Momenti National Geographic.
In cucina.
Tre formiche lottano contro un vermicello prima che illo si trasformi in crisalide e poi in stupida farfalletta degli alimenti.
Per me potete perire in combattimento.
E anche male.
Vai di aspirapolvere.
Monday, September 29, 2014
Tuesday, September 23, 2014
Medio año - c'é latte e latte.
Se avete un'amica che sta allattando, datele fiducia in se stessa. Rallegratela.
Svergognate pubblicamente chiunque provi solo a dubitare della qualità/quantità del latte materno. Economico, ecologico, a Km zero, 4x4, dosi di amore e tenerezza incontrollabili.
L'OMS incoraggia l'allattamento al seno esclusivo fino ai sei mesi e poi, introducendo i vari alimenti, fino ai due anni.
Le mamme dovrebbero essere libere di tornare a lavorare di conseguenza.
Con Dunia, la pediatra, ossessionata dalle curve di crescita, mi aveva fatto alternare il latte materno a quello artificiale, a partire dal primo mese compiuto. "Il tuo latte é povero" diceva. Stronzate.
Forse aveva fatto male i conti, non aveva pensato alle castronerie che avevano fatto in ospedale, dove per via del biberon che le hanno somministrato senza ragione e senza permesso, la piccola non aveva avuto subito la perdita di peso considerata fisiologica, avendola invece a casa quando ho provato a darle solo il mio latte.
Che difficile. Quelle pile di biberon da sterilizzare sparsi per la cucina quando di cose da fare ne hai abbastanza.
Fino al sesto mese le ho dato comunque un chupito di tetta (meno ti viene chiesto, meno produci).
Logistica a parte, il latte della mamma é il migliore che esista, perché si adatta alle necessità del bambino, sia in qualità che in quantità.
Il piccolo ha fatto i fatidici sei mesi sabato scorso. Ha smesso di essere un bebézinho, un piccolo bebé.
Ora é un bebé grande che sta seduto, rotola, striscia e comincia a parlottare.
Buoubuoubuou.
Un po' in ritardo rispetto alla Du. Forse perché é un cucciolo di uomo e non di donna, forse perché negli ultimi mesi abbiamo girato come trottole e anche loro hanno bisogno di calma per mostrare quello che hanno imparato osservando il mondo.
Ma Olá e Mammmmmmmaaa, lo dice già da un pezzo.
Sono felice, orgogliosa, mi sento piena ed appagata. Riesco quasi a mandare giù le frustrazioni di due cesarei.
Con Iago siamo riusciti a vincere questa prima tappa.
Certo ci sono stati giorni in cui credevo di avere meno latte o che si stesse esaurendo. Paura. Poi ripensavo alle parole delle mie amiche e delle infermiere e tornavo a crederci subito.
Il piccino chiedeva solamente di più, perché ci sono giorni in cui i bimbi crescono più rapidamente.
La tetta poi risponde amorevolmente. Momenti di gioia che rimpiangerò (foto in calce).
La settimana scorsa, sono andata a trovare le colleghe. Molte, soprattutto molte mamme, osservando Iago si sono meravigliate del fatto che fosse esclusivamente allattato al seno. Troppo cicciottello e in salute. (Beh, sicuramente più rotondetto di sua sorella! tiè!)
Tante superstizioni, perpetrate dagli stessi medici, forse conniventi con chi commercia il latte in polvere.
Ora qualcosa sta cambiando. Se vi capita, spargete la voce.
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Tuesday, September 16, 2014
Così, mai. O del ritorno.
Credo di non essere mai stata tanto triste per via dell'inizio dell'anno scolastico e della necessaria e accessoria fine dell'estate.
Tornare a scuola era, in fin dei conti, sempre bello. A scuola mi divertivo: studiare mi é sempre stato facile, ero la secchiona simpatica che si impegnava per far passare anche gli altri.
Con alcuni distinguo per non scivolare nel buonismo o nello scurdammoce 'o passato, volevo un gran bene ai miei compagni e sentivo che anche loro ne volevano a me. Ricordo ancora delle bacinelle di lacrime che ho versato insieme all'E., l'ultimo giorno di 5ª superiore.
Ieri la signorina è tornata a scuola, apriti cielo.
Approfitto del sonno mattutino dei masculi, per aggiornare l'etere con i miei appunti serali degli ultimi giorni. Avere il computer disponibile ed averlo da sola è cosa rara di 'sti tempi.
L'ultima luna dell'estate è entrata oggi nella sua fase calante e tra cinque giorni inzia un nuovo anno per la scuola pubblica portoghese. Visto che di matite e penne ce ne sono abbastanza in casa, tutto sommato il materiale scolastico da comprare si circoscrive ai vari repellenti e shampoo antipidocchi (e qualche testa d'aglio d'ordinanza contro vampiri e malocchi).
La piccola non dorme ancora nella stanza accanto, la sento tintinnare i suoi campanellini appesi alla cavigliera che le hanno regalato mentre eravamo in campeggio.
Note to self: Mai più in campeggio con un bambino tanto piccolo, per di più con una virosi intestinale. (Ci sarà ancora un bambino tanto piccolo nella mia vita?)
L'infante impannolato mi dorme accanto, girato sul fianco, in barba all'ultima corrente di pensiero che vorrebbe che i bebè dormano a pancia in sù, un braccio così e uno cosà, la testina pomì.
Con Dunia usavo metodi contenitivi per mantenerla nella posizione canonica, che otto anni fa consisteva esattamente in quella adottata ora da Iago, che di cilindri costrittivi e coperte a mò di fascia non ne vuole sapere. Lei invece adorava sentirsi sicura, abbracciata.
Che due tipi! Continuo a credere che tutto dipenda dal trattamento estremamente diverso che hanno avuto durante le prime ore di vita extrauterina. Dunia, senza ragione allontanata da me per quasi 15 ore, obbligata senza necessità a nutrirsi al biberon. Iago, immediatamente tra mie braccia, subito dopo la sutura.
La gatta, scaldandomi la pianta dei piedi, alterna la vigilia al dormiveglia, ancora con il collarino che mister le ha comprato, caso si fosse persa mentre eravamo in vacanza. Non le abbiamo ancora tolto il sonaglio (che credo fermamente conduca i felini alla pazzia) così, per il momento, abbiamo due signorine a tintinnare per casa.
Insomma. Bam! Ho ancora tre mesi di maternità ultrasottopagata ma ciao estate. Ieri buttavo giù i miei piani per la stagione, qui e là. Ed ora, finito tutto.
Mi trovo ad incazzarmi perché tante persone vicine danno per scontato che io mi comporti in un certo modo, che tre settimane in Italia mi bastino e poi, via a far quello e quell'altro.
Quando avrei potuto decidere diversamente: tre mesi in Italì e vaffanculo.
La parola magica é: decidere.
Sono io stessa a darmi per scontata, a stare nella mia posizione, alternando il mio grembiulino da massaia al mio contrattino di lavoro (uh, vero...rinnovato...per un altro periodo a termine).
Mi resta il rimpianto per aver fatto quello che gli altri, compagno e nonne in promo luogo, si aspettavano che facessi. Senza pensare bene a quello che io volessi e decidere di conseguenza.
Cazzo, Anna, da quanto tempo aspettavi un occasione così? Per poter capire effettivamente com'è il quotidiano della vita che hai lasciato. E per poi poter decidere di nuovo, cosa è effettivamente meglio per te.
