Dovevo farmi un appunto delle ore lavorate questa settimana: ho preso l'agenda con il particolare del quadro di Gustav Klimt "Le tre età della vita". Ancora non mi sono decisa a fare con Dunia un tableaux vivant, ma bisogna che mi sbrighi, visto che la signorina sta crescendo...La mia piccola ha aggiunto arte ad arte, scarabocchiandomi la copertina. Mi piace. Aprendo una pagina a caso mi son resa conto che ha apportato il suo contributo anche all'interno. Ho avuto lo stesso brivido di tenerezza che mia mamma deve avere ancora aprendo le agende dei primi anni ottanta, riscoprendone le pagine scarabocchiate dalla sottoscritta. Da quando sono ty-ager, adoro le vecchie agende, anche se non ci scrivo quasi nulla.
Ieri sul treno, ritornando a casa non sapevo davvero cosa fare: non si puó guardare fuori, date che le finestre sono oscurate (vedi post: Penetrazioni Ferroviarie). Il libro non ce l'avevo, e poi é troppo difficile leggere Saramago in portoghese e in ora di punta. Anche il turismo umano, l'osservazione delle persone, ho appreso essere una pratica piuttosto insalubre, se praticata sui mezzi pubblici: si assorbono le energie negative dei pendolari (bastano le proprie), si induce il prossimo al dialogo futile (bastano le idiozie che ci si espone ad ascoltare sul lavoro), o si diventa oggetto di sguardi inopportuni di chi pensa di corrispondere una sonda di disponibilità sessuale piuttosto che una di analisi sociale come la mia.
Ho frugato nella borsa, dove sapevo stare la molesckina nera che mi hanno regalato Michela e Clelia per i 23 anni, prima che partissi per l'Erasmus, per leggere cosa l'unico foglio estensibile avesse assorbito di me in questi 4 anni. Era da tempo che volevo indagarlo, ma ancora non mi ero azzardata, pensando di trovare materiale che mi avrebbe fatto esplodere. Ho deciso di aspettare una fase propizia del mese. Alla fine il contenuto si é rivelato essere abbastanza terra terra:
- le prime lezioni che Silvia, mí alma, mi ha dato prima di partire: yo amo, tu amas...yo temo...yo parto
- nomi e email di persone di cui non ricordo la faccia; telefoni di persone che amo, ma a cui non telefono mai.
- una cartina scarabocchiata per spiegare a qualche aegyptopitecus dove stanno la Galizia e il Portogallo
- gli schizzi del ultimo tatuaggio
- ricette: la torta giamaicana della More, la zuppa di cipolle della Lucia, i capláz
- la parola piú lunga del mondo che Micha mi ha scritto davanti alla porta del Reixa, o dell'Avante: Schifffahrtsgesellschaftseinweihungsfeierlichkeiteneröffnungsrede (= discorso di apertura dell'inaugurazione della fiera dei cantieri navali)
- liste della spesa: tonno, queso, riso, carta da disegno...
- appuntamenti: voto inglese, mercoledi; viernes, revisión derecho
- tesi: Prestige - España o Macao alla Cina - Portugal?
- una intera bibliografia da fotocopiare
- info sull'ultimo colloquio di lavoro
E poi quello che ho pensato, quando il primo aereo mi portava davvero lontana:
- Vedere San Luca diventare piccino, non posso, seduta sul motore!
- Qualcosa mi ha chiamato dal torpore. Ho guardato giù, tra l'ala e il motore: Genova. Il porto vecchio, i carruggi, i cantieri navali, le strade dove ci hanno intrappolato, in quel luglio 2001-
- Non capisco se stiamo sorvolando il mare o la terra. L'uomo in divisa che mi ha controllato il biglietto prima dell'imbarco m'ha domandato se viaggiavo da sola. Belloccio. Questo raffreddore mi perseguita. [..] Era mare. [..] Quella in fondo potrebbe essere già Barcellona. [..] Cerchiamo di archiviare almeno per un po' quel che accade alle persone vicine, mettiamole lontane. Mettiamo tra noi un po' di km mentali, almeno fino alla prossima durezza. Partire e, ora, dormire.
E poi:
- Solo sole. A parte quando siamo arrivate. Viste per la prima volta le torri della cattedrale nascondersi nella nebbia. Uccelli a stormi aggrappati agli alberi. Urlanti.
- omissis
(..) Ancora mancava un buon quarto d'ora prima di arrivare alla stazione di Barcarena. Per ammazzare il ritardo ho inziato a scrivere:
Comincerò il famoso nuovo lavoro. Tornerò a star con gente di "altri" paesi. A sentirmi realizzata. Durerà due giorni o, se avrò culo, due settimane. Poi tutto tornerà normalmente normele. Mi tornerò a sentire in colpa per non passare abbastanza tempo con la mia piccola. Prostituendo le mie ore, le nostre, per qualche causa che non merita tanto, per qualcuno di arrogante e/o incompetente. Che mi insegnerà le cose a metà per non sentire che le mie punte stanno dietro ai suoi tacchi. E allora chiederò nuovamente una riduzione oraria, per portare a casa il minimo. Non il salario minimo, magari. Il minimo corrispondibile per il minimo di ore possibili a farsi in un incarico di responsabilità. Il minimo di carriera. Cercherò di boicottare il boicottabile , rendere semplice il mostro. Non so se sto continuando a scrivere davvero per uccidere il tempo, per darmi un tono in questo treno di pendolari o per finire questa moleskine...
Friday, November 16, 2007
Tuesday, November 6, 2007
i colori disponibili
Stavo uscendo dal piccolo caffé di fianco all'ufficio, mi sono girata indietro, verso il bancone, pensando che Paula stesse parlando con me.
La moglie di Luís stava vendendo un accendino a un uomo alto e nero, con un maglione a righe dalle tinte solari. Gli stava elencando i colori disponibili: «quer branco, roxo..». Con Carla sono tornata in ufficio, mi sono seduta alla scrivania, vicino alla finestra.
Il signore alto e nero si é acceso una sigaretta con il suo nuovo accendino dal colore nascosto nella sua mano, trascinando davanti a sé il suo sottile bastone bianco.
La moglie di Luís stava vendendo un accendino a un uomo alto e nero, con un maglione a righe dalle tinte solari. Gli stava elencando i colori disponibili: «quer branco, roxo..». Con Carla sono tornata in ufficio, mi sono seduta alla scrivania, vicino alla finestra.
