Friday, September 8, 2017

Future

Sarà la robusta fiacca degli ultimi mesi che mi costringe a una forzata calma. Sarà l'andazzo di questi ultimi 15 anni, che noia non ti conosco, ma certe cose che vorrei fare,  le potrei serenamente mettere sull'agenda della mia prossima esistenza, senza remore, né rimpianti. Davvero.
Non fosse che, visto il panorama, non so se ci saranno molte opportunità di vivere, per me, per noi, di nuovo su questa terra, nei secoli a venire. E mi roderebbe il culo se finissi su un pianeta metallico, reincarnata in un alieno androgino, con gli occhi da mosca, che non conosce l'amore nè le matite colorate. Davvero.
#SaveThePlanet

Thursday, September 7, 2017

E voliamo.

Il ritorno a scuola ha di bello questi discorsi, a tu per tu, nella lingua che ci viene meglio, ancora con gli occhi sonnacchiosi.

I.: os pombos comem muita porcaria e também comida...
Eu queria ser um passaiiinho e voar.
A.: davvero vorresti essere un passarinho (*uccellino)? Però un colombo no eh,  che di porcheria ne mangiano troppa.
I.: no....
A.: cosa ne dici di una gaivota? I gabbiani sono belli, volano sul mare...ti piacciono?
I.: sì. Quero ser uma gaivota. E voar...assim...
A.: qualquer dia (*un giorno). E posso venire con te?
I.: sì, tu ti transformas numa fata e poi mi trasformi numa gaivota. E voliamo.

Saturday, August 12, 2017

Decluttering on the beach

Nel tempo abbiamo accumulato una serie di palette, rastrelli, stampini e vari giochi da spiaggia da riempire quasi mezzo sacco dell'Ikea. Secchiello e innaffiatoio no, che non si sa mai dove vadano a finire. Ne abbiamo sempre uno solo.
Ma in realtà la natura regala ai bimbi tutto quello di cui hanno bisogno per giocare. Ieri, in spiaggia, abbiamo messo insieme una fila di bandiere, tipo Nazioni Unite, ma più pacifiche. Iago era molto fiero dell'opera, felice-felice.
In campeggio ha giocato solo con sua sorella, le pigne e i bastoncini, senza annoiarsi mai.
Che cazzo ci portiamo dietro tanta roba tutte le volte, io non lo so.

Wednesday, August 2, 2017

Notizie

Ho deciso che ve lo metto nero su bianco così, che mi ha fatto tanto ridere dentro, di tenerezza.
"Papá, sabes que a mamá tem um bebé na barriga?"
"Não posso. E quem pôs lá um bebé?"
"Foram os senhores. (Sono stati i signori.)"
....

Poi mezz'ore dopo: "A. gosto tanto de ti."
E sempre tanti baci.

Sunday, July 30, 2017

A Obidós

Lei.
Lei che, tra mille coroncine di fiorellini, sceglie quella coi peperoncini.
Ela.
Ela que, entre mil grinaldas de florzinhas, escolhe aquela com os piri-piris.

Lui.
- papà, aonde vamos?
- vamos ver um castelo.
- um castelo?  Podemos brincar aos príncipes e às princesas?
- sim, claro.
- mamá, tu es a minha princesa e eu sou o príncipe!

Monday, July 3, 2017

Sabes?

Sabes mamá. Eu gosssto tanto de ti.
Eu ado-o-te. 💖

Thursday, June 22, 2017

Tutti a lavorare.

I bimbi che mi vedono lavorare e si mettono a fare i loro ritagli e i collage, per conto loro, un po' imitandomi, un po' lasciandomi in pace.
Sbavo. Miao.