Certo è che se fossi rimasta tre mesi, col cavolo che bastavano i fiori di Bach per rimettermi sull'aereo.
Tutto sommato è un patto tacito che facciamo in primo luogo con noi stessi, quello che ci fa stare al "nostro" posto. Tutti i cazzo di giorni.
Geograficamente, questo è un posto degno solo quando si sta in ferie, godendo l'uno dell'altro, stando insieme. Ora che sono terminate, aiuto (per non esclamare ancora "cazzo!!").
Iago ha ancora solo pochissimi dei tanti capelli con cui è sbucato fuori da me. Sul cume della testa ne avrà al massimo una decina che si notano ormai solo al tatto, ben più lunghi degli altri che stanno crescendo forti, ma comunque biondicci.
Come tutti i giorni siamo passati davanti alla scuola di Dunia. Era ieri che la sono andata a prendere l'ultimo giorno dall'a.s. 2013-2014.
Il futuro, prima di avvenire, sembra sempre così lontano. Invece.
Quando Dunia è nata pensavo: "C'è tempo. Nel 2012 andrà a scuola; io avrò 32 anni." C'é tempo, mi ripetevo.
Nel 2012 c'è stato il terremoto a Ferrara; Dunia ha visto le montagne, quelle vere, per la prima volta; la mia amica T. ha conosciuto i miei amici di sempre. Che altro?
Il 2012 è ormai passato da un pezzo.
Ho persino vividi ricordi di quanto nel passato ho immaginato essere il futuro. Di particolari mai verificatisi. Di una Dunia con le treccine, seduta a disegnare con me, alla tavola illuminata dai finestroni della sala della nostra prima casa, a Monte Abraão. Dei suoi piedini a penzoloni, dondolanti da una sedia che probabilmente non é mai esistita.
Avrò tra i milioni di foto che ho scattato alla piccina, un'immagine reale dei suoi piedini a penzoloni? Me lo domando ora, che non sono più piedini (porta il 34!) e che non penzolano più.
E d'altro canto ora con Iago rivivo momenti, di lei piccina, con me.
Perchè certi ricordi, capaci di riempirci il cuore di panna e nutella, non sono sempre vividi e a portata di mano? Come se invece di essere sul desktop del nostro cervello, fossero stati infilati per una svista in una cartella smarrita, mimetizzata a sua volta, tra altre sottocartelle senza nome?
A volte sul desktop abbiamo cose davvero ridondanti, poco interessanti e inutili. Abbiamo sicuramente la spazzatura, che di rado svuotiamo.
Tutto questo turbinio di files sparsi e trovabili solo con la ricerca avanzata, nonostante la nostra mania di frazionare il tempo in ordinate ore, settimane, anni, mi fa cercare di stringere a me ogni istante, con morbosa e insana forza, con l'assurdo risultato di avere già nostalgia di qualcosa che non è ancora finito.
Sono ancora a casa con il piccolo formaggio profumello, ma temo già il momento del distacco, a dicembre.
...è un po' come la ritrita storiella della sabbia, che più saldamente la stringi nel pugno, più rapidamente ti fugge dalle mani.
Il male oscuro di cui soffro sono vari, in realtà. Curatemi. Ditemi che sarà bellissimo tornare a lavorare, quando mi sto arrovellando il cervello per cercare di non farlo.
Cara estate 2014, sei stata bella. Bellissima, forse la più bella di tutte. Altroché miss.
Forse perchè, mai come ora, sono stata coscente della tua fine.
Un estate escatologica, tanto per fare la secchiona.
Tornare a scuola era, in fin dei conti, sempre bello. A scuola mi divertivo: studiare mi é sempre stato facile, ero la secchiona simpatica che si impegnava per far passare anche gli altri.
Con alcuni distinguo per non scivolare nel buonismo o nello scurdammoce 'o passato, volevo un gran bene ai miei compagni e sentivo che anche loro ne volevano a me. Ricordo ancora delle bacinelle di lacrime che ho versato insieme all'E., l'ultimo giorno di 5ª superiore.
Ieri la signorina è tornata a scuola, apriti cielo.
Approfitto del sonno mattutino dei masculi, per aggiornare l'etere con i miei appunti serali degli ultimi giorni. Avere il computer disponibile ed averlo da sola è cosa rara di 'sti tempi.
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Mercoledì, 10 settembre
L'ultima luna dell'estate è entrata oggi nella sua fase calante e tra cinque giorni inzia un nuovo anno per la scuola pubblica portoghese. Visto che di matite e penne ce ne sono abbastanza in casa, tutto sommato il materiale scolastico da comprare si circoscrive ai vari repellenti e shampoo antipidocchi (e qualche testa d'aglio d'ordinanza contro vampiri e malocchi).
La piccola non dorme ancora nella stanza accanto, la sento tintinnare i suoi campanellini appesi alla cavigliera che le hanno regalato mentre eravamo in campeggio.
Note to self: Mai più in campeggio con un bambino tanto piccolo, per di più con una virosi intestinale. (Ci sarà ancora un bambino tanto piccolo nella mia vita?)
L'infante impannolato mi dorme accanto, girato sul fianco, in barba all'ultima corrente di pensiero che vorrebbe che i bebè dormano a pancia in sù, un braccio così e uno cosà, la testina pomì.
Con Dunia usavo metodi contenitivi per mantenerla nella posizione canonica, che otto anni fa consisteva esattamente in quella adottata ora da Iago, che di cilindri costrittivi e coperte a mò di fascia non ne vuole sapere. Lei invece adorava sentirsi sicura, abbracciata.
Che due tipi! Continuo a credere che tutto dipenda dal trattamento estremamente diverso che hanno avuto durante le prime ore di vita extrauterina. Dunia, senza ragione allontanata da me per quasi 15 ore, obbligata senza necessità a nutrirsi al biberon. Iago, immediatamente tra mie braccia, subito dopo la sutura.
La gatta, scaldandomi la pianta dei piedi, alterna la vigilia al dormiveglia, ancora con il collarino che mister le ha comprato, caso si fosse persa mentre eravamo in vacanza. Non le abbiamo ancora tolto il sonaglio (che credo fermamente conduca i felini alla pazzia) così, per il momento, abbiamo due signorine a tintinnare per casa.
Insomma. Bam! Ho ancora tre mesi di maternità ultrasottopagata ma ciao estate. Ieri buttavo giù i miei piani per la stagione, qui e là. Ed ora, finito tutto.
Mi trovo ad incazzarmi perché tante persone vicine danno per scontato che io mi comporti in un certo modo, che tre settimane in Italia mi bastino e poi, via a far quello e quell'altro.
Quando avrei potuto decidere diversamente: tre mesi in Italì e vaffanculo.
La parola magica é: decidere.
Sono io stessa a darmi per scontata, a stare nella mia posizione, alternando il mio grembiulino da massaia al mio contrattino di lavoro (uh, vero...rinnovato...per un altro periodo a termine).
Mi resta il rimpianto per aver fatto quello che gli altri, compagno e nonne in promo luogo, si aspettavano che facessi. Senza pensare bene a quello che io volessi e decidere di conseguenza.
Cazzo, Anna, da quanto tempo aspettavi un occasione così? Per poter capire effettivamente com'è il quotidiano della vita che hai lasciato. E per poi poter decidere di nuovo, cosa è effettivamente meglio per te.