Il signore alto e nero si é acceso una sigaretta con il suo nuovo accendino dal colore nascosto nella sua mano, trascinando davanti a sé il suo sottile bastone bianco.
Monday, November 5, 2007
Car*futur*stagist*
Direi che mi sento male. Ho appena rilasciato il click, sulla parola Gabon.Il piccolo omuncolo vestito di nero, con il naso piccolo ma spiovente, panciuto ma outrora non brutto, chimiamolo sig. Stylista... Ho lavorato per lui *a* gratis tutte quelle ore, dovendo persino ringraziare la grande opportunità di lavorare *a* gratis per lui. Tutte quelle ore sui tacchi, a fare fotografie a lui, ai suoi asciugamani, alle sue trapunte, a quelle donnette decadute ad afflosciarsi sul letto allestito nell'atlier. Mentre facevo tutto ció mi tappavo il naso, sprecando i miei piedi e il mio dito che azionava l'otturatore.
Quell'omuncolo ha avuto il coraggio di andare in televisione ed invece di parlare di quanto avrebbe dovuto promuovere - i suoi asciugamani, le sue trapunte profumate - ha avuto il coraggio di dire che lui lavora, disegna e cuce i vestiti dei principi dell'Arabia Saudita e per il presidente del Gabon.
Ai principi d'Arabia mi si erano già accaponatate pelle e budella, cercando di sperare in un'anima magna del presidente africano.
Wikipedia mi ha risposto quello che in fondo temevo: "Multi-party legislative elections were held in 1990-91 even though opposition parties had not been declared formally legal. President El Hadj Omar Bongo Ondimba, in power since 1967 and the longest-serving African head of state, was re-elected to another seven-year term according to poll results returned from elections held on November 27, 2005. According to figures provided by Gabon's Interior Ministry, this was achieved with 79.1% of the votes cast. In 2003 the President amended the Constitution of Gabon to remove any restrictions on the number of terms a president is allowed to serve. The president retains strong powers (...)."
Io ho lavorato gratis per una persona che va in televisione a darsi delle arie perché fa i vestiti per dei dittatori, assassini, misogini.
Car* futur* stagist*, attenti a chi il vostro lavoro e la vostra buona fede *a* gratis vengono sub-sub-sub-sub-appaltati. Continuo a sentirmi davvero male. Perdonate.
Saturday, November 3, 2007
segnalibri psicologici. nuovi-vecchi frammenti
Il sig. astrologo di Internazionale, eccellentissimo R. Brenzny, mi propone di far qualcosa che avevo giá fatto, quando nel '96 da Feltrinelli a Fe avevo comprato un segnalibro grigio, con una spirale bianca e una stella gialla, con questa poetico Nietsche:
"Solo chi ha il caos dentro di sé può generare una stella danzante".
Quel segnalibro andato perso, come tutti i segnalibri della mia vita. Quell'altro con l'orsetto che vedeva sciogliere e disintegrarsi il suo pupazzo di neve, con il nastrino verde, me lo aveva regalato papá, per il mio penultimo compleanno forse...é rimasto là, sul pavimento del SEF (Serviço Estrangeiros e Fronteiras) di Cascais caduto mentre leggevo "Gomorra" di Saviano, in attesa del mio certificato di residenza che avrei dovuto richiedere due anni prima . Quando sono tornata qualche giorno dopo, nuovamente per aspettare il maledetto foglio, che mi avrebbe permesso di lavorare, votare, essere considerata cittadina anche se italiana, avevo pure chiesto al segurança se lo avesse trovato...
Dopo un anno ho un lavoro del cazzo che non paga allo stato i miei diritti sociali: fabbrico contatti mail...ma nel fabbricare trovo un nuovo frammento, di tale António Gedeão che si chiede, nel mezzo di una poesia che in fin dei conti non vale la pena:
"As coisas belas,
as que deixam cicatrizes na memória dos homens,
por que motivo serão belas?
E belas, para quê?"
[Le cose belle/quelle che lasciano cicatrici nella memoria degli uomini/per quale motivo saranno belle?/E belle per che cosa?]
In quel che scrivo il filo sottile che lega le cose c'é...ma é molto molto molto sottile.
"Solo chi ha il caos dentro di sé può generare una stella danzante".
Quel segnalibro andato perso, come tutti i segnalibri della mia vita. Quell'altro con l'orsetto che vedeva sciogliere e disintegrarsi il suo pupazzo di neve, con il nastrino verde, me lo aveva regalato papá, per il mio penultimo compleanno forse...é rimasto là, sul pavimento del SEF (Serviço Estrangeiros e Fronteiras) di Cascais caduto mentre leggevo "Gomorra" di Saviano, in attesa del mio certificato di residenza che avrei dovuto richiedere due anni prima . Quando sono tornata qualche giorno dopo, nuovamente per aspettare il maledetto foglio, che mi avrebbe permesso di lavorare, votare, essere considerata cittadina anche se italiana, avevo pure chiesto al segurança se lo avesse trovato...
Dopo un anno ho un lavoro del cazzo che non paga allo stato i miei diritti sociali: fabbrico contatti mail...ma nel fabbricare trovo un nuovo frammento, di tale António Gedeão che si chiede, nel mezzo di una poesia che in fin dei conti non vale la pena:
"As coisas belas,
as que deixam cicatrizes na memória dos homens,
por que motivo serão belas?
E belas, para quê?"
[Le cose belle/quelle che lasciano cicatrici nella memoria degli uomini/per quale motivo saranno belle?/E belle per che cosa?]
In quel che scrivo il filo sottile che lega le cose c'é...ma é molto molto molto sottile.
Monday, October 1, 2007
fantasma color di foglia
A volte l'odio sotteso al mio essere un fantasma diventa piú intenso, palpabile, insopportabile. Sento normalmente mia questa faccia, tra le altre che ho (facile ai vicini appiattirmi su un piano mono-al-massimo-bidimensionale, comporta meno dispendio di energie emotive ed interpretative). Mi sento abitualmente un ologramma nella memoria di una collezione di persone a cui voglio un bene incondizionato, ma con cui mi metto nella condizione di essere/fare la tele-stronza, non essendoci in casa, sul voip, nella community, per e-mail e cazzi vari, o solo nello spirito giusto al momento del contatto. Non lo faccio apposta, dipende dalle circostanze, ma finisco per negarmi tout-court.
