Wednesday, January 1, 2020

Nuevo.

Non so cosa succederà nel nuovo decennio. Il continuo girare delle stelle lascia però prevedere che anche questi due pulcini smetteranno, come la sorella, di essere pulcini e di squattarmi il letto.
Smetterò di essere papera e mammifera.
Questa è la prima notte di una serie di 3652 nuove notti e, a guardarlo così, il futuro sa un po' di sana libertà ma promette già anche una certa, inevitabile nostalgia.
.......
Não sei o que vai acontecer na nova década. O contínuo girar das estrelas deixa, porém, prever que estes dois pintainhos, como a irmã, deixarão de ser pintainhos e de ocupar-me a cama.
Vou deixar de ser mãe-pato e mamífera.
Está é a primeira noite de uma série de 3652 noites e, desde aqui, o futuro cheira a merecida liberdade, mas também promete, desde já, alguma certa e inevitável saudade.

Saturday, December 28, 2019

2 in filastrocca

2 i tuoi anni, 2 i tuoi baffi di cioccolato.
2 i tuoi fratelli che ti sbaciucchiano.
2 come i tuoi occhi di mandorla, 2 le figlie che ho che li hanno.
2 come le narici, do nariz de que és dona* (e ogni donna dovrebbe esserlo.)
2 i secondi di pazienza che hai, per me, per il mondo e pure per te, comandòna.
2 le ore che stai sveglia ogni notte, quelle notti che la notte non è cosa per te e per nessuno, ti giuro, nessuno.
2 le mie tette, che quelle notti lì, poverette.
2 i fondi di bicchieri che ho bevuto oggi alla tua, che due giorni sì e uno no, siamo inchiodate in casa.
2 le parole che ho scambiato in panetteria: "ah, mãe, um bolo? quem está de parabéns?" - "a minha pequena faz dois anos hoje, mas estamos de parabéns às duas, que sobrevivemos às últimas duas semanas, aos últimos dois meses"**

2 le parole, o anche tre:
"Ti amo, bambina. Eu amo-te."

*Ser dona do seu nariz = essere orgogliosa
** "Ah mamma, una torta? A chi dobbiamo fare gli auguri? - "la mia piccolina fa due anni oggi, ma i complimenti ce li meritiamo entrambe, sopravvissute alle ultime due settimane, agli ultimi due mesi".
2 i tuoi anni, 2 i tuoi baffi di cioccolato.
2 i tuoi fratelli che ti sbaciucchiano.
2 come i tuoi occhi di mandorla, 2 le figlie che ho che li hanno.
2 come le narici, do nariz de que és dona* (e ogni donna dovrebbe esserlo.)
2 i secondi di pazienza che hai, per me, per il mondo e pure per te, comandòna.
2 le ore che stai sveglia ogni notte, quelle notti che la notte non è cosa per te e per nessuno, ti giuro, nessuno.
2 le mie tette, che quelle notti lì, poverette.
2 i fondi di bicchieri che ho bevuto oggi alla tua, che due giorni sì e uno no, siamo inchiodate in casa.
2 le parole che ho scambiato in panetteria: "ah, mãe, um bolo? quem está de parabéns?" - "a minha pequena faz dois anos hoje, mas estamos de parabéns às duas, que sobrevivemos às últimas duas semanas, aos últimos dois meses"**

2 le parole, o anche tre:
"Ti amo, bambina. Eu amo-te."

*Ser dona do seu nariz = essere orgogliosa
** "Ah mamma, una torta? A chi dobbiamo fare gli auguri? - "la mia piccolina fa due anni oggi, ma i complimenti ce li meritiamo entrambe, sopravvissute alle ultime due settimane, agli ultimi due mesi"

Saturday, December 14, 2019

Io sono buona

Oggi ho incrociato una signora al telefono, mentre andavo in centro con i piccoletti. Rispondeva probabilmente a un amico che la spronava verso una qualche specie di vendetta o, magari, a una semplice e lecita sbroccata nei confronti di terzi: "...no, ma sai...io non ho carattere...io sono buona..."
Sì, diceva così. Convinta proprio.
Ma, ziopino, vogliamo smetterla con sto mainstream del menga, tutti a dire che noi buoni non abbiamo carattere?
Quanto carattere ci vuole invece a sopportare voialtri stronzoni, senza ferirvi mai?