Tuesday, June 20, 2017

Ciao

Oggi torniamo a Lisbona, io-la-più-adulta di noi tre con tanta-ma-tanta pesantezza addosso.
La ciccia di chi ha mangiato tanto, l'amaro in bocca di chi ha potuto rimanere e vedervi poco, l'ansia di chi dovrà fare mille cose nei prossimi 3gg (quello che non ho fatto in 10). Ma soprattutto con un carico di tristezza e morte nel cuore per quel che è successo nelle foreste a nord di quella che è diventata casa mia, che non so nemmeno come si fa farmi fare mille cose appena torno. Tanti miei contatti condividono qui richieste di aiuto a cercare intere famiglie scomparse, alcune intanto ritrovate in vita, altre senza. Terribile, come ogni tragedia, ma questa volta, ovviamente credo, la sento più vicina.
Vabbè, arrivando al punto, quello che volevo dirvi è: ci vediamo presto, *amatevi tantissimo*, intanto.

Thursday, May 25, 2017

Una bambola

Stavo accompagnando Iago al nido e abbiamo incrociato una ragazzina, non più che dodicenne.
Con una bella bambola nuda in braccio, stava buttando via la spazzatura, nel cassonetto davanti al suo portone.
Ha richiuso il coperchio, ha guardato la bambola  ancora per qualche momento, le ha riordinato i capelli con tenerezza e, dopo aver riaperto il bidone, l'ha lasciata precipitare là dentro, tenendola per i piedi.
Mi ha poi rivolto lo sguardo pieno di orgoglio e di tristezza.
Le avrei voluto dire che non sarebbe stato necessario separarsi così, che quando viene il momento, donare è sempre la cosa più giusta e più gioiosa che possiamo fare, per gli altri, per noi stessi e per il pianeta.
Ma non sono riuscita a proferire parola, ammutolita dalla sua espressione di premeditato lutto.

Friday, April 28, 2017

quasi una traduzione degli ultimi appunti di viaggio

Siamo stati al mare. "Perché il mare é buono e cura tutto. É amico." dice Serge.

Sono stata nel mare. Ho fatto il primo tuffo del 2017, forse l'ultimo, che quando il caldo strangola forte, non sopporto tanto freddo. L'Oceano non é gentile come il Mare Nostrum. Ma è generoso: poche conchiglie, molti sassolini.

Tuttavia, nelle alte maree di plenilunio o di tempesta, lo immagino vomitare la nostra merda.
Di anno in anno, con i miei piccini, porto a casa sempre meno pietruzze. Non mi sembra di avere più il tempo o, quando inizio a cercare, trovo altro.

Questa volta, in un'oretta credo, ho riempito un sacco di plastica rotta:
pezzi di polistirolo grandi e minuscoli, 
accendini, 
tappi, 
lattine di vernice spray, 
cadaveri di colla stick, 
mozziconi di sigaretta, 
cannucce, 
altri sacchetti,
bottigliette,
bastoncini di lecca lecca.
Frammenti sbiaditi, di tanti degenerati colori pastello, che sembrano aver viaggiato tanto e per tanto tempo, tra le onde di quello che è diventato un immenso the alla plastica.

Non ce l'ho fatta a lasciare là tutta quella roba. 

Immaginate che un'altra tempesta, per sbaglio, si rimangiasse di nuovo tutta quella merda e la portasse su altre spiagge, da altri bimbi, in altri nidi di tartaruga.
Qualche pesciolino o gabbiano distratto avrebbe potuto farci colazione; qualche sirena o bella balena si sarebbe potuta ferire.

Che tesori diversi trovavo sulla spiaggia con laDu piccolina e quelli che ora trovo (e finisco per voler cercare, quasi ossessivamente) con Iago! 
Hanno solo 8 anni di differenza. Un battito di ali, se pensiamo alla vita sulla terra, o solo a quanto tempo ci mette un pezzo della nostra robaccia a decomporsi del tutto. 
Sta succedendo ora, stiamo già vedendo il risultato delle nostre azioni e delle nostre non-azioni. L'eredità non rimarrà solo ai nostri nipoti e ai loro figli. Ce l'abbiamo già sotto i piedi, nelle nostre mani.
Per quanto ci impegniamo a disegnare stupidi confini, quello che seminiamo in terra, in acqua e in aria, prima o poi tornerà da noi: l'amore, l'esempio, la merda. Non abbiamo scampo.