Certo è che se fossi rimasta tre mesi, col cavolo che bastavano i fiori di Bach per rimettermi sull'aereo.
Tutto sommato è un patto tacito che facciamo in primo luogo con noi stessi, quello che ci fa stare al "nostro" posto. Tutti i cazzo di giorni.
Geograficamente, questo è un posto degno solo quando si sta in ferie, godendo l'uno dell'altro, stando insieme. Ora che sono terminate, aiuto (per non esclamare ancora "cazzo!!").
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Sabato, 13 settembre
Iago ha ancora solo pochissimi dei tanti capelli con cui è sbucato fuori da me. Sul cume della testa ne avrà al massimo una decina che si notano ormai solo al tatto, ben più lunghi degli altri che stanno crescendo forti, ma comunque biondicci.
Come tutti i giorni siamo passati davanti alla scuola di Dunia. Era ieri che la sono andata a prendere l'ultimo giorno dall'a.s. 2013-2014.
Il futuro, prima di avvenire, sembra sempre così lontano. Invece.
Quando Dunia è nata pensavo: "C'è tempo. Nel 2012 andrà a scuola; io avrò 32 anni." C'é tempo, mi ripetevo.
Nel 2012 c'è stato il terremoto a Ferrara; Dunia ha visto le montagne, quelle vere, per la prima volta; la mia amica T. ha conosciuto i miei amici di sempre. Che altro?
Il 2012 è ormai passato da un pezzo.
Ho persino vividi ricordi di quanto nel passato ho immaginato essere il futuro. Di particolari mai verificatisi. Di una Dunia con le treccine, seduta a disegnare con me, alla tavola illuminata dai finestroni della sala della nostra prima casa, a Monte Abraão. Dei suoi piedini a penzoloni, dondolanti da una sedia che probabilmente non é mai esistita.
Avrò tra i milioni di foto che ho scattato alla piccina, un'immagine reale dei suoi piedini a penzoloni? Me lo domando ora, che non sono più piedini (porta il 34!) e che non penzolano più.
E d'altro canto ora con Iago rivivo momenti, di lei piccina, con me.
Perchè certi ricordi, capaci di riempirci il cuore di panna e nutella, non sono sempre vividi e a portata di mano? Come se invece di essere sul desktop del nostro cervello, fossero stati infilati per una svista in una cartella smarrita, mimetizzata a sua volta, tra altre sottocartelle senza nome?
A volte sul desktop abbiamo cose davvero ridondanti, poco interessanti e inutili. Abbiamo sicuramente la spazzatura, che di rado svuotiamo.
Tutto questo turbinio di files sparsi e trovabili solo con la ricerca avanzata, nonostante la nostra mania di frazionare il tempo in ordinate ore, settimane, anni, mi fa cercare di stringere a me ogni istante, con morbosa e insana forza, con l'assurdo risultato di avere già nostalgia di qualcosa che non è ancora finito.
Sono ancora a casa con il piccolo formaggio profumello, ma temo già il momento del distacco, a dicembre.
...è un po' come la ritrita storiella della sabbia, che più saldamente la stringi nel pugno, più rapidamente ti fugge dalle mani.
Il male oscuro di cui soffro sono vari, in realtà. Curatemi. Ditemi che sarà bellissimo tornare a lavorare, quando mi sto arrovellando il cervello per cercare di non farlo.
---
Praia da Vieirinha, Porto Côvo, Portugal - 7 Settembre 2014, al tramonto.
Forse perchè, mai come ora, sono stata coscente della tua fine.
Un estate escatologica, tanto per fare la secchiona.
Location:
Lisboa, Portugal
Saturday, August 2, 2014
Piccoli grazie
numi, cieli profondi, grazie per questi teneri minuti noi tre insieme nel lettone.
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Tuesday, July 29, 2014
Saggezza
Casa di vacanza.
seduto sul mio stomaco, pensando al futuro, gli ho chiesto varie volte come si fa a fermare il tempo.
Ha sorriso. Varie volte.
Alla mio insistere ha ruttato. Due.
Poi un petino.
Mamma, noi piccini siamo saggi. Evinci tu.
Wednesday, July 16, 2014
Naufragar m'è dolce
Al bar, l'espresso d'orzo e le bustine sempre disponibili di zucchero scuro.
Le pere abate e i fiori di zucca.
I bambini delle scuole negli orti di montagna e l'orto di mia mamma.
La mia stanza di ragazzina.
Lo zio. I miei genitori. Il mio peloso Giulio che quest'anno ha cambiato la voce.
Ciò che non so se troverò alla prossima.
Ora il salutarsi non é più tanto leggero. A volte mi trovo a salutare pensando non si sa mai.
Gli amici che non ho visto questa volta e quelli che non vedo da anni.
Quelli che vedo sempre. I loro bimbi.
Piccole saggezze che ho lasciato indietro e mi vengono ricordate. Memorie di me. Loro la mia storia la sanno.
Il pesce fresco.
L'aria pulita dell'Oceano, carica di sale nel suo prenderti, che mi fa belli i capelli, o almeno credo io.
I bambini degli asili in fila con il secchiello e il cappellino.
I bagnini che dicono bom dia! con un generoso sorriso.
La mia micia nera.
La grande famiglia, tutta intera.
Le mie compagne di lotta alla nostalgia (che di saudade mi sono rotta), che sanno come si vive, quando si è sempre a metà. I loro bimbi.
Il continuo interrogarsi su cosa hai preso, perso e dato. Quanto continui a perdere, prendere, dare.
E i miei bimbi. Appena ci penso, torno tutta intera.
Le pere abate e i fiori di zucca.
I bambini delle scuole negli orti di montagna e l'orto di mia mamma.
La mia stanza di ragazzina.
Lo zio. I miei genitori. Il mio peloso Giulio che quest'anno ha cambiato la voce.
Ciò che non so se troverò alla prossima.
Ora il salutarsi non é più tanto leggero. A volte mi trovo a salutare pensando non si sa mai.
Gli amici che non ho visto questa volta e quelli che non vedo da anni.
Quelli che vedo sempre. I loro bimbi.
Piccole saggezze che ho lasciato indietro e mi vengono ricordate. Memorie di me. Loro la mia storia la sanno.
Il pesce fresco.
L'aria pulita dell'Oceano, carica di sale nel suo prenderti, che mi fa belli i capelli, o almeno credo io.
I bambini degli asili in fila con il secchiello e il cappellino.
I bagnini che dicono bom dia! con un generoso sorriso.
La mia micia nera.
La grande famiglia, tutta intera.
Le mie compagne di lotta alla nostalgia (che di saudade mi sono rotta), che sanno come si vive, quando si è sempre a metà. I loro bimbi.
Il continuo interrogarsi su cosa hai preso, perso e dato. Quanto continui a perdere, prendere, dare.
E i miei bimbi. Appena ci penso, torno tutta intera.
Location:
2655-362 Ericeira, Portugal
Sunday, June 22, 2014
Cul da sposa
Sferzata di positività delle 18:15 GMT:
non sono grassa.
ho solo un bassopadano e rispettevolissimo delle mie radici "cul da sposa" senza aver speso niente per il matrimonio.
non sono grassa.
ho solo un bassopadano e rispettevolissimo delle mie radici "cul da sposa" senza aver speso niente per il matrimonio.
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Saturday, June 14, 2014
Salutare é salutare.
