Tuesday, February 16, 2010

Repubblica freudiana

Ma non era Italcase?
E la prodezza continua imperterrita...

Monday, February 15, 2010

‘Iamme e moltiplicateci – o delle Rincorrenze

Ricorrono le ricorrenze. Si rincorrono e mi rincoglioniscono.
Lunedì di Carnevale. Oggi e domani le scuole e gli asili del subcontinente portoghese sono chiuse.

“Ma perché chiudono?” “Non lo so. Gli ci piace fare la festa a scuola il venerdì (giorno chiaramente festaiolo secondo la tradiscion giudaico-cristofora)”.

Così i genitori si ritrovano con lo scherzo di dover piazzare il proprio figlio da qualche parte, se per caso tocca loro di dover lavorare.
Santo Suoceràme: il mio virgulto é già dalla nonna paterna a sbaffarsi la sua sopinhaaaah.

Indi seggo, cercando di attirare l’attenzione di chi deve ancora arrivare a casa. Speravo, penso, in una cenetta romantica, magari fuori, ma il conto corrente sembra una fiumara d’estate.

Eurosiccità.

Magari in casa. Ma:
- non si fece la spesa;
- ci sono troppi avanzi di pasta scotta con pesto rinsecchito, dal mezzogiorno, mai oserei.
- C’é il pão d’alho del LIDL da scongelare;
- c’é un vino spagnolo con tappo frangibile da stappare, se ci riesci.

Provaci ancora.

Il mio abbigliamento da fêmme fatal comprato dal cinese é ricoperto da felpa vecchia come la mia gravidanza e da pantaloni vecchi come il mio erasmus, con accessorio foro anulare sulla chiappa sinistra. Giusto per mostrare un po’ di cellulitica grazia.

Sembro un Mag-num, come dicono i tughi, non per l’appetibilità.
Per la forma.


Crash.

Quella piccola vacca nera e pelosa e baffuta della Sufi ha rotto il piatto Ikea (servizio da 6 meno 4) che ospitava il pão d’alho.
E dopo la ramanzina viene a chieder perdono. Calda come il pane. Pelosa come una gatta.

Ricorrono, rincorrono, rincoglioniscono le ricorrenze.
Piove.
Il sabato passato, più passato di quello scorso, festeggiammo i 4 della Du, invitando tutti i bambini dei nostri amici. Gli amici bambini.
E persone care di cui non penso di avere mai raccontato.

K* e J*, portoghesi, hanno due bimbe: A* e S*, 4 e 3 anni. Ci vuole molto coraggio e molto amore per farne una appresso all’altra.

L* é colombiana, con il primo volo é fuggita da NY quando un giorno si é affacciata alla finestra di casa sua é ha visto crollare le due torri. É arrivata qui e ha avuto C*, ricciolo di 3 anni. Ora sta con N*.

A* é arrivata con P*, hanno la biondina K*, 2 anni, e stavano per conoscere D*. E questa é una storia triste, ma il sorriso non tace sulla bocca dei presenti ed é questo che deve importare.

L* portotedesca, ha una bimba di 7/8 anni, M* e il suo papà prestato durante tutto il mese, tranne i week-end dispari, si chiama A*, viene dall’Argentina e parla quasi tutte le lingue europee.

M* é mia cognata, sta con T* e la loro bimba S*, che va per i 5, é una copia caffelatte della mia Du.

Anche S* e R* sono di matrice locale, ma hanno vissuto in Olanda fino ai 20 anni circa, ora dividono un tetto e i loro bimbi avuti con altro papà e altra mamma, L* & L*, 3 e 2. Altri coraggiosi.

E poi ci sono E* e J*, che sono stati genitori 6 giorni dopo di me, ma B* nemmeno sembra dello stesso raccolto, molto più piccina della mia.
Questi genitori hanno un età media di 32, 33 anni.

E poi ci sono la F* e P*, mesi, che mi sembra conoscere da quasi sempre.