Friday, December 6, 2019

Nerd, credo.

 Oggi Iago ha stupito la pediatra, guardandola fisso da sopra l'occhiale:

"Doutora, nós somos feitos de protões e de neutrões."

It's a nerd family, ma sono cose che non gli ho insegnato io di sicuro, che su neutroni e protoni, puzzo di ignoranza 

A fine visita, la Doutora ci ha detto: "boa viagem!". Niente polmoniti, niente elicotteri da trattare subito. 

Quindi a casa, nel butta su delle valigie.

Ora pausa, sono stremata.

Thursday, December 5, 2019

Bandiere Rosse

Oggi siamo andati, Iago e io, a raccontare ai suoi compagni d'asilo la storia della bandiera italiana e il significato dei suoi colori, come hanno fatto altre famiglie con radici in altri paesi del mondo con le loro, di bandiere.
Ad ascoltarle e a leggerle, queste storie, mi impressiona tutto questo rosso, quasi ovunque, che sempre finisce per trasferire sul tessuto il ricordo del sangue versato dagli eroi che hanno combattuto nelle battaglie, quelle da cui si è usciti vittoriosi, la disponibilità a gettarsi nella lotta, tutto un muscoli ed emoglobina.
Riassumo a braccio, eh, senza ambire all'esaustività.
Però chissà se tutto sto vermiglio che sventola dappertutto fosse capace di ricordarci *sempre e ovunque* anche il sangue delle vittime inutili, i danni collaterali, i morti invano.
Se tutto questo rosso potesse simboleggiare tutte le vittime di tutte le guerre.
Bandiere sempre e comunque un po' rosse.


Wednesday, December 4, 2019

emolavatrice

Domani andrò all'asilo di Iago a raccontare la storia della bandiera italiana. pubblico facile e paziente di cinquenni. mó butto giù due righe così sono sicura di farla breve e sostenibile.
Ma quello che vi racconto in realtà é altro: oggi, intanto che prendevo accordi in giardino con la maestra, mi sono trovata a chiederle scusa delle assenze di Iago, alla speranza che nonostante tutto riesca ad accompagnare la classe, che riesca a finire il lavoretto di Natale a cui tiene tanto.
Iago è mancato diversi giorni per gli acciacchi della più piccola, per il poco aiuto su cui ho potuto contare durante la sua polmonite e ora un'influenza. Se Alice si tiene sfebbrata (abbiamo superato le 24h senza antipiretico) e la pediatra venerdì ci dice sì, sabato partiamo per l'Italia e staremo là una decina di giorni a casa dei miei, il tempo di fare l'albero di natale con loro e costruire un po' di memorie insieme, soprattutto per loro.
Intanto che raccontavo queste cose alla maestra e lei mi rassicurava che é tutto ok, che partiremo, che andrà tutto bene e che non c'é nulla di più importante di costruire memorie felici a cui ricorrere nei momenti difficili, mi sono trovata a piangere come una fontana e più piangevo, più bimbe accorrevano a curiosare. (I bimbi invece si menavano allegramente sullo sfondo...).
La maestra ha detto loro diceva che mi era entrato qualcosa nell'occhio e io non ho potuto fare altro che contraddirla bonariamente, dicendo che a volte si piange anche di felicità.

Wednesday, November 13, 2019

Dear Santa

 Caro Babbo Natale,


Visto che qualche scriteriato sta già decorando tuttecos', tanto vale scriverti con un certo anticipo, anche perché 'sta richiesta non è esattamente un piece of cake.


