Tuesday, October 8, 2019

una specie di vacanza come le altre, tipo.

Un anno fa ero in Italia. Arrivammo il 6.

(Ieri é arrivata mia zia, dopo 15 anni di assenza.
Di persona, ha conosciuto solo Dunia, anche se allora era avvolta in strati di pelle, muscolo, peritoneo, parete uterina, sacco e liquido amniotico.
Ora muoio dalla voglia di essere là e farle conoscere tutti quanti, senza gli inganni del telefonino, ma almeno lei, a differenza dei miei vegliardi, lo usa...)

Il 6 ottobre 2018 il mio papà, che non vuole o può più viaggiare, conobbe Alicina. Lo ricordo fuori dalla porta degli arrivi del Marconi, dopo il cartello "niente da dichiarare".
Iago che, a tratti, sospingeva o tirava la valigiona grigia, una per tutti, piccolo grande aiutante in quel Natale anticipato.

Nonostante un arrivo un po' piovoso, inaspettatamente trovammo una mezza stagione accogliente, quasi calda.
Le cimici si aggrappavano ovunque (tornando sempre quando fa troppo caldo, oppure troppo freddo, non le vedevo e non rabbrividivo così da 15 anni).

Alberi già di fuoco in zona GAD, anche se sotto era pieno pieno di farfalle nere rosse e bianche, neanche fosse stato maggio.
La meraviglia dei bimbi.
Alice ancora comoda nel marsupio.
I suoi primi veri passi di gattino, abbandonando finalmente l'andatura "commando", proprio sul pavimento freddo del quinto piano in viale della Costituzione.
La nonna aveva steso una trapunta per farla giocare al riparo dalle piastrelle, ma bisognava pur partire in esplorazione.

Alberi ancora verdi, a intonarsi con quel monopattino usato, tendente al piccolo, che i nonni regalarono per quei pochi giorni all'erede, collezionatore di ghiande, foglie e castagne matte del parco Massari, tante che chissà dove le ha imbucate poi il nonno Rossi.
Iago e le sue paure. Iago scavezzacollo, che all'Acquedotto si divertiva a scendere la rampa del centro per famiglie, con il suo pile grigio. I bimbi dell'Est che catturavano un piccione e io brrrrrrrrr di nuovo, di brutto anche.

Il seggiolone come quello di casa qui, dell'usato come il monopattino, su cui Alice ha mangiato di tutto, persino i cavoletti di Bruxelles intinti nell'olio all'aglio che io non riesco a fare così bene.
Il suo pigiamino bianco con le fatine e i bordi azzurro acqua.
Chissà a chi l'ho passato (del resto, anche quello era in seconda mano).
E chissà anche ora chi ci gioca con quel monopattino: i nonni lo hanno donato in beneficienza sotto le feste di Natale, ma inspiegabilmente hanno raccontato al nipote che é stato rubato dalla cantina.
Credo che l'avrebbe presa meglio se gli avessero detto la verità.
Nel mondo esistono più azioni buone di quelle cattive. Vorrei che questi tre crescessero con questa certezza, ma mi pare una roba difficilissima, a volte.

È vero però che in cantina qualche stronzo ci é entrato a rovistare; poi, al termine di quest'estate, anche l'acqua.
E chissà le mie foto, i miei disegni, i miei taccuini, se ancora ce ne sono. Probabilmente i miei andranno giù a vedere quel piccolo finimondo solo quando sarà ora di rimettere l'albero di Natale, e noi, altrettanto probabilmente, un'altra volta, non lo vedremo montato.

Il festival di Internazionale, visto da fuori, come con il naso appoggiato alla vetrina.
Il fine settimana seguente, Iago con la faccia pitturata da pirata, il ciondolino con il Patronus di Snape/Piton da portare a Dunia rimasta a Lisbona (la prima volta in Italia senza di lei). Tutte le nostre compere.
La sera la pizza, prima del ritorno. Vomitata sul lettone che "Aiaiaiaiai, trauma cranico da caduta?" Poi vomitata collettiva: "oh, virosi strapesa, cazzocomeloprendol'aereo?"

