Friday, April 28, 2017

quasi una traduzione degli ultimi appunti di viaggio

Siamo stati al mare. "Perché il mare é buono e cura tutto. É amico." dice Serge.

Sono stata nel mare. Ho fatto il primo tuffo del 2017, forse l'ultimo, che quando il caldo strangola forte, non sopporto tanto freddo. L'Oceano non é gentile come il Mare Nostrum. Ma è generoso: poche conchiglie, molti sassolini.

Tuttavia, nelle alte maree di plenilunio o di tempesta, lo immagino vomitare la nostra merda.
Di anno in anno, con i miei piccini, porto a casa sempre meno pietruzze. Non mi sembra di avere più il tempo o, quando inizio a cercare, trovo altro.

Questa volta, in un'oretta credo, ho riempito un sacco di plastica rotta:
pezzi di polistirolo grandi e minuscoli, 
accendini, 
tappi, 
lattine di vernice spray, 
cadaveri di colla stick, 
mozziconi di sigaretta, 
cannucce, 
altri sacchetti,
bottigliette,
bastoncini di lecca lecca.
Frammenti sbiaditi, di tanti degenerati colori pastello, che sembrano aver viaggiato tanto e per tanto tempo, tra le onde di quello che è diventato un immenso the alla plastica.

Non ce l'ho fatta a lasciare là tutta quella roba. 

Immaginate che un'altra tempesta, per sbaglio, si rimangiasse di nuovo tutta quella merda e la portasse su altre spiagge, da altri bimbi, in altri nidi di tartaruga.
Qualche pesciolino o gabbiano distratto avrebbe potuto farci colazione; qualche sirena o bella balena si sarebbe potuta ferire.

Che tesori diversi trovavo sulla spiaggia con laDu piccolina e quelli che ora trovo (e finisco per voler cercare, quasi ossessivamente) con Iago! 
Hanno solo 8 anni di differenza. Un battito di ali, se pensiamo alla vita sulla terra, o solo a quanto tempo ci mette un pezzo della nostra robaccia a decomporsi del tutto. 
Sta succedendo ora, stiamo già vedendo il risultato delle nostre azioni e delle nostre non-azioni. L'eredità non rimarrà solo ai nostri nipoti e ai loro figli. Ce l'abbiamo già sotto i piedi, nelle nostre mani.
Per quanto ci impegniamo a disegnare stupidi confini, quello che seminiamo in terra, in acqua e in aria, prima o poi tornerà da noi: l'amore, l'esempio, la merda. Non abbiamo scampo.

Nella sabbia, c'erano anche due piccole conchigliette rosso corallo. A prima vista mi sono sembrate spazzatura, mi sono arrabbiata e invece erano una meraviglia, ma avevo lo sguardo ormai formattato.
In una delle spiagge più selvagge del Portogallo e, probabilmente, d'Europa, il tesoro deprimente é finito nel bidone del riciclaggio.

Il mare é buono.
Cura tutto.

Fino a quando, non so.
***

Fomos ao mar. Porque o mar é bom e cura tudo. É amigo.
Fui ao mar. Dei o primeiro mergulho de 2017, talvez o último, já que quando o calor aperta muito, não aguento tanto frio. Que o Oceano não é gentil como o Mare Nostrum. Mas é generoso: poucas conchinhas, muitas pedrinhas.
Porém, nas marés cheias de plenilunio ou de tempestade, o imagino vomitando a nossa merda.

De ano em ano, com os meus pequenos, levo para casa cada vez menos pedrinhas. Não tenho tempo.

Hoje enchi um saco de plásticos partidos, esferovites grandes e miniminorcas, isqueiros, tampinhas, latas de tinta, garrafinhas, tubos de cola da escola, beatas. Não consegui deixar isso tudo por lá. Não seja que outra tempestade coma essa nossa merda, por engano, outra vez e a leve a outras praias, a outros meninos, a outros ninhos de tartaruga.
Numa das praias mais selvagens de Portugal, o tesouro (deprimente) foi todo para o ecoponto.
O mar é bom. Cura tudo.
Até quando, não sei.
foto da Inhabitat

Saturday, April 22, 2017

4 giorni

4 giorni di liberazione.
Dalla città e i suoi turisti.
Dalla casa e i suoi panni da sistemare.
Dal lavoro.
Dall'ombra lunga del Benfica, anche se mi sa che qualcosa mi toccherà di sorbirmi lo stesso via qualsiasi cosa a reti unificate, che oggi c'é il derby con lo Sporting, ma almeno ciaone Lisboa.
La cosa meno di sinistra che potessi dire in questo aprile, ma pazienza.

Wednesday, April 12, 2017

Mostrinhos

Da piccola avevo paura di un mostro immaginario chiamato Bigionto.
Aveva le mani lunghe, le orecchie lunghe, il naso lungo.