Il momento in cui saluti cordialmente il vicino: "olá, A***, tudo bem?". Non lo avessi salutato, probabilmente non ti avrebbe visto. Ma ci tieni al buon vicinato.
L'infelice momento, il seguente, in cui ti rendi conto del tuo outfit: canottiera nera tirata sù in sottozinna, con opportuno reggiseno bianco da allattamento con spallina grossa in vista. Burza quasi in pan-dan con il reggiseno, gonna dell'anteguerra, spostata fin sottopelo per prendere meglio il sole, che ogni minuto è buono. Bogni freschi di spremitura e mollettina kitty a completare l'opera.
Lesson learnt: Mai essere educate quando si stende e ci sono 36°...poi se hai appena steso un babydoll ghepardato ancora peggio.
L'infelice momento, il seguente, in cui ti rendi conto del tuo outfit: canottiera nera tirata sù in sottozinna, con opportuno reggiseno bianco da allattamento con spallina grossa in vista. Burza quasi in pan-dan con il reggiseno, gonna dell'anteguerra, spostata fin sottopelo per prendere meglio il sole, che ogni minuto è buono. Bogni freschi di spremitura e mollettina kitty a completare l'opera.
Lesson learnt: Mai essere educate quando si stende e ci sono 36°...poi se hai appena steso un babydoll ghepardato ancora peggio.
Sunday, June 8, 2014
Tic Toc. Tac. Matematico.
Ho fatto i conti e deve per forza esserci stato un momento in cui ho acquistato un biglietto di sola andata. Matematico.
Pensandoci bene, credo che sia stato quando aspettavo la Dú.
Ora la mia stanza odora di pannolini usati; fondamentalmente di cacca di piccolo.
Una cacca che non sa ancora di cacca, ma di latte di mamma. Profuma quasi.
10 anni e 1 giorno fa mi diceva per la prima volta ti amo.
Cose che non si sentono tutti i giorni, né mesi, credo. Ma vale lo stesso, suppongo.
Mi crogiolo nella tenerezza dell'allattare, del parlottare, dello smerdare, dell'abbracciare, del leggere un libro, dell'accarezzare la loro fronte bombata e baciarli sul viso. Non voglio smettere.
Mi incazzo con i miei rimproveri, il mio sbuffare, il mio tendermi come una corda di violino, i libri che le ho comprato ma che non abbiamo ancora letto insieme. Con me. Mi sembra di non riuscire a smettere.
Mi scuso: la stanchezza, il tempo, sai. Domani.
Vorrei fare di più ed essere di meno. La mia piccina. Il mio nanetto.
Penso a mia mamma. A come doveva essere con me bebé. Penso a mio fratello, uno dei miei primi ricordi. Penso a mio padre. Alle mie scelte e alle loro.
Rapidi trascorrono i minuti e gli anni.
L'orologio delle età di nonni e nipoti scappa veloce e io vorrei godermeli, nonni e nipoti.
Arrivo. Torno.
E voglio arrivare ancora tante e tante volte.
Pensandoci bene, credo che sia stato quando aspettavo la Dú.
Ora la mia stanza odora di pannolini usati; fondamentalmente di cacca di piccolo.
Una cacca che non sa ancora di cacca, ma di latte di mamma. Profuma quasi.
10 anni e 1 giorno fa mi diceva per la prima volta ti amo.
Cose che non si sentono tutti i giorni, né mesi, credo. Ma vale lo stesso, suppongo.
Mi crogiolo nella tenerezza dell'allattare, del parlottare, dello smerdare, dell'abbracciare, del leggere un libro, dell'accarezzare la loro fronte bombata e baciarli sul viso. Non voglio smettere.
Mi incazzo con i miei rimproveri, il mio sbuffare, il mio tendermi come una corda di violino, i libri che le ho comprato ma che non abbiamo ancora letto insieme. Con me. Mi sembra di non riuscire a smettere.
Mi scuso: la stanchezza, il tempo, sai. Domani.
Vorrei fare di più ed essere di meno. La mia piccina. Il mio nanetto.
Penso a mia mamma. A come doveva essere con me bebé. Penso a mio fratello, uno dei miei primi ricordi. Penso a mio padre. Alle mie scelte e alle loro.
Rapidi trascorrono i minuti e gli anni.
L'orologio delle età di nonni e nipoti scappa veloce e io vorrei godermeli, nonni e nipoti.
Arrivo. Torno.
E voglio arrivare ancora tante e tante volte.
Tuesday, April 22, 2014
Consigli pratici - cose veramente vere -
Cose a cui pensare quando si visita un bebé (e la sua mamma).
Il contenuto di questo post si basa su fatti reali. Esperienze condensate di due post-parto vissuti a distanza di otto anni l'uno dall'altro.
Ammesso e non concesso che i coinvolti leggano qui, prego coloro che si considereranno tali di non prendersela male. Se non ho parlato al momento dei fatti, é stato forse per stanchezza o per esasperazione - leggi: se avessi parlato avrei ucciso ;).
1) Un bebé é un essere tutto sommato abbastanza fragile.
Soprattutto quando abbiamo a che fare con un neonato.
Lo dice la parola stessa: neo nato. In portoghese recém-nascido (vuol dire nato di recente). Quindi pensate.
Prima era in un posto bello, caldo, protetto da tutto. Senza batteri e sostanze chimiche (escluse quelle che la mamma assume o a cui si espone, volente o nolente).
Quindi, quando arrivate sul luogo della visita, prima di toccare il bebé, andate a lavarvi le mani.
Anche se vi siete lavati le mani prima di uscire da casa vostra o dal caffé, avete poi toccato cose sporche: nella metropolitana, il corrimano delle scale, la maniglia del portone, la sigaretta che avete fumato, il volante della macchina, le chiavi...(devo veramente continuare?)
Qui in Portogallo almeno c'é la mania di toccare le manine dei bebé (che adorano succhiare le manine) e a volte di toccarli proprio in bocca o vicino alla bocca.
Che il bebé abbia gli anticorpi della mamma e che la vitamina M faccia bene, ok.
Però ci vuole buon senso, cazzo.
A una mamma le monta la carogna e si chiedono perchè.
Visti su questi schermi: branco di giovincelli viene a trovarci e non si lava le mani correndo a toccare quelle della piccola: laDu, al terzo giorno in casa, aveva una congiuntivite da panico.
2) L'allattamento é un momento intimo.
Se la mamma sente il bisogno di starsene in disparte intanto che allatta sono un po' affari suoi e nessuno si deve prendere la briga di criticarla (ipse dixit: l'Anna ha delle manie) e nemmeno di seguirla nella stanza dove ha deciso di allattare.
Può non piacerle esporre le sue tette, avere freddo/caldo, aver bisogno di rilassarsi e stare tranquilla un attimo, o avere capito che il piccolo stesso si sente importunato (dalle voci, dal troppo profumo che avete messo) e non mangia come si deve, poi dopo 5 minuti rompe i coglioni di nuovo; oppure ingurgita troppa aria e poi sono cazzi dei genitori che devono addormentare il virgulto sofferente con il pancino gonfio.
Magari la mamma se la sente di stare anche in mezzo agli altri, coprendosi lo stesso le tette.
Mi sono capitate situazioni in cui vengono a scoprire il bebé avvolto nella copertina e lo fissano (o meglio, ci fissano...perchè é tanto tenero vedere un bambino nel mezzo della sua poppata...sì, certo. Lo é!) o lo toccano in strani modi (chissà magari se tocco anche io il bambino, lui magicamente si calma?), oppure mi si mettano a dare consigli su come fare, come mettere la tetta, le dita, le mani, sù-giù, destra-sinistra-di lato (vedi punto 3).