Qualcuno di loro aspetta un nuovo virgulto di 4 mm.

Penso ad altre persone che mi mancano tanto. E domando loro se la smetteranno di farmi sentire diversa entro i 33. Jesus. Che non é una diversità da stigma, ma so vorrei vedere e abbracciare e baciare le pance delle mie amiche. Ho nostalgia, saudade - che é diverso - della mia. Vorrei tanto avere una nuova pancia e un nuovo amore piccolino di cui covare le cellule a moltiplicarsi...Tic, tac, tic, tac. Tic.

Tic. Tic. Tic. Piove. Governo ladro. Everywhere.

Il governo portoghese dedica l’Orçamento de Estado AKA Finanziaria a tante belle cose. Vedi il nuovo sussidio ai neonati. 200 intoccabili bellissimi Eipos per ogni nuovo nato per cui lo Stato si prende la briga di aprire un conto in banca. I soldini si trasformeranno in 200 euri (+ interessi...di chi lo vediamo subiterrimo) toccabili al 18º compleanno. Un bel prestito a 18 anni per le banche in crisi.

***

Si consumarono le cene, e si fa subito notte.

E si fa freddo di nuovo in queste case poco coibentate che tanto vale fumarsi una sigaretta con la fenetre aperta intanto che si compone.
E mi s-compongo di nuovo, aspettando il sonno che stava quasi arrivando.
Si scrive lo stesso, perché domani é già tardi per poterlo fare.

Poi quella vecchia storia delle porte semichiuse, o attraverso la cui serratura filtra qualche luce, a tratti, con l’ombra della polvere che fluttua sospesa e fa strani disegni come minuscole farfalle senz’ali. Non si vola, é solo la spinta delle correnti cir-convenzionali.

Secondo me tra qualche tempo sarò di nuovo a spasso, senza potermela spassare.

Nel posacenere, la sigaretta fatta dalla mano di Sérgio crepita umidità e le mie ossa le fanno eco nell'antro del bacino.

La vita, con quasi trent’anni, trenta euro in conto corrente e il trenta del mese é ancora lontano, la vita, contenuta in part-time in queste case fredde, ammuffite, con i pavimenti decrepiti porta a rimandare ciò che altrove si rimanda lo stesso.

Penso a mia madre, che andava a comprarmi(ci) le tutine da neonato, per sentirsi fare domande dalla commessa stralunata, che non sapeva decidere se la giovanile signora sull’orlo dei sessanta sarebbe stata mamma o nonna.

Giovane Italia senza mamme ventenni.

Giovinezza sgualcita e riciclata in ronde di quartiere per occupare i disoccupati.

Mi guardo in foto e vedo una signora della mia età. Chi non la conosce non ci crede. Cazzo, “una Signora”. Io ci credo eccome, anche troppo, guarda le rughe...mica bella. Ma, alla fine, va benissimo così.

L’unica pena é sapere di non potermi moltiplicare, e allo stesso tempo, dividermi tra le storie che corrono in parallelo. Mondi che ruotano attorno a assi paralleli. E non dire tutto quel che mi viene in mente, quando mi viene in mente, al destinatario che mi viene in mente.
Ho regalato una piccola bicicletta rosa alla mia piccola bambina rosa. Sì, é entrata in una profonda fase rosa, più profonda e rosa della profonda fase rosa di Picasso.

Mi sentivo molto ferraresamente orgogliosa dando ordini al biciclaro del megastour. “Il sellino così, il manubrio cosà, le ruotine pomì...per favore”.

Penso che un giorno dovrò star vicino a chi sono lontana. A chi mi ha insegnato la bicicletta e mi ci ha portato tante volte.
A chi mi ha preso sul sellino, sul portapacchi, sul cannone e sul manubrio. O solo per mano.

Non so ancora scegliere dove andare e stare. “Mi offrono un carico di responsabilità”. Ho accettato, sottoscritto; volevo la bicicletta e pedalo, con amore perché ho imparato così e senza casco perché son cresciuta senza.