Vorrei solo questo:

Che almeno ogni persona colpita dal cambiamento climatico; o tra queste, almeno coloro che leggono e scrivono; o di queste, almeno chi vive in democrazia, tutte scendano per strada e chiedano ai governi di mettere in atto misure di contrasto al cambiamento climatico, che votino rappresentanti che credano nella scienza e nell'urgenza di queste misure. Dobbiamo smettere di credere e fare credere che le ricostruzioni siano più a buon mercato della prevenzione e della riconversione delle nostre economie. 


Svegliali tutti, non importa che arrivi quatto quatto. Per una cazzo di volta, secondo me, puoi fare il fracasso della Madonna che più attiene alle nostre moli, io ti capisco, sai? Tutti quegli anni in punta di piedi, sia solo per una notte all'anno. 

Ecchecazzo, no, davvero. Svegliaci, tutti. Che è tardissimo.


Guarda Venezia, guarda l'Australia e la California; le Alpi, il Portogallo, guarda il Metapontino, pensa alle Fiji e al Brasile. Pensa a tutti gli altri luoghi, quelli che stamattina non mi vengono in mente, quelli che non sono democrazie nemmeno sulla carta, ricordati di tutti coloro di cui non sappiamo nulla. 

E non so mica se ti sto scrivendo o sto pregando, che per me è tutto un pantheon confuso, quello di voi divinità pasciute.

Grazie, stammi in gamba.

Anna

P.S.: Ti giuro che nell'altra letterina che riceverai da questo indirizzo, quella dai due piú minori, non ci  sono richieste di cose di plastica, anche se Iago ha aggiunto più tardi una postilla vocale, dice "altri Lego". Mmmmhhh. Fai tu.

Tuesday, November 5, 2019

Frontiere

RaiUno, Frontiere: si ricorda il trentennale della caduta del muro di Berlino, con qualche giorno di anticipo.
Il primo evento storico a me contemporaneo di cui porto memoria. Credo che, in qualche modo, quella festa a cui ho assistito alla TV, seduta sul sofà in zonaGAD, nove anni, mi abbia segnato. Nonostante le guerre che si sono susseguite, di cui pure ho ricordo, come la Guerra del Golfo, quello sgretolarsi della frontiera mi ha scolpito l'idea, qui dentro, che il mondo in cui sarei cresciuta sarebbe stato sempre meglio.
 Che la libertà di girarlo, il mondo, ci sarebbe stata, semplicemente, per tutti.
Che nessuno aveva bisogno del catechismo per sapere che possiamo essere amici.
Ora, rivedendo queste immagini, quei capelli inguardabili, mi rendo conto dell'origine di tanto ottimismo.
Non mi rendevo conto, allora, che  loro erano tutti bianchi e che parlavano tutti una lingua d'Europa.
Già, Annina, tante cose non sapevi. 
In questi dolci trent'anni, quanti muri sono stati tirati su e quanto lunghi, quanto alti. Quanto profondi restano i mari.

Tuesday, October 8, 2019

una specie di vacanza come le altre, tipo.

Un anno fa ero in Italia. Arrivammo il 6.

(Ieri é arrivata mia zia, dopo 15 anni di assenza.
Di persona, ha conosciuto solo Dunia, anche se allora era avvolta in strati di pelle, muscolo, peritoneo, parete uterina, sacco e liquido amniotico.
Ora muoio dalla voglia di essere là e farle conoscere tutti quanti, senza gli inganni del telefonino, ma almeno lei, a differenza dei miei vegliardi, lo usa...)

Il 6 ottobre 2018 il mio papà, che non vuole o può più viaggiare, conobbe Alicina. Lo ricordo fuori dalla porta degli arrivi del Marconi, dopo il cartello "niente da dichiarare".
Iago che, a tratti, sospingeva o tirava la valigiona grigia, una per tutti, piccolo grande aiutante in quel Natale anticipato.

Nonostante un arrivo un po' piovoso, inaspettatamente trovammo una mezza stagione accogliente, quasi calda.
Le cimici si aggrappavano ovunque (tornando sempre quando fa troppo caldo, oppure troppo freddo, non le vedevo e non rabbrividivo così da 15 anni).