Ah, ci sono anche i telepatici. Dall'espressione del viso del bimbo sentenziano sulla qualità del latte. Speciali.
Visti su questi schermi: Iago lascia la tetta, ormai sazio. La magica maglietta da allattamento si chiude a sipario sul capezzolo ma....ahinoi! la telepatica zia si prende la briga di venirmi a scoprire perché il bambino avrebbe potuto succhiare il tessuto.
Dramma, meglio intervenire e chessenefotta lo spazio prossemico di questo mammifero.
Non ho resistito e ho urlato. Chiedo venia.
3) La maternità é oggigiorno un evento decisamente ospedalizzato.
La mamma, già in ospedale riceve tonnellate di informazioni, da aggiungere a quelle che ha ottenuto dalle infermiere e dai medici durante la gravidanza e a quanto ha letto su internet perchè era curiosa o perchè é ipocondriaca (sono sempre i famosi affari suoi).
Quindi, se la mamma stessa non vi chiede un'opinione, non frastornatela con i vs. consigli che é un po' ridondante (sopratutto se siamo al secondogenito). Poi le mode e i consigli cambiano a ogni giro di boa...e lei é un po' stufa di ripetere perché adesso i bambini si mettono a dormire così e non cosà...insomma parliamo d'altro. Parlatele d'altro: cosa succede nel mondo dei grandi senza orsetti rosa?
4) Una mamma non ha tempo.
Non ci rimanete male se, durante la visita, la mamma non vi dà molto spazio o se trovate a casa altri amici. Non è che lei non vi voglia più bene come prima, ma è il piccino a dettare legge.
I ritmi della mamma non esistono più. Non vi chiederà se avete sete o fame. Servitevi. Lei vi vuole bene.
Se volete rimanere a cena, prendete in mano la pentola. La mamma vi amerà.
Il contenuto di questo post si basa su fatti reali. Esperienze condensate di due post-parto vissuti a distanza di otto anni l'uno dall'altro.
Ammesso e non concesso che i coinvolti leggano qui, prego coloro che si considereranno tali di non prendersela male. Se non ho parlato al momento dei fatti, é stato forse per stanchezza o per esasperazione - leggi: se avessi parlato avrei ucciso ;).
1) Un bebé é un essere tutto sommato abbastanza fragile.
Soprattutto quando abbiamo a che fare con un neonato.
Lo dice la parola stessa: neo nato. In portoghese recém-nascido (vuol dire nato di recente). Quindi pensate.
Prima era in un posto bello, caldo, protetto da tutto. Senza batteri e sostanze chimiche (escluse quelle che la mamma assume o a cui si espone, volente o nolente).
Quindi, quando arrivate sul luogo della visita, prima di toccare il bebé, andate a lavarvi le mani.
Anche se vi siete lavati le mani prima di uscire da casa vostra o dal caffé, avete poi toccato cose sporche: nella metropolitana, il corrimano delle scale, la maniglia del portone, la sigaretta che avete fumato, il volante della macchina, le chiavi...(devo veramente continuare?)
Qui in Portogallo almeno c'é la mania di toccare le manine dei bebé (che adorano succhiare le manine) e a volte di toccarli proprio in bocca o vicino alla bocca.
Che il bebé abbia gli anticorpi della mamma e che la vitamina M faccia bene, ok.
Però ci vuole buon senso, cazzo.
A una mamma le monta la carogna e si chiedono perchè.
Visti su questi schermi: branco di giovincelli viene a trovarci e non si lava le mani correndo a toccare quelle della piccola: laDu, al terzo giorno in casa, aveva una congiuntivite da panico.
2) L'allattamento é un momento intimo.
Se la mamma sente il bisogno di starsene in disparte intanto che allatta sono un po' affari suoi e nessuno si deve prendere la briga di criticarla (ipse dixit: l'Anna ha delle manie) e nemmeno di seguirla nella stanza dove ha deciso di allattare.
Può non piacerle esporre le sue tette, avere freddo/caldo, aver bisogno di rilassarsi e stare tranquilla un attimo, o avere capito che il piccolo stesso si sente importunato (dalle voci, dal troppo profumo che avete messo) e non mangia come si deve, poi dopo 5 minuti rompe i coglioni di nuovo; oppure ingurgita troppa aria e poi sono cazzi dei genitori che devono addormentare il virgulto sofferente con il pancino gonfio.
Magari la mamma se la sente di stare anche in mezzo agli altri, coprendosi lo stesso le tette.
Mi sono capitate situazioni in cui vengono a scoprire il bebé avvolto nella copertina e lo fissano (o meglio, ci fissano...perchè é tanto tenero vedere un bambino nel mezzo della sua poppata...sì, certo. Lo é!) o lo toccano in strani modi (chissà magari se tocco anche io il bambino, lui magicamente si calma?), oppure mi si mettano a dare consigli su come fare, come mettere la tetta, le dita, le mani, sù-giù, destra-sinistra-di lato (vedi punto 3).
Ah, ci sono anche i telepatici. Dall'espressione del viso del bimbo sentenziano sulla qualità del latte. Speciali.
Visti su questi schermi: Iago lascia la tetta, ormai sazio. La magica maglietta da allattamento si chiude a sipario sul capezzolo ma....ahinoi! la telepatica zia si prende la briga di venirmi a scoprire perché il bambino avrebbe potuto succhiare il tessuto.
Dramma, meglio intervenire e chessenefotta lo spazio prossemico di questo mammifero.
Non ho resistito e ho urlato. Chiedo venia.
3) La maternità é oggigiorno un evento decisamente ospedalizzato.
La mamma, già in ospedale riceve tonnellate di informazioni, da aggiungere a quelle che ha ottenuto dalle infermiere e dai medici durante la gravidanza e a quanto ha letto su internet perchè era curiosa o perchè é ipocondriaca (sono sempre i famosi affari suoi).
Quindi, se la mamma stessa non vi chiede un'opinione, non frastornatela con i vs. consigli che é un po' ridondante (sopratutto se siamo al secondogenito). Poi le mode e i consigli cambiano a ogni giro di boa...e lei é un po' stufa di ripetere perché adesso i bambini si mettono a dormire così e non cosà...insomma parliamo d'altro. Parlatele d'altro: cosa succede nel mondo dei grandi senza orsetti rosa?
4) Una mamma non ha tempo.
Non ci rimanete male se, durante la visita, la mamma non vi dà molto spazio o se trovate a casa altri amici. Non è che lei non vi voglia più bene come prima, ma è il piccino a dettare legge.
I ritmi della mamma non esistono più. Non vi chiederà se avete sete o fame. Servitevi. Lei vi vuole bene.
Se volete rimanere a cena, prendete in mano la pentola. La mamma vi amerà.
Tuesday, March 11, 2014
dai, vieni fuori (una storia piccolina)
Bisogna che mi separi anche da questa pancia.
Non può durare in eterno.
Viva, piccola, grande, rotonda, liscia, ballerina, rosa maracas.
Che mi fa sentire importante. Che mi fa sentire bene.
Che mi pesa, mi stanca, mi soffoca gli organi.
Che mi mette al centro: tutto ruota intorno al mio ombelico.
Che mi fa enormemente bella.
Ci sono già passata, passerà.