Le zie dei miei figli tutte, le mie sorelle, le sollevatrici delle mie ipocondrie, che manco Battiato.
Il loro tempo, per noi.
I loro bimbi, a giocare con i miei.
E anche gli zii, tutti visti troppo poco. Soprattutto lo zio di sangue.
Ma quel poco ce lo facciamo bastare, as usual.

E prima, quella gita a Porto Garibaldi infrasettimana.
Il fritto misto. Alice che non mangia un tubo. Solo la piadina. Ah, e la tetta. Vabbé.
Nemmeno Iago mangia un tubo. Vabbé.
Mangio io, tutto sto ben di dio.
Iago che finisce per farsi il bagno, attratto da tutti quei pesci.
La sua sorpresa ammirando la pianura. All'andata, perché al ritorno ha dormito di brutto...
Alice sulla spiaggia e poi tre minuti in marsupio con il nonno.
Il nonno che fa lezione di storia e racconta di Giuseppe e Anita.

Il nonno che si stringe un po' il petto quando ci accompagna all'areoporto e io, ansia e lacrime, sfogate al security check che così Gianni non mi poteva vedere, ma i bimbi sì. E l'addetta allo sportello che un po' mi consolava, un po' si commuoveva pure lei e mi spronava a tornare per le feste. Eggià, magari.

Ho cominciato con il passato remoto per arrivare al presente. Che é tutto talmente vivido che dire "sembra ieri" non ha senso.

Forse ricordo tutto proprio così intensamente perché fu un viaggio "a casa" in un periodo difficile da dissolvere negli altri, né estate, né inverno, che é quando di solito prendiamo l'aereo.
Con il trascorrere degli anni e delle vacanze a FE, la memoria a volte si confonde, il tempo diventa un cerchio, l'unico con cui riesco a danzare l'hula hoop, non fosse il crescere e il numero dei bimbi a dissipare la nebbia.
1.
1, 2.
1, 2, 3.

Ma anche Iago ricorda tutto. Un bimbo grande, con la sua scatola di colori, una di Lego, una di memorie sue.

Una strana vita, quella doppia e a doppio voltaggio delle matri come me, senza troppi amanti ma con troppe famiglie in troppi luoghi.



Friday, October 4, 2019

Un venerdì. Dicono che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio".

Venerdì scorso sono andata al mio primo Friday for Future. 
La mia ennesima manifestazione. 
Queste cose le ho scritte la sera stessa, ma solo ora ho tempo di metterle in ordine un po'.

*****

Questa volta con Iago, quasi sempre per mano, Alice quasi sempre nel marsupio a ronfare (nonostante molto felice del suo cartellone con le apine), Dunia quasi sempre persa tra la gente, che neppure era tanta, con i suoi amici: assenza pre-giustificata per tutti. Tante colleghe mamme e qualche papà.

Per qualche minuto ho manifestato anche in compagnia di una birra, constatando che qui a Lisbon City non esistono remore né divieti relativi alla vendita del vetro da asporto, specie sui percorsi delle manifestazioni. Poi non sapevo dove buttare la bottiglia, che bidoni per la differenziata, per la via, pare non essere ancora cosa, e mi sono pentita di quel momento di sollazzo politico-alcolico un po' memore della mia vita bolognese.

Dunia ha inventato il suo primo slogan ed è stata subito accompagnata dalla gggente ("Não há tempo para parar, há um planeta para salvar").  È arrivata a casa molto soddisfatta di sé.
Iago che ripeteva, complice qualche costela (costola, come si dice qui) ispanica nella sua piccola ma potente cassa toracica: "Não há planeta Ve" (invece di Be).

Ora dormono tutti e tre sul sofà, tra un po' li porto a nanna sul serio.