Non so mai se é troppo presto o troppo tardi. Per via del “presto”, il “meglio tardi che mai” non regge.

Voglio una casa, una macchina per le emergenze (già, la Seat ’93 è partita senza una destinazione, senza noi a bordo), una scuola e un lavoro come (d)io comando e commando; un campo di pomodori e un albero di pesche; la salute dei miei - che la mia non importa (é solo immaginazione) – e tutti i miei vicini. Aspetto il duemiladodici per vedere il nord magnetico cambiare rotta, scardinare gli assi di rotazione e ridurre le mie distanze prima del mio giro-vita (che anche tutta questa ciccia rubiconda é ipocondria), un fratellinosorellina; mio fratello correre da me (e ho detto correre, sia chiaro).

Voglio visitare un isola e mangiarne i frutti che odorano di sole e del sale sulla riva respirare il sapore.

Però vedi, ogni tanto, per caso, ci si legge a sussurrare, suggerire una preghiera laica anche se appassionata.

Che se non si dice mica “padre” ma solo “papà” (alle volte), é meglio.
Ah...e auguri papà, venerdì era anche il tuo compleanno.
E adesso sì, vado a letto. Che io non comando ancora. Nemmeno dio.

Sunday, January 24, 2010

Terapeutici punti neri della situazione

Come se potessi fingere di essere sana senza digitare le mie quattro tonteras di tanto in tanto.

Sto imparando che oltre ad avere una voce suadente al telefono bisogna sapere come riservare gli IP fissi, origliare l'accento scottish senza farsi prendere dallo sconforto, e a non perdere di vista il fatto che, almeno nel fine settimana, sarebbe necessario riprendere le fila di se stessi invece di pensare ai fili su cui mettere in fila le mutande umide profumate di ammorbidente.

Mi chiedo se ci saranno personaggi che faranno una ricerca boooooleiana di "mutande umide" o "mutande" + "profumate" o "mutande umide profumate" e se il mio blog avrà più visitors per questo motivo nelle prossime settimane.

Ma poi mi dico anche che sono io che non visito più tanto me stessa. Anche se ne ho nostalgia.
E allora che cazzo pretendo?
Dagli altri intendo.

È orribile pensare che io mi debba preoccupare di quel che altri-altri, persone di cui non me ne può proprio fregare di meno, in questo caso persone-solo-lavorativamente al di sopra di me, penseranno di me.
Mentre mi tocca allontanarmi da me stessa per 300 euri in più al mese.

Che puttana!

Non vedo l'ora che dentro di me si infuochi la rivolta.

Wednesday, January 6, 2010

Chirurghi di Casablanca



Oggi pome, come desejado, ho potuto dare un risultato al mio progetto pre-natalizio.
Fare IL Pupazzo di neve (o bonek'é'nevv) con la Piccina.



Scendiamo armate di carota, in compagnia del babbo (o nonno).

Raccatta la neve, fanne una palla gigante, falla rotolare per riuscire a render la palla ancor più gigantosa.

"Aspetta, tesoro, la mamma e il nonno prendono un caffé"
"ok"
"Patatina, corri, che altrimenti il cinese ci ruba la nostra palla!! Io arrivo, eh?"
"ok"

Fai n'altra palla, non per farle la testa (perché la Piccina vuole un pupazzo combo, con il busto), mettila sopra la prima.

Fanne una terza, per farci la testa e mettila sopra la seconda, a sua volta risultata un po' quadrata. Il pupazzo sembra in realtà una pupazza, con un seno appena accennato.

La addobbiamo di tutto punto, la pupazza. Braccia, sorriso, naso, occhi, bottoni (questi ultimi ricavati con delle pietruzze e con un container di sorpresine K***).



Noi e la nostra spettacolerrima pupazza abbiamo attirato l'attenzione degli avventori del caffé, tutti distintamente del subcontinente indiano e di un distinto signore con la pipa. Tutti si sono voluti fotografare l'opera, un pakistano addirittura in compagnia di.