Difficile ai vicini rendersi conto, averne un'idea, dell'odio per la mia faccia trasparente ma color di foglia. Nel quotidiano dei vicini io non sono un fantasma, anzi il mio esserci puó anche diventare pesante. Ma i vicini ignorano, spesso per pigrizia.
É da un anno che non prendo l'aereo, vorrei che la prossima volta tuuuttto filasse liscio, almeno questa volta.
Non scelgo io quando il mio essere fantasma mi fa piú male. Forse sí in questi giorni mi sento piú sola, ma non é piú colpa del vicino. Il mio universo si é decentrato da un po' ed é tutto un insieme di circostanze. Ho solo voglia di stare con chi non si spaventa o incazza o adombra se dico quel che penso, quando lo penso. In questo o quell'esatto momento o circostanza.
Filo mi chiede di che impressionanti colori autunnali mi copro. Ieri notte seduta sul letto pensavo tutto questo e dicevo: Filo, vedessi che colori le mie tende!
Comments:
Re: fantasma color di foglia
Vola presto qui, io ho voglia di essere avvolta dal turbinio di quello che pensi. mi manca.
silvia | 02/10/2007, 09:11
Difficile ai vicini rendersi conto, averne un'idea, dell'odio per la mia faccia trasparente ma color di foglia. Nel quotidiano dei vicini io non sono un fantasma, anzi il mio esserci puó anche diventare pesante. Ma i vicini ignorano, spesso per pigrizia.
É da un anno che non prendo l'aereo, vorrei che la prossima volta tuuuttto filasse liscio, almeno questa volta.
Non scelgo io quando il mio essere fantasma mi fa piú male. Forse sí in questi giorni mi sento piú sola, ma non é piú colpa del vicino. Il mio universo si é decentrato da un po' ed é tutto un insieme di circostanze. Ho solo voglia di stare con chi non si spaventa o incazza o adombra se dico quel che penso, quando lo penso. In questo o quell'esatto momento o circostanza.
Filo mi chiede di che impressionanti colori autunnali mi copro. Ieri notte seduta sul letto pensavo tutto questo e dicevo: Filo, vedessi che colori le mie tende!
Comments:
Re: fantasma color di foglia
Vola presto qui, io ho voglia di essere avvolta dal turbinio di quello che pensi. mi manca.
silvia | 02/10/2007, 09:11
Saturday, September 29, 2007
hotel contact center
19 settembre »»
Sono affacciata alla finestra di un hotel, direi di lusso, visto che non mi potrei mai permettere un hotel del genere, nemmeno con il salario minimo, figuriamoci con il semplice sussidio di trasporto+pasto che mi compete e per il quale nessuno mi ha ancora contrattato. Ciononostante, questa é la chefa migliore che sia mai capitata a governare il mio precariato, esclusi i tempi di Radio Città dove non mi sentivo precaria ma, forse, freelance e il capo era Lenin che campeggiava a pastello sul lato destro del portoncino di quel seminterrato in via Masi a Bologna.
Oggi sono vestita da executive, con borsetta executive e scarpetta executive. Tutto comprato nella classe turistica dello shopping. Finanzieri e conferenzieri europei mi girano attorno, fumando e telefonando. Uomini in livrea continuano a far pulizia sui tavoli delle pause caffé. Vedo persone sforzarsi di parlare british, gesticolando in italiano. Mi fanno tenerezza mentre penso al mio code-switching inceppato tra portoghese e inglese.
Non sono nemmeno le 5 e il sole sta tramontando dietro i nuvoloni obesi di grigio, acqua e sporco della città. Il riflesso di me stessa contro il vetro si fa sempre piú nitido. Presto smetterò di poter veder fuori, l'altro hotel che os pretos, i neri, stanno costruendo. Non telefonano e fumano molto meno di questi finanzieri e conferenzieri. Da questa finestra ho visto oggi crescere un muro, mangiando frutta fresca e bevendo succo d'arancia. Nemmeno loro riusciranno a prendersi le ferie in un hotel come questo, dove anche i capi delle piccole agenzie di pubbliche relazioni rubano i resti del buffet.
20 settembre »»
Sono arrivata trafelata, sull'orlo del ritardo: ho caldo.
Un uomo interrompe per un attimo una conversazione telefonica in una lingua dell' est per dirmi: "keep smiling". Gli rispondo semplicemente che mi sto ancora svegliando, inghiottendo il mio "fanculo", meritatissimo.
La macchina di nuovo rotta, il triangolo d'emergenza in piena ora di punta, carreggiata a una corsia per ogni senso di marcia. L'assistenza tecnica in viaggio che non assiste, la polizia che mi parcheggia il mezzo fino a data da destinarsi. Il treno, la metro, i piedi dentro le scarpine nuove che chiedono solo: incerottami, please.
Aspetto che tutti i bancari entrino, rivolgo 4 frasi stentate nel mio english now not avaliable a mr. Johnatan. May I close the door? Sollievo. Vado in bagno, i cerotti di silicone del dott. S*** salveranno le prossime 12 ore di sapatinhos, gli stessi che la mia piccola ieri ha messo, girando tra la sala e cucina, con la stessa abilità che ho io a ciabattare su tacchi di cm 2 (tanti?). Controllo i miei peli (che oggi c'é l'inaugurazione dell'esposizione di decorazione, allestita perché il jet-set ci entri per farsi fotografare da me e appaia poi su riviste leggi-e-getta-il-tuo-cervello a cui la piccola impresa di pr passerà le immagini per gentile concessione di - tanta mia tristezza), mi trucco, and finally piscio.
Torno alla mia postazione, dietro il cartellino che recita S*** Hotels - Anna Rossi, autorizzazione per ogni passante a chiedermi cose: breakfast buffet? casa de banho? telefone? Mi tolgo le scarpe sotto il tavolino, loro non lo sanno ma io mica lavoro qui.
Ho freddo, mi rimetto la giacca executive. Hanno acceso l'A/C: microclima adattato a uomini medio-corplenti, con giaca e probabile cravatta strangola-cani accessoria, con portatile/valigetta e possibilmente valigia con le ruotine.
I neri che costruiscono l'hotel di fronte alle mie spalle, spariscono dietro le pareti in costruzione. Nella sala casteloX Hello Kitty presenta la nuova collezione e prepara i salatini. Oggi lasceró questo posto prima di pranzo. Ieri mi sono seduta con 3 signore, a cui in Italia avrei dato del tu, mentre qui nemmeno basta usare la terza persona, dire e.g. "você quer" (lei vuole) é troppo aggressivo, bisogna dire "a senhora quer" (la signora vuole) . Al tavolo c'erano tante forchette e coltelli e cucchiai. Sembrava di stare ad una tavola di bambine che giocavano a fare le padrone di casa che prendono il te. Prodigate in tanti formalismi verbali, tutte indecise sulle posate da scegliere.