La differenza é che credo che questa sarà l'ultima volta, di dover lievitare e poi di doversi separare.
Perchè i soldi fanno un po' di felicità. O almeno qualche attacco di salute e qualche Kg di cultura.
Dai Iago, vieni fuori, è ora. Si fa tardi e non voglio tagliarmi.
Mi mancheranno le tue gambette e le tue manine, i bacini e le manine più grandi di tua sorella.
I vostri incontri tattili sulla mia pelle.
Mamma interfaccia. III millennio.
Ma giocare insieme qui fuori é molto più bello. Vedrai.
Mi mancherai qui dentro a coccolarmi.
Non vedo l'ora di vederti.
Andrà tutto bene.
Andrà anche quando tra alcuni anni ti accompagnerò a letto e mi chiederò perchè non posso tenerti sveglio con me.
Mentre dormi, ti verrò a coprire e ad accarezzare la fronte. Cercherò nel tuo volto gli stessi lineamenti della primissima infanzia.
Penserò: "Che si fotta la scuola omologatrice. Non ti insegna una mazza. Voglio che continui diverso. Mi manchi e non è giusto."
Ma poi la mattina ti dovrò svegliare, che a scuola ci devi andare. Dovrò fingere di crederci.
E poi magari ti urlerò contro perchè sei un pigrone e ti prenderò in giro perchè lavi la faccia con i mignoli.
Sarà così perchè é quel che succede ora. Solo che questo piccolo male non passa mai.
Dai, vieni fuori, che lei é brava. Non sai la pazienza che ha.
Meno male che c'era lei a raccontarci i libri, in questi mesi, in cui faticavo, con quella cosa che ti sconquassava tutto e che si chiama tosse. Che sono anche abbastanza comunicativa, ma mica ce la facevo. Ora legge benissimo anche se di molte parole non sa ancora il significato perchè quando me lo chiedeva, io mi ero già addormentata. Non faceva in tempo a cercare di svegliarmi e a ripetermi la domanda che mi ero già riaddormentata, con la abat-jour accesa.
Dai, vieni fuori, che ora viene la bella stagione. Poi ci mettiamo sulla sedia a dondolo nella sua stanza e finiamo tutte le storie che sono rimaste a metà, mentre tu e lei vi accoccolate sonnacchiosi.
Apriremo le finestre per lasciare entrare l'estate e i rumori della strada quando le scuole sono chiuse.
Dai, vieni fuori, che anche il papà é diventato un esperto.
Andrà tutto bene.
Alla fine il punto è salutarsi tutti i giorni con l'amore che si deve.
On Children
Non può durare in eterno.
Viva, piccola, grande, rotonda, liscia, ballerina, rosa maracas.
Che mi fa sentire importante. Che mi fa sentire bene.
Che mi pesa, mi stanca, mi soffoca gli organi.
Che mi mette al centro: tutto ruota intorno al mio ombelico.
Che mi fa enormemente bella.
Ci sono già passata, passerà.
La differenza é che credo che questa sarà l'ultima volta, di dover lievitare e poi di doversi separare.
Perchè i soldi fanno un po' di felicità. O almeno qualche attacco di salute e qualche Kg di cultura.
***
Dai Iago, vieni fuori, è ora. Si fa tardi e non voglio tagliarmi.
Mi mancheranno le tue gambette e le tue manine, i bacini e le manine più grandi di tua sorella.
I vostri incontri tattili sulla mia pelle.
Mamma interfaccia. III millennio.
Ma giocare insieme qui fuori é molto più bello. Vedrai.
Mi mancherai qui dentro a coccolarmi.
Non vedo l'ora di vederti.
Andrà tutto bene.
Andrà anche quando tra alcuni anni ti accompagnerò a letto e mi chiederò perchè non posso tenerti sveglio con me.
Mentre dormi, ti verrò a coprire e ad accarezzare la fronte. Cercherò nel tuo volto gli stessi lineamenti della primissima infanzia.
Penserò: "Che si fotta la scuola omologatrice. Non ti insegna una mazza. Voglio che continui diverso. Mi manchi e non è giusto."
Ma poi la mattina ti dovrò svegliare, che a scuola ci devi andare. Dovrò fingere di crederci.
E poi magari ti urlerò contro perchè sei un pigrone e ti prenderò in giro perchè lavi la faccia con i mignoli.
Sarà così perchè é quel che succede ora. Solo che questo piccolo male non passa mai.
Dai, vieni fuori, che lei é brava. Non sai la pazienza che ha.
Meno male che c'era lei a raccontarci i libri, in questi mesi, in cui faticavo, con quella cosa che ti sconquassava tutto e che si chiama tosse. Che sono anche abbastanza comunicativa, ma mica ce la facevo. Ora legge benissimo anche se di molte parole non sa ancora il significato perchè quando me lo chiedeva, io mi ero già addormentata. Non faceva in tempo a cercare di svegliarmi e a ripetermi la domanda che mi ero già riaddormentata, con la abat-jour accesa.
Dai, vieni fuori, che ora viene la bella stagione. Poi ci mettiamo sulla sedia a dondolo nella sua stanza e finiamo tutte le storie che sono rimaste a metà, mentre tu e lei vi accoccolate sonnacchiosi.
Apriremo le finestre per lasciare entrare l'estate e i rumori della strada quando le scuole sono chiuse.
Dai, vieni fuori, che anche il papà é diventato un esperto.
Andrà tutto bene.
Alla fine il punto è salutarsi tutti i giorni con l'amore che si deve.
***
On Children
Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life's longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.
You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow,
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them,
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.
You are the bows from which your children
as living arrows are sent forth.
The archer sees the mark upon the path of the infinite,
and He bends you with His might
that His arrows may go swift and far.
Let your bending in the archer's hand be for gladness;
For even as He loves the arrow that flies,
so He loves also the bow that is stable.
Kahlil Gibran (The Prophet)
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tutta la mia vita,
una buona novella
Friday, March 7, 2014
Per il pulcino nel suo ovetto.
Tutto quel che vuoi: le scarpe da tip-tap, i guantoni da boxe, una parrucca da metallaro con capelli di vero metallaro in baby-pensione. ti compro tutto, ma ora andiamo a letto. basta con i calci, i pugni e soprattutto le capocciate.
Thursday, March 6, 2014
5 minuti di fama, più integrali.
Questa settimana ho avuto altri 5 minuti di fama - solo che l'intervista che ho mandato via email é stata troppo rigirata. A una donna incinta non le puoi fare venire i nervi. Mi é sembrato di leggere le frasi sconclusionate di una psicopatica a cui mancano le cose e non le persone. Ok la sintesi...però.
A onor del vero (e mio), riproduco, con alcuni tagli, quello che grazie ai numi, avevo mandato (invece di avere solo detto).
Le domande alla fine non erano neanche male!
***
1) quale
lavoro facevi tu e quale tuo marito prima di partire, che età avete, quando e
come avete deciso di spostarvi prima l'uno e poi l'altro.
Eravamo
entrambi studenti. Sérgio, con cui effettivamente non sono sposata, mi ha chiesto
di andare a vivere con lui alla fine dell'Erasmus. A me mancava solo un esame e
la tesi per potermi poi laureare, (...) adattando il tema, ho potuto spostarmi
su Lisbona senza troppi problemi.
2)
prima di fare una scelta del genere (seguire un amore e mollare tutto), cosa
pensavi delle persone che lo facevano?