Non fossero nati da me, questi tre, so che lotterei lo stesso, per i figli degli altri. Non é questione di ragioni di vita. Non è un obbligo etico, che, vabbé, sentirei comunque. È proprio un obbligo di e per natura. 
Davanti a questi tre, all'amore di mater lupa che nutro per loro, lo ammetto, non ho proprio scelta.

Così continuo nel mio arrovellarmi sul loro mondo di domani, mi chiedo durante quanto tempo avrò la fortuna di accompagnarli e pensare di poterli difendere al meglio e lottare per loro, nonostante tutti i miei limiti.

Ho la netta sensazione che il mondo del 2019 sia molto più crudele e monco e stupido di quello dei miei genitori, quando io e mio fratello eravamo bambini. Once upon a time, chi sapeva di non sapere, si fidava della scienza. Oggi, magari. Sembra davvero difficile mettere il mondo sulle rotaie giuste, nonostante le indicazioni siano chiarissime. I vagoni del treno sembrano pesantissimi e siamo ancora trainati a carbone. Troppi fumi per riuscire anche solo a leggerle, le indicazioni.

Non sono una persona calma, ma vorrei insegnarla a loro. Sì, la calma. Nel fare progetti, prendere decisioni e viverci bene.
Vorrei insegnar loro la gentilezza, nonostante gli abiti burberi che purtroppo mi capita di vestire soprattutto dentro casa, che é dove noi mamme andiamo in giro con le cispe nelle ciglia la mattina e la voce da drago la sera, quando la pazienza é fuggita da un pezzo, a noi e a loro. 
Quella, la pazienza, riuscirei a insegnarla soltanto prendendo la veste  talare di colei che solo sa predicare bene. Ogni volta che la nomino, la pazienza, non c'é pezza, tutta l'impalcatura del mio messaggio rovina malamente al suolo. Non mi crede nessuno, soprattutto la sera.
Non sono calma, non sono troppo gentile, non sono paziente. 
Ma cazzo, almeno sono pacifica. 

Ecco. La pace. Quel luogo e quel tempo in cui l'essere umano può crescere e prosperare, come prima facevano le sequoie, i baobab, gli abeti.
Tuttavia, la pace non si insegna. Nella pace si ha la fortuna di nascerci, di viverci. È il primo premio a questa cazzo di lotteria, per cui qualcuno ha lottato, e duramente.

Quando si ha quella botta di culo di beccare i numeri giusti, quando la pace vince, bisognerebbe desistere dall'idea di provare a giocare di nuovo, che non si sa mai, poi, cosa viene fuori alla prossima.
Invece, da quando l'ultima pace è iniziata, qui nel vecchio West, l'uomo si è messo a prosperare un po' troppo e pure in modo strano. Le risorse non sembrano bastare mai, tanto che ha pensato di mettersi a trafficare con le stesse ruote del lotto, a svitare bulloni e a fottersi le viti.
Un giorno di questi le ruote cadono giù e e sarà una nuova giocata, dove i numeri saranno tirati su "a manazza" da pochi e parzialissimi giudici di gara. 
Poi vedi il premio che ti tocca. 

Sono circondata da persone che sostengono: "beh, sono anni che ci dicono che la vita sul pianeta è a rischio e siamo ancora qui!". 
Ovviamente chi già se né andato, la voce per dire certe cazzate non ce l'ha più.  La vita, sul pianeta, non verrà spazzata via da un unico grande Armageddon. Sono e saranno tanti piccoli cataclismi, tante piccole disgrazie regionali, tante piccole terre dei fuochi e dei tumori. 
Tante piccole guerre per le poche risorse rimaste pulite, senza fumi, oli e microplastiche, sempre più nelle mani di pochi. Sai la pace. Hai voglia "no ai barconi".

Ecco io, pacifica e pacifista, questi che stanno continuando a svitare i bulloni, li prenderei e gli farei la festa. 
Già è slogan che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio". Io il pollice verde non ce l'ho, fate voi.