Lisbona sta diventando, per le imprese europee, un luogo dove organizzare eventi e indirizzare outsourcing, si rivela algo barato, conveniente. Dormire in un hotel di lusso, pagare un 5 stelle é, per un europeo dei 13 (ossia dei 15, meno portoghesi e greci), un affare da poco. Lisbona offre scenario, entertainment, lusso e possibilità di allacciare buoni contatti.
Forse puó dare qualcosa anche a me. Per il momento ho deciso di uscire allo scoperto, continuando a recitare una parte che non mi appartiene, pur sapendoci entrare. Aspetto gli eventi: mi aspetto di trovare conversazioni vuote, donne sorridenti, con manicure e capello impeccabili, bracciali e anelli, ad affogare in calici leggeri xanax, valium e vesciche ai piedi, castigati da tacchi sputnik e fibbie cangianti; mi aspetto, con humor negro, uomini che vorrebbero essere come loro.
Ho giá mal di testa, sento giá l'odore delle mie ascelle. Ma non importa, poi devo cambiare d'abito.
Comments:
che sse fa pe ccampà
speravo di trovare conforto nel tuo blog, e forse l'ho trovato in un modo che non volevo. Nel senso del mal comune mezzo gaudio. Ma vaffanculo siamo talmente tanti con sto "mal comune" che il gaudio non è più mezzo ma ridotto in milionesime parti. e ci resta solo quel pezzettino di G o di A o di U o di D o di I o di O. che ci riempie il portafoglio che si è ridotto ad un portamonete che son le uniche che abbiamo. Ma Affanculo i sorrisi plastici e pensa alla gioia di guardare Dunia negli occhi, trasformala in corazza verso sti stronzi del commercio. Un super bacio durante un super abbraccio anarcoec
anarcoec | 29/09/2007, 17:15
Sono affacciata alla finestra di un hotel, direi di lusso, visto che non mi potrei mai permettere un hotel del genere, nemmeno con il salario minimo, figuriamoci con il semplice sussidio di trasporto+pasto che mi compete e per il quale nessuno mi ha ancora contrattato. Ciononostante, questa é la chefa migliore che sia mai capitata a governare il mio precariato, esclusi i tempi di Radio Città dove non mi sentivo precaria ma, forse, freelance e il capo era Lenin che campeggiava a pastello sul lato destro del portoncino di quel seminterrato in via Masi a Bologna.
Oggi sono vestita da executive, con borsetta executive e scarpetta executive. Tutto comprato nella classe turistica dello shopping. Finanzieri e conferenzieri europei mi girano attorno, fumando e telefonando. Uomini in livrea continuano a far pulizia sui tavoli delle pause caffé. Vedo persone sforzarsi di parlare british, gesticolando in italiano. Mi fanno tenerezza mentre penso al mio code-switching inceppato tra portoghese e inglese.
Non sono nemmeno le 5 e il sole sta tramontando dietro i nuvoloni obesi di grigio, acqua e sporco della città. Il riflesso di me stessa contro il vetro si fa sempre piú nitido. Presto smetterò di poter veder fuori, l'altro hotel che os pretos, i neri, stanno costruendo. Non telefonano e fumano molto meno di questi finanzieri e conferenzieri. Da questa finestra ho visto oggi crescere un muro, mangiando frutta fresca e bevendo succo d'arancia. Nemmeno loro riusciranno a prendersi le ferie in un hotel come questo, dove anche i capi delle piccole agenzie di pubbliche relazioni rubano i resti del buffet.
20 settembre »»
Sono arrivata trafelata, sull'orlo del ritardo: ho caldo.
Un uomo interrompe per un attimo una conversazione telefonica in una lingua dell' est per dirmi: "keep smiling". Gli rispondo semplicemente che mi sto ancora svegliando, inghiottendo il mio "fanculo", meritatissimo.
La macchina di nuovo rotta, il triangolo d'emergenza in piena ora di punta, carreggiata a una corsia per ogni senso di marcia. L'assistenza tecnica in viaggio che non assiste, la polizia che mi parcheggia il mezzo fino a data da destinarsi. Il treno, la metro, i piedi dentro le scarpine nuove che chiedono solo: incerottami, please.
Aspetto che tutti i bancari entrino, rivolgo 4 frasi stentate nel mio english now not avaliable a mr. Johnatan. May I close the door? Sollievo. Vado in bagno, i cerotti di silicone del dott. S*** salveranno le prossime 12 ore di sapatinhos, gli stessi che la mia piccola ieri ha messo, girando tra la sala e cucina, con la stessa abilità che ho io a ciabattare su tacchi di cm 2 (tanti?). Controllo i miei peli (che oggi c'é l'inaugurazione dell'esposizione di decorazione, allestita perché il jet-set ci entri per farsi fotografare da me e appaia poi su riviste leggi-e-getta-il-tuo-cervello a cui la piccola impresa di pr passerà le immagini per gentile concessione di - tanta mia tristezza), mi trucco, and finally piscio.
Torno alla mia postazione, dietro il cartellino che recita S*** Hotels - Anna Rossi, autorizzazione per ogni passante a chiedermi cose: breakfast buffet? casa de banho? telefone? Mi tolgo le scarpe sotto il tavolino, loro non lo sanno ma io mica lavoro qui.
Ho freddo, mi rimetto la giacca executive. Hanno acceso l'A/C: microclima adattato a uomini medio-corplenti, con giaca e probabile cravatta strangola-cani accessoria, con portatile/valigetta e possibilmente valigia con le ruotine.
I neri che costruiscono l'hotel di fronte alle mie spalle, spariscono dietro le pareti in costruzione. Nella sala casteloX Hello Kitty presenta la nuova collezione e prepara i salatini. Oggi lasceró questo posto prima di pranzo. Ieri mi sono seduta con 3 signore, a cui in Italia avrei dato del tu, mentre qui nemmeno basta usare la terza persona, dire e.g. "você quer" (lei vuole) é troppo aggressivo, bisogna dire "a senhora quer" (la signora vuole) . Al tavolo c'erano tante forchette e coltelli e cucchiai. Sembrava di stare ad una tavola di bambine che giocavano a fare le padrone di casa che prendono il te. Prodigate in tanti formalismi verbali, tutte indecise sulle posate da scegliere.