Alberi già di fuoco in zona GAD, anche se sotto era pieno pieno di farfalle nere rosse e bianche, neanche fosse stato maggio.
La meraviglia dei bimbi.
Alice ancora comoda nel marsupio.
I suoi primi veri passi di gattino, abbandonando finalmente l'andatura "commando", proprio sul pavimento freddo del quinto piano in viale della Costituzione.
La nonna aveva steso una trapunta per farla giocare al riparo dalle piastrelle, ma bisognava pur partire in esplorazione.

Alberi ancora verdi, a intonarsi con quel monopattino usato, tendente al piccolo, che i nonni regalarono per quei pochi giorni all'erede, collezionatore di ghiande, foglie e castagne matte del parco Massari, tante che chissà dove le ha imbucate poi il nonno Rossi.
Iago e le sue paure. Iago scavezzacollo, che all'Acquedotto si divertiva a scendere la rampa del centro per famiglie, con il suo pile grigio. I bimbi dell'Est che catturavano un piccione e io brrrrrrrrr di nuovo, di brutto anche.

Il seggiolone come quello di casa qui, dell'usato come il monopattino, su cui Alice ha mangiato di tutto, persino i cavoletti di Bruxelles intinti nell'olio all'aglio che io non riesco a fare così bene.
Il suo pigiamino bianco con le fatine e i bordi azzurro acqua.
Chissà a chi l'ho passato (del resto, anche quello era in seconda mano).
E chissà anche ora chi ci gioca con quel monopattino: i nonni lo hanno donato in beneficienza sotto le feste di Natale, ma inspiegabilmente hanno raccontato al nipote che é stato rubato dalla cantina.
Credo che l'avrebbe presa meglio se gli avessero detto la verità.
Nel mondo esistono più azioni buone di quelle cattive. Vorrei che questi tre crescessero con questa certezza, ma mi pare una roba difficilissima, a volte.

È vero però che in cantina qualche stronzo ci é entrato a rovistare; poi, al termine di quest'estate, anche l'acqua.
E chissà le mie foto, i miei disegni, i miei taccuini, se ancora ce ne sono. Probabilmente i miei andranno giù a vedere quel piccolo finimondo solo quando sarà ora di rimettere l'albero di Natale, e noi, altrettanto probabilmente, un'altra volta, non lo vedremo montato.

Il festival di Internazionale, visto da fuori, come con il naso appoggiato alla vetrina.
Il fine settimana seguente, Iago con la faccia pitturata da pirata, il ciondolino con il Patronus di Snape/Piton da portare a Dunia rimasta a Lisbona (la prima volta in Italia senza di lei). Tutte le nostre compere.
La sera la pizza, prima del ritorno. Vomitata sul lettone che "Aiaiaiaiai, trauma cranico da caduta?" Poi vomitata collettiva: "oh, virosi strapesa, cazzocomeloprendol'aereo?"

Le zie dei miei figli tutte, le mie sorelle, le sollevatrici delle mie ipocondrie, che manco Battiato.
Il loro tempo, per noi.
I loro bimbi, a giocare con i miei.
E anche gli zii, tutti visti troppo poco. Soprattutto lo zio di sangue.
Ma quel poco ce lo facciamo bastare, as usual.

E prima, quella gita a Porto Garibaldi infrasettimana.
Il fritto misto. Alice che non mangia un tubo. Solo la piadina. Ah, e la tetta. Vabbé.
Nemmeno Iago mangia un tubo. Vabbé.
Mangio io, tutto sto ben di dio.
Iago che finisce per farsi il bagno, attratto da tutti quei pesci.
La sua sorpresa ammirando la pianura. All'andata, perché al ritorno ha dormito di brutto...
Alice sulla spiaggia e poi tre minuti in marsupio con il nonno.
Il nonno che fa lezione di storia e racconta di Giuseppe e Anita.

Il nonno che si stringe un po' il petto quando ci accompagna all'areoporto e io, ansia e lacrime, sfogate al security check che così Gianni non mi poteva vedere, ma i bimbi sì. E l'addetta allo sportello che un po' mi consolava, un po' si commuoveva pure lei e mi spronava a tornare per le feste. Eggià, magari.