Nella sabbia, c'erano anche due piccole conchigliette rosso corallo. A prima vista mi sono sembrate spazzatura, mi sono arrabbiata e invece erano una meraviglia, ma avevo lo sguardo ormai formattato.
In una delle spiagge più selvagge del Portogallo e, probabilmente, d'Europa, il tesoro deprimente é finito nel bidone del riciclaggio.

Il mare é buono.
Cura tutto.

Fino a quando, non so.
***

Fomos ao mar. Porque o mar é bom e cura tudo. É amigo.
Fui ao mar. Dei o primeiro mergulho de 2017, talvez o último, já que quando o calor aperta muito, não aguento tanto frio. Que o Oceano não é gentil como o Mare Nostrum. Mas é generoso: poucas conchinhas, muitas pedrinhas.
Porém, nas marés cheias de plenilunio ou de tempestade, o imagino vomitando a nossa merda.

De ano em ano, com os meus pequenos, levo para casa cada vez menos pedrinhas. Não tenho tempo.

Hoje enchi um saco de plásticos partidos, esferovites grandes e miniminorcas, isqueiros, tampinhas, latas de tinta, garrafinhas, tubos de cola da escola, beatas. Não consegui deixar isso tudo por lá. Não seja que outra tempestade coma essa nossa merda, por engano, outra vez e a leve a outras praias, a outros meninos, a outros ninhos de tartaruga.
Numa das praias mais selvagens de Portugal, o tesouro (deprimente) foi todo para o ecoponto.
O mar é bom. Cura tudo.
Até quando, não sei.
foto da Inhabitat

Saturday, April 22, 2017

4 giorni

4 giorni di liberazione.
Dalla città e i suoi turisti.
Dalla casa e i suoi panni da sistemare.
Dal lavoro.
Dall'ombra lunga del Benfica, anche se mi sa che qualcosa mi toccherà di sorbirmi lo stesso via qualsiasi cosa a reti unificate, che oggi c'é il derby con lo Sporting, ma almeno ciaone Lisboa.
La cosa meno di sinistra che potessi dire in questo aprile, ma pazienza.

Wednesday, April 12, 2017

Mostrinhos

Da piccola avevo paura di un mostro immaginario chiamato Bigionto.
Aveva le mani lunghe, le orecchie lunghe, il naso lungo.

Da mater ho paura di altri mostri, che guarda caso si palesano soprattutto quando devo espletare lavori di precisione, tipo incollare con la supercolla delle cose minuscole.
Quei mostri di chiamano Bimbo-con-manine e Gatta-con-baffi.
Meno male, solitamente, una certa Princess mi viene a salvare.

Tuesday, April 11, 2017

Ovviamente

Bisogno di conferme, in un tardo pomeriggio, sull'amaca.

Sai che sei il mio piccolo amore grande?

Sì.

E anche io sono il tuo amore?

No.
Sei a minha amora.

(Ovviamente è finita a baci.)

Sunday, April 9, 2017

Universo

Ci sono giorni in cui mi coglie la saudade dell'Emilia-Paranoica.
Altre volte, istanti prima che ciò avvenga, un gabbiano plana alto sopra le mie finestre e allora la fame di Pianura si placa, che non è così male, vivere a un passo dall'oceano.
L'Universo non è poi così stupido.
Bisogna saperlo prendere e amarci molto.

Thursday, April 6, 2017

Umanità.

Non ce la faccio a cliccare sui link per aprire quei video.
Mi é bastato leggere l'articolo succinto dell'Ansa, per piangere.
Mi viene il vomito a leggere solo quei titoli "watch syrian dad mourning his kids..." o cose del genere, ritagliati su misura per l'emozione facile della donna media.
Siamo oltre la spettacolarizzazione morbosa.