Lisbona sta diventando, per le imprese europee, un luogo dove organizzare eventi e indirizzare outsourcing, si rivela algo barato, conveniente. Dormire in un hotel di lusso, pagare un 5 stelle é, per un europeo dei 13 (ossia dei 15, meno portoghesi e greci), un affare da poco. Lisbona offre scenario, entertainment, lusso e possibilità di allacciare buoni contatti.
Forse puó dare qualcosa anche a me. Per il momento ho deciso di uscire allo scoperto, continuando a recitare una parte che non mi appartiene, pur sapendoci entrare. Aspetto gli eventi: mi aspetto di trovare conversazioni vuote, donne sorridenti, con manicure e capello impeccabili, bracciali e anelli, ad affogare in calici leggeri xanax, valium e vesciche ai piedi, castigati da tacchi sputnik e fibbie cangianti; mi aspetto, con humor negro, uomini che vorrebbero essere come loro.
Ho giá mal di testa, sento giá l'odore delle mie ascelle. Ma non importa, poi devo cambiare d'abito.
Comments:
che sse fa pe ccampà
speravo di trovare conforto nel tuo blog, e forse l'ho trovato in un modo che non volevo. Nel senso del mal comune mezzo gaudio. Ma vaffanculo siamo talmente tanti con sto "mal comune" che il gaudio non è più mezzo ma ridotto in milionesime parti. e ci resta solo quel pezzettino di G o di A o di U o di D o di I o di O. che ci riempie il portafoglio che si è ridotto ad un portamonete che son le uniche che abbiamo. Ma Affanculo i sorrisi plastici e pensa alla gioia di guardare Dunia negli occhi, trasformala in corazza verso sti stronzi del commercio. Un super bacio durante un super abbraccio anarcoec
anarcoec | 29/09/2007, 17:15
Friday, August 24, 2007
L'oroscopo di oggi
Vergine (23 agosto - 22 settembre)
Sei pronto a lasciarti alle spalle il passato, a rinunciare a ogni convinzione, a salutare una nuova innocenza e a ricominciare tutto da zero? Lo spero proprio, perché è quello che l'universo t'incoraggerà a fare. Eccoti qualche perla di saggezza per ispirarti:
1) "Non puoi sapere di cosa sei capace finché non provi a farlo", Colin Powell.
2) "Non sottovalutare mai il tuo potere di cambiare te stesso", H. Jackson Brown jr.
3) "Se la fortuna non bussa alla tua porta, costruiscile un portone", la mia amica Lucy Spinner.
4) "Dio ti richiama nel luogo in cui s'incontrano la tua più profonda felicità e la tua più insaziabile fame del mondo", Frederick Buechner.
da "Internazionale.it"
OHM!
Comments:
sticazzi
Il mitico Rob brezny ha la capacità di dire sempre quello che hai paura di fare nel momento che si pensa sia il più giusto per farlo. C'hai un bel compito!!!! Un bacione e ciaoooo Finalmente si possono fare commenti !!
anarcoec | 25/08/2007, 15:41
Sei pronto a lasciarti alle spalle il passato, a rinunciare a ogni convinzione, a salutare una nuova innocenza e a ricominciare tutto da zero? Lo spero proprio, perché è quello che l'universo t'incoraggerà a fare. Eccoti qualche perla di saggezza per ispirarti:
1) "Non puoi sapere di cosa sei capace finché non provi a farlo", Colin Powell.
2) "Non sottovalutare mai il tuo potere di cambiare te stesso", H. Jackson Brown jr.
3) "Se la fortuna non bussa alla tua porta, costruiscile un portone", la mia amica Lucy Spinner.
4) "Dio ti richiama nel luogo in cui s'incontrano la tua più profonda felicità e la tua più insaziabile fame del mondo", Frederick Buechner.
da "Internazionale.it"
OHM!
Comments:
sticazzi
Il mitico Rob brezny ha la capacità di dire sempre quello che hai paura di fare nel momento che si pensa sia il più giusto per farlo. C'hai un bel compito!!!! Un bacione e ciaoooo Finalmente si possono fare commenti !!
anarcoec | 25/08/2007, 15:41
Friday, August 3, 2007
astio e astinenza
C***uando non ho nulla di cui lamentarmi difficilmente riesco a scrivere. Ció non significa che non abbia bisogno di ferie, di tornare in qualche luogo, di avere il mare davanti a me, sedermi su un tappeto di aghi di un pini marittimi. Raccogliere conchiglie e fotografare funghi che crescono all'ombra umida di qualche albero come fa Andrea.
Voglio svuotare i miei polmoni dall'astio e dall'astinenza, da tutto quello che penso che siano alcuni altri e io vorrei essere. Svuotare la terra del mio tempo che vi rimane sbriciolato e che ho bisogno di recuperare, come Pollicino, nel sottobosco, correndo tra felci e ortiche profumate, sperando che nessun Orcaccio mi mangi.
E voglio mangiare la mia piccola di baci e innamorarmi tutti i giorni, maledette briciole, sparse tra le ortiche...
Commenti:
Re: astio e astinenza
anna, cara, sono alice. chiara mi ha accennato di questa tua finestra sul mondo... che bello vedere la tua foto, dopo tanto tempo. Dove posso scriverti una mail? un abbraccio.
alice rifelli | 30/07/2007, 12:04
Voglio svuotare i miei polmoni dall'astio e dall'astinenza, da tutto quello che penso che siano alcuni altri e io vorrei essere. Svuotare la terra del mio tempo che vi rimane sbriciolato e che ho bisogno di recuperare, come Pollicino, nel sottobosco, correndo tra felci e ortiche profumate, sperando che nessun Orcaccio mi mangi.
E voglio mangiare la mia piccola di baci e innamorarmi tutti i giorni, maledette briciole, sparse tra le ortiche...
Commenti:
Re: astio e astinenza
anna, cara, sono alice. chiara mi ha accennato di questa tua finestra sul mondo... che bello vedere la tua foto, dopo tanto tempo. Dove posso scriverti una mail? un abbraccio.
alice rifelli | 30/07/2007, 12:04
Friday, July 6, 2007
ossa dal mare
I tuoi fratelli sono là sotto. Trasformati in 283 piccoli tritoni ciechi, dalle ossa corrotte dal sale e da una notte lunga dieci anni.
