Dunia è ora dietro di me, sul mio lettone, guarda in alto, si gira. Sento il suo ciuccìo rilassato e rilassante, mi conduce a quando lei era più piccina. Quando tra un po' avrò freddo, mi raggomitolerò di fianco a lei, per respirarne il respiro e l'odore che assomiglia tanto a quello che aveva mio fratello alla sua età. Il Lorenzino.
Ora di certo non mi metterò di nuovo il grambiule per lavare i piatti e per sprecare il mio prolifico momento mentale!
Vivevo a Lisbona da pochi mesi, ero a una festa, una di quelle che mi aveva già stancato, in cui semplicemente mettevo su un disco di presentazione, rispondendo nello stesso modo sempre alle stesse domande che ormai ritenevo e ritengo stupide, tanto che me ne guardo bene da riproporre al prossimo.
All'inizio della mia vita in questa capitale sporca e romantica, quelle domande (da dove vieni, perché sei qui...) mi facevano quasi piacere. Mi sentivo un'eroina nelle braccia dell'amore, quella che ci aveva creduto fino in fondo, tanto da mettere tutto in gioco...Quella che realizza i suoi sogni.
Al tempo non avevo ancora messo proprio tutto in gioco, ancora avrebbero dovuto trascorrere alcuni mesi, prima di rendermi conto che il primo passo era stato praticamente nulla davanti a quel che sarebbe arrivato; una tesi all'estero e una convivenza appena iniziata erano poco davanti a una vita che ti cresce nella pancia a nell'alma.
Comunque mi ero già stufata delle facce stupite delle persone e dei loro stupidi commenti.
Avevo deciso che nessuno mi poteva sorprendere come io avevo sorpreso me stessa. Mi pare che dal luglio del 2004, nessuno lo fece più. Una noia. Nel marzo del 2005, alle feste e alle serate, rispondevo ormai senza pensare. Un automa.
L'automa più coraggioso del mondo non aveva più voglia di farsi riconoscere.
Era difficile trovare in una serata qualcuno con cui mi andasse di parlare, con cui nel mezzo del discorso-registrazione ci fosse un "tic". Non sentivo il desiderio di raccontare niente e facevo indubbiamente la figura della cafona, non avendo nessun interesse nel fare domande al mio interlocutore.
Solo a quella festa dissi una cosa a un tipo, riccio e biondo, non proprio il mio genere: "Sono piena di ricordi, ma sento che loro non mi toccano, probabilmente li tengo lontani, per non farmi più del male" (parlavo dei miei traumi e dei miei amici, soprattutto). Lui stupito dalla mia affermazione mi chiese: "senti, ma perché non scrivi? Guarda, che cose belle hai dentro. Senti, che belle cose che senti."
Gli risposi, indispettita ma rinfrancata dal complimento generato da un vero, inedito, stralcio di me: "Lo faccio già ma non serve, mi sento vuota, mi spiace."
Non mi spiacerebbe per nulla sentire ora lo stesso vuoto.
Ultimamente, da quando ho cambiato casa soprattutto, da quando mi sono sentita buttata via, sento che vorrei tanto sentirmi vuota per un po', vorrei tornare ad allontanare i miei ricordi, tutti, indistintamente. Sarei intoccabile. Trasparente, Invisibile e lontana. Invincibile. Con qualche macchia, ma senza paure.
Mi sento invece un fantasma che si aggira continuamente nelle stanze in cui ho vissuto, nei luoghi dove non posso continuare a vivere, ma esservi solo per un momento, solo per un passaggio. Una vacanza o un attimo pesante. Per raccattare su qualcosa che conta troppo o per incontrare un amico. Per poi tornare a passeggiare con il mio sorriso storto, a volte finto. Di chi non sa se sta sperando davvero, o se sta fingendo di sperare.
Sperare che tutto andrà bene, fingendo almeno per il bene di lei quando non ci si crede. Sperare che tutto andrà meglio, che la terra tornerà verde. Che ci sarà un Futuro, non solo un forse, per noi e per gli altri.
Sto scaricando le pile. Che cazzo di controsenso o scherzo di qualche dio (evitiamo di offenderlo, magari s'incazza: ora sto leggendo "Il Lamento del Prepuzio" di Shalom Auslander - il suo dio è come il mio, bastardissimo), io che con la mia speranza ho conquistato un uomo e che volevo dare un secondo nome a mia figlia: Esperanza.
Devo inventare un un Alzheimer giovanile, un lavaggio del cervello, il mio "eternal sunshine of the spotless mind."
9 comments:
O' ninnuzza! sai che dovresti proprio scrivere!;)
capperi hai citato eternal sunshine, il verde, la stasi. C'era forse un connezzionetrainoztrifluzzicreatividiquestolunedì staaaanco!
oh ti mando un bacetto
l'andrea
indubbiamente...ma mica solo oggi. cose pensate e depresse da tempo. :*
riproviamo........a riscrivere queste parole va.........che le cose non sono depresse e pensate da tempo, semplicemente messe a decantare. Stanno diventando vino ma di quello buono mica quello che beve quel tipo seduto là
che sorriso stupidello e orgoglioso che mi viene! :*
leggendo di te che pensi a letto, mi è venuta un pò di spapla che mi son ricordata di quando, partito o mai arrivato-non ricordo- mr gnè gnè, ce ne siamo state in tre - iotedudù-nel lettone. Per un certo momento anche in 4 col gatto che mi faceva i dispetti.
se c'è posto, mettimi anche a me, lì da te,in quel paese dove la gente ha la mascella grande, in cui sei andata, ma anche no.
ehm, ero la silvia
non c'entra un cazzo (si può dire "non" in questo blog?) ma perchè le persone non usano la manina davanti alla bocca per tossire qui diomadonna?
ieri sul pullman ho preso l'epatite c, la salmonella, il cimurro e la mononucleosi.
credo di avere anche la mucca pazza e l'influenza aviaria, ma le ho prese in metropolitana.
dopo pranzo ti tossisco in faccia per condividere con te questa mia ricchezza interiore.
@silvia-de-mi-alma:
lo so che sei te, inconfondibile.
No spapla, no cry, che io arrivo e dormiremo insieme io, te, la Du, il gatto...anche se (cazzo!) poi ti devi svegliar presto la mattina...
lov lov lov.
@la-viz-ina-di-casa:
Ma se si dovrebbero pure mettere la mano davanti alla faccia quando tzanzicano le loro tzicles del caszszo!
:* :*
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