Da mater ho paura di altri mostri, che guarda caso si palesano soprattutto quando devo espletare lavori di precisione, tipo incollare con la supercolla delle cose minuscole.
Quei mostri di chiamano Bimbo-con-manine e Gatta-con-baffi.
Meno male, solitamente, una certa Princess mi viene a salvare.

Tuesday, April 11, 2017

Ovviamente

Bisogno di conferme, in un tardo pomeriggio, sull'amaca.

Sai che sei il mio piccolo amore grande?

Sì.

E anche io sono il tuo amore?

No.
Sei a minha amora.

(Ovviamente è finita a baci.)

Sunday, April 9, 2017

Universo

Ci sono giorni in cui mi coglie la saudade dell'Emilia-Paranoica.
Altre volte, istanti prima che ciò avvenga, un gabbiano plana alto sopra le mie finestre e allora la fame di Pianura si placa, che non è così male, vivere a un passo dall'oceano.
L'Universo non è poi così stupido.
Bisogna saperlo prendere e amarci molto.

Thursday, April 6, 2017

Umanità.

Non ce la faccio a cliccare sui link per aprire quei video.
Mi é bastato leggere l'articolo succinto dell'Ansa, per piangere.
Mi viene il vomito a leggere solo quei titoli "watch syrian dad mourning his kids..." o cose del genere, ritagliati su misura per l'emozione facile della donna media.
Siamo oltre la spettacolarizzazione morbosa.

I portavoce dell'Unicef e di altre varie ONG ci dicono che l'umanità é morta a Idlib.
Ma Umanità é divenuto un concetto troppo vago e informe. L'uomo ne ha forse davvero trovato il significato e respirato l'essenza alcune volte nella sua storia, ma ci é tutto fuggito di mano di nuovo ormai da tempo.
Così, dentro, siamo un po' morti tutti quanti.

Non c'è bisogno di andare fino in Siria, né di fare scuba diving tra i relitti del Mediterraneo.
Non c'é bisogno di scomodarsi, aprire la porta ed uscire, per trovare il cadavere.
L'umanità ci muore dentro. Succede tutte le volte che accettiamo di continuare una conversazione pacifica con qualcuno che sostiene che non c'entriamo, che possono e devono restare a casa loro, che tanto quello é un covo di fondamentalisti.

Muore dietro schermi ultrapiccoli e ultrapiatti, su cui strisciamo i pollici come se, dal loro movimento, dipendesse effettivamente la vita di qualcuno, lontano o vicino che sia. Ci è piaciuto credere che la nostra socialità mediale potesse contare qualcosa, che il nostro sdegno espresso a forza di faccine incazzate e cancelletti potesse veramente dare una direzione al mondo.
Era comodo crederlo.

Il potere é ben diverso, il potere pigia sui bottoni rossi, mica clicca sui link per condividere video di bimbi che soffocano.

Non é mica colpa delle reti sociali in sé, altro non sono che un gran bel bar virtuale, dove andiamo a farci l'aperitivo, tutti belli, truccati, depilati e benpensanti (con il pensiero-bene orientato alla nostra audience di amiconi).
La colpa è nostra perché stiamo troppo comodi. Ci basta così.
Noi. Io. Che terminerò di buttar giù questo flusso di pensieri e poi non resisterò e cliccherò su share.

Se da un lato abbiamo il dovere di andare avanti con la nostra esistenza, accada quel che accada, non lasciarci abbattere, né fregare, soprattutto per il bene che vogliamo ai nostri cari, dall'altro, questa nostra morte "in vita" dovrebbe costringerci a diventare pietre.

Minuscole pietre con l'animo di burro.

Piccole, da infilarsi e far scricchiolare gli ingranaggi dell'oggi, tanto più stupidamente e spaventosamente grandi di noi.
Tanto oliati che nessuno ormai li sente più macinare.

Una silenzioso e spettrale giostrone che mangia le coscienze.

Mentre benedico la mia vita, il mio vivere qui ed ora, vorrei farmi pietra e anche senza sapere come rompere la macchina, almeno vorrei che la avvertissimo muoversi sotto e tra di noi.

Lo dobbiamo alle stesse persone a cui dobbiamo il nostro andare avanti con una certa salubrità mentale, specie se queste persone non sono adulte e cercano in noi un esempio; se vogliamo dare loro speranza in un mondo in cui l'Umanità non muore così come fa ultimamente.