La Piccina si è rotolata nella neve, si è armata di palle per corrispondere alle nostre, finché stanca non si è messa a chiamare "mamma" quella cosa bianca e sorridente.

Siamo state in casa una mezz'ora.
Quando siamo uscite di nuovo, qualcuno aveva già aumentato il seno della signora pupazza. Come capezzoloni dei tappini rosa dell'acqua S*** B***.

Chirurghi di Casablanca. Poi dicono che stare al grattacielo suckz*.


*con la zeta con la bocca storta.

Tuesday, January 5, 2010

la pista




Il suono che preferisco, che cerco tanto quando ho bisogno di star sola.
Il rumore dei miei passi nella neve.
Non andando per un bosco, ma solo diretta al supermercato, ho isolato la pista sonora. Nella mia mente.
Crush. Crush. Crush.
Mi mancava solo respirarlo, quel rumore.

Sunday, December 20, 2009

Volver. Atto 1.


Liebe Micha,
He vuelto a Santiago.
Bueno, hemos vuelto. Para Dunia fue la primera vez. Para mí fue el primero volver.
Te lo contaré con este mi Español que sabe a bacalhau, a alho e a caralho. Que nunca tuvo mucha poesía. Se que tu lo entiendes de todas formas. Que me entiendes.
Volví a Santiago por el Camino del Norte, desde el Oceano Mar de Ribadeo, donde hemos parado un dia de Diciembre de 2003, hace seis años- Parámos un ratito para un café o algo así, yendo a Bilbao, te acuerdas?
Bien. No conseguia no pensar en tí.
El viaje todo no fue muy bien programado, porque no sabíamos si el coche conseguira llegar a los quilómetros queridos o si nos hubiera dejado en el medio, con el lio de tener que llamar a el callcenter portugues de la seguradora italiana, para tener ayuda en España. No quería hacerme ilusiones una vez más, ni hacer ilúsiones a María y sus padres, que siempre les prometí que iba y nunca todavía había ido.
Así que ni avisé a Eva, que casi con certeza estaba en Compostela. Bueno ya sabes que el único programa para mí es ir aunque ultimamente me parece de estar demasiado parada, será el miedo de perderlo todo.
Puta vida...ehm, quiero decir...pura vida. “Aguentar cinco minutos más y después cinco minutos más.” (Esta peli, “Bienvenido a casa”, me la enseñó un amigo y un día la verás).
Efectivamente para gustarse siempre lo pequeño y lo que queda afuera del programa es necesario un mínimo de prosa bien cuentada aunque no muy bien pensada y algún perfeccionismo en la acción, jodido de entender para quien se lo programó todo, no sólo los próximos cinco minutos.
Guardo mis planos infinitesimales y se usar bien las coniugacciones. Me conoces. Pero puedo ser yo la jodida de la historia. O la abuela nostálgica que dá consejos inutiles. O el lobo que acaba por hacer daño por causa de estas asquerosas leyes de la naturaleza.
Mira, asquerosas exclusivamente porque las tomamos en consideración sólo cuando tengamos que resolver asuntos cumplicados con nuestra consciencia, o no conseguimos usar alguna o toda parte de nuestro sistema cardio-cerebral.
Santiago: lloré solo unas ordenadas lágrimas al ver a mí casa.
Aparcamos el coche mismo allí en frente de Rua de Touro 5. Bajando las calles y los callejones hacia el cientro, y tambien al volver, me he dado cuenta que las piedras eran jovenes, la ciudad era mia, como si nunca la hubiese dejado. Mí Casa.
Lo siento, porque habia escrito esto hace mucho tiempo, luego cuando volvémos. Ténia mucha más cosas que contar. Bueno, ya te las contaré.
Me he dajado más a mi misma que a Santiago, en algunos momentos.
Estaban aún mis pisadas en el suelo. Pude oir nuestros pasos.
La que parecia mas vieja allá era yo. Las rugas, que mis amigas fingen no ver, parecen unos caminos mucho más pisados de aquella rocha lisa. Unas rugas de sonrisas, unas de malos, demasiados pensamientos.
Me gustaria haber tenido el tiempo para desecharme en piezas de vidro, curarme un poco más. Correr un poco más y distilar unas gotas más, de aquellas gotas que me asombran unas noches. Demostrar a mi misma que tengo los mismos pulmones para gritar cuando me apetezca.
El aire de Santiago cargado de lluvia mismo que no llueva.
El Chino y Teresa nos han reconecido. Te acuerdas? Por la noche, la última, Dunia se quedó a dormir y María y Rafa cuidaron de sú sueño como los mejores hermanos del mundo. Salímos, bebemos unos vasos y chupitos, comemos un grande bocadillo e una trufa milagrosa. En nuestro beber nos acuerdamos de mucho y mucho de tí.
Ténia mucha más cosas que contar. Ya te las contaré. Bueno, se que mí brujo no me abandona.
Un beso.