Ho
sempre pensato che le famiglie miste fossero stupende. Ho sempre avuto vite
parallele, nel senso che sin da piccola mi sono sempre immaginata in altri
luoghi e situazioni. In una di queste, avevo i genitori di due nazionalità
diverse. Ho sempre voluto imparare le lingue e vedere altri paesi. Quindi
quando vedevo persone che partivano, sentivo di essere più o meno sulla loro
stessa rotaia, se così si può dire. Aspettavo il momento giusto.
3) la
paura più grande che avevi prima di partire? il pensiero che invece ti ha
confortato e ti ha spinto a partire?
La
paura più grande era il dovermi confrontare con la mia perenne nostalgia di
quello che non ho e che non vivo, di quelli che restano, le famiglie che mano a
mano ho conosciuto e costruito (la mia d'origine e le famiglie di amici che ho
lasciato nei vari luoghi dove ho vissuto).
(...)
(...)
Quello
che mi ha spinto a partire e a stabilirmi in Portogallo per amore è stata
proprio la stessa idea di "famiglie".
Sapere che ovunque sarei andata e per qualsiasi ragione, gli amici veri ci accompagnano e ci supportano (...).
Sapere che ovunque sarei andata e per qualsiasi ragione, gli amici veri ci accompagnano e ci supportano (...).
La
consapevolezza di non essere sola veniva dal fatto che effettivamente le mie
partenze sono state progressive e graduali.
(...)
Forse senza l'esperienza dei miei trasferimenti a Bologna e a Santiago prima,
non avrei deciso di mollare l'Italia e stabilirmi qui, nel 2005.
Sapevo
già che ad ogni ritorno, qualsiasi fosse la città in cui tornassi, le cose
erano uguali; i miei amici, le mie famiglie, mi vogliono bene.
4) ora
che hai fatto questo passo, cosa pensi delle priorità (lavoro, amore, carriera,
stabilità, rischio, progetti a lunga scadenza) che ci diamo nella vita?
Penso
che le mie priorità siano un divenire continuo. Credo che al giorno d'oggi
diamo troppo importanza ai piani che facciamo. Ma gli eventi e sentimenti non
seguono direttive. Se siamo troppo rigidi ci viene l'esaurimento (come minimo).
Ora la mia priorità sono i miei figli, la mia piccola grande donna di 8 anni e
il mio piccino, che nascerà a marzo. Voglio che siano felici, e che non
crescano con i miei complessi e i miei limiti, che siano più liberi di me. (...)
5)
quante volte avete litigato prima di partire? come avete preso questa
decisione? cosa temevi accadesse se non partivi? cosa si è avverato, una volta
partita, di quello che avevi immaginato?
La
decisione io l'avevo già presa (...). Quando l'Erasmus si avvicinava alla fine,
temevo che la nostra storia sarebbe finita se non fossimo riusciti a continuare
a vivere nello stesso luogo. Entrambi abbiamo un carattere che non sarebbe
stato capace di costruire una storia a distanza.
Terminato l'Erasmus, la sera, in spiaggia, mi ha chiesto di andare a vivere con lui, precisando che non mi prometteva mari e monti, ma quello che avevamo era troppo bello per buttarlo via. Ci speravo proprio. Cosí sono tornata in Italia per l'ultimo esame e per le carte per la tesi all'estero.
In quel periodo, abbiamo litigato un paio di volte al telefono perché i tempi burocratici dell'università erano ben più dilatati dei tempi che la passione comanda.
Terminato l'Erasmus, la sera, in spiaggia, mi ha chiesto di andare a vivere con lui, precisando che non mi prometteva mari e monti, ma quello che avevamo era troppo bello per buttarlo via. Ci speravo proprio. Cosí sono tornata in Italia per l'ultimo esame e per le carte per la tesi all'estero.
In quel periodo, abbiamo litigato un paio di volte al telefono perché i tempi burocratici dell'università erano ben più dilatati dei tempi che la passione comanda.
6)
cosa significa "precarietà" e cosa significa "stabilità"
per te: puoi farmi, per spiegarmi le due parole, due esempi vissuti (una scena
di un film visto, una pagina di un libro letto, un momento trascorso insieme a
tuo marito, un consiglio di una persona importante per te).
Mah,
al momento non mi viene in mente niente di particolare, più che un
momento...vari momenti.
Oggigiorno diamo la parola "precarietà" un significato negativo e veneriamo la "stabilità", pure troppo.
Credo che debba essere così solo quando si tratta di precarietà del lavoro e/o delle prestazioni sociali dell'INPS quando ce n'é bisogno. É inutile girarci intorno: dobbiamo avere un conto corrente stabile per poterci dedicare alle cose che ci fanno felici (...).
Per quanto riguarda gli altri aspetti della nostra vita...beh, io dico: "W la precarietà!!"
Da quando ho iniziato l'università la mia vita é cambiata in modo drastico tantissime volte. Il precario é il mio ambiente. Ci nuoto bene, anche se non son tutte rose.
(...)
Varie volte ho pensato di tornare in Italia, non solo nei periodi bui della nostra relazione. Anche le mie nostalgie e la crisi economica contano.
Abbiamo cambiato tre volte casa, prima in una casa della famiglia di lui, poi in affitto. Nel 2011, infine, ci siamo decisi per il mutuo, poco tempo prima che la Troika arrivasse e i tassi aumentassero (stanno tornando ora a livelli precedenti al 2012).
Oggigiorno diamo la parola "precarietà" un significato negativo e veneriamo la "stabilità", pure troppo.
Credo che debba essere così solo quando si tratta di precarietà del lavoro e/o delle prestazioni sociali dell'INPS quando ce n'é bisogno. É inutile girarci intorno: dobbiamo avere un conto corrente stabile per poterci dedicare alle cose che ci fanno felici (...).
Per quanto riguarda gli altri aspetti della nostra vita...beh, io dico: "W la precarietà!!"
Da quando ho iniziato l'università la mia vita é cambiata in modo drastico tantissime volte. Il precario é il mio ambiente. Ci nuoto bene, anche se non son tutte rose.
(...)
Varie volte ho pensato di tornare in Italia, non solo nei periodi bui della nostra relazione. Anche le mie nostalgie e la crisi economica contano.
Abbiamo cambiato tre volte casa, prima in una casa della famiglia di lui, poi in affitto. Nel 2011, infine, ci siamo decisi per il mutuo, poco tempo prima che la Troika arrivasse e i tassi aumentassero (stanno tornando ora a livelli precedenti al 2012).
La
stabilità della casa di proprietà mi spaventa, mi spaventa pensare che qualcuno
che non siano persone che amo, ma la banca, possa esigere da me qualcosa per i
prossimi 30-40 anni.
Se
avessi seguito il mio istinto mi sarei comprata un camper. Ma sono una madre di
famiglia quindi mi son messa pseudo-coscentemente il cappio al collo con una
banca per vivere in una casa da 100mq.
7) c'è
qualcosa che ti sei portata con te dall'Italia che in un certo senso ti legava
al tuo mondo lasciato? c'è qualcosa che hai trovato nel tuo "nuovo
mondo" e che invece non ti aspettavi?
Mi son
portata dietro quasi tutti i miei libri, un mare di fotografie, un sacco di
vestiti che non metto più, vecchi diari. Le Poste Italiane hanno guadagnato un
sacco di soldi sul mio attaccamento alle cose.