Io, per i miei figli, mi sa che il pacifismo me lo metto sai dove.
Scusate, ma non sarò più in grado di sostenere conversazioni pacifiche sul global warming, annessi e connessi. Se non sapete che dire, state zitti.



Sunday, September 22, 2019

Bateau.

Terminata, o almeno sospesa la fase aerei che il tavolo pareva un minihangar: "mamma, mi fai una nave?"
"Maaa, una nave spaziale, o una nave-nave?"
Avendo interiorizzato che di aerodinamica non ne capisco una mazza, come da post in calce: "una nave!"
"Ok."
....
Perplesso: "ma che nave è???"
"Uh... è un bateau!"
"Un che?"
"Un bateau!!! Quelle navi che navigano sui fiumi...Detta anche  BATANA!"
Roots are roots.
'C'è anche l'uselin della comare. Vedi?"
Poi ci ho messo un mega retro motore e l'armatore ha finalmente approvato. "Oh. Adesso sì che è una nave!".

Thursday, September 19, 2019

Dell'acqua gatta e altre evoluzioni

Finalmente anche la prima frase di Alice: "Acqua gatta". Oltretutto con tutte le vocali e le consonanti...Ué! (Effettivamente anche il "Giao... babà!" di qualche mese fa, neanche era estate, forse prima primavera, urlato festosamente dal fasciatoio al rientro del progenitore, era una frase...ma vuoi mettere l'evoluzione?!)
Infatti la Sufi, di acqua, ne era rimasta come quelli di Faenza. E la mini-signorina tutta orgogliosa di sé, dei baby step che prima o poi si fanno tutti, del suo utile contributo alla società e alla difesa della vita animale; fiera, infine, degli ordini che inizia a impartire, apina operaia, senza bisogno di sbraitare (stavolta).
Poi Iago, che vuole diventare ferreiro (o fabbro), e progetta spade a sfrombattuto, da questa settimana vuole il cuscino, le spalle da ometto, altrimenti gli viene male al collo.
Prima lo rifiutava, sbraitando (chiaramente).
E Dúnia, "asciugati i capelli che pure tu, poi vedi il male al collo. E poi vedi quando hai la mia età, che cervicale."

E Dio. I sound like my mother. "T'am pari miè nòna", direbbe la big signorina, se ne sapesse di più di ferrarese e della mia adolescenza. Invece (stavolta) non me lo dice. Sbraita e basta.
La famosa giostra.

(Mmmmhhh. Probabilmente lo sbraitare lo hanno preso da me. Poi da mia mamma. E da mia nonna. Aggiungo che chiaramente da mia nonna ho preso l'invocare Dio un po' invano. Però lei non lo metteva per iscritto.)



(Nella foto, momento tenero di stamattina, che io e la big one ci siamo sciolte entrambe.)

Sunday, September 15, 2019

Dona Vizinha, adeus.

Fino a qualche giorno fa, ogni volta che qualcosa cadeva rumorosamente sul pavimento, pensavo "ma povera dona Vizinha" (trad. vicina, come la chiamava Iago). Una preoccupazione abbastanza ricorrente, per forza di cose, per forza di bimbi.
Poi però, il pensiero ripercorreva un sentiero battuto: quando ci siamo trasferiti qui, sapevo sempre quando cominciava l'unica telenovela che ho mai visto praticamente per intero, 'Gabriela', tratto da 'Gabriela, cravo e canela' di Jorge Amado. Meraviglia. Sapevo che era ora di sintonizzare la tele non appena sentivo la sigla, arrivare dal piano di sotto, a tutto volume.
E allora mi preoccupavo un po' meno per dona Z. e il suo riposo.
Da qualche giorno, ogni volta che cade qualcosa penso al fatto che la casa di dona Z. ormai è vuota, il suo riposo indisturbabile. E non so come dirlo a Iago, che le voleva così bene.
Grazie dona Z. per averci incontrato sulle scale, sui nostri cammini. Per restituirmi pazientemente tutti i panni che mi cadevano sul suo stendino. Per tutta l'attenzione, per tutto il carinho.
Mi dispiace non averle potuto dire arrivederci.