Il mondo non lo facciamo girare in un verso o nell'altro con i nostri like a pagine della Nestlè (cribbio!) e share di video terribili, dove l'umanità ancora rimasta negli altri è messa a nudo e resa merce.
Gira a seconda della banca dove scegliamo di depositare il nostro sudato salario (...sarà mica una "banca armata"?)
Dipende da quali imprese e governi scegliamo di premiare attraverso il nostro lavoro e le nostre abitudini di consumo. Da chi queste comprano e da chi e cosa dipendono energeticamente.

Alcuni spunti per pensarci un po' su.

L'Espresso - Finchè c'é guerra, ci sono affari (...)
L'Espresso - Assad, repressione con hi-tech italiano
Internazionale - Le aziende italiane in Etiopia fanno affari dove la popolazione è repressa
Il Sole 24 Ore - Affari d'oro (nero) tra Siria e Isis 
Repubblica - Armi, lo shopping nel mercato italiano dei paesi in guerra

Tuesday, April 4, 2017

la via lattea

Com'eri convinto con la tua testina bionda e scomposta a fare di sì, quando dicevamo che a 3 anni avresti lasciato la kekké. No meu aniversário, avevi promesso.

E poi é successo che il sole é tramontato sul tuo terzo compleanno, sulla festicciola a scuola, il giorno dopo, su quella a casa, ieri.
E com'eri contento e felice, durante la settimana, quando mi chiedevi se potevi ancora fare tre anni.

Che, insieme, sono corsi via, come tre nanetti bizzarri e dolci.
Che il tuo alito gentile sa ancora di latte di mamma.
Che ormai è tardi, così dice il mondo, ma io credo che ascolterò i tuoi desideri e continuerò a fregarmene.
Che il vivere civile é abbastanza perverso.

---
Trascorse 2 settimane dal tuo compleanno, il panorama continua lo stesso.
Questo svezzamento dolce o allattamento "a termine" è irrispettoso, irriverente e socialmente irresponsabile.

In Portogallo, finché dura l'allattamento (e certificando che sta andando avanti), la legge prevede che la mamma possa fare 6 ore al lavoro.
Da oggi però comincerò a farne 8, che diventano 9, con l'ora di pranzo coatta, e poi almeno 10, con il tempo perso per arrivare a lavoro.

Ti chiedo scusa e chiedo scusa a tua sorella.
Per la mia assenza.
Per il casino in casa che sarà ancora di più, per le mutandine pulite che si continueranno a nascondere nei cesti della roba lavata e piegata che non trovo mai tempo di mettere nei cassetti.
Nemmeno lavorando 6 ore. Figurati da oggi.
Vi chiedo scusa per abdicare oggi dal mio diritto sancito per legge.
Ho scelto io.

Scusate bimbi miei, ma forse così, stando lontani, il piccolo si dimenticherà un po' di queste due cose soffici e piene di latte.
Al tempo stesso, avrò modo di ricrearmi una vita sociale a ora di pranzo, a cui avevo rinunciato, per il nostro bene.
Sicuramente smetterò di leggere l'invidia e lo sfottò negli occhi e nella voce di alcune colleghe. La pianteranno di chiedermi quell'"allatti ancora?" che va avanti da quando sono tornata al lavoro dopo la maternità. La finiranno con i sorrisi di circostanza.
Ormai poi, se il bimbo ha tre anni, non é più credibile.
E senti ogni frecciatina sparata in riunione, sulla mancanza di spirito di squadra, diretta a te...un misto di coda di paglia e conoscenza dei limiti di alcune donne.
Che poi quello spirito l'ho messo tutto negli straordinari fatti oltre le 6 ore. Il lavoro é un mostro che cresce, alimentato dalle ore fuori orario. Più ne fai, più ce ne sarebbero. E nessuno si accorge più di nulla.

Torno a tempo pieno per smettere in libertà con i fuori orario.

Torno alle 8 ore per poter, nel privato, continuare a fare come sentiamo.
Senza calendari che mi ricordino qual é il giorno del mese in cui devo andare al consultorio a prendere il certificato che attesti che sto ancora allattando, da portare regolarmente alle risorse umane, senza, regolarmente ed evidentemente, sapere cosa dire ogni volta.

Trascorsi tre anni, al secondo allattamento, il primo di successo, chiedo: per quale ragione dovrei vietare al mio bimbo il mio latte e dargli esclusivamente quello di mucca?
É più sano?

Beh dai, dagli il latte di soja.
É più sostenibile?

Ma non sei stanca?
Sì. E ho anche le tette brutte.

Credo che continueremo sulla nostra strada, senza dire più nulla. Decideremo insieme, noi due. Quando avverrà anche questo distacco, come sempre, mi farà un po' male e un po' bene. E ok così.

Andiamo a vestirci che oggi sarà una giornata particolarmente lunga.