Buonanotte Italia, grazie per la collaborazione.
http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/04-Marzo-2007/art15.html
Buonanotte Italia, grazie per la collaborazione.
http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/04-Marzo-2007/art15.html
Wednesday, June 27, 2007
i denti, il marcio e il cervello. edit in due tempi
Come dicevo il mio cervello puzzerebbe di morto. Se a qualcuno venisse in mente di segarmi il cranio quello che ci troverebbe dentro sarebbe puzza. ogni lunedì di lavoro corre. telefonate ogni tre secondi. l'archivio settimanale si consuma in pochi giorni, si straparla fino a diventare blu, la lingua si sconnette dal cervello, batte contro i denti lo stesso identico ritmo. pressa le parole "salve, sono Anna, chiamo per conto di ***, vorrei parlare con la persona che si occupa dei ****" nella mia bocca, nell'atrio aperto tra le mie orecchie.
Mi risuona, mi rintrona. Per fortuna siamo bravi, piú bravi dei nostri capi e gli archivi hanno delle falle, pieni di buchi e zeri e le telefonate si esauriscono ad ondate. Vanno e vengono per criteri economici di costi medi e marginali della telefonata per campagna, 3 a volte 4 campagne per settimana. Oggi é martedí é ho giá tempo di mandarmi un e-mail che poi copiaincollerò sul blog, formattazione permettendo, computer permettendo, tempo permettendo.
Oppure resterà come tanti scritti inutili, marciti in quaderni marci. come lettere, scritte, mai finite, stoccate a prendere odore di biancheria nel posto piú intimo e mio, nel cassetto delle mutande. Magari un giorno le spedirò a qualche feticista.
Con tutti i permessi che devo richiedere alla vita non pubblico nulla da un sacco. Pubblico inutili curriculum nei mailbox di mezza Lisbona. No reply.
Mia figlia ha cominciato a camminare e io non ho detto nulla sul suo oscillare, prendere coraggio, prendere il via...correre e ballare. Domenica le ho tagliato i capelli per la prima volta nella sua vita, non ho fatto uno scempio come ho fatto di tutte le bambole a cui ho osato avvicinare le forbici durante l'infanzia. adesso é una piccola paperina pettinata alla Amélie...É il mio dolce la sera, prima del suo dormire. Ora, mentre sto editando, mi sedie in braccio, rincuccia la testa tra le tette, sbriciola il pane che le ho dato per tenerla buona e mi imbocca. Ha le tempie calde e le guancine fresche. La rimetto giù. Continuo ad editare cosa ho scritto ieri al lavoro.
La mia minuscola rivolta privata non é ancora cominciata, ma già bolle, sta per saltarmi il coperchio. La mia rivoluzione mignon é stanca di essere messa a tacere dalla mia ragione, dai miei se e dai miei ma, dal mio cercare di abbassare la fiamma sotto la pentola, mentre un'altra fiamma lotta per tenersi forte e aggrapparsi a quel che viene, sempre tardi, la sera. Non c'é nulla di profondamente nuovo, é anche per questo che non pubblico, poi mi si dice che il mio diario é un incitamento al suicidio di gruppo. Ma poi insomma, devo pure continuare ad avere lo sfiatatoio dove riverso il mio fiaschetto di rabbia, amore mezzo espresso e lotta quotidiana, il remare contro, il dare tutto e darci addosso.
Chi si deve sacrificare é la donna? Perché é sempre stato così? Questo é il paese dello status quo, quel poco che hanno amano lasciarlo indisturbato, anche se sta cadendo a pezzi. Lisbona cade a pezzi, le case vecchie traboccano di marcio e quelle nuove marciscono in fretta. I denti in bocca alle persone marciscono e scompaiono nel pane che mangiano. Mi prendono in giro se io con i denti sani vado dal dentista: lo spirto guerrier mi corre fuori, mi spintona l'anima e non mi lascia in pace...
La piccola strilla e io ritorno in me. Si strofina gli occhi di nuovo tra le mie tette. Corrono baci e carezze.
Mi risuona, mi rintrona. Per fortuna siamo bravi, piú bravi dei nostri capi e gli archivi hanno delle falle, pieni di buchi e zeri e le telefonate si esauriscono ad ondate. Vanno e vengono per criteri economici di costi medi e marginali della telefonata per campagna, 3 a volte 4 campagne per settimana. Oggi é martedí é ho giá tempo di mandarmi un e-mail che poi copiaincollerò sul blog, formattazione permettendo, computer permettendo, tempo permettendo.
Oppure resterà come tanti scritti inutili, marciti in quaderni marci. come lettere, scritte, mai finite, stoccate a prendere odore di biancheria nel posto piú intimo e mio, nel cassetto delle mutande. Magari un giorno le spedirò a qualche feticista.
Con tutti i permessi che devo richiedere alla vita non pubblico nulla da un sacco. Pubblico inutili curriculum nei mailbox di mezza Lisbona. No reply.
Mia figlia ha cominciato a camminare e io non ho detto nulla sul suo oscillare, prendere coraggio, prendere il via...correre e ballare. Domenica le ho tagliato i capelli per la prima volta nella sua vita, non ho fatto uno scempio come ho fatto di tutte le bambole a cui ho osato avvicinare le forbici durante l'infanzia. adesso é una piccola paperina pettinata alla Amélie...É il mio dolce la sera, prima del suo dormire. Ora, mentre sto editando, mi sedie in braccio, rincuccia la testa tra le tette, sbriciola il pane che le ho dato per tenerla buona e mi imbocca. Ha le tempie calde e le guancine fresche. La rimetto giù. Continuo ad editare cosa ho scritto ieri al lavoro.
La mia minuscola rivolta privata non é ancora cominciata, ma già bolle, sta per saltarmi il coperchio. La mia rivoluzione mignon é stanca di essere messa a tacere dalla mia ragione, dai miei se e dai miei ma, dal mio cercare di abbassare la fiamma sotto la pentola, mentre un'altra fiamma lotta per tenersi forte e aggrapparsi a quel che viene, sempre tardi, la sera. Non c'é nulla di profondamente nuovo, é anche per questo che non pubblico, poi mi si dice che il mio diario é un incitamento al suicidio di gruppo. Ma poi insomma, devo pure continuare ad avere lo sfiatatoio dove riverso il mio fiaschetto di rabbia, amore mezzo espresso e lotta quotidiana, il remare contro, il dare tutto e darci addosso.
