Sunday, June 21, 2020

Ape dentro

Ieri sera Iago ha praticamente salvato un'ape che era rimasta intrappolata tra gli infissi della nostra veranda, ci finiscono presi tanti insetti. Le ha parlato e lei è riuscita a uscire, mentre stavo cercando qualcosa per aiutarla ad aggrapparsi senza farla sentire minacciata, e qualcosa per metterle vicino acqua e zucchero.


Prima, nel pomeriggio, l'ho visto chiedere un desiderio a un albero delle fate, di quelli con la corteccia che sembra fatta di liane attorcigliate, pronte a spostarsi per fare uscire gli elfi.
L'ho visto poi pregare su un tronco tagliato, tra i sussurri, credo che gli dicesse che le loro vite erano uguali. Di prendere la sua, se volesse. Volevo piangere.

Alice mi ha regalato due fiori, si vede che non è ancora capace di staccarli e non ho esattamente intenzione di insegnarglielo.




Però stamattina ho ucciso un ragno. Che brutto buongiorno. Stamattina ho ucciso un ragno. Ieri sera quasi succede il finimondo per quell'essere dalle gambe lunghe, appeso sopra la doccia. O forse per me. Però ci ho pensato a lungo prima di farlo: stava correndo dentro il cesto della roba sporca, ho pensato agli altri finimondi che potevano succedere, non é stata una vendetta, gli ho chiesto scusa.
Lasciarlo fare alla gatta sarebbe stato vigliacco da parte mia.
Mi si è stretto il cuore, ce l'ho ancora così.
Non è stato un bel buongiorno.



Friday, June 12, 2020

Ho trovato.

Oggi cercavo tra i miei vecchi CD una roba da fare *sentire* alla Dúnia.
Non l'ho trovata.

Però ho trovato me con la valigia, che parto a 23 anni.
La parte più preziosa del bagaglio: un CD per fratello, per sorella o per amore. Ritrovo me, più tardi, che rifaccio la valigia, senza posa, senza mai tornare davvero, di paese in paese. Che aggiungo CD, musiche e foto, che metto pure i floppy dell'università, non immaginando quanto presto sarebbero diventati difficili da leggere.

Un tempo senza social challenge dei 10 album e link sul tubo, quando questi cosi voluminosi te li portavi alle cene e lasciavi che ci guardassero dentro, che era più facile raccontarsi così che sproloquiare ubriachi.
E alle colazioni d'estate, perché prima di lasciarci, "me tienes que dejar tus músicas".

Sunday, May 31, 2020

il giardino del confino

Una vicina ora bloccata in Brasile ci ha dolcemente prestato il suo cortiletto, non credo che lo abbia mai nemmeno visto. Ha comprato l'appartamento poi é scoppiato il Covid.

Da quando abbiamo avuto il via libera, ho pulito l'area (effettivamente abbastanza piccola, non chiedetemi quanto che non so sparare metriquadri a caso) prima a mano, poi con un rastrello comprato da Sergio ancora incredulo del fatto che facessi sul serio, poi finalmente é arrivata una zappetta dismessa da un signore del palazzo di fianco, che non conosco, che l'ha passata al vicino che ci presta l'altro giardino per fare giocare i bimbi a palla e ci lascia usare l'acqua per innaffiare.
Qui é tutto un prestare, tutto un regalare, tutto un cercare di esserci con quello che si può. Di starsi vicini.

Così alla signora che ci presta il giardino, glielo baratto con un po' di risanamento dell'area. Al vicino che ci regala l'acqua gli ho detto che quando nasceranno le cose, saranno pure sue e della sua famiglia. Però loro il gelato per i bimbi lo comprano lo stesso, soprattutto per Iago che ci ha preso gusto a innaffiare anche le loro piante, dal punto di vista calorico, inutilmente ornamentali.