Dona Vizinha

Fino a qualche giorno fa, ogni volta che qualcosa cadeva rumorosamente sul pavimento, pensavo "ma povera dona Vizinha" (trad. vicina, come la chiamava Iago). Una preoccupazione abbastanza ricorrente, per forza di cose, per forza di bimbi.
Poi però, il pensiero ripercorreva un sentiero battuto: quando ci siamo trasferiti qui, sapevo sempre quando cominciava l'unica telenovela che ho mai visto praticamente per intero, 'Gabriela', tratto da 'Gabriela, cravo e canela' di Jorge Amado. Meraviglia. Sapevo che era ora di sintonizzare la tele non appena sentivo la sigla, arrivare dal piano di sotto, a tutto volume.
E allora mi preoccupavo un po' meno per dona Z. e il suo riposo.
Da qualche giorno, ogni volta che cade qualcosa penso al fatto che la casa di dona Z. ormai è vuota, il suo riposo indisturbabile. E non so come dirlo a Iago, che le voleva così bene. 
Grazie dona Z. per averci incontrato sulle scale, sui nostri cammini. Per restituirmi pazientemente tutti i panni che mi cadevano sul suo stendino. Per tutta l'attenzione, per tutto il carinho.
Mi dispiace non averle potuto dire arrivederci.

Tuesday, September 10, 2019

Escolinha. Official.

Oggi. Inizio ufficiale della escolinha, solo per un paio d'ore, anche se con me, anche se ieri ti eri già premurata di ciucciare quasi tutti i ciuccietti dei compagni, vaccinandoti così per domani.
Oggi, dopo lo sciopero della fame e contemporanea pulizia della sala, messi in atto da te, capricornina formichina, mentre gli altri bambini cicaleggiavano tra pere e panini, abbiamo affrontato le scale fino al "recreio" e Iago non ha perso l'occasione di venirti a guidare alla scoperta del giardino, attraverso i suoi occhi, che ormai arriva con le manine ai cachi appesi ai rami più bassi dell'albero! Il petto gonfio come un  tacchino; come un fratellone di mezzo, ti ha fatto sfilare senza posa davanti alla finestra della sua aula. Che invidia i suoi amichetti...
Stamattina a colazione mi aveva pure ricordato tutte le sue preoccupazioni: "e já pensaste em como vai adormecer sem as tuas maminhas? E se o P. lhe bater? Eu vou protegê-la*, mamma!". Però oggi siamo rimaste pochino, che tanta ansia non ci serviva.
Anzi l'ansia ce l'avevi tu, preoccupata di lasciare Iago a scuola, invece di portarlo a casa con noi.
Bimba grande che sei. Con i tuoi 8 denti. Il 7 e l'8 spuntati di sotto nelle ultimissime settimane. E ti chiami ICE, o CICE, con la C italiana.
Orgogliosa di te. E di tutte le pagine che abbiamo già girato insieme.
Come quella volta, il mese scorso, che abbiamo finito di scriverne una lunga un anno, io ho chiuso una porta dietro di me e ho pianto fino a casa.
Tante cose che si mescolano qui dentro. L'idea stupida che non avrai più bisogno di me in certi modi e sensi e so che mi mancherà. L'idea luminosa che ce la facciamo e le cose le superiamo, insieme.
Pronte alla prossima. Io, te. Tutti.

(Ah, oggi non ho pianto.)
*"E hai pensato a come farà a dormire senza le tue tette? E se P. la picchia? Io la proteggo, ..."

Friday, September 6, 2019

Curvature impazienti.