Monday, July 27, 2009

a.a.asta

Non ci sono leggi razziali così dure.
Non ci sono escort a raccontarci che il Primo Ministro non ama il preservativo.
Ma ci sono le aste di armi (mitragliatori, pistole, carabine, fucili, coltelli, sciabole, pugnali e spade) organizzate dalla Polizia di Stato.
Chi la compra 'sta roba?

Tuesday, July 14, 2009

prima della mezza stagione

So di essere stata diversa.
Più bianca, più trasparente, più bella.
Pronta a tutto, senza essere pronta al peggio.
Pronta per le perle.

Non sono più perla.

Diventata conchiglia, un granello di sabbia nell’occhio.
Un granello piccino, patetico se vuoi.
Un granello lacrimoso.
Pietruzza che vorrei spurgare senza sentirla sparire sfregiandomi
la carne.

Senza perdere la vista.
Senza perdere di vista.

Mare, vieni e nuotami attorno.
Estate, lavami dentro con la tua mano di spuma,
prima che tornino le mezze stagioni.

Wednesday, July 8, 2009

sul fondo

Come la bella prima di cadere addormentata, mi sono punta il dito cercando una penna nella borsetta, incontrandovi prima una spilla aperta.
Annuso le lenzuola che sanno di lavato, di acqua profumata messa a seccare penzolando su un cortile ventoso e assolato.

La penna non scrive, frugo nella mia casa di pastelli, di colori con la punta grossa di feltro. Trovata.
Torno prona a inspirare quel biancore giallino. Un piede sotto il ginocchio, riesco a continuare la mia sfida contro un nuovo libro che vuole essere aperto e letto.
Stand by.
Di solito i più grossi son quelli che termino prima. Si può vedere dalle orecchie nelle pagine: quasi non ci sono.

Le mie lettere scrosciano fuori dalla penna, volano ad un'altezza di due mm sulle righe che le guidano. Tipico dei sognatori ad occhi aperti, degli svaniti, degli sbadati, degli sbandati, di chi sta in altre bande, in altri luoghi, con la testa o l'anima.

Riporto le lettere a rincorrersi affannate sulla riga, diligenti. Non sono il tipo. Non dovrei.
Avessi il mio PiccoloComputer, il lettore non sarebbe rimasto impantanato con seghe grafologiche.

Non voglio inziare un nuovo libro, perché ci sono libri e libri. Quelli che si leggono per addormentarsi, pieni di numeri, fatti, date, idee, o per addormentare, con orchi, streghe, draghi, fate.

Gli altri, quelli che si leggono per tenersi svegli o per svegliarsi. O per passare da un sogno, un'incubo, o una mera ricorrenza onirica, con o senza sonno, ad un'altro.
Interrompono il flusso, il fiume che discorre, gettano una pietra del loro volume sul letto del torrente. I pesci cambiano percorso, l'acqua cammina con bolle diverse.
Quei libri lì fan passar la voglia di scriver perché pare che non ci sia più niente da aggiungere. Dicono della vita quando arriva, dell'amore nelle sue infinite partenze, del pane quotidiano, delle occasioni perse, delle esistenze prese. Al volo o in volo. Di quei libri lì ne ho appena finito uno che mi invade ancora, mentre all'inizio avevo paura che mi volesse far male.