Da quando ho iniziato, ho tirato su tanta di quella merda, soprattutto merdaplastica, da là sotto, da riempirci un sacco della spazzatura.
In ordine sparso:
- 1 pezzo di lego;
- 1 decorazione natalizia che all'inizio sembrava una pigna vera rinsecchita, poi volendola spostare, ho iniziato a tirare ed é venuto fuori un ramo plasticodorato, lungo almeno 30 cm con altre pigne penzolanti;
- sacchi, sacchetti e pezzi di;
- tappi di birra, di vino, di bibite e acqua;
- fascette;
- 1 gomma da cancellare che deve aver cancellato molto;
- tanti cocci e vetri;
- un tetrapack intero da un lt di succo di frutta, tutto schiacciato;
- punte tagliate da tetrapack di latte e passata di pomodoro;
- pezzi di blister;
- un'infinità di mollette (quelle recuperabili, sono state recuperate), un'infinità di pezzi e frammenti di mollette;
- involucri di cioccolata, di caramelle, di sigarette (vari materiali);
- 2 tubetti di plausibilmente tinta, usati ma non terminati;
- 1 testa di spazzolino da denti intercambiabile;
- 2 accendini;
- 1000 cicche di sigaretta (tanto che abbiamo attaccato un cartello per i muratori che si stanno occupando della casa il cui giardino é adiacente al "nostro", tipo "ahó! stiamo facendo l'orto!");
- 1 pezzo di osso, forse una testa di femore umano, forse una roba interrata da un povero cane, poi chiaramente morto per intossicazione da sacchetto di plastica o tubetto di tinta;
- cerotti usati;
- coriandoli metallizzati;
- tranci di cavi elettrici;
- altri pezzi di cose che non sono riuscita ad identificare.

Anyways, non so come ci sono finite tutte quelle cose laggiù.
No ok, le mollette quelle le so. Mi cadono sempre.
I tappi, almeno quelli di vino (la birra no, si apre in cucina, all'uscita dal frigo!), possono esserci finiti perché restano invisibili dentro le tovaglie ammucchiate a fine pasto, poi bisogna pur scrollarle le briciole che sono organiche e sotto quei giardini sono sempre stati disabitati da quando siamo qui. Quindi ok, i tappi ci stanno, dai.
Altre cose, proprio il nonsense, soprattutto per come erano messe, erano i cadaveri di un assassino.
Cioè, nonsense per me, che certe cose non le posso vedere e le trovo criminali.

Nonostante il lavoraccio, ho notato che, innaffiando l'area tutti i giorni, l'effetto erosivo dell'acqua fa si che pezzetti sempre nuovi di plastica emergano dall'orto. Ho sentito la frustrazione di un gioco che non sai bene se vale la candela, di un compito ingrato di cui non vedi la fine.
Pensavo di dover dire a Iago che abbiamo lavorato un po' per niente, anche se la motivazione incipit era stata quella di fargli fare qualcosa fuori di casa, no matter what. Però, piccino, ci ha preso gusto e responsabilità.
Comunque, forse ce la faremo a mangiare qualcosa di quello che sta crescendo. Meno male ci sono gli amici che, essendoci, si fanno vicini.


***

Domani, 1 giugno, é il compleanno di mia madre.
Domani andrò a scuola di Dunia, a ritirare la sua cartella di educazione artistica.
Telefonerò alle maestre, per accordarmi circa il ritiro dei materiali dei bimbi dall'asilo.
Domani riprenderò in mano le fatture della loro segreteria e vedrò di raccapezzarmi su cosa manca pagare, ormai li ho formalmente ritirati.
Alice chissà quando potrà tornare; Iago andrà dritto in prima. Ha avuto l'ultima call di classe venerdì, mentre eravamo in macchina diretti al mare, approfittando dell'ultimo giorno infrasettimana (meno assembrato del weekend), con papà, alla guida, ancora confinato a casa.
A sentirlo salutare gli amici, mi sono venuti i miei soliti lacrimoni da despedidas, da ultima volta che, da non so domani.

Domani dovrò risintonizzare i miei nervi su altre frequenze di pazienza, che papi, appunto, torna allo studio nello stadio.