Non credo di essere materialista, piuttosto penso che nelle cose ci sono dei fili che ci collegano alle persone che ce le hanno regalate o con cui abbiamo viaggiato o siamo andati anche solo a vedere un film.
Non credo di essere materialista, piuttosto penso che nelle cose ci sono dei fili che ci collegano alle persone che ce le hanno regalate o con cui abbiamo viaggiato o siamo andati anche solo a vedere un film.
Alle
volte trovo in mezzo ai miei vecchi libri, biglietti di treno, d'aereo, del
cinema e allora volo.
Mi sto
educando a imparare a buttare via le cose (o a cederle a chi ne può avere
bisogno).
Nel
nuovo mondo ho trovato mia figlia (ho scoperto di essere incinta un giorno
prima di consegnare la tesi in segreteria all'Università).
Il significato del suo nome é "Mondo". Ritengo che lei sia la mia vera radice, la mia ancora. Che mi ha fissato in un posto, mi ha fatto crescere e smettere di continuare a vivere come una foglia al vento. Ora arriverà un altra piccola ancora e continuerò ad imparare.
Poi, conto corrente permettendo, salperemmo di nuovo!
Il significato del suo nome é "Mondo". Ritengo che lei sia la mia vera radice, la mia ancora. Che mi ha fissato in un posto, mi ha fatto crescere e smettere di continuare a vivere come una foglia al vento. Ora arriverà un altra piccola ancora e continuerò ad imparare.
Poi, conto corrente permettendo, salperemmo di nuovo!
8)
Vista la "precarietà" dei rapporti in giro, cosa significa puntare
sull'amore oggi per te?
Se
non si punta sull'amore (anche in senso lato) non vinciamo proprio niente.
Non lo
dico solo perché sono una romantica, ma pensiamoci bene...Credo che il lavoro
sia altrettanto precario, o anche molto di più.
Articoli
18 o no, (...) il lavoro lo perdiamo da un giorno all'altro. L'amore invece di
perderlo repentinamente, normalmente lo trasformiamo in qualcos'altro, un
amicizia o magari anche in un rapporto malato e ossessivo, ma siamo in due a
farlo, progressivamente.
9)
cosa hanno detto i tuoi genitori davanti alla tua decisione? che consiglio
daresti a chi è in dubbio se mollare tutto e andare?
Ricordo
che i miei genitori non erano molto contenti, soprattutto mia madre, che due
anni prima mi aveva dato molta spinta a partire per l'Erasmus, non era molto
d'accordo con la mia decisione di continuare a stare in Portogallo una volta
incinta, terminata l'Università. Ma poi hanno capito e mi hanno aiutato e continuano
ad aiutare, anche economicamente.
I
consigli che darei ai dubbiosi sono due:
1) Fare una spedizione di almeno qualche mese sul luogo prescelto. Cercare di lasciarsi andare e innamorarsi del luogo dove pensiamo di andare a vivere, per avere sempre un "ricordo motivazionale" a cui tornare nei giorni bigi, ma soprattutto farsi un'idea di come vivono le persone la loro quotidianità. È molto importante per aprirci gli occhi. Questo non l'avevo fatto, avevo visto Lisbona da turista ma poi ho un po' cozzato contro la realtá durante i primi due anni.
2) Mai tagliare i ponti con il passato. Qualcuno ha detto che "la casa é dov'é il cuore". L'importante é avere sempre un luogo a cui tornare. Un luogo dove poter riposare il cuore e ricomporsi se qualcosa dovesse andare storto.
1) Fare una spedizione di almeno qualche mese sul luogo prescelto. Cercare di lasciarsi andare e innamorarsi del luogo dove pensiamo di andare a vivere, per avere sempre un "ricordo motivazionale" a cui tornare nei giorni bigi, ma soprattutto farsi un'idea di come vivono le persone la loro quotidianità. È molto importante per aprirci gli occhi. Questo non l'avevo fatto, avevo visto Lisbona da turista ma poi ho un po' cozzato contro la realtá durante i primi due anni.
2) Mai tagliare i ponti con il passato. Qualcuno ha detto che "la casa é dov'é il cuore". L'importante é avere sempre un luogo a cui tornare. Un luogo dove poter riposare il cuore e ricomporsi se qualcosa dovesse andare storto.
10)
cosa hai scoperto dell'"amore" nella città dove ti sei trasferita?
(come vivono le coppie, che visione hanno, che tipo di rapporti vedi intorno a
te, com ehanno giudicato la tua scelta, etc..).
A
parte gli amici acquisiti (dalla parte del mio compagno), i miei amici,
conosciuti più che altro attraverso i miei lavori, sono di tante nazionalità.
Intorno a me ho tante coppie miste. (...)
La vita quotidiana portoghese non é facile.
Per certe cose é una società avanzata, nonostante gli scioperi, i trasporti funzionano bene e coprono bene l'area della cosidetta Grande Lisboa.
Per altre, credo che debba progredire ancora molto. Il sistema scolastico é molto mal organizzato, quello sanitario pure. Non dico che siano peggiori della media italiana, ma dei servizi pubblici come li conosciamo in Emilia Romagna sicuramente sì. Conoscendo le realtà degli altri paesi, con i miei amici conveniamo che a volte sia davvero difficile vivere qui. Ma continuiamo a farlo, chissà perché. (...)
Fatto
sta che le difficoltà che troviamo, influiscono sulla nostra vita. A volte
magari anche in coppia si litiga per via di come ci rapportiamo con tali
problemi, con la burocrazia dell'essere comunque stranieri.
Credo
che per le mie amiche che si sono innamorate qui a Lisbona sia più facile,
perché hanno un sentimento più forte anche per la città.
Io mi sono innamorata del mio compagno in un altro Paese, in un'altra città, in un'altra lingua. La transizione non é stata una passeggiata.
Io mi sono innamorata del mio compagno in un altro Paese, in un'altra città, in un'altra lingua. La transizione non é stata una passeggiata.
La foto dell'articolo invece é stupenda, grazie DiDí :*
Monday, February 17, 2014
Popota
laDú mi chiama POPOTA (fig.). ma lo fa in un modo tanto dolce che le ho detto: "avrò nostalgia poi di sentirmi chiamare così da te".
risposta: "non ti preoccupare, poi ti chiamerò POPOTA MAGRA."
laDú chama-me POPOTA. mas fá-lo de uma maneira tão meiga que lhe disse: "vou ter saudades depois, de me chamares assim".
resposta: "não te preocupes, depois vou te chamar POPOTA MAGRA."
... tenera.
risposta: "non ti preoccupare, poi ti chiamerò POPOTA MAGRA."
laDú chama-me POPOTA. mas fá-lo de uma maneira tão meiga que lhe disse: "vou ter saudades depois, de me chamares assim".
resposta: "não te preocupes, depois vou te chamar POPOTA MAGRA."
... tenera.
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tutta la mia vita,
una buona novella
Saturday, February 1, 2014
piccole soddisfazioni sul far della sera.
1 anno al conservatorio che puoi riesumare quando è ora di spiegare a tua figlia come leggere una musica in 5 minutini.
1 bimba grande che dice "mamma, non ti preoccupare, ci penso io, faccio tutto da sola" (anche se poi la vai a spiare lo stesso <3).
1 grande barriga maracas che mi fa cucù e 1 lista di cose da fare prima del giorno X che pian pianino si accorcia.
godiamoci l'influenzina e divano in tranquillità.
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