***

Ieri ho ritrovato nell'agenda una frase di Sara (della mia Sara), che mi ha lasciato perché sa che sono cose che adoro ritrovare, come i post-it nei vocabolari.
Diceva delle mie poche rughe e dell'amore della mia vita.
Oggi all'asilo lei smangiucchiava ancora la sua merenda, quando sono arrivata per la riunione con l'educatrice per ricevere l'excelente pagella di fine anno e tutti i disegni degli ultimi 10 mesi.
La guardavo in mezzo agli altri, più cresciuti, lei, con quello yogurt con i pezzettoni di fragola che in casa non mangerebbe mai nemmeno per sogno ma all'asilo, no, si comporta benissimo. Ha cominciato a guardarmi fisso, a passarmi la mano sul volto. Le sue ditina, le unghiette hanno calcato l'orlo delle guance, dal fianco della narice al canto della bocca. Poi sulla fronte, orrizontalmente. «Mamá, tens uma linha aqui» (Mamma, hai una linea qui).
Le mie rughe, l'amore della mia vita. Le mie occasioni PRESE.

Cresco, non ammaino la vela, c'é troppo vento. Ma chissenefrega. L'ancora è troppo grande per lasciarmi portar via.

Friday, July 3, 2009

expulsa

Mi rimangio tutto quello che ho detto.
Finché le cose stanno così io mi mantengo espulsa dall'Italia.

Mandateci via tutti, magari su dei treni.
Magari con i carrelli arruginiti.
Poi bruciateci.

Vado a tatuarmi un numero sul braccio.
Poi torno e vi faccio sapere com'é stato.

Monday, June 29, 2009

o segurança

Festival come da figura: per la seconda volta nella sua vita l'Anna si ascolta i Wailers da fuori del recinto.

Si approssima il terzo gruppo, l'Anna & altri astanti trangugiano il contenuto del bicchiere di plastica, perché no, con il bicchiere (pieno) non si puó entrare, né con le bottiglie (di plastica) nella borsa.

"Ma voi con il biglietto e senza braccialetto...dovete entrare dall'altra entrata".

Anna & friends vanno all'altra entrata, mimetizzano la bottiglia da 2l di bevanda adolescenzialmente alcolica nella borsa di Romina, avvoltolata nella felpa di Anna, i culi cicciottelli confondono ulteriormente.

Romina parla con il buttafuori "maaaa, non si può tornare nel campeggio una volta entrati nel recinto?"
"No, no. Penso di no"
"maaaaa?"
"No. Non so...chiedete all'altra entrata"
Anna: "Maaa, senta, metta caso che mi venissero le mestru proprio adesso, com'é que é?"

Il buttafuori balbetta, lingua asciutta, sguardo perso...dopotutto è di figa che si parla.
Anna & Ro entrano nel recinto, zero perquisizioni.
L'Anna si ferma un attimo, beve un sorso dal bicchiere...poi, pensa e fa pubblicità alla sua impresa: "oh genteeeee, ho il vino in manooooo!".

Ho vinto.

Thursday, June 11, 2009

dentro (di)scorre il fiume

Il fiume è lì, dentro la terra.
Non si nota, ma c'é, dietro il vento che lo spinge veloce.
Il rosso che vedi, é solo la punta del ponte.
La mano che ci potremmo dare è nascosta.
Lì sotto lo sguardo di pietra che ha dio.

Wednesday, June 10, 2009

Corintia, mio amore

"Corintia meu amor", dicevo nel sonno senza saperlo.