Ieri sera, prima di dormire.
- Se la terra è rotonda, perché la nostra casa non ha il pavimento curvo?
- perché la terra è grande e noi siamo piccolini per sentirne la curvatura...
- ah ho capito! Perché noi siamo al secondo piano e quelli del primiero (piano terra, ndt) invece hanno il pavimento curvo. Giusto?
- chiaro.
(Ne è seguita altra domanda sul perché non sentiamo la rotazione terrestre, a cui ho dato la stessa menagrama risposta di cui sopra... Meno male che la fantasia ce l'ha lui...)
(Nella foto, un ricordo dell'anno scorso)

Monday, September 2, 2019

Insolitamente cacca.

Ora che siamo in macchina e i minori dormono, ve lo racconto.
Per il mio compleanno sono successe un paio di cose insolite.
Oltre alle meritate coccole e ai regali dei miei piccoli e agli auguri di famiglia e amici; oltre alla routine di un dì un po’ più festoso degli altri, comunque trascorso tra altri giorni di ferie campeggianti, mare Oceano e ristorante vistabella.


Io, il bagno, in queste acque gelide, lo faccio davvero soltanto in occasioni speciali.
Durante il pomeriggio mi è toccato di farlo, con Dúnia che mi esortava a entrare nell’acqua gelata del rio Seixe, dove si mescola nell’oceano. Perché “mamma, puzzi.”


Puzzavo di merda. O più carinamente, di popò, cocó di Alice.
L’avevo presa sulle spalle per tornare agli ombrelloni, senza accorgermi del ripieno color cacca di bimbo del suo costumino rosso.
Poco prima di questa esplosione di cacca sulla mia coppa d’estate, mi stavo domandando il perché di tanti colpi fuori dal cerchio. Perché il fiato corto. Ci stavo arrivando.


Sentivo l'inutilità dei miei gesti. La goccia nel mare. Nel mare di merda.


Quando andiamo a fare due passi sulla battigia cerco sempre di raccattare quanto più schifo posso. Soprattutto plastica.
Dico ai bimbi che “andiamo a giocare a salvare il pianeta”. E lo dico perché anche se giocare è una cosa seria e il gioco non può mancare mai se hai dei bimbi, salvare il pianeta così ha un ché di farsa. Non posso mentire a me stessa, nel giorno del mio 39simo compleanno, figuriamoci. Ormai sono grandina per dirmi le bugie.


E mentre vedevo che, nonostante tutti i tappini, bastoncini di plastica, mozziconi, carte, pezzi di plastica random, agglomerati più o meno piccoli di polistirolo che stavamo tirando su dal contorno dell'onda di alta marea, su una spiaggia comunque relativamente pulita rispetto ad altre, rimaneva una neve minuta, una linea da unire fatta di puntini, pure di polistirolo, impossibile da raccogliere per noi, in quel momento. Uomini e donne, seduti indifferenti tra tappi di flaconi di colla usata chissà dove, chissà quando.


Mi atterriva, mi soffocava. Ecco cosa mi stava prendendo male.


E poi quel giovincello. La ciliegina.
Avevamo il retino già quasi pieno e Dunia ne stava togliendo l’eccesso di sabbia, esponendolo alla corrente. L’avevamo già fatta tutta la spiaggia, da sud a nord. Anche il secchiello con i sassolini iniziava a pesare.


Barbetta con velleità hipster, è venuto a chiedermi perché lo facevo. “Per dare l’esempio, eh? Lo fa per loro e con loro?” Si congratulava, sorrideva, lodava, gesticolava a mani giunte (anche se all’inizio era effettivamente rimasto basito nel vedermi fare un montino di ricevute, una di Huelva, ed etichette, una di Celio, ricordo; non aveva capito cosa stessi facendo finché non mi ha visto dare indicazioni ai ciroli). “Brava!”