Chi si deve sacrificare é la donna? Perché é sempre stato così? Questo é il paese dello status quo, quel poco che hanno amano lasciarlo indisturbato, anche se sta cadendo a pezzi. Lisbona cade a pezzi, le case vecchie traboccano di marcio e quelle nuove marciscono in fretta. I denti in bocca alle persone marciscono e scompaiono nel pane che mangiano. Mi prendono in giro se io con i denti sani vado dal dentista: lo spirto guerrier mi corre fuori, mi spintona l'anima e non mi lascia in pace...
La piccola strilla e io ritorno in me. Si strofina gli occhi di nuovo tra le mie tette. Corrono baci e carezze.
Friday, June 8, 2007
job-ileo
sono stanca di questo lavoro: la vecchia guardia, vecchia neanche 5 mesi, sta scomparendo. La maggior parte delle persone entrate con me sono state riassorbite dal mercato del lavoro estemporaneo o dal fannullismo socialmente utilizzabili. la mia pazienza marcisce qui. il mio cervello comincia a puzzare da morto. il tempo mi mangia il tempo. tic tac. tic tac. tic.
Tuesday, March 27, 2007
Penetrazioni ferroviarie

Il treno che mi trasla di solito dalla periferia al centro, in modalità A/R, ha le finestre opache.
Al momento della costruzione, sul lato
esterno dei vetri é stata posta una pellicola che lascia passare la
luce, ma non permette di vedere cosa sta fuori, per dove stiamo
passando, specialmente quando il sole é basso. Alcuni
finestrini fanno eccezione: qualcuno o qualcosa ha strappato o leso
parti del velo sugli occhi. Un velo di Maia, che quasi non permette a
nessuno di imbizzarrirsi. Fà di di noi cavalli amorfi, senza ricordi da
elaborare attraverso il paesaggio, comunque grigio, nell'urbe liminare.
Penetrazioni ferroviarie in una vagina non ancora adulta, ma invecchiata
precocemente da troppi parti di animalità postmoderne.
Bisogna chiudere gli occhi e concentrarsi per girare la pagina della
giornata trascorsa, decidere di andare avanti, o indetro. Un
concentrarsi necessario per sentirsi vivi anche se furibondi.
Ma oggi la buona notizia sono io, in prima pagina di un giornale senza prezzo, sotto i 4 anni di guerra in Iraq. Incredibile ma vero. Essere un po' il sole e la buona nuova.
Friday, March 23, 2007
tutti uguali davanti alla frontiera
Aspetto cenando da sola le mie lenticchie rosse, sbucciate, con il riso, le spezie, la zucca, il porro e l'aglio. Aspetto, cenando da sola, l'ora di cena quando saremo due a tavola. E io lo guarderò mangiare da dietro il computer. Sono le 11 e mezza passate. La 2 sta passando Lisboetas, documentario su genti d'altrove venute a Lisbona.
Odio tutto di questo documentario, che forse avrei plaudito ai tempi del cine Lumiéré di via Pietralata. Non svolazzavo piú per Bologna quando l'hanno trasferito dalla regia regione del Pratello.
Ma, ORA, odio questo documentario. Vite di gente dagli occhi languidi, nostalgici, ma sicuramente incapaci di contenere la saudade da alma portuguesa. Poveri in soldi e documenti; analfabeti del neolatino che dicono una palavra di ogni nazione, dalle alpi triestine all'oceano, azzeccandoci più spesso quando la sorte li ha fatti nascere tra il Danubio e il Mar Nero.
Odio questo documentario, queste immagini pietose di madonne d'avorio, composte nelle loro maternità silenziose, di uomini che si sforzano per uscire dal'incomunicabilità. Il microfono ne cerca la voce distorta dall'impegno. Che bravi sono a provarci! (Che imbecilli sono, non ci riusciranno mai a parlare come noi.)
L'occhio della camera ne cerca la miserabilità, la colonna sonora la aumenta fino a farmi desiderare di vomitare le mie lenticchie. Io sono come loro. Parliamo male ma parliamo tante più lingue di voi, maledetti registi. Non siamo contenti, ma siamo più coraggiosi di voi, che ve ne state fermi lì, davanti e dentro lo schermo, a giudicarci. A vendere i nostri sogni, abortire le vostre buone idee e i vostri amori.
Lo sento io, con le mie stelline del trattato di Roma nel portafoglio. Figurati chi, anche se viene dalla Polonia continua a sentirsi dare del clandestino. Manco fosse un offesa. Figurati chi, qui, non arriverà mai.
Comments:
Re: tutti uguali davanti alla frontiera
ciao anita!!
l'importante è che dappertutto ti vogliono benissimo ;) come noi qui a casa base.
anarcoelogo | 27/03/2007, 17:47
Re: tutti uguali davanti alla frontiera
Tutti uguali sempre!!
Ma si fatica molto a ricordarlo...
meija | 26/03/2007, 15:56
Odio tutto di questo documentario, che forse avrei plaudito ai tempi del cine Lumiéré di via Pietralata. Non svolazzavo piú per Bologna quando l'hanno trasferito dalla regia regione del Pratello.
Ma, ORA, odio questo documentario. Vite di gente dagli occhi languidi, nostalgici, ma sicuramente incapaci di contenere la saudade da alma portuguesa. Poveri in soldi e documenti; analfabeti del neolatino che dicono una palavra di ogni nazione, dalle alpi triestine all'oceano, azzeccandoci più spesso quando la sorte li ha fatti nascere tra il Danubio e il Mar Nero.
Odio questo documentario, queste immagini pietose di madonne d'avorio, composte nelle loro maternità silenziose, di uomini che si sforzano per uscire dal'incomunicabilità. Il microfono ne cerca la voce distorta dall'impegno. Che bravi sono a provarci! (Che imbecilli sono, non ci riusciranno mai a parlare come noi.)
L'occhio della camera ne cerca la miserabilità, la colonna sonora la aumenta fino a farmi desiderare di vomitare le mie lenticchie. Io sono come loro. Parliamo male ma parliamo tante più lingue di voi, maledetti registi. Non siamo contenti, ma siamo più coraggiosi di voi, che ve ne state fermi lì, davanti e dentro lo schermo, a giudicarci. A vendere i nostri sogni, abortire le vostre buone idee e i vostri amori.
Lo sento io, con le mie stelline del trattato di Roma nel portafoglio. Figurati chi, anche se viene dalla Polonia continua a sentirsi dare del clandestino. Manco fosse un offesa. Figurati chi, qui, non arriverà mai.