Domani tanti bambini torneranno all'asilo, i nidi già aperti dal 18 maggio, per poter permettere a qualche genitore di lavorare più sereno da casa, o di continuare ad assistere ai figli alle elementari, quelle ancora chiuse come tutte le classi fino al 10º anno. Altri lavoratori, dritti in ufficio o in fabbrica.
Lisbona é il nuovo foco di infezione portoghese, dei nuovi casi 9 su 10 sono qui nella capitale.
Bisogna farcela andare bene lo stesso, le casse languono.
L'angoscia é roba da poveri, un po' come il nostro giardino e tutto quello che lo circonda.



Wednesday, May 27, 2020

Da grande

Ieri sera Alice stava distruggendo la copertina di un quaderno che avevo decorato per Iago: un collage di pezzetti di carta rossi, che costituivano le lettere del suo nome sullo sfondo di un austero nero, che tornava ad essere ciò che era. Pezzetti di carta rossi.
- Iago, lasci le cose in giro, poi guarda.
- Non importa, não faz mal. Deixa estar. Não quero que a Alicinha chore (tdr: Lascia fare. Non voglio che Alicina pianga).
Ecco, io da grande voglio essere come Iago.

Monday, May 18, 2020

Belli da sentire.

Terminata la chiamata di gruppo con la classe dei bimbi della materna, Iago:
"Posso telefonare alla Clara?"
"Chiaro" - intanto pensi al Kasino che regna sovrano Ovunkue e che lui mostrerà, speri solo alla Clara.
Ti accordi con la mamma, i bimbi si parlano, si mostrano i Kasini. Rabbrividisci un po'. Inserisci la testa tra le scapole dalla vergogna, stile Caretta-Caretta che intanto é tornata a nidificare nel Mediterraneo.
Però ne vale la pena: "Iago, vuoi essere il mio migliore amico per sempre?"
"Chiaro!"
Come sono belli da sentire.

Wednesday, May 13, 2020

Arcobaleni

Oggi pome, Dunia nella sua stanza, ero in quella accanto, che guardavo tra i piccoletti e i miei pensieri, cercando tra loro qualcosa di utile da fare. Allora mi sono messa alla ricerca un cappellino estivo, da poter usare per una delle mie prove bricolage, nella cassa dei vestitini in stock, in attesa di essere usati. 

Ho tirato fuori invece varie magliette, speranzose nell'estate, che dopo qualche  pop corn sparso nelle ultime settimane, ha deciso di tornare a rintanarsi in altri lidi. Meglio così. É più facile seguire i consigli del medico che ieri mi ha detto dal centro de Saúde che test immunologico non lo prescrivono per nessuno...ma mi ha redarguito bene di stare e di tenerli a casa, non importa se apriranno gli asili. Tanti contagi, troppi. Troppe persone a vivere di troppo poco, troppo vicine. Fase 1, 2, X.

Due magliettine con gli arcobaleni, tra le tante che ci ha passato alla fine della scorsa stagione la mia dolce amica Andreia: doppio grazie. Se avrà la fortuna di usarle, Alicina sarà super alla moda, suo malgrado.

Ero lì a guardare i miei pensieri: in tutti questi arcobaleni ci voglio, ci devo proprio sperare.

Thursday, May 7, 2020

Desconfinão - breve cronaca dall'Oceano

Oggi siamo "desconfinati" in massa (già che 4 di noi sono già un mini assembramento), varcando il limite del Comune di Lisbona per andare a vedere l'Oceano, in quello di Cascais, visto che dalla fine dello Stato di Emergenza (ora Stato di Calamità) si può e ne avevamo un profondo bisogno.

Dúnia é rimasta a casa, nonostante le mie istigazioni a fare fuoco alla (tele)scuola, ribelle alla ribellione materna. Telescuola così efficace, che l'erede mi ha poi comunicato di essere stata 40 minuti al telefono con la nonna, aka prof. Sarti in pensione, per farsi spiegare varie ed eventuali di matematica. Sempre telescuola é. No?


