli, ma intanto che dice di volerli non sembra del tutto convinto《uhmmm. Espera. Suspendo i ciccioli.》
Mariano lo guarda con una faccia un po' così e gli risponde: 《ok che per farli ne ho fatta battere tanta di carne, tutto freschissimo, ma sei sicuro di volerne tanti? Guarda che un kg di ciccioli es mucho! Ma un frigo grande lo tienes? Dimmi tu eh, se li chiedi o non li chiedi.》

Poi fortunatamente il sogno del dormiveglia si è interrotto e sono tornata ai soliti piccoli incubi dal profilo politico molto basso.

Friday, September 8, 2017

Future

Sarà la robusta fiacca degli ultimi mesi che mi costringe a una forzata calma. Sarà l'andazzo di questi ultimi 15 anni, che noia non ti conosco, ma certe cose che vorrei fare,  le potrei serenamente mettere sull'agenda della mia prossima esistenza, senza remore, né rimpianti. Davvero.
Non fosse che, visto il panorama, non so se ci saranno molte opportunità di vivere, per me, per noi, di nuovo su questa terra, nei secoli a venire. E mi roderebbe il culo se finissi su un pianeta metallico, reincarnata in un alieno androgino, con gli occhi da mosca, che non conosce l'amore nè le matite colorate. Davvero.
#SaveThePlanet

Thursday, September 7, 2017

E voliamo.

Il ritorno a scuola ha di bello questi discorsi, a tu per tu, nella lingua che ci viene meglio, ancora con gli occhi sonnacchiosi.

I.: os pombos comem muita porcaria e também comida...
Eu queria ser um passaiiinho e voar.
A.: davvero vorresti essere un passarinho (*uccellino)? Però un colombo no eh,  che di porcheria ne mangiano troppa.
I.: no....
A.: cosa ne dici di una gaivota? I gabbiani sono belli, volano sul mare...ti piacciono?
I.: sì. Quero ser uma gaivota. E voar...assim...
A.: qualquer dia (*un giorno). E posso venire con te?
I.: sì, tu ti transformas numa fata e poi mi trasformi numa gaivota. E voliamo.

Saturday, August 12, 2017

Decluttering on the beach

Nel tempo abbiamo accumulato una serie di palette, rastrelli, stampini e vari giochi da spiaggia da riempire quasi mezzo sacco dell'Ikea. Secchiello e innaffiatoio no, che non si sa mai dove vadano a finire. Ne abbiamo sempre uno solo.
Ma in realtà la natura regala ai bimbi tutto quello di cui hanno bisogno per giocare. Ieri, in spiaggia, abbiamo messo insieme una fila di bandiere, tipo Nazioni Unite, ma più pacifiche. Iago era molto fiero dell'opera, felice-felice.
In campeggio ha giocato solo con sua sorella, le pigne e i bastoncini, senza annoiarsi mai.
Che cazzo ci portiamo dietro tanta roba tutte le volte, io non lo so.

Wednesday, August 2, 2017

Notizie

Ho deciso che ve lo metto nero su bianco così, che mi ha fatto tanto ridere dentro, di tenerezza.
"Papá, sabes que a mamá tem um bebé na barriga?"
"Não posso. E quem pôs lá um bebé?"
"Foram os senhores. (Sono stati i signori.)"
....

Poi mezz'ore dopo: "A. gosto tanto de ti."
E sempre tanti baci.

Sunday, July 30, 2017

A Obidós

Lei.
Lei che, tra mille coroncine di fiorellini, sceglie quella coi peperoncini.
Ela.
Ela que, entre mil grinaldas de florzinhas, escolhe aquela com os piri-piris.

Lui.
- papà, aonde vamos?
- vamos ver um castelo.
- um castelo?  Podemos brincar aos príncipes e às princesas?
- sim, claro.
- mamá, tu es a minha princesa e eu sou o príncipe!

Monday, July 3, 2017

Sabes?

Sabes mamá. Eu gosssto tanto de ti.
Eu ado-o-te. 💖