Ho cominciato con il passato remoto per arrivare al presente. Che é tutto talmente vivido che dire "sembra ieri" non ha senso.

Forse ricordo tutto proprio così intensamente perché fu un viaggio "a casa" in un periodo difficile da dissolvere negli altri, né estate, né inverno, che é quando di solito prendiamo l'aereo.
Con il trascorrere degli anni e delle vacanze a FE, la memoria a volte si confonde, il tempo diventa un cerchio, l'unico con cui riesco a danzare l'hula hoop, non fosse il crescere e il numero dei bimbi a dissipare la nebbia.
1.
1, 2.
1, 2, 3.

Ma anche Iago ricorda tutto. Un bimbo grande, con la sua scatola di colori, una di Lego, una di memorie sue.

Una strana vita, quella doppia e a doppio voltaggio delle matri come me, senza troppi amanti ma con troppe famiglie in troppi luoghi.



Friday, October 4, 2019

Un venerdì. Dicono che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio".

Venerdì scorso sono andata al mio primo Friday for Future. 
La mia ennesima manifestazione. 
Queste cose le ho scritte la sera stessa, ma solo ora ho tempo di metterle in ordine un po'.

*****

Questa volta con Iago, quasi sempre per mano, Alice quasi sempre nel marsupio a ronfare (nonostante molto felice del suo cartellone con le apine), Dunia quasi sempre persa tra la gente, che neppure era tanta, con i suoi amici: assenza pre-giustificata per tutti. Tante colleghe mamme e qualche papà.

Per qualche minuto ho manifestato anche in compagnia di una birra, constatando che qui a Lisbon City non esistono remore né divieti relativi alla vendita del vetro da asporto, specie sui percorsi delle manifestazioni. Poi non sapevo dove buttare la bottiglia, che bidoni per la differenziata, per la via, pare non essere ancora cosa, e mi sono pentita di quel momento di sollazzo politico-alcolico un po' memore della mia vita bolognese.

Dunia ha inventato il suo primo slogan ed è stata subito accompagnata dalla gggente ("Não há tempo para parar, há um planeta para salvar").  È arrivata a casa molto soddisfatta di sé.
Iago che ripeteva, complice qualche costela (costola, come si dice qui) ispanica nella sua piccola ma potente cassa toracica: "Não há planeta Ve" (invece di Be).

Ora dormono tutti e tre sul sofà, tra un po' li porto a nanna sul serio.

Non fossero nati da me, questi tre, so che lotterei lo stesso, per i figli degli altri. Non é questione di ragioni di vita. Non è un obbligo etico, che, vabbé, sentirei comunque. È proprio un obbligo di e per natura. 
Davanti a questi tre, all'amore di mater lupa che nutro per loro, lo ammetto, non ho proprio scelta.

Così continuo nel mio arrovellarmi sul loro mondo di domani, mi chiedo durante quanto tempo avrò la fortuna di accompagnarli e pensare di poterli difendere al meglio e lottare per loro, nonostante tutti i miei limiti.

Ho la netta sensazione che il mondo del 2019 sia molto più crudele e monco e stupido di quello dei miei genitori, quando io e mio fratello eravamo bambini. Once upon a time, chi sapeva di non sapere, si fidava della scienza. Oggi, magari. Sembra davvero difficile mettere il mondo sulle rotaie giuste, nonostante le indicazioni siano chiarissime. I vagoni del treno sembrano pesantissimi e siamo ancora trainati a carbone. Troppi fumi per riuscire anche solo a leggerle, le indicazioni.