Stessa spiaggia, stesso mare di sempre. Stesso di due mesi fa, quando in previsione del lockdown ce ne siamo scappati a salutarlo.
Solo che oggi non c'era traffico, visto che abbiamo scelto un orario in cui tutti sono al (tele)lavoro, e non abbiamo dovuto pagare il parchimetro, arrivati a destinazione.

Persone in sosta in spiaggia e in bici sul paradão*, nonostante i divieti espressi alle due cose...quello della bicicletta proprio non mi é chiaro. Ci siamo fermati in vari punti a vedere se qualche onda ci spruzzava sbattendo contro gli scogli e le pareti di sotto: la suocera in me ha visto più bici che gocce di mare.
Rubinetti e fontane chiusi, che capisco che non sia igienico farci bere lagggente che poi stagggente si attacca e che schifo, però magari una sciacquata alle mani dei bimbi dopo tutto sto disinfettante in gel ci stava pure.
Ma poi, se gliele sciacqui nel mare cosa vuoi fare, non vuoi metterti lì un po' con loro a giocare nella sabbia? E poi, perché in mare ci puoi entrare solo se fai sport nautici (tipo il surfista) ma se vuoi fare il sirenetto o la balena a spruzzo, niet?

Abbiamo preso un gelato ai giovani eredi presso l'unico baracchino aperto, abbiamo cercato una panchina ma ci siamo dovuti riversare su un gradino adiacente la spiaggia e ovviamente dopo 5 é arrivato un bagnino a mandarci via, seppure comprensivo nei confronti delle mie paure relative lo sfracellamento al suolo dei gelati di cui sopra.
(Ragazzuole e ragazzuoli: la/il baywatcher é il mestiere dell'estate, sempre in spiaggia, a cacciare via tutti, altroché plexiglass, altroché le tedesche!)

Insomma, avete capito, le solite robe che comunque troverò sempre una prospettiva da cui criticare: come i parchetti, chiusi ai bimbi, ma aperti ad assembramenti di vecchietti e di persone senza (diritto alla) casa. Che senso ha? Poi mi tocca di venire al mare una volta ogni morte di papa per farli correre.

Eh, perché grazie ai numi, la Cice e Iago hanno corso, ognuno con un paio di scarpe nuove che per fortuna i loro amici più cari hanno regalato loro in tempi poco sospetti e io le tenevo lì, per il futuro, un futuro immaginato come ogni passato, in cui gradualmente provavo loro le scarpine ereditate, e dicevo "uhm, ancora no".
E meno male che c'erano, sia pure perché la stagione si é fatta più calda, ma soprattutto perché i piedini di entrambi sono sulla linea del desconfinamento dalle loro taglie di fine febbraio.


Stamattina, mentre tutti dormivano, ho iscritto Iago alle elementari.
Che tuffo.
Ieri ho comunicato alla sua maestra che, anche se l'asilo aprirà, loro non andranno, almeno finché non avremmo qualche certezza rispetto a qualche tipo di immunità, acquisita o acquisibile.
Ci tocca, e voi sapete perché.
Ciò tuttavia significa che Iago probabilmente non tornerà a giocare e a imparare in quella sala, con quei suoi amici.
La maestra si é commossa, io lo faccio tutte le volte che ci penso.
Quanti altri tuffi.

Poi vabbé, prima di andare metterci in macchina ho desconfinato i miei piedi dentro l'Oceano e pure quelli della Ali, che si é mezza scorticata un ginocchio cadendo e, fottesega, io la ferita gliela volevo lavare con dell'acqua decente.
Poi, porcocazzo**, sono arrivata a casa mi sono dimenticata di aver camminato a piedi nudi anche sul paradão*, per cui, scanso a ipocondrie, mi sono dovuta (forma riflessiva) lavare il pavimento un po' everywhere, perché la disinfestazione delle nostre persone non era sufficiente come aperitivo.
Almeno stasera non metterò nessuna pagnotta a lievitare, visto che ci siamo assembrati fuori casa, non ci siamo assuefatti di pane.