Ringrazio i numi per queste due ore extra ogni giorno, durante due anni, di cui molte mie colleghe non erano neanche a conoscenza, a cui molte mie amiche purtroppo non hanno accesso perchè abitano nel paese sbagliato (ma anche questo non é un granché, dovremmo tutte guardare altrove).
Spero di non averle sprecate troppo queste ore, in puttanate come sistemare la cucina, fare lavatrici e stare su internet per cercare conferme al mio sentire in quanto mamma, forse diversa, forse no.


Tintoretto - L'origine della Via Lattea - 1575-1580 - olio su tela - National Gallery, London

Friday, March 31, 2017

Quando i piccoli fanno i conti

Le strane famiglie di chi vive lontano, quando i piccoli fanno i conti.

- mãe, falta a tua mãe!  Onde está?
- la mia mamma è in Italia. Vuoi andare a vedere la nonna Katia? Ti manca?
- Sì.
(...pensandoci su...)
Manca também a tua outra mãe, la nonna Mila!
- sì, ma la vediamo domani!
E manca anche mio fratello. Te lo ricordi lo zio Lorenzo?
- sì*. E manca também o teu papá. E a tua bicha-gata do teu papá.
- sì.  Il nonno Rossi e il gatto Giulio. solo che il micio è volato via. Era molto velhinho e doentinho e velhinho che per non soffrire più è volato via.
- também levou pica?
- sì...
- oohh...coitadinho...
Então não pode ver o meu espectáculo...
- chiaro che può. Da dov'è volato di guarda e ci protegge e ci manda tanto amore energia buona.
- ok.

<3 che="" ok="" p="" quell="" tutto.="" vale="">
*Lorenzo, però non mio fratello, un nostro amico.

Friday, March 24, 2017

Iceberg circadiani

Un genitore che cerca di essere 'in ascolto', secondo me, più che avere un piano definito e dettagliato, naviga a vista, nel fluido divenire delle cose.
Ma porca zozza, com'è arduo il veleggiare su questo mare che ti vogliono per forza far impaccottare in 365 vaschette l'anno, ognuna da 24 cubetti di ghiaccio, mentre tu vorresti sentire quel vento allegro sulla faccia.
Con l'acqua salata il ghiaccio non viene bene!

Wednesday, March 22, 2017

Appunti del giorno

- 《Picchia il vento, urla primavera...🎵🎶》
Versione punk di un piccolo partigIago, classe 2014.

- Quando senti i tuoi genitori chiamare tua figlia con il tuo nome.
Fugaci fortune.

Monday, February 27, 2017

Un pirata.

un cucciolo di pirata e una principessa attempata e abbastanza acciaccata, sulla via del ritorno. Lei, in borghese. (Uma cria de pirata e uma princesa a tirar para o velho, bastante dorida, a caminho de casa. Ela à paisana.)

<>
<>
<>
<>
<>

Thursday, February 16, 2017

Se piove per Candelora.

Dolce Lisboa, che ti svegli una mattina di metà febbraio con l'aria frizzantina di una primavera antica e i panni stesi sbocciati sui balconi affacciati sui cortili interni.
La profezia della candelora piovosa, che temevo fosse solo per altre latitudini, sembra essersi avverata.🌻🌞

Monday, February 13, 2017

Consigli

Consigli per un San Valentino eco-friendly e per vincere la crisi.
Niente sciopping, ceretta naturale a base di zucchero, digiuno a km zero che si fa meno fatica a tenere dentro la pancia, doccia insieme e tanto sesso al buio. Vabbé dai, anche a lume di candela va bene, ma solo se ne recuperate il calore con dei microtermosifoni fatti con vasellame di terracotta.
(Scusate ma ho flippato con la massa umana che mi correva contro per fiondarsi al centro commerciale a comprare istericamente tutte cose.)

Sopippa

Poesia.
"Cuidado, mamá. está ai uma sopippa de passaiinhos!"
Trad.it. :"Attenta, mamma. C'è lì una minestrina degli uccellini!" (In prosa, una pozzanghera nera grande come l'aiuola da cui sbuca un albero).
Trad.pt.: "Cuidado, mamá. Está ali uma sopinha para os passarinhos!" (Em prosa, uma poça de água por baixo de uma árvore num cantil)

Friday, December 16, 2016

Tutto bene.

Langoscia e Langustia andavano a spasso a manina, in una giornata di pioggia. Senza ombrello. Selvaggi i capelli. Piccolo il cuore, pronto a implodere. Giunsero in un giardino, senza fiori, né persone. Solo gli alberi le guardavano. Si sedettero su una panchina a riposare i sentimenti, mentre continuava il sussurrare delle gocce, sui rami e sulle foglie, sopra di loro. Quindi si addormentarono. Sopita l'ansia, sognarono insieme di lavorare alla pressa e al tornio. Un incubo estremamente rilassante.