Non sono una persona calma, ma vorrei insegnarla a loro. Sì, la calma. Nel fare progetti, prendere decisioni e viverci bene.
Vorrei insegnar loro la gentilezza, nonostante gli abiti burberi che purtroppo mi capita di vestire soprattutto dentro casa, che é dove noi mamme andiamo in giro con le cispe nelle ciglia la mattina e la voce da drago la sera, quando la pazienza é fuggita da un pezzo, a noi e a loro. 
Quella, la pazienza, riuscirei a insegnarla soltanto prendendo la veste  talare di colei che solo sa predicare bene. Ogni volta che la nomino, la pazienza, non c'é pezza, tutta l'impalcatura del mio messaggio rovina malamente al suolo. Non mi crede nessuno, soprattutto la sera.
Non sono calma, non sono troppo gentile, non sono paziente. 
Ma cazzo, almeno sono pacifica. 

Ecco. La pace. Quel luogo e quel tempo in cui l'essere umano può crescere e prosperare, come prima facevano le sequoie, i baobab, gli abeti.
Tuttavia, la pace non si insegna. Nella pace si ha la fortuna di nascerci, di viverci. È il primo premio a questa cazzo di lotteria, per cui qualcuno ha lottato, e duramente.

Quando si ha quella botta di culo di beccare i numeri giusti, quando la pace vince, bisognerebbe desistere dall'idea di provare a giocare di nuovo, che non si sa mai, poi, cosa viene fuori alla prossima.
Invece, da quando l'ultima pace è iniziata, qui nel vecchio West, l'uomo si è messo a prosperare un po' troppo e pure in modo strano. Le risorse non sembrano bastare mai, tanto che ha pensato di mettersi a trafficare con le stesse ruote del lotto, a svitare bulloni e a fottersi le viti.
Un giorno di questi le ruote cadono giù e e sarà una nuova giocata, dove i numeri saranno tirati su "a manazza" da pochi e parzialissimi giudici di gara. 
Poi vedi il premio che ti tocca. 

Sono circondata da persone che sostengono: "beh, sono anni che ci dicono che la vita sul pianeta è a rischio e siamo ancora qui!". 
Ovviamente chi già se né andato, la voce per dire certe cazzate non ce l'ha più.  La vita, sul pianeta, non verrà spazzata via da un unico grande Armageddon. Sono e saranno tanti piccoli cataclismi, tante piccole disgrazie regionali, tante piccole terre dei fuochi e dei tumori. 
Tante piccole guerre per le poche risorse rimaste pulite, senza fumi, oli e microplastiche, sempre più nelle mani di pochi. Sai la pace. Hai voglia "no ai barconi".

Ecco io, pacifica e pacifista, questi che stanno continuando a svitare i bulloni, li prenderei e gli farei la festa. 
Già è slogan che "l'ecologia senza rivoluzione é giardinaggio". Io il pollice verde non ce l'ho, fate voi.

Io, per i miei figli, mi sa che il pacifismo me lo metto sai dove.
Scusate, ma non sarò più in grado di sostenere conversazioni pacifiche sul global warming, annessi e connessi. Se non sapete che dire, state zitti.



Sunday, September 22, 2019

Bateau.

Terminata, o almeno sospesa la fase aerei che il tavolo pareva un minihangar: "mamma, mi fai una nave?"
"Maaa, una nave spaziale, o una nave-nave?"
Avendo interiorizzato che di aerodinamica non ne capisco una mazza, come da post in calce: "una nave!"
"Ok."
....
Perplesso: "ma che nave è???"
"Uh... è un bateau!"
"Un che?"
"Un bateau!!! Quelle navi che navigano sui fiumi...Detta anche  BATANA!"
Roots are roots.
'C'è anche l'uselin della comare. Vedi?"
Poi ci ho messo un mega retro motore e l'armatore ha finalmente approvato. "Oh. Adesso sì che è una nave!".