Adesso scopro che esiste una canzone: "Corintia (meu amor é o timão)".
Romina, que viveu no Brasil, dice che é l'inno di una squadra di São Paulo (il Corinthias, soprannominato "il timone" - o timão), che ha pure vinto il campionato.

Forse non sognavo della Grecia e dei suoi capitelli, né di biscotti con l'uva passa.
Forse ho solo sentito sta canzone, ma non saprei dire dove, forse dai brasiliani casinari che abitano davanti a casa mia, ma leggo il testo e non mi suona.
Magari sono proprio una Caotica che vuole uscire dal suo corpo e nella sua vita precendente era una moça da torcida.
L'autore é morto nell'82.

Forse ho solo letto queste parole intanto che cercavo qualcosa...e mi rendo conto che l'autore é lo stesso di "Trem das onze" (1964) e allora mi tranquillizzo e rinuncio al Caos a breve termine, perché quella canzone l'ho citata e cercata...era lì sul google quella frase, forse, ma non c'é ora. Boh.

Poi i ricercatori che hanno i soldi per la ricerca dicono che sognando si fanno dei legami craeativi tra le cose che abbiamo in testa.

Romina se la ride e dice..."Mah, secondo me ti vedi con mio marito!"

Monday, June 8, 2009

tutte le gnocche del presidente

Da El País, in italiano: http://www.elpais.com/articulo/internacional/Le/immagini/proibite/da/Berlusconi/elpepuint/20090605elpepuint_2/Tes

Friday, June 5, 2009

postcard from Italy

Dopo aver pensato di non riuscire a votare, ho lottato contro l'antibiotico soporifero e trovato il certificato che mi permette di votare all'ambasciata per il parlamento europeo, che era arrivato alla mia vecchia residenza portoghese.
Trovo anche una cartolina, del mio antico Comune di residenza, in Italia.

Cito:

"L'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia è stata indetta in Italia per i giorni di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 blablabla (...)
Per questa elezione la S.V. è stata ammessa a votare in una selzione elettorale istituita nello Stato membro dell'Unione europea in cui si trova e potrà votare blablabla (...)
Negli stessi giorni (...) avranno luogo in questo Comune anche l'elezione diretta del presidente della provincia e del consiglio provinciale, (...) del sindaco e del consiglio comunale nonché (...) dei consigli circoscrizionali.

Inoltre nei giorni di sabato 20 giugno e domenica 21 giugno si svolgerà l'eventuale turno di ballottaggio per l'elezione diretta del presidente della provincia e/o (...) del sindaco.
Se la S.V. vorrà tornare in questo Comune per esprimere il voto per le elezioni amministrative, potrà votare in questo Comune anche per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti l'Italia blablabla (...)

Questa cartolina-avviso dà diritto a tutte le agevolazioni di viaggio concesse agli elettori per la votazione di sabato 6 giugno e domenica 7 giugno 2009 (e) per partecipare all'eventuale votazione del turno di ballottaggio blablabla (...)

Sia per ritirare la tessera elettorale personale sia per ottenere le agevolazioni di viaggio, con la presente cartolina-avviso dovrà essere esibito il passaporto o un altro documento di riconoscimento."

Poi in calce si legge (in italiano, inglese, francese e tedesco):

"VALE PER RILASCIO SUI PERCORSI F.S. DI UN BIGLIETTO A.R. RIDOTTO"

Allora io domando:

a) mi state pigliando pel culo?
b) Come ci arrivo io da qui a lì con un biglietto delle F.S.?
c) Per inviare questa puttanata si son spesi i denari dei contribuenti, oltre alle energie volute per riciclare la carta su cui è stata stampata questa puttanata (e speriamo che sia riciclata). Lo sapete?
d) Perché se io sono residente qui, invece di votare per il sindaco di Lisbona e la circoscrizione di São João, devo votare per il sindaco di Ferrara e annessi e connessi, mentre un ferrarese residente a Milano, Roma, Napoli o Punta Raisi deve votare per i rispettivi sindaci delle città ove risiede?
e) O nevvero e sono io che dico stronzate?