Stamattina, prima di iscrivere Iago, ho anche scritto alla medica di famiglia, per chiederle se prescrive almeno a me e ad Ali il test immunologico, vai a vedere se quel virus che a preso lei e che a me ha attaccato, prima sotto forma di mal di gola e poi di polmonite strascicata in tosse e febbriciattola per un po' di tempo, non era proprio il coronão.
Io lo spero, potremmo sentirci tutti un filino più liberi di desconfinare.

*lungomare rialzato che costeggia la spiaggia.
**a trattenersi troppo al lungo dal turpiloquiare, poi una scoppia.






Wednesday, May 6, 2020

Grigia.

Stato di calamità - e non più di emergenza - ieri, giorno 2.
Sono uscita nel nostro quartiere, #Arroios, pieno centro.
Mi ha devastato. Il palazzo dietro di me nella foto mi rappresentava bene, così mi ci sono selfata, solo muri malridotti, dentro abbattuto.
Mi hanno riferito che #Lisboa e la sua Rua Augusta sono pure apparsi al tiggì e pare che vi abbiano detto che siamo bravi.

Ebbene sì, pare che qui ce la stiamo cavando discretamente contro il Covid19, merito di tanti medici sul territorio (piazzati nel tempo dal governo Costa, perché siamo stati in lista per anni prima di ottenere un medico di famiglia), merito dello stesso Costa, che ha garantito a tutti uguale accesso alla salute, almeno sulla carta.
Il nostro quartiere è, in percentuali, uno dei più colpiti dal #Covid, perché il problema abitativo ha spinto al sovraffollamento di certi ameni ostelli che, magia, si sono trasformati in focolai.
Sulla strada, anche nelle vie principali, c'è ancora tanta gente a viverci, qualcuno ha avuto la fortuna di vedersi regalare una tenda, altri continuano a dormire cartonati sui marciapiedi su cui tanta altra umanità non smette di sputare.
La Junta di Freguesia (tipo circoscrizione di quartiere) si è offerta per fare la spesa alle fasce di popolazione a rischio.
Nel minimarket, l'unica persona senza mascherina era una vecchietta mezza cieca e col bastone. Devono aver chiuso un occhio, perché senza non si entra.
In quel corridoio largo un metro mi ha chiesto di aiutarla a trovare il succo di pesca "della marca c. eh? Che gli altri sono annacquati!"
Mentre cercavo il modo di darle una mascherina oggi (...d'ora in poi cercherò di uscire con una di scorta da regalare)...mi sono dimenticata di dirle che la Junta magari il succo glielo portava, perché essendo quasi cieca i cartelli in giro mica li avrà letti. O magari ha già testato il servizio e le hanno portato un succo all'albicocca, di una marca che le fa schifo.
Insomma, per quanto mi concentri sulla mia famiglia, abbia smesso di stare dietro alle notizie, la vedo grigia, qua da Lisboa.
Sicuramente perché grigia l'ho sempre vista e probabilmente lo è sempre stata.

Sunday, May 3, 2020

Gratefulness.

Se mi assomigliate tutti, in mille modi diversi, in mille altri modi che devo ancora scoprire.
Qui oggi si festeggiano le mamme, anche quelle che, come me, a volte, si perdono un po'.
Esaurita, ma ci sono.

Friday, May 1, 2020

categorie

Varie categorie di lavoratori che hanno visto crescere mondialmente il rispetto nei loro confronti:
- personale medico e sanitario
- addette e addetti alle pulizie
- maestre, maestri e insegnanti
- forze dell'ordine
...
- stay home genitore 1 e genitore 2, indipendentemente dal salario, sussidio o niente percepito a fine mese.
La cura è lavoro.
Buon primo maggio a tutte e tutti.

Thursday, April 30, 2020

#quivivonodeibambini

Da Lisbona la mia solidarietà alla campagna di Chiara e di Cinnica.
Qui vivono i miei figli, il loro bisogno di sentirsi protetti, amati e liberi almeno di fare una corsa nel verde. Vive la loro speranza che #andràtuttobene.