I portavoce dell'Unicef e di altre varie ONG ci dicono che l'umanità é morta a Idlib.
Ma Umanità é divenuto un concetto troppo vago e informe. L'uomo ne ha forse davvero trovato il significato e respirato l'essenza alcune volte nella sua storia, ma ci é tutto fuggito di mano di nuovo ormai da tempo.
Così, dentro, siamo un po' morti tutti quanti.

Non c'è bisogno di andare fino in Siria, né di fare scuba diving tra i relitti del Mediterraneo.
Non c'é bisogno di scomodarsi, aprire la porta ed uscire, per trovare il cadavere.
L'umanità ci muore dentro. Succede tutte le volte che accettiamo di continuare una conversazione pacifica con qualcuno che sostiene che non c'entriamo, che possono e devono restare a casa loro, che tanto quello é un covo di fondamentalisti.

Muore dietro schermi ultrapiccoli e ultrapiatti, su cui strisciamo i pollici come se, dal loro movimento, dipendesse effettivamente la vita di qualcuno, lontano o vicino che sia. Ci è piaciuto credere che la nostra socialità mediale potesse contare qualcosa, che il nostro sdegno espresso a forza di faccine incazzate e cancelletti potesse veramente dare una direzione al mondo.
Era comodo crederlo.

Il potere é ben diverso, il potere pigia sui bottoni rossi, mica clicca sui link per condividere video di bimbi che soffocano.

Non é mica colpa delle reti sociali in sé, altro non sono che un gran bel bar virtuale, dove andiamo a farci l'aperitivo, tutti belli, truccati, depilati e benpensanti (con il pensiero-bene orientato alla nostra audience di amiconi).
La colpa è nostra perché stiamo troppo comodi. Ci basta così.
Noi. Io. Che terminerò di buttar giù questo flusso di pensieri e poi non resisterò e cliccherò su share.

Se da un lato abbiamo il dovere di andare avanti con la nostra esistenza, accada quel che accada, non lasciarci abbattere, né fregare, soprattutto per il bene che vogliamo ai nostri cari, dall'altro, questa nostra morte "in vita" dovrebbe costringerci a diventare pietre.

Minuscole pietre con l'animo di burro.

Piccole, da infilarsi e far scricchiolare gli ingranaggi dell'oggi, tanto più stupidamente e spaventosamente grandi di noi.
Tanto oliati che nessuno ormai li sente più macinare.

Una silenzioso e spettrale giostrone che mangia le coscienze.

Mentre benedico la mia vita, il mio vivere qui ed ora, vorrei farmi pietra e anche senza sapere come rompere la macchina, almeno vorrei che la avvertissimo muoversi sotto e tra di noi.

Lo dobbiamo alle stesse persone a cui dobbiamo il nostro andare avanti con una certa salubrità mentale, specie se queste persone non sono adulte e cercano in noi un esempio; se vogliamo dare loro speranza in un mondo in cui l'Umanità non muore così come fa ultimamente.

Il mondo non lo facciamo girare in un verso o nell'altro con i nostri like a pagine della Nestlè (cribbio!) e share di video terribili, dove l'umanità ancora rimasta negli altri è messa a nudo e resa merce.
Gira a seconda della banca dove scegliamo di depositare il nostro sudato salario (...sarà mica una "banca armata"?)
Dipende da quali imprese e governi scegliamo di premiare attraverso il nostro lavoro e le nostre abitudini di consumo. Da chi queste comprano e da chi e cosa dipendono energeticamente.

Alcuni spunti per pensarci un po' su.

L'Espresso - Finchè c'é guerra, ci sono affari (...)
L'Espresso - Assad, repressione con hi-tech italiano
Internazionale - Le aziende italiane in Etiopia fanno affari dove la popolazione è repressa
Il Sole 24 Ore - Affari d'oro (nero) tra Siria e Isis 
Repubblica - Armi, lo shopping nel mercato italiano dei paesi in guerra