Comments:
Re: tutti uguali davanti alla frontiera
ciao anita!!
l'importante è che dappertutto ti vogliono benissimo ;) come noi qui a casa base.
anarcoelogo | 27/03/2007, 17:47
Re: tutti uguali davanti alla frontiera
Tutti uguali sempre!!
Ma si fatica molto a ricordarlo...
meija | 26/03/2007, 15:56
Tuesday, March 13, 2007
Una giornata nel mondo
"Scrivere una storia intitolata Una giornata nel mondo. E così descrivere:
come sorga il sole sul Tibet, sul Sahara, su Firenze e su Lima;
come si sveglino i bambini, come si sveglino le donne, come si sveglino gli operai;
come si spanda l'odore del caffé, del té, delle uova strapazzate, del sangue di una gallina appena sgozzata, della kasava;
come vadano al lavoro i contadini;
come si mettano in moto i treni, i carri armati;
come le donne in riva al fiume comincino a fare il bucato;
poi il meriggio, la vita che si ferma (ai Tropici, nel Ciad, nel Mali, nel deserto di Atacama, dei Gobi, del Karakum, ecc.);
come si scolpisca il legno, si modelli l'argilla, si scalpelli la pietra, si martelli il metallo, si sfaccetti il diamante;
come si pesti la manioca, si sarchino le patate, si manovri la mane e si piloti l'aereo;
come ovunque risuoni qualche macchinario;
poi il cessare dell'opera, il ritorno dal lavoro;
come si avvicini il crepuscolo;
la sera;
come si accendano i focolai, le luci alle finestre, i lampioni e i neon, l'addome delle lucciole, gli occhi del serpente boa;
come arda la savana, come ardano villaggi e città dopo un'incursione;
come a Cernobyl si aprano le porte dell'inferno;
come ci mettiamo a cena, come guardiamo la tv, come un bimbetto voglia (o non voglia) dormire;
ma come, prima o poi ogni cosa finisca per scivolare nel sonno;
prima però l'accostarsi dei corpi, come lo si senta;
e poi i sussurri, le voci, i richiami, le grida (tutta una torre di Babele di linguaggi, di intonazioni, di suoni, di sonorità, di scongiuri, di bemolle e diesis);
il lento ingresso nel buio della notte;
l'entrare nel tormento dell'insonnia, nelle visioni, negli incubi, oppure in un sonoro russare, nell'oblio, nei sogni;
come la terra sprofondi nel nulla e come, dopo poche ore, con l'alba, ne riemerga."
Ryszard Kapuscinski - 9 agosto 1995 - Lapidarium
tutte le volte che leggo questo pezzo muoio dalla voglia di andare, ma anche di restare a fantasticare, aspettare la notte, nello stesso identico posto, fino alla prossima estate, quando le cicale canteranno ancora.
Comments:
Re: Una giornata nel mondo
lo so Silvia, me lo ricordo come ieri e come oggi. ho preso le ferie per quando la mia formichina che non risparmia amore per me mi viene a trovare...:)
anita | 20/03/2007, 18:06
Re: Una giornata nel mondo
quando sei partita mi hai regalato un foglio, che avevi in camera tua a fe, mentre ti aiutavo a fare quella immensa valigia. sul foglio c'erano queste parole che adesso sono appese sopra il mio letto.
silvia | 16/03/2007, 11:55
come sorga il sole sul Tibet, sul Sahara, su Firenze e su Lima;
come si sveglino i bambini, come si sveglino le donne, come si sveglino gli operai;
come si spanda l'odore del caffé, del té, delle uova strapazzate, del sangue di una gallina appena sgozzata, della kasava;
come vadano al lavoro i contadini;
come si mettano in moto i treni, i carri armati;
come le donne in riva al fiume comincino a fare il bucato;
poi il meriggio, la vita che si ferma (ai Tropici, nel Ciad, nel Mali, nel deserto di Atacama, dei Gobi, del Karakum, ecc.);
come si scolpisca il legno, si modelli l'argilla, si scalpelli la pietra, si martelli il metallo, si sfaccetti il diamante;
come si pesti la manioca, si sarchino le patate, si manovri la mane e si piloti l'aereo;
come ovunque risuoni qualche macchinario;
poi il cessare dell'opera, il ritorno dal lavoro;
come si avvicini il crepuscolo;
la sera;
come si accendano i focolai, le luci alle finestre, i lampioni e i neon, l'addome delle lucciole, gli occhi del serpente boa;
come arda la savana, come ardano villaggi e città dopo un'incursione;
come a Cernobyl si aprano le porte dell'inferno;
come ci mettiamo a cena, come guardiamo la tv, come un bimbetto voglia (o non voglia) dormire;
ma come, prima o poi ogni cosa finisca per scivolare nel sonno;
prima però l'accostarsi dei corpi, come lo si senta;
e poi i sussurri, le voci, i richiami, le grida (tutta una torre di Babele di linguaggi, di intonazioni, di suoni, di sonorità, di scongiuri, di bemolle e diesis);
il lento ingresso nel buio della notte;
l'entrare nel tormento dell'insonnia, nelle visioni, negli incubi, oppure in un sonoro russare, nell'oblio, nei sogni;
come la terra sprofondi nel nulla e come, dopo poche ore, con l'alba, ne riemerga."
Ryszard Kapuscinski - 9 agosto 1995 - Lapidarium
tutte le volte che leggo questo pezzo muoio dalla voglia di andare, ma anche di restare a fantasticare, aspettare la notte, nello stesso identico posto, fino alla prossima estate, quando le cicale canteranno ancora.
Comments:
Re: Una giornata nel mondo
lo so Silvia, me lo ricordo come ieri e come oggi. ho preso le ferie per quando la mia formichina che non risparmia amore per me mi viene a trovare...:)
anita | 20/03/2007, 18:06
Re: Una giornata nel mondo
quando sei partita mi hai regalato un foglio, che avevi in camera tua a fe, mentre ti aiutavo a fare quella immensa valigia. sul foglio c'erano queste parole che adesso sono appese sopra il mio letto.
silvia | 16/03/2007, 11:55
...aiglatson
Mi ero abituata alla tua mancanza, ma ora non riesco a pensare che tu non sia qui.
un film che per lui é quasi una fiaba, mi trascina a fare per Dunia una zuppa di lacrime e patate...
Niente.
un film che per lui é quasi una fiaba, mi trascina a fare per Dunia una zuppa di lacrime e patate...
Niente.
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