Che cazzo, potevo fare?
Desideravo una paletta, per seppellire quella stupida me che non sapeva fare altro che sorridere forzatamente e accennare con la testa.
Avrei potuto dirgli di darci una mano, invece se n'è tornato a sedere il suo giovane culo, di fianco a quello della giovane morosa. Grande esempio del cazzo. Volevo piangere. Vabbè, però almeno mi ha ringraziato per quello che faccio. Altro insolito.
E grazie al cazzo.
Poi, appunto, ho preso Alice sulle spalle e quella puzza mi ha riportato al qui e all’ora. E ho smesso per un attimo di pensare ai cazzo di 12 anni che abbiamo per “salvare il pianeta”.


Meno male che c’è anche la merda color cacca di bimbo.
Mi sono sentita subito abbastanza meglio.
Anche se ste cose le scrivo non esattamente con lo stesso scopo. 
Non me ne vogliate.


Palloncino in decomposizione, rubato dal fondo del mare.

Sunday, August 11, 2019

Tenerina in lievitazione, contro ogni aspettativa iniziale.

Piccoletta, allegria e meraviglia, qui nel compleanno del vostro papà.
Nell'ultimo mese, quasi due, ti sei dimostrata una compagna di viaggio all'altezza dei tuoi fratelli, inclusi le disperazioni e i vomiti automobilistici. (Aspetto con ansia la nuova avventura del campeggio!)
Hai imparato, a modo tuo, a dire tante nuove parole, tutte italiche: "attie" (grazie), "pappa", "giù" (utile per reclamare la tua libertà di bipede e mettere in riga la nostra quadrupede ribelle). E poi: "tette". Tanto che mi sentivo un po' una donna oggetto... perché "mammammamma" lo dicevi mesi fa, quasi per caso, poi più nulla durante un po'd tempo.

Invece mercoledì sera ecco il tuo "MAMMA" forte e chiaro, chiamandomi dalla porta tra la sala e la veranda, con tutta l'intenzione e l'amore del mondo. E ora chi ti ferma...
(Poi mi sono resa conto che la mia memoria aveva cancellato, sovrascritto forse le prime "Mamma" dei tuoi fratelli... Dunia mi ha ricordato il suo, in Italia, per il mio compleanno, sul lettone dei miei. Quello di Iago spero di riuscire a recuperarlo... Che triste perderle, certe emozioni!*)

Hai imparato a protestare con ancora più veemenza, che già temo i "terrible two". Corri con le tue gambette e i tuoi "glglglglgl!", fuggi, dribbli e magari ti scatafasci pure, come a Cracovia, che ti sei aperta il ginocchio e sotto il sopracciglio. Che sarà, una cicatrice in più.
Fai pure i versi degli animali, tutti una specie di "ahhhrrr", gatti inclusi, che la nostra felina non dà il buon esempio. Però tu la baci e le mescoli le crocchette nell'acqua, amorevole come ogni padrona dovrebbe essere.
Fai l'apina operaia e mi segui in tutte le faccende. Carichi la lavatrice e spazzi per terra, con la stessa tenerezza con cui semini baci e coccole. Spero di riuscire a proteggerti. Te, i tuoi fratelli, le api. La vedo dura, l'ansia non mi svanisce.
Bevi dal bicchiere senza beccuccio senza lavarti troppo, a meno che tu non voglia, così la stupida tabellina di quello che i bimbi di 18mesi devono fare è stata completata. Come se potessimo vivere di test a crocette. Di figurine che "ce l'ho, ce l'ho, mi manca".
Fuori tabella, il tuo settimo dente che ha finalmente fatto capolino, mia sdentata tenerina che lo stesso, mangi di tutto e pure con la forchetta. Tra poche settimane comincerai l'asilo, sei pronta meraviglia, adelante compañera.