Thursday, September 19, 2019

Dell'acqua gatta e altre evoluzioni

Finalmente anche la prima frase di Alice: "Acqua gatta". Oltretutto con tutte le vocali e le consonanti...Ué! (Effettivamente anche il "Giao... babà!" di qualche mese fa, neanche era estate, forse prima primavera, urlato festosamente dal fasciatoio al rientro del progenitore, era una frase...ma vuoi mettere l'evoluzione?!)
Infatti la Sufi, di acqua, ne era rimasta come quelli di Faenza. E la mini-signorina tutta orgogliosa di sé, dei baby step che prima o poi si fanno tutti, del suo utile contributo alla società e alla difesa della vita animale; fiera, infine, degli ordini che inizia a impartire, apina operaia, senza bisogno di sbraitare (stavolta).
Poi Iago, che vuole diventare ferreiro (o fabbro), e progetta spade a sfrombattuto, da questa settimana vuole il cuscino, le spalle da ometto, altrimenti gli viene male al collo.
Prima lo rifiutava, sbraitando (chiaramente).
E Dúnia, "asciugati i capelli che pure tu, poi vedi il male al collo. E poi vedi quando hai la mia età, che cervicale."

E Dio. I sound like my mother. "T'am pari miè nòna", direbbe la big signorina, se ne sapesse di più di ferrarese e della mia adolescenza. Invece (stavolta) non me lo dice. Sbraita e basta.
La famosa giostra.

(Mmmmhhh. Probabilmente lo sbraitare lo hanno preso da me. Poi da mia mamma. E da mia nonna. Aggiungo che chiaramente da mia nonna ho preso l'invocare Dio un po' invano. Però lei non lo metteva per iscritto.)



(Nella foto, momento tenero di stamattina, che io e la big one ci siamo sciolte entrambe.)

Sunday, September 15, 2019

Dona Vizinha, adeus.

Fino a qualche giorno fa, ogni volta che qualcosa cadeva rumorosamente sul pavimento, pensavo "ma povera dona Vizinha" (trad. vicina, come la chiamava Iago). Una preoccupazione abbastanza ricorrente, per forza di cose, per forza di bimbi.
Poi però, il pensiero ripercorreva un sentiero battuto: quando ci siamo trasferiti qui, sapevo sempre quando cominciava l'unica telenovela che ho mai visto praticamente per intero, 'Gabriela', tratto da 'Gabriela, cravo e canela' di Jorge Amado. Meraviglia. Sapevo che era ora di sintonizzare la tele non appena sentivo la sigla, arrivare dal piano di sotto, a tutto volume.
E allora mi preoccupavo un po' meno per dona Z. e il suo riposo.
Da qualche giorno, ogni volta che cade qualcosa penso al fatto che la casa di dona Z. ormai è vuota, il suo riposo indisturbabile. E non so come dirlo a Iago, che le voleva così bene.
Grazie dona Z. per averci incontrato sulle scale, sui nostri cammini. Per restituirmi pazientemente tutti i panni che mi cadevano sul suo stendino. Per tutta l'attenzione, per tutto il carinho.
Mi dispiace non averle potuto dire arrivederci.

Dona Vizinha

Fino a qualche giorno fa, ogni volta che qualcosa cadeva rumorosamente sul pavimento, pensavo "ma povera dona Vizinha" (trad. vicina, come la chiamava Iago). Una preoccupazione abbastanza ricorrente, per forza di cose, per forza di bimbi.
Poi però, il pensiero ripercorreva un sentiero battuto: quando ci siamo trasferiti qui, sapevo sempre quando cominciava l'unica telenovela che ho mai visto praticamente per intero, 'Gabriela', tratto da 'Gabriela, cravo e canela' di Jorge Amado. Meraviglia. Sapevo che era ora di sintonizzare la tele non appena sentivo la sigla, arrivare dal piano di sotto, a tutto volume.
E allora mi preoccupavo un po' meno per dona Z. e il suo riposo.
Da qualche giorno, ogni volta che cade qualcosa penso al fatto che la casa di dona Z. ormai è vuota, il suo riposo indisturbabile. E non so come dirlo a Iago, che le voleva così bene. 
Grazie dona Z. per averci incontrato sulle scale, sui nostri cammini. Per restituirmi pazientemente tutti i panni che mi cadevano sul suo stendino. Per tutta l'attenzione, per tutto il carinho.
Mi dispiace non averle potuto dire arrivederci.