(Io non so quando e come asili e scuole debbano e potranno aprire in sicurezza, su questo si devono pronunciare gli esperti, per me le scuole non sono esattamente il punto centrale, ma so che le famiglie non possono sparire dal discorso politico e dal discorso pubblico. E questo è un altro aspetto per cui, se non mi sentirò mai portoghese, se ho smesso da tempo di sentirmi italiana, non so come recuperare la fiducia nell'Europa.)

Wednesday, April 29, 2020

#InternationalDanceDay

Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.

InternationalDanceDay

Da brava ballerina, la Cice Tonana mi ha intimato di togliermi i calzini per danzare con lei a piedi ignudi.

Monday, April 27, 2020

Lacrimevolmente, bona!

Probabilmente il post più lacrimevole del giorno, ma fa niente.
Posso dire che i miei eredi che a ruota telefonano di loro spontanea iniziativa ai nonni di FE sono troppo belli dentro, nonostante i miei scleri da motore a 4 tempi?
Edit sul tardi:
Posso anche dire che, mentre bisticciamo online su fase 1, 2 e X, su chi siano i congiunti con cui veramente ci importi ricongiungerci, e di congiuntivi da usare, mentre ho pure la congiuntivite, noi, ecco qui in fondo, presso l'Oceano, non lo sappiamo davvero in che fase, se X, Y o Z, succederà che i nonni di cui sopra, also known as miei genitori, li potremmo vedere?

Thursday, April 23, 2020

Aprile intimo ventoso

Inquò l'é San Zórz.

Il 23 aprile. Non era la Pasqua, festa di precetto, né la Pasquetta, che tanto piove, ad aprirmi dentro le danze di una fine della scuola ormai imminente.
Festa del Patrono indulgente, quella di Ferrara, sotto Liberazione: spesso permette di tirarla lunga almeno per tre giorni, ponte più ponte meno.
Nonostante la serietà del 25 Aprile, il 23 e il 24 restano nella mia memoria giornate facete, di giostre, di pesciolini rossi che mia nonna Elda mi riusciva a far portare a casa dalla pesca coi cigni di plastica, di orsi enormi di peluche che rimanevano sempre là appesi, alle bancarelle e ai miei sogni.
Ho smesso di bramarli solo quando ho scoperto gli acari e gli allergeni della maternità.

Ieri ero fuori, sul verandino di sì e no un metroquadro, che dà sulla strada. Ginocchia al vento d'aprile, qui più ostinato che nella conca padana.
Inevitabilmente mi sono ricordata di tutte cose che quel vento trasporta, dall'epidermide al midollo.
Il maglione rosa salmone di cotone traforato che chissà dove é finito e che appena ne ho trovato uno così per Dunia l'ho comprato. Lo portava il primo giorno di scuola.
Il calcinculo, che a mia mamma piaceva un sacco e mio papà, visto il suo cognome, no; diciamo pure la verità, lui le giostre le ha sempre odiate.
La prima liberazione per me fu poter andare alla fiera con le mie amiche.
I giri in tagadà con loro, che tanto io restavo quasi sempre seduta, visto il mio cognome.
I tagli di capelli di quelli che invece, sul tagadà, ci stavano sempre in piedi.. e no, non dite che mio figlio ha un taglio da giostraio che non é vero.

Poi tutte le vacanze d'aprile, le ultime in Italia e le prime in Portogallo, partendo da Santiago.
Che poi sono state le ultime con due dei miei fratelli.
Uno di loro, il mio fratello di alma, pochi anni dopo, é dovuto partire. La Dunia era piccina quando se n'è andato.
In quel vento di ieri, ci ho sentito la traccia del vento che soffiava a Nazaré nel 2004 e di noi che c'eravamo, a bere un caffé sulla spiaggia, riparati da un plexiglass.

(Qui una foto scattata quel giorno da Micha. Nazaré, aprile 2004.)