*Edit del 13.08: ecco, mi sono adoperata, ho cercato in ogni cassetto. E l'ho trovato!
Iago mi ha chiamato "Mamma" che pure era piccino picciò.
Entrai in sala che era in braccio a suo papà e, dalla sorpresa, gridò un "Mammá" che ora non voglio lasciare più andare, sotto i tappeti e la polvere del tempo e dei ricordi inutili che, a volte, nostro malgrado, ci dobbiamo tenere.
** Edit del 29.09: infatti:

Friday, August 2, 2019

Moti

Iago, in un moto di protezione verso la sua sorellina, fuggitiva verso il buio del corridoio: "ho tanta paura che non veda niente...".
Iago, 5 anni, malatino, che usa il congiuntivo.

Thursday, July 11, 2019

Se lo sogna lei.

Du: "stanotte ho sognato che ero un'attivista."
Me: "contro chi? o contro cosa?"
Du: "Salvini. Ti entrava in casa e veniva a controllare che facevano le famiglie."
Però i miei non vivevano più in grattacielo. La loro casa assomigliava più a questo hotel.
Realtà e fantasia, eh? Ma pork.

Il pastore di draghi

Tu, che provi a fare amicizia e a salvare ogni animale e bestiola che trovi sul nostro cammino, ma a volte non và esattamente come vorresti.
Che ti metti a canticchiare "Bella Ciao" per terre leghiste, se un fiore ti ispira.
Che le tue sorelle le adori e le difendi, no matter what, e Alice, la piú manovrabile, che urla e strepita ma tu la trascini via lo stesso, dal precipizio del lettone.
Che "mamma, ma le campanelle suonano come le trompetes?".

Che ieri ti ho lasciato a giocare con gli animatori e mi sono trovata in 5 secondi un altro cinquenne che mi dava un asciugata mentre cercavo di fare scendere la piccola dallo scivolo e tornare a godermi un piccolo bebè esploratore (ma, oh, le tue asciugate sono molto meglio, una frantumata di anima e di schiena e via). Che non ti piace lavarti la faccia, né metterci la crema solare, ma tanto sei sempre color Casper e gli occhiali non ti fanno abbronzare le occhiaie. Te che non vuoi mai dormire.
Te ieri, tra Tonadico e Siror, che ti eri scordato persino dei ninja e dei Ninjago, mentre cercavamo una casa perfetta per noi e i nostri tre draghi, di cui andremo a cercare le uova e che faremo crescere in un posto con un ampio vano per dragões, appunto. E ci hai già trovato tre nomi, inricordabili e impronunciabili, ma avanti così, che negli antichi libri runici è scritto che sognare è gratis.




******************************************
L'inferenza più che valida.

(In bagno.)
"Mamma, hai visto quel bambino con cui ho giocato oggi nella sabbia? Quello con la paletta?"
"Sì, quello con i capelli rossi?"
Sguardo un po' smarrito di Iago.
"Sai...Ha detto 'D.. cane'."
"Ecco, sono quelle cose che non è proprio bellissimo dire..."
(The inside voice) - ma vedi, Anna, che forse non è un male se sto figlio non ti ascolta mai... -
"Ma, quindi, mamma, vuol dire che Dio è brutto? Dio è una cosa brutta?"
"Ehmmmm." Credo sguardo smarrito mio.
"Il cane è bello!"
"Già."


Wednesday, July 10, 2019

Astri belli

Quando, un anno fa, hai cominciato a stare seduta, che festa, anche se a Ericeira non c'era il sole. Ogni tappa che hai raggiunto, con sempre meno distacco rispetto alla "normalità" delle curve, un raggio di una buona stella.

Monday, July 8, 2019

Per sempre. Provarci.

I fiori che Iago ha rubato per me danzavano nell'acqua di una fontana. Qualcun altro li aveva già raccolti. Lui ultimamente non  strappa più niente per não fazer mal à natureza.
L'altroieri ho maldestramente staccato una bacca da un cipressino per fargliela annusare e mi sono beccata un sermone. L'ha buttata senza nemmeno avvicinarci il naso.
"Mamma, perché ti metti i fiori nei capelli?"
"Perché sono meravigliosi e li vorrei tenere per sempre."
Poi, siccome sono una stramnona, gli ho chiesto di scattare questa foto.